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Full text of "Notizie dei professori del disegno in Liguria dalle origini al secolo XVI"

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'JAN 1 2 mi 



L161— O-1096 



NOTIZIE 



DEI 



PROFESSORI DEL DISEGNO 

IN LIGURIA 



NOTIZIE 



DEI 

PROFESSORI DEL DISEGNO 

IN LIGURIA 

DALLE ORIGINI AL SECOLO XVI 

Opera del Cav. Avv. 

FEDERIGO ALIZERI 

DEDICATA 

IL RE D'ITALIA 

Premiata dal Ministero della Pubblica Istruzione 



VOL. VI. 
SCULTURA 



GENOVA 

TIPOGRAFIA DI LUIGI SAMBOLINO 

MDCCCLXXX. 



L'Editore intende godere del diritto della proprietà letteraria, e si riserva 
quello della versione in altre lingue, avendo adempiuto a quanto prescri- 
vono le leggi. 



CAPITOLO VII. 



Sommario. — De' generi affini al magistero de' marmi fin qui trattato — 
E prima della statuaria e dell' intaglio in legno — Un Tedesco e un 
Lombardo professano quest' arte in Genova sulla metà del secolo XV 
— D' una pala con istorie della Passione esistente a Testana su quel 
di Liguria, e d'un trittico, d' analogo soggetto , in Saluzzo — Preziosi 
intagli in Savona ai Disciplinanti del Cristo Risorto — Sullo scorcio 
del secolo fioriscono in tal magistero i Delpini , Francesco , Giovanni e 
Domenico, e più tardi un Giacomo, e sui primordj del Cinquecento Be- 
nedetto Bortone già noverato fra i dipintori — Fatture del maggior Bei- 
pino alla Certosa in Polcevera, di Giovanni ai patrizj Gropalli e Catta- 
nei; e degli altri per luoghi diversi — Damiano Lercaro — Sopravven- 
gono un tal più tardi i Garibaldi , famiglia di legnaiuoli, valenti sopra 
tutto in lavorìo d'altari, secondo le forme dello stile moderno -=- Sulle 
prime decadi del secolo XVI le processioni dei Disciplinanti preparano 
spesse occasioni a statuarj e legnaiuoli, nonché a doratori e coloritori — 
Giovanni Fiammingo lavora per chiese e per privati ; e cosi un nostro, 
cognominato Maraccio, e un Francesco Tarabosco pavese — A mezzo il 
secolo esordiscono in opera di legnaiuoli e di scultori due bravi Luc- 
chesi, Giuseppe e Gaspare di Frediano Forlani — Pochezza del Soprani 
anche solo ad accennar di costoro — Rimangono entrambi in Genova 
fino alla morte , operando per uno spazio di dieci lustri , Giuseppe più 
specialmente in mobili d' uso domestico o di pubblici apparati, e Ga- 
spare in cose di chiese ed imagini sacre — Contemporanei, o poco me- 
no, a costoro, si veggono tre Castellini, Matteo, Bartolommeo ed Orazio, 
tre Sambuceli, Gio. Maria, Leonardo e Gerolamo: e i Da Passano, Obcrto e 



±84215 



) SCULTURA 

Marco, e Giuseppe Fracchia maestri liguri , e tutti occupati in lavori 
consimili — Frammisto a costoro ed egregio di valore è Filippo San- 
tacroce urbinate , sopranominato il Pippo , che lungamente vissuto in 
Genova, vi cresce una prole d'intagliatori — Si tocca da luogo a luogo 
de' varj oggetti ai quali applicavan la mano gli artisti fin qui notati 
— Memoria d' alcuni Frati de' Zoccolanti , periti d' intaglio — Del- 
l' arte plasticatori a; suoi primi saggi fra noi, e del rapido suo pro- 
pagarsi — Primeggia tra i professori di questa Marcello Sparzo da Ur- 
bino, occupato in Genova per anni molti; ma non mancan de' nostri, 
un Gandolfo, un Piccardo, un Canevaro, uno Storace; e v' han pur de* 
Lombardi — Dello Sparzo si notano i fatti precipui e per palazzi e per 
chiese — Si torna alquanto alla industria delle maioliche, esercitata fra 
noi specialmente da tre Pesaresi, Francesco, Tommaso e Bartolommeo — 
Albissola e Savona non vengono meno però a quest'arte, e si prova per 
begli esempj — Ultimamente della Vetraria — Plinio Veneto, con privi- 
legio de' magistrati, ne pone cospicua officina tra noi a metà del Cin- 
quecento o poco oltre. 



A 



leggere le storie dell'arte, diresti ch'elle disdegnino, 
siccome di picciol conto, i maestri e le opere non prin- 
cipali; o sia riguardando alla poca saldezza della mate- 
ria, o alla minor dignità delle forme, o più ch'altro 
al lor uso, o domestico, od accessorio di maggior cose, 
o sortito a servire altrui. Che se nelle carte d' alcun 
biografo, o in taluna di quelle scritture che sogliono 
dettarsi alla spicciolata , troviamo notizia di gente sì 
fatta , come a dire di plastici o d'orafi, o legnaiuoli o 
gittatori o di chi so io, ben si pare che il faccian per 
occasione, o perchè l'eccellenza loro fu tanta, da vin- 
cer l'obblio degli anni, per non dire la negligenza di 
un qualche scrittore. Pur tuttavia non m'accorgo che 



CAPITOLO VII. 1 

alcuno ne ragionasse in quell'ordine e con quel senno 
che paion chiedere il gusto e le consuetudini di que- 
sta o di quella età , sì che queste modeste né però 
men graziose ed utili discipline s' accompagnino o- 
nestamente alle più nobili , e compongano quasi una 
sola famiglia, ove tenga ciascuna la sorte ed il pregio 
che le compete. Però che niuno saprebbe negare, esser 
quasi necessità (se già non fosse natura) che le opere 
minori dell' ingegno seguano l'orma delle maggiori, e 
s' informino ai modi e allo stile di esse ; massimamente 
per l'esperienza de' secoli addietro , ne' quali ciascun 
maestro o di primaria facoltà o di men degno mestiero, 
soleano accordarsi, secondo lor grado , in fraterna ar- 
monia. Di tal guisa le forme gentili che decoravano 
e tempj ed altari, e addobbavan le sale de' magistrati, 
o porgevansi ad altro solenne ufficio, non restavan però 
d'adoprarsi a far belle le stanze private , a infiorarne 
le mense, a illeggiadrirne i ricetti ; obedivan del pari 
e al privato lusso e ai bisogni più casalinghi , e se 
usanza di popoli le richiedesse, faceano il lor meglio 
o a confortarli in opere di pietà o a decorarne i fe- 
steggiamenti. Or come gli abiti del vivere si spesso 
si mutano e s'avvicendano, e ciò eh 'è fabbrile ne se- 
gue le sorti, così tanta copia di suppellettili, di scri- 
gni , di vasellame , di drappi e stoviglie e consimili 
arredi, andò spersa cogli anni, o distrutta per volger 
di gusti, o consunta per sua fragilezza, o mutata per 
altri bisogni ed altri usi ; quant' è de' presenti , ella 



8 SCULTURA 

parve materia vile ad ispendervi inchiostri. Ma 1' età 
nostra, non incuriosa de' tempi andati, e sottile a cer- 
carne le reliquie più ascose, fa degna ammenda agli 
strazj del tempo e all'incuria degli uomini; e con più 
affetto italiani e stranieri si mettono in traccia di que' 
trapunti, di quegli stipi, e de' cocci e brandelli e smoz- 
zicature di fregi e d'arnesi e stoviglie ed adornamenti, 
che non farebbero di statua o di tavola insigne. Ed 
ha pure di molti ingegnosi che si affaticano in rinno- 
varle coll'opera loro , o in imitarne le belle fattezze ; 
e oggimai par felice industria di secolo industriosis- 
simo e vago di novità, il ricondurci alla vista, non 
che alla memoria, le grazie e le squisitezze de' nostri 
antichi. 

Per questi rispetti, e perchè il soggetto per sé si 
difende , e perchè le misure assegnate alla parte se- 
conda non mei contendono, m'è avviso di destinare a 
due Capi distinti quel ch'ho potuto per la nostra Li- 
guria raccogliere in fatto di tali notizie ; e m'aspetto 
eh' ei parrà molto ( e a Dio non piaccia che troppo ) 
per cose sì lungamente sepolte, e però a' nostri giorni 
ignorate. Il copioso argomento , quant' è possibile ac- 
comodato allo spazio de' due capitoli , io parto così : 
che al primo si diano la creta e lo stucco ed il legno, 
materie men salde e preziose : al secondo i metalli, 
che dieder faccenda a monete , a bacini , a ciselli , a 
rilievi , a strumenti di guerra , a lavori di grosseria. 
La natura poi delle cose ch'io ho ad esporre, m'esorta 



CAPITOLO VII. 9 

ad altr' ordine che le passate; giovava allora dar luce 
primaria agli artefici, ed istudiarne la successione; or 
e' invita con più di vaghezza la qualità delle opere e 
il rimutarsi di lor fatture , secondo il costume o le 
consuetudini o il lusso cittadinesco. Di che non verrà 
che il discepolo segua al maestro, né scuola a scuola; 
ma chiegga il lettore d'entrar quelle stanze, o guar- 
dare per quelle chiese, o introdursi in quelle officine, 
spiando prima le usanze de' tempi che il gusto o 
l'ingegno di questo o di quel maestro. La storia del- 
l'arte verrà così a mescolarsi un tratto colla civile, e 
la sforzerà di mostrarsi con quegli accessorj che sde- 
gnano di palesarsi in più dotti ed austeri volumi. Ar- 
gomento per certo d'alcun diletto, se è vero ch'ei so- 
glia prodursi da varietà; il Capo ultimo riprenderà le 
inframmesse fila, e sarà per condurci al confine se- 
gnato alla nostra materia. 

Intagliare il legno a composto di sagome e d'orna- 
menti, o Irapungerlo e traforarlo a rosoni ed ogive , 
o rilevarlo e scolpirlo ad opera d'ombrelle e di bal- 
dacchini, è mestiero non so quanto antico, perchè 
scende a noi fedelmente associato colla pittura, ed en- 
trambe le facoltà ci si annunciano spesso d' un solo 
maestro. Ne abbiam nobilissimo esempio ai Domeni- 
cani di S. M. di Castello, in quel caro altarino del- 
l'Annunziata, laddove non sai , tra il dipinto e i' in- 
taglio, dove meglio si lodi o si debba lodare il Mazone. 
E in cotesta ed in altre ancone è sentore di stile te- 
Vol. VI. — Scultura- 2 



10 SCULTURA. 

desco, sia nelle linee o negli ornamenti: ond' è meno 
strano il trovare alcun nome di gente allemanna a 
trattare scalpello in siffatte cose per terre italiane, sic- 
come ad esempio un Alberto di Brulé a s. Giorgio 
Maggiore in Venezia sul primo uscire del secolo XVI. 
Ma noi d'un trentennio più innanzi additammo in 
Piacenza un Giacomo da Genova a far ricco in deco- 
razioni il Capitolo di quella Cattedrale: e Ja pala sud- 
detta dell'Annunziata precede a buon tratto quel se- 
colo. In tale quistione è da muover cauti; e giudizio 
sicuro è a pensare che i nostri ad un tempo con que- 
gli stranieri trattassero il legno. Per le raccolte degli 
antiquarj si veggon brani o di statua, o di trittico, o 
d' altra preziosità che risenton di questo o di quello 
stile: né troppo sarebbe il congetturare che gli uni 
imitassero gli altri, siccome suole tra gente domestica 
e gente avventicela. Ma ciò eh' io suppongo torrà qual- 
che luce dai documenti, coni' io mi conduco a notizie 
certe; che quanto ai vestigj delle opere, ornai son po- 
chissimi in luogo pubblico, o in altro luogo pel quale 
si credano fatte. Se tanti marmi ha dispersi il tempo, 
ancorché di sepolcri e d'altari e di monumenti che la 
pietà de' fedeli compone per inviolabili , che dovrà 
dirsi di stalli e d' imposte e d' imagini e di cornici , o 
d'altri arnesi mutabili da luogo a luogo e da uno ad 
altr'uso , ed agevol pasto alla muffa e al tarlo ? Però, 
ad un brandello di legno scolpito, che mostri fattezza 
del Quattrocento, gridiamo (e con tutta ragione) al gio- 



CAPITOLO VII. 11 

iello; e per tale riguardano i Domenicani di Genova 
quel picciolo intaglio di N. D. incoronata dal Divin 
Figlio, che adorna, ben più, che se fosse d'oro, il ve- 
tusto uscio e pur tanto graziato della lor sacristia. 
Essi soli ci posson dire: cotesta gemma fu fatta per 
noi, fu commessa là dove rimane, e chi sa se non 
forse dal Riccomanno che fece sì opima d'intagli mar- 
morei la porta, e a dispendio de' due Grimaldi che 
tanto vi si compiacquero. E noi , come vero tesoro, la 
manderemo ad età più lontana, se l'ira o il dispregio 
di gente profana, peggiore nimica che il tempo, non 
ci contrasti. 

Vero è che finissimi intagli storiati a figure s' in- 
contrano, benché rarissimi , in Liguria e fuori ; ma 
chi può dirne l'artefice, o almeno affermare ed il dove 
e per dove si lavorassero? È noto e celebratissimo fra 
gli amatori quel trittico, che i Conti Pensa di Marsa- 
glia conservano nelle lor case in Saluzzo , e che si 
dice trasmutato dal Duomo di quella terra , anzi dal- 
l'altare di lor patronato. V hanno istorie di N. D. in 
ben sette scompartimenti, e sì ricche a invenzione, che 
le figure si contano a più che sessanta. Le quali, oltre 
ad essere in tutto maravigliose quel eh' è scalpello, 
son anche con ottimo gusto colorate, e ccn incredibile 
cura screziate e listate d'oro, e come fosse ancor poco, 
ciascuna istoria si fa corona di fregi ed intrecci bel- 
lissimi, a foggia teutonica. La pala ha sportelli dipinti 
con altri fatti di Maria e di Giuseppe ; e contèndono 



12 SCULTURA 

gì' intelligenti qual de' due superi in eccellenza, o il 
colore od il legno. Il Baruffi ne accenna in un suo 
libercolo impresso in Torino; e non par che gli basti 
il sentenziar di tanta opera, eh' ella è sì fatta da il- 
lustrare per sé qualsivoglia paese, o da prender la vita, 
quant'ella sia lunga, di qualsiasi maestro. Ma quando 
si viene all' autore, escon sùbito a fior di bocca gli 
usati nomi di Luca d'Olanda o di Giovanni da Brug- 
gia; e quand' anche altri fossero, è certo che i primi 
pensieri n'andrebbero in Fiandra o in Lamagna. Al- 
cun che di simile, e forse non inferiore, ha pur anco 
la nostra Liguria, ma fuor della vista comune, e na- 
scosto quasi, a un aitar della chiesa in Testana, mo- 
desto villaggio su quel di Eecco. I pochi studiosi di 
tali bellezze s'acconciano al lungo cammino dell' erta 
per visitare quel monumento , e ne tornano maravi- 
gliati, che tanta leggiadria di scultura s'annidi fra 
gente rozza, e che tuttor vi perduri. Cotanto è vero 
che l' ignoranza è talvolta migliore conservatrice che 
la boriosa alterigia cittadinesca. 

Ma queste delizie d'arte, ove il fior dell' ingegno 
gareggia colla pazienza del lavoro, e la religiosa pietà 
colla signorile larghezza, non ci dan filo ad ordire le 
nostre notizie, o piuttosto ci avvolgono in dubbj e in- 
certezze , moleste a chi cerca il vero. Vedemmo per 
salde prove, esser tratte da scuole fiamminghe, e re- 
cate a noi, le più insigni tavole , e più rispondenti 
per diligenza e per finitezza a cotesti lavori d' intaglio; 



CAPITOLO VII. 13 

e notiamo a quest'ora il legarsi che fecero in un' o- 
pera stessa, se fatichevole e suntuosa , e pennelli e 
scalpelli. Ciò nondimeno, siccome per autentiche me- 
morie ci si mostrarono ad operare in Liguria pittori 
fiandresi e allemanni , così ci parrà di scultori e di 
intagliatori, frammescolati ad artefici nostri o di terra 
italica: e ciò farà meno strano che le maniere di quella 
gente, sì facili a sceverarsi dalle nostrane, apparisca- 
no di tratto in tratto in reliquie di statue o di fregio 
ne' ripostigli dell'antiquario. Dirò di più, che per buoni 
indizj, gli alunni di quelle scuole, o vagando a tentar 
fortuna, o scegliendo dimora in questo o in quel paese 
d'Italia, dovettero per più secoli addurci gli esempj del 
loro stile, desiderato per avventura dai committenti per 
sua novità e accuratezza, non mai contrafatto dai na- 
zionali, o gelosi del lor mestiero , o tenaci del patrio 
gusto. Così, se moviamo dal Quattrocento , che forse 
n' abbonda più eh' altra età , ci vien dato ad un modo 
di rintracciarne alcuno, salendo all'antico o calando al 
moderno; e quel eh' è notabile, questi stranieri sia che 
dipingano o sia che scolpiscano, hanno occhio e mente 
allo terre native, e ritraggono i modi, e sovente va- 
gheggiano, e talor riproducono pur le invenzioni de' 
lor caposcuola. Indi è forse quel vezzo , comune ai 
mezzani conoscitori, di dar battesimo con pochi nomi 
de' più celebrati a qualsiasi dipinto o disegno o tes- 
suto che senta di quella origine. 

Esempio solenne di ciò eh' io dico mi prestano i 



14 SCULTURA 

Savonesi: nei quali par privilegio, tra molte bellezze 
aver anche le singolari, e però efficacissime a meglio 
schiarare il giudizio dello storiografo. Ciò sono ben 
dieci sganzelle con loro spalliera, partite a ritorto di 
colonnette, e sui vertici e per le basi svariate di pic- 
cioli rilievi ; le quali composte in bell'ordine , ed ac- 
cresciute di due più moderne e men degne, fanno or- 
revol Capitolo agli ufficiali della Consorzia nell'Orato- 
torio del Cristo Risorto. A ciascuna fa quasi predella 
o sopposta un conserto di begli ornamenti alla teuto- 
nica; e su pe' bracciuoli, e alle aguglie in punta, e 
per mezzo ai zoccoli, in varie misure si rizzan figure 
di santi e di personaggi allusivi alla Passione, come 
a dir la Veronica, e Maria Cleofe e Giuseppe d' Ari- 
matea. Ma il più forte dell' opera è ne' quadrati che 
fanno specchio ed imagine ad ogni stalio con isto- 
rie altrettante del Redentore : alla destra quand' óra 
nell'Orto, e la sua Condanna } e i Flagelli, e '1 mon- 
tare al Calvario e la sua Crocifissione : a sinistra il 
Deposto, e la Sepoltura, e '1 Risorgere da morte, e lo 
scender nel Limbo ed il Noli me tangere. Il tutto è 
costrutto e intagliato in noce, e di tal fattura, che al 
primo guardare diresti d'artefice principalmente dotto 
o abituato nel magistero degli ornamenti. Ma i bas- 
sorilievi, e con essi le statue, non vengono meno a 
quel nobile arnese, ancorché si conoscano o riprodotte 
o imitate almeno dalle invenzioni dAlberto Duro. La 
qual somiglianza ne accusa l'età sui primordj del Cin- 



CAPITOLO VII. 15 

quecento, o ci vieta (per dire più esatto) d'anticiparle 
a quel secolo. E ciò non è poco a Savona, e ai bene- 
meriti Disciplinanti, che ci serbarono il bel monumento 
e gli promettono vita più lunga, a veder come il cu- 
rano e se ne pregiano. 

Dietro a queste orme abbiain quasi coscienza che il 
lavorìo di legname andò pari col marmo e con altre 
materie, a fornire il bisogno ed il culto de' santuari. 
Ora è debito nostro di raffermarla per atti autentici : 
e già di parecchi abbiam detto per occasione. Ci venne 
incontro per fregi d'ancona 1' Ughetto da Pisa virtuoso 
pittore; e Giovan d'Alessandria, il primissimo della 
Matricola, non ci parve men dotto al dipingere che 
allo scolpire. Il trovammo in paese, con più d'un ar- 
tefice a' fianchi, in lavoro di cofani ed altrettali mas- 
serizie graziose d' intagli e di storie a pennello; e ci- 
tammo per nome tra questi ajuti un Giovan Pietro 
d'ABBiATE. E allorquando i maestri della scultura si 
levarono a contendere al Mazone l'esercizio dell' in- 
tagliar di legname, intendemmo costui come e quanto 
gagliardamente se ne difese, mostrando quest' arte ab 
antico e dimestica e ancella ai pittori , e gloriarsi 
del possederla. Né solo l'amò per sé, ma per altri che 
in essa avviò coli' esempio e colla parola; e vantava 
massimamente per sue creature i Delpini, famiglia in- 
vidiabile d' intagliatori. Più tardi d'un nulla, il Bor- 
zonb ( di sacra memoria pe' Chiavaresi ) o disamorato 
della pittura o in disdetta di commissioni, applicò di 



16 SCOLTURA 

proposito a queste fatture, e domanda onorevol nome 
fra questa gente. R da questa io farò principio alla 
serie de' legnaiuoli, progenie nostra : non però prima 
di registrar due maestri che vanno in disparte da tale 
schiera. È l'uno un Cristoforo da Milano , di cui 
per dir vero conosciamo assai meglio le sorti che le 
opere. Il suo casato fu De Ferrari, e un Silvestro il 
padre. Ho notizie dal 1455 al 78, eh' è spazio di cin- 
que lustri, né so dubitare eh' ei si vivesse, se non for- 
se per occasione, lontano da noi. Perciocché in quel 
primo anno togliea per discepolo in Genova un Gio- 
vanni nipote a Domenico de' Cuniberti del Lago di 
Como, (1) per anni sei, come dava la consuetudine; e 



(1) In nomine Domini Amen: Dominicus de Coniperti de Lacu Cumis laba- 
ralor Jìlius Martini promixit ed solempniter convenil Cristoforo de Ferrariis 
de Mediolano magistro intagatori (sic) legaminum Minatori lanue presenti et 
stipulanti facere et curare ita et taliter cum effectu quod Joannes ejus nepos 
presens intelligens et audiens stàbit et perseverabit prò famulo et discipulo 
cum dieta Cristoforo causa addiscendi diclam artem hinc ad annos sex pro- 
xime venturos jam inceptos die prima Aprillis (sic) preteriti anni presentii 
et prò dicto tempore ab ipso Cristoforo magistro suo preter et contra volunta- 
tem ejus (sic) bona res dicti Cristofori magistri sui custodiet et servabit prò 
posse et quod in eis non faciet fraudem seu dollum (sic) comunicet nec vo- 
lenti facere conscenciet (sic) el servicia dicti Cristofori debita et necessaria fa- 
ciet in domo et apotecka ipsius Cristofori prout decet ceteris famullis diete ar- 
tis — Actum Janue in contrada Orlorum Sancti Andree videlicet in fenestra 
apoteche domus habitacionis dicti Cristofori: Anno Dominic. Nativ. MCCCCLIIt 
Indìctione XV secundum cursum Janue die Lune XXVII Augusti in Vesperis. 
— Batista da Garbagnis de Montobio fllius... (sic) — (Atti del Not. Battista 
Crosa — Fogliaz. 2 - 1450-55). 



CA P1T0L0 VII. 17 

tre anni di poi, nelle tavole del Fazio seniore, si con- 
fessava d'un debito, con questa nominazione: Christo- 
forus (sic) de Mediolano intaliator habitator civitatis 
lanue. E a quel tempo, e di sèguito finché ci si mo- 
stra, ha bottega e casa negli Orti di s. Andrea; prima- 
mamente in quel vicolo che ha nome tuttora di Piz- 
zacurlo, e più tardi in altro che dicono di Voltatone. 
Quella, del 1462, concedette in affitto a un Giovanni 
da Bargagli suonator di mestiere; (1) in quest'ultima 
è tuttavia sedici anni appresso (sua estrema memoria) 
e per atti del notaro Rollerò oppignora un' altra sua 
casa nel Vico Diritto di s. Andrea alle doti di Maria 
sua consorte, figliuola del q. Bartolommeo Vairo bot- 
taio. (2) 



(1) >& In nomine Domini Amen: Cristofoms de Mediolano nunc habitator 
civitatis Janue magister intaliator lignaminum : sponte etc. Locavit et titulo lo- 
cationis dedit et concessit Johanni de Bargalio sonatori presenti stipulanti et 
recipienti prò se heredibus ac successoribus ac habentibus vel habituris ab eo 
causam qtiandam domum ipsius Cristofori cum apotheca et mediano sub dieta 
domo sita Janue in contrada Putei Curii etc. 1462, 12 Aprilis — (Atti del 
Not. Antonio Fazio seniore - Fogliaz. 20 - 1462-63). 

(2) In nomine Domini Amen: Cristofoms de Medio Jano intaliator habitator 
Janue q. Silvestri : sponte et ex certa scientia nulloque juris vel facti errore 
duclus seu modo aliquo circunventus confessus fuit et in ventate publica re- 
cognovit mihi Notario infrascripto tanquam persone pubblice officio publico sti- 
pulanti et recipienti nomine et vice Marie filie quondam Bartholomei Vayri 
barrilarii et uxoris ipsius Cristofori et per me dictum et infrascriptum No- 
tarium eidem Marie se ab ea sive a dicto Bartholomeo ejus patre prò ea ha- 
buisse et recepisse prò dotibus et patrimonio diete Marie tempore dicti matri- 
monii contracti quandam domum positam Janue in contrada Sancii Andree in 

Vol. VI. — Scultura. 3 



18 SCULTURA 

Ed ecco di costa al lombardo uà tedesco; del quale, 
a rovescio del primo, abbiam nota un'opera, e oscura 
all' intutto la vita. Dov' egli s'annunzia, è chiamato 
Michel d'Allemagna figliuol di Guglielmo, e intaglia- 
tor di figure. In febbraio del 1476, un Battista Caito, 
agente per avventura de' Confratelli di s. Brigida , 
gli die' commissione d'un quadro, o Maestà, a lavorìo 
di scalpello su legno di salice , in cui si vedesse di 
mezzo rilievo la santa predetta in adorazione, con festa 
di putti e d'angeli e sopra ed intorno ad essa, e nel- 
l'alto l'Etèrno Padre: in complesso di palmi cinque (1). 



carrubeo recto cui coheret antea, carrubeus rectus ab uno latere domus he- 
redum q. Bartholomei Bottini cultelerii ab alio latere domus Bartholomei de 
Briandata callegarii retro quintana et si qui etc. — Actum Ianue in contrada 
S. Andree videlicet in conestagiaria Volte Leonis in apotheca diete domus : 
Anno Dominio. Nativ. millesimo quo dring ente simo septuagesimo octavo Indictione 
decima secundmn Ianue cursum die Veneris lercia Aprilis post horam none : 
presentibus Bartholomeo de Briandata callegario filio Simonis et Maffiolo de 
Como ferrar io q. lohannis cioibus et habitatoribus Ianue ad predicta vocatis 
et. rojalis. Atti del Not. Cristoforo Rollerò - Fogliaz. 1, 1477-8R). 

(1) In nomine Domini Amen: Baptista Ca-ytus q. Francisci ex una parte 
et Michael fllius Guglielmi de Alemania intaliat or figurarum ex parte altera: 
ex certa scientia et nullo juris vel facti errore ducli pervenerunl et per- 
venisse sibi ipsis invicem et vicissim confessi fuerunt ad infrascripta pacta 
et promissiones : Renunciantes etc: Videlicet quia ex causa diclorum pactorum 
diclus Michael promissit et solenniler convenit dicto Baptisle presenti et stipu- 
lanti prò se et heredibus suis fabricare et intaliare seu designare bene et de- 
center in bono lignamine salicis unam Majestatem videlicet ymaginem Sancte 
Brigide que erit longiludinis parmorum quinque ipsam stantem genubus flexis 
cum angelis quatuor paroulis de parmo uno prò singulo in longitudine et 
cura ymagine Dei Patris supra caput diete figure Sancte Brigide et cum «no 



CAPITOLO VII. 19 

Il tempo assegnato al lavoro (non erano meno che un- 
dici figure) non aggiugneva ai quaranta giorni ; e con 
tuttociò s' appalesa dagli atti che 1' allemanno gliel die' 
compiuto; di che tolgo indizio o di pronto maestro, o 
di mal fortunato a richieste altrui. Senzachè alla fac- 



angelelo supra dictum caput Sancte Brlgiàe et cum sicis archetls circa celum 
(àie) sive lectum diete figure Sancte Brigide. Que omnia et singula suprascri- 
pta dictus Michael promissit dicto Baptiste ut supra stipulanti dare et consi- 
gnare realiter et cum effectu dicto Baptiste infra diem decimam octavam mensis 
Marcii proxime venturi alioquin dabit et solvei florenos decem dicto Baptiste 
prò ejus vero damno et interesse et prò pena contrafaclionis: Hoc acto quod 
dictus Baptista teneatur fieri facere lectum de lignamine super quo stare de- 
beant predicte figure. Ex adverso vero dictus Baptista s ponte promissit dicto 
Michaeli presenti stipulanti prò se et heredibus suis dare et solvere eidem Mi- 
chaeli prò ejus mercede et jatiga (sic) computato lignamine ducatos septem auri 
largos et plus usque in ducatos odo aut minus in discrecione et cognicione 
Bartholomei de Amico pictoris presentis et intelligenlis et acceptaulis: Ex qui- 
bus tamen ducatis septem dictus Baptista dedil et solcit ac numeravit dicto 
Michaeli in presentia mei Notarci, et testium infrascriplorum libras qumque ja- 
nuiìiorum et sic dictus Michael Mas cenfitetur Imbuisse et habere a dicto Ba- 
ptista infra solucionem dictorum ducalorum septem in peccunia numerata 
minuta: Que omnia et singula suprascripta diete partes promisserunl sili 
ipsis i/ivicem. Insuper prò dicto Michaele suisque precibus et mandatis prò 
predictis omnibus ut supra attendendis et obseroandis et etiam de restituendo 
quodeumque dictus Michael recepisset a dicto Baptista ex causa predicla m 
casu restitucionis intercessa et fidejussit Bartholomeus de Amice de Caste- 
laccio pictor habitator in platea Campi fabrorum — Actum Ianue in contrada 
Campi Jabrorum sub porticu domus habitacionis mei Notarli infrascripti : 
Anno Dominio. Natio. JMCCCCLXX sexto Indidione odava secundum Ianue 
cursum die Mercurii FU Februarii post Vesperas: presenlibus testibus ad ìiaec 
vocatis et rogalis Quirardo Lomelino q. Aìitonii et Baptista de Bonavei No- 
tarlo Philippi civibus et habitatoribus Ianue. (Atti del Not. Giovanni Chiavari" 
- Fogliaz. 2, 1476-78;. 



20 SCULTURA 

cenda dell' intagliar tante forme e celesti ed umane, 
sopraccresceva alcun che d' ornamenti : volendosi il 
seggio della Beata leggiadro di quegli archetti ad 
ordine di fregiatura che tanto piacevano in quel se- 
colo. Egli è ben vero, che ad opera spedita, l'ordina- 
tore non se ne diede per soddisfatto, e nogò di sbor- 
sare per intero i sette ducati larghi d' oro che avea 
patteggiati per polizza ; ond' è che si corse agli arbi- 
tri. Ed ambe le parti s'abbandonarono di lor ragioni 
in un Antonio da Canale mereiaio, e in quel Barto- 
lommeo d'Amico, pittore da Castellazzo, che ha nome 
e memoria non breve ne' nostri volumi , eziandio co- 
me fabbro di cose lignarie. Un secondo rogito (in no- 
taio Giovanni Chiavari) metteva le leggi del compro- 
messo; (1) nel quale io non posso leggere, ch'io non 



'1; In nomine Domini Amen : Cum verum sit quod Michael de Alemania 
et Baptisla Caytus pervenerint ad certa pacta et composiliones occasione fabri- 
cationis et consignationis fignr e et seti Imaginis Sancte Brigide et singulorum 
de quibus et prout in instrumento Jacto per ipsas parles scripto manu mei No- 
tarii infrascripti hoc anno die VII Februarii fit mentio : Et cum verum sit 
prout asseritur per dictum Baptistam dicti laborerii non bene fabricati qua ex 
causa ipse Baptista passus fuerit et pasiatur (sic) damnum: Rine est quod 
dictus Michael promissit et promittit sponte dicto Baptiste presenti et stipu- 
lanti prò se et heredibus suis dare et solvere eidem Baptiste omnem quantita- 
tem peccunie ac omne id et totum id quod et quantum dissenni (sic) agnove- 
rint et declaraverint et sententiaverinl Antonius de Canali et Bartholomeus de 
Amico ipsum Michaelem teneri seu obligatum esse dicto Baptiste ex causis 
contentis in dicto instrumcnto et quos Antonium et Bartholomeum ipsi Mi- 
chael et Baptista ellegerunt et elligunt ad agnoscendum et declarandum dictum 
damnum dantes et concedeutes eisdem amplam poteslatem et bailiam que ipsis 



CAPITOLO VII. 21 

riguardi con certa curiosità o alla molta modestia o 
alla viril sicurezza dello scultore; il quale senz' altri 
rispetti promette rifare il Caito de' danni patiti, qua- 
lora 1' intaglio non sia collaudato per degno ed eguale 
ai patti. Alla scritta, segnata del 20 marzo, seguì la 
sentenza degli arbitri , non però innanzi al 31 di 
maggio, ma tutta in favor dell'artista, siccome quella 
che confermava il valore dei sette ducati d'oro già sti- 
pulati nel primo contratto. Da tali carie mi sorge an- 
che un altro pensiero: che questi, e fors' altri venuti 
di là dall'Alpe, s'accomodassero a far di legname in 
servizio de' nostri pittori, e in cornici d'ancone o com- 
posti d'altare, di che spesseggiavano a que' dì le oc- 
casioni, come si pare dai nostri libri. Il D'Amico, che 
ci si mostra de' più affaccendati, apparisce malie vador 
di Michele a qualsiasi diffalta nelle convenzioni del 
7 febbraio ; e le convenzioni medesime , e poi quel 
giudizio che tronca le controversie, si veggono scritte 



■dari et concedi possit de jure et de facto prout melius dictis Antonio et Bar- 
tolomeo videbitur et placuerit et cum pena per eos arbitros apponenda et in 
casu quo essent discordes est contentus ipse Michael quod dictus Antonius et 
Bartholomeus possint sibi eligere unum tertium quem voluerint presentibus et 
acceptanlibus dicto Antonio et Bartholomeo — Actum lanue in prima Sala Pa- 
larti Communis vocata Fraschea ad bancum mei Nolarii infrascripti : Anno 
Dominio. Nativ. MCCUCLXX sexto Indictione octava secundum lanue cursum 
die Mercurii vigesima Marcii in Vesperis: presentibus testibus ad hoc vocatis 
et rogalis Bartholomeo Grillo seaterio et Laurentio de Laurentiis filo Jacobi 
civibus et habitatoribus lanue. (Atti del Not. Giovanni Chiavari - Fogliaz. 
2, 1476-78). 



22 SCULTURA. 

dal detto notaio nella casa di lui in Campetto, là dove 
parean mescolati e pittori ed orafi in vecchio consor- 
zio d'arte (1). 

Fra gente di popolo e d'officina vuol luogo distinto 
un patrizio nostro, Damiano Lercaro ; al quale bastò, 
per essere degno di storia, applicare 1' ingegno e gli 
ozj felici della sua sorte a minutissimi intagli, da de- 
liziarsene ed istupirne la vista più acuta. Andrei tarda 



(1) In nomine Domìni Amen : Nos Bartholomeus de Amico et Antonius de 
Canali mersarius arbitri ellecti inter Baptistam Caytum et Michaelem Alema- 
num super damno passo per dictum Baptistam occasione fabricacionis ymagi- 
nis Sancte Brigide et Angelorum de quibus et prout apparet instrumento ma- 
mi mei Notarii infrascripti hoc anno die XX Marcii: Viso dicto instrumento 
et bailia nobis attributa per dictas partes: Auditis deinde peticionibus et re— 
cognitionibus coram nobis factis per dictum Baptistam et per dicium Michae- 
lem et eorum responsionibus : Auditis partibus ipsis: Visis dictis laboreriis et 
omnibus his que diete partes coram nobis dicere monstrare et allegare volue- 
runi : Et in predictis et circa predicla habila matura et pensata deliberacionei 
Christi nomine invocato etc. Videlicet quia pronunciarne et declaramus ac co- 
gnovimus dictum Baptistam dare debere dicto Michaeli ducatos septem auri 
sive eorum valorem prò mercede et laborerio quod tunc facerc débebat dictus 
Michael eidem Baptiste vigore alterius instrumenti manu mei jam dicti no- 
tarii ad quod habeatur relacio et tantum summam cognoscimus dictum Michae- 
lem habere debere a dicto Baptista prò dictis laboreriis : De qua tamen stim- 
ma nobis constai dictum Michaelem habuisse a dicto Baptista in diversis par- 
titis libras decem et novem et sold. XXII que apparent scripte in ultima carta 
libri dicti mag. Bartholomei ad quem librum habeatur relacio : - A ctum la- 
nue in contrada Campi fabrorum in domo habilacionis dicti Bartholomei de A- 
mico: Anno Dominio. Nativ. MCCCCLXX sexto Indictione octava secundum 
Ianue cursum die Veneris XXXI Mai] in vesperis : presentibus tesiibus An- 
tonio de Marcono q. Iohannis et Bartholomeo Rato q. Antonii fabro civibus et 
habitatoribus Ianue. (Atti del Not. Giovanni Chiavari - Fogliaz. 2, 1476-78L 



CAPITOLO VII. 23 

in fidarmi al Soprani, amorevole sempre a giudicar 
degli artisti, ma facile massimamente alla lode de' gen- 
tili uomini qual era egli stesso; favore del resto non 
inconsulto , perch' è rimprovero a chi poltrisce nel 
grembo della fortuna. Ma quando gli annali di Mon- 
signor Giustiniani, scrittore gravissimo e d'antica au- 
sterità, per singolare esempio consegnano il Lbrcaro 
all' ammirazione de' posteri , io mi do vinto ; e per- 
dóno al suddetto biografo, se ricopiandone le lodi, co- 
m'egli fece, da quel cronista, ne amplificò per avven- 
tura le maraviglie. Il buon Vescovo registra costui 
sotto il 1480, facendol così coetaneo alla pia Tomma- 
sina del Fiesco, che in minio e in ricamo ritrasse gli 
affetti santi che ardevanle in cuore. Né d'altri argo- 
menti si piacque Damiano trattando ferruzzi e scuffine 
e pnnte con mano accorta ; e non mica su tocchi o roc- 
chietti di legno, ma sovra noccioli, quando di prugna 
o di pesca, o altresì di ciliegia, o d'altro più picciolo, 
se pur sai quale. Sur un di questi ultimi (così F an- 
nalista) formò tre figure, de' ss. Cristoforo , Giorgio e 
Michele ; e le tradizioni della sua gente disser di più 
al buon Soprani, com' egli spiccasse da un altro di 
pesca i misteri della Passione. Il postillator delle Vite 
dispensa i lettori dal credere ; amaro motteggio, e scor- 
tese. Cotesti ingegni, modesti e operosi tra le blandi- 
zie della fortuna, e sagaci a correggerla in dure e 
pazienti fatiche, potranno tacersi dallo scrittore per 
diffidenza, non dileggiarsi inurbanamente. Del resto, 



24 SCULTURA 

vedremo più tardi altre prove di cotal genere , e in 
tale da liberarci da ogni dubbiezza. 

Or tra quello che già fu sparso, per una quasi ne- 
cessità del racconto, ne' primi volumi, e tra questo che 
or ora s' è aggiunto, noi ci sentiamo sdebitati col se- 
colo XV quant' è a legnaiuoli ed intagliatori in sif- 
fatta materia ; sì eh' altro non resta fuorché il raumir- 
ne 1' estreme fila, e congiungerle al successivo ; eh' è 
quanto a dire passar dall'antico al moderno stile, e da 
un' età ancor modesta ad un' altra che volse a più 
larghe usanze e a maggior dovizia l'ingegno di questi 
maestri. Lnsciammo Francesco Delpino a costrurre e 
a fornir di trafori e di fregi un altare, a cui Giovanni 
di Barbagelata allestiva l'ancona dipinta; ripromet- 
tendosi di pareggiare in finezza di magistero quel- 
1' altro bellissimo della Nunziata, che il caso più che 
1' industria svelò, non ha molto, per opera di Giovanni 
Mazone. Sappiamo per altri riscontri che il nostro 
Francesco educossi all'arte nelle stanze di questo a- 
lessandrino ; sappiam che costui si gloriava di tal di- 
scepolo: né mi parrebbe temerità se taluno, congettu- 
rando, facesse sua la stupenda cornice che già lodam- 
mo e nuovamente segnaliamo a S. M. di Castello , e 
s' anche aggiudicasse al Delpino il primato fra quanti 
per detta età maneggiavano subbie e scalpelli sul le- 
gno. E lasciammo il Borzone con quell'altro virtuoso 
pittore che fu il Fazolo pavese, a comporre, e drizzare, 
ed ornare di colonne e di bei risalti una pala d'altare. 



CAPITOLO VII. 25 

che per la mole e la suntuosità del lavoro dovette a- 
ver pari ben poche per chiese e oratorj. Siccome la 
ragione de' tempi e delle scritture eh' io valsi a rac- 
cogliere, accoppiano quasi Francesco con Benedetto 
fra il tramontare e l'albeggiare de' due secoli, io non 
vorrò dispaiarli al presente riassunto , o piuttosto mi 
piacerà di preporli alle nuove notizie, e additarli di- 
stinti bensì , ma in lavori di simil natura, e degnis- 
simi entrambi d' egual memoria, per questo appunto 
che il morso degli anni ebbe men resistenza a dis- 
struggerli. 

Del 1498 il P. Antonio Lercaro Priore de' Certosini 
in Val di Polcevera, fatto disegno di rifornire a ricco 
e beli' ordine di s-talli il Capitolo della lor chiesa già 
ricca di cose insigni, ebbe a sé Francesco, e senz'al- 
tro ne die' carico a lui, come a primo (io mi penso) 
che fosse degno di quell'onore. Il giorno 8 ottobre 
dettaron la scritta, accogliendosi in una cotal bottega 
di canapaio sul lungo di Sottoripa, col ministerio di 
Baldassare da Coronato, notaio devoto oltremodo e di- 
mestico a quo' Religiosi. Ancorché i dieci mesi pattuiti 
nell'atto sian termine avaro a qualsiasi impresa di si- 
mil fatta, se leggi attento, ti parrà questa assai grave 
e forte, e del tutto impossibile in tali angustie, se l'o- 
perosa virtù dell'artefice non sopperisse alla fede altrui. 
Eran trenta i sedili: e di questi voleasi che due gran- 
deggiassero in mezzo dell'emiciclo a discernere i Su- 
periori dell' Ordine ; e s'aggiungeva l'usato armadio a 
Vol. VI. — Scultura. 4 



26 SCULTURA 

metà del coro, da chiudervi gli antifonarj , e 1' usato 
leggìo da spiegarvele Per verità , se corriamo a que 1 
fini e leggiadri intrecci e traforamene e archicelli che 
di que' giorni si costumavano ad ogni operare o di 
panche o di pale o di faldistori o scaffali o dorsali o 
predelle o altri arnesi di tempj o di case, non sarà 
facile imaginare che le sganzelle di quel Capitolo a- 
vessero ad arrossire verso le mille bellezze che già 
parean per la chiesa, e lunghesso i chiostri, e nel mo- 
nastero. Piace anche il sapere che vaghi intarsj do- 
vean decorarle, e per mano altresì di Francesco , e 
ch'era sua cosa il disegno di tutta l'opera, a norma 
del quale si presero gli accordi. Il Priore obbliga vasi 
nella somma d'ottanta ducati d'oro, ed in più a pro- 
porzione, dov' altre sganzelle si richiedessero, come per 
avventura si dubitava (1). Il predetto costume dell'in- 



(1) In nomine Domini Amen : Franciscus de Pimi bancalarius civis lanue fi- 
lius Antonii major annis vigiliti quinque et qui palam et publice negotiaiur et 
gerit facto, sua sciente patiente et non contradicente dicto Antonio ejus palre 
ut asserii et fatetur: sponte e te : Promissit et solenniter convenit Yenerab- et 
Religioso D. Antonio Ler cario Priori et Sindico et Procuratori Monasterii S 
Rartholomei de Riparolio lanuensis Dioecesis Ordinis Carlusiensis presenti 
et recipienti nomine et vice dicli Monasterii facere de ipsius Francisei manifa- 
tura 'die) comprehensa intersia (sic) scancellas sive sedilia triginla unum com- 
putatis duobus scanccllis sive sedibus magnis et uno litterali (.sic'* ubi cantatur 
quod est in medio chori illius benitatis et qualitatis ac secundum formam tra- 
dilam per dictum Franciscum dicto D. D. Antonio -Priori et melioris et ipsas 
scancelas sive sedilia perflcere infra menses decem proxime venturos. Versa 
vice dictus D. D. Antonius Prior dictis nominibus accepians predicta promis- 



CAPITOLO VII. 27 

tarsiare era entrato del resto in qualsiasi lavoro di 
buon legnaiuolo, né ricusavanlo pure tali altri , che 
per dar mano ed ingegno promiscuamente a più grosse 
fatiche, togliean anche nome di maestri d'ascia. Gli 
esempj abbondano, e massime in atti privati; a me basti 
un solo, per esser breve ; e il torrò dal notaio mede- 
simo, ed in quell'anno che vide il Delpino ad affati- 
carsi pei Certosini. Il trascelgo fra molti , perchè mi 
rammenta persone istoriche , e luoghi ben noti in Li- 
guria; e l'artefice è nostro, e cospicuo ne' rogiti , e 
chiamasi Oberto Caffarena. Costui per cinquanta du- 



sit et solenniter convenit dicto Francisco presenti stipulanti et recipienti prò 
se et heredibus suis dare et solvere dicto Francisco infra dictos menses decem 
proxime venturos ducatos octuaginta auri prò mercede ipsius Yr-àncxacìfaciendi 
dictas scancelas site sedilia triginta unum et completo dicto laborerio solvere 
dicto Francisco vel persone prò co legitime complementum dictorum ducatorum 
octuaginta: Renunciatdes etc. Acto quod casu quo fierent plures seancele site 
sedilia ultra dictas triginta unam lune et eo casu diclus D. D. Antonius Prior 
dictis nominibus solvere teneatur dicto Francisco ad dictam ratam aliarum 
scancelarum site sedilium : Item acto ut supra quod casu quo dicium labore- 
rium Jiendum per dicium Franciscum de dictis scancelis seu sedilibus non essel 
illius qualitatis et bonitatis secundum dictam Jormam ut supra datam tunc et 
eo casu ex dictis ducatis octuaginta de quibus supra deducatur et deduci de- 
beat id quod judicatum et arbitratum fuerit per duos magisiros axie de si- 
milibus peritos per dictas partes concordiler eligendos: Que omnia etc. Sub 
pena dupli etc. - Actum Ianue sub Rippa (sic,) videlicet in apoteca Andree 
Rissoti canabacerii q. Gabrielis: Sub anno a Nativitate Domini MCCCCLXXXX 
oclavo Indictione prima secundum Ianue cursum die Lune octava Octobris 
post Vesperas : presentibus dicto Andrea Rissoto et Simone Bigna notarlo civi- 
bus Ianue teslibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Baldassare 
di Coronato - Fogliaz. 4, 1498-99). 



28 SCULTURA 

cati promette al Governatore Agostino Adorno e al fra- 
tello Giovanni Capitano delle armi, di rifornire il loro 
Castel di Silvano quant' è di palchi e d' imposte e 
d'usci, di buon legname, e là dove convenga, a fio- 
ritura d' intarsio. Che se al maestro non fosser lode 
le spesse memorie eh' egli ha nelle carte, gli baste- 
rebbero i due committenti, sagaci a trovare il meglio 
o de' nostri artisti o de' forastieri, per altri casi già 
detti altrove. 

Il Borzone fu chiesto undici anni appresso dai Con- 
fratelli di s. Bartolommeo, e per loro, da Andrea Sti- 
rorcio e Tommaso Chiavari di quel Sodalizio , che 
pur allora s'avea fabbricato un decente oratorio. Que- 
st' uomo, altrettanto modesto quant'era valente, pau- 
roso quasi a trattar pennello fra tanti egregi , era 
tutto a quest'ora in costruir di legname e scolpir di 
intaglio, e d' innanzi a notaj s' accontentava del pro- 
nunziarsi maestro d' ascia. Ma vaglia il vero, quel che 
egli imprende e che gli altri s' aspettano, è così fatto 
da procacciargli memoria onesta fra gli scultori ; e 
quand' altri scrive, dee stare al debito così del rialzare 
i modesti, come del correggere i vanitosi. Negli atti di 
Urbano Granello, e nel giorno appunto del 5 novem- 
bre 1509, i suddetti Disciplinanti si fidaao in lui di 
un Consiglio (così nominavano i seggi degli ufficiali) 
magnifico e decoroso, sul gaio stile, che ancor durava, 
tra il gotico ed il moderno. Due stalli , assegnati al 
Priore ed al Sottopriore, voleansi distinti nel mezzo a 



CAPITOLO VII. 29 

un continuo sedile, non meno lungo di palmi dicias- 
sette; e questi sormontati ciascuno d'un arco pirami- 
dato di gai ornamenti, con vaghi trafori sulle spallie- 
re, e con ricchi intagli così ne' bracciuoli che nelle 
celonne che facean termine ai due ricetti. Correa il 
rimanente partito in tre panchi da ambo i lati, con 
esso un dorsale di schietta noce che si levava dal 
suolo alla vòlta dell'oratorio, e sul dinanzi un acconcio 
inginocchiatoio distinto per altri rilievi sul davanzale 
di posto in posto ; e pel lungo di tutta 1' opera , un 
arco come suol dirsi di mezza botte, e bei cornicioni 
intagliati a rose ; ogni cosa del legno sopraccennato , 
salvo 1' impalcatura e 1' imbasamento e i due gradi 
pei quali salivasi agevolmente agli scanni del mezzo. 
A cotanto lavoro bastarono lire cento quaranta di ge- 
novini ; modesta mercede a modesto artefice (1). An- 



(1) ^ In nomine Domini Amen: Benedictus Borzonus magisttr axie et 
scultor lignaminum ex una parte et Andreas Stirorcius et Thomas de Clava- 
ro duo ex tonjratribus Domus seu Cazatie S. Bartolomei lanue suis nomini- 
bus ac nominibus et vice undecim aliorum Consociorum suorum prò quìbus ad 
cautellam de ratto propriis nominibus promisserunt et promiltunt : sub etc. 
Renunciantes etc. ex parte altera : Pervenerunt et pervenisse sibi ipsis ad in- 
mcem et vicissim confessi juerunt et confìtentur ad infrascripta pacta com- 
posiciones promissiones transaciones et alia de quìbus infra solemnibus stipula- 
cionibus hinc inde intervenienlibus vallatis et flrmatis : Renunciantes etc. Vi- 
delicet quia ex causa dictorum pactorum promissionis et compositionis dictus 
M. Benedictus promissit et solenniter tonvenit dictis Andree et Thome infra 
menses quinque proxime venturos in dieta Domo seu Cazatia nuper conslructa 
fàbricare seu fabricari facere bene et diligenter Consilium seusedilia Consilia- 



30 SCULTURA 

ch'oggi è vestigio di tali usanze ne' pochi oratorj che 
ci rimangono ; eppur non veggo qual sia che pareggi 
ciò eh' io descrivo pe' secoli addietro, e più a lungo 
descriverei, se la troppa materia non mi cacciasse. 

Trapasso da chiese a palazzi privati , e m' incontro 
in Giovanni fratello al Delpino già menzionato, dac- 
ché si professano entrambi (e più tardi anche un terzo) 
figliuoli d'Antonio. In costui può vedersi, ben meglio 
che in altri, 1' accomodarsi che allor facevano i legna- 
iuoli a' più vili uffizj del lavorare , ancorché d' altra 
parte non fossero timidi od inesperti a' più dilicati. Né 
niuno m' accusi s' io metto in luce alcun atto auten- 



riorum diete Domus lignaminibus borneorum in totum excluso tantum fagiolo 
quod fieri debeat de aliis lignaminibus condecentibus de laboreriis infrascriptis i 
Et primo tabularium a banchali supra usque principium volte altitudinis seu 
longitudini* parmorum nooem et supra dieta altitudine archum quod dicitur de 
mezza botte et in capite ditti archus suos cornixonos intaliatos etiam de Ugno 
tornei curii suis rozis inlaliatis sub dicto archu de eodem Ugno: Duo sedilia 
seu camelie prò loco Prioris et Subprioris de longitudine sufficienti juxla la- 
borerium de quo supra cum suis archus (sic) ad mod-um Campanini ex eodem 
lignamine et ad humeros dictorum sedilium lignamina laborata de straforis 
braseria vero et columne de lignaminibus nucis inlaliatis ad que sedilia ascen- 
datur per duos gradus seu scarinos (sic) supra dictum pagiolum et inter tt- 
trumque sedile ubi est hostium (sic) quodam archum etiam de lignamine bomei 
intaliato: Quod quidem Consilium esse debeat longiludinis parmorum decerti et 
septem videlicet ab hoslio usque ad murum ab utraque parte latiludinis vero a 
banchale usque ad subbancham Oratorii parmorum duodecim nitidorum: et in 
dicto Consilio banchalia (ria ex utraque parte cum suis carteciis etiam bomei 
cum coperchiis albori (sic): Oratorium vero lam inlus quam extra cum dictis 
cartociis etiam in subbancha de eodem lignamine bomei : et supra Oratorium 
et in capitibus de lignaminibus nucis cum bracioris inlaliatis. Et versa vice 



CAPITOLO VII. 31 

tico a dir de' primi: che mi varranno non tanto a far 
noto l'artefice, quanto a dar cenno degli usi e de' no- 
mi di quelle età , e perchè le costoro industrie non 
vadano al tutto in esiglio da' regni archeologici. Un 
rogito, certo non breve, di Nicolò Pallavicino Coronato, 
potrà dimostrare a curioso lettore le molte e diverse 
bisogne del falegname , allorché nuove stanze si fab- 
bricavano pe' maggiorenti ; né queste parran delle ul- 
time, le quali nel 1516 innalzava dai fondamenti A- 
gostino Cattaneo del fu Cattaneo vicin di s. Giorgio , 
o meglio in contrada de' ss. Cosma e Damiano (1). 



dicti Andreas et Thomas diclo M. Benedicto dare et solvere promisseruat li- 
bras centum quadraginta januinorum in hunc modum videlicet Ubras septua- 
ginta quinque residuum vero front inter ipsos fuerit conventum. Acto quod nisi 
laborerium predictum perfecerit intra dictum tempus liceat dictis Andree et Tho- 
me suis et dictis nominibus dictum laborerium fieri jacere per alias magistros 
damno et interesse dicti M. Benedicti et de expensis stetur et credatur mura- 
mento dictorum Andree et Thowe vel alterius eorum. Insuper prò predictis 
omnibus allendendis et observandis prò dicto M. Benedicto et ejus precibus et 
mandato erga dictos Andream et Thomam suis et dictis nominibus intercessi et 
Jideiubeo ego Urbanus Granellus Notarius infrascriptus : Sub etc. Actum in 
Curia Archiepiscopali Ianue : Sub anno a nativitate Domini millesimo quin- 
gentesimo nono Indictione duodecima secundum Ianue cursum die Lune quinta 
mensis Novembris in Vesperis : presentibus ibidem presbitero Baptist a Risolo 
et Luca de Nassio Gcorgii tcstibus vocalis et rogatis. (Atti del Not. Urbano 
Granello - Fogliaz. 4, 1506-09). 

(1) In nomine Domini Amen: Nobilis Augustinus Catlaneus q. D. Cattanei 
ex una park et Joannes de Pimi banchalarius q. Antonii ex parte altera 
pervenerunt et pervenisse sibi ipsis ad invkem et vicissim [aie) sponte etc. 
confessi fuerunt et confitentur ai injrascripta pacta composicionem et alia 
de quibus infra solemnibus stipulationibus hinc inde inlervenienlibus vallatis 



32 SCULTURA 

Vedrà a un tempo stesso, fra imposte e telai ed in- 
travature, da farsi alla grossa e a dozzina o a palmi, 



et Jirmatis: Renunciantes etc. Videlicet quia ex causa diete composicionis et 
padorum in primis dictus Iohannes sponte promissit dicto Angustino Cattaneo 
presenti et stipulanti ei facere infrascripta laboreria tantum spectantia arti 
sue banckalariorum tam de intaliis et straforiis quam aliis petiis infrascriptis 
exclusis tabulis feraminibus et dacaxionibus ita quod dictus Iohannes solum 
in eis ponere industriam et laboraturam suam teneatur que sunt prò usu do- 
mus quam ipse Nob. Augustinus fabricat seu construere et fabricarc facit in 
Sancii Ueorgii Ianue. Et primo hostium (sic) diete domns fasciatimi ferro 
cum suis clavaturis pretto librarum trium januinorum quascumque portas fa- 
scialas bornei a scartochiis in quibus possint esse tres fasciate ut sitpra ab 
utraque parte et omnes cum suis comixiis duplicibus imam prò alia videlicet 
parvas et magnas ad rationem soldorum triginta quinque januinorum singula: 
item portam Caminate a portello fasciatam ab utraque parte borneis a scar- 
tochiis cum suis colunnis et comixiis et suo archeto et capitellis cum suis cla- 
vaturis predo librarum odo januinorum : Item quascumque portas ad lombar- 
dam cum suis clavaturis ad rationem soldorum duodecim jantiinorum sinytda: 
Item valoas a caminis cum suis borneis a scartochiis ad rationem soldorum tri- 
ginta januinorum prò singulo Camino : Item armanos duos a straphoris et re- 
liquos ad scartochios unum prò alio ad rationem soldorum viginti januinorum 
singulo : Item valvas et tabularium seu tellarium cum suis fulcimentis et cum 
suis comixiis et archelis intagiatis et scachatis (sic) ab una parte vel ab extra 
prò cancellis videlicet coronelorum trium prò singulo ad rationem librarum 
duarum et soldorum decem singulo: Item valvas et tabularium et alia cancel- 
lorum unius coronelli facia modo premisso ad rationem soldorum viginti quin- 
que januinorum singulo : Item valvas et tabularia cancellorum portici et scanni 
a scartochiis ad rationem soldorum triginta januinorum singulo : Item valvas 
cum tabulano et aliis laboreriis cancelli mediani et uno coronello facto a scar- 
tochiis ad rationem duorum cum dimidia januinorum et pari modo omnia alia 
cancella ejusdem qualitatis et condiclionis ad rationem predidam: Item qua- 
dros cancellorum a scartochiis ad rationem soldorum quadraginta januinorum 
singulo: Item quadros Cancellorum faclos ad scachos ad rationem soldorum 
decem januinorum singulo: que quidem omnia Cancella tam magna quam parva 



CAPITOLO VII. 33 

uscir fuora e credenze ed armadj , e altri mobili in 
tutto foggiati alla signorile, e in ispecie per far de- 



debeant habere suam fasciaturam prò ponlandis vitreis : Item stamegnas prò 
pontandis vitreis Cancellorurn tawi magnas quam panas unam prò alia ad ra- 
tionem soldorum quinque januinorum singula : Que quidem omnia laboreria su- 
prascripta sint et esse debeanl ejusdem qualitatis et pulcritudinis prout sunt 
Illa que sunt in domo et prò usu domus Vincentii Sazili edam fabricata per 
dietim Iohannem et fratrem : Item tàbularium Caminate diete domus borneum 
cum suis frixiis albare et colunnis et capilellis intaliatis cum suis clavaturis 
et dicium tàbularium abrochatum (sic) et deinde clavatum suo tempore ad ratio- 
nem soldorum duodecim singulo palmo ab alto inferius: Item tàbularium scanni 
bornei cum suis frixiis albare cum suis banchaliis a schartockiis ad ratio» em 
soldorum orto singulo palmo videlicet ab alto inferius: Item banclium scanni 
cum suo pagiolo fulcito et fasciato cum suis canteris prò libris duabus cum 
dimidia januinorum: Item cappas ligneas Caminorum ad rationem soldorum 
decem januinorum singula : Item scallas lignorum ad rationem librarum dua- 
rum cum dimidia januinorum, singula: Item solarium mediani et remediani 
cum suis frixiis et cornixonis et etiam solarium Caminate ac solarium camere 
Caminate et pari modo aliud solarium camerarum supra Caminalam omnia 
cum suis frixiis et cornixonis omnia prò libris nonaginta januinorum : Item 
omnia alia solarla superiora fabricanda lignaminibus veteribus prò majori 
parte et omnem reliquatum tedi complendi cum solariolo prò solario ac trava- 
cham terratie in parte coperto (sic) et omnia alia laboreria minuta prò dictis 
solariis cum scanceirolis et hec omnia prò libris quinquagintajanuinortim : Que 
quidem omnia laboreria supradicta dictus Iohannes promissit dicto Angustino 
presenti et ut supra stipulanti incipere ad omnem requisicionem dirti Augustini 
et de inde laborare et continue perficere loto suo posse et inde ponere in locis 
suis quando erunt perfecta et erit tempus aptum ad ea ponendum et perficien- 
dum. Et versa vice dictus Augustinus sponte promissit dicto Iohanni presenti 
et stipulanti de ebdomada in ebdomadam dare pecunias infra solutionem dicto- 
rum l abor eriorum in discretione dirti Augustini quibus quidem omnibus labo- 
reriis perfectis dictus Augustinus teneatur et debeat prò omnibus laboreriis 
prediclis eidem Iohanni integre satisfacere semper et quandocumque ad ipsius 
M. Iohannis liberarti voluntatem et simplicem requisitionem omni exceptione et 
Vol. VI. — Scultura. 5 



34 SCULTURA 

corosa la Caminata; sì fatti insomma, che né colon- 
nette né capitelli intagliati vi mancheranno , né pur 
trafori, che faccian bella e svariata mostra, e non tol- 
gano agli occhi quel eh' è di dentro. Non volge un 
anno, e il patrizio gli si commette di nuove fatture , 
e pregevoli tutte, diresti a testimoniarsi ben soddis- 
fatto di quelle prime. Il richiede d' un lettuccio per 
le proprie sue camere, eguale d' un altro già prima 
scolpito a Francesco Rebuffo: scolpito, ripeterò , come 
ricco che dovea essere e trasparente a trafori leggia- 
dramente composti e tagliati a scalpello. E con simil 
ordine gli die' a, far credenziere , grigliate a disegno 
di fregi in prospetto, con lor predelle non meno or- 
nate, da salir alto; e taluna capace di quattro armadj 
in due gradi, co' due disopra rincappellati di nuovi 



contradictione remottis. Et quia idem Nob. Augustinus prò dictis laboreriis 
conficiendis laborari fecit certa lignamina in quibus expendit libras quadraginta 
januinorum que non sunt ponendo, in dictis laboreriis et quas (sic) dictus Au- 
•justinus eidem Ioharmi sic laborata qualiter nunc sunt tradere promissit 
prò ponendis in dictis laboreriis que quidem libre quadraginta deducantur 
et deduci debeant et sic dictus M. Iohannes ex nunc deducit ex dictis pe- 
cuniis suprascriptis et sic eas acceptat infra solutionem prediclam : Que 
omnia etc. - Aclum Ianue in Caminata domus habitalio?iis D. N- Augustini 
Cattanei site in, contrada SS. Cosme et Damiani: sub anno a Nativitale 
Domini millesimo quingentesimo sexto decimo Indictione lercia secundum la- 
nu*. cursum die Martis X.1VIII Aprilis in vesperis: Presentibus N. Ugone 
Cigalla q. Ursoni et lacobo de Costa q. Iohannis et Francisco Buragio Bove- 
rio q. lulianì civibus Ianue testibus ad premissa vocalis et rogatis. ;Atti dal 
Not. Nicolò Palla viciao Coronato - Fogliaz. 1. 1514-16) 



CAP1T OLO VII. 35 

fregi e traforature (1). Altra volta le Carni nate godean 
tutto intorno d'un tavolato lunghesso i sedili, ove gli 



(1) vfr In nomine Domini Amen: N- Augustinus Cattaneus q. D. Cattanei 
ex una parte et M. Iohannes de Pinu banchalarius q. Antonii ex altera 
spante et ipsorum certa sdentiti nulloque juris vtl factì errore ducti seu modo 
aliquo circunventi sed omni modo jure via et forma quibus melius et validius 
potuerunt et possunt: Coti/essi fucrunt et confitentur sili ipsis ad invicem et 
vicissim presentibus et stipulantihus pervenisse ad infrascripia pacta composi- 
tionem promissionem solucionem et alia de quibus infra verbis solemnibus hinc 
inde introducta: Renunciantes etc. Videlicet quia ex causa diete composicionis 
et aliorum de quibus infra dictus M. Iohannes promissit dicto D. Angustino 
presentì et ut supra stipulanti fabricare et construere seu fabricari et construi 
facere in mediano domus nove dicti D. Augustini in platea Cattaneorum posile 
letughium (sic) unum bornei straforatnm de qualitate et pulcritudine alterius 
letughii per ipsum M. lohannem fabricati seu constructi Francisco Rebujfo et 
non minoris pulcritudinis sed imo major is : Ittem (sic) premisit et promittit 
dictus M. Iohannes dicto D. Angustino presenti ut supra fabricare et con- 
struere seu fabricari et construi facere in dicto mediano credenseram unam 
bornei que sit et esse debeat a parte ante a strafori et a lateribns a scartoyhis: 
Item dictus M. Iohannes teneatur et ita promisit et promittit dicto Angustino 
presenti ut supra fabricare et construere seu fabricari et construi facere in 
Caminata diete domus aliam credenseram bornei de quatuor armariis et una 
cantera in medio diete credensere que armaria videlicet illa dua que erunt 
supra dieta cantera (sic) fieri debeant a strafori et alia dua que erunt sub 
dieta cantera esse debeant a scartoyhis : Ittem in camera Caminate diete do- 
mus teneatur dictus M. Iohannes et ita promisit et promittit dicto D. Augu— 
stino presenti ut supra fabricare et construere seu fabricari et construi facere 
gagiolum unum etiam bornei qui esse debeat intus et extra a schartoyhis celum 
autem debet fieri a rozonis cum uno cornixono circuito: Versa vice dichis D. 
Augustinus presens et acceptans omnia et singuta suprasenpta promisit et 
promittit dicto M. Iohanni presenti et ut supra stipulanti eidem M. Iohanni 
facere provisionem lam de lignaminibus quam de omnibus aliis rebus necessa- 
riis prò dictis letuyhio credenseriis et gagiolo expensis propriis ipsius Augu- 
stini et non in aliquo dicti M. Iohannis promisitque et promittit dictus Augu- 



36 SCULTURA 

ospiti e le gentili brigate venivano ad adagiarsi ; e 
siccome ne' secoli addietro cotesti dorsali ridean di di- 
pinti e di dorature, così nell'età ch'io scrivo, per più 
di fermezza o magnificenza, correan rilevati e distinti 
d'intagli, ora a quadri e scacchiere, ora a borchi e 
dentelli, ora a frondi e rosoni con vago artifizio in- 
trecciati. Di questa forma operò Giovanni in casa Tom- 
maso Gropallo, ovo il tergo indossato ai muri , com- 
messo e intagliato di schietta noce, prendeva quaran- 
tadue palmi della parete, e sorgeva in altezza non 
meno di dodici. (1) 



stinus dicto M. Iohanni presenti ut supra eidem M. Iohanni dare et solvere 
prò suis manifaturis dictorum laboreriorum de guibus supra libras quadra- 
ginta januinorum quas solvere promisit dicto M. Iohanni singula ebdomada 
partem eorum: Acto quod postquam dieta laboreria erunt fabricala et consiructa 
si per Iacobum de Costa q. loannis cognosceretur quod dictus M. Iohannes 
mereatur majorem solucionem prò dictis suis manifacturis quam essent diete 
Ubre quadraginla lamie quod tunc et eo casu possit dictus Iacobus condentiare 
dicium D. Angustinum ad solvendum dicto M. Iohanni ultra libras quadra- 
ginta libras quinque januinorum quas dictus Augustinus eo casu solvere prò- 
missil et promittit dicto M. Iohanni: Que omnia etc. — Actum Ianue in con- 
trada SS. Cosine et Damiani videlicet in Caminata domus habitacionis dicti D. 
Auguslini : Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo decimo septimo Indic- 
tione quarta secundum Ianue cursum die Veneris quinta lunii in Vesperis : 
presentibus Marcho de Novis ferrarlo q. Oberti et Laurentio Bumagio Fran- 
asti civibus lamie testibus ad premissa vocatis specialiterque rogatis. (Atti del 
Not. Battista Campodonico — Fogliaz. 1 — 1516-21). 

l'I) hi nomine Domini Amen: Iohannes de Pinu magister assie sponte etc. 
promissit Thome de Gropallo q. Andree presenti etc. facere in domo ipsius 
Thome in qua ad presens habitat tabular ium in Caminata diete domus quod 
sit et esse debeat altitudinis computato frixio de parmis duodecim et longitu- 



CAPITOLO VII. 37 

Alquanto più tardi toccaron Genova i due valenti 
da Castelnuovo, il Fornari ed il Pantaleoni, che già 
vedemmo a intagliar nel Duomo e in private stanze, 
e che noi rassegnammo ai Capitoli della Pittura , per 
non so quale predilezione all' intarsio in cui furono 
egregi maestri. Io ne torno a memoria il nome , non 
per lodarli de' lor portamenti, che furon torti e di scarso 



dinis de parrnis quadrttginla duobus tabullarum (sic) bornii cum suis columpnis 
et cum frixio intalliato et similiter facere et sive fassiare (sic) banchalia que 
ad presens sunt in dieta Caminata dictarum tabularum bornii a scarto chij et 
facere suis coperchiis cum suis sublusbancha tabularum de albara et que ban- 
chalia esse debeant in longitudine prout erit dictum tabularium et similiter 
facere portas quatuor computata Ma Caminate et ipsas fassiare tabullarum 
bornii a scartocnij et valoas duas prò Camino cum una valva armarti simili- 
ter a scartochii: Et predicta omnia facere et perficere promiss tt de omnibus 
etiam computatis agutis stangis tabula et ponte et omnibus aliis necessaria 
etiam computatis dictis tabulis bornii m,anifacturis et omnibus aliis expensis 
ipsius lohaunis: Et predicta omnia facere et adimplere promissit bene et de 
bonis tabulis infra festum Pasce Resurrexionis (sic) Domini proxime venturum 
omni exceptione et excusalione remota: Et de predictis dicti Thomas et Iohaa- 
nes stare promisserunt judicio Sebastiani Rubei. Et versa vice dictus Thomas 
dare et solvere promissit dicto M. lohanni presenti occaxione predicta libras 
octuaginia lanue et quas solvere teneatur ad jornatam et in flnem prediclorum 
laboreriorum solvere residuum si quod erit usque ad complementum dictarum 
librarum octuaginta lanue omni exceptione remotta: Et qui M. Iohunnes con- 
fessus fuit habuisse a dicto Thoma infra solucionem dictarum librarum octua- 
ginta lanue scutos quatuor auri Solis tradditos in presentiti mei Notarii et 
testium infrascriptorum : Renuncianles etc. — Actum lanue in Palacio Com- 
munis videlicet ad banchum mei Notarii infrascripti: Anno Domin. Nativ. 
MDXVI Indictione torcia secundum lanue cursum die Generis Vili Ianuarii 
in vesperis: Presentibus Thoma de Canali q. Simonis et Dominico Fritallo Bar- 
tolomei januensibus testibus vocatis et rogatis. (Atti del Not. Vincenzo de 
Franchi Rezzo. Fogliaz. 5 — 1515,16). 



38 SCULTURA 

compiacimento agi' inviti del pubblico ; ma perch' ei 
sappiano che ancor tra' nostri eran buoni scalpelli a 
infiorare il legno; benché di tal vero dovettero accor- 
gersi per proprio senno, allorché il Piccardo, obediente 
ai disegni loro, di tanto li superava in bontà e fini- 
tezza d'esecuzione. Ma dura, e forse durerà quanto il 
mondo, la trista opinione , che sotto altro cielo, che 
non sia il nostro, rampollino ingegni migliori : e così 
1' uom virtuoso in sua patria o si stenta di cruccio 
od anneghittisce. E la fama seconda le ingiurie degli 
uomini, sì come ho novello esempio per questi fra- 
telli, così lodati dal buon Mazone, così sperduti nella 
memoria de' posteri. Il terzo per nome Giacomo mi si 
rammenta fino all'anno trentesimo del secolo, quando 
in società d'un Tommaso da Levanto prendea commis- 
sione d' un bel Capitolo dai Confratelli di s. Giovan- 
ni, per quel che mi dicon le carte del notaio Semino 
Cicala. Io mi penso che questo amore ad un'arte me- 
desima, accogliendosi in tutto un casato, e passando 
assai spesso di padre in figliuolo, conferisse non poco 
a far buoni maestri; crescean per esempj e dimesti- 
camente 1' un l'altro si consigliavano: e quella che 
in un sol uomo è alterigia di soprastare nel suo ma- 
gistero, era in questi concorde affetto a curare e ad 
accrescere il nome della famiglia. Ed è caro il veder- 
li, in quel nulla che venne alla nostra età, sì devoti 
allo stil dominante in architettura, che senz' altri in- 
dizj, a chi intende in questa, darebbe contezza del- 



CAPITOLO VI I. 39 

1' epoca loro. N' è buon documento la Basilica di Ca- 
stello, a cui niuna può pareggiarsi per numero e qua- 
lità di sì fatte reliquie. Né per questo anderemo alla 
cieca, che alcuna volta il giudizio ci mentirebbe ; vi 
han casi, ne' quali o capriccio o vaghezza de' commit- 
tenti dà forme all'opera più che non faccia o l'inge- 
gno o 1' elezion dell' artista. 

Io non mi starò dal produrne un esempio; e con 
più di ragione, dacché mi vien destro a toccare d'un 
forastiero che poco o molto operò fra noi, né con sorte 
avversa, se guardo ad un' opera che ci rimane de' suoi 
scalpelli, e alla scritta che ne rogò il già citato Pal- 
lavicino. Il costui nome è Francesco Tarabosco; Gia- 
como il padre, la patria Pavia. Proveniva da tal paese 
ove il gusto degli ornamenti, nonché signoreggi per 
edifizj singolarissimi, a ben poco sta che non sia na- 
tivo nei terrazzani ; il perchè qual ne fosse più vago 
tra il maestro e l'ordinatore, in un tempo che già gli 
abiurava, si resti in sospeso. Accenno al 1547, durante 
il qual anno fu fatto il lavoro, e il dì 29 di marzo 
la convenzione. Era fermo a quest' ora in Genova il 
Vescovo d'Aleria Francesco Pallavicino; quel desso di 
cui tien nota il volume addietro a cagion delle pie 
larghezze che usò nel santuario di Coronato, e del suo 
sepolcro che vi fu alzato due anni appresso. Toccam- 
mo pure, benché alla sfuggita, d' insigne tavola (man 
di Pierino) eh' ei si recò di Roma, e fé' sacra all'altare 
per Jui costrutto e dotato liberalmente. A gentil di- 



40 SCULTURA 

pintura, prima eh' ella apparisse alla pubblica vista, 
volle il Prelato far degno ornamento di quadrature e 
colonne ed intagli dorati , affinck' ella per avventura 
nel suo dintorno e in quel tutto onde andasse fregia- 
ta, paresse non men raffaellesca de' suoi pennelli. E 
sembrava da ciò il Tarabosco, che nella polizza qui 
riferita si dà per pittore e maestro d' intagli ed indo- 
ratore, ed in altra eh' io lascio , per fabbro e inquadra- 
tor di legname (1). Soscrissero ai patti l'artista, e un 



►J< In nomine Domini Amen : Stephamis Massolinus Romanus q. Francisci 
nomine et vice Rei). D. Francisci Palavicini Episcopi Aleriensis prò quo de 
ratto promissit: Sub etc. ex una parte: et Franciscas Taraboschus de Papia 
iìitaliator et piclor auri q. lacobi ex parte altera: Sponte etc. Pervenerunt et 
pervenisse confessi fuerunt ad ùifroscripta pacta et promissiones et alia de 
guibus infra soleninibus stipulaiiombus lune inde intervenientibus : Renuncian- 
tes etc. Videlicet quia ex causa dictorum pactorum dictus Franciscus promissit 
dicto Stephano dicto nomine presenti stipulanti et recipienti nomine et vice 
prefati Rev. D. Francisci Episcopi et heredum suorum intra et per totum 
mensem Maij proxime venturum conficre et eidem consigliare fulcimentum unius 
ancone prefati Rev. D. Francisci nunc exislentis in domo habitacionis prefati 
Rev. D. Francisci videlicet de arte intalii illius bonilatis prout est quedam 
Capella quondam D. Francisci Lomelinì existens in Ecclesia Monasterii Sancii 
Theodori de Fassolo extra muros Ianni et a parte sinistra introeundo in dic- 
tam Ecclesiam exclusis columnis dicti fulcimenti quas facere teneatur sub illis 
modis pictis in quodam modello papireo picto tradito per dictum Stephanum 
dicto Francisco in presentia mei Notarti et testium infrascriptorum: Et ulte- 
rius confitetur Imbuisse et recepisse a prefato Red. D. Francisco Episcopo ta- 
bulas sepUm albare prò conUciendo dicto fulcimcnto declaralo quod si fuerint 
necessaria alie tabule seu liynamina prò confluendo dicto fulcimento quod dic- 
tus Franciscus expensis suis ponere et prestare teneatur: Versa vice dictus 
Stephanus dicto nomine promissit dicto Francisco presenti et stipulanti dare 
et solvere eidem Francisco sctttos viginti quinque /Italie prò mercede dicti 



CAPITOLO VII. 41 

chierico romano, Stefano Mazzolino, famigliare del Ve- 
scovo ornai già decrepito ed infermiccio. Del quale 
(tornando un poco alla ricca ancona) e' insinua l' atto 
com' ei vagheggiasse lo stil degli ornati scolpiti da 
un mezzo secolo in s. Teodoro nella Cappella di Fran- 
cesco Lomellini, da noi menzionata più volte per o- 
pere egregie ; certo è, che salvando la forma de' co- 
lonnetti, il restante voleasi foggiato a quel gusto , e 
in misura di quella eccellenza. Durissima impresa , 
non che al pavese , alla stessa materia ; eran' assi di 
pioppo, in numero sette, che dava di proprio il Ve- 
scovo, elette forse e serbate a quest'uso. Mercede al 
lavoro, venticinque bei scudi d' Italia. Ho già detto 
che 1' opera ancor sussiste al suo altare, e col raro 
gioiello che le fu imposto ; ma quanto diversa , ad e- 
sperti conoscitori, dalla finezza che s' augurava quel 



Francisci conflciendi ejusdem fulcimenti in hunc modum videlicet ex mine 
scutos decem quos dictus Franciscus confiletur dicto Slephano recipienti no- 
mine ut supra habuisse et recepisse in presentiti mei Notarti et testami infra- 
scriptorum etc: et reliquos scutos quindecim dictus Stephanus dicto nomine 
solvere teneatur ei ita promiss it videlicet scutos quinque postquam facta fuerit 
auratura dicti fulcimenti et reliquos scutos decem per fedo dicto fulc intento in 
ipsitis consignacione. Que omnia etc. — Aduni lanue in scriptoria mei No- 
tarti infrascripti sita sub Palatio Archiepiscopali latine : Sub anno a Nativi- 
tate Domini millesimo quingentesimo quadragesimo septimo Indidione quinta 
secundum morem lanue die Marlis vigesima nona Marcii in terciis: Presen- 
tibus Leonardo de Plato Augustine et Iacobo de Segno januensibus civibus te- 
stibus ad premessa vocalis et rogatis. (Atti del Not. Nicolò Pallavicino Co- 
ronato — Fogliaz. 19 — 1541). 

Vol. VI. — Scultura. 6 



42 SCULTURA 

pio committente ! Ella piace nel suo complesso, diletta 
altresì per la copia de' suoi risalti, e l'andar delle linee 
non si discorda dalla eleganza; ma il meglio degli 
scalpelli vi si desidera : dico il bel delle forme e la 
diligenza felice nell' eseguirle. Fu ristaurata e di 
legno e di tinte e d' oro a memoria nostra ; e non 
credo con troppa cura alle minime cose, né anche al 
nome che aveavi intagliato l'autore. 

E poiché abbiam la mente agli altari, seguiterò 
arditamente a narrar di nostrani , e a mostrarne al- 
cun saggio, che tolga ogn' invidia (quand' altri l'a- 
vesse) di gente avventicela. Famiglia di legnaiuoli, 
e applicata in ispecie a sì fatte cose, furono in questo 
secolo i Garibaldi; ne segna i principj un cotale An- 
geletto, un Battista tien quasi il mezzo , Genesio 
suo figlio ne tocca il confine. Del primo fu già men- 
zione, per un' ancona eh' egli intagliò a G. B. Gallo 
pittore di leggier conto ; ma ci par debito di richia- 
marlo, com' abile artista eh' ei fu in suppellettili e ar- 
nesi domestici , e come coetaneo anch' esso ed emulo 
forse dei tre Delpini. E il farò brevemente, lasciando 
che parli in mia vece una carta del. 30 settembre 1511 
che tratta di ciò per disteso (1). Dirò soltanto che per 



,1) In nomine Domini Amen: Nobilis Ugo Cigola, a. D. Vesconlis civis la- 
mie ex una parie et Augeletud de Garibaldo flllus Antonii magister asie et 
intagli ex parte altera : sponte et ex certa scientia confessi sunt et confltentur 
slbi ipsis ad invicem et vlcisslm presentibus stipulantibus recipientibus etc. ad, 



CAPITOLO VII. 43 

sua industria, e de' suoi scalpelli, si corredarono e in- 
gentiliron le stanze che Ugone Cicala avea compre 



infrascripta pacta composicionem et conventionem ac alia que infra sequuntur: 
Renunciantes etc Videlicet quia ex causa dictorwm pactorum composicionis et 
conventionis dictus mag. Angeletus promisit et conventi dicto Tigoni presenti et 
ut supra stipulanti facere et construere et fabricare de arte magistrorwm aste et 
intagii infrascripta laboreria in domo ipsius Ugonis posita lamie in contrada 
Bancorum sub suis conquibus ita quod ipse Angeletus solum teneatur ponere in 
predictis laboreriis industriam et laborerium suum tantum et quod laboreria sint 
ista: Et primo portas duodecim exclusa porta Cantinate inter parvas et magnas 
inclusa tamen porta platee et qms portas ipse Angeletus teneatur constmere 
et fabricare ac perjlcere in totum suis clavaturis de tabulis bornei factas ad 
scartogios cum suis cornixiis videlicet ab una parte et cum Ugno quod est porta 
scanni ab utraque parte et inter quas portas videlicet illa de platea debeai ip- 
sam Angeletus foderare ferro: Item laborare construere et fabricare barconos 
omnes diete domus ad marrélos scantos fulcitos omnibus necessariis: Item con- 
struere laborare et fabricare in Cantinata domus de borneo torarium cum suis 
bancalibus et subtus banca et suis frixiis intagiatis et columnis illius altiludi- 
nis quam sibi elegerit ipse Ugo habito respectu ad altituiinem Caminate: Item 
promissit facere construere et fabricare de novo certa alia laboreria minuta in 
dieta domo que sibi delegerit ipse Ugo de arte ipsius Angeleti tantum : Item 
promissit facere construere et fabricare porlam tabulis bornei intagiatam ab 
utraq. parte: Que laboreria promisit ipse Angeletus perficere de omnibus labo- 
reriis diete artis magistrorum asie et intagii proul opus fuerit bona et conde- 
centia infra festum Nativitatis Domini proxime venturum inclusive exceptis 
intagiis tabularli cum suis columnis que intagia perjlcere teneatur et debeat 
infra et per totum mensem Ianuarii proxime venturum anni de MDXII. Et 
ex adverso dictus Ugo acceptans predicta sponte promissit et convenit ex 
causa prediclorum dicto Angeleto presenti et stipulanti tradere consignare 
et amanuare omnes et singulas tabulas borneos lignamen et alia necessaria 
prò dictis laboreriis perficiendis expensis ipsius Ugonis et dare et solvere eidem 
mag. Angeleto prò mercedi ipsius magistri Angeleti prò dictis portis duode- 
cim videlicet prò singula ipsarum soldos triginta quinque Ianue et prò porta 



44 SCULTURA 

testé da Gabriello Di Negro in contrada di Banchi, a 
rimetter le quali in deconte assetto , ad un tempo si 
adoperavano ben cinque maestri di muratura, Giovanni 
d'Arosio , Marco da Carona , Donato della Torre , 
Egidio da Campione ed Antonio di Gandria. Chi legge 
ne trarrà pure altre usanze e altri nomi, che più sfor- 
mati da deforme latinità , condiscendono ai modi del 
nostro vernacolo. 

Battista flgliuol d' un Tommaso, guadagna a' nostri 



Carminate iibras decem et prò dictis barconis videlicet prò barconis uniti s co- 
roneli soldos triginta et prò illis barconis de tribus coronelis soldos septuaginta 
et prò toario computatis frixiis intagiatis et suis cotunuis bancalibus et sub- 
pedibus suis soldos quindecim lanue prò singulo parmo de alto ai bassum et 
prò dictis aliis laboreriis minulis fabricandis et perficiendis in dieta domo prò 
mercede ipsius mag. Angeleti et edam prò dictis aliis laboreriis suprascriptis 
vel plus vel minus ipse Ugo solvere teneatur ipsi mag. Angeleto quod vide- 
licet solvere promissit ipse Ugo dicto mag. Angeleto ipse Ugo et Angeletus se 
se remisserunt et remittunt in Angeletum de Garibaldo q. lohannis qui 
possit dicere et declarare quid et quantum solvere habeat ipse Ugo dicto mag. 
Angeleto et quam declaratiouem ipse A ngeletus facere possit perfectis dictis 
laboreriis semper et quandocumque sibi Angeleto placuerit. Item teneatur ipse 
mag. Angeletus ponere ad diclas portas omnes et quascumque clavaluras quas 
ipse Ugo voluerit et sibi clegerit: declarato inter ipsas parles quod prò mer- 
cede ipsius mag. Angeleti ipse Ugo possit semper retinere usque ad perjec- 
tionem diclorum laboreriorum ducatos duos: Que omnia etc. sub pena librarum 
vigiliti quinque etc. — Acturn lanue in scriptoria mei Notarii infrascripti sita 
sub Palacio Archiepiscopali: Anno a Naliv. Dom. MDXI Indictione quarta- 
decima secundum lanue cursum die Marlis XXX Septembris hora vigesima 
prima vel circa: presentibus testibus Urbano Granello Notano et Jeronimo 
de Castelleto q. Pelegri cioibus lanue ad premissa vocatis et rogatis. (Atti 
-del Not. Vincenzo Molfìno — Fogliaz. 3 — 1511.) 



CAPITOLO VII. 45 

occhi per opere certe che anch'oggi ne restano, e per la 
frequenza degli atti che lo rammentano. M' è dato se- 
guirlo per anni molti, dal 1540 al 77; durante il qual 
tempo lo stil delle linee e degli ornamenti si volse a 
sodezza e magnificenza conformi agli esempi antichi. 
Il lavoro condotto da lui nel primo anno sovra citato 
a una tavola del vecchio Calvi esistente ai Discipli- 
nanti di Gavi, risente ancora dell' incertezza e del ti- 
mido ecletismo che fanno il passaggio da una ad al- 
tr' epoca. Egli tarda a ricomparire non punto meno 
di sedici anni, ma viene in sembianza d'altr' uomo. 
Da più che tre lustri la nostra città dava ospizio e 
guadagni ed onori a Galeazzo Alessio ; e a costui 
non accadde che di mostrarsi, per isconfinare ogni 
vecchia forma e condurci al severo di Michelangiolo. 
E qui possiam dir che incomincino i pregi del Gari- 
baldo; felice anche in ciò, che nell'opera di legnaiuolo 
potè servire ai più insigni pittori della sua età, qual 
fu Luca Cambiaso ed Andrea Semino. Primeggia, di- 
rei così, nella storia di questi egregi la nobil Cappella 
che Adamo Centurione s' avea fabbricata ai Carmeli- 
tani degli Angeli, ponendovi in gara ben quattro pen- 
nelli fiorenti d' ingegno e di giovinezza. Al Semino 
sortì il primo onore, che fu di dar mano alla tavola 
dell' altare; né volle il Semino, per decorarla, aver seco 
altra mano all'infuor di Battista. Io il raccolgo, così 
di sbieco, da un breve rogito, in cui questa coppia di 
degni maestri s' accontan per altra cornice sul modo 



46 SCULTURA 

di quella ; (1) e piacerai averne detto , e dirò sparsa- 
mente ben altro di quella Cappella, che messa in ro- 
vine da presso che un secolo insiem colla chiesa , ci 
serba negli atti il valor di sé stessa e le lodi del fon- 
datore. Ma più mi compiaccio di correre a un' altra 
ancor viva ed intera, e ancor lieta di ciò che ambi- 
due vi operarono: a quella che Paris Pinello, più an- 
ni appresso , costrusse per sé all' Annunziata Vecchia 
della Olivella, o coni' oggi diciam di Portoria. In quel 
tempio degli Osservanti, sì favorito di cose insigni, sì 
tribolato dalle opere pubbliche, sì riguardevole anche 
oggi a malgrado di tante fortune, 1' altare eh' io dico 
vien quarto a man dritta; ed è il solo per avventura 
ove il tempo o il capriccio altrui non osassero o to- 
gliere o aggiungere o trasformare de' primi aspetti. 
Havvi incolume e fresco, qual fatto da jeri, un Prese- 



ti) >ì< MDLVI die Marlis XI Augusti in tercils ad Bancumjuris — Baptista 
de Garibr.ldo Thome bancalarius promissit et promittil Andree de Semino q. 
Antonii presenti dare et consigliare restimi anchone quam facere delet juxla 
formavi illius que est in Ecclesia Angelorum in Capela Magni/. Adam Centu- 
rioni juxta contentun inter eos magis parvam intra dies viginti proxime ven- 
turos et quam si intra dictos dies viginti non consignaverit teneatur solvere 
dicto Andree scula tria auri Italie prò justo damno dicti Andree taxato inter 
eos de acordio et in consig natione ipsius teneatur dictus Andreas dare et sol- 
vere senta quinque usque in sex judicio predirti Biptis:e et Andree quia ita 
conventum est a dicto B iptista et casu non consignacionis staliUus est termi- 
nus per egregium D. Vicarium etc. Sub etc. — Presentibus testibus Slephano 
de Garibaldo Notario et Bernardo de Nigrono de Prato speciario ad premissa, 
vocaiis et rogatis. (Atti del Not. Domenico Conforto — Fogliaz. 10-1556). 



CAPITOLO VII. 47 

pio d' Andrea, delle cui dipinture non sia chi confidi 
incontrarsi in alcuna né meglio composta, nò meglio 
condotta, nò meglio espressa, e a parlar brevemente, 
più raffaellesca. E acciò eh' ella si mostri vieppiù leg- 
giadra, campeggia di fianco e di sopra l'inquadratura 
del Garibaldo, elegante pur essa del paro che sem- 
plice, e messa ad oro, con due colonne e con sopra 
un attico; che guai se una linea od un'oncia sola cre- 
scesse o si menomasse. Egli è vero, per fede di no- 
taio, che Andrea gli prescrisse e disegni e misure, sic- 
come quegli in cui Paris (con imitabile esempio) avea 
posto ogni arbitrio della Cappella: pur nondimeno è 
un diletto a mirare con quanto di garbo e d' accura- 
tezza quel buon legnaiuolo s 1 accomodasse a gentil 
pittore. La bella ancona, che in .sua lucidezza ancor 
supera il brillo dell'oro, dovette scoprirsi al pubblico 
il dì di Natale (suo proprio argomento) del 1567 (1). 



|1) In nomine Domini Amen: Mag. Baptista de Garibaldo bancalarius q. 
Thome sponte etc. et omni modo etc. promisit et promittit Andree de Semino 
pictori presenti et stipulanti ei dare et consignare omne Ugnameli laboratum 
prò jaciendo altare ad Capellam Nob. Paridis Pinelli in Ecclesia Annientiate 
ad Orioellam juxta formam et designum diclo Mag. Baptiste ostensum. per 
dictum Andream et in quo ego Notarius infrascriptus signavi nomen meum 
una cum omnibus lignaminibus prò perfectione dicti altaris: non tamen teneatur 
dictus Mag. Baptista dieta Ugnamina ponere in opere: et hoc intra festum 
Nativitatis Domini proxime venturum et respectu quadri de medio debeat illud 
dare finitimi intra dies decem proxime venluros. Et hec prò pretio librarum 
sexaginta quinque Genue ex quibus dictus Baptista habuit et recepii in pe- 
cunia numerata in presentia mei Notarvi et testium infrascriptorum libras vi- 



43 SCULTURA 

Altra prova al valor di Battista mi pare in questo, 
che il corso degli anni, sì facile a mutar voglie, non 
torse per nulla il Semino a giovarsi d'altrui scalpelli. 
Ci tardano almeno tre lustri dagli Angeli alla Oli- 
velia, e non men d'altri sette ad un altro altare che 
volle il pittore in ciascuna sua forma somigliantissimo, 
quasiché all'Annunziata fosse posto modello non su- 
perabile di cose sì fatte. E quasi ad un tempo col pri- 
mo, cioè nel 1568 , per la Casaccia di s. Antonino, 
non molto discosta da s. Domenico , e per un Cristo 
flagellato, pittura d'ANDREA medesimo, pose in assetto 
di legno e di dorature un consimile arnese a richie- 
sta d' un Paolo Dellepiane, e per prezzo di scudi cin- 
quanta. 

Non voglio affermare che sien di sua mano due al- 
tre ancone, sorelle germane della già detta, e pur esse 
ancor vive ed intere agli altari della Nunziata, ancor 



gititi Genue et de eis etc. et residuum solvi debeat prout laboratum fuerit ad 
dietim laboreriwm per dictum Baptistam omni exceptione remota. Acto paolo 
quod in dejeclu consignationis dictorurn lignorum finitorum ut supra intra 
dictum tempus respective liceat dìcto Andree de eis se provider e ab alio quovis 
magislro absque aliqua interpellatione quovis pretto damnis expensis et inte- 
resse dicti Baptiste quia ita etc. Renunciantes etc. — Actum Germe in Ban- 
cis ad bancum solile residentie mei Notarli infrascripti: Anno a Nativitate 
Domini Millesimo quingentesimo sexagesimo septimo Indiclione decima secun- 
dum Genite morem die Martis IX primo Octobris in terciiy. presentibus Paulo 
Baptista Lomellino q. D. Ambrosii et Iacobo Ligalupo D. Antonii genuensibus 
iestibus ad premissa vocotis specialiter et rogatis — (Atti del Not. Leonardo 
Chiavari — Fogliaz. 14 — 1567J. 



CAPITOLO VII. 49 

cliè più modeste senz'oro : l'una d'intorno a una tavola 
(pennel del Semino) con N. D. festeggiata da cori an- 
gelici: l'altra a una tela oltreinodo succosa di Luca 
Cambiaso, colla Adorazione de' Magi , nella cappella 
che fu de' Zoagli. Io noi dirò, perchè gli atti mi man- 
cano; ma paion gridarlo esse stesse, per lor somiglian- 
za alla prima, e per certa giustezza di proporzioni, e 
semplicità di forme, e nettezza d'esecuzione, eli' io non 
posso attribuire a niun altri di quella età. Se forse di 
questa seconda non parla una scritta del 13 novembre 
1570; sia perchè l'anno risponde assai bene allo stile del 
quadro, e sia perchè il termine posto al lavoro, cioè del ve- 
gnente Natale, richiamasi all'argomento rappresentato. (1) 



(1) gg In nomine Domini Amen: Magister Baptist» de Garibaldo q: Thome 
banchalarius Sponte etc. et omni meliori modo etc. promissit et promiltit 
Luce Clambaxio pictori Ioanuis filio presenti fabricari et seti construi et seu 
fieri jacere bene et diligenter cum omni industria anchonam seti, quadrimi Ugni 
cum suis omo-mentis et fulcimenlis necessariis cum suis columnis et capitelis 
etiam bene constructis aìtitudinis palmorum decem odo cum dimidio et latitu- 
dinis palmorum undecim cum dimidio juxta designum in appapiru Jactum per 
dietimi Lucani et ipsi mai/. Baptiste consignatum in presenzia mei Notarti et 
teslium et edam, visura: et hoc intra festa Nativitatis Domini proxime futura 
videlicet per dies odo ante dieta Jesta omni poslposita contradietione : Renun- 
cians «te. Vice versa dictus Lucaa sponte promittit dicto Baptiste presenti 
dare et solvere prò justo predo et valore diete anchone seu quadri predicti li- 
brai quinquaginta sex lanue in hunc modum videlicet libras viginti fanue in 
pecunia numerata in presentia mei Notar ii et testivm infrascriptnrvm et re- 
stum usque in diclam summam pzr duas pagas equales arbitrio dicti Luce ab- 
sqtie contradietione constructa dieta anchona seu quadrum perfectum (sic': Re- 
nuncians etc. Acto quod quatenus deficeret ex promissione et consignatione pre- 
Vql. VI. — Scultura. 1 



50 SCULTURA 

Altri rogiti ho in mano, che il fanno autore di simili 
altari, e non pochi; e, ad esempio, d'ano che fece nel 
1575 a Battista Brignole pittor non oscuro, non so 
per qual chiesa. Ma come ben poco aggiungono al 
valor di Battista, fuorché a dimostrarlo indefesso nel- 
l'arte, così li tralascio; e m'appago ad un solo ond' ha 
fine la serie delle costui notizie. A quest'ora era in- 
nanzi nel magistero Genesio suo figlio, e trovo sot to 
l'anno predetto, e negli atti del Carexeto, memoria di 
un'opera, a somiglianza delle paterne, condotta a ri- 
chiesta d' un Leonardo Barabino. Due anni dopo, lo 
veggo nello Spedale degl' Incurabili, ad obbligarsi di 
un'altra ancona con esso il padre; talché diresti che 
il vecchio artefice, accomiatandosi dall'arte, mettesse in 
sua vece il figliuolo e negli onori e negli emolumenti. 
Ma questa volta servivano a vili pennelli; di quel Riulfo 
(scolare de' Calvi probabilmente) il cui nome sarebbe 



dieta intra tempus de quo supra possil prefatus Lucas alium quadrum facere 
per alios magistros in arte peritos sumptibus expensis et interesse dicti mag. 
Baptiste prò quibus stare promittit soli dicto cum j Tiramento dicti Luce absque 
aliqua alia probatione necnon etiam teneatur ad restitutionem tarn dictarum li- 
brarum viginti de quibus supra quam aliarum pecuniarum si que solute essent 
occasione dicti quadri seu anchone: Quia ita etc. — Actum Ianue in Sala Ser- 
ravalis Audientie Consulum Rationis videlicet ad banchum mei Notarli jam 
dicti et infrascripti: anno a Nativitate Domini MDLXX Indictione lertia de- 
cina secundum lanue cursum die vero Lune XIII Novembris in Vesperis: pre 
sentibus lestibus Dominico Cassana q. Bernardi et Augustinus Plnzius [sic] q. 
Therami ad hec vocatis et rogatis. (Atti di Battista Campodonico - Fogliaz. 
1 - 1563-71.' 



CAPITOLO VII. 51 

del tutto perito, se noi leggessimo nella Matricola , o 
soscritto di mano sua propria ad affreschi ben dozzi- 
nali ai Confratelli di Gavi. Fa maraviglia che i Pro- 
tettori di quell'Ospizio facessero così rea scelta ad un' 
opera d' assai rilievo, qual' era una tela dell' Epu- 
lone, da porsi entro ricca cornice all' aitar di s. Laz- 
zaro in capo all'infermeria degli uomini: ed erano ad 
ordinarla Gio. Antonio Tasso Rettore dello Spedale, e 
Filippo Lomellino l'un de' patroni, e Gio. Antonio Ba- 
sadonne, il Priore de' Protettori. Il perchè la polizza, 
scritta il 14 giugno del 1577 dal notaio Montobbio, 
potrà giovare per altro rispetto ; a conoscer cioè quanto 
male provveggan talvolta all' onore de' luoghi sacri 
persone cospicue per loro sorte o per loro ufficio. (1) 



►I» 15"7 die Veneris XIIll lunii in tertiis in Hospitali Infirmorum Incu- 
rabiliwn prope aliare S. Lazari — In nomine Domini Amen: Mag. Baptista 
de Garibaldo q. Thome et Genexius ejus Jilius in solidum bancalarii ac Io- 
annes Augustinus Riulfus q. Stephani pictor edam in solidum presentes et 
acceptantes: Spoute etc. et omni modo etc. Promisserunt et promittunt D. 
Ioanni Antonio Tacio q. Io. Baptae Rectori dicti Hospitalis presenti et accep- 
tanti nomine dicti Hospilalis se ipsos Baptistam Genexium et Augustinum 
in solidum ut supra construere anchonam unam parmorum 15 et parmorum 
decem latiludinis in qua erit descripla istoria Divitis Epulonis juxta modcllum 
datum per dictum Baptistam et Socios in quo fati scriptum manti D. Philippi 
Lomellini unius ex dictis (sic) Protectoribus et hoc opus perficere per totum 
mensem Augusti proxime venturi in quo opere erit pictus videlicet in capite 
Deus Pater et auratus juxta demonstracionem dirti modelli seu exempli et hoc 
absque aliqua excusatione et contradictione. Et hoc prò pretio aureorum vigniti 
unius et magis id quod videbitur Magni/. D. Io. Antonio Baxadonne Priori 
dictorum Protectorum secundum quod ei videbitur esse bene perfectum dictum 



52 SCULTURA 

Né meglio si comportò il Riulfo a serbare i patti, di 
quello che a stender colori. In gennaio dell' anno se- 
guente il dipinto era ancora imperfetto , e ii pittore 
multato in virtù del contratto; novelli patti si stipu- 
larono, e più severi, tanto era ferino che un dozzinale 
usurpasse in quel pio ricinto quel eh' era dovuto a 
virtuosi maestri. 

Genesio adunque produsse (come ho già detto) al finir 
del secolo il nome e il buon credito della famìglia. Ad 
un altro pittor di mestiero, la cui memoria non potè giun- 
gere infìno a noi, lavorò del 1584 un'ancona per certa 
cappella votiva a s. Rocco nel luogo della Corvara, e 
per commissione d'un Domenico Martinetto massaio di 
quella. Giovanni Barone del fu Galeoto avea carico 
della pittura, il cui nome è mischiato co' più valenti 
della Matricola: sì poco è a credere (per istima di 
virtù) a così fatti cataloghi vuoi di collegj vuoi d'ac- 
cademie. Ma perciocché delle cose antiche piace cono- 
scere infìno al mediocre, se quadro o statua o lavoro 



opus et complectun (sic) promissis per eos ut supra: et hoc sub pena scutorum 
decem applicandorum dicto Hospltali quatenus in aliquo contrafierent (sic) ju- 
dicio predictorum rrotectorum: tt ex quibus dicli Baptista et Sodi in solidum 
ut supra habuerunt et acceperunt in pecunia numerala in presentia mei Notarii 
et testium infrascriptorum scutos duodecim in tanta moneta argentea per eos 
ad se traddila (sic) et numerata occasione predicta : Renunciantes etc. — Te- 
stes Benedictus de Cabiolo q. Antonii et Valerius de Croaria q. Thome fur- 
narius in dicto Hospitali vocati. (Atti del Not. Gerolamo Montobbio — Fo- 
gliaz. 1 — 1568-90). 



C A P 1 T L V I I. 53 

qualsiasi ci cada sott'occhi per luoghi pubblici, così 
farò forza ai presenti fogli d' accogliere il testo per 
•cui s'obbligavano entrambi i maestri; e dirò per giunta 
le tre figure del quadro, eh' erano i ss. Rocco , Seba- 
stiano e Stefano (1). Questo Barone (non foss' altro ) 



(1) In fumine Domini Amen: Genesius Garibaldi! s q. Baptiste fàber ligna- 
rius et Ioannes Baruiius q. Galeoti pictor et quilibet eorura in solidum unica 
etc. Sponte etc. et omni meliori modo etc. — Promisserunt et promitunt Do- 
minico Martineto massario Capette S. Rochi loci Canarie presenti acceptanli 
etc. fabricare altare unum ligneum longitudinis palmorum decerti excluso pomo 
et latitudinis palmorum sex bene et diligenter fabricatum et deaurattim botti 
duri ducati ctim Imoginis (sic) Sancii Rochi in medio a dexfris S. Sebastiani 
et a sinistris S. Stejani boni coloris fini colorali et picli et in capite altaris 
/wtQmetn Dei Omnipotentis et duo capita Angelorum Cherubinorum et eum sic 
fabricatum bene et diligenter et bene deauratum bonis coloribus pictum videlicet 
a olio juxta modellimi traditum et consignatum dieta Dominico illtid consignare 
dicto Dominico et ita promisserunt et promitunt hinc et per totam diem quin- 
terni mensis Augusti proxime venturi absque exceptione et hoc sub pena scuto- 
rum duorum auri in auro quos in deffectu diete consignationis non facte le- 
neanlur et obligati sint solvere dicto Dominico et ita promitunt prò suo juxto 
danno et interesse in tantum taxato mter eos — Et ex adv'erso dictus Domi- 
nicus promissit et promitit dictis Genesio et Ioanni presentibus et accentanti- 
bus et cuilibet eorum in solidum dare et solvere prò prelio et mercede dicti al- 
taris forniti ut supra solvere ;sic) libras centum lanue et ultra dimidiam ele- 
mosine percipiende in presenti civitate dednetis omnibus expensis quarn dimi- 
diam ipse Dommicus etiam solvere promitit dictis Genesio et lon.nnifacta col- 
lida et dictas libras centum solvere in hunc modum videlicet hinc ad dies de- 
cem scula decem et residuum in consignatione dicti altaris et ex nunc ipse Do- 
miìiicus eisdem Genesio et Ioanni presentibus exbursavit et numerava presente 
me Notano et testibus infrascriptis libras viginti et soìidos septem lanue infra 
solutionem : et de eis etc. — Acto « che in caso chel detto altare non pia- 
« cesse al detto Domenico e che non fossi de colori fini e de bono oro 
« fino e le figure bene proporzionate in tal caso sia lecito al detto Do- 



54 SCULTURA 

c' insegnerà che molti nomi della Matricola son gente 
che usavano a un modo e le tinte e le dorature , ad 
ingegno più di meccanici che di pittori ; cagione più 
tardi , che i veri artisti si dissociassero per legge da 
que' dozzinali. Di costui me ne accerta la niuna fama, 
e ancor meglio il trovarlo cinque anni dopo a pat- 
teggiare col Garibaldo per un tabernacolo , al quale 
avrebb'egli fatta l'opera dell'indorare e del colorire (1). 



« menico recusarlo e non accettarlo e sieno tenuti e obligati detti Ienesio 
« e Ioanne et ogniun di loro in solidum a restituire al detto Domenico su- 
« bito tutti li denari che fossero stati sborsati. » Et ita promisserunt et 
promitunt dicto Dominico presenti et acceptanti per debitum confessum etc. — 
Actum Ianue videlicet ad appotecam aromatari* Augustini de Farsio sittam in 
platea S. Ambroxii: Anno Domin Natio. MDLXXVIII Indictione undecima 
secundum Ianue airsum die Sabbati XXX /unii in lerciis: presentibus testibus 
Ser Petra Bono de Coriaria Pelegri et Iosepho de Trassio Antonii vocatis et 
rogatis. (Atti del Not. Aurelio Campanella — Foglia-/.. 3 - 1582 86\ 

(1) vfa 1589 die Mercurii quinta Aprila in vesperis ad banchum mei Notarti 
situm in sala magna Palacii Ducalis Indictione prima — In nomine Domini 
Amen: Genexius Garibaldus q. Baptiste banchalarius sponte etc. promissit et 
promittit Ioanni Barono pictori q. Galeoti presenti etc. fabricare taberna- 
culum Ugni albore altitudinis palmorum septem comprehensa imagine Christi 
resurgentis in latitudinem ad proportionem 'sic) mensuarum et juxta intelligen- 
tiam inter eos captam et hoc intra et per tolam futuram ebdomadari proxime 
sequturam absque aliqua contradictione: prò quo quidem tabernaculo ut supra 
lonstruendo per dicium Genexium ipse Ioannes dedit et exbursavit et nume- 
rami dicto Geiiexio in presentia mei Notarii et testium iti pecunia numerata 
libras orto monete Ianue que sunl infra solutionem Ubrarum viginti duarum 
prò pretto dirti tabernaculi Jiendi intra terminum de quo supra: Et sic prò eis 
dictus Genexius etc. Restum vero dictus Ioanneb dare et solvere promittit in 
ronsignatione dirti tabernaculi: Que omnia etc. Testes Scipio Malaspina causi- 
dicus et Iacobus Carlinus q. Ambrosii. (Atti del Not. Battista Campodonico 
Fogliaz. 5, 1588-90). 



CAPITOLO VII. 55 

Lieve cosa a Genesio stesso; ma tal non diremo l'in- 
cassatura ch'egli operò per mercede di lire sessanta 
ad egregio pittore qual fa il Tavarone , e per luogo 
insigne, qual era la chiesa di s. Domenico. L'imagine 
d'un Crocifìsso dovea campeggiare fra quegl' intagli ; 
e ciascun lettore vedrà dal rogito, eh' ha il 26 luglio 
del 1596, quanta cura mettesse 1' autor del dipinto a 
fregiarlo di tale cornice (lj. E d'un' altra ho memoria 



(1) In nomine Domini Amen: Mag. Genesius Garibaldus bancalarlus sponte 
et omni meliori modo confessus fuit habuisse et recepisse a D. Lazaro Ta va- 
rano pletore presente et o.cceplante libras quinquaginta quinque et solidos quin- 
que Ianue ad bennm computum seu infra solutionem Ubrarum sexaglnta sibi 
promlssarum per dictum Lazarum prò ornamento ligneo cujusdam quadri Imagi- 
nis CruclUxl ponendl in Ecclesia S. Dominici per dictum Genesium consiglian- 
do ut supra computatis llbrls sexdecim solulis hodie dicto Genesio per dictum 
Lazarum in pecunia numerata in presentla mei Notarli et testium injrascrip- 
torum: et de eis etc. — Residuum vero usque in dictas libras sexo,glnta dlctus 
Lazarus solvere promlslt et promitit dlcto Genesio ut supra presenti in con— 
signatlone dicti hornamenti (sic) quod quidem komamentum d'ictus Genesius 
facere et dare promisil dlcto Lazaro presenti etc. bene et decenter fi/iltum 
juxta modellum sibl ostensum Intra diem decimavi Augusti proxlme venturi om- 
ni exceptlone et temporis dilatione penltus cessantibus cum declaratlone quod 
si dictus Genesius non tradlderlt dictum komamentum aptlme laboratum et fi- 
nitum ut supra intra tempus predlctum eo casu llceat dicto Lazaro illud per- 
dici et Jinlrl facere ab allo seu allis maglstris prò eo pretlo seu mercede quo 
seu qua slbl placuerit danno expensis et interesse dictl Genesii de qulbus tali 
casu stare voluit slmpllcl dlcto cum juramento dicti Lazari absque aliqua alla 
probatione aut judicls taxatione inde faciendis et que danna expensas et Inte- 
resse solvere promìsit dlcto Lazaro juxta ejus dictum cum juramento ut supra 
ad omnem ejus requisitlonem et Ita eidem Genesio presenti ut supra statutus 
fitti terminus etc. Et llceat dicto Lazaro transacta dieta die 10 Augusti dictum 
komamentum per dictum Genesium jam ceptum propria authorltate acclpere 



56 SCULTURA 

cinque anni prima, eh' ei fece ad un Lazzaro Ghigìi- 
no, da porsi in s. Marco; ma quanto giova aggiungere 
esempio ad esempio per cose fra lor somiglianti, e di- 
sperse o distrutte dal tempo? 

Per tener l'orma del Garibaldo giuniore , io mi 
veggo trascorso ai confini del Cinquecento, e ho sugli 
occhi ullie iuiiuò di lavoro, già invalse a muta del se- 
colo, e messe in onore da taii a cui converrammi di 
indietreggiare. Però mi sia lecito, in quanto a Gene- 
sio, il disobbligarmi del tutto , e dar luogo a due o- 
pere di diversa fattura, né certo di poco rilievo, s' io 
bado alle carte che me ne avvisano. L'una gli fu com- 
messa nel 1588 da un frate Pantaleone da Chiavari,. 
Vicario de' Zoccolanti di quella terra, e per la loro chiesa 
di s. Francesco, colla promessa di lire quarantaquattro, 
Eran due candelabri in altezza di palmi dieci, e da 
quel che sembra, a servizio de' riti che corrono nella 
Settimana Santa; per più di metà messi ad oro, e al 



ia apoteca seu domo elicli Genesii ubi mine est et illud traddere ahi seu alti? 
magistris prò ce perflcienio et Jiniendo ut supra et quaterna dictus Genesiua 
ilhid traddere recusaret et impedirei seu impedivi facerel quominus illud cape- 
relur cadat ei ipso facto ceridisse inlelligatur in penam scutorum decem appli- 
calorum ex nutic Ecclesie predicte S. Dominici in usimi reparationis iilius sti- 
pulante ad cautellam me Notarlo — Renuncianles etc. — Aclum Genue vide- 
licel in domo Tiabitationis mei dicli et injrascripti N< tarli: Anno a Naticitate 
Domini 1596 Indictione octava secundum Genue morem die Fetieris2Q lutti in 
cesperis: presentibus D. Ottaviano Lanyeto q. Hierouimi et Sìlcestro Gavino q. 
Angeli laboralore dicti Genesii vocatis etc. (Atti del Not. Gio. V. Godano. — 
Fògliaz. 3. 1593-99). 



CAPITOLO VII. 57 

di sopra a branchette verdi, siccome di rami che u- 
scisser d' un tronco (1). Ma se questa fu cosa leggia- 
dra, com' io mi figuro, e leggiadra e grandiosa e ric- 
chissima fu certamente la Cassa dell'organo, che nel 
1599 (sua estrema notizia) compose e adornò d'intagli 
alle Suore di s. Sebastiano di Pavia, così dette , men- 
tr' era abbadessa del monistero Suor Costanza diaria 
Fregosa. Sorgeva la bella macchina ben ventisette pal- 



ili >J< In nomine Domini Amen: Genexius Garibaldus q. Baptiste intalia- 
tor habitans Genue in contrada Volte Leonis sponte etc. prontisti et promittii 
Rev. Fratri Pantaleoni de Clavaro Vicario monasterii S. Francisci Clavari 
presenti et acceptanti se cum omni diligentia fabricare duo (illeggibile) seu 
candelabra Ugni longtindinis palmoriim decem ex quibus palmi sex cum dimidio 
laboraii auro et residunm de asta viride que fidata et perfecta consignare pro- 
mittii dicto Rev. D. Fratri Pantaleoni presenti sive prò eo Rev. Fratri Paci- 
fico a Clavaro Guardiano monasterii S. Marie de Monte extra muros Genue 
ita volente et mandante dicto Rev. Fratre Pantaleone dicto Genexio presenti 
etc. intra Dominicam Passionis proxime venturam etc. videlicet qualtiatia- et 
labortrii de quo in modelo penes dicium Genexiuni subscripto manu mea No- 
tarti dummodo sinl majoris latitudinis: prò pretto quorum diclus Rev. Frater 
Pantaleo dare et solvere prontisti dicto D. Genexio presenti libras quadraginta 
quattuor monete Genue in consignatione eorum ut supra facienda: infra solu— 
tionem cvjus pretti dictus D. Genexius sponte confessus futi et confitetur lu- 
men habuisse et recepisse a dicto Rev. Fratre Pantaleone presenti etc. libras 
oelo monete Genue prout eas habuit et recepii in pecunia numerata argentea in 
presentiti testium et mei Notarti infrascriptorum: Renuucians etc. — Actum 
Genue in contrada et parochia S. Siri videlicet in scriptorio domus habitatio- 
nis mei jam dicti et infrascripti Notarti: anno a Naiivitate Domini millesimo 
quing ente simo oduagesimo ottavo Indidione XV de Genue more die vero Vene- 
ris quinta mensis Februarii in tertiis: presentibus nob. lo. Andrea Merano q. 
Francisci et Auyustino Rocha Bartolomei ad premissa lestibus vocatis et ro~ 
gatis. 'Atti del Not. Giulio Romairone - Fogliaz. 10 — 1 88 n. 31). 
Vol. VI. — Scultura. 8 



58 SCULTURA 

mi, ben sedici larga; e se gli ordini , e i membri e 
le quadrature tenevan per anco del gusto addietro, ab- 
bastanza severo ed antico, eran per altro fastosi di que- 
gli ornamenti, che trapiantati e insegnati in Genova 
a mezzo il secolo, uscirono in moda costante de' Se- 
centisti. Di che mi vien fatto parlare sì nettamente , 
mercè del disegno che il Garibaldo ne fé' di sua ma- 
no, e che resta tuttora alligato alla polizza d'obbliga- 
zione, rogata il 3 giugno dell'anno suddetto dal notaio 
Nicolò Bellerone. Il composto generale, o coui'altri di- 
rebbe architettonico, non si dilunga da quello che 
tanto piacea per ancone ed altari. Da un maschio im- 
basamento, da cui si rilievano e sagome e dadi , sor- 
gono ai lati estremi due colonne a canalature , e so- 
stengono un architrave, indi un attico a fregio d' o- 
voli; e al sommo un compresso di semicerchio , con 
vasi, e una forma d' angelo in atto di musicare. Lo 
spazio (che potrei dire a un dipresso metà del tutto) 
serbato all'organo, s'apre di sotto dall'architrave, e da 
tre quasi metope a fiori in ghirlanda, che si raggiun- 
gono a filo de' capitelli; e si parte in due ordini di 
lesene che reggon tre archetti per ambo i gradi, trar- 
ricche anch'esse d'intagli e d'un altro angelo a piom- 
bo del primo, che dà flato a una tromba, ed annuncia 
i suoni, come l'altro fa il canto. Per cosa che più non 
è, non accade eh' io cerchi più minutezze : ci basti 
ch'ella fu degna e ingegnosa opera , e ricambiata di 
lire quattrocento cinquanta, mercede a que' tempi lau- 



capìtolo vii. 59 

tissima. S'altro ne chiede il lettore, mi sdebiti l'atto 
eh.' io do per intero (1). Vi troverà, fra il ciarpame, un 



(1) ^ In nomine Domini Amen: Genesiuts Garibaldus q. Baptiste banca- 
larius sponte et ornni meliori modo promisit et promittit R. Sorori Constantie 
Marie Fre gotte Abbatisse Monasterii R. Monialium S. Sebastiani de Papia Ge- 
nite presenti etc. me Notano etc. conficere et per totam diem decimam quin- 
tali mensis Octobris proxime venturi omnino confectum dare et consonare ei- 
dem R. Constantie Marie Abbatisse armanum sive cassam ligneam arbore 
altitudinis palmorum viginti septem et latitudinis palmorum sexdecim et duo- 
rum tertiorum alterius prò reponendis orghanis Ecclesie S. Sebastiani predicti 
et dieta capsa cum suis joribus sive arvis exclusa tela earum nec non et gè- 
losiam reponendam supra pogiolum, que gelosia et fores esse debeant Ugnami-- 
nis predicti arbore et predicta omnia conficere omnino promisit et promittit di<- 
tus Genetìius in omnibus et per omnia juxta modellum mihi Notano a dictis 
contrahentibns presentatum et in hoc presenti instrumento infilsandum juditio 
duarum personarum de predictis peritarum et a dictis partibus elligendarum 
que quidem persone ut supra elligende juditium facere debeant in omnibus ut 
inferius dicetur: Sub etc. Renuntians etc. prò pretio Ubrarum quadringentarnm 
quinquaginta monete Genue prò omnibus et singulis predictis salvis tamen in- 
frascriptis ex quibus ex nunc dictus Genesius eidem R. S. Constantie Marie 
Abbatisse ut supra presenti etc. confessus fuit et confitetur habuisse et recepisse 
in pecunia numerata Ubras centum quadraginta monete Genue in computum 
dicti pretii et de qudus etc. Restantes vero Ubras tricentas dieta R. S. Con- 
stantia Maria Abbatissa eidem Genesio ut supra presenti etc. dare et solcere 
promisit et promittit in hunc modum scilicet Ubras centum quinquaginta con- 
fecla dieta capsa cum Joribus et gelosia et con&ignatis omnibus diete R. Abba- 
tisse in dicto termino et restantes Ubras centum quinquaginta complemeatum 
dictarum Ubrarum quadringentarnm quinquaginta salvis semper injrascriplis 
semper et quando judicaliim juerit per peritos ut injerius dicetur et non aliter: 
Sub etc. Renwicians etc. Declarato per paclum expressum ìnter partes quod 
diete persone ut supra elligende judicare debeant numquid dieta capsa confecta 
juerit boni lignammis arbore^ et juxta dictum modellum infilsandum et numquid 
fuerit valoris dictarum Ubrarum quadringentarnm quinquaginta juditio et de- 
clarationi quarum personarum partes predicte stare debeant prout volunt inten- 



60 SCULTURA 

Prospero Luxardo a mallevare per Genhsio colla Ba- 
dessa: maestro dell'indorare e trar giù di colore più 



dunt et promiLunl: Sub etc. et in eventu quod judicarent dictam capsam cum 
foribus ejus et gelosia esse mojoris valoris dictarum librarum quadringentarum 
quinquaginta non teneatur dieta R. S. Abbatissa nec obligata sit ad nihil a- 
Uud ultra solvendum prò ditto predo nisi dictas libras quadringentas quinqua- 
ginta et si judicarent esse minoris pretii dictarum librarum quadringentarura 
quinquaginta non teneatur nec obligata sit dieta R. S. Abbalissa solvere prò 
dieta pretto nisi id quod judicatum fuerit per eas dictarum librarum quadrin- 
gentarum quinquaginta et de tanto quanto minus fuerit judicatum debeat dictus 
Genesius remauere contentus et satisfactus ac se acquiescere prout promittit 
omni meliori modo: Sub etc. Volentesque partes predicle quod in casu discor- 
die dictarum duorurn elligendorum debeat suppleri et adjungi tertius nominan- 
dus et elligeudus a dieta Abbatissa tantum aut a quacumque alia moniale que 
ipsi succedet et quod juditium duorurn tantum concordantium faciendum in om- 
nibus ut supra valeat et teneat illudque observari debeat ab ambobus partibus 
in omnibus et per omnia prout supra dicium Juit et prout partes ipse promis- 
serunt et prométtimi: Sub etc. kenunciantes etc. Declarato etiam per pactum 
expressum quod casu quo d'ictus tìeuexius dictam capsam cum foribus et ge- 
losia ut supra intra dictum tempus omnino confectam non consignaret et si 
confecla esset et non consignata attamea non esset emnino confetta boni Ugna- 
miìiis et ad modellum predictum et juxta illud juditio dictarum elligendorum in 
omnibus ut supra tali casu non teneatur nec obligata sit dieta R. Abbalissa dic- 
tam capsam et alia de quibus supra amplius acceptare nec recipere quin imo 
teneatur et obligatus sit prout in dictum casum dictus Genesius promisit et 
promittit eam prò se reti-nere dareque et solvere ac reddere et reslituere diete ■ 
D. S. Abbatisse ut supra presenti ete. me Notario etc. dictas libras centum 
quinquaginta jam habilas in computum dicti pretii et alias quascumque etiam pe- 
runias quas tunc temp iris in caussam predictam habuisset et recepisset: Sub etc. 
Renuniians etc. Pro quzrum quidem pecuniarum restitutione intercessa et fi- 
dejussit prò ditto G.'nexio et ad preces illius erga dictam R. S. Abbatissam 
ut supra presentem etc. me Notarlo etc. Prosperus (sic) Luxardus q. Antanii 
hic presens: Sub ete. — Aclum Genue in parlatorio dicti monasterii respicienle 
versus plateam Hospitaleli Incurabilium scilicet ad crates ferreas dicti parlato- 



CAPITOLO VII. 61 

tosto che artefice, ma come segnato nella Matricola , 
così non inutile che si conosca. Io ne tolgo mag- 
giore argomento a pensare che questi operieri, sì male 
associati per legge ai pittori, traessero gran parte di 
lor commissioni da' legnaiuoli, ancorché costoro ben 
di frequente fornissero il tutto e di legno e d'oro, 

Ma che direm noi, che dirà il lettore, se pittori non 
i spregevoli pur s'acconciavano a dar di tinta e a do- 
rare il legno, ove uscisse occasione di statue, o per 
culto di chiese, o di pubbliche solennità? Delle quali 
ultime per questi tempi non era difetto , mercè de' 
Disciplinanti, sì molti in Genova, e sì devoti alle pro- 
prie istituzioni, e (aggiungiamo pure) così sviscerati 
di gareggiare a chi più potesse in ornare le loro Ca- 
sacce, e mostrarsi di fuori in miglior comparita. Le 
nostre carte discorrono a molti luoghi i bei fregi de- 
gli oratorj, e prolungano forse un tal po' di vita alle 
cose insigni che affaticarono l'ingegno di prodi arte- 
fici e lo sustanze di pii confratelli; ma né però si ri- 
cuseranno a toccare alquanto delle pubbliche pompe, 
e di ciò che le squadre e gli scalpelli e le tinte e 
l'oro solean conferire a mostrarle più splendide I ve'-- 



rii: Anno a Nativitate Domini millesimo quingentesimo nonagesimo nono la- 
dictione undecima secundum Genue cursum die vero Mercurii tertia /unii in 
Vesperis: presentibus D. Ioanue Antonio Solario q. Franasti et Ieronimo Ba- 
rano q. Dominici de Villa Portus Mauritii testibus ad premissa vocatis et ro~ 
gatis. (Atti del Not. Nicolò Bellerone — Fogliaz. 2 — 159" - 1607). 



62 SCULTURA 

chj doli' età nostra ricordali 1' estreme prove di que T 
Consorzj, o di pochi almeno, scampati al naufragio de" 
tempi e al soverchiar delle spese che alimentavano 
quelle devote rivalità. I nostri studi non deono restar- 
sene alla memoria ne' vivi; o conviene che spingano al- 
manco uno sguardo ne' secoli addietro, e conoscano il 
come ed il quando sì fatte gare s' incominciassero , o 
fossero a termine almeno, là dove prudenza di magi- 
strati, e buon senno di confratelli, e opportuna coscien- 
za de' primi istituti , avvisassero all' uopo del mo- 
derarle. 

Una scritta del notaio Eolandino di Manarola, ove 
leggo la data del 2 settembre 1347, ci dà tuttavia la 
costuma che avea quella gente del battersi a discipline 
per esercizio di penitenza; onde il vario titolo, vuoi di 
Battuti o Disciplinanti. Incomincia l'atto , segnando i 
Priori e i Consiglieri Disciplinatorum Domus magne 
de Aquazola et qui se afrigunt oh reverentìam Dominice 
Passìonìs ; e si conchiude con altro cenno al lor luogo 
à.e\Y Acquasola ; sì eh' io mi confondo al cercar questa 
Casa fra le altre parecchie le quali officiavano in quella 
contrada. Rispetto alle origini , ho detto non breve- 
mente per altri volumi ; (1) e questa carta che dalle 
origini discende per anni ottantasette, mi afferma nel 
credere che i sodalizj per loro regola uscissero al pub- 



(1) V. la Guida artistica per la città di Genova: voi. I. pag. 603. 



C A P 1 T L V 1 1. 63 

blico in atto di flagellarsi nel Giovedì di Passione, ri- 
correndo la solennità de' Sepolcri. E di ciò solo , del 
giorno vo' dire, e della visita e della preghiera, durò 
consuetudine inflno a noi, dileguate così le pompose 
parute come i duri spettacoli del martoriarsi ; ora a 
pena se n' ha memoria. Ma per que' tempi eh' è de- 
bito al nostro scritto d' investigare , con certa licenza 
ne' modi, ancorché tuttavia s'affliggessero (io tolgo ad 
imprestito il lor vocabolo) entrava in cotai processioni lo 
zelo del corredarsi d'imagini e macchine appariscenti, 
e lo zelo, sì come suole, fruttava l'emulazione , e con 
essa 1' affetto del primeggiare. Io torrò le mosse dal 
1530; dall'anno cioè in cui parve doversi correggere 
l'antica usanza, e porre ordine alle litane, e raddriz- 
zarle quant' era possibile ai loro principj. E di ciò, 
come stranio alle cose dell'arte, farò materia a distinta 
nota, serbando al contesto dei mio racconto quel eh' è 
delle opere e degli artefici (1). 



(1) All'età ch'io dico, anzi appunto in quell'anno del 1530, erau venti, 
né più né meno, le Confraternite Disciplinanti per entro la cerchia di Ge- 
nova: e usavan partirsi pei quattro quartieri di essa, togliendo denomi- 
nazione da quella chiesa che in ciascun quartiere (eccettuato il Duomo) 
parea primeggiare d'antichità. La Casaccia di S. Tommaso (tuttora esi- 
stente sotto altro titolo delle Cinque Piaghe ) ebbe sempre il primato fra 
tutte per sua antichità, e fra gli altri Oratorj appellavasi il Duomo come 
fa il s. Lorenzo fra le altre chiese. Il quartiere omonimo avea dentro a 
sé le Casacce di S. Giovanni, di S. Consolata, di S. Brigida, de'SS. Giacomo 
e Leonardo lungo il borgo di Prè, e più discosto anche quella di S. Siro 



64 SCULTURA 

Lor primo vanto era il chiuder la processione con 
certa lor macchina, che dicean Cassa, portata a spalle 
de' più forzuti , la quale ad emblemi e statue scolpite 
in legno, e lucente quanto meglio potevano e d'oro e 



presso la basilica di questo nome: niuna delle quali è campata oltre il 
1797. Il quartiere di S- M. di Castello contavate quattro : cioè S. Croce e 
S. Antonio Abate in piazza di Sarzano, e il S. Giacomo alla Marina, e S. 
Maria (poi de' Magi) più in alto: tuttora esistenti ed aperti a' divini uffi- 
zj. Seguiva il quartiere di S. Stefano con altre sei; l'una a titolo di detto 
Santo, vicina al maggiore Spedale: poi quelle di S. Andrea, di S. Giacomo 
e di S. Bartolommeo lungo il balzo delle Fucine, e le due intitolate a A 
Germano e a S. -Caterina più prossime all' 'Acquasela. E al quartiere per ul- 
timo di S. Domenico appartenevano le restanti quattro, di S. Francesco 
sull'erta di Piccapietra, di S. Ambrogio negli Orti (come si chiamano ) di 
S. Andrea, e '1 S. Paolo e '1 S. Antonino per que' vicoletti interrotti più 
tardi dalle opere di Strada Giulia. 

In un certo verziere contiguo a quest'ultimo Oratorio, ancor vivo e of- 
ficiato mentr'io ne scrivo, s'accolsero adunque sul vespro d'una Domenica 
(era il 3 d'Aprile dell'anno suddetto) i Priori di ciascuna Disciplina, indet- 
tati già innanzi co' quattro Sindaci generali che solean porsi sulla fac- 
cenda delle Casacce; ed erano allora Agostino Merello, Benedetto di Varzi, 
Lorenzo de Fornari e Bartolommeo di Fazio. Appressava il Giovedì Santo, 
e secondo l'uso s'aveano a gittare le sorti a chi prima e a chi dopo do- 
vesse uscir fuori processionando per la città; ma quest'anno faceano mi- 
gliore disegno, cioè d'accordarsi a tòr via certi abusi, che a mo' di gra- 
migna venian pullulando di volta in volta nel campo di tal devozione. E 
perchè mi sembra che a volger occhio su questo punto, si mostrino quasi 
in un tratto e il passato bene, e i presenti errori, e le intemperanze del- 
l'avvenire, io ristringo non più che in un cenno quel tanto che per ar- 
chivj m'accadde di ritrovarne. E dirò che i flagelli tuttora duravano; e 
l'atto del quale io io caso, dà ordini e modi prò desiplinam facere amore 
omnipotentis Dei ut consuelum est in remissionem peccatorum nostrorum in die 
lovis sanctarum (sic) proxime venturarum juxta consuetum et successive missis 
sortis (sic) ordinare modum et ordo laudabilis (disgraziata però la grammatica!) 



CAPITOLO VII. 65 

di tinte, significasse la sorte ed il titolo della lor Casa, 
o Casaccia, vocabol che sempre ritennero dalla umiltà 
delle origini. Di tale arnese è già cenno nella scrit- 
tura del 1530, ancorché né per atti espressi, né ad 



inter Desiplinatores quomodo et qualiter vestiri debeant desiplinam ) 'adendo et 
alia facere et ordinare front eis melius visum fuerit semper tamen auxilio et 
Consilio divino mediante. 

Io mi penso che quegli antichi né pur sognassero quello che noi ve- 
demmo co' nostri occhi proprj per occasione di lor comparse , allorché le 
Casacce superstiti davano gli ultimi tratti a furor di denaro e d'izze scam 
bievoli. Velluti finissimi a brocchi d'oro, e rari sciamiti a più colon for- 
nivan tabarri e cappe, e sfoggiate fibbie e contigie coprivan la calza- 
tura; e i bordoni e le insegne eran pretto argento operato a ciselìo; e 
parecchie le statue, stimabil lavoro, che precedevano alla gran macchimi 
inalberate ed equilibrate con ambiziosa fatica: e lor dietro, e d'innanzi, 
e sui fianchi un incendio di fiaccole insigni di fiori a ghirlande, e di tratto 
in tratto un codazzo di musicanti, e di schiera in ischiera lor faccendieri 
per mescere il vino a bigonce. A cotal trasmodare faceasi non più che un 
cenno all'età predetta; ma i primi germi spuntavano tutti. Le cappe s'al- 
zavano a fior di ginocchio, o più in su, per parer come a dire eleganti 
in farsetto , e godean biancheggiare co' manichini che uscissero ai polsi 
dal bruno dell'abito, e l'abito, un dì di bigello, correva alla seta, o pren- 
deva a fregiarsene. E que' pochi zelanti ordinavano quod cape desiplinato- 
rum esse debeant in longitudine decenter et convenienter a genochio hominis 
infra et piane diete cape et non arugate esse debeant ctim manicis extensis et 
non cum manexelis et de tela grosa et non subtilt. Inoltre si provvedeva alla 
vanità del recare stentando più imagini e statue di santi: nec sanctum aU- 

quem vortare debeant preter Cruciflxum nudatum prò majori devocione.. et 

desiplinas ipsorum devote facere debeant Domino semper orando. Di che mi 
par lecito argomentare che gli scalpelli già fin d' allora si travagliassero 
a scolpir legno per queste pompe; e la mia narrazione, a rincalzo di più 
documenti, vorrà dimostrare che questa legge o fu mal ricevuta o ben 
presto dismessa. 

Alla nota presente io non do altro carico fuorché d'annodare, per que- 
Vol. VI. — Scultura. 9 



66 SCULTURA. 

altro indizio mi sin conceduto di riferirne qualcuna 
con nome e sembianza certa. Eran forse modesta cosa 
ne' tempi addietro ; ma certamente da mezzo il secolo 
(intendo del Cinquecento) si cominciarono a fabbricare 



sti Disciplinanti, le consuetudini antiche alle nuove, o a dir meglio alle 
estreme. I flagelli ad un modo e gli sfoggi loro son cosa oggirnai del pas- 
sato; ma tengono pure non picciol luogo fra le memorie e le costumanze 
e la vita pubblica del nostro popolo. Aggiungi, che delle norme prescritte 
loro da' Maestrati, talune (e non poche) si perpetuarono infino all'età mo- 
derna, finché i rovesci politici, e le mutate signorie, e le sopravvegnenti 

amità dissiparono il vezzo di tali spettacoli. Il troppo che venne a' 
nostri occhi non fu che riscossa di pochi, e perchè soverchia e quasi feb- 
brile, da durar poco. I Consorzj che restano , o in proprio oratorio o in 
altrui, si consigliano a tutta pietà, e degnamente rispondono a quell'affet- 
to d' ond' ebbero i loro principj. E m'\ piace aggiungere clrei serban 
gelosamente i tesori dell'arte di cui s'ornarono di tempo in tempo: e che 
molte opere di quei che perirono, come a dir Casse e figure del Crocifis- 
so, rarissime sì di materia che di lavoro , via via trasmutate nel nostro 
contado, rammentano alla Metropoli il culto passato e i passati errori, ma 
son pur documento d'antica magnificenza. Si compia adunque il dover di 
cronista , mettendo a luce 1' autentico testo degli ordini che furon posti 
nell'anno già detto, e di pubblica autorità, per l'uscir processione, e'1 con- 
dursi a' Sepolcri, e '1 ritrarsi a' lor Case, di tante Consorzie entro il cor- 
rer di poca notte, e del come vestissero, e in ciascun atto si comportas- 
sero. Il qual documento (cred'io) non è vano ad aggiungersi colle notizie 
che corrono sparse per libri su tale soggetto, o si leggono scritte in li- 
bercolo inedito dell'Accinelli. 

yfr MDXXX die Villi Aprilis: De mandato Spectat. DD. Augustini Mereli 
Benedirti de Varcio Laureala de Furnariis et Bartkolomei de Fasiis quatuor 
Sindicorurn generalium omnium Domorum Desiplinatorum civitatis lanue cu- 
rala habentmm ut dicitur ad infr ascritta: « Si comanda ad ogni e singulo 
« priore sotopriore e sindici di qualsivogia caza de disiplina de la pre- 
« sente cita di Genua che soto pena de ducati uno in sino in vinticinque 
« ducati de oro in ablitrio de essi spectati Sindici generali aplicati ex 



CAPITOLO VII. 67 

e grandiose e ricche, e per quello che importa a noi, 
d' anno in anno più insigni per mole e per numero 
di figure, che messe a pittura o coperte d'oro, pares- 
sero dalla lontana, e di presso abbagliassero gli occhi 



« nunc in cazu de contrnfackme a la Camera de li Magnif. SS. Procura- 
« tori di Genua che visto la presente debiano tuti generalmente all'uscire 
« de le caze de disiplina chi se a a fare in jorno di love de Cristo pro- 
« ximo da venire observare tuti li ordini che di soto si contengono per- 
« che così epsi prefacti Sindici ano ordinato in tuto per tuto comò se di- 
« rà di soto — E primo si est ordinato e si ordina che la prima caza chi 
« abia uscire debia uscire a l'Ave Maria in sino a una hora di note con 
« tute quele de lo suo quartero: parimente la prima de lo secondo quar- 
« tero debiano uscire tute da una hora in sino a l'altra meza hora di 
« note chi vene presso la prima hora : Item la prima caza de lo temo 
« quartero da una hora e meza di note in sino a doe hore cum dimidia 
« di note debia uscire parimente con tute le altre de lo suo quartero e 
« similmente si ordina che la prima de lo quarto quartero che da le doe 
« hore e meza di note in sino a le tre debiano similmente uscire con tute 
« le altre del deto quartero. Item si est ordinato che lo primo passo che deta 
« caza e disiplinanti fare habiano debiano in prima vixitare la jesia Ca- 
« tedrale di sancto Laurentio cominciando de verso Caneto andando per 
« lo carubeo drito de lo Filo et tenire si debia silentio e non menare can- 
« tori salvo che uno dica le letanie e li altri respondono. Item si est or- 
« dinato che paxio alcuno portar non se debiano al Crucifixo né a la 
« Cassia. Item che ogni caza debia eligere doe persone discrete chi andai 
« debiano sempre davanti a lo Crucifixo. Item che portare non si posia 
« cape salvo de canavaso et di longesa honesta che non siano recamate 
« né arugate né insigna alcuna di septa e che debiano andar coperti. 
« Item si ordina che non si posia salvo per una persona discreta portar 
« uno fiasco sive boncale in cazu necessitatis dando bere a cui fia di bizo- 
« gno per singula Caza. Item che si ordina che alcuna Caza uscire non 
« debia se a la presentia non si trova epsi prefati Sindici. Item che ogni 
« Caza deponere debia uno pegno de valuta de scuti venticinque consi- 
« gnandolo al Sindico de lo suo quartero aliter che uscire non posia e le 



68 SCULTURA 

Ed è buono il notar sulle prime, che quanti maestri 
trattavano il marmo, si tennero lungi da tal lavorìo, 
non soltanto a que' giorni , ma sempre e poi sempre 
in appresso e perfino alla nostra età, quasiché a scol- 
pir legno o pietra si vada per arti diverse. Ma questo 
ci. giova in parte, e per due ragioni. Conciossiachè, 
chi prendesse a narrar per disteso le sorti di questa 
minore scultura, potrebbe da' cenni presenti ordire la 
sorie delle opere e degli artefici , e da un volgo di 
legnaiuoli suscitare per avventura un' eletta di prodi 
scultori. Per altra parte, dacché i Lombardi non si 
brigavano, siccome ho detto, di tal mestiero, i nostrani 
vi s' applicarono con certo affetto, e senz' altra rivalità 
che di due forastieri, da commendarsi distintamente , 
e già in parte lodati dal buon Soprani; ond' è facile 
a noi di recare in mezzo più nomi del tutto nostri, 
ed anticipare l'onor <ii statuarj a certuni che verran 
poi sotto nome e con pregio d' intagliatori. 

Delle prime Casse che a ragion d' anni mi si ap- 
presentino, è una del 1561; e, curioso a dirsi, d'un 
oratorio all' infuori del muro di Genova, benché, rag- 
grandita più tardi la cerchia, s'accomunasse ai Disci- 



« predicte cose fa e manda li prefatì Sindici a ciò che de le predicte cose 
« non possiano pretendere ignorantia et se comanda parte qua supra che 
« cadauna Caza e persona di quelle observare debiano quanto est dicto 
iiipra sot"> la predicta pena Et hoc ex Officio prefatorwn Dorninorum 
• Siìidicorum ». 



CAPITOLO VII. 69 

plinanti della città, senza dir che attualmente ridotto 
a chiesa e allungati i confini alla terra, fa parte con 
noi. Era questo il Consorzio di s. Zita , istituito per 
gente lucchese da più che due secoli; e l'opera eh' io 
ne rammento, qual eh' ella fosse a valor di scalpello, 
ci dà le forme che di consueto bastavano allora a sì 
fatte macchine. E come ella è quasi principio all' u- 
sanza di mescolarsi che facevano in quel lavorìo le- 
gnaiuoli e pittori e maestri d' intaglio, mi sia consen- 
tito abbondare un tal poco ne' documenti , eh' io non 
farei senza questo riguardo. Ora il tutto , o 1' archi-* 
tettura che voglia dirsi, eran quattro colonne impian- 
tate alla cuba o ripiano su' quattro spigoli, e poste a 
rinchiuder la statua del Santo patrono, o s' altro pur 
v- era di putti o d' angeli, e ritte a portar sulla cima 
altrettanti fanali per unico sfoggio di luminaria. E 
cotale si fu la faccenda che un Battista Preve, o uf- 
ficiale o patrono di que' Confratelli, commise ad un 
Luca da Recco, non oscuro maestro e di quadro e di 
intaglio per prezzo di trentadue lire : (1) e all' usato 



(1) Q£| In nomine Domini Amen: Luchas de Riclio bancalarius sponte pro- 
misit et promitit Baptiste Preve q. Blaxii presenti fabricar e capsiam imam prò 
pingendo super eam prò usu et inmagine Sancte Site Bizamnis illius modelli 
et seu designi habiti et Pantaleoni Calvi pictvris presentis exclusis Angelis et 
Sancta et festonis et Janalibus: et dieta capsia esse debeat tota Ugni arbore 
bene et sica [sic) et solum prò inlalio habeat facere secundum design um seu prò 
quataor colonis tantum: quam facere debeat et facere promitit bene compositam 
seu impositam diligenter et eam consignare dicto Baptiste presenti intra dtes 



70 SCULTURA 

patto, che il legno non fosse altrimenti che pioppo, ed 
istagionato, né di sua mano v' avesse altro intaglio 
che di colonne. Il restante era tutta cura di Pantaleo 
Calvi, pittor dozzinale, o se buono talvolta, sol quan- 
do era ajuto e compagno al fratello Lazzaro insigne 
affrescante. Costui n' avea dato i disegni ; e toglieva 
sopra di sé lo scolpire e '1 dorare le cinque figure, 
vo' dire la Santa del titolo, e quattro angeletti, eh' io 
mi figuro o alla base delle colonne a corteggio di 



XXV proxime venturos omni exceptione remota: et solwm datata cum chiodis 
(sic) et non aliter sic de acordio ad hoc ut exinde quanto citius possit fieri 
facere dictus Baptista (sic) fingi facere picturas quas voluerit prò usu diete 
Cazacie et hoc prò predo librartim XXXII prout infra: Acto quod si non ser- 
vaterit predicta tali casu dictus Luchas cadat in penam de libris viginti prò 
justo damno et interesse in tantum etc. quas libras XXXII dare et solvere 
promitit dictus Baptista videlicet libras XVI ex nunc solvit dicto Luce presenti 
in pecunia numerata in presentia etc. et reliquas sexdecim solvere promitit dicto 
Luce presenti videlicet finito dicto laborerio per dictum Lucam libras Vili et 
reliquas odo finitis picturis per pidam (sic) antequam a pictore habeatur per 
didum Baptistam. Acto quod finito dicto laborerio per dictum Lucam fiat so- 
lucio predida si judicio dicli Pantaleonis pictoris et si minus meruerit pre- 
didum laborerium quia de hoc in ipsum se remittunt. — 1561 die Lune 111 
Februarii in terciis ad bancum: Testes Baptista de Ferrariis q. Gullielmi et 
Thomas Gandulfus q. Vincentii. 

g£( 1561 die Martis prima Aprilis in Vesperis ad bancum : Dictus Lucas 
de Richo sponte fatetur kabuisse et recepisse a dicto Baptista presenti suam 
debitam, solucionem sibi per dictum Baptistam ut supra promissam: Renuncian $ 
etc. Et versa vice dictus Baptista ab eo habuisse et recepisse Capsiam sibi tra- 
ditam ut supra ad laborandum laboratam et Jabricatam prout continebatur de 
toto in suprascripto instrumento: Renunciantes etc. — Testes Odinus de Facto 
D. Antonii (sic). Atti del Not. Gio. Antonio Chiesa Salvago. — Fogliaz. 5 
1561-631 



CAPITOLO VII. *71 

quella, o sul colmo a tenere i fanali. Se il rogito è 
preso alla lettera, è dritto l'aggiungere a Pantaleo 
nuovo titolo d'intagliatore e fattor di statue; anzi 
strano, dirò, non pur nuovo, dacché non ne abbiamo 
indizio in quel po' che il Soprani ne scrisse. Né noi 
per questo vorremo gloriare delk scoperta: chi fu sì 
mai fermo al dipingere, non sarà mai per entrarci in 
credito di buono scultore; e a qua' tempi e per tali fat- 
ture, badavasi meglio a lucore di tinte e d'oro che a 
studio di belle forme e a valor di scalpello. E non 
pure allora, ma nel vegnente secolo, e quando tratta- 
vano il legno valenti maestri ; sì che ne' libri delle 
ragioni si legge sovente il coloritore assai meglio ri- 
munerato che 1' autor della statua medesima. Il Calvi 
ne trasse ventidue scudi d'oro d'Italia, e da canto suo 
tenne fede alla condizione di dare ultimato il lavoro 
pel dì delle Palme dell' anno suddetto. Lo attesta il 
final pagamento e '1 discarico in tutta forma, alla data 
del 1 aprile : novello e più forte richiamo a considerare 
qual opera fosse di cinque statue, e di fregi parecchi, 
pe' quali pattuivasi tempo di giorni ventotto (1). 



(1) In nomine Domini Amen: Pantaleo Calva* pictor q. Augustini sponte 
promisit et promitit Baptiste Preve presenti deaurare capsiam imam fabrican- 
dam per Lucham de Richo prò usu Sancte Site et per dictum PaDtaleonem 
ordinatavi de ordine dicti Baptiste dicto Luce et de qua in instrumento facto 
per dictum Lucam cum di^to Baplista paulo ante bene et diligenter secundum 
designum per eum factum et traditum dicto Baptiste et dicto Luce bancalario 
et fabricare Angelos quatuor li<jni et Sanctam fulcitos et deauratos secundum 



72 SCULTURA 

Se non che, indietreggiando un biennio appena r 
m' avvengo in un atto del Villamarino, pel quale è 
da dubitare che Lazzaro stesso applicasse alle tinte e 
all'oro non altrimenti di Pantaleo suo fratello mag- 
giore. È spiacevole il menomare, eh' io debbo quasi, 
la gloria d' un prode artista allegando cose di pretta 
meccanica : ma tale è il debito de' miei volumi, ordi- 



designum diete capsie et ita et taliter facere diligenter prout de sua manifa- 
tura facere (sic) et aurum esse debeat bonum et finum et in totum dictam cap- 
siam fulcire cum omnibus predictis et aliis que convenientia erunt prò ea ita 
quod sic facta possit dictus Baptista poni Jacere in Cazacia Sancte Site sine 
aliquibus aliis expensis et ea uti ad usum sue capsie Sancte Site prout soliti 
sunt facere: et hoc fiat prout facere promisit dictus Pantaleo intra festum Ra- 
moritm proximum dumwodo dictam capsiam laboratam seti faclam per dictum 
Lncam consignetur (sic) siti intra dies XXVI seu viginti odo proxime ventit- 
ros ad tardius. De quibus omnibus dictus Baptista dare et solvere promitit dicto 
Pantaleoni presenti prò sua mercede scuta viginti duo auri Ittalie in auro 
infra solucionem quorum ex nunc dictus Baptista dedit et solvit libras viginti 
quatuor in presenlia mei Notarii et infra mediam quadragesimam proximam 
promisit ei solvere L. 26 et reslum in fine dicti laborerii dummodo continue 
laboret dictus Pantaleo in dicto laborerio seu in diclis laboreriis sic de acor- 
dio: Que omnia promitit dictus Pantaleo ad penam librarum 50 prò justo dan- 
no et interesse dicti Baptiste in tantum etc. Acto quod dictum laborerium re- 
videatur per peritos et si non mtruerit dictam solucionem quod possit prò hoc 
deffeclu moderari per eos si ipsi periti hoc dixerint quia sic etc. — 1561 die 
Lune III Februarii in terciis ad banmm : Testes Thomas Gandulfus et Ber- 
nardus Burronus q. Baptiste vocali. 

vfr 1561 die Martis prima Aprilis in Vesperis ad bancum : Supradiclus 
Baptista Prete sponte fatetur habuisse et recepisse a dicto Pantaleone presenti 
q. Augustini capsiam sic fabricatam per eum seu pictam prout tenebatur in 
et per tolum et dictus Pantaleo suam solucionem debitam et sibi promissara in 
suprascripto instrumento consequtam jatetur : Renunciantes etc. — Testes 
Odinus de Facio Antonii et Thomas de Villa q. Parissoni. (Atti del Not. Gio. 
Antonio Chiesa Salvago — Fogliaz. 5, 1561-63). 



CAPITOLO VII. "73 

nati a cercar le notizie de' tempi e degli uomini, an- 
ziché a decorarli colle acconcezze dell' arte istorica, 
Oltreché, per riguardo a Lazzaro, ci dorrà meno, se 
ripensiamo il bizzarro cervello eh' egli era, ora a farla 
da cavaliero e da spadaccino, ora a farsi vilmente ri- 
baldo per basse invidie. E poi, registrando cotesto ine- 
zie, rendiamo servizio non lieve alle patrie memorie, 
per l'occasione che ci si porge a strappare dal cieco 
obblìo certi nomi a gran torto negletti, e che pure 
han lor parte di merito nelle opere belle e magnifi- 
che che tutto giorno si maravigliano. Or dunque al- 
l'uscire del 1559, i Disciplinanti di s. Francesco in- 
tendevano a provvedersi d'una lor Cassa; e siccome il 
disegno, che fu di Lazzaro, in tutto si mostra confor- 
me a quell'altro di s. Zita, così la faccenda di tutto 
il lavoro egualmente fu messa nel dipintore, con esso 
la cura di eleggersi il legnaiuolo. E fu scelto Matteo 
Castellino, al cui nome s'accoppia talor da Oarroa , 
come aggiunto d'origine; artista ingegnoso, e seniore 
fra quasi una prole di buoni scalpelli, qual già fu notato 
il Battista fra i Garibaldi. È la prima volta che lo incon- 
triamo, e ben par che c'inviti sì caramente, eh' io do vo- 
lentieri commiato al Calvi, per farmegli a lato, ed interro- 
garlo di sue condizioni. Per altra parte, che gioverebbe re-- 
starci più lungamente alla Cassa di quel Sodalizio, quan- 
d'essa è modello alla già descritta? Si vegga il rogito (1), 

(1) Die Sabbati XXX lanuarii in Fesperis 1559 : Cum sit quod Matheus 
Castellinus de Carroa q. Antonii fabricare habeat capsiam unam prò Disci- 
Vol. VI. — Scultura. 10 



74 SCULTURA 

e può bastare ; v'han quattro colonne, e i fanali e gli 
Angeli ; e s' anche par poco, v' han pur le misure, af- 
finchè si conosca il modesto costume che ancor si 
teneva in sì fatti arredi. 

Matteo Castellino del q. Antonio , non prima ti 
mostra faccia, che già tu il conosci per uno di que- 
gV ingegni, sì proprj all' età che trattiamo, che paion 
nati a tentare più strade, e a mostrarsi spediti in 



plinaloribas Sancii Franasti latitudinis parmorum 4 in plano intus altitudinis 
de parmis 9 \fi cum suo fanali secundum designum: columpne (sic) diete cap- 
sie debent esse secundum designum cum angeleto supra qui regit dictam [sic) 
comicem et diete columpne debent esse quatuor et magis quatuor angeletos al- 
titudinis parmorum duorum secundum designum et omnia suprascripta labore- 
ria bene facta et bene intelleta aie) prò predo sculorum 24 auri in auro I Italie 
ex quibus confitetur habuisse 4 in presentia Notarii et testium: et capsia cum 
omnibus laboreriis exclusis Angelis consignare promissit M. Lazaro Calvo pie- 
tori infra dies decerti septem et Angelos infra dies viginti post dictos dies de- 
cem septem et flnitis dictis diebus et non consignato laborerio dictus Lazarus 
non teneatur amplius ad accipieudum dictum laborermm et dictus M. Matbeus 
restituere dicto M. Lazaro omnes peccunias quas habuissel et dictus Lazarus 
non solvendo precium suprascriptum scutorum 23 temporibus ordinatis silicei 
(sic) die cretina scutos 6 et in consignacione capsie scutos 6 et reliquos se- 
cundum quod dictus M. Matheus requiret quod non possit repelere dieta scuta 
habita a dicto Lazaro: Que omnia etc. — Testes Lodixius et Luchas (sic;. 

Qg Die Mercurii XIHI Februarii in terais in loco suprascripto : Supra- 
dictus Matheus sponle confitetur habuisse a dicto Lazaro in presentia mei No- 
tarii et testium scuta decem odo auri in auro computatis scutis 4 de quibus 
supra infra solucionem predi diete capsie quam promisit consignare per totam 
ebdomadam oenturam et casu quo non consignaret quod possit alteram fabri- 
cari facere danno et interesse dicti Mathei et ultra restituere omnes pecunias 
qitas habuissel: Sub etc. — Testes Lawentius Silvaricia et Alexander de Bri- 
na Bernardi 'Atti del Not. Giacomo Villamarino — Fogliaz. 12, 1559J. 



CAPITOLO VII, 15 

ciascuna. Ch' ei presto cessasse all'arte, è a temersi, 
dacch' egli ci sfugge di vista undici anni dal primo 
apparire: se già non si volse a mutar soggiorno, in 
quegli anni che più paesi, e più eh' altri la Spagna, 
invidiavano a Genova il fior degli artisti, e avean 
troppi argomenti per istrapparneli. E questo Matteo 
parea maneggevole ad ogni cosa per ornamento di 
ricche sale, e a quegli ultimi addobbi onde sogliono 
meglio aggradire i dipinti, e abbellirsi le linee del- 
l'architetto, I due Calvi (e potrei dir Lazzaho) in tutto 
cresciuti all' arte sugli occhi a Pierino e in palazzo 
Boria, maturi d'età, ma devoti pur sempre a quel 
gusto, non vollero seco che il Castellino, ove fosso 
mestieri d'oprare signorilmente; e quel ch'io ne ho 
notato pocanzi al trovarlo fra i legnaiuoli, diventa assai 
poco ed oscuro, se il veggo accoppiato a Lazzaro, e 
inteso ad assecondarlo in faccende di più rilievo. I! 
Soprani fa cenno appena d'un trasportarsi di Lazzaro 
a Napoli, dove fé' prova di buono affrescante, e cel 
riconduce a Genova lieto d' onori e d' emolumenti e 
d'insegne pressoché gentilizie; del resto si tace, co- 
m' uomo che scrive quel nulla che intese per avven- 
tura o potè sapere per tradizioni già vecchie d'un se- 
colo. A noi gode l'animo d' empiere 1' ingrato difetto. 
mercè delle carte che mettean patti a quel gran la- 
voro, e mercè l'occasione che ce n' è pòrta dal Ca- 
stellino, Il palazzo in Napoli , al quale desideravasi 
tanta e siffatta dovizia d'arte, era stanza a un Gabriele 



76 SCULTURA 

Adorno colà dimorante, il quale così del cercare i ma- 
estri, e così dell'eleggerli e d'accordarsi per le mercedi, 
avea dato carico ad un Pier Francesco Doria presente 
in Genova, e forse già sperto di ciò che un de' Calvi 
valesse al dipingere. Palazzo assai nobile e vasto , la 
cui caminata (che ornai dicean sala) correva per lungo 
sessant' un palmi, e allargavasi presso ai trent' otto, e 
ciascuna camera ( eran cinque sortite ai pennelli ) 
spaziava fra i trenta e i quaranta. Era il primo marzo 
del 1566, quando in atti di Giambattista Bacigalupo 
il predetto Doria assegnò ai due pittori cotanta fatica, 
e promise loro in nome dell'Adorno la somma di scudi 
millequattrocento d'Italia in oro; lautissima sì, né però 
maggiore o sproporzionata alla mole dell' opera , e ai 
ricchi disegni che Lazzaro stesso avea fatti ed offerti 
per metter norma alle convenzioni. 

Il tenor delle quali, e perchè lunghissimo , e non 
necessario a trattar di Matteo, serberò fra molti altri, 
se avvenga mai eh' io continui alle antiche le nuove 
notizie della pittura e delle arti compagne. Oltreché 
viene in pronto altra scritta rogata da quel Notaio il 
23 aprile, ove i Calvi assicuransi di buoni ajuti in- 
nanzi di salpare per Napoli a tale impresa, fermando 
a salario Alessandro Brignole , fratello di quel Bat- 
tista che ha corta memoria in Raffaello Soprani, e 
con esso Matteo, l'uno all'uopo del colorire, siccome 
io penso, e quest'altro del modellar le decorazioni. 
Conciossiachè nel processo del lungo contratto che 



CAPITOLO VII. 77 

giova omettere, non tanto si parla di storie e di figu- 
re, quanto si fa di cornici e architravi a fregi, che 
risaltassero agli occhi di salda plastica, e quivi una 
varietà d'intagli a cartocci, a maschere, a scudi, a vo- 
lute, e ad intrecci di fioritura, così copiosi e cosi mol- 
tiformi, e a dir breve sì Pierineschi , da sgomentirne 
il più dotto e paziente di simili cose. La carta eh' io 
mando in luco dovea seguitare alla prima, e in gran 
parte rimettersi a quella : i pittori, a ragion di mese, 
s'accordan con essi per undici scudi d' Italia al Ca- 
stellino, e per nove al Brignole ; e a tal convenzione 
dovessero stare costoro, e durare alle opere inrlno al 
total compimento (1). I particolari che noi rechiamo, 



(1) ^ In nomine Domini Amen: Pantaleo et Lazarus fratres Calvi piclores 
q. Augustini majores etc. et qui palam etc: et quilihet eorum in solidum ex 
una parte et Mag. Mateus de Castelinis inlaliator q. Antonii et Alexander 
de Brignolis piclor q. Bernardi et eorum quilihet ex altera seu pluribus par- 
tibus sponte etc. pervenerunt et pervenisse sibi ipsis ad invicem et vicissim 
confessi fuerunt et conUtentur ad infrascriptum convenium et acordium ac ad 
infrascriptas promissiones et ad alia de quibus infra solemnibus slipulationibus 
hinc inde inlervenientibus: Renuncianles etc. Viddicet quia diclimag. Mateus 
et Alexander et eorum quilibet sponte etc. promisserunt et promitunt seu pro- 
misit et promitit dictis Pantaleoni et Lazaro in solidum presentibus et accep- 
tantibus etc. Cum eis laborare in laboreriis per dictos rantaleonem et Laza- 
rum faciendis construendis fabricandis et perficiendis in civitate Neapolis in 
domo seu pallacio M. D. Gabrielis Adurni virtute inslrumenti rogati per me 
Notarium infrascriptum die primo Marcii anni presentis de 1566 facti inter 
Illus. D. Petrum Franciscum de Auria nomine de quo in eo ex mia et dictos 
Pantaleonem et Lazarum in solidum ex altera ad quod prò ventate habeatur 
relatio et de quo fatentur dicti Mateus et Alexander plenam habere notitiam 
et cum eisdem Pantaleone et Lazaro in solidum in dictis laboreriis laborare 



78 SCULTURA 

deon esser graditi alla ricca città che potè vantarsi di 
cosa sì splendida e bella, e che forse tuttcr la possie- 
de: carissimi a Genova, la quale mandò tai maestri, e 
può crescere alcuna luce alle loro notizie. Rispetto a 
Matteo, pare intanto non lungi dalla certezza, ch'egli 
applicasse a lavori di stucco, e con rara felicità, se 



usque ad eorum perjectionem salvo tamen sempcr juslo impedimento mortis nel 
infirmitatis dictorum Matei et Alexandri et cnjuslibet eorum sine aliqua con- 
tradictione. Et versa vice dicli Pantaleo et Lazarus in solidum sponte etc. 
dare et solvere promisscrunt et promitunt dictis Mateo et Alexandre et eo- 
rum cuiltbet videlicel dicto Mateo sciita undecim auri in auro Italie sive eo- 
rum valorem omni et singulo mense donec et quousque dictus Mateus 
in dictis laloreriis laboraverit et dieta laboreria perfecta fuerint et dicto Ale- 
xandre scuta novem auri in auro Italie Ov.ni et singulo mense donec et quou- 
sque idem Alexander in dictis laloreriis laboraverit et dieta laboreria perfecta 
fuerint et ex nunc. dicti Pantaleo et Mateo librus sexaginta unam et. soldos 
quatuordeeim prò valuta scutorum sexdecim auri in auro Italie infra solucio- 
icchi dicto Alexandre) libras quinquagiula unam soldos duodecim et denarios 
novem prò valuta scutorum tresdeeim cum dimidio etiam infra solucionem et 
quas petunias dicti Mateus et Alexander et eorum quilibet resptctive in ef- 
Jcctu habuerunt et receperunt et seti habuit et recepit a dictis Pantaleone et 
Lnzaro in solidum presentibus et acceplanlibus in peccunia numerata in pre- 
sentia mei Notarii et testiv.m infrascriplorum prout edam eas respective ha- 
buisse et recepisse fatentur et de qzùbus etc. Remmciantes etc. — Actum la- 
nue in Salta prima Palacii Cómvnunis vocata Fraschea videlicet ad bancum 
mei dicti Notarii — Anno a Nativ. Domini millesimo quingentesimo sexagesi- 
mo sexto Jndictione VI II secundum Ianue cursum die Lune XXVIIII Aprilis 
in Vesperis: presentibus Io. Bapta Pagano q. Franasti et Paulo Brondo ma- 
gtstro titreorum in contratta Scutarie q. lacobi lestibus vocatis et rogatis. Qui 
quidem Paulus Prondus et mag. Mateus de Castelini» cum juramento atte- 
stati sunt milii Not. agnoscere dictttm Alexandrum de Brignolis et esse illi- 
teralum et me prò se scribere fecit idemque atteslantur dictimet Pantaleo et 
Lazarus Calvus. (Atti del Not. G. B. Bacigalupo — Fogliaz. 2, 1566-69). 



CAPITOLO VII. 19 

quel degno affrescante il prescelse ad impresa di tanto 
rilievo. E a me si consenta d'anticipargliene la debita 
lode, in disparte da' buoni plasticatori de' quali avrò 
a far parola innanzi che si chiuda il presente capitolo. 
È pur verosimile, che in più d'una sala, ove tanto 
abbondano i fregi in istucco, e in ispecie ove i Calvi 
trattaron le tinte a' lor tempi migliori, ci vengan sot- 
t'occhio le dotte fatiche del Castellino a insaputa 
nostra ; sì avara è la storia e la tradizione a' minori 
artisti. Non è picciol fatto che per pazienti ricerche 
sia dato a noi di rivendicarlo tra' legnaiuoli più egre- 
gi, e di dargli anche nome tra gli statuarj, poich' egli 
fu 1' uno e l'altro, né indegnamente, in età che avea 
tratto a Genova più forastieri, espertissimi a far di di- 
versi legni e ornamenti e figure e masserizie di tutta 
eleganza, e che attendono a luoghi lor proprj il di- 
ritto loro. 

Invaghì de' costui scalpelli nel 1574 un dabben 
sacerdote, Giambattista Chiappe, Proposito ch'era in 
s. Giorgio: desideroso di figurare nella sua chiesa, al 
ricorrere del primo Natale, il mistero de] Santo Pre- 
sepio. E Matteo il soddisfece di cinque statuette, alle 
quali, per giunta di lode, non volle altro coloritore 
che sé medesimo (1). E tal magistero gli è confermato 



(1) 1% In nomine Domini Amen: Matkeui Castelinus sculptor q. Antonii ex 
una parte et Venerai D. presbiier Io. Baptista de Clapis Prepositw Eeclesie 
S. Georgii ex parte altera sponte etc. et omni meliori modo etc. devenerunt et 



80 "scultura 

da un altro rogito, in cui la Consorzia di s. Antonino 
(delle più calde a decoro dell'Oratorio) per mezzo di 



devenisse sili ipsis ad invicem et vicissim presentibus et respective stipulantibus 
devenisse [s\c)confessi juerunt et confittntur ad injrascripta pacta conventiones 
et promissiones et alia de quibus infra solemnibus slipulationibus hinc inde in- 
lervcnieiitibus: Renunciantes etc. Videlicet quia ex causa predicta et injrascripta 
dictus Matheus prontisti et promittit dicto D. presbitero Io. Baptisle presenti 
etc. facete figuras quinque ut vulgo dicitur de relevo videlicet Christuu unum 
nudum in Munì tieni Virginem Mariani divum loseph ac bovem et assinum (sic) 
et ipsos perjìcere tam sculpture et relevi quam picture et ipsos finitos et per- 
fectos et coloritos prout sunt de acordio inter eos dare traddere et consigliare 
prefato D. Io. Baptist e intra et per Munì mensem Octobris proxime venturum 
bene factos figurato s et colorilos prout asserunt esse de acordio inter eos omini 
exceptione et contradictione remota. Versa vice dictus Ven. D. presbiter Io. 
Baptista dare et solvere promisit et promittit dicto Matheo presenti et stipu- 
lanti scutos quindecim auri in auro in hunc modum videlicet scntos qualuor 
ex nune et quos dictus Matheus confessus futi et confitetur habuisse et rece- 
cepisse prout realiter habuit et recepit in presentia mei Notarli et teslium in- 
frascriptorum et residuum de tempore in tenipus prout dictus Matheus labora- 
bit ita quod in consigliano ne omnium eorum debeat dare suum comphmentum 
omni exceptione et contradictione retnotis. Acto tamen in presenti instrumento 
pacto expresso quod dicto Matheo non /adente consignacionem de dictis quin- 
que figuris dicto Ven. D. presbitero Io. Baptisle intra et per totum dietim 
mensem Octobris proxime venturum possit et valeat dictus D. presbiter Io. Bap- 
tista facere seu fieri facere dictas quinque fignras ut supra danno expensis et 
Interesse dicti Mathei absque aliqua interpellatione et quantum dictus D. pre- 
sbiter Io. Baptista exponct in predictis debeat dictus Matheus dare et solvere 
dicto presbitero lo. Baptiste et ita promisit etc. Que omnia etc. Actum lanue 
in scriptorio mei Notarti infrascripti sitto sub Palacio Archiepiscopali: Anno 
Dorain. Nativ. MDLXXIIII Indictione prima secundum lanue cursum die Sa- 
bati VII Augusti in terciis : presentibus N. Io. Baptista Calvo q. Ieronimi et 
Baptista de Lutali q. Ianoti civibus lanue testibus ad premissa vocatis spe- 
cialiter et rogatis. ( Atti del Not. Gerolamo Roccatagliata. — Fogli az. 35, 
1574-75Ì. 



CAPITOLO VII. 81 

un Valle, 'd'un Bonguadagno e d'un Merea, principali 
del Sodalizio, lo chiese tre anni dopo di due angio- 
letti in iscbietto legno con lor predelline, da conse- 
gnarsi, cred' io, tosto tosto all'indoratore; né mi par 
da lasciare in silenzio, che a due figure di poca al- 
tezza (non più che tre palmi) si dava mercede d' un- 
dici scudi d'oro (1). Quant' egli valesse all' intaglio, 
mi piace di tramandarlo a migliore occasione , asso- 
ciandolo al più valente che fosse tra noi per sì fatte 



(]) Qg 1577 die Mei-curii secunda lanuarii in Vesperis in Bancis ad bau- 
am mei Notarli — Mag. Matheus Castelinus sculptor lignaminum q. Antonii 
sponte etc. Promissit Pantaleoni Valle q. Baptisle et Io. Francisco Bonguagno 
Auijustini Sindicis Domus disciplinalorum S- Antonini et Dominico Meree q. 
Marci uni ex Conjratribus diete Domus presentibus etc. eisdem tradere et con- 
sigliare per totum mensem Februarii proxime venturi quatuor angelos Ugni, 
grezii juxta modellum eidem mag. Matheo traditum longitudinis parmorum 
trium singulo (sic" cum suo cipo unius digiti quos dictus mag. Matheus construere 
promissit in contentamento et in piena satisfactione diclorum Pantaleonis et So- 
ciorum: et hoc mediante soluzione scutorum nndecim auri in auro lttalie ex 
quibus dictus mag. Matheus habuit a dicto Pantaleone et Sociis presentibus ut 
supra nomine arre sive infra soheionem predi dictorum Angelorum senta duo 
atiri in pecunia numerata in presentici mea Notarii et testiun infrascriptorum 
et ressiduum quod est scutorum novem dicti Pantaleo et Sodi in solidum pro- 
missenmt solvere dicto Matheo ni supra presenti in consignatione dictorum 
Angelorum absque exceptione: Hoc dedarato quod si dictus mag. Matheus non 
consignaverit dictos Angelos intra dictum tempus eo in casu illorum pretium 
de communi consensu reduxerunt ad sciita octo que sibi cedant dicto casu prò 
vero pretio et valore dictorum Angelorum : Et prò omnibus predictis stalutus 
est terminus per spectab. Boni. Vicarium dicto mag. Matheo presenti: et de 
omnibus ut supra etc. Sub. etc — Tesles Ieronimus Ceca q. Blasii et Nico- 
laus Sanclamaria Pelri. — (Atti del Not. Gregorio Ferro. — Fogliaz. 1, 
1517-78). 

Vol. VI. — Scultura. 11 



82 SCULTURA 

bisogne. Fin d'or;), a sgombrarmi più libero i) campo, 
dirò che Matteo non fu solo della sua gente a consi- 
mil' arte. Un suo figlio di nome Orazio, con titolo di 
scultore, mi s'appalesa del 1610 negli atti del Para- 
vagna, abitante oltre Porta d'Arco; e m'avvisa che il 
padre era andato da tempo al sepolcro. Due altri del 
loro casato, nipoti (direi) del Matteo, si dichiaran fi- 
gliuoli, l'un di Giovanni, e l'altro di Francesco , ed 
han nome Battista e Bartolommeo. Del primo scar- 
seggiati le note; ma l'altro si sta degnamente nell'or- 
dine della famiglia, e tre volte esce a vista ne' rogiti, 
e chiesto a faccende di polso , e di varia forma , 'le 
quali cel mostrano e vivo e operoso per anni venti. 
A' Disciplinanti di s. Tommaso compose nel 1573 , e 
intagliò ad ornamenti, l'altare del loro oratorio ; che 
dai Priori, G. B. Pinceti e Benedetto Botte, gli venne 
rimunerato di lire sessanta (1). Tre lustri appresso il 



(1) t^f In nomine Domini Amen: Bartholona-ìiid C.istellia'us bancalarius 
Francisci spunte etc. promisit et promittit Io. Biptiste Pinseto q. Marci ci 
Benedicto Butte q. Bernardi Pricribus Domus Disciplinatorum S. Tkome pre- 
senlibus et acceplantibus nomine Disciplinatorum diete Domus fabricare anco- 
tiam unam lig neam juxla modellum ipsis consignatum per dictum Bartholom. uni 
signatum per me Notarium infrascriptum et que debeat esse longituiinis paì- 
morum decem et latitudinis septem cum dimidio lamie et cum ornamento etiam 
hgneo juxla dicium modellum et quam bene fabricalam consigliare eisdem pro- 
misit infra festa Pascalia Resurectionis D. N. lesu Chrisli proxime venture 
omni exceptione remota : prò pretio librarum sexaginta Ianue et magis vsqv.e 
in libris septuaginta duobus lanue judicio Petri Semini q. Benedicti in quem 
respeclu dicti suprapluris se se remisserunl etc. Infra, solutionem qxiarurn li- 



capìtolo vii. 83 

troviamo in Moneglia per opera di maggior conto: ed 
è un bel tabernacolo, allogazione d'Antonio di Piazza 
massaio di s. Croce, alla cui fattura non parvero trop- 
pe cent' otto lire. E una pia emulazione lo strinse ad 
un dato modello, non so se di sua o d'altrui mano; 
dico alle forme e alle proporzioni d'un altro cotal ta- 
bernacolo, ond' era superba la chiesa de' Monaci Ar- 
meni in Genova (1). E finalmente nel 1693 sottentrò 



braruu dictus Bartliolomeus fatetur habuisse et recepisse a dieta Io. Baplista 
et Benedicto presentibus ab eis habuisse et recepisse (sic) realiter et cura effectu 
in pecunia numerata coram me Notano et testibus infrascriplis libras triginta 
duas lanue et de ipsis etc. Ressiduum vero solvere promiserunt dicto Bartho- 
lomeo presenti facta dieta consistanone omni exceplione remota: Renunciantes 
etc. Acto quod si non consignaverit dicto termino quod teneatur restitnere pe- 
cunias habitas per debilum confessum et magis possint aliam emere et fieri fa- 
cere omnibus expensis et interesse dicti Bartholomei quia sic etc. Que omnia 
etc. — Actum Genite in Bancis ad bancum residence mei Notarti: Anno a 
Nativit ale Domini millesimo quingentesimo septuagesimo tertio Indictione deci- 
ma quinta secundum lanue cursum die XXVI Ianuarii in Vesperis: presenti- 
bus tulio Savignono et Io. Maria de Pinseto testibus ad premissa vocatis et 
rogatis. (Atti del Not. Francesco Carexeto — Fogliaz. 30, 1573. n. 2;. 

(1) >fr In nomine Domini Amen: Bartholomeus Castellinus filixts Francisci 
Jnber Ugnar iiis sponte etc. promisit et promittit construere et fabricare D. An- 
tonio de Platea uno ex Massariis Ecclesie S. Crucis de Monelia presenti etc . 
tabernacnlum ligneum modelli faclure altitudinis et magnitudinis et demwn ad 
instar illius modo existentis in Ecclesia S. Bartholomei de Armenis finitum 
opera dicti mag. Bartholomei exclusa Cruce vel figura solita apponi in caeu- 
mine dicti tabernaculi et illud consignare dicto D. Antonio intra diem octa- 
vam lulii proxime venturi. Versa vice dictus D. Antonius promittit solvere 
dicto vitag. Bartliolomeo presenti libras centnm oeto G ernie prò pretto dicti ta- 
bernaculi ex quibus habuit a dicto Antonio presenti etc. in pecunia numerata 
antehac libras quinquaginta dv.as Genue et sic de eis «.te. et reslum dictus D. 



84 SCULTURA 

ad un ! impresa già destinata a Genesio Garibaldo , e 
dismessa da lui, qual che fosse la vera cagione : cioè 
nel lavoro d'un doppio sedile, pel coro di s. Benigno 
a Capo di Faro, e per commissione di Fra Germano 
da Lucca (1); e quest'anno gli bastò pure a spedirsi 
d'un altro altare, o vuoi dirla ancona, che a prezzo di 
lire novantasei gli ordinò la Consorzia del Corpo di 
Cristo che avea proprio culto in S. M. delle Grazie (2). 



Antonius promittit soUere dicto Bartholomeo in consignacione dicti taberna- 
coli: declarato quod quatenus non consignaverit diclus Bartholomeus intra 
dicium tempus dictum làbernaculum tcneatur solvere dicto D. Antonio et resti- 
tuere dictas l. 52 et nitro, l. 20 prò juslo interesse suo: Renuntians etc — 
Actum Genite in scriploria: 1588 Indictione XV die Sabati quarta /unii in 
Tesperis : presentibus D. Marco Antonio Bullo q. Francisci et lo. Daptista 
Ioardo q. D. Hartholomei testibus. ( Atti del Not. Marcantonio Mollino. — 
Fogliaz. 8, 1588). 

|1) >J< In nomine Domini Amen : Mag. Bartholomeus Castcllinus filius 
Francisci lancalaràts sponte ctc. Fatetur Rev. D. Germano de Lucha celerario 
in monaslerio S. Benigni de Capite Fari) presenti etc. se ab eo habuisse et re- 
cepisse libras centum sexaginta in pecunia numerata in pluribus vicibus et par - 
titis que sunl prò pretio bancarum duarum per dictum mag. Bartholomeum 
factarum in Ecclesia $ Benigni predicti ad usum chori dicti Monasterii que 
fieri debebant per mag. Genexium Graribaldum ut dictus mag. Bartholomeus 
fatetur: Renunciantes ctc. — Actum Genue in scriptoria mea Notarii sita apud 
Falatium Archiepiscopale: Anno a Nativitate Domini MDLXXXXIII Indictione 
quinta secundum Genue cursum die 3/ercurii Villi Iunii in Vesperis: presen- 
■Cus D. Iacobo de Cwmo q. Lazari et Stephano de Cumo /ilio Andree testibus 
ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Marc'Antonio Mollino — Fo- 
gliaz. 13, 1593 . 

"2; >J« In nomine Domini Amen : Bartholomeus Castelinus bancalarius 
filius Francisci major annis vigintiquinque et qui etc. ut ipse cum juramento 
fatetur : sponte etc. promittit et se obbligai D. Guliermo Seminio q. Andree 



CAPITOLO VJI. 85 

Così la pietà de' credenti , e '1 privato lusso , e le 
pubbliche feste, nutrivano in Genova un'arte indu- 



et Baptiste Rebrocie D. Oberti Prioribns Societatis Corporis Christi Beate 
Marie de Gratiis presentii Civitatis Genue et Francisco, Gatto q. Jacobi Sui- 
dico ejusdem Societatis et cuilibet eorum in solidum presentibus et acceptau- 
tibus fabricare s tu f ab ricari facere hinc ad festurn Nalivitatis Domini proxime 
venturum anchonam unam legnaminis (sic) albi confo? mis illius Ecclesie S. Geor- 
gii altaris majoris excluso ornamento quod cingit guadrum diete anchone que 
anchona sic fabricata intra dietimi terminum dictus Bartolomeus consi- 
gnare promittit ipsi Guliermo et Sociis in solidum ut supra intra terminum 
de quo supra sine aliqua contradictione et hoc per debitum con/essum in judi- 
cio mullum magni/. D. Pretoris Gemte et ila slatutus est terminus etc. prò 
prelio et nomine pretii librarum nonagiuta sex monete Genue infra solucio- 
nem quarum dictus Bartholomeus sponte etc. fatetur habuisse et recepisse 
prout vere et cum effeclu habet et accipit in pecunia numerata in presentia mei 
Notarli et testium infrascriptorum a dictis D. Guliermo et Sociis presentibus 
etc. libras viginti quinque Genue prout etiam dictus Bartholomeus presens 
Jatelur : Renuncians etc. Restum pretii diete anchone dictus D. Guliermus et 
Socii in solidum ut supra eidem Bavtholomeo presenti etc. dare et solvere 
promisserunt et promittunt in consignatione diete anchone omni etc. slcto etc. 
quod in deffectu consignationis diete anchone termino de quo supra quod dic- 
tus Bartholomeus tencatur et obligalus sit solvere dictis D. Guliermo et So- 
ciis in solidum tet supra libras quinquaginta Genue prò eorum justo damno et 
interesse dictorum D. Guliermi et Sociorum in solidum ut supra ita taxalo de 
accordio inter ipsas partes et similiter quatenus dicti D. Guliermus et Sodi 
in solidum ut supra intra terminum de quo supra recusarent recipere dictam 
anchonam eo casu tencantur et obligati sint eidem Bartholomeo presenti sol- 
vere totidem libras quinquaginta etiam prò suo justo damno et interesse ita 
taxalo de accordio quia ita etc. Renunciantes etc. — Actum Genue in Ban- 
cis videlicet ad bancum residentie mei jam dicti et infrascripti Notarli : Anno 
a Nalivitate Domini millesimo quiugentesimo nonagesimo tertio Inditione sexta 
secundum Genue cursum die vero Veneris vigesima secunda Octobris in terciis: 
presentibus Jo. Francisco Lav agnino q. Baptiste et Nicolao Carlino filio An- 
dree teslibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Giulio Priaiu^rgia 
- Fogliaz. 9 - 1593). 



£6 SCULTURA 

striosu, e pieghevole a trattar legai comunque volges- 
sero i desiderj o all' intaglio o al rilievo, o ad arnesi 
domestici o a roba di chiesa, o ad ornato o a cagion 
di bisogno. Ciò nondimeno i maestri fin qui menzio- 
nati non empion che parte del nostro debito; ed altri 
parecchi, per non dir molti, ci passan da lato, e ci gri- 
dano il nome loro, e lamentano anch' essi 1' ingiusta 
dimenticanza. Cotale è la sorte delle arti belle , qual 
suole d'ogni altra o virtù o facoltà civile: che il più 
valente o il più fortunato rapisce a sé solo la luce di 
molti, e la fama d'un nome ricopra o disperda le al- 
trui memorie. Né lieve fatica vuol essere a noi il ri- 
parar questo danno, senza nuocere all'ordine che ci è 
prefisso, o costringer chi legge ad un arido elenco 
di nomi. Il men male sarà nell' accogliere intorno ad 
un uomo, e sian pure anche i due, quanti sono a no- 
tizia nostra o seguaci o compagni o contemporanei 
delle opere loro, ed intender ciascuno, e stimare i lor 
fatti, e comporli amichevolmente , come farebbesi a 
gente scontenta de' proprj casi. Vero è, che di questa 
guisa uscirà non so qual miscuglio, od alternativa di 
tempi e d'opere in sé differenti; ma quel che spiace 
ad attento compilatore, per noi torni a fine di varietà, 
e ci conforti a durare l'ingrata fatica. 

Anzi tutto gli artefici nostri , oscurati dal nome di 
un forastiero, avran certa consolazione da ciò, che la 
costui fortuna, e '1 continuo operare eh' ei fece in Ge- 
nova e in tutta Liguria per anni ben più che cinquan- 



CAPITOLO VII. 87 

ta, gli valsero appena a passar nella mente de' posteri, 
e se a Dio piaccia, sì travisato, e sì scemo de' proprj 
meriti, che certo fu a un nulla il fuggirne del tutto. 
Il Soprani gli diede un tal soffio di vita, segnandone 
il nome ed alcun lavoro; ma quello alterato e guasto 
di Forlano in Forzano, e cotesti con troppa scarsezza, 
e talvolta scambiati colle opere altrui, o a lui stesso 
attribuiti con troppa facilità. Nostra cura pertanto sa- 
rà d'accertarne le condizioni, p seguirlo all' età più 
tarda, e indicarne i lavori più largamente, e in ispe- 
cie quelli eh' ei fece siccome statuario ai Disciplinanti, 
tornando al soggetto che abbiamo intramesso, distratti 
da tanta e sì larga materia. Il raccoppieremo altresì ad 
un fratello nomato Giuseppe , dal nostro biografo o 
sconosciuto o dimenticato, o confuso in un nome stesso; 
eppur degno di stargli a paro per simili prove d' in- 
gegno, e parecchie di giunta. 

Non erra per altro il Soprani, congetturando il ve- 
nir di Gaspare a Genova alquanto prima che a mezzo 
il secolo. I libri delle Ragioni tei mostrano fin dal 
1548 a decorare con suoi disegni la Cattedrale, per le 
accoglienze stanziate dalla Repubblica all'Infante Fi- 
lippo di Spagna. Già fin d'allora dovette parere inge- 
gnoso e destro a sì fatte bisogne, non men del Giu- 
seppe, che a imaginare spettacoli ed apparati, e con- 
gegni di macchina fu valentissimo quanto vedremo. 
Par verosimile che i due fratelli ad un tempo stesso 
vedesser Genova, e forse con animo di cambiar cielo, 



88 SCULTURA 

già privi del padre che fu un Frediano, e disamorati 
della lor Lucca, alla quale son presso che ignoti. Da 
ciò si dimostra eh' ei fossero giovani molto , e ancor 
meglio lo attesta 1' età lunghissima ch'ebbero entram- 
bi fra noi , specialmente il Gaspare. E giureresti che 
l'uno e l'altro fra noi s' ammogliassero, a solo udire 
i cognomi delle famiglie ; né il Gaspare sola una 
volta. Ebbe prima moglie Benedettina di Francesco 
Ginocchio, e di questa tre figli che nomò Barbara e 
Gio. Andrea e Gio. Giacomo: della seconda dirò a mi- 
glior punto (1). Giuseppe si tolse una Scorza, figliuola 
a Bartolommeo, nominata Cattarinetta (2); né trovo che 
avesse altra prole all' infuor d'una Maddalena, impal- 



(1) Lo attingo da un atto di procura in capo del fratello Giuseppe, a 
rogito del Campodonico , in cui fra molte altre cos'j si legge così : Nec 
non ad nomine (sic) dicti Constituentis ut patris et legitimi administratoris Bar- 
bare lo. Andree et Iacobi Jlliorum ipsms Constituentis et quondam Benedicane 
fitte q. Francisci Zenogii uxoris dicti Constituentis ad habendum hereditatem, 
diete q. Benedicane eorum matris cum cautela tamen et beneficio inventarti 
i-onficiendum et confici mandandum etc. L'atto è del 1583, quand'egli era 
stretto con altra donna, e i figliuoli por certo già grandicelli : Actum la- 
nue in Sala magna Palacii Ducalis. - Anno a Nativitate Domini MDLXXXIII 
Indictione X secundum lamie cursum die vero lovis XXII Scptembris in ve- 
speris etc. 

(2] E di ciò m'attesta una scritta del Bado notaio , e del 5 dicembre 
1571, dove io leggo: Ioseph de Luca quondam Frediani magisler lignorum: 
Declarat quod omnia bona mobilia amensia utensilia et vestes qteas habet Cat- 
tariueta ejus %xor Mia quondam Bartholomei Scortie habuit in causa dotium 
ejusdem me Nolario stipulante etc. et que omnia promissit reddere sub etc. 
Testes Auguslinus Ritius q. Bernardi et Pranciscus Vinelli Andree : maxime 
attenta deterioratane facta de aliquibus ejusdem Cattarinete. 



CAPITOLO VII. 89 

mata prima a G. B. Grasso, e in secondo luogo a G. B, 
Del Bene. La sua Barbarella mandò Gaspare a nozze 
oneste nel 1585, dotata di lire seicento, con Gio. Ge- 
rolamo Canevaro : sì come consta dai rogiti del Cam- 
podonico. Ornai non rimane che la lor madre, né que- 
sta pure e' invidian le carte ; fu dessa Bartolommea 
d'Andrea Dini lucchese, la quale durando in vita, per 
quel che pare, fino al 1583, potè ristorarli in alcuna 
parte della immatura perdita del genitore. Qual dei 
due precedesse negli anni, non m' argomento a sup- 
porlo pure ; e dei due qual valesse di più nelle sue 
facoltà, si rimanga in ambiguo. Hanno entrambi ono- 
revoli allogazioni, e favor di patrizj, e memoria d' in- 
signi lavori; ed è lode rarissima a consanguinei, che 
spesso appaiati nelle opere, abbian dritto ciò nondime- 
no a distinta notizia negli scrittori. 

Quant' è dell'intaglio, vien prima a notarsi per Ga- 
spare la cassa dell'Organo, che i PP. del Comune o 
rifecero o restaurarono nel 1554, in capo alia nave si- 
nistra del s. Lorenzo. Il Soprani ne rende merito a 
lui soltanto, anzi ardisce di dargli pur l'altra dell'Or- 
gano a dritta ; ma taccion di questo le filze di quel- 
l'Ufficio, e rispetto al primo gli fanno compagni non 
pochi maestri, e i migliori che di quel tempo operas- 
sero il legno. Però divisammo che a questo luogo si 
porgan le loro notizie, e che il nome di Gaspare giovi 
a richiamo di que' non pochi, dai quali se non egua- 
gliato fu certo emulato cogli scalpelli. Ch' ei primeg- 

Voi,. VI — Scultura. 12 



90 S C U L T t R A 

giasse a condurre que' fregi, e ne desse i modelli, può 
credersi a ciò, che i salarj si mostran più larghi per 
lui che per altri nel lungo registro de' pagamenti , e 
che il nome di lui v' è notato anzi tutti, e per tutto 
il tempo che corron l'opere: dico dal luglio dell'anno 
predetto, a mezzo il gennaio del successivo. Giuseppe 
è con lui, ma brev' ora; impedito forse dagli altri la- 
vori che già gli abbondavano. E tutti, pagati a gior- 
nata da' quindici a' venti soldi, parrebbero in quella 
lista una plebe di manovali , se a noi non si vendi- 
cassero per altre autorevoli testimonianze, ad intender 
le quali copriamo alcun tratto d'ingrato silenzio i due 
prodi fratelli. 

È perduta ogni traccia d'un Giorgio Francese, che 
io veggo associato a Gaspare infin da' principj, e ri- 
munerato in egual misura, e servito da un fattorino: 
e coni' egli cessa all'uscir del dicembre, succede, di- 
resti a supplirlo, il Giuseppe. Vien' anche, benché per 
poco, Giovanni Fiammingo; ma questi già noto e pro- 
vato per opere addietro, e dieci anni costante in Ge- 
nova, e autore di cose che portano il pregio del rife- 
rirle. Scultor di rilievo apparisce in due statue d' an- 
gioli, fatte nel 1545 a richiesta d'un prete Bonifazio 
Italiano Gambarotta, in sembianza e misura di due, 
che secondo l'usanza d'allora, adornavan l'altare alla 
vecchia Annunziata dell'Olivella (1). Se il porsi a giu- 

(1) In nomine Domini Amen: Iohauues Flamengus intagiator sponte et omni 
modo etc. promissit et promittit R. Bonifacio /italiano Qambarupte presenti 



CAPITOLO VI ). 91 

dizio d'un valoroso, è argomento di buono ingegno , 
vorrassi notare per questo Fiandrese, che le dette fi- 
gure, secondo il contratto, aspettavan l'approvazione di 
Grò. Giacomo dalla Porta. Nove anni dopo, provò in 
quel medesimo coro della Certosa, ove il bravo Del- 
pino avea già composto e intagliato quel ricco emici- 
clo di stalli che abbiamo descritto, a richiesta d'Anto- 
nio Lercaro Priore dell'Ordine. Ma, senza dir quanto 
zelo spronasse que' Monaci a decorare di cose bellissi- 
me e chiostro e chiesa, sembrava il Capitolo aver di- 
fetto d'un banco od armadio per lor masserizie, e d'un 



etc. fabricare Angelos duos ligneos magnitudinis et prout sunt duo olii An- 
geli -positi in Ecclesia Sancle Marie Annientiate ìanue et quos promiss it con- 
sigliare dicto Bonifacio intra mensem unum proxime venturum et prò mercede 
ipsius dictus Bouifacius dare et solvere promissit et promittit dicto mag. Io- 
hanni presenti ut supra senta sex auri Italie in consignacione eorum ex qui- 
lus confilelur Imbuisse a dicto Bonifacio scuta duo prò arra ejusdem operis : 
Renuncianies et". Aclo quod casu quo dicti duo Angeli essent pulchriores ilio- 
rum qui sunt in Ecclesia Sancte Marie Annunliate lanue talli casu promissit 
dictus Bonifacius dicto Iohanni solvere dicto mag. Iohanni id quod declarabi- 
tur per mag. Ioannem Iacobum de la Porta scultorem et casu quo non es- 
sent illius pulcliritudinis et bonitalis talli casu dictus Iohatmes promissit re- 
stituere sciita duo sibi mutuata per dictum Bonifacium ipsi Iohanni (sic): De qni- 
bus omnibus et singulis suprascriptis rogavernnt me Iacobum Vilamarinum No- 
tarium — Aclum lanue in prima Salla Palacii Communis vocata Frascliea vi- 
delicet ad bancum mei Notarvi infrascripli: Anno Domin. Nativ. millesimo quin- 
gentesimo quadragesimo quinto Indictione secunda secundum lanue cursum die 
Sabbati sexta Iunii hora quintadecima vel circa : presentibus Ieronimo Abbo 
Pauli et Cosma Pallavicino Clavarino •?. Thome civibus lanue testibus ad pre- 
messa vocatis et rogatis. (Atti del Isot. Giacomo Villamarino - Fogliaz. 3 - 
1545-46). 



92 SCULTURA 

leggìo per gli uffizj corali, che rispondesse alle for- 
me eleganti non che alla materia delle sganzelle ; e 
in quest'anno, eh' è il 1554, provvide al bisogno l'at- 
tuai Priore del Monastero, Frate Gerolamo Bottigella, 
dandone carico ad uno de' suoi più solerti, D. Ugo 
Fritallo, che n'era Sindaco e Procuratore. Costui pat- 
teggiò col Fiammingo addi 3 del febbraio negli atti 
di Nicolò Pallavicino dì Coronato; e il ricambio di 
ventisei scudi d' oro, sarà, verso il quale dell' opera, 
indizio sicuro del pregio in che teneano l'artefice. Io 
do per intero la scritta ; e se v' ha chi s' invogli a 
conoscer le singole parti del bello arnese , potrà sod- 
disfarsene a voglia sua. Ma se alcuno corresse alla 
fonte, vo' dire all'archivio, vedrebbe l'ornato stile del- 
l'epoca e del maestro in pulito disegno alligato al 
rogito: giudicherebbe con quanta prestezza era vòlto 
il gusto al semplice e all'elegante dell'arte antica (1). 



(1) In nomine Domini Amen : Yeneràbilis D. D . Ugo Fritalus monacus mo- 
nasterii S. Bartholomei de Riparolio extra muros lanue Ordinis Cartusiensis 
iamquam Sindicus et Procurator Rev. D. Prioris et Monacorum et Conventus 
dicti monasterii substitutus a Rev. D. leronimo Butigela Priore ac Sindaco 
et procuratore dictorum DD. Monacorum et Conventus dicti monasterii prout 
de procura dicti D. leronimi Prioris constai instrumento scripto per me No- 
tarium infrascriptum et de substitutione dicti D. Ugonis constat alio instru- 
mento manu Stephani de Camblasio Notarii ex una parte : et mag. Ioannes 
Valconus Flamengus q. alterius Iohannis habitator lanue in contrada Bea- 
te Marie Graciarum ex parte altera ; Sponte pervenerunt tt pervenisse con- 
fessi Juerunt et confitentur ad infrascripta pacta campo sitiones transactiones 
promissiones et alia de quibus injra solemnibus stipulationibus hinc inde inter- 



CAPITOLO VII. 93 

Io direi volentieri la gentil proporzione di quelle mem- 
bra inquadrate e scolpite di schietta noce, e le giuste 



venientibus valatas et jirmatas ac vaiata et firmata : Sub etc. : Renunciantes 
etc. Videlicet quia ex causa prèdicta dictus ma,g. Iohannes Me presens sponte 
etc. promittit dicto D. Ugoni dictis nominibus et ad cautelam mihi Notarlo in- 
frascripto sumptibus et expensis propriis ipsius mag. Iohannis construere ac 
conlicere leterile unum tabularmi latarum nucis cum quatuor faciebus et seu 
lateribus longitudinis palmorum octo et dierum (sic) seu digitorum trium lati- 
tudinis vero palmorum quatuor et digiti unius cum suo leterili parvo alto prò 
tenendis libris ante et retro cum suo pomo et ornamento ad colonnam (sic) illius 
altitudinis condecentis et honeste juxta laborerium apponendum in ilio loco in 
quo apponi solet et solitum est in et super planum dicti leterilis magni dieta- 
rum quatuor facierum nec non cum alio leterili unius faciei prò ponendo uno 
libro ab una parte lamen amovibile et quod possit affigi in faciem dicti leterilis 
magni item cum quatuor solariis seu armariis prò ponendis et collocandis li- 
bris cum sua valva et bono latere et alia valva in finem dicti leterilis magni 
prò aperiendo et claudendo cum suis clavaturis mappis et aliis ferramentis 
pulchritudinis et ornalus condecentis ad laborerium: Quod quidem leterile ma- 
gnum sit et esse debeat altitudinis a solo seu astrico dicti monasterii palmo- 
rum quinque vel circa nec non conficere et construere subtus banchum unum 
nucis latitudinis dicti leterilis magni longitudinis vero palmorum trium appo- 
nendum ante dictum leterile. Et que omnia laboreria facere et construere bene 
diligenter pulchre et accomodate cum suis intaliis frixis designis recamis et a- 
liis juxta metam et designalionem modelli et forme firmate inter ipsos D. Prio- 
rem et monacos dicti monasterii ex una et dictum mag. Iohannem ex parte 
altera ut fatetur in dicto monasterio per ipsas partes consignati mihi Notario 
infrascripto infilsati in presenti instrumento ad evidentiam premissorum: De- 
clarato tamen quod liceat dicto mag. Iohanni intus dictum leterile dieta soia- 
ria prò ponendis libris facere de Ugno arbore tantum et etiam declarato quod 
omnia illa ferramenta que fuerint necessaria usui dicti leterilis tam magni 
quam parvi et alterius alti prò ponendis libris ab utraque facie apponi de- 
beant per dictum mag. Iohannem et suis impensis ornatus (sic) juxta dictum 
laborerium ad quod laborerium idem mag. Iohannes teneatur ponere frixum 
unum olivastri et presenterà (sic) laborerium forme et in omnibus ut supra fuit 



94 SCULTURA 

canalature de' colonnini, e le foglie d'acanto che ve- 
stono il pluteo; ma che poss' io fra cotanto soverchiar 
di materia? M'incalza una terza fattura di questo stra- 



declaratum dictus mag. Iohannes promissit dicto D. Unoni dictis nominibus 
et mihi dicto Notarlo stipulantibus etc. deferre et deferri facere in Ecclesiam 
dicti monaslerii et ipsum apponere in chorurn diete Ecclesie perfectum et in 
ordine sino aliquo de/ectu ita et adeo quod solum dicti D. Prior et monaci 
dicti monaslerii valeant ipso uti prò Offlciis et aliis divinis celebrandis in dic- 
tam Ecclesiam : Et hoc infra festnm Pentecostis proxime venturum anni pre- 
sentis dwmmodo quod intra festnm predictum sit perfectum et appositum in 
Ecclesiam predictam cum omnibus predictis omni exceptione et contradictione re- 
motta. Versa vice dictus D. Ugo dictis nominibus acceptans predicta sponte promis- 
sit dicto mag. Iohanni stipulanti eidem mag. Iohanni dare et solvere prò conf celione 
dictorum laborcriortim de quibus supra scutos viginlisex auri Italie in hunc modum 
videlicet ex nunc dictus D. Ugn dictis nominibus dedit solvit. et exbnrsavit dicto 
mag. Iohanni scutos orto auri Italie in pecunia numerata in presenlia mei 
notarvi et testium infrascriptorum scutos sex semper et quandocumque dieta 
laboreria in quasi perfectione ipsorum fuerint perfecla et reliquos scutos duo- 
decim postquam dieta omnia laboreria erunt perfecla apposita et piantata in 
Ecclesiam predictam dirti monasterii intra dietim festum Pentecostis proxime 
venturum omni exceptione et- contradictione remotta : Que omnia etc. Et prò 
dicto mag. Iohanne et ejus precibus et mandato prò premissis omnibus et sin- 
gulis complendis et observandis in totum ut supra erga dictum D. Ugonem pre- 
sentem etc. intercessit et Jìdejussil Ambrosius de Gavio mersarius Antonii ma- 
jor annis viginliquinque et qui palam et publicc negociatur sciente et non con- 
tradicente dicto Antonio ejus patre et qui quidem mag. Iohannes promissit dicto 
Ambrosio ipsum keredes et bona sua indemne indemnem et indemnia servare 
a suprascripta fidejussione sub etc. Renuncians etc. — Actum Ianue in scripto- 
ria mei Notarii infrascripti sitta sub Palalio Archiepiscopali : sub anno a 
Nativilate Domini millesimo quingentesimo quinquagesimo quarto Indictione 
undecima juxta morem lanue die Sabbati lercia Februarii in terciis : presenti- 
bus Leonora Plazio Augustini et leronimo Palavicino de Coronalo filio mei 
Notarii infrascripti civibus Ianue testibus ad preméssa vocatis et rogatis. 
(Atti del Not. Nicolò Pallavicino Coronato-Fogliaz. 24-1554-55). 



CAPITOLO VII. 95 

niero, e di simil genere, che propriamente era il suo 
prediletto; ed è un tavoliere (il dicevano scagno) per 
lo scrittoio di Andrea Usodimare Pichenoto , patrizio 
non nuovo alle nostre orecchie. Spedì tal lavoro nel 
giugno dell'anno 55, e fu questo per avventura che 
lo ritenne da maggior' opera intorno agi' intagli del- 
l'Organo. E intagli e cornice e fiorame e fregi eran 
pure in cotesto tavolo, ond'ebbe mercede di scudi ven- 
ticinque d'oro: e pur anche figure , e non poche (1). 



(1) tfr In nomine Domini Amen: Ioannes Valtonus flamengus sculptor li- 
gnorum sponte etc. promissit et promittit noi. Andree Ususmaris Pichenoto 
presenti fabricare bene et diligenter scamnum unum nucis juxta modelum exi- 
stens penes me Notarium infra diem XV Iunii proxime venturi prò predo scu- 
torum vigintiquinque auri ad rationem soldorum septuaginta prò singulo monete 
latine et illum consonare infra dictum tempus infra solucionem cujus dictus 
Andreas dedit et solvit ex nunc dicto Iohanni presenti in presentia mei No- 
tarti et testium in pecunia numerata scuta sex auri ad dictam rationem et to- 
tidem quorum promittit solvere quandoc amque dictus scamnus fuerit compositus 
àbsque Uguris et intagiis (sic) et ressiduum promittit solvere in consignacione 
dicti scamni et in casu tamen quod non esset in satisjactione dicti Andree 
dictus lohannes contentatur restituere ac dare et solvere dieta scuta de quibus 
supra et alia si lune temporis soluta fuissent om,ni exceptione remota : Quem 
scamnum sic et prout supra fabricandum vendidit dicto pretio cum conditione 
quod dictus Andreas teneatur providere de ferramentis necessariis: Renuncian- 
tes etc. — Actum Ianue per me Augustinum Lomelinum de Facio Notarium in 
Bancis ad bancum residentie mei Notarti : Anno Domin. Nativ. millesimo quin- 
gentesimo quinquagesimo quinto Indictione duodecima secundum lanue cursum 
die Mer curii XXVI I Marcii in terciis: presentibus Pellegro Italiano de Levanto 
et Io. Angelo Palmario Stephani testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti 
del No*. Agostino Lomellino Fazio — Fogliaz. 4 - 1554-55). 



96 SCULTURA 

Non tacerò, per qual fretta io m'abbia, due fatti curiosi 
a sapersi da questi due rogiti ; il luogo cioè della co- 
stui officina, e il casato in sua propria lingua. Egli 
apriva bottega vicin delle Grazie ; che , seguitando , 
vedremo esser nido ai migliori di tal professione. La 
scritta della Certosa cel dà per Ioannes Valconus ; in 
quest' ultima del Pichenoto è un tal poco travolto in 
Vattonus. Ed io credo con più verità, stando all' uso 
de* nomi fiamminghi ; e se avessi a chiamarlo con uno 
de' due, sceglierei per Jean Valton. 

Ajuti di Gaspare a queir impresa eran' anche due 
da Castello , figliuolo e padre , Oberto e Nicolò , 
menzionati entrambi ne' fogli del soprastante o del 
pagatore. Nicolò non s'annunzia per altri cenni, e per 
altri pochissimi il figlio ; ma basta un solo perch'egli 
sia degno d'andarne co' primi. Né il padre era vivo a' 
suoi fianchi, quand' egli in dicembre del 1567 si mise 
a importante lavoro per commissione di Paolo e Otta- 
viano Giustiniani , e per prezzo di lire cinquecento 
cinquanta di Genova. Ardevano que' generosi di cin- 
gere a vaghi sedili il Capitolo o coro di s. Giuliano 
alle spiagge d'Albaro; e '1 fornirono a loro spese di 
stalli (finissima noce) in due gradi , quattordici per 
ciascun lato al di sopra, e di sotto a ragione di buona 
euritmia. E quasi ad anticiparsi l'aspetto e la sicurezza 
d' un' opera degna, lo strinsero a questo patto , eh' ei 
si tenesse ad esempio d' innanzi agli occhi il bell'or- 
dine delle sganzelle che aveansi in città nella chiesa 



CAPITOLO VII. 91 

del Carmine (1). In quella lista ha pur nome un mal- 
estro Pietro, a cui puossi aggiustare il cognome al- 
tresì di Marassio, dacché un Agostino , o figliuolo o 
fratello di lui, ne dà indizio. Fu certamente cotesto 
Pietro un de' buoni fra i legnaiuoli, più volte chia- 



1) Qg In nomine Domini Amen: Obertus de Castelo q. Nicolai bancalariua 
sponle et omni modo promisit et promittit N. Ottaviano (sic) et Paulo Iusti- 
nianis presentibus fabricare suis sumptibus et expensis tam lignaminum quam 
fierramentorum et laborerio scanzelas in choro S. Tulliani de Albaro numero 
quatuordecim prò singula parte ditti ehori in parte superiori et alias scanzelas 
sub eis tantum quantum deceat astregum tabularum et preterea dictas scanzelas 
debeat facete tabulis nucis et demum in omnibus prout sunt scanzele Carmi 
(sic) sub modis et Jormis ipsarum exclusis iestis 'sic] relevatis quas non tenea- 
twr facere semper in contentamento dictorum D. Ottaviani et Pauli et que om- 
nia facere debeat et ponere et finire in dicto loco chori S. tulliani intra et per 
totam diem vigesimam mensis /unii proxime venturam et prò qvdbus omnibus 
laboreriis dicti D. Ottavianus et Paulus dare et solvere promissemnt et pro- 
mittunt dtdo Oberto presenti sive legitime persone prò eo libras quingentas 
quinquaginta lamie in hunc modum, videlicet nunc in presentia mei Notarii et 
testium infrascriptorum in scutis quinquaginta libras ducentas Ianue: Restum 
dare promissemnt dietim secundum làborerium quod feceril ita quod in fine 
laborerii sit solutus de tota dieta summa. Rennnciantes etc. Acto pacto expresso 
quod quatenus dictus Obertus non fabricaverit et Jinierit dietnm làborerium 
intra dictum tempus possint dicti N. Ottavianus et Paulus eas (sic) finiri facere 
damno et interesse dicti Oberti de quo credalur dicto et simplici verbo ipsorum 
sine aliqua probatione: Que omnia etc. Et prò observatione predictorum et pe— 
cuniis datis et dandis intercessit et Jidejussit Martinns de Canevali Baptiste 
major etc. Sub etc. Renuncians etc. — Actum Ianue in mediano domus dicto- 
rum Octavìani et Pauli site in contrata S- Georgii: Anno Domin. Nativ. mil- 
lesimo quingentesimo sexagesimo seplimo Indictione decima secundum IanUe 
rursum die Iovis XVIII Decembris in Vesperis: presentibus Ieronimo Ricobono 
q. Angeli et Lodixio de Masola q. Enrici testibus ad premissa vocatis et ro- 
gatis. (Atti del Not. Domenico Conforto — Fogliaz. 21, 1567). 

Vol. VI. — Scultura. 13 



98 SCULTURA 

inato a operar pel Comune, e ben cognito a noi per 
un vago Leggìo, che non vuoisi passare in silenzio. 
Il patrizio Agostino Sauli del fu Vincenzo gliene die' 
incarico nel 1559, e pagato a contante di trenta scudi, 
il donò ad ornamento e servizio de' Cisterciensi di s. 
Caterina in contrada dell' Acquasola (1). E così ad in- 
cassare e a fregiare quell'Organo, al modo che anche 
oggi si vede, altri ed altri parecchi si travagliavano, 
i quali io taccio per brevità, eccetto solo un Passano 
chiamato Giovanni, perch' egli preludia ad un nome 



[1) £g In nomine Domini Amen: Petrus Marracius^'tts loannis bancalarius 
sponte omnique meliori modo etc. promissit Noi. Angustino Sauli q. D. Vin- 
centii presenti stipulanti etc. fabricare seu construere in choro monasterii San- 
cte Catherine Ianue ledente unum prò servicio et usu dicti chori aptum et idoneum 
ac proportionatum prò ditto choro prò libris reponendis et canendo secundum 
formam modelli descripti in appapiru mihi Notario infrascriplo ostensi et ma- 
nu mea subscripti et illud fabricare teneatur et sic promissit intra menses tres 
proxime venturos de tdbulis nucis ad extra in partibus visibilibus bene accomo- 
datum et ornatum juxla formam dicti modelli omni penitus exceptione et con- 
tradictione cessantibus. Versa vice predictus D. Augustinus promissit dare et 
solvere dicto mag. Petro presenti etc. scuta triginta auri in auro Malie ex 
quibus dictus D. Augustinus ex nunc solvil et exbursavit dicto mag. Petro 
scuta duodecim similia numerata in presentia mei Notarii et testium infra- 
scriptorum: et ressiduum solvere promissit dicto Petro in dies secundum quod 
erit factum laborerium circa dictum lecterile omni exceptione etc. Renuncian- 
tes etc. — Actum Ianue in mediano domus predicti D. Augustini sub anno a 
Nalivitate Domini MDL Villi Indictione secunda secundum Ianue ctcrsum die 
Martis XXllll Octobris in terciis: presentibus Bernardo Frugano cive Ianue 
et Antonio Bianco de Portu Mauricio testibus ad premissa vocatis et rogatis. 
(Atti del Not. Gerolamo Axillo — Fogliaz. 1. 1536-73}. 



CAPITOLO VII. 99 

d'artista che a miglior tempo mi gioverà di contare 
fra gli ottimi. 

Sciolto, com'io mi sento, del debito inverso costoro, io 
ritorno al soggetto de' due Forlani, e ne sèguito i 
casi senz'altra sosta: stringendoli in uno fraternamente 
dovunque io possa, e comunque il comporti la qualità 
.de' lavori. Ma qui sulle prime m' è forza condurmi 
in disparte col Gaspare, e ciò per cagione d' un ma- 
gistero eh' egli ebbe suo proprio, o che gli atti alme- 
no non mostran comune al fratello Giuseppe. Vo' dir 
lo scolpire e intagliar di figure; per cui mi ritorna 
opportunità a raccontar d'Oratorj e di Casse, e di pom- 
pe e di Confraternite. Ho voglia di dubitare eh' ei si 
mettesse a sì fatto esercizio in età matura , adescato 
forse dalle occasioni che uscivan frequenti e lucrose 
alle imagini in legno; cotanto m' indugiano i primi 
saggi. E il primissimo è piccola cosa, siccome d'uom 
timido e ligio all'intaglio; una tavolina di N. D., 
eh' ei fece nel 1572 di mezzo rilievo ad istanza d'un 
Ambrogio de' Gatti massaio di S. M. della Villa su 
quel di Noceto, in contado di Savignone. Argomento 
le scarse misure dal prezzo di scudi quattordici ond'ei 
fu contento, e suppongo che messa di tinte e d'oro 
dovesse brillare su qualche altarino di quella chiesuo- 
la ; però ch'io veggo presente all'atto, e chiamato a 
recarne giudizio, Agostino Piaggio figliuol di Teramo, 
onesto pittore, ma condannato (e '1 sapremo più volte) 
o dalla fortuna o dal torto costume de' tempi a sì bassi 



100 SCULTLRA 

usi (1). Ma quanto a Gaspare, ei non fu lento a mag- 
giori prove applicando al rilievo : anzi è lecito argo- 
mentare che dal suo esempio le macchine delie Con- 
sorzie aggrandissero alquanto e la mole ed il numero 
delle figure. Non meno di tre gli sortì di scolpirne 
entro il giro di men che tre lustri, e alle tre Disci- 
pline che primeggiavano per avventura a ragion di 
contante e di zelo; benché al primo invito, anzi ai 
primi patti, mettesse pur soste ed indugi, com'altri fa- 
rebbe o ritroso all' imprendere o disvogliato del pro- 



seguire. 



Certo è che già fin dall'agosto del 1668, Agostino 
Belviso Sindaco con altri ufficiali di s. Antonio, Ca- 



(1) In nomine Domini Amen: M. Gaspar de Luca bancalarius q. Fedriani 
sponte etc. promissit Ambrosio Ddligati de villa Nuceti jurisdiclionis Savigno- 
ni tamquam imi ex Masariis Ecclesie S. Marie de Villa presenti se Gasparem 
vulgariter de tutto punto. ipsi Masario consiynare Me lanue in apolheca ip- 
sius Gasparis per totiim presentem mensem Imaginem ligneam de medio relevo 
Beate Marie juxta accordimi inter eos captum et hoc prò pretto sculorum qua- 
tuordecim in quindecim auri in auro Italie juxta declaratiouem faciendam per 
Gotardum de Mersariis de Crema et Augustinum de Zoalio pictorem: et in- 
fra solucionem Jatetur ipse Gaspar habuisse senta quinque auri in auro Italie: 
et non data fornita (sic) intra dictum tempus teneatur ipse Gaspar restituere 
dieta senta quinque et facta dieta consignatione infra dictum tempus teneatur 
dictv.s Masarius suo et nomine hominum diete ville et in solidum solvere ipsi 
Gaspari presenti dictum residuum et ila ad invicem sponte promiserunl: Re- 
nunciantes etc. — Actum lamie in Sala prima Palacji Fraschea videlicet ad 
bancum juris: Anno a Nativitate Domini MDLXX U Indictione 14 (sic) ju- 
xta morem lanue die mercurii VII Maji in terciis: presenlibus Petro Andrea 
de Ecclesia Nolario et Baptista Grassi test ih us ocatis etc. ( Atti del Not. 
Francesco Albara — FogiiaÉ 13. 1572). 



CAPITOLO VII. 101 

saccia in Saizano, e aggregata al quartier di Castello, 
ridottisi in sulla volta o vestibolo della Cattedrale, a- 
vuto a so Gaspare, e '1 Carnpodonico per la scrittura, 
accordavano collo scultore la somma di scudi cinquanta, 
ed il termine di sette mesi, non bene intieri, al lavorìo 
d' una Cassa, ove intorno del Santo Patrono facessero 
gloria otto forme d'Angeli ; e già mezzi i danari eran 
corsi d'anticipato, con pene e minacce di multa, ne' 
modi che allora si costumavano tra committenti bra- 
mosi dell'opera, e artisti desiderosi di commissioni (1). 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Cum verum sit vel sit gtiod sii construenda 
Imago Sancti Antonii cum sua Capsia cum Angelis orto cum uno suo (sic) et 
sua cuba lignei per mag. Gasparem da Lucha ad rcquisilionem Augustini Bel- 
tixii D. Baptiste Sindici Domus Disciplinatorum S. Antonii de lanua de dieta 
Domo seu Cazatia sub inoocatione S. Antonii: et v^lentes dictus Augustinus 
Sindicus predictus necnon Bartholomeus de Lacagio q. alterius Bartholomei 
Prior Domus Disciplinatorum S. Antonii et Anlonius Maria de Levanto Sub- 
prior diete Domus necnon Bernardus Carriola q. Augustini unus ex cum Jra- 
tribus {sic) cum fralernitatis predicte Domus suis propriis et privatis nominibus 
necnon nomine et vice reliquorum Vratrum diete Confratrinitalis (sii) ad con- 
zenium et compositionem cum dicto mag. Gaspare devenire: hinc est quod dictus 
Augustinus dicto sindacano nomine et dictus Bartholomeus de Lavagio Prior 
et dictus Antonius Maria de Levatilo Subprior ac dictus Bernardus ul uuus ex 
dictis Cìtmfralribus diete Cumfrateniitatis suis propriis et privatis nominibus 
ac nomine et vice reliquorum Fratrum diete Domus ac diete Cazatie et ipsi 
Augustinus et sodi supradicli suis 'propriis et privatis nominibus de rati habi- 
tione promisserunt et promittunt: Renunciantes e te. ex una: et dictus mag. Ga- 
spar ex alia devenerunt et devenisse confessi fueruut et confitentur ad infra- 
senptam compositionem et convenia ac alia de quibus infra solemni stipulatane 
interveniente: Renunciantes etc. Videlicet quia dictus Gaspar teneatur et ila 
promissit et promittit coustruere seu construi facere et fabricare Immaginem li- 



102 SCULTURA 

Coinè che fosse, o per troppe faccende, o per rea ne- 
gligenza, o perchè il denaro consunto od in tutto od 
in parte suol menomare la voglia delle fatiche, fatto è 
che sei anni dopo la Cassa di s. Antonio era ancora 
ne' desiderj ; abbozzata bensì ed ammanita a' secondi 
lavori, ma pur tuttavia trascurata e incomposta per 
entro alle stanze dello statuario. Spiacevole esempio 
in costui di protervia, e di troppa pazienza ne' Con- 
fratelli ; ma questi pur finalmente se ne riscossero, e 
a cura del nuovo Sindaco Stefano Micone, e col mini- 
sterio d'un altro notaio G. B. Bisso, il legarono a 
patti vieppiù severi in sua stessa bottega, che aveva 
a que' giorni in contrada di Fonte Maroso, vicino al 
palazzo di Francesco Lercaro, or Parodi. Alle brusche 
tempraron le dolci con altro denaro; e così la Cassa, 
ad un quattro mesi, fu messa in assetto d'andarne al 



gneam ad invocationem S. Antonii etiamque conslruere Angellos (sic' octo li- 
gneos bene fabricatos ac etiam construere ligneum suem seu porchelum etiam 
bene fabricatum que Capsia sit equalis latitudinis palmorum quatuor in quolibet 
latere ad modum et formavi modelli eidem Gaspari tr •additi per diclos Sindi- 
cum et Priorem et hoc intra et per totum mensem Februarii proxime venturum 
absque dilatione. Vice versa dicti Auguslinus Bartholomeus Anlonius Maria 
et Bernardus suis propriis et privatis nominibus promisserunt et promitunt 
dictomag. Gaspari presenti et acceptanti dare solvere et eflectualiler exbursare 
prò dicto laborerio scuta quinquaginta auri in auro Ittalie in hunc modum vi- 
delicet scuta vigintiquinque de numerato et sic Ma dederunt et traddiderunt et 
numeraverunt dicto Gaspari presenti et acceptanti ttc. et que habuit et recepii 
a dictis Auguslino et sociis predictis in pecunia numerata in presentia mei 
Notarii et testium injrascriptorum et sic de illis dictus Gaspar infra solucio- 



CAPITOLO VII. 103 

pittore (1). Direi colorista od indoratore, se il nome 
del Piaggio suddetto non mi sforzasse; in' è ingrato 



nem predictam se bene quielum solutum tacitum et contentum vocavit et vocat: 
Renunciantes etc. Residuum vero quod est se% sunt senta vigintiquinque dicti 
Augustinus et sodi predicti suis propriis et privatis nominibus promisserunt et 
promitunt dicto Gaspari presenti perfecto laborerio et coasignato ad omnem vo- 
luntatem et simplicem requisitionem dicti Gasparis absque ulla exceptione: Que 
omnia etc. Aclo pacto expresso quod casu quo dictus Gaspar intra dictum 
ternpus non consignaverit dictum laborerium dictis Sindico Priori et aliis su- 
prascriptis tali casu possint dicti Sindicus et sodi predicti illud perfici facere 
danno expensis et interesse dicti Gasparis prò quo damno expensis et inte- 
resse stare habeat dictus Gaspar simplici verbo cum juramento dicti Sindaci 
et Prioris sine aliqua probatione nec judicis declaratione nec sententia et prò 
ipsis possint habere licentiam expeditam sine aliqua solemnitate servata et ser- 
vanda quia ita exlitit convention inter ipsas partes: De quibus omnibus etc. — 
Actum Ianue in Ecclesia majori lannensium videlicet supra voltata existenlem 
supra hostium (sic) magnum versus plaleam diete Ecclesie: Anno a Nativitate 
Domini MDLXV1II Indictione decima secundum lanue cursum die Lune VII II 
Augusti in vesperis: presentibus testibus lohanne Tassistro D. Bernardi et 
Francisco Castagnola q. Natalis vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Antonio 
Campodonico — Fogliaz. 3. 1568-69). 

(1) >J< In nomine Domini Amen: Cum sit verum quod his annis superiori- 
bus magister Gaspar de Luca q. Frediani promisserit Priori et Confratribus 
Oratorìi Sancii Antonii de Castello Ianue fabricare nonnulla laboreria de qui- 
bus fit mentio in instrumentis inter dictas partes scriptis ut dicitur manu An- 
tonii Caltanei de Campodonego Notarli annis et diebus de quibus in eis et 
infra solucionem pretii quorum laboreriorum dictus Gaspar habuit et recepit a 
dictis Priore et Confratribus summam pecuniarum de quibus in eis quibus ha- 
beatur relatio: et cum sit etiam quod dictus Gaspar pluries ultra contenta in 
dictis instrumentis verbo promisserit dictis Priori et Confratribus dieta labo- 
reria finire et huc usque ea non finierit et volens modo dictus Gaspar ea que 
sunt juris facere et promissa attendere: Ideo sponte etc. et omni modo etc. pro- 
missit et promittit Stephano Michono aromatario Sindico et Procuratori Con- 
fratrum et Oratorìi S. Antonii presenti et stipulanti etc. et nomine dictorum 



104 SCULTURA 

far quasi un meccanico di chi seppe pur molto a i- 
deare e a compor dipingendo, e mostrare il maggiore- 
de' nostri artefici, Luca Cambiaso, a stimar quel lavo- 



Confralrum cilra tamen novationem et prejudicium priorum jurium et hipole- 
carum que [sic ipse Stpehanns seu dirti Confratres habent et sibi competunt 
contro, dictum Gasparem et ejus bona que illesa et intacta ac in suo viridi 
robore rutnaneant omnia et singola dieta laboreria in dictis instrumentis con- 
tenta et expressa fabricare seu fabricari facere bene et dilligenter et siefabri- 
cata dare tr adderò et eonsignare dieta Stephano dictis nominibus intra et per 
iotum mensem Seplembris proxime venlurv.m omni exceptione et conlra.dk (ione 
remota: Renuncians etc. Ulteritis dictus Gaspar ultra summas peccuniarum de 
quibus in dictis instrumentis rnanu dicli Antonii conjessus fuil et confitetur 
dicto Stephano (lieto nomine presenti et stipulanti ab eo habuisse et recepisse in 
hunc modum scuta undecim auri Itlalie in auro videlicet senta quinque his su- 
pcrioribus diebus per manus Autjustini ■ Brenisii q. Baptiste et scuta sex modo 
per dictum Stephanum tradita et solupta [sic' dicto Gaspari in prcsentia mei 
Notarii et testium infrasc, riptorum et que serviunt dicto Gaspari infra sohitio- 
nem pretti dictorum laboreriorum consignandorum prout supra: et sic de eis se 
bene quietum soluptum tacitum et contentum vocavit et vocat. Renuncians etc. 
Acto quod quatenus dictus Gaspar intra et per totum dictum mensem Septem- 
bris proxime ventumm non consignaveril dicto Stephano omnia dieta laboreria 
contenta in dictis instrumentis completa et finita tali casu tenealur et debeat 
dictus Gaspar restituere omnes peccunias per eum habitas a dictis Prioribv.s 
(sic) et Fratribus tirtute dictorum instrumentorum una cum dictis scutis unde- 
cim auri lltalie in auro de quibus supra ad omnem voluntatem et simplicem 
requisitionem dirti Stephani sine aliqua contradictione et ita dicto Gaspar; pre- 
senti statutus est terminus per egregium D. Yicarium magnif. D. Potcstatis 
lamie jurisdictioni cujus sì submissit et submiltit etc. — Actura lamie in col- 
trata Fontis Amorosii prope palacium Nob. Franci Lcrcarii videlicet in apoteca 
solite residentie dirti Gasparis: Anno a Nativilate Domini millesimo quingen- 
tesimo septuagesimo quarto Indictione prima secundum lamie cursum die Lune 
tigesima tertia Augusti in tcrtiis presentibus l'ernardo Cheyrosio q- Vincentii 
et Baptista Carbono filatore sette (sic) q. Nicolai lestibus ad premissa teca'.. 
et rogatis. (Atti del Not. G. Bisso — Fogliaz. 3. 1574-75). 



CAPITOLO VI]. 105 

ro. Ben vorrà dirsi che in tale mestiero Agostino a- 
vanzasse quanti erano allora: e ciò nondimeno sarà 
maraviglia nuova, di quanto la spesa del colorare vin- 
cesse la spesa degli scalpelli. A costui fecer capo i 
moderatori del Sodalizio, e promisero infino alla som- 
ma d'ottanta scudi, se a Luca, e a un cotale Agostino 
Bernizza sembrasse, a lavoro finito, aver fatto il suo 
debito; e s'egli stette saldo alle convenzioni, i Discipli- 
nanti posarono da tante cure a metà di quaresima del 
1575, e '1 Giovedì Santo apparve la nuova macchina, 
a dare negli occhi del popolo, e a crescere forse 1' e- 
mulazione delle altre Consorzio (1). Per altra parte po- 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Cimi sii veruni quod per Confratres Domus 
DisciplUatorum S. Antonii de Castello lanue fuerit fabricata capsia lignicum 
imagine S. Antonii et Angelis et invenerint Augustinum Plazium pictorem et 
requisicerinl ut vellit (sic) mediante ejus mercede aureari dictam capsiam et 
angelos et dictum sanctum ac angelos et capsiam de rebus necessariis spectan- 
tibus ad artem dicti Augustini munire et dictus Augustinus promisserit pre- 
dieta omnia bene et dilligenler facere: hinc est quod dictus Augustinus Pla- 
zius sponte etc. et omni modo etc. promissit et promittit Bernardo Cheyrosio 
q. Io. Vincenlii Priori dicti Oratorii Stephano Michono Sindico Bartholomeo 
Lavaggio et Francisco Tassorello Confratribns ejusdem Oratorii presentibus et 
stipulantibus suis et nominibus aliorum Conjratrum absentium et prò quibus de 
ratto promissemnt et promittunt sub etc. dicium S. Antonium angelos et cap- 
siam de qutbus supra aureare in illis locis et partibus prout necesse fuerit ea- 
que ex sua arte bene et diligenler laborare et sic laborata et finita de omnibus 
necessariis ad dictam ejus artem spectantibus dic'is Bernardo et sociis suis et 
dictis supra in dicto Oratorio S. Antonii intra dimidium Quadragesime proxi- 
me venture traddtre et consigliare omni exceptione et contradictione remota. Et 
versa vice dicti Bernardus Stephanus Bartholomeus et Franciscus suis et dic- 
ctis nominibus promisserunt et promittunt dicto Augustine- presenti et stipu- 
Vol. VI. — Scultura. 14 



106 SCULTURA 

tra dubitarne chi vegga la stima degli arbitri sum- 
nientovati indugiarsi ad intero il luglio dell'anno se- 
guente : se già non si spese il tempo in quistioni o 
tentennamenti. Gli scudi ottanta ebbe interi il Piaggio: 
e chi avrebbe pensato altrimenti? Era questi virtuoso 
pittore, quantunque alcun atto il qualifichi per inau- 
rator : e Luca, un de' due periti, l'aveva in affetto di 
un quasi fratello, ed ho indizj per credere eh' anche 
gli fosse maestro, od almen consigliere nell'arte (1). 



lauti eidem Augustino dare et solvere prò ejus mercede occasione dictorum la- 
boreriorum quantum judicatum et arbitratum fuerit per Lucana de Camblaxio 
et Augustinum Brenixiam usque in summam scutorum octuaginta auri Ittalie in 
auro tantum et non ultra judicio quorum diete partes slare promisserunt et 
promillunt: Infra solutionem de eo quod per dictum Augustinum et Lueam 
fuerit usque in dictam summam scutorum octuaginta judicatum prout supra 
dictus Augustinus confessus fuit et confitetur dictis Bernardo et sociis pre- 
sentibus et stipulantibus ab eis habuisse et recepisse prout vere habuit et rece- 
pit in pecunia numerata in presentia mei Notarli et teslium infra scriptorum 
scula novem auri Ittalie in auro et sic de eis se bene quietum soluptum (sic) 
tacilum et quietum vocavit et vocat: Renunciantes diete partes etc. — Actum 
lanue in salta superiori Palacii Communis vocata Fraschea videlicet ad ban- 
cum mei suprascripti et infrascripti Notarli: Anno a Nativilate Domini mille- 
simo quingentesimo septuagesimo quarto Indictione secunda secundum lanue 
cursum die Veneris decima nona Nooembris in terciis: presentibus Stephano 
Traxino q. loannis et Io. Ambrosio Bicio Bernardi testibus ad premissa voca- 
tis specialiterque rogalis. (Atti del Not. G. B. Bisso — Fogliaz. 3, 1574-75;. 
(1) ifr HDL XXV die Lune XXX Iulii in Vesperis in Salta superiori Pal- 
ladi Communis vocata Fraschea ad bancum mei Notarli Indictione tertia se- 
cundum lanue cursum: D. Lucas de Camblaxio et Augustinus Brenutius q. 
Baptiste habentes baliam declarandi mercedem laboreriorum factorum per Au- 
gustinum Plazium ad capsìam Oratorii S. Antonii de Castello vigore et for- 
ma instrumenli facti per et inter dictum Augustinum Plazium ex una et Ste- 



CAPITOLO VII. 107 

Ricorsero pure al Forlano per simil' opera i Disci- 
plinanti di s. Consolata, non però prima del 1582 , 
stipulando per essi un Battista Savignone. Io l'accen- 
no appena, siccome gemella alla precedente, guardan- 
do alle forme : voleano la Santa del titolo in mezzo a 
cinque angeli, e davano quasi egual prezzo, con lire 
trecento di Genova (1). E a giudicarne eran due ma- 

fhauum Michonum Bartholomeum Lavagiwm et Franciscum Tassorellum confra- 
tres didi Oratorii ex alia scripti manu mea Notarli anno 1574, die 19 Au- 
gusti cui kabeafur relatio: Tisa in primis eorum balia et instrumento convenii 
facti per et inter dictas partes manu mea dicti Notarti et eo considerato: 
Visa dieta capsia et laboreriis in ea factis per dictum Augustinum una cum 
aliis peritis et eis bene et diligenter inspectis et consideratis : Omni modo et( 
Declaraverunt et declarant mercedem dicti Augustini Plazii occasione dicto- 
rum laboreriorum j'actorvm in dieta capsia fuisse et esse et ascendere ad sum- 
mam scutorum octuaginta auri Italie in auro et ita dicunt et declarant omni 
meliori modo etc. — Per me lo. Baptistam Bicium Notarium : presentibus 
Baptisla de Mado de Nervio q. Luce et Ioseph de Brancolis de Finario q. 
Barlholomei testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Kot. G. B. 
Bisso — Fogliaz. 4. 1576-77. 

(1) vfc In nomine Domini Amen: Gaspar Furlanus q. Preiiani (sic) Lu- 
censis sponte etc. promittit Baptist e Savignono q. Dominici presenti et ac- 
ceptanti etc. fabricare et seu fabricari facere Capsiam unam prò Oratorio Di- 
sciplinatorum Sancte Consolate sub modo forma et ut vulgo dicitur designo 
existente penes ipsum Gasparem subscripto per me Notarium infrascriptum 
fabricatam de lignamine nominato arbora sechi 'sic) et bene condicionati cum 
sex Jiguris videlicet quinque angelis et una Sancta et demum sub forma de 
qua in dicto designo ejus laUtudinis et altitudinis conveniende inter ipsos Ga- 
sparem et Baptistam et eam consignatam (sic) in omnibus ut supra dictum fuit 
promittit videlicet cum dicto angelo (sic) consignare intra et per tolum mensem 
Martii proxime venturum bene fabricato ut supra et réliquos quatuor Angelos 
intra menses . . . tunc sequuluros omni exceptione remota: Sub hipotheca etc. 
Et versa vice dictus Baptista promittit dare et solvere dicto Gasp \ ri presenti 
prò omnibus prediclis libras tercentum monete Genue et ultra id quod declara- 



108 SCULTURA. 

estri del marmo; un de' quali, il Guidetti, è già noto 
a chi legge, ma l'altro, Taddeo Carlone, più degno 
a conoscersi, per conclusione di questo volume, e delle 
cose che spettano alla scultura. Né molto andò che i 
Consocj di S. Maria s* invogliarono anch' essi di Ga- 
spare, e per lavoro di maggior prezzo; che la lor mac- 
china, a legger gli atti, poggiava al valore di cento 
cinquanta scudi, o di lire seicento. E tal somma per 
avventura recava disagio alla Confraternita; perchè del 
pagarla via \ia che l'artefice andasse operando, si com- 
mettevano in quattro dabben cittadini e affettuosi alla 
lor Casaccia, Gio. Cesare Pallavicino, Gerolamo Dollera, 
Vincenzo Croce e Vincenzo Sambuceto ; impegnando 
per costor sicurtà tutti quanti i proventi dell'Oratorio 
sui luoghi che aveano alle Compere. E l'opera andò 



tum fueril per raag. Iacoburn Guidetum q. Bernardi et Thadeum Carlonum 
q. Ioannis in quos partes ipse quoad predicla se se remiserunt et remittwit. 
hifra solutionem qmritm habuit scutos quindecim auri in auro Italie et de eis 
etc. Quare qnitavit etc. Ressiduum solvere promitlit dietim in fabricadone pre- 
data omni exceptione remota etc. Acto quod quatenus dictum opus dictus 
Gtaspar non faceret et perjiceret possit dictus Baptista illud perfici facere a 
quocumqtie alio damnis expensis et interesse ipsius Gasparis de quibus credere 
voluil simplici diclo dicti Bapliste absque aliqua fide probatione nec judicis 
taxatione facienda quia sic etc. — Actum Genue in Bancù ad scamnum re- 
sidence mei predicti Notarii : Anno a Nativitate Domini millesimo quinyente- 
simo octuagesimo secundo Indictione nona secundum latine cursum die Mer- 
curii decima lanuarii in Vesperis: presentibus teslibus Io. Baptista Corselo q. 
Felicis et Ambrosio Rapallo filio Automi vocatis. (Atti del noi Paolo Gero- 
lamo Bargone - Fogliaz. 3-1582'. 



CAPITOLO VI 1. 109 

spedita oltre quello che promettesse sì fatto auspicio , 
e cotale intromettersi di più persone: dacché non an- 
cora ordinata in aprile del 1586 , si trovava in pos- 
sesso de' Confratelli nel marzo dell' 88(1). E il dì 16 



(1) In nomine "Domini Amen : DD. Alexander Aste et Stcplianus Crovarius 
Priores Confratemitatis seti Cazacie Disciplinai orurn Sancte Marie et cwm eis 
DD. Nicolans Ghius, Franciscus Tarchionus, Bastianus Castellinus, Bartlio- 
lomeus Vanascus, Io. Maria Bracius, Baptista Solimanus, et Thomas Korrius, 
Gregorins Airolus subrogatus loco Maihei Ripae, Fraucisctis Canepa subroga- 
tus loco Augustini de Ferrariis et Paulus Curletus subrogatus loco Baptiste 
de Fumo Consiliarii dictae Confratemitatis : Scienles Magni/. Io Cesarem 
Paìlavicinum et DD. Hieronimum Doleram , Vincentium de Cruce et Vincen- 
tium Sambuxetum fore oblignturos et suscepturos obligationem erga mag. Ga- 
aparem de Luca prò scutis centum guinquaginta prò predo et valore concordilo 
de Capsia ut vulgo dicitur quae prò dieta Confraternitate per dietim Gaspa- 
rem construitur et erigilur, et sic promissuros esse prò solutione dictorum seu- 
torum centum quinquaginla eidem mag. Gaspari jar.ienda modis inler eos con- 
vetiiendis : Rine est quod ipsi Priores et Consiliarii sponte etc. et omni modo 
«te. promiserunl et promittunt et prout etiam ad calculos omnibus concurren- 
tibus decreverunt et decermud solocre et satisfacere prefatis magni/. Io. 
Cesari et Sociis me Notarlo prò eis stipulante omnem eam summam pecuniae 
quam /orlasse causa dictae obligationis et promissionis per eos erga dictum 
Gasparem causa de qua supra suscipiendae et faciendae pati solvere et damni- 
ficari contigeril una cum damnis expensis et interesse sub hypotheca bonorum 
dictae Confratemitatis et obligaverunt in specie pensionem omnium bonorum 
immobilium dictae Confratemitati spectantium ac etiam provtntus locorum 
quorumvis Comperarum Sancii Georgii super Domum Sactae Mariae seu Con- 
fratemitatis vel Oratorium aut Cazaciam S. Mariae conscriptorum seu con- 
scribendorum prò cautione dictorum magni/. Io. Cesaris , DD. Hieroni- 
mum Vincentium et Vincentium, (sic) quos et unumquemque in solidum con- 
stltuerunt et conslituunt procuratores cum /acuitale dictas pensiones ac 
provenlus exigendì percipiendi et habendi excusationes /aciendi et quaecumque 
gerendi quae necessaria erunt et proinde quaevis mandata obtinendi et coram 



110 SCULTURA 

appunto di questo mese, alla spicciolata, entro certa 
bottega in salita de' Pollajuoli, sborsavasi a Gaspare 
l'ultimo avanzo della mercede con ventidue lire, dal 
magnif. Pier della Chiesa, qual Sindaco eh' era della 
Consorzia. Assisteva da testimonio Agostino Piaggio; 
e chi non dirà eh' egli avesse a quest' ora vestita la 
Cassa di tinte e d' oro, o non fosse per darvi mano?(l} 
Ben pare che in lui si posasse ogni desiderio; e al 



quocumgue judice comparendi et hoc semel et pluries et arbitrio ipsorttm ci 
uniuscuiusque eorum in solidum etc. Dantes etc. Quibus quidem consenscrunt 
et consentiunt Augustinus Oliverhis, Philippus Maya, Augustinus Anius, Fran- 
ciscus de Rocha , Io. Antonius de Cruce , Io. Antonius Pinascus , Bastianus 
Anius, Io. Baptista Cardena, Simon Ratlus, Io. Baptista Bracius, Domi 
Bracius , Vincenlius de Oliverio , Petrus Barberius , Ieronimus Casti?* 
Laiarus Serravalle et Antonius Doterà omnes Confralres dictae Cazaciae prc- 
sentes etc. — Actum in dictamet Cazacia seu Oratorio : Anno Domin. Xalcc. 
millesimo quingentesimo octogesimo sexto Indktione XIII secundum Genuae 
cursum die Dominico XXV lì Aprilis in tertiis : presenlibus teslibus Battista 
Longarisio q. Ieronimi t. p. s. et Simone de Bona q. Oberti camixolario ad 
predicta vocatis et rogalis (Atti del Not. Nicolò Zoagli - Fogliaz. 4, 1586-8" . 
(1] >ì< 1588 die Iovis 16 Marta in tertiis in apoteca cartaria solite habita- 

tionis sita in platea Pollariorum — In nomine Domini Amen : Mag. Ga- 

spur de Luca Forlanus q. Floriani (sic) sponte etc. Confitetur Imbuisse et re- 
cepisse a magnif. Petro Ecclesia q. Antonii presenti Sindico Oratorii Beate 
Marie et proul habet in pecunia numerata in presentia mei Notarii et testami 
infrascriptorum libras viginli duas cum dimidia Qenue que sunt prò integra 
solutione librarum sexcentarum monete Qenue prò quibus tenebatur dictus ma- 
gnif. Petrus uti Sindico (sic) dicli Oratorii seu Agenti dicti Oratorii occasione 
mercedis et laborerii facti per dictum mag. Gasparem occasione Cassie dicli 
Oratorii per eumdem Gasparem constructe ut tenebatur et conventum erat ut 
fatentur partes prcsentes: Et de eis etc. — Testes D. Augustinus Plazia q. 
Therami et Dominicus Castrucius. (Atti del Not. Andrea Albara — Fogliaz. 
3-1586-91). 



CAPITOLO VII. Ili 

lettore accadrà rivederlo in proposito d'altri scultori. 
Il Forlano ci chiama a lavori diversi, e più proprj al 
suo ingegno, e che il lasciano in coppia del suo 
Giuseppe. 

A costui si volgeva il favor de' patrizj , e di quelli 
massimamente, che a quella età, sì feconda di privati 
palazzi, per non dir reggie, godevano ad eguagliar 
l'eleganza delle domestiche suppellettili col grande e il 
maestoso degli edifìzj. Non trovo che mai lavorasse per 
chiese, fuorché un Tabernacolo a lui commesso da Fra 
Nicolò Capurro de' Conventuali di s. Francesco in 
città: nò per questa chiesa, ma per quell'altra dell'Or- 
dine e titolo stesso, che siede sul colmo d' Albaro. È 
ben vero che il rogito ov' io lo scopro , in' accenna 
d'un altro che avea già fatto alla parrocchiale delle 
Grazie ; ma il Frate voleva il suo sì conforme a 
quello, per ciò eh' è disegno e misure , eh' io mi fo 
lecito d'accogliere in una due opere. Nò furon cose 
di gran momento ; cinquanta lire bastarono al Fran- 
cescano, e Giuseppe ne parve contento. (1). Ma il 



(1) In nomine Domini Amen: Mag. Ioseph Furlanus Lucensis sculplor li- 
qnaminum sponte etc. et omni modo etc. promissit Rev. D. Fratri Nicolao Ca- 
jmrro Ordinis Fratrum Conventualium Sancti Francis ci presenti etc. fdbricare 
et construere de ejus ministerio et opere unum Tàbernacuìum prò Ecclesia 
Sancti Francisci de Albario sub eodem modo Jorma et modello prout est ìllud 
Ecclesie Sancte Marie de Qratiis prope Oratorium S. lacohi de Marina quod 
ipse mag. Ioseph construxit et quod promissit tradere et consignare perfectum 
<et constructum intra et per totum mensem Aprilis proxime venturum anni pre- 



112 SCULTURA 

suo magistero , se stiamo a scalpelli e sgorbie ( che 
d'alcun altro dirò più tardi ) era tutto in far tavoli e 
armadj e forzieri e credenze, e altri arnesi di stanze e 
bellissimi e ricchi, e dov' anche accadesse fiorirli d'in- 
tarsio, e variarli a preziosi legni e rilievi di figurette. 
o a risalti di fregi o di bronzo o d'argento. De' quali 
gioielli è ancor piena la nostra Genova; ed è forte a 
dire, e più ingrato a contare, quanti pur se ne sni- 
dano ad ogni tratto da stanze o ricetti in città ed in 
contado, e si mandano ad empier la borsa dei rigat- 
tieri. Ho per mano un soggetto (lo so) che ripugna 
a distìnte notizie; dacché è verosimile che tanto ope- 
rasse Giuseppe in sì fatte cose, quant' egli allungò la 



sentis omni exceptione et contradicione remota. Ex diverso dictus Rev. D. Fra- 
ter Nicolaus attentis predictis et ea acceptans sponle etc promissit dare tt 
solvere dicto mag. Iosepho presenti etc. prò predo et valore dicti Tabernacoli 
libras ^uinquaginla lamie infra soluciouem quarum dictus maj. Joseph habuit 
ut fatelur a dicto D. Fratre Nicolao libras triginta et soldos octo lamie vide- 
licet ante nunc sciita duo auri in auro Italie et mine in pecunia numerata co- 
ram me Notario et testibus infrascriptis senta sex auri in atiro Italie de qui- 
lus libris triginta et soldis octo Ianue ut supra habitis infra solucionem ut 
supra dictus Ioseph se bene solutum tacitimi et contentum vocavit et ab eis 
dicium D. Fratrem Nicolaum presenlem etc. quitavit etc. Reliquatum vero dic- 
ctus D. Fraler Nicolaus promissit solvere dicto Iosepho in consignacione dicti 
Tabernacoli omni exceptione et contradicione remota : Renunciantes etc. — 
Actum lanue in prima sala Palacii Communis vacata Fraschea: Anno Domiti. 
Nativ. MDLX Indicione seconda secundum lamie cursum die Veneris XXV II II 
Marcij in Vesperis : presentibus testibus Bernardo Bogiano q. Antonii lextore 
pannorum sette (sic) et Scipione Malaspina D. Bartolomei ad premissa vocatis 
et rogatis. (Atti del Not. Stefano Tubino — Fogliaz. 5, 1560-61). 



CAPITOLO VII. 113 

vita. Ma da ciò appunto mi nasce il debito eli' io ne 
dia saggio in alcun documento, affinchè a niuna for- 
ma di bello ingegno si fraudi opportuna testimonian- 
za. Parrà leggier fatto una tavola ad uso di mensa 
che voJler da lui di pulita noce Taddeo e Battista Spi- 
nola, in guisa commessa, che d'otto palmi crescesse in 
quindici all'uopo di più convitatici) benché non è 



(1) >x< In nomine Domini Amen: loseph Forlanus de Lucay. Freiiani sponte 
etc. promittit Nob. Thadeo Spintile q. D. lacchi presenti facere tabulava unam 
nucis longitudinis palmorum odo cum adicions sive giunta ni dicitur da cavar 
fora longitudinis palmorum quindecim in totum et largitudinis palmorum quat- 
tuor et quartam partem alterius de qualitate et pulcritudine illius similis ta- 
bule Nob. Baptiste Spinule q. D. Andree facte per ipsum loseph cum suis pe- 
dibus et hoc prò predo scu'orum viginti duorum auri in auro Malie et ultra 
dictus mag. loseph promittit facere eidem D. Thadeo presenti pedeslalia duo 
Ugni albare juxta designum per ipsum mag. loseph traditum dicto D. Thadeo 
sub quo designo adest descriplus (sic) nomen mei Notarii infrascripti et hoc 
prò pretto scutorum odo cum dimidio et que etiam dictus mag. loseph promit- 
tit traddere perfecta dicto D. Thadeo presenti videlicet pedestalia intra diem 
ultimam Madii et tabulam per totum mensem Uinii proxime venturi: infra so- 
lucionem cujus predi dictus mag. loseph fatetur habuisse et recepisse a dirlo 
D. Thadeo presenti libras quadraginta et soldos sex lamie in pecunia nume- 
rata in presentia mei Notarii et testium infrascriptorum et redilum ;sio) per- 
fecto dicto laborerio omni exceplione et contradicione remotis: Renunciantes 
Declarato quod si dictus mag. loseph predida non fecerit et eidem D. Thadeo 
intra dietimi terminum respedive non consignaverit tali casu cadal dictus mag. 
loseph in penarti scutorum quindecim aplicatam ipsi D. Thadeo prò suis juslis 
damnis et expensis sic de acordio taxata prout si esset vera et legitima , 
etc. — Actttm lamie iti Bancis scilicet ad banam mei Notarii infrascripti: 
Anno Domin. Nativ. MDLXIIl Indidione quinta secundum lamie cursum die 
Iovis XXII Aprilis in Vesperis: presentibus N. Ieronimo de Flischo q. Io. la- 
cobi et Io. Baptista Carbono testibus vocatis et rogatis. (Atti del Not. Matteo 
Sivori — Fogliaz. 17, 1563). 

Vol. VI — Scultura. 15 



114 SCULTURA 

vano a conoscere di questi valenti, coni' essi dalle o- 
pere men dilicate volassero alle più gaie ed elaborate, 
qual fu un deschetto eh' ei lavorò a Michelangiol Gen- 
tile, o vendette già incominciato nel 1565: men lungo 
che cinque palmi e men largo di quattro. Era questo 
nerissimo d'ebano, e intorno correva per contrapposto 
un bel fregio d' argento, e vedeansi d' argento bian- 
cheggiare otto teste, e lunghesso il piano entro pic- 
cioli quadri, d'argento pur essi, ben dieci storiette a 
lavorìo di pennello, distinte tra il legno e il metallo , 
e piacevoli a riguardare. E fu ben ragione che fai 
leggiadria meritasse al legnaiuola le cento lire di che 
il Gentile gli die' compenso, per quel che dichiara la 
scritta rogata il 14 maggio dal Martignone (1). 



Ti ►£« MDLXquinto di Lune KIIH Mai] in Vesperis in aula domus solite 
habitationis nob. Mich. Angeli Oentilis: Ioseph Forlanus Lucensis q. Fredia- 
ni sponte etc. et Ululo venditionis dare et consignare promittit nob. Pantaleoni 
Gentili q. Simonis procuratori nob. Mich. Angeli Oentilis et prò quo ita ctc. 
tabulam unam Ugni coopertam hebano pulcro cum suo frixio argenti latitudinis 
et designi ac laborerii prout ex forma in apapiru in quo fuit jactum per me 
Notarium nomen et cognomen existente penes ipsum Iosephum cum odo capi- 
tibus laboratis etiam argenti existentibus in forma presenti etiam argenti (sic) 
ac decem quadris etiam argenti cum illis picturis et historiis prout apparet in 
dicto appapiru et diete tabule ponere mapas tres ferreas coopertas argenti dic- 
tamque tabulam sic ut supra bene perfectam dare et consignare dicto nob. Pan- 
taleoni dicto nomine intra et per totum mensem Septembris proxime venturum: 
et que tabula sii latitudinis palmorum trium et trium quartorum alterius et 
longitudinis palmorum quatuor cum dimidio. Versa vice diclus nob. Pantaleo 
rromittit dare et solvere dicto Iosepho presenti prò ejus mercede et pretio diete 
tabule libras centum Ianue modo infrascripto videlicet libras 40 ad omnem vo- 



CAPITOLO VII. 115 

Ma quel che sapesse il Forlano cogli scalpelli, e 
potesse a virtù di danaro un patrizio de' più liberali, 
si vide per correr d'un secolo (e fu vita brevissima 
al merito) in un lavoro, del quale è memoria in Raf- 
faello Soprani : ma sventurata , perchè dal Giuseppe , 
eh' ei non conobbe, il trasporta a Gaspare. Del quale 
afferma, che u dentro il palazzo del Duca Grimaldo 
« ornò un gabinetto a foggia di studiolo , dove inta- 
u gliò a maraviglia cartelle, comici e fogliami ; i quali 
« accompagnati da egregi lavori di tarsìa d' altro ma- 
u estro, e da alcune pitture a fresco fattevi entro la 
u vòlta dal nostro Luca Cambiaso, rendevano quella 
u stanza un epilogo di bellezze ». Conchiude pian- 
gendone la distruzione, per. certe riforme ordinate al 
palazzo; ed è a pianger non meno, che prima dell' o- 
pera istessa svanisse al biografo il nome e la lode di 
chi l'avea fatta. Or si salvi cotesto almeno, poiché alle 
rovine non è riparo; e rendendo alcun po' di giustizia 
all'artista, si mandi un saluto e un pensiero di grati- 
tudine al degno signore che il prese in grazia e ne 
pose 1' ingegno a sì nobile esperimento. Battista Gri- 
maldi non esce nuovo alle nostre orecchie : e se il 
cielo consente che a questi volumi s' aggiunga per 



luntatem dicti Iosephi et reliqms 60 in consignatione diete tabule omni excep- 
tioue etc. Et prò dicto Iosepho prò predictis libris qmdraginta interceda Pe- 
trus Qanducius q. Joannis speciarius : Sub etc. — Testes Andreas de Sottanis 
q. Francisco et Io. Baptista Verde D. lo. lacobi. (Atti del Not. Battista Mar- 
tignone — Fogliaz, 7, 1565-68;. 



116 SCULTURA 

ine posteriore materia, accadrà che Battista Grimaldi 
risuoni più volte. Il ricetto o stanzino che qui si re- 
gistra, era nato ad un tempo co' rari dipinti e co' ric- 
chi ornamenti che dopo sì lunga età, tuttavia fan su- 
perbo il palazzo da lui costrutto oltre i passi di Strada 
Nuova, mutato il titolo in quel de' patrizj de Mari. 
Tra il marzo e l'aprile del 1560 i lavori del gabinetto 
eran già digrossati, o a dir meglio il compreso della 
stanzetta già messo in assetto di legno e di nicchie 
e di quadrature, aspettava quel eh' è d'ornamenti e di 
fregi e di masserizie. Laonde il Grimaldi, che ardeva 
(coni' io suppongo) di deliziarsi in quel breve cantuccio 
di tanto palazzo, per mezzo d'un Angiol Lercaro suo 
confidente, affrettò l'artista* per via di notaio, sì che in 
cupo di nove mesi ogni cosa s'avesse per ispedita. Ve- 
drà il lettore di quanto pregio sia il breve rogito che 
io dissotterro e costringo ad uscire in luce ; siccome 
quello che pur dovrà dirci, a dispetto del tempo in- 
giusto, qual fosse l'artefice vero, e la forma a un di- 
presso, e '1 compartimento, e le membra decorative del 
gabinetto. Che s'altri desiderasse più dritti argomenti 
a stimarne il valore, s'arresti alle quattrocento lire che 
l'atto promette a Giuseppe; mercede a un restante ben 
picciol dell'opera, che vince il consueto delle opere 
grandi ed intere (1). 



(1) ȓ< In nomine Domini Amen: Cum veruni sit quod studiolus sive scagna- 
titi cui datum fuit principium ei jam prò majori parte fabricatum prò ipsius 



CAPJT0L0V1I. UT 

Il Forlano ciò nondimeno, sì come incontra ov' è 
campo e favore agli eletti ingegni, ebbe in questo pa- 
lazzo, un cinque anni appresso, chi seppe emularlo, e 
fors' anche eguagliarlo, nell'opera del legnaiuolo. Al- 
tra schiatta devota a quest' arte era allor de' Passami : 
de' quali vedemmo un Giovanni agi' intagli del Duo- 
mo, e a due altri avverrà di dar nome; ma niuno di 
tanti direi che giungesse a paragonare un Oberto fi- 
gliuolo d'Antonio, fiorente d' ingegno e di gioventù al 



perjectione sint facienda et ftnienda laboreria infrascripta: « In prima termi- 
« ni diece: peJestalli dodeci : pezzi sei de intaglio soto e sopra a li nic- 
« ehij : pezzi sei de prospettiva 1' uno per 1' altro tutto insieme e fornire 
« tutto quello che se psrtiene al lavorar di quadro bancha tavola e re- 
« fondamenti guasti e intagli che mancano tal che se habbi da porre 
« tutte le manifacture per fornirlo d' ogni cosa ». Rine est quod Ioseph 
Furlanus de Luca q. Frediani sponte etc. promissit et promittit Doni. Bap- 
tiste de Grimaldis q. D. Ieroaimi abseuli et mihi Notarlo predicta omnia la- 
boreria facere et finire dictum scagnetum lene et diligenter juxta formam jam 
instructam intra menses novem proxime venluros prò quibus gitidem laboreriis 
Jaciendis ut sapra Nob. Angelus Lercarius nomine dicti D. Bapliste promissit 
solvere libras quadringentas monete lanue infra solucionem quarum dedil sol- 
vit exbursavit et numeravit dicto Ioseph presenti et acceptanti in presenlia mei 
Notarii et lestium infrascriptorum scuta decem auri in auro Italie et restum 
dare et solvere promissit ad ratam laboreriorum faciendorum per dicium Ioseph 
remota ornili exceptione ita quod finitis laboreriis habeat suam solucionem dic- 
tarum quadringentarum librarum: Henunciantes etc. — Actum lanue in Ban- 
cis ad bincum residentie mei Notarii : Anno a Nativitate Domini millesimo 
quin gente sono sexagesimo Indictione secunda secundum lamie cursum die vero 
Iovis XJF7// mensis Marcii in terciis : presentibus Io. Angustino Parmario 
q. Stepkani et Francisco de Insula berretterio q. Pantaleonis testibus ad pre- 
missa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Agostino Lomellino Fazio — Fogliaz. 
9, 1560). 



118 SCULTURA 

tempo stesso de' àae Lucchesi. Il Grimaldi si volle ab- 
bellir dei costui valore, più tardi un sei anni; ma per 
tal fatta di suppellettili clie lo stringevano a tutta 
prova. Ciò furono un par di credenze, a lavoro d' in- 
taglio finissimo e ricco; fiorame, ed intrecci di vario 
fregio, e le insegne della famiglia; e non mica in i- 
spazio breve, ma in una di palmi dieci pel largo e in 
altezza giusta, e per l'altra un tal nulla meno , ma 
tutto d'eletta noce. Così la sala assegnata ai pranzi 
non ebbe a parer meno adorna del nido serbato alle 
silenziose meditazioni , né le stoviglie ed il vasellame 
riposti men degnamente di quel che già fossero i li- 
bri e le carte. Alla polizza che fu distesa dal notaio 
Carosso nello scrittoio medesimo di Battista, e sotto- 
segnata da Luca Picembono, un de' suoi famigliari, 
s' accresce valore per certe clausole inserte nel testo, 
a cui mando il lettore: (1) non che per la pena di 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Magister Obertus de Passiano (sic) filius 
Antonii major etc. et qui palam etc. et emancipatus a palre ut asserti con- 
stare publko instrumento rogalo manu Dominici Conforti Notarii anno de 1561 
die XXVII Ianuarii: Sponte etc. ac omni meliorimodo: promissit et promittit 
ac conventi Magnif. D. Baptiste de Grimaldis q. Magni/. D. leronimi licei 
absenti et prò eo mihi Notario infrascripto ac Luce Picembono capscrio suo 
stipulanlibus et acceptantibus nomine et vice dicti Magnif. D. Baptiste fabri- 
care et fabricatas consignare ad domum tamen dicti mag. Oberti credenserias 
duas ligneas intaliatas et perfidissime laboralas in omni pulcritudine et boni- 
tate ad satisfacionem dicti Magnif. D. Baptiste laboreriis figuris et designis 
et armis ad formam modeìi retracti in carta et subscripti manu mea Notarii 
infrascripti quod quidem modellum remanet apud dictum mag. Obertum ut 



CAPITOLO VII. 119 

scudi venticinque d' oro tassata al maestro, se punto 
tardasse di darle spedite oltre il termine scritto, e ap- 
plicata all'Officio de' Poveri ov' ella pur s' avverasse. 



possa ilhid continue videre ut fatetur et illud servare promissit et in fine la- 
borerii seit omni tempore ad requisitionem dicti Elagni/. D. Baptiste promissit 
presentare ad cognoscendam veritatem: quod laborerium sit consimilis pulcritu- 
dmis et bonitatis ut in modelo et ad satisfacionem et voluntatem dicti Magni/. 
D. Baptiste: et quia in ipso modelo adsunt designa dudbus qualitalibus inteli - 
gatur conventum quod dictus mag. Obertus debeat Ma /acere et promissit se- 
cimdum ilhtd quod remanet ab ea parte subscriptio (sic) mei Notarti infrascrip- 
ti: Et ipsas credenserias (sic) esse debent et promissit mihi Notario stipulanti 
tidelicet una ex ipsis longitudinis parmorum novem cum*dimidia et alia par- 
morum decem laliludinis et altitudinis secundum porpocionem requirit dictam 
loìtgitudincm (sic) judicio omnium peritorum et aliarum personarum in simili- 
bus expertarum: et cas esse debent (sic) et /acere promitit mihi Notario stipu- 
lanti de bonis et perfectis labulis nucis in omni bonitate et pulcriludine et sine 
aliquo de/eclu ab omnibus parlibus diclarum credensiarum que possunt videri 
positas ad locum quo slare debebunt intus vero dictarum credensiarum et retro 
esse debeant de bonis lignaminibus et labulis abeti stelli et bene condicionati 
adeo quod omnia sint in .per/ectione et bonitate : et ipsas ipse mag. Obertus 
facere tenetur et promissit mihi Notario omnibus expensis dicti mag. Oberti 
tam tabularum nucum abeti et aliorum Ugnaminum quam ferramentorum om- 
nium indigentium prò dictis credenseriis tam prò /oriitudine quam prò pulcri- 
tudine et ornatu ac etiam de omnibus perfectis clavaturis et clavibus necessa— 
riis secundum voluntatem dicti Magni/. D. Baptiste qui voluit adeo quod omnes 
impensas (sic) quoois modo necessarias et commodas dictarum credensiarum 
spetet (sic) dicto mag. Oberto et non in aliquo dicto Magnif. D. Baptiste ex- 
ceptis expensis /aciendis prò ipsis conducendis ad pallacium seu pallacia dicti 
Magni/ D. Baptiste: qui ipse Magni/. D. Baptista eas solvere teneatur et eas 
finilas ad per/ectionem dictus mag. Obertus consigliare promissit et promittit 
mihi Notario videlicet minorem earum longitudinis parmorum novem cum di- 
midia per totum mensem lunii proxime venturum omni contradictione postpo- 
sita et ipsas ftnitas et per/ectas in contentamento ut supra dicti Magni/* D. 
Baptiste prò precio et nomine predi tam ipsarum credensiarum respeclu tabu- 



120 SCULTURA 

Di che non vorremo insospettire, cotale è l'artefice, e 
tale il patrizio; e di troppo più dolce è il vedere sic- 



larum lignaminum ferramentorum clavaturarum clacium et aliarum quarumvis 
expensarum qttam mercedis dicti mag. Oberti et earum librarum centum dece:,! 
lamie prò singula ipsarum infra solucionem quarum ipse mag. Obertus sponte 
Jatetur habuisse et recepisse a dicto Magni/. D. Battista absenti ut siipra et 
mihi Notano tabulas novem nucis sicas consignatas per Lucam Picembonum 
nomine dicti Magni/. D. Baptisle proni Jatetur predo declarando per dietim 
Lucam et Bernardum de Grimaldis D. Fateli judicio quorum stare promissit 
dictus mag. Obertus et ex nunc pretium declarandum acceptat in/ra solucio- 
nem dictarum librarum ducentarum viginti ut supra et in alia parte sponte co?i- 
/essus fuit et conffletur habuisse et recepisse ut revera habuil et recepit in pe- 
cunia numerata in presentici, 'mei Notarli et tesiium infrascriptortim a dicto 
Luca Picembono capserio exbur sante prò dicto Magni/. D. Baptista libras no- 
naginta quinqne et soldos decem septem et denarios septem Janue in scutis vi- 
gintiquinque auri videlicet viginti duos Italie et tres Solis consignatis infra 
solucionem ut supra: residuum vero quod erit facta extimatione dictarum ta- 
bularum usque in diclas libras ducentas vigiliti ipse Lucas Picembonus nomine 
dicti Magni/. D. Baptisle dare et solvere promissit dicto mag. Oberto ut su- 
pra presenti et acceptanti finitis et consignatis die tis credensiis dicto Magni/. 
D. Baptisle ad domum tamen elicti Oberti ut supra dictum fuit ad satis/acio- 
nem dicti Magni/. D. Baptiste. Acto etc. quod si dictus mag. Obertus non a- 
dimpleverit intra terminum predictum et observaverit in omnibus ut supra quod 
cadat et cecidìsse intelligatur in penam scutorum vigintiquinque auri applica- 
torum ex nunc Officio Suffraga Pauperum lamie et qualenus non adimplevcrit 
stetur simplici verbo dicti Magni/. D. HapUste data noticia dicto Officio Pau- 
perum intelligatur cecidisse (sic) quia itta conventum fuit inter ipsos omni ex- 
ceptione etc. Et itta juravil dictus mag. Obertus obseroare : Renuncians etc. 
— Actum lamie in scriptorio palladi domus dicti Mngnif. D. Baptisle sittein 
contrada S. Francisci: Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo sexagesi- 
mo sexto Indictione odava secundum Ianue cursum die vero Sabbati XVIII 
Maij in lerciis: presentibus teslibus Baptista de Cumo Gabriellis sartore et 
Francheto de Antonino Augustini et Iullio de Auria q. D. Vincentii vocatis et 
rogalis. (Atti del Not. Giambattista Carrosso — Fogliaz. 3, 1560-73'. 



CAPITOLO VII. 121 

come a que' dì la virtù, di sì fatti artisti , non orgo- 
gliosa né salamistra, tornasse fra loro in benevolenza, 
anziché in argomento di scandalosa rivalità. 

Vedi esempio in cotesti due che ci stanno in sugli 
occhi. Eran freschi in palazzo Grimaldo gli arruarj di 
Oberto Passano, e al suo mezzo l'ottobre del 1567: 
allorché il Forlano, che avea, come dissi, bottega alle 
Grazie, e frequenti occasioni d' affaticarsi, pensò di ti- 
rarselo seco e tenersel per socio a ciascun lavoro ; e 
così fu fatto ad onesti patti, e con facil compito, sic- 
come suole tra gente d'egual valore e di mente sana. 
In comune le opere, in comune i guadagni, da ripar- 
tirsi annualmente: I'Oberto, o in danaro o in masse- 
rizia già lavorata, compenserebbe quant' ora se ne tro- 
vava nella officina di Giuseppe, a stimar la quale ve- 
nivan due sperti, il Maraccio ed uri Nicolò Sambu- 
ceto (1). Tai sorti si stipulavano per un quadriennio: 



[\) gg In nomine Domini Amen: Cum sii quod Ioseph q. Frediani de Luca 
banchalarms ex una et Obertus de Passano Jnlonii major etc. et quipublice 
negociatur et etiam emancipalus ut dicit constare in actis Dominici Conforti 
Notarti facere convenerint sociciatem insimul in apotecna bancaiarci dtcli io- 
seph in contrada Sancte Marie de Graciis et quam dicunt et declarant inci- 
pcre hodierna die et durare volueru/it per anuos quatuor proxime vcnturos in 
qua quilibet eorum promisserunt et promitttmt unus alteri et alter uni se se 
exerccre cum eorum personis in dieta apotecha et jacere ea omnia que erunt 
neccessaria et occurrerint opera spectancia et perlinencia ac spedare et perii- 
nere debebunt diete societati et extimari debent omnia bona exislencia in dieta 
apotecha spectancia dicto Iosepli per Petruni Marracium et Nicolaum de 
Sambuxeto ellectcs et deputatos per dittas partes ad faciendum dictam extì- 
Vol. VI. — Scultura. 16 



122 .$ U J L T U R A 

«d io non so bene se tanto durassero, o tanto durasse 
il Passano, poicìr io non mei veggo più innanzi ; e 
un valente che cessa di tratto, c'invoglia a incolparne 
la morte più tosto che le scritture. Ma il titolo della 
famiglia gli sopravvive per anni molti in un fratello 
chiamato Marco, non certo spregevol maestro, se a fin 
di novembre del 1609 gli si allogava il Capitolo di 
s. Salvatore (parrocchia in Genova delle più folte) co- 
ni' io ebbi a leggere negli atti del Paravagna. Ordi- 
narono l'opera a proprie spese i magnif. Bartolommeo 
ed Andrea Costa, e stanziarono lire mille pel legnaiuo- 
lo, ponendo a giudicar le sganzelle un Matteo Me- 
rizano, pittore fra gli ultimi dell i matricola. Ma il 



macionem dictorum honorum Uceat (amen dieta Oberto aut solvere dicto Ioseph 
dimidiam predi dictorum honorum extimandorum ut supra dicto Ioseph aut 
ponere tot bona in dieta apotecha prò summa que constet dimidia dictorum ho- 
norum extimandorum ut supra et omni anno dividere heneflcium percipiendum 
in dieta societatt in dieta apotecha prò dimidia deductis expensis et quolibet 
mense solidare inslmul de hiis que Uent in dieta, apotecha per eos et quemlihet 
eorum respective. Qui quidem Ioseph et Obertus et quilihet eorum respective 
promisserunt et .promittunt unus alteri et alter uni reddere honam veram et 
legalem raeionem cum reliquatu solucione et satisfacione de omnibus hiis que 
ad manus ipsorum et cujuslibet ipsorum respective peroenerint occasione diete 
societatis omni exceptione et contradicione remotis: Renunciantes etc. — Aduni 
Ianue in contrada Sancii lohannis Burgi Predis videlicet in viridario domus 
hahitacionis mei Notarti infrascripti: Anno Domin. Nativ. millesimo quingen- 
tesimo sexagesimo sepiimo Indictione decima secundum Ianue cursum die Iovis 
sexladecima Octobris hora vigesima lercia vel circa : presentibus leronimo de 
l'Orto filatore sette q. leronimi et Francisco ftlio mei Notarli cimbus Ianue 
testibus ad premissa vocalis et rogatis. (Atti del Not. Giacomo Villa marino 
Foglia?.. 17, 1567-68). 



CAPITOLO VII. 123" 

nome di tal lavorìo mi ripinge un po' addietro all' 0- 
berto e al Giuseppe. 

Io m'incontro in un'opera, intorno alla quale con- 
viene che uniti applicasser la mano, poiché dalla al- 
logazione di questa alla lor società non mi corre più 
spazio che un venti giorni. Anzi è a dire, che come 
il Forlano ne diede di proprio i disegni, così s'affret- 
tasse di farsi compagno al lavoro chi potea secondarlo 
sì degnamente. Accennai pur testé due gentili a for- 
nire di stalli una chiesa in città ; dirò ora una gente, 
che rese assai prima cotal benefìzio a una suburbana; 
ma nota per frequenza di culto, ma insigne per opere 
d'arte, qual fa (che n' è rasa ogni traccia) la chiesa 
degli Angeli a Promontorio. Domenico e Luca Grilli 
reggevano allora (dico nel 1567) le cose di questo no- 
bil casato con titolo, come solean, di Governatori : e 
per avventura fu lor pensiero, che del censo comune 
si provvedesse al comodo e all'ornamento di quel Ca- 
pitolo. Ordinarono adunque a Giuseppe, in lor nome 
e di tutti i consorti, le membra del bello emiciclo che 
l'atto discerne minutamente: opportuno soccorso al mio 
scritto, che a raccontarne torrebbe non picciol carico. 
Basti, che ai lati ove il muro cammina più retto, eran 
sedici scanni, e altri nove giravano al sommo ove il 
coro s'incurva, attergati a leggiadra spalliera saliente in 
altezza di palmi dodici. Al basso sorgeano da terra, per 
cinque palmi, un ordine di quattordici sedili con lor 
davanzale e predella o inginocchiatoio, partiti a sca- 



124 SCULTURA 

lette di tratto in tratto secondo il risponder degli usci 
e de' flnestroni. Ma niente meno delle squadre v' a- 
vean lor fatica gì' intagli, perchè i cancelli, o diremo 
scanni, composti a tondo, chiamavano a far bracci uolo 
un risalto di vaghe cartelle e di modiglioni, che u- 
scendo in volute sorrette da termini, sporgean da due 
palmi all'in qua del muro (1). Dal novembre doveva 



(1) ►$< In nomine Domini amen: Nob DD. Dominicus et Lucas Grilli Gu- 
bernalores nob. familie Grillorum ex una et Ioseph Furlanus de Luca ex 
altera ; De et super fabrica Cancellorum chori Ecclesie S: Marie Angelorwn 
site in Villa Promontorii : Sponte etc. et omni modo etc. inter se se convene- 
runt modis et formis de quibus infra solemnibus stipulalionibus hinc inde in- 
tervenientibus : Renunciantes etc. « Cioè che detto Giuseppe ha promesso e 
« promette alli detti nob. m. Domenico e Luca Grilli Governatori come 
« sopra presenti e che accettano fare otto cancelli grandi appoggiati alli 
« lati d'esso choro e nove in testa nelli quali nove vi si comprende da uno 
« lato la porta della sacrestia e dall' altro una finestra ne' quali siti oltra 
« che s' ha da fare la porta e la finestra di noce conforme alli cancelli 
« ha da ingegnarvi li suoi sedili acciò che essi votti («e) servino come glial- 
« tri cancelli con tutti li suoi ornamenti che seguitino conforme al resto, 
« di modo che essi cancelli grandi compreso la porta e la finestra saran- 
« no in tutto venticinque oltra li doi angoli quali alsi vanno per orna- 
« menti e più fare li sottocancelli con 1' oratorio per di dentro cinque per 
« lato e quattro in testa che in tutto sono quattordeci oltra li doi angoli 
« quali ha causa d'accomodare che si possino aprire e serrare per met- 
« tere libri, lasciando una entrata per lato, e una in testa : Da 1' astrego 
« d' esso choro alla cima della cornice ha da esser palmi dodeci monterà 
« dai scalini e dal piano d'essi alla cima della sudetta cornice resteranno 
« palmi dieci e dui terzi di modo che i dui scalini monteranno un palmo 
« un terzo i cancelli resteranno tondicon cartelle modiglioni terminanti nei pi- 
« lastri da mezzo alli quali vi va requadramento e cornice, e sopra la 
« testa delli termini una voluta che sporgerà dal muro un palmo e tre 
« quarti sopra la quale vi sarà l'architrave e fregio e in esso modiglioni 



CAPITOLO VII. 125 

affrettarsi tanta opera sì, eh' ella fosse compiuta a spi- 
rar di maggio del 15G3; speranza vana per ambe le 



« e sopra essi la cornice che sporgerà in fuora palmi dui e mezzo con gli 
■« intagli conformi in tutto al dissegno al quale si habbi relatione cre- 
« scendo d'essi e d'altri ornamenti come alni meglio parrà. I cancelli da 
« basso vanno alti da terra fino alla cima dell'oratorio palmi cinque e la 
« sua predoletta (sic) sarà uno quarto di palmo alli quali ci va li mede- 
« simi ornamenti e intagli conforme alli cancelli grandi come stanno nel 
« dissegno e dentro di l'oratorio il suo scalino per ingenocchiare di le- 
« gname di fò, la faccia di dentro d'esso oratorio d'arze (sic) in le quali 
« vi sarà «una cassettina per cancello da tirar fuora per sputare accom- 
« pagnata con qualche cornice : Il piano di dentro dei cancelli e così la 
•« predola di fora saranno d'albora il resto tutto di noce, fuora che 1' ar- 
-« mature che vanno di dentro sotto essa noce quale saranno tutte d'abeto 
« o d'albora. E perchè qui non si puoi finire di distinguere tutti gli m- 
« tagli cornice et ornamenti che ci vogliono come s' è detto dichiarano 
« dunque che si habbi relatione in tutto e per tutto al dissegno fatto in 
« cartone quale sarà da esse parti sottoscritto e così a uno dissegnetto 
« della pianta d'essi cancelli, e di più detto Giuseppe si obbliga e pro- 
« mette aggiungervi per ornamento di più tutto quello che a detti signori 
« Grilli facendosi l'opera sovenirà la qual opera s' intenda che detto Giu- 
« seppe la debbi fare a sue spese di tutto così di legnami come di cbia- 
« vasone d'ogni sorta fuora che quello possa toccare a opera di muratura. 
« Per le quali tutte cose detti signori Grilli promettono a detto Giuseppe 
« presente come sopra pagarli libre seicento cinquanta di monéta di Ge- 
« nova in questo modo cioè libre cento cinquanta quali detto Giuseppe 
« confessa e recognosce a essi signori Grilli presenti haverla havuta e 
« ricevuta di contanti per potere comprare legnami necessari et al primo 
« di Genaio prossimo da venire quando anderà detto Giuseppe in detta 
« chiesa delli Angeli libre centocinquanta et al primo di Marzo prossi- 
« mo da venire havendo messo a loco la più parte di detta opera altre 
« libre cento cinquanta et alla fine di tutta l'opera libre duecento le quali 
« essi signori Grilli non debbano pagare a detto Giuseppe che prima la detta 
« opera non resti finita in ogni contento di essi signori Grilli. E più gli 
« daranno li cancelli che sono adesso in detto choro de gli Angeli acciò 



126 SCULTURA 

parti, se quattro braccia, e di prodi maestri, non l'aiu- 
tassero. 

Intanto il fratello Gaspare, a cui vuol tornarci il 
pensiero, non che riposasse, era tutto in faccenda, e 
disposto a lavori di qualsiasi ragione, o in private ca- 
se, o per chiese e oratorj, o d' intaglio odi quadra- 
tura. Indietreggio, per ordine ne' costui fatti, al 1561: 
e proseguirò, riserbando a parte quel ch'egli operò 
col fratello e con altri in età più tarda, o per certe 



« se ne servi secondo li accomoderà. Allo 'ncontro detto Giuseppe prò— 
« mette e si obbliga a detti signori Grilli presenti et accettanti come so- 
« pra fra qui et il primo di Genaro prossimo da venire portare in detto 
« choro de gli Angeli tutti li legnami amaniti et apparecchiati e da esso 
« giorno in poi lavorare in esso loco attorno a essi cancelli quali pro- 
« mette dare del tutto riniti al primo di Giugno prossimo da venire de 
« l'anno 1568 ogni eccetione e contraditione rimossa: Renunciantes diete 
« partes etc. Pacto expresso fra dette parti che se il detto Giuseppe fra il 
« termine sudetto non farà e finirà li lavori sopra contenuti e come so- 
« pra si narra che in tal caso debba detto Giuseppe restituire a detti si- 
« gnori Grilli quel tanto haverà havuto et inoltre possino detti signori 
« Grilli far fare finire e compire detti lavori a danni spese e interesse 
« di detto maestro Giuseppe: e di tutto ha promesso e vuole detto Giuseppe 
« starne a semplice parola con giuramento di detti signori Grilli senza 
« altra prova o tassatione di Giudice e così detto Giuseppe ha promesso 
« a detti signori Grilli presenti etc. secondo la lor parola con giuramento 
« compire et osservare perchè è così per patto fra loro: Que omnia, etc. 
— Actum Gcnue in Rancis ad bancum residentie nei Notarii: Anno a Nativi- 
tate Domini millesimo quingcntesimo sexagesimo seplimo Indictione decima se- 
cimdum Janue cursum die Vtneris VII Novembris in terliis: presentibus Io. 
Baptista Viganego q. Genesii et Laurentio Pallavicino Augustini testibus ad 
premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Francesco di Carexeto - Fogliaz. 
19, 1557, n.° 2). 



CAPI TO LO VII. 127 

speciali occasioni. Era surto pur dianzi da 1 fondamenti 
•all' un fianco di Strada Nuova (e così la diceano fin 
à' ora) il palazzo grandioso e nobile di Tobia del fu 
Francesco Pallavicino, in possesso oggidì de 1 signori 
Cataldi: alle cui forme, ad un modo eleganti e ma- 
schie, i cultori dell' arte difficilmente s' acconciano in 
dare altro autore fuorché 1' Alessio , benché il So- 
prani ne renda merito a quel Castello , architetto e 
pittore egregio, e creato di Tobia stesso, che usiam no- 
minare pel Bergamasco. Io non metto la mano in qui- 
stione così spinosa; potendo il Castello aver fatto da 
^esecutore alle tracce di queir insigne, ed aggiunto di 
suo le decorazioni, sian lineari od ornamentali; che fa 
maestro in entrambi i generi per la sua età eccellen- 
tissimo. Ne anche vorrò concedere, eh' ei v' applicasse 
i pennelli soltanto, per que' lunotti così graziosi, che 
al primo por piede nel portico sembran parlarti di Raf- 
faello, o de' suoi scolari, od almeno de' suoi seguaci. 
Oonciossiachè per un atto che viene in acconcio alle 
cose di Gaspare, io '1 veggo sì addentro nell'animo di 
quel patrizio, e così saldo nella sua stima, che quanto 
era ancora a farsi, e in ispecie per ciò eh' è legname, 
del tutto era messo ad arbitrio di lui: le misure, i di- 
segni, i salarj. E chi non direbbe altresì il maestro? 
Costui fu il Forlano, che in altre carte men proprie 
di questo libro, apparisce amico, e talvolta compagno 
nelle opere a quel da Bergamo. I patti, mercè de' quali 
si provvedeva a fornire le dette stanze sia d'usci o fi- 



128 SCULTURA 

nestre, e d'imposte o forzieri saldati al muro, o d'ar- 
redi consueti u bisogno domestico, scritti dal notaio 
Arezerio addì 3 di gennaio dell' anno predetto, verna- 
no formati nel proprio nome di Gaspare e di Tobia; 
ma tutta è lasciata nel Bergamasco la cura dell'ordi- 
narli e diriggerli e sopravegliarli; aggiuntogli il mag- 
giordomo, un Bartolommeo Kiccio, per la faccenda de' 
salarj, che ai molti operieri chiamati ad un tal lavoro 
doveano sborsarsi per settimane (1). Così provvede vano 



(1) £g In nomine Domini amen: Ma'jiiif. D. Thobios Pallamcìnus q. D. Fran- 
cisci ex una et mag. Gaspar Ferdianus (sic) Lucvasìs faber Ugnar ius residens- 
in civitate lanue ex altera Sponte etc: et Grani avodo ete: deseùerant et de— 
venisse confessi sunt concorditer ad infrascriptas conventiones fatta et acor— 
dium solemnibus slipulationibus hinc inde intervenienlibus : Videlicet quia dic- 
tus mag Gaspar teneatur et debeat et sic promissit et convenit ac pnmittit 
predicto D. Thobie presenti Jacere ac fieri facere tam per se quam per suos 
operarios in domo predicti D. Thobie noviter fabricata in civitate lanue in 
Contrata Nova prope Conventum Sancii Francisci omnia laboreria spectantia ad 
fabrum lignarium videlicet portas fenestras seu fenestrarvm arvas (sic) can- 
tcras et omnia alia laboreria necessaria et oportuna in dieta domo et tangeu- 
tia ad dictum fabrum lignarium sub illis modis formis et modellis prout pre- 
dicto mag. Gaspari et infrascriptis mag. Baptiste de Castello et Bartolomeo 
Rido videbilur et continue laborare et laborari facere in dieta fabrica usque 
ad perfectionem operis vi, omnium iub-jriorum speclantium ad fabrum ligna- 
rium et necessariorum in dieta domo et fabrica et ab ea non recedere usque ad 
intrgram perfectionem predictorum omnium necessariorum in ea et in ipsis la- 
bore ras ultra operam suam ponere omnia necessaria videlicet clavasonem col- 
lant (sic) et alia necessaria in eis exclusis lignaminibus ad que omnia ligna- 
mina necessaria prò omnibus laboreriis diete fabrice teneatur et debeat et sic 
promissit et convenit predictus D. Thobias jtrovidere continue et illis non de- 
ficere ut possit predictus mag. Gaspar continue laborare et operari. Et prò- 
predictis omnibus tam respectu operum et mercedum dicti mag. Gasparis et 



CAPITOLO VII. 129 

i signorili costumi al decoro domestico: che in ogni 
parte, o accessorio, od arnese anche minimo delle lor 
cose, una mente sola e uno stile reggesse 1' opera. E 
ciò farà meno strano il veder questi prodi artefici, ac- 
costumati ad intagli finissimi, intesi pur anche a fatture 
più grosse, che il secolo più spensierato o più avaro 
lascerebbe oggi alle pialle più dozzinali, o andrebbe 
cercando così alla ventura per minor costo. 

Se non che al magistero di Gaspare , e al gradi- 
mento in che avevansi i suoi scalpelli, sarebbe bastan- 



laboratorum quam respectu clavasonum colle et omnium que apponent tir in dic- 
tis laboreriis per dictum mag. Gasparem ipse ambe parles de acordio se re- 
misserunt et remittunt in dictos mag. Baptistam 'li' Castello pictorem et Bar- 
tholomeum Ricium quorum, judicio relationi taxationi moderationi et declara- 
tioni stare promisserunt et illud quod dicent judicabunt declarabunl taxàbunt 
et moderabuntur obsercare et compiere in omnibus nec in aliquo contravenire : 
Sub etu. Rennnciantes etc. Acto etiam quod predictus Thobias ieneatur et sic 
promissit atit semel in ebdomada aut magis et sepius seu quum erit opporlu- 
num et prout continue dicent dicti mag. Baptista et Barìholomeus dare et 
exbursare pecunias dicto mag. Gaspari tam respectu operarum et mercedum 
suarum quam prò emendis clavasonibus collis et aliis necessariis apponendis 
per dictum mag. Gasparem in dieta Jabrica : mercedem vero laboratorum prò 
solvendis laboranlibus et, ipsomet mogistro omni ebdomada prò e* q^od fabo- 
rabunt in dieta fabrica absque eo quod dicti electi aliquando dicatur (sic) te- 
neatur predictus D. Thobias et sic promissit omni ebdomada solvere dicto 
mag. Gaspari: et quatenus predictus D. Thobias non solveret predicto mag. 
Gaspari recedere a predictis: Renunciantes etc. Tactis corporaliter scripturis 
— Actum Ianue in mediano inferiori dictemet domus: Anno Domin. Nativ. 
MDLKT Jndictione III secundum Ianue cursum die lovis III Ianuar r 
terciis: presentibus Pasquale de Fossato q. Francisci et Baptista Ver' 
brùlis de Arenzano teslibus ad premissa vocalis (Atti del Not. T " 
zerio — Fogliaz. 1556 -64). 

Vol. VI — Scultura. 



130 SCULTURA 

te difesa il trovarlo in grazia di que' patrizj che in 
Genova avean più concetto di liberali, e di più saputi 
nell' uso della ricchezza: pregevole a mille doppj quan- 
d' ella è sapiente e non incuriosa del buono e del bello. 
Di pubbliche allogazioni, onde suole l'onor de' maestri 
avvantaggiarsi d' autorità, non aggiungo parola; il let- 
tore ricorda il Forlano applicato in agosto del 1564, 
per cenno dei tre Deputati all'Opera del Duomo, in 
fornire gli stalli del coro, o sconciati o dismessi a ca- 
gion delle nuove fabbriche: di che s'è già detto, e di- 
remo a suo luogo più largamente. Or mi giova se- 
guirlo in faccende, che vòlte a ornamento pubblico, 
uscian nondimeno dalla patrizia munificenza: e poiché 
a decorare gli altari incontrammo più artefici nostri, 
ci è debito, quasi direi, d'ospitalità, il non frodar di 
condegna memoria il valente lucchese. 

Chi ha fine giudizio in pittura, e una qualche di- 
mestichezza alla nostra scuola, ed usò alcuna volta al- 
la Cattedrale, non può ignorare una tela stupenda, ben 
degna (chi la ponesse) di starsene a' fianchi di Fra 
Bartolommeo; la quale nella cappella innalzata da Fran- 
co Lercari in onor della Vergine, in gara con altre pa- 
recchie, e bellissime, di Luca Cambiaso, non pare che 
invidj ad alcuna. Or quel quadro ha un' età col san- 
tuario: e ne' tempi addietro locato sovr' esso l' altare, 
mostrava, coni' oggi ricorda trasportato all' un lato, il 
votivo titolo, con N. D. seduta in soglio e venerata 
dai ss. Battista e Lorenzo. A coloro ( né saran pochi ) 



CAPITOLO VII. 131 

che per intelletto d' arte e per pio sentire innamorano 
di quel caro dipinto, io vo' far sapere com' egli in an- 
tico, e da' suoi principj, paresse più adorno e più no- 
bile, accolto ed incorniciato entro un ricco lavoro di 
Gaspare: all' indipresso qual solean farsi a que' dì le 
ancone, ma certo a rilievo di colonne e a risalto di 
bei pilastri, e a cornici leggiadramente fregiate d' in- 
taglio. Cotanto volle quel degno patrizio alla rara ta- 
vola e alla suntuosa cappella, de' cui monumenti o co- 
lorati o scolpiti accadrà che si parli più volte. E stan- 
ziò al legnaiuolo quaranta scudi sonanti d'oro, ed al- 
tri otto gliene promise di soprappiù, quando il fatto 
adeguasse i suoi desiderj. Non tacerò che il Castello 
è presente a testificare in quest'altro rogito , in casa 
di Franco medesimo, il 26 gennaio del 1565; (1) e sic- 



(1) ^ In nomine Domini amen: D. Francus Lercarius q. D. Nicolai ex ma 
et mag. Gaspar Forlanus sculptor lignaminum ex altera devenerunt ad, invi- 
cem et vicissim mutuis stipulationibus hinc inde intervenientibus ad infrascri- 
ptam conventionem et alia de quibus infra solemnibics stipulationibus hinc inde 
intervenientibus: (sic) Renunciantes etc. « Cioè che il detto maestro Gaspa- 
« ro per causa di detta conventione ha promisso e promette al detto 
« metìs. Franco fabricarli l'ancona o sia altare per la Capella per detto 
« mess. Franco fondata in la giesia di S. Lorentio di legnami sechi e ben 
« condicionati, lavorata di bel lavoro, a contento e satisfatione del detto 
« mess. Franco con le sue collonne spicate e li pilastri di dentro de la 
« largeza e alteza e altri lavori lavorata e intagliata in tutto e per tutto 
« secondo si contiene nel disegno e modello sopra ciò fatto sottoscritto 
« per mano di me Notaro infrascritto quale resta apresso di detto mae- 
« stro Gasparo quale non sia tenuto fargli intaglio alcuno fatto a gezo 
« (sic) e detta ancona esso maestro Gasparo fare a tutte soe speze così 



132 SCULTURA 

come il contesto fa cenno a disegni prestabiliti ed impo- 
sti all'artista, così è da credere ch'ei li formasse, valente 
com' era e desiderato a sì fatti uffiej. Temerario sareb- 
be forse, ma non assurdo, il cercar nell' Alessio il di- 
segnatore: che in quella stagione era stato a' servigi 
di Franco pel nobil palazzo , ed elegantissimo sovra 
tutt' altri, di Strada Nuova : soggiorno ( mentr' io ne 
accenno) e signoril facoltà de' Parodi. E poi, chi non 
sa la gentile dimestichezza di .tutti costoro, e di Luca 
insieme: 1' un 1' altro cortesi a scambiarsi le parti a 



« di legnami chiodi e altre cose necessarie sino alla fine di essa di tutto 
« ponto per metersi sopra l'altare e detta ancona darla al detto mess. 
« Franco fra termine di mesi sette prosimi a venire ogni eccettion re- 
« movuta. A l' incontro il detto mess. Franco ha promiso e promette di 
a pagare ha [sic) esso maestro Gasparo per detta ancona finita in tutto 
« come sopra scuti quaranta d'oro in oro et facendola in contento e sa- 
« tisfatione di detto mess. Franco pagarli più. scuti otto d'oro in oro et 
« essi pagarli giornalmente secondo parerà a detto mess. Franco: Quale 
« detto maestro Gasparo dal detto mess. Franco ha havuto e ricevuto 
« infra pagamento in contanti dinanzi a me Notaro e testimonij infra- 
« scripti libre cinquantacinque di Genova et per patto che non observan- 
« do il detto maestro Gasparo quanto sopra sia tenuto pagare al detto 
« mess. Franco scuti quaranta in tanto taxato per juxto danno e inte- 
« resse di esso mess. Franco, et si possino scodere come se fussi vera 
« sorte qualsivoglia cose che in contrario facci non obstante : Que omnia 
etc. — Actum lanue in domo solite habitationis ipsius D. Franti sitta in 
contrada N. de Franchis videlicet in Caminata: Anno Domin. Natio, mille- 
simo quingentesimo sexagesimo quinto Indiclione VII secundum lanue cursum 
die Veneris 26 lanuarii in Vesperis: presentibus Io. Baptista Castello pleto- 
re (sic) q. Io. Marie et lo. Baptista Croaria Sebastiani lanuensi tettibus ad 
premissa vocotis specialiter et rogatis. (Atti del Not. Agostino Cibo Peirano 
— Fogliaz. 7 - 156o. 



CAPITOLO VII. 133 

-ciascuna occasione che fosse degna, e a giovarsi d'in- 
segnamento; sempr' emuli all'operare, affettuosi sempre 
ed amici a cercar le virtù più riposte dell' arte ? 

Al Lercaro seguì, per consimil lavoro, Battista Gri- 
maldo, già noto al lettore per le delizie del suo pa- 
lazzo, e più degno eh' or si conosca, in parte almeno, 
per gli ornamenti eh' ei procurò alla tribuna dell'An- 
nunziata Vecchia, o se vuoi di Portoria, o dell'Olivel- 
la, suo giuspatronato, e novella fabbrica dopo gli scon- 
ci patiti da quella chiesa a cagione del nuovo muro 
che radea 1 Acquasola. Egli pure, già fatta nobile per 
man del Castello la vòlta, e arricchita d'affreschi e di 
plastiche, aveva commesse al Cambiaso le tele ad olio, 
e a quella del titolo apparecchiata un' ancona di Ga- 
spare , avendo a parer principale sul dietro all' aitar 
maggiore. Comunque ella fosse, non soddisfece all'or- 
dinatore, assuefatto ( siccome è da credere ) a sempre 
vedersi in sugli occhi il magnifico ed il perfetto. Di 
ciò mi dà fede una scritta in not. Pinello del 12 mag- 
gio 1571; mercè della quale il nob. Antonio de Fran- 
chi, in vece ed a nome del Grimaldi , commette al 
Forlano una nuova ancona con suo tabernacolo, in 
cambio dell'altra già fatta, ancorché d' una forma e 
d' un gusto medesimo. Ond' è che il secondo lavoro, 
se per un lato dimostra la molta larghezza di quel 
patrono, difende per l'altro il valor dell'artista ; alle- 
gando il rogito un solo argomento a ripeter la prova, 
ed è questo, che il ricco patrizio chiedeva all'aitar gen- 



134 SCULTURA 

tilizio e al dipinto votivo ornamenti più vasti e sun- 
tuosi. E si noti che il legno doveva esser noce, e go- 
der di splendore suo proprio; e cotali io penso che si 
volessero i più squisiti e più ricchi ed elaborati lavo- 
ri d' intaglio, ancorché destinati a cornice od inqua- 
dratura, siccome ci mostran gli organi del s. Lorenzo. 
Gli sfoggi del doratore confondono e oltraggian quasi 
le industrie degli scalpelli, e le varie tinte convengo- 
no poco là ove si fingono membra d'architettura. 

A vegliare sui nuovi disegni e sull'opera, e a dirne 
il prezzo, ultimata che fosse, ordinò Battista il de Fran- 
chi suddetto: dandogli quasi per consiglieri il Cambia- 
so nostro e il Perolli da Crema, onorevole coppia di 
artefici. Sessanta bei scudi d'oro frattanto gli si sbor- 
savano in conto de' vecchi e de' nuovi intagli; (1) e 



(1) \$i In minine Domini amen : Ex hoc publico instrumento cunctis pateat 
qualiter nob. D. Antonius de Franchis civis Ianue q. de Iulla nomine et vice 
magni/. D. Baptiste de Grimaldis eiiam ciois Ianue q. D. Ieronimi et prò 
quo de ratto promissit etc. Sub etc. Renuncians etc. ex parte una et mag. 
Gaspar Furlanus de Lucha q. Frediani ex parte altera in presentia mei No- 
tarti et testium infrascriptorum sponte etc. pervenerunt et pervenisse confessi 
suut et conjltentur ad infrascripta pacta acordium convenia compositiones et 
obligationes de quibus infra: Videlicet cum ipse mag. Gaspar anni presentis 
(sic) de ordine dicti magnif. D. Baptiste medio dicti n. D. Antonii de Fran- 
chis fabricaverit et seu fabricari fecerit anchonam unum cum tabernaculo prò 
altari madori Ecclesie Beale Marie Annuntiate Veteris juxta formam modelli 
subscripti usque eo tempore marni mei Notarti infrascripti : Et cum ut ipse n. 
D. Antonius dicto nomine asserii dieta anchona cum tabernaculo de quibus 
supra non sint in contentamento et illius sumptus vellet (sic) ipse magnif. D. 
Baptista et cupiens ipse magnif. D. Baptisla dictam anchonam cum tabernaculo 



CAPITOLO VII. 135 

•chi sa fin dove poggiasse 1' ingegno di Gaspare in 
quell'ancona, e fin dove l' indocil secolo a conservarla. 
La tela di Luca rimane tuttora in prospetto del pre- 
sbiterio, ma vòlta in ovale, e sformata di male aggiun- 
te, sul cader forse del Settecento, allorché i Grimaldi 



ungere de pretio acrescere et seu augumentare juxta formam alterius modelli 
hodierna die per ipsum mag. Gasparem traditum et consignatum dicto n. D. 
Antonio dicto nomine et subscriptum manu mei Notarii infrascripti in pede 
ipsius dieta hodierna die : Et volens et cupiens dictus mag. Gaspar dicto n. 
D. Antonio dicto nomine et seu dicto magni/. D. Baptiste ejus principali ser- 
vire et compiacere mediante tamen ejus condigna mercede sponte ut supra etc. 
promissit et promitlit perficere compiere et augumentare dictam anchonam de 
lignaminibus nucis una cum dicto tabemaculo juxta formam dicti novi modelli 
hodie depositi per tolum mensem Septembris proxime venturum omni exceptio- 
ne etc. Et versa vice dictus n. D. Antonius dicto nomine sponte etc. promissit 
et promittit dicto mag. Gaspiri presenti et stipulanti completa fabrica diete 
anchone ac dicti tabernaculi dare et solvere dicto mag. Gaspari omne id et 
totum quidquid et quantum per dictum n. D. Antonium mag. Bapti stani de 
Crema et mag. Luchana Castello (sic) pictorem seu per duos ipsorum in qui- 
bus semper sit dictus D. Antonius juditio quorum partes ipse se se sponte re- 
misserunt: Renunciantes etc. Et qui mag. Gaspar sponte ut supra confessus 
est habuisse et recepisse a dicto n. D. Antonio nomine dicti magni/. D. Ba- 
ptiste infra solucionem et seu ad bonum computum sue mercedis diete Jabrice 
diete anchone cum tabemaculo tam veteris quam de novo augumentan- 
de ut supra scuta sexaginta auri in auro Jttalie seu valutam eorum in mo- 
netis argenteis quas acceptare promissit et promittit in computo predictorum : 
Renuncians etc. Que omnia etc. — Actum Genue videlicet in mediano domus 
solite habitacionis ipsius n. D. Antonii de Franchis sitte prope Hospitale Pam- 
matoni : Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo septuagesimo primo In- 
dinone decima tercia secundum Ianue cursum die Sabati duodecima Maij in 
Vesperis: presentibus Bartholomeo Maffeo q. lohannis et Io Baptista Rido q. 
Antonii civibus Ianue testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. 
Giacomo Pinello Frevante — Fogliaz. 1. 1550-71). 



136 SCULTURA 

ridussero ad altra forma le plastiche e gli ordini delle 
pareti, Di che mi corniene assennare il lettore; e così 
d' uno sconcio che, a legger Tatto, potrebbe dar noia 
a più d'uno. E n' ha colpa il notaio, che usando da 
pezza per avventura a palazzo Grimaldi , era avvezzo 
a trovarsi spesso e con Luca Cambiaso e col Berga- 
masco, compagai non divisibili, e famigliari di quel 
patrizio. Nel modo che parla la scritta, un de' due 
pittori s' ha nome di Luca e cognome di Castello ; 
un par d' uomini in uno. Sbadataggine , ripeto , da 
trarci in dubbio, e fuor d'ogni rimedio, chi non sa- 
pesse che al tempo di quest' ancona, il Castello da 
ben quattro anni avea disertate le nostre contrade. 

Toccherò appena una terza cornice che nel 1588 
commisero a Gaspare, e pagarono a prezzo di lire 190, 
i Priori di s. Croce : consorzia che aveva suo altare e 
suo cnlto in S. M. delle Vigne; (1) affinchè si conosca 



l'I] ►!< In nomine Domini Amen : D. Ga^par de Forlanis de Luca scultor 
q. Frediani sponte etc. fatelur hahuisse et recepisse (sic) prout vere habet et 
rccipil in pcc. ; -dei Notarli et testami infrascriptorum 

a Thoma Screvia Dominico Burnengho lohanni (sic) Rubeo et Bernardino Fis- 
sano Prioribus anni presentis ac preteriti Societatis S. Crucis in Ecclesia 
Beate Marie de Vineis presentibus dictis Dominico et Ioanne et me Notario 
librai tres Ianue quas dictus Gaspar acceptal dicto Thoma (sic) et Sociis prò 
resto et ad complementum librarum cenlum nonaginta dcbitarum per dictos 
Priores dicto D. Gaspari p-o ornamento cnjusdam anchone sciliccl lignaminis 
et cjus mani/acture construcle in dieta Ecclesia prout dictus Gispar presens 
fatelur : Renunciantes etc. — Actum lanue in Bancis videlicet ad banchum 
mei Notarii in/ras cripti : Anno a Nativitate Domini millesimo quingentesimo 



CAPITOLO VII. 137 

che mai non gli venne meno onde attendere a tali 
fatture: e da tre s'arguiscan le molte. Segnata dell'an- 
no stesso ho una carta , la quale allude alle nozze 
che , spenta Benedettina sua prima moglie , contrasse 
molti anni addietro con certa Lucrezia del q. Luca 
Terrile. E anche questo gli torna in onore, s' io non 
m' inganno, pel grande affetto che dimostravano a tal 
matrimonio i Senarega, illustre casato, e per più ti- 
toli benemerito della patria: o perchè costei fosse cosa 
di loro famiglia, o perchè conoscessero in ambidue 
quel che suole augurarsi a una coppia di sposi. Negli 
atti di G. 13. Bisso, e alla data del 22 giugno 1577, 
Gerolamo figlio d'Ambrogio, e fratello al Matteo che fu 
Doge, assegnava con titol di dote a Lucrezia lire 400, 
purché s' impalmasse a Gaspare ed egli a lei : patto 
espresso, che questa somma tornasse al donante o agli 
eredi, quand' ella venisse a morir senza figli ed in- 
nanzi al marito. Undici anni appresso, cioè nell'agosto 
dell' 88, il Foulano potè conseguir da Matteo, succe- 
duto al defunto Gerolamo, d' erogar quel valsente in 
restauri d' una sua casa nel vico di Peìra, e nel pro- 
prio luogo che dicean Cittadella, obbligando per altro 



octavo (sic) Inditione decima giùnta secundwm Genue ciirsum die vero Martis 
vigesima sexta Aprilis in Vesperis : presentibus Io. Baptista Bubeo q. Guìielmi 
et Ioanne Thoma Costa D. lacobi testibas ad premissa vocatis et rogatis. (Atti 
del Not. Giulio Priarugia — Fogliaz. 4. 1587-88). 

Vol. VI. — Scultura. 18 



138 SCULTURA 

la casa stessa alle condizioni sopraccennate (1). Notizie 
picciole, ma non inutili; parmi vedere 1' artista indu- 
strioso, onorato, indefesso, e pur mal gradito alla cieca 
fortuna : gravato di molta prole, e però costretto in 
modesta sorte a continue fatiche. 

Tornando alle quali, s' incontrano i due fratelli en- 



fi) In nomine Domini amen: Gaspar Forlanus q. Feiriani (sic) de Luca 
Genite habitalor scieris magnij. Mattheum Senaregham q. m. Ambrosii girasse 
in credito ipsius Gaspnris libras quadringentas in Cartulariis S. Georgii vide- 
licet ducentas super primo et ditcentas super sscundo de quibus dictus Gaspar 
non possit disponcre nisi rum consensi!, Lucretie ejus uxoris a cujus dotibus 
diete pecunie procedunl et quod in reliquis diete pecunie respectu capitalis in- 
telliganlur solute cum onere de quo in invtrumento dotali quod fuit rogatum 
manu Io. Bapliste Ritti notarii anno 1577 die 22 /unii in quo instrumento 
rontinetur quod quatenus dieta Lucrstia decederet ab intestato vel sine filiis 
legitimis et naturalibus tali casti diete pecunie dotales reverti debeant ad m. 
Hieronimum Senaregham vel ad ejus heredes prout ex eo apparet cui se referti 
et cupiens dictus Gr'spar disponcre de dictis libris quadringentis et illas expen- 
dere in reparatione cujusdam ejus domus site Genue in carrubeo Pere burgi 
S. Slephaui in loco vacato Cittadella cui sunt conjtnes ante via publica ab 
mio latere et retro terra q. Slephani Axereti et ab alia domus lo. Francisci 
de Vignalo et si qui etc. que quidem domus cum propter vetuslatem ruinam 
minetur egei necessaria reparatione: volens tamen provider e indemuitati heredi- 
tatis et heredum dicti q. Hieronimi: Ideo dictus Gaspar sponte et omni me- 
liori modo obligavit et hypothecavit obligal et hypothecat dlcto magni/. Mattheo 
Senareght uti heredi dicti q. m. Hieronimi presenti etc. se ipsum et Iona sua 
omnia presentia et futura ad restilutionem etc. — Aetum Germe in mediano 
domus solile habitationis mei Notarii infrascripti site in contrata S- Ambrosii: 
Anno a Nativilate Domini millesimo quingentesimo octuagesimo octavo Indictione 
XV secundum Genue cursum die Martis XII II Augusti in tertiis: presenti- 
bus Christophoro de Ragiis de villa Garibaldi q. Desidera et Angustino Leve- 
rato revenditore q. Francisci Genuensibus testibus ad premìssa vocatis et ro- 
gatis. (Atti del Not. Leonardo Chiavari — Fogliaz. 38. 1506-88J. 



CAPITOLO VII. 139" 

tro il giro d' un anno medesimo , e in opere ben so- 
miglianti; e però mi giova di ricongiungerli. I fregi 
ad intaglio, o di schietta noce o raggianti d'oro, non 
erano mai per mancare alle regie poppe; e qui stava 
principalmente 1' ingegno e la pratica de' due Forla- 
ni. Volevansi mostri bizzarri a far simbolo, e masche- 
rette graziose ad ornare, e mensole e termini ad ar- 
ricchire, e sovente istorie a narrare le geste o ad e- 
sprimere il voto de' principi. Gli arnesi stessi che 
chieggonsi al navigare, conveniva che desser negli 
occhi per siini] guisa, e più se più a mostra, e però 
sopra tutto i fanali, che ritti da prua rischiaravano il 
passo e mettevano colmo alla nave. E mi sia con- 
ceduto, per maggior ordine e brevità, eh' io conchiu- 
da in un discorso altri nomi o già detti o da dirsi r 
poiché Fanno stesso gli accoglie, eh' è il 1571, e li 
stringe quasi in un solo lavoro. 

Ho promesso da molte pagine un cenno a Matteo 
Castellino, che il ponga in ischiera con questi va- 
lenti, e fors' anche col più valente, qual fu il Santa- 
croce seniore, serbato a ulteriore discorso. Or eccoli 
entrambi insieme, a scolpir due figure e due scudi 
per due triremi, che Anton di Mendoza oratore in Ge- 
nova pel Re Cattolico facea fabbricare di queir anno 
nel nostro arsenale. Le statue da erigersi a prora , e- 
ran forme l'una di donna armata sur un castello, e 
l'altra col titolo della Speranza. Matteo ne ritrasse 
quattordici scudi d'oro, Filippo sette, de' quali fu fatta 



140 S C 'J L T 11 R A 

quietanza in not. Pinello (1). E il Mendoza ebbe in 
Lazzaro Calvi chi gli ammanì e gli dipinse ben quat- 
tro insegne a decoro de' detti legni: per altri dodici , 
a lui pagati da Don Michele D'Oviedo per conto del- 
l'Oratore (2) ; e migliori pennelli in Andrea Semino 
per le bandiere assegnate a' due Capitani, nel cui dop- 
pio campo pareano sventolando la Speranza e la Guz- 
mana (battesimo di quelle navi) dipinte ad olio e sfog- 
giate d'argento e d'oro (3). Ad un tempo il Pippo ^chè 



(1) *%< MDLXXI die Met 'cur 'ii XUIl Marcii in Yespcris in Bancis ai ban- 
chum mei Notarii infrascripti: Matheus Cistelinus q. Antonii et Philippus de 
Sancta Cruce q. Luce scultores lignaminum in lamia sponte etc. ac omni 
modo etc. Fatenlur Imbuisse ab Illustriss. D. Antonio de Medoza (sic) Regio 
Oratore iti lanua licet absente et me Notario etc. libras octuaginta quatuor 
lanue que sunt sciita 21 auri in auro Italie videlicet quatuor dee im dicto Ma- 
tìieo et septem dicto Philippe) de numerato eis traddita et consignata etc prò 
eorum mercede fabricandi senta duo et binas figuras prò pupio (sic) duarum 
triremium Sue Catholice Majestaiis que fabricantur in Darsina scilicet una 
vocala la Speranza et alia que est figura armata supra unum caslrum ut as- 
seritur et specialiter fatentur : Renimciantes etc. — Testes Gregorius lusti- 
nianus Io. Baptiste et Ludovicus Rocataliata q. Baptislì vocali. ^Atti del Not. 
Antonio 1 inello — Fogliaz. 9. 1571). 

i2) ►& MDLXXI die lovis XXXI Mai} in Vespe~is in Bancis ad banchum 
mei Notarii infrascripti — Lnzirus Chlvus piclor q. Augnstini sponte etc. 
fatetur Imbuisse a magnif. D. Michaelc de Oviedo Secretarlo Regie Legationis 
apud Illustriss. D. D. Antonimi de Mendoza Reyium Oralorem in lanua pre- 
sente scula duodecim auri in auro Utalie numerata et consignata etc et sunt 
prò sua mercede fabricandi quatuor insignia prò usti duarum triremium Regie 
Curie Neapolis ut asserilur etc. — Testes Franciscus Pichaluga q. Luce et 
Gregorius Iuslinlanus Io. Baptiste vocati etc. (Atti del Not. Antonio Ti- 
nello — Fogliaz. 9. 1571). 

(3) ^ MDLXXI die Veneris XI fi Aprilis in Vesperis iti Palacio residen- 



CAPITOLO VII. 141 

tale accorciavano il nome del Santacroce) con esso il 
Gaspare, adoperavano ad abbellire la Capitana del 
principe Gio. Andrea Doria ; scolpiva il primo quel 
eh' è di rilievo, cioè due fanali, uno scudo ed un mo- 
stro alato, o Fenice, allusivo forse alla grossa galea : 
componeva il secondo d'intaglio bei mostri marini, e 
tabelle, e storiette, e termini in vago intreccio o ac- 
compagnatura di modiglioni. E anche a questa forni- 
va i vessilli il Calvi, per quel ch'io leggo ne" conti 
domestici di Gio. Andrea , diligentemente trascelti e 
mandati in luce dal Merli di grata memoria. Ma niu- 
no forse di tutti . costoro sortì di quell'anno occasione 
a intagliare il legno , che pareggiasse i due fanali 
commessi a Giuseppe Forlano dal nob. Cristoforo Cen- 
turione, da farne decoro e gentil masserizia alla Ba- 



tie Illustriss. Regii Oraloris sitte in contrata S- Dominici videlicet in camera 
infrascritti Doni Secrelarii — Andreas de Semino pktor q. Anfonii sponte 
ac ornai modo etc. confessus est habuisse prout revera habuit et recepit a ma- 
gni/. D. Mickaele de Oviedo Secretarlo Regie Legationis apud Illustriss. Dom. 
Antonium de Mendoza Regium Oratorem in Ianua presente etc. scula decem 
€l octo auri in auro Italie numerata ac traddita et consigliata ad presentiam 
meam Notarii et testium infrascriptnrum et sunt prò ejus mercede u ni us figure 
vocale la Guzmana et alterius vocate la Speranza cum duobus scutis cum ar- 
mai Sue Catholice Majestatis omnibus cum deauraturis et cum argento fabrica- 
tis cum oleo simul cum uno vexillo Regio ab utraque picto (sic) prò usu dua- 
rum triremium prelibale Sue Regie et Catholice Majestatis qtie 0)jini<i fuerunt 
consigliata Capitaneis diclarum trinmium ut predictus Magni}. D. Secretarius 
falelur : Reimncians etc. — Testes Capilaneus lohannes Rubeus et Johan- 
nes de Palermo vocali etc. (Atti del Not. Antonio Tinello — Fogliaz. 9. 
1571). 



142 SCULTURA 

stardella o galea Capitana del Duca di Savoia. Se ne- 
fece contratto in solenne forma per ministero del Ca~ 
rexeto: e perchè il lavorio fosse in noce finissima e 
riforbita, e quel di' è di scalpello all' intutto accurato 
e perfetto, mandossi la stima del pagamento al finir 
dell'opera ed al giudizio di gente esperta (1). Matteo 
Castellino fu pel Forlano: e l'agente del Duca in 
cotesto bisogne, ch'era un Gio. Agostino Vassallo, 
chiamò a sentenziare Gerolamo Sameuceto, maestro- 
provato in faccende di nave, com' altri del suo casato 
che ben sovente s'affacciavi ne' rogiti. Or tra questi 
non fu contesa: e prestamente convennero in ciò, che 
le fatiche del buon Lucchese valessero il pregio d'ot- 



(1) >ì< lólprimo die Villi lunij iti Vesperis ad bancum. — In nomine 
Domini amen : Ioseph Furlanus de Luca intagliator (sic) lignaminum sponte 
etc. et omni modo etc. promissit et promittit noi. Christophoro Centuriono q. 
lìaptiste alseidi et mihi Notario infra menses duos prossime venturos facere 
ycrficere et finire fanales duos da bandini (sic! prò usu Capitanee triremis 
bastardelle Serenissimi Dom. Ducis Sabaudie ligneos nucis intaliatos perfectos 
et finilos et bene pulitos ut opus fuerit prò predo ejus quod fuerit judicatum 
per duos peritos elligendos unum prò parte: Infra solutionem pretii predicti 
falciai dictus luoc^li habuisse ci recepisce a dicto A r o5. Christophoro absente 
■me Notario etc. ad bonum computum ipsorum scutos duodecim auri in auro 
Italie omni exceptione remota : Renuncians etc. Declaralo quod quatenus dictus 
Iosepli non consignet intra dictum tempus dictos duos fanales quod tali casa 
cadat in penam scutorum viginti auri in auro Italie ita taxatam de acordi» 
et prò qua ac prò dictis scutis duodeeim possint kabere licentiam expeditam. 
Et prò dicto Joseph prò predictis intercessa MaUeus Campora q. lacobit 
Sub etc. — Testes lulius Savigtionus et Io. Maria de Pinceti. (Atti del Not. 
Francesco Carexeto. Fogliaz. 26. 1571 - n. 21). 



CAPITOLO VII. 143 

Cantati ue scudi d'oro, cioè quarant' uno per ogni fa- 
nale (1). Così, a giudicare dal prezzo, che suol' esser 
misura delle opere altrui, le lanterne impiantate alla 



(1) In nomine Domini amen: Mag. Ioseph Furlanus Lucensis scullor ligna- 
minum ex una parte et Io. Augustinus Vassallus filius D. Bartholomei ex al- 
tera: De et super exlimatione pretti et valute duorum fanalium a triremibus 
per dictum mag. Ioseph fabricatorum de ordine dicti Io. Augustini prò usu 
triremium Serenisi. Ducis Sabaudie videlicet de et super mercede sculture ipso- 
rum et valuta lignaminum tantum etc. sponte etc. et omni modo etc. se se 
■compromisserunt in Dominicum Liberante q. Frontisti nominatum per dictum 
Io. Augustinum et in Mattheum Carroam nominatum per dictum mag: Ioseph 
■coniunclim et in casu discordie ex nunc dicti Ioseph et Io. Augustinus elege- 
runt et eliyunt in tertium et prò terlio Hieronimum Sambuxetum q. Leo- 
nardi et sententia duorum concordium valeat : Dantes etc. Acto pacto quod 
dicti arbitri et tertius non possint allegavi necjurari suspecti nec prò suspectis 
recusari quia ita etc. Sub pena scutorum decem auri in auro Italie etc. — 
Actum Gema in Cantinata domus solite habitationis dicti Io. Augustini site in 
contrada Molis: anno a Nalivitate Domini millesimo quingenlesimo septuagesimo 
secundo hidictione decima quarta secundum Genite cursum die Dominico XXI 
Septembris in lerciis: presentibus retro de Aste q. Io. et Christophoro Grasso 
Jilio Facini Genuensibus testibus ad premissa vocatis specialiler et rngatis. 

^ Die Lune XXII dicti mensis Septembris in terciis: Supradiclus Domi- 
nicus Liberante et Mattheus Carroa ac Hieronimus Sambuxetus arbitri etc. 
■et tertius: Fiso in primis suprascripto compromesso ac badia eis coltala visi- 
sque dictis duobus janalìbus et eis consideratis auditis dictis partibus et super 
■omnibus habita consideratione: Uhristi nomine invocato dixerunt et exlimave- 
runt ut infra : Videlicet quia exlimaverunt et extimant dieta duo fanalia re- 
speclu scilicet sculture et valute lignaminis in sctttis quadraginta uno cum di- 
midio auri in auro Italie prò singulo eorum et sic in scutis octuaginta tribus 
similibus: et ita etc. — Actum Genue in Bancis ad bancctm solite residenlie 
mei Notarii injrascripti: presentibus Matteo Camperà q, Eteronimi et Ba- 
ttista Lacumarcino /ìlio Gabrielis Genuensibus testibus ad premissa voci- 
tis specialiter et rogatis. (Atti del Not. Giacomo Lignlupo — Fogliaz. 4, 
1560-72). 



144 SCULTURA 

bastardella Ducale, avanzano al pari di lusso 1' usata 
vanto degli Spagnuoli e l'avara ritenutezza del Prin- 
cipe Doria. 

Non però sempre Gio. Andrea fu sì scarso qual pare 
per molti esempj ; e col cenno di maggior' opera io 
farò fine a quel eh' è di triremi e di pompe navali : 
porzione non principale di questo capitolo Ma studio 
di brevità non mi scuserebbe il tacere altri nomi de- 
gni, e adombrar (non foss' altro) l'affaccendarsi per si- 
mili bisogne de' legnaiuoli o nostrani o avventicci, e'1 
giovarsene che facean quasi a gara e patrizj e prin- 
cipi. Al Sambuceto testé rammentato darò per compa- 
gno un Nicola da Pelo, dacché gli accoppia per sé 
una scrittura del 24 ottobre 1563 negli atti del not. 
Gio. Andrea Monaco. Quivi in nome lor proprio e co- 
mune, prometton lor opera a Gaspare Spinola del q. 
Alfonso, per dargli compiuta ed in pieno assetto ad 
un tempo con tutto lo scafo, la poppa d'una regia ga- 
lea che andavasi pur fabbricando in Sampierdarena; o- 
legante a colonne e cornici e sagome e dentro e fuo- 
ri, a lavoro di squadra; né mancherebbevi scala e ri- 
cetto e camera e armadio e forziere e quant' altro è 
mestieri a quest' ultima parte del naviglio (1). E dal 



(1) >ì« MDLXV Indictione lercie secundum Genue cursum die Mercurii 
XXIHI Octobris in Vesperis in contrada Lucuti in Camera Sale domus et 
habitationis infrascritti D. Gasparis — Magistri Hieronimud Sambuxetuà 
et Nicolaus de Pillo fabri lignarii et eorum quilibet in solidum sponte e te. 



CAPITOLO VII. 145 

testo della scrittura argomento, che a simili usi servis- 
sero entrambi pei legni della Eepubblica , ed anche 
per altri che armavano i Lomellini, a quel tempo do- 
viziosissimi fra i doviziosi del patriziato. Alla poppa 
eh' io dico fermavasi il prezzo di lire 175: lo Spinola 
desse il legname. 

La ricca trireme di Gio. Andrea Doria principe di 
Melfi e General Capitano de' Mari per S. M. il Ee 
Cattolico, alla quale accennai pur dianzi, mi porge ca- 
gione di mettere in luce altri due Sambuceti, figliuoli 



promisserunt Gassavi Spintile q. Alfonsi presenti fàbricare respectu eorum 
operis et exercitii tantum pupam (sic) unius trirremis Regie et cum totis suis 
paramentis que nunc fabricatur in Sancto Petro Arene bene fulcitam pulcre 
et eleganter cum suis colonis (sic) cornixiis cornixamentis intus etforis ut solitnm 
est fieri similibus trirremibus et eo modo et forma prout factum fuit trirremi- 
bus 111. Dominationis hujus Excellentiss. Beipublice et Nob. Lomellinorum una 
èliam cum scandolario (sic) camera pupis scagneto armario capsis et aliis ne- 
cessariis ad usum trirremium et Tiec omnia facere et fàbricare intra illudmet 
tempus quo perficietur trirremis ipsa de aliis operibus adeo quod uno et eodem 
tempore sit perfecta et vacare assidue et soliate dicto operi ut decet per bo- 
num virum et operam ex nunc seu principium dicto operi impendere. Contra 
dictus D. Gaspar presens et acceptans sponte etc. promissit dictis magistris 
provider e dietim de lignaminibus' necessariis et ratione totius dicti operis eis 
solvere libras cenlum sepluaginta quinque Genue quas solvere promisit dietim 
prout optrabuntur in fine cujuslibet ebdomade prò rata qui tamen in se reti- 
nere dehat librai triginta ex eis usque od complelnm opus ad hoc ut opus 
ipsum eque fiat et factum videri possit qualitatis de qua supra: Arto per pac- 
tum expressum quod si forte dicti magistri aut eorum alter desister ent ab 
opere quod remanens illius operis possit dictus Gaspar fabricari facere ab 
aliis magistris eorum expensis: De quibus etc. — Testes Io. Tassius de Al- 
lingana et Stephanus Lupus de Campo. (Atti del Not Gio. Andrea Monaco 
— Fogliaz. 4, 1564-65). 

Yol. VI. — Scultura. 19 



146 SCULTURA 

al predetto Gerolamo, e già privi del padre nel 1593, 
quando vennero entrambi agi' inviti del Principe. Il 
nome loro è Leonardo e Gio. Maria ; e vien pure con 
essi un cognome già noto a chi legge fra i legnaiuoli, 
secondo che, stipulando, or si chiamano intagliatori, o 
maestri oppur fabbri del legno, o talor bancalari , pa- 
rola vernacola. Adunque il ripiano, o lo spazzo di que- 
sta poppa, era liscia noce, e di noce i dorsali o spal- 
liere, e gli appoggi dallato, e '1 traverso di mezzo ; e 
così il padiglione, e i bracciuoli , e le colonne alle 
quali indossa vansi i termini in atto di reggere il ta- 
bernacolo. Aggiungi del legno stesso non meno di 
quattro istorie di fuori al rovescio di mezza poppa, e 
altrettante figure di basso rilievo in ispazj quadri , e 
altre membra ove squadre e pialletti dovean mesco- 
larsi agl'intagliatori. Da luogo a luogo, tra l'ombra 
e '1 foschiccio di questi ornati , dovea lampeggiare a 
sua volta Toro da insegne e allusivi scolpiti a sol le- 
gno di pioppo, quasi in attesa del doratore; ciò erano 
F Aquile , impresa del Principe , e '1 teschio del fiero 
Dragutte , trofeo tutto suo; senza dir le cornici e 
gl'intrecci e gli avvolgimenti che davan complesso a 
sì molte e sì varie bellezze. Costò questa poppa, qua- 
le io la descrivo , la somma di lire mille novecento ; 
magnifica invero, se la raffronti ad altre, che or ora, 
ed altrove, ho acceunate per occasione. (1) 

(1) In nomine Domini amen : Magistri Io. Maria et Leonardi frater (sic) 
Sambuceti q. Hieronimi bancalarii et mag. Bartholomeus Passanus intalia- 



CAPITOLO VII. 147 

Ma i due Forlani , de' quali è ornai tempo ch'io 
mi spedisca senz'altre pause , eran tali da provvedere 



tor lignaminum et quilibet eorum in solidum cum renunciatione legis de duo- 
bus reis debendi etc. sponte etc. promisserunt et promittunt lllustriss. et ExceU. 
Dom. lo. Andree Doria principi Melphie ac Regie et Catholice Majestatis ge- 
nerali Capitaneo Marium licet àbsenti et prò eo nob. Petra Serre agenti Sue 
Excellentie presenti etc. mihique Notario facere et construere laboreria infra- 
scripta sub modis formis ac prò mercede inferius dicendis et in omnibus ut 
inferius dicelur omni exceptione etc. Videlicet » di far le poppe della galera 
« nova di Sua Eccellenza così di dentro come di fuori et così di legname 
« come di manifatura et chiodi con tutto quello che ci va toccante detto 
« loro mestiero così che la detta poppa resti compitamente finita il che 
« hanno da fare delli legnami et manifature che appresso si dirà — E 
« prima il piano della poppa che ha da esser di sopra di legname di noce 
« piano ma ben fluito conforme al modello che se gli è dato et di sotto 
« di arbora come si sogliono fare etc. Le spalle re di poppa li bandini li 
« bandinetti la traversa di mezza poppa la bancassa di dentro di mezza 
« poppa un' altra bancassa che va adosso alli bandini di mezza poppa il 
« tabernacolo li brazzuoli et colonne dove va adesso li termini tutto que- 
« sto va di legname di noce piano ma buono e ben lavorato e ben finito: 
« Le quattro istorie che vanno dalle bande di fuori il riverso di mezza 
« poppa et li quadri che vanno sopra esso che hanno da essere intagliati 
« con figure di mezo rilievo conforme alli modelli che se li sono dati, li 
« termini due para di forbici le sue garidde il che tutto va pur di legna- 
« me di noce e tutto intagliato il restante delle guarnitioni di detta pop- 
« pa come le aquile testa Dragunte perteghetta et cornicione vanno di 
« legnami di arbora et tutto hanno da dar finito e ben lavorato confor- 
« me alli modelli et a satisfattone di Sua Eccellenza e per lui del detto 
« Nob. Pietro Serra mettendovi loro come si è detto tutto il legname 
« chiodi colla et tutto quello che ci va spettante a questa opera tra qui 
« et sei mesi prossimi da venire che finiranno alli die ce di Febraro pros- 
« simo del 594. E questo per il prezzo di libre mille novecento di moneta 
« di Genova delle quali se gli ne pagano ducento libre anticipate quali 
« confessano di havere havute dal detto Nob. Pietro qui presente et ac- 



148 SCULTURA 

per sé soli, e per proprio ingegno, sia all'uopo del fab- 
bricare e costruire come pure dello scolpire; eran buoni 
maestri d'entrambi i mestieri che il più delle volte 
veggiamo distinti da uomo ad uomo. Indi è che il 
Gaspare potea compiacere al Principe eziandio degli 
arnesi che il lusso e le usanze d'allora facean biso- 
gnevoli ai maggiorenti ; e gli studj del Merli me ne 
fan certo col polizzino d' una lettiga che appunto gli 
accadde di lavorare nel 1581 ad uso e comodo della 



« cettante et di esse si chiamano ben contenti et satisfatti renuntiando 
« Peceptione della non numerata pecunia etc. Il restante il detto Nob. 
« Pietro promette andargliele pagando conforme al lavoro che anderano 
« facendo et quando non vadino appresso a questo lavoro et che non lo 
« diano finito dentro del detto tempo che habbino da pagare a Sua Ec- 
« cellenza scuti cento di pena oltre che resti in arbitrio di Sua Eccellenza 
« far fare et finire la detta poppa a tutte loro spese e interesse et che 
« di quello che si spendesse ne habbino da stare al detto di Sua Eccel- 
« lenza e del detto Nob. Pietro o altre persone per Sua Eccellenza; di— 
« chiarando che se il piano della poppa si guasterà o perchè il legname 
« sia cattivo o perchè sia stato mal fatto che tutte le volte che si gua- 
« sterà per questo difetto sia obbligato mastro Gio. Maria a recominciarlo 
« di nuovo a sue spese e per li denari che haveranno avuto in caso di 
« restitutione siano obligati per debito confesso et così gli è statuito ter- 
« mine di maniera che possa haver licenza senza alcuna citatione né al- 
« tra solennità ». — Actum lame in Palatio Comperarum S. Qeorgii vide- 
licet iti Sala Columnarum : Anno a Nativitats Domini millesimo quingeittesmo 
nonagesimo tertio hididione sexta secundum lame cursum die vero Yeneris 
prima mensis Octobris in terciis : presenlibus ibidem Bartholomeo Regio q. Io. 
Anlonii et Christophoro Ragio q. Petri de villa Vignoli Vallis Sturle testibus 
ad premissa vocatis specialiter et rogatis. (Atti del Not. Domenico Tinello — 
Fogliaz. 17. 1592-93). 



CAPITOLO V 1 J. 149 

famiglia. Ingegnoso com 1 era, ed avvezzo a leggiadri 
ornamenti, sapeva anche a tale o tal' altra masserizia 
acconciar bellamente i drappi, intrecciare i cordoni, 
comporre le frange e i frastagli ; durava anche ad 
anni maturi qual lo vedemmo assai lustri addietro 
per l'apparato .del s. Lorenzo (1). Che s'altri il chiedea 
di lavori grossi, o come diremmo di macchina o mec- 
canismo, né egli nò il fratello Giuseppe si ricusavano; 
ed anzi m' è avviso che questo secondo, ancorché a- 
bituato alle finezze dello scalpello, non fosse meno a- 
lacre o meno esperto ad imaginare e allestire di legni 
e d' assi qualsiasi apparecchio o ricinto o edifizio o 
spettacolo che fosse, o in privato o in pubblico. Esem- 
pj di fatto non mancano; e s'anche mancassero, avrem- 
mo non lieve indizio in un folto di pioppi che aveasi 
comprato su quel di Pino, convalle aprica a una fal- 



(1) « Io Gaspare di Lucca q. Frediani dico in virtù di questa essermi 
« concertato col sig. Gio. Pietro Riccardini maggiordomo dell' Ill.mo e t 
« Eccell m °- S. P. Doria di farli una lettica tra qui et li sei di ottobre 
« prossimo a venire et più presto se sarà possibile in tutto e per tutto 
« conforme a quella del marchese d'Alchaguizza con che sia più lunga 
« mezzo palmo solamente, e questo per il prezzo di scudi quaranta d'oro 
« in oro toccante colla mia manifattura chiavazione ferramenti et legname 
« che il velluto, la seta, corami, tela incerata, cordoni, chiodi di latone 
« et doratura sarà a carico di detto signor Gio. Pietro di provedermene a 
« luogo e tempo, a buon conto et per caparro di che ho avuto in contante 
« da Pietro Serra scudi quindici d'oro in oro et per essere la verità di 
« quanto sopra si contiene la presente sarà sottoscritta di mia mano 
« propria » (Archivio Doria — Filza 1581). 



150 SCULTURA 

da del giogo che parte il Bisagno dalla Polcevera. Se 
durano i soprannomi per quel villaggio, potresti nel 
luogo che diceano Pareto additare onde il prode arti- 
sta traeva legname e per sé e per altrui: quando un 
atto del Campodonico attesta coni' egli ne cedesse il 
taglio ad un tal Campostano nel 1589, anno appunto 
in cui molto ne usò, per faccenda ch'io dirò appresso, 
in comune con Gaspare. 

Vediamolo prima da solo, e molti anni addietro, a 
piacere dell'opera sua ad un' eletta di giovani patrizj, 
vogliosi d'agire in iscene private quand'erano in tutto 
o contese o neglette in pubblico. I nomi loro avran 
forse alcun pregio, se v'ha chi ricerchi i primordj del 
nostro teatro. Eran sei : Gerolamo Spinola di Gof- 
fredo, Gio. Giorgio De Marini pur di Gioffredo, Pier 
Vincenzo Negrone del fu Nicolò, Orazio Grimaldi di 
Battista, Francesco Pallavicini flgliuol d'Agostino, e 
Paolo Doria di Tommaso. È a dolere che l'atto, rogato 
a tal uopo dal not. Poliasca Negrone il 19 gennaio 
del 1575, non dica né il come né il quando né il 
dove, né anche il quanto sì fatta scena s'avesse ad a- 
doperare; né s'altri all'infuori di quo' gentili togliesse 
le parti del recitare, o prodursi in qualsiasi spettacolo 
a sollazzar le brigate. Ma ciò che la scritta dissimula, 
acuto lettore può forse strapparle di bocca, se ben vi 
s'addentri e la corra da un capo all'altro. Le tele e il 
legname a comporre i palchi e gli addobbi, prescri- 
vono i committenti , e promette il buon legnaiuolo. 



CAPITOLO VII. 151 

che non si tronchino né si recidano, ma tornino in- 
tiere, cessate le azioni, a chi le fornisce: non era dun- 
que esercizio durevole che si volesse, ma quasi per 
occasione, e ad un dato tempo. Di quella stagione (mei 
dicon gii archivj per più d'una carta) correvan le terre 
d'Italia drappelli o bande di comici e d' istrioni, con 
varj e bizzarri titoli non altrimenti che d' accademie, 
porgendosi a sollazzare di lor arte i signorili ritrovi in 
private stanze, ed anche nelle pubbliche alcuna volta. 
Non parmi strano che i detti giovani apparecchiassero 
un simil diletto in sale domestiche. E 1' occhio cam- 
mina, senz'avvedersi, a cercar nella polizza e il mese 
e '1 giorno; e vi trova tal data, che a computare le 
diciassette giornate pattuite pel lavorìo delle scene, ci 
tira a bel mozzo delle baldorie carnascialesche. Dirò 
poco stante d'un altro apparecchio all' aperto : e ve- 
dremo quadrar 1' un coli' altro i computi. Al certo sì 
fatte mostre voleansi notturne; che quivi si parla di 
torohj e lumiere, più tardi di fiamme e di razzi. Quel 
ch'ora importa, prendeasi Giuseppe la cura delle inven- 
zioni, e volteggiamenti, e svariate comparse di luoghi 
e di cose, secondo l'azione , e n' avea ricevuti ottanta 
scudi d' oro d' Italia ; e a noi corre debito d' aggiun- 
gere a lui ed al fratello quest'altra lode, qual ch'ella 
sia, ed esser possa , rispetto al valor dell' intaglio (1). 



(1) ►£< In nomine Domini amen : Iosepk Furlanus q. Fedriani (sic) spon- 
te etc. promissit et promittil Nob. leronimo Spintile D. lo/redi Io. Georgia de 



152 SCULTURA 

Al secondo lavoro , d' assai più vasto, e però nien- 
te men frettoloso, dacché dovea farsi entro un mese, o- 
perarono insieme e Giuseppe e Gaspare, per commis- 



Marinis E. lofredi Petro Vincentio de Nigrono q. Nicolai Eoratio de Gri- 
maldis E. Baptiste et Francisco Pallavicino magni/. £>. Aiigvstini et cuilibet 
eorum in solidum presentibus et acceptantibus tam eorum nominibus quam no- 
mine Nób. Palili de Atiria magnif. E. Thome et prò quo dicti Ieronimus et 
sotti et quilibet eorum in solidum de rato promisserunt et promittunt — 
Sub etc. Renunciantes etc. me Notario ad cautellam stipulante facere etjabri- 
care scenam et palcum ac laborerium de quo seu quibtts in lista in presenti 
instrumento infilsanda et demum in omnibus prout in illa continetur cui re- 
lacio prò ventate habeatur et hoc intra dies decem septem incipiendos die cra- 
stina que erit dies vigesima presentis juxta tenorem diete liste omniaque i» 
dieta lista contenta servare et adimplere promittit in omnibus prout in ea et 
cui ut supra relacio habeatur omni exceptione etc. Ex adverso dicti Nob. Ie- 
ronimus et sotii superius nominati dictis nominibus in solidum sponte etc. pro- 
misserunt et promittunt dicto Ioseph presenti etc. eidem dare et solvere ac 
effectualiter exbursare prò ejus mercede ac prò ornili co et toto quod predictis 
E. Ieronimo et sotiis occasione dicti laborerii de quo in dieta lista petere pos- 
sit scuta octuaginta auri in auro Italie in hunc modum videlicet senta viginti 
auri in auro ad ipsius Ioseph siv e legitime persone prò eo simplicem requisi- 
tionem et resium summe sculorum sexaginta dietim et de die in diem secun- 
dum quod dicius Ioseph laborabit reliqua vero scuta viginti (sic; finito labore- 
rio ad ipsius Ioseph ut supra simplicem requisitionern omni exceptione etc. 
Sub etc. Acto quod si intra terminum prescriptum dìclus Ioseph non f ab rica- 
verà dietim laborerium et ad perjectionem reduxerit quod liceat dictis Nob. Ie- 
ronimo et sotiis et cuilibet eorum in solidum dicium laborerium seu parlerà 
ejusdem fieri facere per alium sive alios magistros damnis expensis et interesse 
et expensis eredatur et credi debeat soli et simplici verbo cupi j tiramento di- 
ctorum sotiorum seu cujusvis eorum quod damnum et interesse ac expensas 
solvere promittit dictis Nob. Ieronimo et sotiis et cuilibet eorum in solidum 
sive legitime persone prò eis et simplici requisitione omni exceptione etc. — 
Actum Ianue in Bancis ad bancum mei Notarli infrascripli : Anno a Nativi - 
tate Eomini millesimo quingentesimo septuagesimo quinto Indictione secunda 



CAPITOLO VII. 153 

sione di quattro gentili uomini, Alessandro Squarcia- 
fìco del q. Oberto, Giacomo Vivaldi del q. Paolo, Ia- 
copo Salvago del q. Bartolommeo e Tommaso Spinola 
del q. Antonio. La polizza è in atti del Valdettaro 
sotto il 1589: e i termini dal 10 gennaio al 10 feb- 
braio; la mercede, di scucii dugento cinquanta d' oro 
in oro d' Italia , che furon pagati diffatto addì 22 di 
quest'ultimo mese. Del resto io fo giudice il mio let- 
tore, e testimonio la scritta, per quanto ella possa va- 
lere, se il gran ricinto e gli assiti e l'intero posticcio 



secmdwm Ianue cursum die decima nona Ianuarii in Vesperis : presentibus 
Nob. Iano GriUo D. Luce et Petro lohanne de Compiano D. Ieronimi teslibus 
zocatis et rogatis. 

« Maestro Oioseph de Luca ha da far a messer Gieronimo Spinola di 
« mess. Giofredo e Compagni nominati nello instrumento per mano di 
« Pelegro Negrone notaro : uno apparato de siena (sic) e palco con inven- 
« tioni e lumi fondi voltature di siena farla ritornare in essere con che 
« a detto Oioseph per detti messer Ieronimo e Compagni sie datto legna- 
« mi grossi come tavole giaine {sic) trapelle trapelleti : quali legnami non 
« si debbono tagliare e tagliandoli detto Gioseph li debba pagare: E più 
« che li sia dato un pittore quale habbi da fare ossia dipinger quello li 
« sarà ordinato da detto Gioseph al quale pittore detto messer Gieronimo 
« e Compagni debbano dare quello li fa bisogno a dipingere e di più pa- 
« gare detto pittore: E più detti messer Ieronimo e Compagni hano da 
« dare a detto loseph torcine e oleo che bisognarà in detta siena e più 
« tutte le telle che farano di bisogno quale non vano dipinte le quali 
« telle detto Gioseph non possa tagliarle anzi sia tenuto e obbligato e 
« cossi promette restituirle in detta siena nel modo che si sarano consi- 
« gnate: E detto lavoro detto loseph sia tenuto bene e dilligentemente 
« fabricarlo e finirlo e a perfectione redurlo fra giorni disette quali co- 
« mincerano domani che sarano venti di Genaio. » (Atti del Not. Pellegro 
Poliasca Negrone — Fogliaz. 5. 1576-76). 

Vol. VI. — Scultura. 20 



154 SCULTUR A 

costrutto da' due Forlani, servisse a torneo cavallere- 
sco, o a consimile armeggiamento, o per questi che 
l'ordinarono, ovvero per altri più dotti a sì fatti giuo- 
chi, e chiamati ad offrire spettacolo in pubblico. Dalle 
aperture di Strada Nuova, per tutto il largo di Fontana 
Marosafa que' dì già diceasi Amorosa o Morosa, guastato 
il suo nome antico) fin dove era il passo alle alture e 
alla valle di Lucoli, si protendeva uno steccato di le- 
gni in punta con forma ovale, per palmi 144 nel mag- 
gior lungo, abbracciandone in largo 110, e sorgendo 
da terra un tal meno di 7. Un secondo cancello correa 
dentro al primo, a distanza tutto all'intorno di palmi 
15, e due palmi più basso, nel resto conforme; ond'io 
penso, che quanto spaziava fra l'uno e l'altro, acco- 
gliesse il comune degl' invitati; che certo de' cittadini 
né il dico né il penso pure. Due porte, o aditi, come 
all'entrar di castello, levate in altezza di palmi 30, si 
rispondevano ai punti estremi: l'una di fronte a pa- 
lazzo Spinola , l'altra agi' ingressi della già detta Via 
Nuova; assai larghe ed agevoli (come si vede) a im* 
hoccar di cavalli in ischiera, non che di pedoni. A bel 
mezzo del vano, vo' dir del minore steccato, s' attra- 
versava una quasi parete di tele così intonacate e di- 
pinte, che avesser sembianza di muro, siccome le porte 
di propugnacolo: ed era forse a partire i due campi 
avversar], ch'entravano in lizza per luogo opposto. E 
per ultimo in su quel fianco che dava al palazzo In- 
tonano, or Pallavicino, per tratta di palmi 120, s'al- 



CAPITOLO VII. 155 

zava un castello o bertesca , ed un'altra di 50 , con 
lor gradini e ringhiere, ed imposte da chiudere: dove 
per avventura sedevano il fior degli spettatori , o ve- 
gliavano i giudici della contesa, o stavano gli araldi 
ai segnali (1). 



fi) « tfa 1589 a dì 10 Genaio doppo Vespro nel mezzano della casa 
« et habitatione del q. Gio. Pietro Serra in la contratta di SaDto Luca 
« — Gasparo e Giuseppe fratelli Forlani del q. Frediano et ogniun di 
« loro per il tutto promettono alli Signori Alessandro Squarsafico del q. 
« Signor Oberto Giacomo Vivaldo del q. Signor Paolo Giacobo Salvago 
« del q. Signor Bartolomeo et Thomaso Spinola del q. Signor Antonio 
« e ad ogniun di loro per il tutto presenti et acceptanti che per tutti li 
« diece del mese di Febbraio prossimo haranno su la piazza di Fontana 
« Morosa appresso Strada Nova li infrascripti lavori co me in appresso: 
« cioè un stecado ovato di tavole da ponte con le sue ponte [sic) in 
« cima di longhezza di palmi cento quaranta quattro e di larghezza palmi 
« cento diece e di altezza palmi sei e mezzo : Itera un altro stecado di 
« dentro di altezza di palmi 4 in 4 1[2 della medesima qualità il quale 
« sia distante dal primo palmi quindeci in circa del resto che sii della 
« longhezza e larghezza che può riuscire: Item doe porte una verso la 
« piazza de Spinoli et l'altra verso Strada Nova l'ima contro l'altra di 
« altezza di palmi trenta et di larghezza di palmi quindeci di netto 
« per ogniuna et in tutto conforme al modello sottoscritto di loro mani 
« che resta appo di detti Signori escluso la pittura che va a dette porte: 
« Item si obligano di fare una sbarra di tella e con legnami secondo 
« il sollito di simili stecadi in mezzo del secondo stecado finita di tutto 
« ponto escluso i fuochi artificiali e pittura di longhezza di palmi 65 in 
« circa: Item promettono di far una beltresca [sic) ovata di tre gradi verso 
« il palazzo de Signori Interiani di longhezza di palmi cento venti et 
« larghezza di palmi undeci in circa et che sii serrata et che non se le 
« possa andar né sotto né in altro modo e la sua scalla di legno con 
« sue porte che si possi serrare: Item un'altra beltresca di legnami di 
« longhezza di palmi cinquanta et larga palmi sette et che sii serrata 



156 SCULTURA 

Io rassegno coteste curiosità a chi scrivo d' usanze 
cittadinesche: e proseguo sulla mia traccia. Ma 1' un 
de' Forlani, il Giuseppe, mi cessa dalle opere, e quin- 
di a non molto abbandona il mondo. Morì nell 1 aprile 
del 1593, in quelle stanze medesime dove il trovam- 



« per palmi quindici con sue stamegne di carta con le soe s calle per 
« potervi montare sopra et anche doe porte per poterla serrare le quali 
« tutte cose detti Gasp aro e Giuseppe et ogniun di loro per il tutto pro- 
« mettono a detti Signori di sopra nominati presenti et accettanti di 
« far tutti li suddetti lavori al modo di "sopra descritto et in loro sati- 
re sfattione et forti et quando non li facessero forti essi Signori Alessandro 
« e Compagni et ogniun di loro per il tutto possi no li detti lavori o vero 
« quelli che non fossero in loro satisfattione farli fare da altri a spese 
« danni et interessi di detti Gasparo e Gmseppe et di ogniun di loro per 
« il tutto quali et ogniun di loro per il tutto promettono a detti Si- 
« gnori Alessandro e Compagni et a ogniun di loro per il tutto pagar 
« così quello havessero ricevuto di danni spese et interesse e per quelli 
« starne al detto con giuramento di detti Sigaori Alessandro e Compa- 
« gni o qualsivoglia di loro ogni eccetione etc. Et li suddetti lavori li 
« fanno per pretio di scutti ducento cinquanta d'oro in oro d'Italia de 
« quali ne ricevono a buon conto in presentia di me Notaro scutti cento 
« et detti Signori Alessandro e socj et ogniun di loro per il tutto pro- 
« mettono pagar altri settantacinque scatti fra giorni quindeci prossimi 
« et li restanti finiti li detti lavori ogni eccetione etc. Que omnia etc. — 
Testes Bartholomeus Semùms D. Petri Iohannis et Sebastianus Fornellus q. 
Stepkani. 

(In una carticella a parte) ^ 1539 die XXII Februarii in terciis in, 
JBancis: Ioseph Forlanus suo et nomine Gasparis fratris et prò quo sub etc. 
confltetur a dictis M. D. Alessandro et Sociis presentibus dictis M. D. Ale- 
xandro et Iacóbo Salvaigo et acceptantibus suo et nomine Sociorum suorum 
in presentia L. 200 que sunt ad complementum scutorum ducenlum quinqua- 
ginta contentorum in instrumenlo et omnium expensarum factarum et quilaviC 
etc. Testes D. Nicolaus Pignonus q. D. Pantaleonis et Horatius Camere. 
(Atti del Not. Gio. Girolamo Valdettaro — Fogliaz. I. 1582 97.) 



CAPITOLO VII. 157 

mo, vicin delle Grazie, molti anni addietro, affittate a 
lui da' Disciplinanti di s. Giacomo alla Marina. Era 
andato egli pure a secpnde nozze con certa Battina 
del q. Agostino Lastrego, e avea quasi rifatta la fa- 
miglia con due figliuoletti che s' ebbe da lei di di- 
verso sesso, Lauretta e Bartolommeo. Il fratello Gaspa- 
re, un G. B. Braccio, e quel Pietro Marraccio col- 
lega nell'arte già nominato, assenziente l'Ufficio degli 
Straordinarj, assunsero la tutela do' due pupilli, e di- 
nanzi a Troilo Dolci auditore di Rota giurarono il dì 
6 maggio di amministrarla fidatamente (1). Alcun tempo 



(1) Individue Trinitatis ope Amen : Ma//. Gaspar Forlanus q. Frediani 
Ioannes Baptista Braccius q. Nicolai et Petrus Marracius q.... Constanti co- 
rani Magni/. D. Troylo juris utriusque doctore Parmense uni ex Magni/. 
DD. Auditoribus Rolae causar um ordinariarum Genue dicunt et exponunt 
sicuti mortuus est diebus preteritis Ioseph Forlanus q. Frediani nullo condito 
testamento et Spect. Offi cium Bxtraordinariorum ipsos Conslitutos deputava 
in tutores et prò tempore Curatores filiorum minorimi dicti Ioseph vigore eo- 
yum puìlici decreti recepii per D. loamiem leronimum Cancellar man, hoc anno 
die 28 Aprilis quod in publicam firmam presentant M. V. una cum testi- 
bus summarie examinatis per me Notarium /idem facientibus de morte dicti 
q. Ioseph et requiriml se se ad dictam tutellam et prò tempore curam per pre- 
dicium M. D. Troylum admitti et confirmari promittentes et jurantes ad sancta 
Dei Evangelia tactis per eos corporaliler scripturis in manibus mei Notarli se 
se utilia diete cure et tutelle facere et inutilia pretermittere bonaque ipsa et he- 
reditatem defendere nec indefensa relinquere e te. — Aclum Genue in platea S. 
Ambrosii in sala domus kabitationis dicti Magnif. Troyli: Anno Domin. Na- 
tiv. millesimo quingentesimo nonagesimo tertio Indictione quinta secundum 
Genue cursum die Iovis sexta Maii in terciis: presentibus lidio Donzello q. 
loannis /amido dicti Magni/. Troyli et Augustino Boerio sartore q. Ioannis 
testibus vocatis et rogatis (Atti del Not. Benedetto Cangialanza — Fogliaz. 
«, 1590-93). 



158 SCULTURA 

appresso, il dì 5 di giugno, si fece inventario di ciè- 
che rimase: eran robe di dosso, né bene in arnese; e 
la vedova intanto strillava agli Straordinarj per aver 
dagli eredi quel tanto di suo ch'avea messo in fami- 
glia di cose mobili, ed era un valsente, com' ella di- 
ceva, di cento novanta lire (1). Tanto aspetto di po- 
vertà ti rendeva la casa d'un morto, che vivendo ebbe 
tanto d'ingegno e di costanza al lavoro, e le cui fat- 
ture, pur senza titolo e senza nome, son forse com- 
prate oggigiorno a larghissimo prezzo. Raro è che for- 
tuna si muova ad usar bilance: e i potenti la lascian 
fare; largheggia a superbi e ignoranti finch'essi muo- 
iano; ai buoni e modesti procaccia travagli mentr'essi 
vivono. Ma il viver duro ed il perder nome ne' po- 
steri è sorte più ch'altra mai infelicissima : né punto 
rara, come m' incontra di riconoscere a molti esempj. 
Il Gaspare in questo mezzo avea mano in faccenda 
di gran rilievo; e dovette dolergli troppo che il buon 
fratello venisse a morte in quell'ora appunto che più 
domandava l'aiuto delle sue mani. Non puoi volger 
occhio o pensiero all'insigne chiesa di S. M. delle Vi- 



ti) Il suddetto inventario rogato dal Cangialanza conchiude in tal modo 
— Actum Oenue in contrata S. Nazarii et Celsi in Caminetto, domus habita- 
tionis (Lieti quondam Ioseph que conducitur a Confratribus Sancii lacobi de 
Marina. Anno Domin. Nativ. millesimo quingenlesimo nonagesimo tertio Indi- 
ctione quinta secundum Qenue cursum die Sabati quinta Iunii in vesperis : 
presentibus Toma de Gropallo q. loannis et Paulo Orbo q. Francisci testibus 
vocatis et rogatis. 



CAPITOLO VII. 159 

gne, che tosto non vengano a mente i patrizj Grillo: 
e siccome abitanti da secoli in sul limitare di essa, così 
non mai stanchi d'accrescerla e decorarla a lor grave 
dispendio. Di questa età, per legato d'Agapito Grillo, 
fu alzata da terra la nuova tribuna e il Capitolo ; e 
Livia sua vedova, cogli altri chiamati a eseguirne le 
volontà, ch'eran prete Alessandro Centurione e Lazzaro 
Grimaldo, sollecitavano il nostro Gaspare a compier gli 
stalli commessi già prima al valore di lui. Si può cre- 
derer che al gan lavoro, o a' principj di esso, applicasse 
Giuseppe ancor vivo: dacché ne' patti che se ne scris- 
sero nelle stanze di Livia medesima il 19 maggio del 
1593, e così nulla più che un mese poich'era cessato 
il fratello, i sedili si dicono già incominciati, e già 
corsi di buoni acconti in denaro per lui ricevuto dal 
magnif. Bartolommeo Doria, che in ciò s'adoprava pe' 
Commissarj. Qui dunque si stipulava più tosto il fi- 
nire che il prender 1' opera, forse un tal poco inter- 
rotta da detta morte; e l'ingrata tardanza ben par che 
addoppiasse la cura di que' benemeriti. A chiesa illu- 
stre, e in più tempi rifatta e fregiata con pia libera- 
lità, se non forse a guadagno d'unità e d' armonia, 
piace il render memoria di cose antiche, non punto 
inferiori alle nuove, siccome possiamo affermare di 
quell'emiciclo, che stando ag li atti doveva essere in as« 
setto sul declinar di quell'anno. Conciossiachè, se pensia- 
mo le forme e'1 complesso, era tutto disegno di Gaspare, 
-artista grazioso: se gli ornamenti e le intagliature, è 



160 SCULTURA 

bastante a difenderle il prezzo di lire due mila e tre* 
cento, che tanto soverchia per quella età e per cotali 
fatture: e se pure anche il legno, non sarà vano l'ag- 
giungere che i committenti il fornivan d'eletta noce 
di giorno in giorno, com' ei dubitassero che il buono 
o il mezzano potesse confondersi all'ottimo, o sosti- 
tuirsi (1). GÌ' indugi stessi ne porgon giudizio: le soin- 



(1) \%4 In nomine Domini Amen: Mag. Gaspar Furiarne q. Fedriani 
(sic) Lucensis sponte et omni meliori modo etc. promissit et promittit III. et 
Reo. D. Alexandro Centuriono Lazaro Grimaldo et Lime Grille ftdeicommis- 
sariis q. D. Agapiti Grilli absentibus presente tamen dieta magnif. D. Livia, 
et accentante prò se et dictis D. Alexandro et Lazaro ac mihi Notario etc. sti- 
pulanti etc. facere cancellas in choro Ecclesie Beate Marie de Vineis jam in- 
ceptas illasque per/ìcere lignis nucis et aliarum qualilatum providereque de 
omnibus necessariis ad artem fabri lignarii et juxta modellum per dicium 
mag. Gasparem factum et presentatum dictis DD. Fideicommissariis intra 
et per totam diem quartam Octobris proxime venturi prò predo et mercede 
librarum duarum millium tercentum monete Genue infra solutionem quarum 
eonfiletur habuisse et recepisse a magni/. Bartholomeo Doria q. D. Philippi 
agente prò dictis DD. Fideicommissariis illas pecuniarum summas de qui- 
lus Jecit conlentos et apocas de receplo omni exceptione etc. Et est per 
pactum solemni stipulatane etc. quod si dictus Mag. Gaspar intra dictam 
diem quartam Octobris juxta dictum modellum opus non expleverit quod 
tunc et eo casu predicti DD. Fideicommissarii possint et valeant eisque lici- 
tum sit et liceat sedes ipsas in dicto choro perflci jacere juxta dicium mo- 
dellum expensis dicti Mag. Gasparis etiam ad rationem quanti plurimi et de. 
quibus stari et credi voluit simplici verbo cum juramtnto dictorum DD. Fidei- 
commissariorum absque alia verificatione liquidatane aut judicis taxatione: 
Acceptans ex nunc prout ex tunc omne verbum cum juramento dictorum DD. 
Fideicommissariorum et juxta eorum dictum cum juramento dictus Mag. Gaspar 
solvere restituere et reficere predictis DD. Fideicommissariis ut supra absen- 
tibus dicteque magnif. Livie et mihi Notario infrascripto stipulanti etc. omni 
exceptione etc. Et ita statutus terminus etc. Renuncians etc. Insuper dieta 



CAPITOLO VII. 161 

me estreme pagate al maestro discendono al 10 giugno 
dell'anno 97, e il tenore della quietanza fa cenno a lavoro 
che pur allora venisse ultimato (1). E fu il primo che 



Magni/. Livia etiam nomine aliorwm Scciorum accentando predicta promissii 
et promiitit dicto Mag. Gaspari presenti et accentanti in dies solvere ressi" 
duum usque ad dictas libras duas mille tercentum juxta operis perfectionem 
omni exceptione etc. — Actum Geme in aula domus residentie diete D. Livie 
site in platea Vinearum: Anno a Nativitate Domini millesimo quingentesimo 
nonagesimo tertio lndictione quinta secundum Genite morem die Mercurii 
XVIII I Maij in Vesperis: presentibus Io. Ambrosio Repeto D. Hectoris et Ste- 
phano Guiradoto q. Ioannis testibus ad premissa vocatis specialiter et rogatis. 
>$i Millesimo et lndictione predictis die Veneris 28 D. (sic) in Vesperis: Su- 
pradictus Mag. Gaspar sponte confitetur Magnif. Bartholomeo D'Orie q. D. 
Philippi agenti prò predictis DD. Fideicommissariis presenti stipulanti et ac- 
ceptanti etc. se habuisse et recepisse a dicto Magnif. Bartholomeo a die XXII 
Septernbris anni prossime preteriti usque ad diem XXII presentis in diversis 
partitis et vicibus libras mille centum triginta duas et solidos decem monete 
Gemie necnon tabulas ducentum ocluaginta imam : item tabulas undecim ai- 
bare prò libris sexdecim cum dimidia: item mediam tabulam prò solidis quin- 
decim que partite faciunt libras octingentas sexaginta et solidos qtdnque et 
quas vere realiter et cum effectu Jiabuit et recepii et sic de libris mille nonin- 
gentis nonaginta duabus et solidis quindecim facientibus dictas partitas com- 
putato pretio dictarum tàbularum se bene solutum quietum tacitum et conten- 
tum vocavit et vocat: Renuntians etc. Quas quidem libras mille noningentas 
nonaginta duas et solidos quindecim dictus Mag. Gaspar acceptavit et acceptat 
infra solittionem dictarum librarum duarum millium tercentum prò factione et 
perfectione dictarum sedium in dicto choro diete Ecclesie B. Marie de Vineis 
et propterea quitat etc. — Actum Genue in Palatio Comperarum S. Georgii 
in Camera Magnif. Offlcii anni 1444: Millesimo lndictione et die predictis: 
presentibus Dominico de Ferrariis q. Sebastiani et Baptista Gotucio q. Ber- 
nardi testibus ad premissa vocatis specialiter et rogatis. ( Atti del Not. Ste- 
fano Carderina — Fogliaz. 15-1593). 

(1) In nomine Domini Amen: Magister Gaspar Furlanus de Luca sponte- 
etc. Confessiis fuit et confitetur D. Livie Grille et Lazaro Grimaldo fideicom- 
Vol. VI. — Scultura. 21 



162 SCULTURA 

i nob. Grillo fornissero al nuovo edificio del coro ; se- 
guì di poi la faccenda del pavimento, degli usci, delle 
balaustre, commesse a Santino Paracca e ad Alessan- 
dro Ferrandino lombardi, per atto 6 maggio 1600, 
ne' rogiti del Not. Carderina. Sì fatti marmi non pure 
imitavano, ma a poco sta non ritraessero i bei disegni 
pocanzi eseguiti in S. Siro : ed eravi pure alcunché 
di statue; di che vo' passarmi, siccome di cose per- 
dute, oltreché straniere alla presente materia. 

Così le memorie di Gaspare han fine co in' ebbero 
quasi principio: vo' dire in quel fare e intagliare di 
sganzelle, che questo secolo avidamente venia co- 
struendo o ampliando o riformando a' capitoli di chie- 
se e di monasteri. E ci piaccia il sapere che le fami- 
glie de' Religiosi facean volontieri esercizio di tal 
lavorìo, quasiché bisognasse a lor case ed a' loro uf- 



missariis q. D. Agapiti Grilli absentibus mikique Nolano etc. stipulanti etc. 
se habuisse et recepisse libras quadringentas septuaginta tres monete Genue 
quas vere reàliter et cum effeclu habuit et recepii in pecuni a numerata in di- 
venti partitis diversis quidem temporibus per manns Magni f. Bartholomei Dorie 
de quibus etiam fecit appocas de recepto: et de eis etc. que sunt prò sua, 
mercede conjiciendi cancellas in coro Ecclesie S. Marie de Vineis el propterea 
quitat etc. dictos D. Liviam et Lazarum dictis nominibus absentes me Notarlo 
etc: Promiltens etc. — Actum Genue in Palacio Comperarum S. Georg ii in 
senatorio nei Nolarii infrascripti : anno a Nativitate Domini MDLXXXXVII 
Indiclione nona secundum Genue morem die Marlis X lunii in Vesperis: pre- 
sentibus Thoma Richeme Notarlo et Io. Slephano Clavarino D. Caroli testibus 
ad premissa vocatis et rogatis ( Atti del Not. Stefano Carderina — Fogliaz. 
18, 1596-97). 



CAPITOLO VII. 165 

fizj più ch'altro mestiero, o volessero a un tempo, 
senz'uopo d' estranei maestri, ritrarne e vantaggio ed 
onore al loro Ordine. Valga l'esempio de' Minori Os- 
servanti, succeduti nel 1568 agli Amadeiti, nella chie- 
suola di S. Martino, che ricostrutta in più ampia forma 
intitolarono a S. M. della Pace. Al nob. Stefano Di 
Negro Pasqua non parve abbastanza alzar loro del pro- 
prio e tribuna e santuario; ma in atti di Leonardo 
Chiavari, il 10 gennaio dell'anno seguente, offerì vasi 
al lor Provinciale fra Antonio da Murano e al Guar- 
diano fra Arcangelo Giustiniano, a cingere il coro 
di nuovi stalli, rimossi i meschini che v'eran di vec- 
chio. E a lor volta i discreti monaci nel ringraziaro- 
no, fuorché del legno che alla nuova opera si doman- 
dasse ; dicendo che quanto al lavoro, non manchereb- 
be de' loro Frati chi lo spedisse da buon maestro. E 
così fu fatto; e a me par debito il farne cenno, to- 
gliendo! da quella scritta letteralmente (1). Del resto, 



(1) Amplius quia diclus Nob. Stephanus etsi ad infrascripta non lene- 
tur ordinava et decrevit precidere dictis Fratribus de talulis et lignaminibus 
nucis et de omnibus aliis necessariis prò conflciendis sedilibus vulgo scanzelle 
in dicto choro novo nec non uno, ut ajunt, Uterino: Ideo prejati D. Minister 
Guardianus et Fratres promitit et promittunt apponere omnem operarti et ma- 
nifaturam prò conficiendis dictis sedilibus et dicto Uterino in dicto choro nam 
ipsi Fratres habent in eorum Religione magistros peritos conficiendorwm simi- 
lium onerum necnon promisemnt et promittunt permittere quod in confectiont 
dictorum sedilium et Uterini possit dictus Stephanus sibi servire de sedilibus 
veteribus qaibus modo dicti Fratres utuntur videlicet in fulciendis et foderandis 
sedilibus novis tantum et quod in dictis sedilibus et Uterino loco opportuno 



164 SCULTURA 

in qual anno morisse Gaspare, ornai fatto vecchio se 
non decrepito, u me non consta per date certe ; so 
questo solo, ch'egli era ancor vivo nel marzo del 1602, 
perciocché una polizza del noi Gio. Ambrogio Bisso 
mei mostra a rivendicare certa somma dinanzi al Ma- 
gistrato degli Straordinarj. 

Al costui valore poteva per avventura far velo il 
valore d' un nostro ligure , se la fortuna, chiaman- 
dolo a terre lontane, e ad allogazioni più laute ed 
orrevoli, noi sottraeva alla nostra Genova appena che 
il fé' conoscere. A noi lo mandò Savona, sua terra 
natale, e non prima né dopo del 1569, s' io tolgo le 
sue notizie dagli atti superstiti. La patria ne serba 
memoria (che non è poco) mercè i manoscritti del 
Verzellino: né a me sembrò vano di anticiparne, sul- 
la costui fede, lo lodi ed il nome per altre carte (1). 
Chiamavasi Giuseppe Fracchia: e nei rogiti io trovo 
anche il nome paterno, che fa d'un Luciano. Dai 
detto cronista o raccoglitore delle cose savonesi, ho 



possit insculpere insigniti et arma olivi Illustr. et Rev. D. Cardinalis Pasque 
fratris ipsius D. Stephani quia ita etc. — Return, Oenue in dicto monasterio 
B. Marie de Pace videlicet in Capitulo dicci Monasterii: Anno a Nativitate 
Domini millesimo quingentesimo sexzgesimo nono Indici ione undecima secundum 
Qenue morem die Lune decima Ianmrii in tertiis: presentibus Angelo Gazio 
q. Nicolai et lo. Maria Gallo D. Hiaronimi Genumsibus lestibus ad premissa 
vocatis et rogatis. 

(1) (V. Notizie dei Professori del disegno in Liguria dalla fondazione 
dell'Accademia. Voi. 1, pag. 286;. 



CAPITOLO VII. 165 

contezza com'egli fa zio di quel Giovan Luigi Musante 
ingegner militare di somma virtù, che maestro delle 
regie opere per Filippo II di Spagna, afforzò Pam- 
plona e le terre circonvicine di nuovi e più sta- 
bili propugnacoli, e mentre visse (che fu insino al 
1587) meritò di quel regno e di quelle difese. Il So- 
prani che attinse alla fonte medesima, e che non tac- 
que del costui figlio, Giambattista Musante, seguace 
ed erede dell'arte paterna, e vissuto in Pamplona ol- 
tre il 1623, al solo Fracchia negò una notizia ne 1 
posteri: e a grande ingiuria, ch'ei fu in isquisitezze 
d' intaglio non meno virtuoso che i due nipoti in in- 
gegni d'architettura: e architetto egli stesso, e all'in 
tutto degno di tal parentado. Sul declinare del Cin- 
quecento abbiam facile indizio a discernere il pregio 
e la fama de' professori in ciascuna ragione delle arti 
disegnati ve: l'invito che il re di Spagna, o i ministri 
per lui, decretavano a quello o a quell'altro maestro, 
pel regio e grandioso edifizio dell'Escuriale. Savona si 
vanta, e si può vantare, di avere il suo Fracchia nel 
ruolo di tanti illustri; e se alcun dubitasse del suo 
meritarlo, hanno in pronto i reali favori che s' ebbe 
egli vivo, e la vedova sua com'ei venne a morire. 

Nella memoria de' Genovesi il commenda un la- 
voro unico, ma nobile e degno, che mi si porge a ve- 
dere nelle scritture; quasi a impedire che un ligure 
accolto con tanta grazia, e trattenuto nella maggiore 
-città della Spagna, non abbia del tutto a perire nei 



166 SCULTURA 

fasti della sua Dominante. E però s'egli avesse offici- 
na tra noi, o co' nostri, o venisse chiamato fra tanto 
fiorire d' intagliatori , è del pari incerto; ma se ben 
guardi, e in un caso e nell'altro quest'opera sola gli 
vale un elogio. Nell'anno testé registrato del 1569 la 
chiesa de' Conventuali di S. Francesco alle falde di 
Castelletto (ognun sa quanto ricca e famosa) voleasi' 
fornita d'un organo a lei condecente: ed è lecito il 
credere che a ciò pensasse e largisse del suo Anton 
Maria della gente Grimalda, poco men che signora di 
que' contorni, e zelante oltremodo e del tempio e del 
monastero. A un maestro Tommaso da Brescia (fra- 
tello forse o figliuolo di quel Facheto che operò in-, 
S. Lorenzo) era data la cura dello strumento: al Frac- 
chia indi a poco il costrurne e fregiarne la cassa. 
Tra lui e il Grimaldo si veggono fatte le convenzioni, 
per le quali era posto al lavoro il termine di mesi 
otto, e la ricompensa di scudi cento trenta d'oro d'Ita- 
lia, ed un dieci di sopramercato, in arbitrio del com- 
mittente, se l'opera uscisse secondo il suo desiderio (1). 



(1) g<| In nomine Domini Amen: Nob. Antonms Maria de Grimaldis q. 
Magni/. Gasparis ex una et magister Ioseph Frachia q. Luciani cicis Saone 
ex altera: Sponte etc. et omni meliori modo etc. pervenerunt ac sili ipsis 
hinc inde presentibus et stipulantibus etc. pervenisse confessi fuerunt et con- 
Jitentur ad injrascriptam conventionem pacta et alia de quibus infra solemni- 
bus stipulationibus ultro citroque intervenientibus: Renuncianles etc. Videlicet 
quia ipse Mag. Ioseph promisit et promittit eidem D. Antonio Marie stipu- 
lanti ut supra construere et fabricare capsiam organi Ecclesie S. Francisci 
Ianue qaod nuper fabricalur in dieta Ecclesia per magistrum Thomaxium 



CAPITOLO VII. 167 

Ancor meno apparisce in qaal anno , e per qual 
-mediatore, passasse Giuseppe ai lavori di Spagna. Io 



Bressanum in omnibus et per omnia juxta formarti modelli in presenti instru- 
mento infllsandi et per dictum Mag. Ioseph subscribendi et hoc intra menses 
odo proxime venturos omni exceptione remota. Ex adverso predictus Antonius 
Maria acceptans predicta promissit et promittit eidem Ioseph stipulanti ut su- 
pra dare et solvere ipsi Ioseph seu legitime persone prò eo prò dieta capsia 
fabricanda et construenda ut supra senta centum triginta auri in auro Ittalie 
tt magis scuta decem cum similia (sic) si ipsa capsia constructa et Jabricata 
fuerit per ipsum Ioseph diligenter juditio et arbitratu ipsius D. Antonii Ma- 
rie qualibet juris et facti exceptione remota penitusque cessante : Infra solu- 
tionem quorum quidem scutorum centum triginta de quibus supra ipse Ioseph 
ex nunc habuit et recepit ab ipso D. Antonio Maria realiter et cum effectu in 
pecunia numerata coram me Notario et testibus infrascriptis habuisseque et 
recepisse confessus est scuta vigintiquinque auri in auro Ittalie et de ipsis in- 
fra^solutionem ut supra se bene quietum et solutum tacitum et contentum vo- 
cavit et vocat fecitque eidem D. Antonio Marie stipulanti ut supra pactum 
perpeluum et finale de ulterius ipsa non petendo etc. Promittens ete. Acto 
quod si intra tempus predictum ipse Mag. Ioseph omni cum diligenlia et 
juxta dictum modellum dictam capsiam organi non compleverit quod eo casu 
possit et valeat ipse D. Antonius Maria et sic eidem liceat dictam capsiam 
compleri seu fabricari facere juxta dictum modellum a quacumque alia persona 
seu personis damno expensis et interesse ipsius Ioseph de quibus eo casu 
stari debeat dicto cum juramento ipsius D. Antonii Marie absque aliqua alia 
probatione et judicis taxatione super premissis facienda quod verbum cum ju- 
ramento ipsius D. Antonii Marie ut supra eo casu habeatur prò probatione 
probata adeo quod nihil supra desiderari possit ipso Ioseph non citato seu 
requisito nec. aliquo juris ordine senato ita et adeo quod si ipsa fabrica ad 
majorem summam ascenderet quam sint dieta scuta centum triginta quod ipse 
Ioseph teneatur et obligatus sit et ita promissit et promittit eidem D. An- 
tonio Marie stipulanti ut supra ipsam majorem summam ipsi D. Antonio Ma- 
rie seu legitime persone prò eo dare et solvere ad omnem ipsius D. Antonii 
Marie seu legitime persone prò eo liberam voluntatem et simplicem requisitio- 
nem omni exceptione et contradictione remotis: Paclo etiam quod ipse D. An- 



168 SCULTURA 

vel trovo sugli ultimi anni della sua vita, mercè di r 
una carta che parmi attribuirgli anche lode di buono 
e affettuoso congiunto. Restava in Savona la madre di 
lui che chiamavasi Margaritina, e con essa una sua 
sorella di nome Pometta: fidate più ch'altro ai gua- 
dagni che il bravo artefice usava partire fra i proprj 
bisogni e '1 sostentamento delle due femmine. Vegga 
il lettore un biglietto di cambio spiccato in Madrid 
dal banco del Magnif. Ettore Piccamiglio, per mezzo 
del quale , e per mano di Nicolò Serra , venivano 
sborsati ad entrambe congiuntamente cinquanta bei 
scudi d' oro in oro (siccome diceano) d' Italia, per egual 
somma che il Fracchia, pietoso figliuolo e fratello 
amorevole avea messo da parte per aiutarle col frutto 
di sue fatiche (1). Né già vorrò creder unico il bello 



tonius Maria teneatur et olligatus sit provider e seu provideri facere ipsi Mag. 
Ioseph de omnibus et quibuscumque lignaminibus ac ferramentis que necessaria 
fuerint et opportuna diete fabrice et hoc expensis omnibus ipsius D. Antonii 
Marie et sine aliquibus expensis ipsius Mag. Ioseph quia sic etc. — Et 
cui Mag. Ioseph presenti statutus est terminus per Magnif. D. Pretorem 
Ianue etc. etc. — Aclum Ianue in domo ipsius D. Antonii Marie sita in 
contrada S. Luce videlicet in e aminata: Anno Domin Nativ. millesimo quin- 
gentesimo sexagesimo nono Inditione undecima secundum Ianue cursuu die 
Dominico 11 lanuarii in Vesperis: presentibus Nob. Slephano de Franchis q. 
Francisci et dicto Thomaxio Bresano q. Vitani testibus ad premissa vocatis 
specialiter et vogatis — (Atti del Not. Benedetto Muzio giuniore - Fogliaz. 1 
1569-74). 

(1) >J< In nomine Domini Amen : Pometa Frachia soror Ioseph Frachia 
de Savona Sponte etc. et omni meliori modo etc. Confitetur Magnif. Nicolao 
Serra q. D. Pauli absenti et inihi Notano etc. ab eo habuisse et recepisse ut 



CAPITOLO VII. 169 

esempio che la foituna mi guida a trovarne fra i ro- 
giti: ad ogni modo, dovremmo lodarcene molto per 
nomo ammogliato, e ritrattosi in parte dalla sua patria 
e dalla famiglia, e vivente in città e fra costumi che 
poco sapeano di parsimonia. Avea sposa una Geronima 
Cappello; la quale, com' egli fu còlto da morte nel 
1 591, si condusse a seconde nozze col Carducci, un 
de' due fiorentini , che tratti a illustrar l' Escuriale 
de' loro pennelli, vi propagarono il gusto e le prati- 
che, poco imitabili, del minor Zuccaro. Potrà dubitarsi 



vere realiter et cura effectu habuil et recepit in pecunia sibi tradita et nume- 
rata ad presentiam mei Notarii et testium infrascriptorum per manns Camilli 
Rote presentis et solventis nomine et de prcpru's pecvniis dicti D. Nicolai ut 
co nfitetnr miM Notano scutos quinquaginta auri in auro Italie quas solvit in 
observatione literarum Magnif. Hectoris Picamilii tenoris infrascripti videlicet 
A tergo — « A Nicolò Serra in Genova — ^ Iliesus: 1587 a dì 22 di a- 
« gosto in Madrid: Scuti 50 d'oro in oro: Sarete contento pagare per 
« questa prima di cambio a quattro giorni vista a M. Margaritina Frac- 
« chia madre di Giuseppe Fracchia o a Pometta Fracchia sua sorella di 
« Savona scuti cinquanta d'oro in oro per la valuta qui havuta da Giù- 
« seppe Fracchia in contanti per mano di Stefano Boggia e mettete a con- 
« to mio: Addio. — Vostro: Bettor Picamegìio ». Et de iìlis se bene conten- 
tarli solutam et satisfactam vocavit et vocat et attenta dieta solutione quitatit 
et liheravit etc. etc. Et dieta Pcmeta est mihi Notarlo nota relatione Yincentii 
Spugneti Benedica et Baptiste Corteise (sic) q. Nicolai de Savona qui medio 
eorn m jv.ramenti jeeerunt ccgnoscere dictam Pomelam et esse superius nomi- 
natam — Actum lanue in Bancis ad scomnum residentie mei predicti Notarii: 
Anno a Nativitate Domini millesimo quingeniesmo ocluagesimo septimo Indi- 
elione decima quinta secundum Janue cursum die Iovis prima Octobris in ter- 
tiis: presentili^ testilus Ambrosio Rapallo et Aurelio Descaltio vocatis etc, 
(Atti del Noi Paolo Gerolamo Bargone — Fogliaz. 16 — 1587 n. 3;. 
Vol. VI — Scultura. 22 



170 SCULTURA 

con qual dei due, tra Vincenzo e Bartolommeo; la ra- 
gione degli anni ci sforza per altro a tenere quost' ul- 
timo, il maggior nato de' due fratelli. Il Monarca di 
Spagna proseguì con affetto di principe la rara virtù 
e la memoria del nostro Fracchia, e non potendo lui 
morto, onorò la vedova (non crederei la novella sposa) 
con segni di gradimento e con titoli di nobiltà. Que- 
sto abbiamo dal Verzellino, brevissimo a scriverne, 
siccome d'uomo ben cognito a' suoi cittadini, seguen- 
do lo stile dell'unni cronista. Ma il tempo che tutto di- 
vora, ha frodato di troppo alle costui notizie ; e fareb- 
be ancor peggio, se il poco che ne rimane splendesse 
ai nostri occhi di minor luce. Giuseppe Fracchia è 
un di quegli artisti, che a pena si mostrano; ma 
in tale aspetto, che più non si sgiungono dalla me- 
moria. 

E con lui m' è gradito il far termine ai legnaiuoli 
ed intagliatori; a que' molti almeno che corrono i 
tempi ignorati al Soprani. E il costui silenzio sarebbe 
per avventura durato più a lungo sul fatto di tali 
maestri, se un industrioso, che meglio si vuol nove- 
rare tra gli scultori, non ne avesse lasciata una prole 
tra noi, che tiene ed abbraccia quasi il vegnente 
secolo. Ella fugge pertanto i confini del mio lavoro, 
o m' aspetta a più tardi volumi, se tanto io mi viva 
da pure iniziarli. Ora il prode scalpello eh' io dico, è 
Filippo di Santacroce da Urbino, onde ho fatto alcun 
cenno più sopra, e di cui nel Soprani è tenuta me- 



CAPITOLO VII. 171 

moria, più lunga forse, e scorretta meno, eh' egli non 
soglia per altri maestri. Il perchè a me non resta che 
il compiere l'opera sua, dimostrando per via di scrit- 
ture quel ch'egli ci narra del suo magistero, e aggiun- 
gendo (siccome è istituto di questi libri) le sorti, il 
costume e le condizioni, che mostran l'artefice ad o- 
perare e a convivere quasi con noi. Lascio al nostro 
biografo il peso di ciò che ne scrive d' innanzi alla 
sua venuta: che povero pastorello in contado d'Urbino, 
mentr' ei se ne stava con un suo coltelluccio intaglian- 
do figure sul legno, fu raccolto dal conte Filippino 
Doria, delle arti amantissimo quanto sappiamo, e con- 
dotto a Roma , e qui sostenuto liberalmente finché 
s' addestrasse negli scalpelli, e poi tratto a Genova a 
farsi onore di tali studi. Per fermo ei recò di fuori 
1' appellativo di Maestro Pippo che mentre visse ri- 
tenne sempre: vezzeggiativo che il nostro vernacolo 
non suole attribuire fuorché ad un Giuseppe. È un 
amaro sconforto, a chi legge volumi d' arte, il perpe- 
tuo difetto di date, d'età, di periodi; onde il far de' 
maestri, ancorché longevi, s'avvolge per modo d'oscu- 
rità, che all' infuori del nome, poco altro rimane a co- 
noscere e a giudicare. E gravissima è tal condizione 
per quegli artisti, il cui ingegno s' adoperò in cose 
picelo le, e pronte a passare di mano in mano, o di 
casa in casa, o di luogo in luogo a capriccio della 
fortuna: sì come è appunto del Santacroce, de' cui 
lavoretti chi sa quanti giacciono in signorili o princi- 



112 SCULTURA 

pesche pinacoteche, e quanti altri corrono il mondo a 
guadagno di rigattieri; e così profittevoli e grati a 
ciascuno, fuorché al loro autore, del quale han perduto 
anche il titolo. 

Dirò in primo luogo eh 1 io non mei trovo dinanzi , 
per ricercare eh* io faccia negli atti, prima del 1569 : 
un po' tardi, a dir vero , rispetto a' primordj che il 
buon Soprani ce ne racconta. In sul finir di quest'an- 
no, a rogito del not. Gio. Gerolamo Fiesco Paxerio, s'ac- 
comodava di certe servitù con Lorenzo Martignone 
altresì notaio, per un modesto appartamento d'una tal 
casa non lungi da S. Tommaso, testò comprata da 
certo Filippo Ghiaia; della qual casa mi faccio accorto 
com' egli di mano in mano acquistò per sua industria 
le varie membra fino a godersela intiera. E quivi, a- 
bitò mentre ch'ebbe vita, e morendo lasciolla agli 
eredi per egual parte; ed agevolmente, dacché a' cin- 
que figli quadrava il numero di quattro ripiani eoa 
una bottega. Due volte tolse donna: la prima, di no- 
me Giorgetta, gli die' tre figliuoli , Matteo, Giulio e 
Scipione: la nuova, chiamata Laura , altri due gliene 
aggiunse, Luca Antonio e Agostino. E si vuole emen- 
dare il Soprani là dove li pone in altr' ordine, e do- 
v' anche gli associa in eguale virtù come eredi del- 
l'arte paterna. Ebb3 pare du3 figlie e dall'una e dall'al- 
tra moglie. Delle due prime andò sposa l'una, nomata 
Antonia, a Bartolommeo della Rovere pittor medio- 
crissimo : l'altra, Isabetta, a un Andrea Taccone filator 



CAPITOLO VII. J73 

di mestiero. Le seconde, Nicoletta e Vittoria, erari nu- 
bili alla sua morte, la quale avvenne tra il marzo e 
l'agosto del 1607. Ho adombrato appena quel ch'hassi 
a sapere della famiglia; né però mi par poco, a cono- 
scer nel Pippo l'onesto artefice e l'ottimo padre , se 
a questo nulla io farò corredo del testamento , che 
suole esser quasi suggello alla vita e ai costumi e 
agli affetti dell' uomo (1). 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Cum generi humano mors adeo impendeat 
ut nec uni parcat haec perpendens Filippus de Sancta Cruce q. Lucae sanus 
Dei gratta sensu mentis loquellae et intellectus et in sua perjecta existens me-- 
moria divinum timens judicium horacttjus nescilur cupiens testari ne intestatus 
decedat, ideo presenti suo nuncupativo testamento quod sine scriptis dicitttr 
sibi rebus suis atque posteris consulendum decrevit ut infra — Primo enim 
cum ad illud divùmm animarum concilium proficisci contingat animam suam 
commendava et commendai altissimo Creatori Patri Filio et Spiritui Sancto 
totique Curiae codesti ; corpus vero suum cadaver effectum humandum jussit in 
sepultura Socie tatis Corporis Christi in ecclesia divi Thomae Genuae si tamen 
tempore sui obitus propriam non habuerit sepulturam, et prò funeris pompa 
impendendum id omne quod videbitur infrascriptis ejus M. Fideicommissariis 
— Item amore Dei prò anima ipsius legavit Hospitali, Hospitaleto, Magni/. 
Officio Suffraga Pauperum, et Captivorum apud infideles libras quinque prò 
quolibet — Item declarat habuisse prò dotibus q. Georgetae ejus primae uxoris 
libras ducenlas Genuae quas jure legati reliquit Matheo, lulio et Scipioni 
ejus filiis ex dieta q. Georyeta — Item etiam declarat habuisse prò dotibus 
Zaurae ejus secundae uxoris in rebus et vesiibus prò ejus usu et ornatu libras 
centum Genuae quas eidem pariter legavit — Item dotavit et dotat de bonis 
suis Nicoletam et Victoriam ejus filias adhuc innuptas in et de libris mille 
monetae Genuae prò quolibet earum, volens tamen in dictis libris mille respecti- 
ve comprehendi omne ille(sic)res et vesles quas ambo et ulerque (sic) earum prò ea- 
rum respective usu et ornatu habebunt seu habebit — Item declaravit voluit et or- 
■dinavit quod omnia ferramenta lignamina ebora vulgo avolio et hebena non 



174 SCULTURA 

Filippo il dettava al notaio Lagomarsino in Palazzo 
Ducale il mattino del 5 marzo di detto anno; e però 
non pressato d' infermità, ma diresti presago della sua 
fine, e prudente ad anticipare le sue volontà. Dopo 
alcun legato in favore de' due Spedali, e de' due Ma- 
gistrati de' Poveri e degli Schiavi, e ordinata sua sepol- 
tura tra' Confratelli del Corpo di Cristo che avean lor 
cappella e lor tomba in S. Tommaso, si volse con 



Jabricata quae tempore obilus ipsius testatoris erunt seu comperici fuerint in 
ejus domo, omnesque libri designa impressiones et seu vulgo stampe tum gy- 
psi tum alterius cujusvis materiae concementes et pertinentes ad artem site 
exercitium ipsms testatoris aequaliter dividantur et dividi debeant intèr Ma- 
tlieum, Iulium, Scipionem, Lucimi Antonium et Augustinum ejus filios legi- 
timos et naturales per infrascriptos ejus M a gnif. Fideicommiss ariosi et qua- 
tenus minus commode dividi possent debeant per'dictos M. ejus Fideicommissa- 
rios vendi, et pretium ex eis eliciendum et evtrahendum iuter dictos ejus filios 
per dictosmet et infrascriptos ejus Fideicommissarios repartiri — Item pari- 
ter legavit voluit et ordinavit quod omnia opera quae tempore ejus mortis re- 
liquerit tam manuali quam tornatili industria confecla jabricata elaborata et 
seu sculpta, tam in ebore, corallo et Ugno quam in alia quavis materia vendi 
debeant per infrascriptos ejus M. Fideicommissarios seenndum tamen videbitur 
Laurae ejus uxori — Item legavit et jure legali reliquit dictae Laurae ejus 
uxori gestanti tamen habitum vidualem gauditam totumque et integrum usufru- 
ctum omnium et singulorum bonorum ipsius testatoris etiam et pecuniarum eli- 
ciendarum ex dictis operibus fabricatis ut supra vendendis, cum tamen decla- 
ratione quod dieta Laura ejtis uxor minime teneatur nec cogi possit ab infra- 
scriptis filiis ipsius test atoris et ejus heredibus nec ab aliis quibusvis ad pre- 
standam aliquam fidejussionem occasione dicti usufructus de utendo et fruendo 
arbitrio botti viri immo hujusmodi satisdationis necessitatem ipse testator ei- 
dem Laurae remisit et remittil; et quatetms aliquo jure fihjussionem ipsam 
prestare leneretur vel cogeretur mandai et ordinai diclo casu infrascriptis ejus 
filiis et haeredibus ut quilibet eorum prò dieta Laura usufructuaria fldejubea t- 



CAPITOLO VII. 175 

■.mente sana e con animo giusto alle cure domestiche. 
A' tre figli raccolti dalla Giorgetta, e a' due nati di 
Laura, assegnò a parte a parte le doti delie due don- 
ne ; eran lire duecento rispetto alla prima, e metà 
quanto all' altra, valsente di roba e di masserizie. Prov- 
vide di dote alle due pulzelle con lire mille per cia- 
scheduna; alla moglie coli' usufrutto di tutto il suo 
avere, con che sostentasse e accogliesse in sua casa le 



apud suis cohaeredes premissorum occasione graoans insuper diclus testalor 
ipsam Lauram ejus uxorem quo& quatenus Antonia uxor Bartholomei de Ru- 
vere pictoris et Isabeta uxor Io. Andreae Tacconi filatoris etiam ejus fUiae 
durante usufructu ut supra relieto dictae Laurae remanerent et seu altera ipsa- 
rum esset vidua eas respective tantum et donec ipsae respective viduae fuerint 
dicto usufructu durante gube~nare in dicto usufructu simul cum ipsa Laura, 
modo tamen bene se se ipsae vespertine habeant versus diclam Lauram earum. 
matrem cui quidem Laurae ipse testalor dedit et tributi facullalem et potesta- 
tem quandocumque ipsas Anloniam et Isabetam respective excludendi a benefìcio 
praesentis legali et etiam a nomine dirti usufructus — Item legavit et nomine 
legati reliquit, salvo tamen semper dicto usufructu, Matlieo, Iulio, Scipioni, 
Lucae Antonio et Augustino ejus filiis , domum quandam ipsius testatoris de 
quinque sitis (sic) seu mansionibus sitam Genuae in confinibus Magni}. Petri 
Serrae in contrada S. Thomae quam quidem domum voluit et ordinavit dividi 
inter ipsos ejusque quinque jllios et unicuique ipsorum assignari unum situm 
ex dictis quinque, hac tamen declaratione cum siti ejusdem domus non sinl aequa- 
lis valoris et pretii quod leneatur ille et seu teneantur UH in quem seu quos 
pervenerit aliquod ex dictis sitis majoris valoris refacere UH seu illis cui vel 
guibus refaciendum erit illud omne quod erit opus prò adaequamento divisionis 
et assignationis ut supra faciendae de dieta domo aul in pecuniis numeratis 
aut in cedendo et devallando UH seu illis cui vel quibus ut supra refaciendum 
erit pensiones sitorum seu siti in eum seu eos ut supra perventorum seu per- 
veniendorum donec ille seu UH ex dictis quinque fratribus in quem seu quos 
pervenerit aliquod ex dictis quinque sitis valoris et pretii minoris reliquorum 



176 SCULTURA 

già maritate, ove entrambe od alcuna di loro cadesse in 
istato di vedovanza e di povertà. Tra' suoi cinque maschj 
non fece divario; partissero a giusta misura o ad onesti 
compensi la casa : e quel eh' era della officina, lavori 
ed arnesi e d' ogni ragion suppellettile, andasse diviso 
tra loro per giusta stima. E così fu fatto com'egli dispose; 
e la sorte fu savia , assegnando a Matteo la bottega, al 
più degno superstite e primogenito di cotal padre (1). 



sint et seu fuerint adacquali in ipsa divisione. — Reliquorum vero omnium et 
singulorum honorum mobilitivi et mmobiUum jurium rationum et actionum ad 
ipsum testatorem quomodocumque et qualitercumque spectantium et pertinentium 
et undecumque descendentium et pervenientium nunc et in futurum haeredes 
suos universaìes instituit et ore proprio nominavit et nominat dictos Matheum, 
Iulium, Scipionem, Lucana Antonium et Augustinum ejus filios legitimos et 
naturales aequaliter et aequis portionibus. — Fideicommissarios autem ipsius 
lestatoris ac executores praesentis sui testamenti ultimaeque voluntatis instituit 
elegit el deputava eligitque et nominai magni/. Petrim Lomelinum et Stepha- 
nìim Mainerium ac dictam Lauram ejìis uxorem quibus et seu dicobus ex eis 
in quibus semper sit dieta Laura dedit et tribuit datque et conferì omnimodam 
potestatem Jacultatem et bailiam similibus personis dari solitam eisque compe- 
tentem ex forma jwis et statutorim Genuae etc. Et haec est etc. — Action 
Genuae videlicet ad bancum solilae residentiae mei Notarii in Palatio Ducali: 
anno a Natività te Domini millesimo sexcentesimo septimo Indictione quarta se- 
cundum Genuae cursum die vero Lunae quinta Martii in terliis: prescntibus 
teslibus Simoni (sic} Sanguineto q. Nicolai, Andrea Cabona q. Iohannis, Hie- 
ronimo de Berloriis q. Io. Antonii, Lazaro Piccaluga q. Baptini de villa 
S. Blasii Porciferae, et Michaeli (sic) Angelo Carpaneto Bartholomei vocatis et 
rogatis. (Atti del Not. Marc' Antonio Lagomarsino — Foglùiz. 1. 1606, 07). 
(1) Dagli atti del not. Giulio Romairone verrò togliendo alcun cenno 
di tal divisione, che porta la data del 26 febbraio 1608. La casa a più 
tratti comprata dal testatore, è così descritta ■ — Essendo vero che in li beni 
et heredità del g. Filippo Santacroce il quale si chiamava Maestro Pippo sii 



CAPITOLO VII. 177 

Ma sulle spoglie della officina, siccome minuto 
tesoro e da sperdersi assai facilmente, si fece disegno 
sì tosto (direi) che Filippo ebbe chiusi gli occhi. M'è 
in pronto un esatto inventario di lavoretti che quivi 
già belli e spediti attendevano il compratore, o con- 
dotti a mezzo o non più che abbozzati, chiedevano 
l'ultima mano al solerte maestro. Ed io intendo gio- 
varmene, offrendolo ai mio lettore così coni' è steso 
in sua rozza forma; dacché mi par poco quel che si 
legge in Raffaello Soprani, rispetto al trattar ch'ei fa- 
ceva scapelli in qualsiasi materia, e variare soggetti, 
e i già espressi ripeter le mille volte in diverse fat- 



una Casa posta a Genova nella contralta delti Canoni dì S. Tomaso a quale 
confina di sopra il m. Pietro Serra dinotili la detta strada pubblica dietro la 
terra ossia fondo della strada del monastero delle RR. Monache di S. Paolo 
da un lato la casa del Reo. Officio di Misericordia e dall'altro la casa del q. 
Odino Bornia, Gio. Taccone e Battista Carpando etc. Et essendo restati he- 
redi di detto m. q. Filippo, Matteo, Giulio, Scipione, Luca Antonio et Ago- 
stino etc. li quali fratelli quattro sono maggiori d'età, l'ultimo ed è Agostino 
è di età d'anni 23 in circa etc. — Avendo costui per legai consuetudine, 
come minore, la scelta, si tenne de' quattro solai l'inferiore; poi messe le 
Sorti, toccò a Giulio il secondo in ascendere, il terzo a Luca Antonio, a Sci- 
pione il quarto, a Matteo la bottega. — La scritta è segnata nel fine di 
questo tenore: — Atto nella città di Genova cioè al scagno della solila residenza 
di me già detto et infrascripto Notaro posta nella piazza di Banchi: V anno 
della Natività di Nostro Signore mille seicento otto correndo V Indinone quinta 
secondo il costume genovese il giorno di matterai (sic) a dì 26 fébraro a ora 
di terza : ivi presente Lazaro Romajrone .figlio di me Giulio et Alberto Bogia- 
no di m. Antonio et Gio. Andrea Bahia di m. Simone testimoni alle predette 
cose chiamati e pregati. 

Vol. VI. — Scultura. 23 



178 SCULTURA 

tezze. La lista fa pòrta al Notaio il mattino dell' 11 
agosto del 1607, e inserita nell'atto pel quale la vedo- 
va si sdebitava delle consegna (1). V'abbondano inia- 



(1) Precedono all'inventario le usate formole che in parte io trascrivo 
— ^ MDCVIl Indictione quarta de Genue more die vero Sabati J.I Augusti 
in tertiis in scriptorio residentie mei Notarli site Genue in Bancis — In Dei 
nomine: Matheus, Iulius, Scipio et Lucai Antonius filli et heredes cum cau- 
tela q. Philippi de Sanctt Cruce suis nominibus ac nomine et vice Augustini 
eorum fratris prò quo legitime de rato etc. Confitentur D. Laure eorum matri 
uxori dicti q. Philippi secundo loco absenti me Notario etc. dictam eorum ma- 
trem de eorum ordine consignasse etc. etc. - Testes Lazarus Romajronus 
mei Iulii et lo. Andreas Bahia. 

« Uno Christo di avolio in angonia di longessa un palmo — Uno altro 
« Christo di avolio di longessa di uno palmo — Uno altro Christo di avo- 
« lio di longessa di uno palmo — Uno altro Christo di avolio di longessa 
« di uno palmo (questi quattro Christi sono in angonia] — Uno altro di 
« avolio di longessa di uno palmo morto — E uno pocho più — Uno al- 
« tro Christo morto di avolio di longessa di uno pilmo — Uno altro Chri- 
« sto morto di avolio più picolo di uno palmo — Uno altro Christo morto 
« di avolio di dui terzi — Uno altro Christo vechio di avolio di mezo pal- 
« mo — Doi Christi in angonia di bussio con le sue croce di longessa di 
« doi terzi — Doi Christi morti di bussio di longessa di uno palmetto — 
« Doi Christi morti di bussio di longessa più che uno palmo — Tre Chri- 
« sti morti di bussio di longessa di uno palmo — Uno Christo di avolio 
« di longessa di mezo palmo — Uno Christo di bussio di longessa di uno 
« palmetto il quale non è ancora fornito — Uno altro di zizola di doi terzi 
« che non è ancora fornito — Uno Christo di bronzo di longessa di uno 
« palmo — Uno Christo di pitura in su una chiapa di mano di m. Lucha 
«. Cambiario — Uno Christo di avolio di mezo palmo il quale non è anco- 
« ra fornito — Quatro Christi asbosati di avolio — Uno santo Gio. Battista 
« di avolio di longessa di doi terzi — Uno altro San Gio. Batista asbosato 
« con una Pietà asbosata — Uno Christo picolo di avolio con la Madona e 
« S. Giovanni a' piedi e doi altri Christi di detta longessa senza le figure 
* da piedi — Una Natività di busio di mezo relievo — 23 osse intagliate 



CAPITOLO VÌI. 179 

gini del Crocifisso , quali noli' atto cT agonizzare , e 
quali altre di morta spoglia; altre (e son la più par- 
te) scolpite in avorio, altre in bosso , altre in giug- 
giolo , ed altre in corallo: ben oltre le trenta, e nessuna 
alta più d'un palmo, e certune assai picciole. Eran 
cose per certo da soddisfare ogni desiderio in pietà 
di privati; e ben anche (cred'io) per conforto d' eguale 
affetto, ammaniva teste di N. D. o del Salvatore in 
coralli o diaspri o conchiglie o pezzetti di stalattite, 
da farne gioiello e ornamento o fermaglio secondo 
l'altrui talento. V'han pure statuine di varj Santi, e 



« con la Vita del Signore — 15 osse intagliate con le teste di Imperatori 
« — 4 teste di Cherubini di corallo — 9 teste di Cherubini corallo grande 
« — Una testa del Salvatore di corallo incarnato e dalla altra parte uno 
« Christo in croce e più una conchiglia grande — Uno Christo di colatura 
« di acqua sensa bracie — Un cartello damaschino con il manicho di co- 
« latura — Uno cortello con una testa di cane — 4 teste di morte di corallo 
« due fornite e due asbosate — Uno manicho di corallo con uno delfino — 
« Due teste di Madonine di corallo di mezo relievo — Due teste di Christo 
« di mezo relievo in una uno Christo dalla altra parte — Una testa di una 
« Madona di colatura asbosato — Uno cavallo di bronzo — Una capra di 
« bronzo — Una figura di bronzo con un canestro di frutte — Una figura ve- 
« stita di bronzo — Una Croce con il Dio Padre e molti Cherubini — Una 
« testa grande di colatura di uno Christo e dalla altra parte la testa di una 
« Madona — Una scimitarra damaschina 6 Croce di noce d' India — 3 
« Croce d'ebano due e l'altra di noce d' India — 7 osse di serase intagliate 
« — 12 medaglie di argento — Uno Christo picolo di corallo incarnato — 
Uno Christo di corallo di longessa di mezo palmo con la sua Croce — 
« Uno S. Sebastiano di corallo di longessa di mezo palmo con il suo piede 
« di corallo — Uno Giove e uno Apollo e uno Nettuno e uno cane di co- 
« rallo — Una Resuresione di corallo di longessa di doi tersi — Una testa 



180 SCULTURA 

figure e teschj per mettere in coppia di crocifissi, e 
assai spesso faccette di cherubini, ora ia tutto rilievo, 
ora in lastre sporgenti a mezzo; più raramente sog- 
getti di favola, ad uso o delizia di ricche stanze. Ne 
già vi mancano di bel corallo o incarnato o vermi- 
glio leggiadre fatture, ideate a seconda del grosso o 
del lungo che dava l'avara materia ; indi o teste di 
di cane o ritorte di serpi , ad impugnatura così di 
bastoni e cosi di coltelli, e fin anche pedone per iscac- 
chieri, e fin paia di fiche da porsele al collo i su- 
perstiziosi. E di queste m' avvisa il Merli aver fatto 



« del Salvatore su una chiapa di corallo di mezo relievo — Chiapa di co- 

« rallo di longesa di uno terso con una Madonna di mezo relievo con il 

« Putto iu brasio e dalla altra parte di detta chiapa una testa di una 

« Madona di mezo relievo — Uno Christo di corallo asbosato di longesa 

« di mezo palmo — Tre teste di morte di corallo una grosissima e doi al- 

« tre più piccole — Uno Ladrone di corallo di longessa di mezo palmo — 

« 28 pessi di schachi di corallo — Uno manicho di corallo con due serpe in- 

« tortigliate — Uno manicho di corallo con una testa di serpe — Una gioia 

« di diaspro di longesa di uno terso con una lesta di mia Madona e di 

« mio Salvatore di mezo rilievo — 5 corneti del Mar Rosso tre grossi e 

« tre picoli — Uno pittino di corallo incarnatto — Una Croce intrasiata 

« di madreperla e di corallo — Doi Ladroni asbosati di corallo — Una 

« montagna di corallo — Uno Christo picolo che non è fornito — Uno La- 

« drone asbosato di corallo incaraatto — Una testa di una Madona e di 

« uno Salvatore di mezo relievo di bussio — Uno anello di corallo — Una 

« testa di mezo relievo di una Madona di coralo incarnato — 7 fiche di 

« corallo — 4 brasia di corallo — 4 teste di serpe di corallo — Una testa 

« di Salvatore asbosata di corallo. » — (Negli atti di Giulio Romairone 
— Fogliaz. 42, 1607, n ° 2 . 



CAPITOLO VII. 181 

il Pippo nel 1579 un balocco pel principe Gio. An- 
drea, computato per lire 4 ne' libri della famiglia; 
bench'io mi fo a credere che più gli gradisse, quat- 
tro anni appresso, il fornir di devote figure il priva- 
to oratorio della pia donna che fu la Zenobia Doria. 
Non erano meno che una ventina , e istoriavano in 
tutte il Calvario : 1' artista ebbe premio cinquanta 
lire. 

Io mi sto col Soprani: che il massimo pregio del 
Santacroce si fosse l' intaglio di cose per poco invi- 
sibili ad occhio nudo, sul fare di quelle ch'ei lodò o 
imaginò per Damiano Lercaro , e la greca antichità 
per Callicrate. In quanto al Pippo, potremmo sospetta- 
re d'iperbole quel ch'egli afferma d'un noccioletto di 
ciriegia su cui componesse nulla meno che intera 
un'istoria della Passione; se l'inventario per noi pro- 
dotto non ne mostrasse al di là di venti. Appetto alla 
qual maraviglia s'oscurano quasi le dodici imagini 
de' Cesari, quivi notate, e da lui scolpite sovra ossa 
di susine , e similmente descritte dal biografo come 
operette di sottile artifizio. Il Soprani non n'ebbe vi- 
sta, ma udì a celebrarle da due dipintori credibili, i 
due Giambattista Casone e Carlone: le avea possedute 
un Francesco Monti, che poi ne fé' dono a Nicola di 
Promontorio, e costui le recò in presente al Grandu- 
ca di Toscana, nel cui Museo tuttavia si guardavano 
in conto di rari cimelj. La nostra lista è buon testi- 
monio di que' lavoretti, e ne cresce il numero infi- 



182 SCULTURA 

no ai sedici : ed una polizza eh' io riferisco , ci 
scorge più addietro a spiarne i casi. Dimostra che la 
suppellettile del Santacroce, egualmente partita, era 
in mano de' cinque fratelli, e che il minimo d' essi 
avea appunto , con esso il corallo di S. Sebastiano, 
que' volti d'Imperatori , che un pugno di mano po- 
tea contenere a beli' agio. Ho detto avea, ma non so 
per quanto; che debitore alla madre di lire 150, per 
sicurezza del pagamento depositò quelle delizie a fi- 
danza del proprio suocero, eh' era un Filippo Zucca 
pittore. Gli furon rese , assentendo Laura, nel luglio 
del 161.0; (1) ma chi può dirmi se non andassero a 
vendita, o a mallevar presso altrui d'altri debiti? Im- 
perocché cotesto Agostino, ultima prole di Filippo e 



(1) 1610 Indictionel de Genuemore die vero Dominico 11 Iulii in Vesperis 
in scriptorio domus habitationis mei Notarti site Genue in contrada, et paro- 
dila S. Siri — In Dei nomine: Augustinus Sancta Cruce quondam Philippi 
hic presens sponte etc. jatetur habuisse et sibi restituta fuisse a D. Philippo 
Zucha q. Petri ipsius socero presente etc. pignora infrascripta scilicet imagi- 
nem S. Sebastiani corali et undecim otia (sic) zerzelorum ubi sunt sculpita i- 
magina Imperatorvm que pignora dicttts Augustinus dimisserat penes dictum 
Philippum Zucham prò cautione libr. 150 debitarum per dictum Augustinum 
D. Laure ejus matri uxori quondam Philippi Crucae (sic) quam restitutionem 
dictus Philippus Zucha fecit dicto Augustine- de ordine et consensu diete 
Laure ejus malris presentis et citra prejudicium obligationis dicti Philippi er- 
ga matrem quam reiterat per debitum confessum etc. Renuncians etiam Mura- 
mento et exceptioni consignationis non Jacte : Quare quitavit etc. — Testes 
Lazarus et lacobus Rapallo vocali etc. ( Atti del Not. Giulio Romairone — 
Fogliaz. 48 - 1610, n. 2). 



CAPITOLO VII. 183 

■di Laura, negletto negli atti siccome artefice, è spesso 
in faccenda per obbligarsi di somme a prestito. 

Ardì il Santacroce ciò nondimeno la grande scul- 
tura , se 1' occasione gli se ne porse. Alcun saggio 
n'ha già il lettore ne' ricchi intagli eseguiti al Men- 
doza, a lavoro de' quali il trovammo in coppia col 
Castellino: e per simile effetto compiacque anche al 
Doria nel 1571, per quello che si legge ne' razionali 
di quella casa. Devote imagini del Crocifisso, propor- 
zionate a grandioso altare, e fattura de' suoi scalpelli, 
trovarono onore in cospicue chiese: ed istorie di San- 
ti, composte di più figure , comparvero a pubblica 
pompa tra le Consorzio Disciplinanti. Di quelle pri- 
me, vo' dire di Crocifissi, non dà il Soprani che un 
solo esempio, ma da onorarsene qualsiasi maestro, se 
guardo alla chiesa ed al committente: che fu il pa- 
trizio Battista Negrone, inteso nel 1590, o in quel 
torno , a costrurre o ad ornare liberalmente la sua 
Cappella di detto titolo in S. M. delle Vigne. Del 
pregio di quella statua io non oso parlare ; sia per- 
chè gl'ingegni abituati alle piccole cose, non soglion 
far prova di gogliardezza nelle più grandi , e perchè 
il Soprani, sì facile ad encomiare, a quest' ora si mo- 
stra timido. Aggiungi che i degni patroni della Cap- 
pella , sì tosto ebbe Genova un più destro e pulito 
scalpello dal Maragliano , non furono lenti a mutare 
l'imagine e a farle corteo d' altre statue, così pietose, 
così elaborate com' oggi vediamo; sì che all' Urbinate 



184 s e ul t u :-: a 

non sortì d'aver nome in quel nobil tempio per più 
d'un secolo. Alla sua età (s'io la guardo con occhi at- 
tenti) non veggo trattato sui legno, e in misure d'al- 
tare, quel, sacro tema, se non alla grossa e men de- 
gnamente; perch'io non mi maraviglio che le Suore 
di S. Silvestro desiderassero dal Santacroce un Cro- 
cifisso per la lor Chiesa, gemello in tutto col soprad- 
detto, com'io discopro cercando nelle scritture del no- 
taio Conforto (1). Il contratto è sollecito e liberale: vo- 
li) >J« In nomine Domini Amen: Filipus de Sancta Cruce q. Luce de 
Stato Urbini sponte etc. et omni meliori modo etc. promissil et promittit 
Rev. Monialibus S. Silvestri de Pisii licet abscntibus et mihi Notario etc. 
construere et fabricare Cruciflxum unum illius stature qualitalis et gradus 
prout existit Vrucifixum (sic) quod construi fecit q. Hlustr. Baptista Nigronus 
perfectum omnibus necessariis speclantibus scultori et arti sue quod facere 
promittit et consignare pur tolam primam ebdomadam Quadragesime proxime 

venturam : pret ium cujus M. Rever. Prior Fr Prior Monasterii S. M. 

de Castello et eorum nomine promittit solvere protit declaratum fuerit per duos 
perilos per partes elligendos: infra solutionem cujus prelii ex nunc confessus 
fuìt diclus Filipus ab eodem P. Priore presenti habuisse et recepisse in pe- 
cunia numerata duploncs odo auri in auro stampe Hispanie prout habuit in 
presentia Notarii et lestium infrascriplorum et a quibus diclas Rev. Montale s 
abscntes et me Notario etc. quitaoit: Rcnunciautes etc. Acto pacto etc. quod 
quatenus debito (sic) non fecerit et complecerit quod possint diete Rev. Mo- 
niales illieo construi et edificavi facere damno interesse et exptnsis ipsius 
Filipi qui promittit tati casu restituere diclos sculos sibi persolutos et damnum 
prò quibus possint accipere suam licentiam expeditam a MM. DD. Audi'oribus 
Rote Civilis executive lamie etc. Que omnia etc. — Actum lanue in Capella 
Vener. Collegii DD. Nolariorum videlicet ad bancum ressidenlie mei Notarii 
iu/rascripti: Anno Domin. Natio, millesimo quingentesimo nonagesimo secundo 
Indictione V secundum lanue cursum die lovis X Decembris in Vesperis: pre- 
sentibus M. Ioseph de Arqua'a et Angustino GropoMo q. D. Pantaleonis. (Atti 
del Not. Lazzaro Conforto — Fogliaz. 5, 1592-93) 



CAPITOLO VII. 185 

levan la statua dal 10 dicembre 1592 all' uscir di 
Quaresima dell'anno sopravvegnente, e così della stima 
come de' pagamenti lasciavan carico al Prior di Ca- 
stello, che intanto gli anticipava otto bei dobloni 
d'oro di Spagna. Le Casse per gli oratorj, non altri- 
menti che i Crocifissi, disparvero innanzi alla nostra 
età, per non so qual sua disdetta o propizia ventura, 
che i posteri in fatto di grosse sculture noi conosces- 
sero e giudicassero. I Confratelli di S. Bartolommeo 
n' ebber una del loro titolo, ed era il Martirio del 
Santo: l'accenna il Soprani, e il postillator delle Vite 
la dice già morta nel secolo scorso, sì che taluno po- 
trebbe forse aver dubbj sul vero. Ma il fatto m'è con- 
£.' rinato in notaio Gerolamo Oneto, per una scritta del 
16 febbraio 1594, mercè della quale Agostino Piag- 
gio promette al nob. Stefano Ricci, qual Sindaco del- 
la Casaccia, di colorirla e fregiarla d'oro; e anche qui 
l'accessorio la vince per fermo sul principale, se in con- 
to di tali fatiche prendeva costui quattrocento lire già 
prima di porvi la mano. D'un'altra che il Santacro- 
ce scolpì l'anno stesso, fu ignaro il Soprani o di- 
mentico; e questa per la Consorzia di S. Ambrogio 
nel luogo di Voltri (1). E anche questa sia giunta alle 



(1) » \fa Maestro Filippo Santacroce q. Luca scultore ha da fabricare 

« una Cassa per uso dell'Oratorio di disciplinanti di Santo Ambrosio di 

« Voltri di buono ligname bene e diligentemente fabricata , e lavorata 

« tutta greza fra il termine di mesi otto prosimi da venire e consignarla 

Vol. VI. — Scultura. 24 



186 SCULTURA 

sue notizie, per fede che me ne danno le filze d'Au- 
relio Monzia, notaio di quella borgata operosa e ricca, 
e lieta oltremodo di signorili palagi e di ville. 

Seguirono i figli la traccia paterna , ma troppo 
diversi di lena; ond'io temo che accomunandoli in un 
discorso, e ch'è peggio, in un solo giudizio, non tac- 
cia il Soprani alcun torto al giusto. Matteo si condusse 



« in la presente città a IVI. Gioanni Gambino q. Francesco Priore di 
« detto Oratorio, e M. Pelegro Cestino Sindico e in loro absentia a M. 
« Geronimo Comunale nel modo che qui si dirà: cioè detta Cassa ha da 
« essere di longhessa parmi octo e di larghessa parmi quatro e mezo, et 
« in essa Cassai li ha da fare le infrascritte figure, cioè in prima Santo 
« Ambrosio a cavallo di altessa p irmi cinque e mezj con i! chi eriche di 
« altessa parmi tre e mezo Angeli quatro, cioè uno per ogni canto della 
« Cassa di altessa per ogn'uno di essi parmi doi; e di più tre soldati di 
« altessa di parmi quatro per ogn'uno con uno moro inginocchione, e fi- 
« nalmente detta Cassa ha da essere conforme al modello apresso di det- 
« to Maestro Filippo con farli la sua cornice e suoi baleustri (sic) et an- 
« che con li suoi ferramenti e tutto quello che li bisognerà e finalmente 
« rispecto alla chiavatone conforme a quella dello Oratorio di Santo Bar- 
« tholomeo della presente città e tutto alle spesa di detto Maestro Filippo 
« al quale si ha d* pagare libre trecento cinquanta in questo modo cioè 
« libre cento dodici soldi otto e denari sei di contanti et il resto in la 
« consignatione di detta Cassa con patto che non consignandola fra il 
« detto termine nel modo suddetto che incorra detto Filippo nella pena 
« de scu f i venticinque d'oro in oro apricati [sic) a detti Gioanni e Pelegro 
« a detti nomi per loro danno e interesse in tanto tassato de accordio 
« salvo però justo impedimento. » — Actum lanue in Bancis et ad ban- 
cum mei Notarti infrascripti: Anno a Nativitate Domini millesimo quin- 
gentesimo nonagesimo quarto Indictione sexta secundum lanue cursum die 
Marlis quinta Aprìlis in terliis: presentibus Iacobo Merlano q. Laurenlii 
et Baptista Pomario q. Antoaii tìstibus vocatis et rojatis. (Atti del Notaro 
Pellegro P fiasca - Foglia/.. 13 - 1593-95] 



CAPITOLO VII. 187 

da buon primogenito, e già nel 1588 mi s'appresenta 
non pure come ajuto del padre, ma come artefice di cose 
proprie; i fratelli assai rari e Jenti, e sbandati quasi dal 
capo della famiglia. Laonde, quel eh 'è di Matteo, le 
memorie m' abbondano, ed anzi dirò mi soverchia- 
no: e via seguitando mi condurrebbero a lungo tratto 
del secolo appresso, se a me non facesse ritegno la 
legge dell'opera mia. Senzachè nuovi figli succedono 
ai figli , e altre scuole alla prima scuola , sì che il 
Seicento se ne riempie, e richiede per sé la copiosa 
materia , s'io giunga cogli anni a tentare la nuova 
fatica. Per ora ci basti che il maggior nato è pur 
anche l'erede e '1 continuatore dell' arte domestica, e 
quanto a fortuna, non ebbe a invidiar la paterna Fi- 
niscono in queste pagine i vecchi maestri che vissero 
il Cinquecento : incominciano o si preparano i casi 
della costoro posterità. M' è pertanto mestieri l'acco- 
gliere a' fianchi del Pippo un altr' ospite giunto di 
fuori, da cui si dirama una prole d'artisti valenti ad 
opprimere i Santacroce, se le due schiere non si te- 
nessero quasi in lor cerchio : la prima ad ornare il 
più spesso d' intagli, quest'altra, più balda e più va- 
lorosa, a operare di statua. 

Venezia mandò questo nuovo a operare fra noi ; 
che però quanto visse, e oggi ancora sulle opere o 
vere o supposte, non ebbe e non ha miglior nome 
che di Veneziano, e '1 trasmise ad un figlio che spet- 
ta all'età ventura, ed ha luogo fra i più valenti. Co- 



188 SCULTURA 

sì mescolati nel nome paterno, operarono i Santacro- 
ce col titol comune di Pippi: e così dalla patria i due 
Veneti, il padre e '1 figliuolo, con quello di Veneziani; 
sicché il nominarli è un'insidia a confonderli. Or 
dunque il seniore chiamasi Domenico, ed era fìgliuol 
d' un Francesco: né troppo si badi alle storpiature 
degli atti ch'io ne produco, un de' quali il darebbe 
per de Franceschi, e Biscioni il farebbe un'altro, per 
negligenza o mal uso d'orecchi , non infrequenti in 
chi scrive a mercè di Notai. S' io 1' accoppio col vec- 
chio Pippo, è più tosto a ragione di somiglianza che 
a computo d'anni: sembrandomi fuori di dubbio che 
questo Domenico entrasse l'età virile allorché Filippo 
cadeva a vecchiezza. Fra noi venne certo da giovane , 
e giovane vi s'accasò; benché forse le sorti e la fama 
del Santacroce tardassero alquanto la sua fortuna. 
Ho la prima notizia in agosto del 1597 fra i rogiti 
d'Antonio Olivieri; ivi è detto inquilino di Genova, 
ed ammogliato, e scultore a bottega in Iscurreria ; 
quivi il veggo mallevadore d' un Giovanni Baiardo 
già sostenuto alla Malapaga. Unquattr'anni più in qua 
lo riveggo in contrada di S. Andrea, conduttor di 
più stanze con una canova , eh' egli concede od in 
tutto od in parte a un cotale Scarlazza sartore (1). Or 



;1) >J« In nomine Domini Amen: Dominicus Bissoni intagliator (sic) 
Francisci: sponte ete. locavit et Ululo locationis dat et concessit et concedit 
Io. Baptiste Scarlatte sartori q. Francisci presenti et acceptanti medianum 



CAPITOLO Vii. 189 

si dà par maestro d'intaglio, ed altra V udremo pit- 
tore; di che faccio stima che i suoi principj sien 
quelli di molti che s'acconciavano a trattar legno per 
ogni guisa , e riposti i ferri metteano la mano alle 
tinte e all'oro. Fra queste inezie mi corre il secolo, o 
poco meno; il costui fiorire (se pure fiorì) vuol la- 
sciarsi al Seicento. Il perchè non dovrò seguitarlo se 
non quanto dimanda il soggetto e lo spazio di queste 
carte , lasciando più lauta materia a chi tratti I' età 
posteriore. 

È carattere quasi a' costui primordj un tempietto 
o Custodia , magnifica , adorna, diresti regale, che a 
lui commisero appunto sugli ultimi giorni del secolo 
un certo Agostino Basso e Alessandro dei conti di 
Ventimiglia, per chiudervi più degnamente il Pane 
Eucaristico, dentro la chiesa di S. Giovanni Battista 
alla Pieve del Teco lor terra natale. Non dee parer 
troppa la somma di lire quattrocento cinquanta fer- 
mata in contratto, a chi pensi che il bel tabernaco- 



cum canepa in porticu cujusdam domus site Genue in, contrada S. Andree 
sub suis conquibus et est illudumet medianum cum canepa quem dictus Domi- 
nicus locationis Ululo conducit a D. Scipione Natia vigore instrvmenti marni 
ut dicitur D. Baptiste Sivori Notarii: ad habendum etc. — Actum Genue in 
Bancis videlicet ad bancum residentie mei jam dicti et infrascripti Notarii: 
anno a Nativitate Domini millesimo sexcentesimo primo Indictione decima ter eia 
secundum Genue cursum die vero Mercurii decima Ianuarii in terciis: pre- 
sentibus D. Nicolao Maria Murchio q. D. Nicolai et Io. Antonio Castiliono 
q. lacobi testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Giulio Pietra- 
roggia — Fogliaz. 16 — 1601, n. 2.) 



190 SCULTURA 

lo aveva a levarsi in altezza di palmi dieci , e tra 
membri d' intaglio e di quadratura mostrare disposte 
in buon ordine imagini a tutto rilievo, non meno di 
diciassette. Ogni cosa poi dovea splender d'oro da ca- 
po a fondo ; ond' è forse che l'atto riguarda in Do- 
menico (errore frequente in più vecchia età) più il 
maestro che pinge il legno che non lo scultore (1). 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Dominicus Bissoni pictor (sic) D. Fran- 
cisco major annis ciginti quinque et qui etc. ut ipse cum juramento asseriti 
sponte etc. promittit et se obligat D. Augustino Basso q. D. Ioannis et D. A- 
lesandro (sic) ex Comitibus Vintimilii de plebe Theyci q. D. Filiberti in so- 
litimi presentibus et acceptantibus hinc et per totum mensem Aprilis proxime 
venturum anni de 1600 jabricare seu fabricari facere Cuslodiam inauratam 
tolam prò Ecclesia S. Io. Baptiste dicti loci Plebis Theyci bene fabricatam et 
inauratam de auro fino cum Jiguris decem septem rilevi prò cuslodiendo SS. 
Sacramento et que Custodia debeat esse altitudinis palmorum decem et latitu- 
dinis secundum suam porpotionem (sic) et sic fabricatam consignare promissit 
et promittit juxta designum remanet (sic) penes dicium Dominicum subscrip- 
tum manibus dictorum D. Augustini et Alesandri sine aliqua contradìctione : 
omni etc. Pro pretio et nomine pretti librarum quadringentarum quinquaginta 
monete Genue infra solutionem quarum dictus Dominicus sponte etc. confes- 
sus fuit et confltelur habuisse et recepisse prout vere et cum eff'ectu habet et 
recipit in pecunia numerata aurea in presentia mei Notarli et testium infra- 
scriptorum a diclis DD. Angustino et Alesandro presentibus etc. libras quin- 
quaginta sex Genue prout etiam dictus Dominicus presens faletur: Renuntians 
etc. Reliquas vero libras tricentas nonaginta quattuor prò resto et ad comple- 
mentum dictarum librarum quadringentarum quinquaginta dicti DD. Augnsli- 
nus et Alesander in solidum ut supra eidem Dominico presenti etc. dare et 
solcere promisserunt et promittunt in traditione et consignatione diete Custodie 
sine aliqua contradictione: omni etc. Aclo etc. quod in deffectu c$?isignationis 
diete Custodie termino de quo stipra quod possint et liceat ac licitum sit dictis 
DD. Augustino et Alesandro in solidum aliam consimilem Cuslodiam fieri fa- 



CAPITOLO ili. 191 

Nò pure si dirà lento il Bissoni a tanta opera , so 
patteggiando pel prossimo aprile, la die' per compita 
al cader dell'anno, ch'ò il 1600. Per gli anni appresso 
ha più lungo lavoro pel Sodalizio di S. Tommaso, il 
più antico ed illustre che fosse in Genova , i cui 
Priori, Leone Cornerò e Battista Ghisolfo in agosto 
del 1606 raccomandano a' suoi scalpelli tre storie 
della Passione: e m'è grave , che stipulando non ab- 
biano a dire se fosser d'intaglio o a composto di sta- 
tue. Perciocché questi tre xMisteri, ne' quali mostra- 
vasi Giuda che gitta l'infame denaro al Sinedrio, e 
Gesù crocifisso e deposto dal santo Legno, non erano 
i primi eh' egli operasse per 1' Oratorio, ma comple- 
mento di maggior numero: ond'è che il prezzo , e la 
forma, e le condizioni di questi nuovi non accadeva 
che si scrivessero. (1) E finalmente non negherò 



cere damnis expensis et interesse dicti Dominici de quibus eo casu stetur et 
credatur ac credi debeat simplici verbo cum juramento dictorwm Augustini et 
Alesandri in solidum ut supra quod verbum cani juramento prò piena proba- 
tione kabeatur quia ita etc. Renunciantes etc. — Actum Oenue in Bancis vi- 
delicei ad bancum residentie mei jam dicti et infrascripti Notarii : Anno a, 
Nalivitate Domini millesimo qningentesimo nonagesimo nono Indictione duode- 
cima serundum Oenue cursum die vero Sabbati undecima Decembris in terciis: 
presentibus io. Antonio Mazante de Castiliono q. Iacobi et Hieronimo Turri- 
cela q. Baptiste testibus ad premissa vocatis et rogalis. (Atti del Not. Giulio 
Pietraruggia — Fogliaz. 15, 1599). 

(1) ►!< In nomine Domini Amen: Dominicus Biscioni (sic) scultor legnami- 
num filius Francisci sponte etc. promittit et se obligal magnif. Leono Comerio 
et lo. Baptiste Guizul/o Prioribus Oratorii Disiplinatorum (sic) S. Thome 



192 SCULTURA 

ch'entri in parte di queste notizie la greve Cassa, con 
Cristo condotto al Calvario, ch'egli scolpì ai Confra- 
telli di S. Croce , per patti rogati in Notaio Ferro il 
2 agosto del 1607: affinchè le costui memorie s'arre- 
stino appunto colà dove al Pippo vien meno la vita. 
Oltreché dando a legger la scritta, darò certa fede a 
ciò che ne afferma il Soprani: cioè che la prima fi- 
gura (il Gesù paziente) era già poco men che spedita 
per mano d'un altro scultore ch'ei chiama lombardo. 



Qenue et Thome Ferro Sindico ejusdem Oratorii presentibus et acceptanttbus 
hinc et per totum mensem Dccembris proxime venturum falricare seu fabr icari 
facere Mislerios (sic) tres prò complemento aliorum Misleriorum jam fac to- 
rtini per dicium Dominicum prò dicto Oratorio cum suis figuris et demum 
bene Jabricatos juxta modelum aliorum quos (sic) debeant esse: scilicet unum 
in quo represenlari debeat restitutio pecuniarum factam (sic) per Iudam Sacer- 
dotibus: alium in quo represenlari debeat D. N. fesus Christus in Cruce quan- 
do fuit apertus (sic) ejus latus in monte Calvario et alium quando prediclus 
D. N. Iesus Christus fuit depositus de Cruce cum tribus Mariis et demum 
dictos Mislerios fulcitos de legnamine ut dicitnr grezo sine aliqua contradic- 
tione: Et prò mercede dicli Dominici dicli Magni/. Leonus Io. Baptista et 
Thomas in sulidum eidem Dominico presenti dare et solvere promisserunt et 
promittunt ad ratam aliorum Misleriorum jam /abricatorum sine aliqua con— 
tradictione: ad computum cujus quidem mercedis dictorum Misleriorum dictus 
Dominicus sponte etc. con/essus juit et confitetur habuisse et recepisse prout 
vere et cum ejfectu habet et recipit in pecunia numerata in presentia mea No- 
tarti et testium in/rascriptorum a dicto Thoma Ubras vigiliti quinque Genue 
infra solucionem dictorum Misleriorum prout dictus Dominicus presens fate- 
tur: Renuncians etc. Et fabricato primo Misterio teneantur et obligati sint 
dicti Magnif. Leonus et sodi in solulum ut supra dare et soloere dicto Domi- 
nico presenti totidem lilras viginti quinque anticipate et jabricato secundo sol- 
vere totidem Ubras viyùttiquinque et restum perfectis et completis dictis tribus 



CAPITOLO VII. 193 

11 Bissoni v' aggiunse le mani e ultimò la statua, e 
compose questa in un folto di sedici altre ; le quali 
non so se commendino prima il valore e la mano di 
lui, o le spalle di que' forzuti che aveano a librarla 
correndo per le contrade della città. Lascio all'atto il 
narrar quali fossero: e parran certo mercede scarsa a 
rispetto di tanta fatica, le cinquecento lire che gliene 
promisero i deputati : se già, come sembra credibile, 
non s'appagarono a grosso lavoro gli ordinatori, come 



Misteriis ad omnem voluntatem et simplicem requisitionem dicti Dominici etc. 
Arto pacto etc. quod in defertu consignacionis dictorum Misteriorum termino 
de quo supra quod possit et liceat ac liciturn sit dictis Magnif. Leono et soriis 
in solidum ut supra dictos Mister io s fabricari facere a quovis magislro seu 
magistris damnis expensis et interesse dicti Dominici de quibus eo casu sletur 
et credatur ac credi debeat simplici verbo cura jvr amento dictorum Magni/. 
Leonis et sociorum in, solidum ut supra aut cujusvis ipsorum sine aliqua pro- 
bacione facienda quod verbum cum juramento prò piena probacione habeatur et 
eo casu tenealur et obliyatus sit dictus Dominicus eisdem Magnif. Leono et 
sociis in solidum presentibus dare et solvere pecunias tunc exbursatas occasio- 
ne dictorum Misteriorum ad omnem voluntatem et simplicem requisitionem dic- 
torum Magnif. Leonis et sociorum in solidum ut supra et quatenus dicti Ma- 
gni/. Leo et sodi non solverint dictas pecunias prout supra promisserunt ei- 
dem Dominico quod eo casu infeligatur (sic) et sit prorogatum tempus dicto 
Dominico per illud tempus quo distulerint ad faciendam dictam solucionem ad 
consignanda dieta Misteria de quibus supra : quia ita etc. fìenunciantes etc. 
— Actum Genue in contrada S. Siri videlicet in apotkeca merciarii dicti Ma- 
gnif. Leonis: Anno a Nativitate Domini millesimo sexcentesimo sexto Indidio- 
ne lercia secundum Genue cursum die vero Lune vigesima prima Augusti in 
Vesperis: presentibus D. Nicolao Fabeti q. Ioannis et D. Iacobo Coronata q. 
Camilli testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Giulio Pietra- 
roggia — Fogliaz. 22, 1606;. 

Vol. VI. — Scultura. 25 



194 SCULTURA 

l'artefice a duro guadagno (1). Il Bissoni trattò an- 
cora il marmo; e congiuntamente a Daniele Casella 
e a Battista Carlone operò nel 1608 a ultimare gli 
ornamenti che ancora si veggono intorno alle nicchie 
nella Cappella del Precursore, coin'io mi fo certo dai 
conti dell'Opera. Ma tali cose non deono indugiarci. 



(1) In nomine Domini Amen: Dominicus de Francisco Venetus de Biso- 
uis sculplor sponte etc. et omni meliori modo etc. Promisit et promittit D. Pe- 
tra de Vicinis q. Guirardi Bartholomeo Rubeo q. Petri Io. Baptiste Trabucho 
q. Stephani et Bernardo Grondone q. leronimi Sindico Oratorii S. Crucis Ge- 
rme et quatuor Deputatis a dieta Oratorio seu agentibus prò eo presentibus et 
acceptantibus et", se kinc et per tolum mensem Februarii proxime venturi 
1608 bene fldeliter et omni diligentia adhibita ut decet construere et fabricare 
Capsiam et plantam ejusdem ligneam arborae bonae et msrcantihs longitudinis 
pahnorum decerti usqus in undicim arbitrio dictorum contralte 'itium latitudinis 
vero palmorum sex et usque in eam latitudinem bene visam diclis Deputatis 
eamque laborare ut dicitur d'intaglio alla moderna di rilievo super qua qui- 
dem pianta promittit etiam tacere et construere ac incidere sexdecim flguras 
comprehensis quatuor angelis reponendis in quatuor anyulis ejusdem plantae 
seu Capsiae et prout in modelo designato per dietim Dominicum et tradito ac 
consegnato dictis Deputatisi in qui quidem Capsia sunt figurae infrascriptae : 
cioè il Centurione a eavallo, li doi ladroni nudi e legati, doi poti [sic) cioè 
uno chi suona la tromba e l'altro chi porta il canestro con il breve di 
Giesù, il manigoldo che tiene ligato li doi ladroni , Sidone Cireneo che 
ajuta a portar la Croce, quatro giudei armati: necnon ponere in medio die- 
tae plantae figuram Christi eidem Dominico tradendam et coìtsiynandam per 
dictos Deputatos et ipsi figurae aptare et reficere manus ejusdem Christi : et 
omnia predicta laboreria promittit facere ut dicitur de int iglio e di banca- 
laro prò predo Ubrarum quingentarum monetae Genuae quas dicti Deputati 
in solidum promittunt eidem Dominico presenti ut supra solvere scilicet pre- 
senti pecunia Ubras ducentas quas modo in presentia mei Notarii et testimi 
infrascriptorum dictus Djmiuieus fatetur kabuisse computatis l. 8, 1, 6, jam 
solutis per Marcum Antonium Frescum et socios prout habuil ad computum et 
infra solutionem prelii predi.cU quare de eisdem l. 200 etc. faciens finem etc. 



CAPITOLO VII. 195 

Le tradizioni han condotto alla nostra età la pe- 
rizia ed il nome del Veneziano , siccome scultore di 
Crocifissi, e in ispecie d' avorio ; ond' è quasi costume 
che dove alcuno se ne ritrovi men comunale o per 
tempj o per case private, gli si attribuisca senz' altri 
rispetti. E per vero potè far molto, e per lunga età, 

Remincians eie. libras centum solvere hinc et per totum mensem Septembris 
proxime venturi libras totidem centum in festis Nativitatis Domini proxime 
venturi [sic) et ressiduas libras centum perfecto dicto opere et seu laborerio 
per dictum Dominicum ut supra promisso prout sic promittunt dicli Deputati 
in solidum ut supra: Sub etc. Renunciantes etc. Acto etc. quod dictus Doroi- 
nicus teneatur et obligatus sii prout promittit Jìdejubere de persona Octaviani 
de Langeto qui promittere hnbeat et se obliget i>i solidum cum dicto Dominico 
hinc et per totani diem crastìnam vel Sabbati proximam alias dicto Dominico 
non solcantur aliae pecuniae nisi prestita fideiussione predieta quia ita etc. 
Item acto etc. quod nisi dictus Dominicus intra tempus supra prefixum non 
fabricaret vel perflceret dictam piantarti seu Capsiam cum dictis omnibus Jiguris 
supra promissis ben"- et modo predicto ea omnia pwsìnt dicti Deputati fieri 
Jacere ab alio quovis magislro seu sculptore damnis impensis et interesse dicli 
magislri DomiLici de quibus stari voluit simplici dicto cum juramento dicto- 
rum Deputalorum seu alterms eorum et ultra in penam scutorum viginti quin- 
que et ipsa omnia laboreria fieri debeant prout supra dictum est quae si facta 
non fuerint ut decet judicio tamen duorum peritorum eligendorum per dictos 
Deputatos judicio quorum dictus Dominicus promittit stare et dammim reficere 
ac emendare : quia ita etc. Item acto quod dicti Deputati in solidum ut supra 
promittunt solvere suis debitis temporibus summas respective supra promis&as 
alias possit dictus Dominicus dijferre dictum laborerium seu opus predictum 
et eo casu sit immunis a dieta pena scutorum viginti quinque: quia ita etc. — 
Actum Genue in aedibus Comperarum S. Georgii scilicet in scriptorio Cartu— 
lariorum Consulatuum: Anno a Nalivitale Domini millesimo sexcentesimo sep- 
timo Indictione quarta de Genuae more die vero Iovis secunda Augusti in Ve- 
speris : presentihis D. Io. Maria Merea q. Iaccbi et lo. Baptista Bacigalupo 
J>. Andreae ac Dominico Passano q. Laurentii xocatis ad predicta. ( Atti del 
Kot. Gasp; re Ferro — Fogliaz. 5, 1602-09). 



196 ■ SCULTURA 

quanta n'ebbe, secondo il Soprani, fino al 1539. Chi 
si farà con paziente ingegno a schiarare le cose de- 
gli ultimi secoli , potrà dicifrare per avventura qual 
parte di lode si debba a Domenico, e quale al figliuol 
Giambattista , che anch' egli chiamato a sua volta 
per Veneziano quantunque nato e cresciuto in Ge- 
nova , andò facilmente confuso nel nome paterno^ 
Più cose altresì che si danno a lui , può accadere 
che gli sien tolte, e rivendicate a parecchi egregi, i 
quali pel correre di sì lunghi anni toccarono la città 
nostra, e compiacquero a' nostri del loro scalpello. Io 
che a pena ne segno i principi , son tratto a recarne 
un esempio, e a pentirmi di troppa facilità; quando, 
credulo al Ratti non men ch'egli fosse ai parlari del 
volgo, e ancor nuovo alle ascose carte, lo feci autore 
di quell'ammirabile tra i Crocifissi, che chiama ogni 
sguardo pietoso alla destra cappella in S. Luca (1). 

Ora a mezzo il gennaio del 1608 m'avvengo in 
Francesco del q. Virgilio Fanelli, scultor fiorentino; 
a noi noto in addietro non più che di nome , e per 
cose di gitto, in due putti di bronzo che sono alle 
Vigne sui fianchi all'altare di N. D. Se è lieto il tro- 
varlo presente fra noi, non è lieve del pari a saper 
l'occasione che vel chiamasse ; ciò nondimeno vorrei 
far caso di queste date, sì prossime al tempo in cui 



(1) V. la Guida artistica per la città di Genova, Voi. I, pag. 457. 



CAPITCLO VII., 197 

il nostro Paggi tornò dal ventenne suo esiglio in To- 
scana. Eran degni un dell'altro: e degnissimo il Fio- 
rentino che ii nostro pittore, di nobil sangue, ed ac- 
cetto alle case più illustri, il traesse a Genova ove 
tanto arrideva la sorte a lavori gentili. De' nostri era 
certo il Fanelli nell'anno sopra citato, e teneva a pi- 
gione da un Angelo Salvarezza un ridotto o bottega 
a terragno in contrada di S. Sabina, eh' ei cede a 
quest'ora per lire sedici d'annual fìtto a un Luchino 
Costa de' Callegari (1). Ma ciò eh' io suppongo del 
Paggi guadagna sembianza di vero, al trovarlo che 
noi faremo, non dirò giudice ma consigliero e rego- 
latore nell'opera di quel Crocifisso che dianzi ho lo- 
dato, e che ad occhi miei (se mi valgono punto) ri- 
trae vivamente il disegno e le forme e il dilicato sen- 



(1) In Dei nomine: Franciscus Fanelli q. Virgilii Jlorentinus Me presens : 
sponte etc. sublocava Lichino de Costa de Calegarùs fllio Benedicti presenti 
Yollam ad planum terre silam sub domo Angeli Silvaritie quam ipse Franci- 
scus a dicto Angelo conducit silam Genuae in contrada S. Sabine per annum 
unum proxime venlurum inceptum tamen in festo Omnium Sanctorum proxìme 
preterito et ultra duret in beneplacito ambarum partium: prò pensione librarutn 
sexdecim monete Genuae singulo anno solvendarum ac quas dictus Lichinus 
solvere promittit dicto Francisco presenti videlicet in principio cujuslibet anni: 
omni etc. — Actum Genuae in contrada et parochia S. Siri videlicet in scrip- 
torio domus habitationis mei dicti et infrascripti Notarii : Anno a Nativitate 
Domini 1608 Indidione quinta de Genuae more die vero Iovis 17 linuarii in 
Vesperis: presentibus Lazaro Romairono mei Iulii et Leonardo Servani q. Io. 
testibus ad premissa vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Giulio Romairone — 
Fogliaz. 43, 1608, n. 1.) 



1 98 SCULTURA 

tire del nostro pittore. Abituato al gitto, e, per quanto 
sembra, di cose in picciolo , aveva il Fanelli una 
guida valente a tentare le grandi misure, e po- 
teva a sua volta il Paggi affidarsi, che sovra il le- 
gno e in misure del naturale, non si mostrasse men 
diligente, meno grazioso, meno espressivo, chi dava 
sì rari modelli a squagliare il bronzo. Fatto è che la 
grande e pietosa figura del Cristo gli fu commessa 
il 23 aprile del 1609 dal patrizio Gio. Domenico Spi- 
nola del q. Domenico, che lauto prezzo per una ima- 
gine eran lire duecento, che il Paggi (non meno del 
committente) a tenore dell'atto doveva appagarsene r 
e che la statua, ordinata severamente pel 10 luglio, 
aspettò l'ottobre per esser così perfetta com' oggi si 
vede. Abitava quel degno signore il palazzo che guar- 
da di fronte alla chiesa de' suoi gentili, e in coteste 
medesime stanze fu steso il rogito e fatto il final pa- 
gamento (1). Né molto andò che Gio. Domenico s'in- 



(1) In nomine Domini Amen: Franciscus Funeli jlorentinus q. Virgiìii sponte 
etc. Promittit Magni/. Io. Dominico Spinule q. Magnif. Dominici presenti et 
acceptanti hinc et per totam diem decimam lulii proxime venturi « fabricare 
« uno Crocifisso de. l'Immagine di N. S. Giesu Christo senza croce con la 
« sua corona et diadema con il titolo di sopra con la sua morte di bronzo 
« qual sii ben fabricato in satisfatione di detto Magnif. Gio. Domenico- 
« et a giudicio anco delii Magnif. Gio. Batta Paggi e Stefano Rjzza la 
« quale Immagine deverà essere di altezza di palmi otto et cosi fabricato 
« detto Francesco si obliga consignarlo al detto Magnif. Gio. Domenico 
« fra detto giorno diece di Luglio prossimo venturo senza contraditione 
« alcuna ». Pro mercede cujus quidem Inmaginis fabricande ut supra dictus 



CAPITOLO VII. 199 

voglio d'aver seco per sua devozione domestica un 
Crocifìsso di tale artista, ina piccioletto e formato in 
bronzo: e di questo pure ci durano i documenti. Io 
il tramando al seguente Capitolo, e n'ho ragione; pri- 
ma perchè il Fanelli appartiene più drittamente al- 
l'elenco de' gittatori, e perchè, dove avvenga che l'o- 
pera mia si continui pei tempi avvenire, s'aggiunga- 
no a queste prime altre ed altre notizie che il mo- 
strino in Genova, ov' io mi persuado eh' ei soggior- 
nasse più lungamente. 



Magni/. Ioannes Dominicus eidem Francisco presenti dare et solvere prontisti 
et promiltit libras ducentas monete Genue infra solutionem quarum librarum 
ducentarum dictus Franciscus sponte etc. confessus fuit et conjitetur habtiisse 
et recepisse proni vere et cum effectu habet et recipit in peccunia numerata in 
presentia mea Notarii et teslium infrascriptorum a diclo Magnif. Io. Domini- 
co presente libras quinquaginta Genue proni etiam dictus Franciscus presens 
fatetur : Renuncians etc. Reliquas vero libras centum quinquaginta prò resto 
et ad complementum dictarum librarum ducentarum de quibus supra dictus 
Magnif. Io. Dominicus eidem Francisco presenti dare et solvere promisit et 
promittit fulcita fabrica diete fnmaginis Crucifixi et in consignatione ipsius : 
Omni etc. Acto pacto etc. quod quatenus dictus Franciscus intra dictam diem 
decimam ìulii proxime venturi non consignaret ipsi Magnif. Io. Dominico dic- 
tam Inmaginem dicti Crucifixi Julcitam ut sup-a quod eo casu teneatur et o- 
bligatus sit proul promittit eidem Magnif. Io. Dominico presenti ut supra dare 
et solvere dictas libras quinquaginta ut supra solutas et magis libras decem 
prò justo damno et interesse ipsius Magnif. Io. Dominici ita taxato de accor- 
dio et hoc per debilum confessum in judicio M. D. Auditorum Rote executive 
Genue et mullum M. D. Preloris Genue et quemlibet eorum: Omni etc. Re- 
nuncians etc. Et prò diclo Francisco Fanali presente erga diclnm Magnif. 
Io. Dominicum etiam presenterà prò contentis in suprascripto instrumenlo in- 
iercessit et fldejussit per debitum confessum ut supra D. Ioannes Ratinius fio- 



200 SCULTURA 

Ulteriori ricerche daranno, se piaccia a Dio, mag- 
gior luce a maestri avventicci che l'ombra de' secoli 
a pena ci lascia vedere così alla sfuggita. Il Soprani 
che nulla seppe o male si dimenticò del Fanelli, ci 
mette dinanzi un pittore da Napoli, assai valoroso in 
modelli di cera; ma sì dubbiamente, ch'egli tentenna 
nel nome stesso, tra un Azzolini ed un Mazzoline Ha di 
certo sol questo, eh' egli compiacque di tali operette 
al signor Marc' Antonio Doria, e trattava soggetti ove 
meglio paressero affetti o gioiosi o terribili. Ed io gli 



rentinus q. Franasti hic presens etc. Sub. etc. — Actum Genite in platea S. 
Luce videlicet in mediano domtis dati Maynif. Io. Dominici: Anno a Nativi- 
tate Domini millesimo sexcentesimo nono Indirtione sexta secundum Genue cur- 
sum die vero lovis XXII I Aprilis in tertiis: presentibus Alesandro (sic] Na- 
soni q. Ioannis et Antonio Lali romano q. Simonis teslibus ad premissa vocatis 
et rogatis. 

►£ MDCVIII die Lune quinta Octcbris in Fesperis in mediano domus dicti 
Magni/, lo. Dominiti Spintile in platea S. Luce : — Supradictus Magnif. Io. 
Dominicus sponte etc. conjessus juit et confitetttr habuisse et recepisse a dicto 
Francisco Faneli presente dictam Inmaginem D. N. lesu Chrisli de qua in 
suprascriplo instrumento et dictus Franciscus Faneli etiam sponte etc. conjes- 
sus fuit et confitetur habuisse et recepisse a dicto Magnif. Io. Dominico pre- 
sente Itbras triginla qualuor Genue in yreseutia mea Notarti et lestium infra- 
scriptorum prò resto diclarum hbrarum ducentarum prò sua mercede jabricandi 
dictam Inmaginem comprehensis in eis L. 14 prò manchia (sic) que sunt etiam 
prò resto et ad complementum de omni eu et toto quod et quantum dicli Maynif. 
Io. Dominicus et Franciscus insinui agere habuerunl usque in diem et horam 
presentes quavis ratione occasione vel causa prout dicti Magnif. Io. Dominicus 
et Franciscus presentes Jatentur : Renunciantes etc. — Testes Magnif. Ale— 
sander Astius q. Magnif. Cipriani et Aurehus Bondi q. Dominici. (Atti dei 
Noi. Giulio Pietrarugfc'ia - Fogliaz. 25, 1609-10,. 



CAPITOLO VII. 201 

accoppio per simil'arte un Gio. Stefano Burro scultore 
ed orafo milanese, che fece in Genova del 1595, a ri- 
chiesta d'un Zaca Pompeo di Palermo, le Muse e'1 Par- 
naso di basso rilievo, sì finamente quanto comporta la 
docil materia (1). E n'andò sì glorioso l'ordinatore, che 
al Burro, o per prezzo o per grazia ch'io non so bene, 
chiese promessa ch'ei non avrebbe per alcun patto scol- 
pito altrui quel medesimo tema, né fatta copia che a 
questo rassomigliasse. Di che fu rogata scrittura: ed 
ò quella ond'io traggo alla luce il valore ed il nome 



(1 ) In nomine Domini Amen : Cum verum fuerit et sit prout infrascritte 
partes asserunt et fatenlur quod Io. Steffanus Burrus mediolanensis sculptor 
D. Io. Baptiste ad instantiarn et requisitionem D. Pompei) de Zacha de Pan- 
normo (sic) q. Mutii sculpserit in cera Monlem Parnaseum seu novem Musas 
poeticas in sculptura ut dicitur di bassorilievo prò pretìo seu mercede dicti 
operis scutorum decem de libris quattuor Genue singulo sento : Rine est quod 
ipse Io. Steffanus sponte etc. promissit et promittit dicto D. Pompeio presenti 
etc. dicium opus Montis Parnasi predicti nec aliquod aliui ad ejus imitatio- 
nem factum seu copiarti consimilem Mi dicto D. Pompeio facte nulli alii per- 
sonae nec personis traddere seu pretto sculpere ejus manu sculptum omni etc. 
Renuncians etc. Et quatenus dictum opus ejus manu sculptum consimile dicto 
D. Pompeio sculptum constari fecerit ipse D. Pompeius dictum Io. Stephinum 
alicui sculpsisse seu traidiiisse eo casu dare et solvere promissit et promittit 
dicto D. Pompeio presenti etc. scuta odo de libris quattuor Germe singulo prò 
ejus justo danno et interesse ita taxato inter eos de accordio statim constito 
de contrafactione vel inobser catione presentis contractus omni etc. — Acium 
Genuae in Bancis videliccl ad bancum residentie mei jam dicti et infrascripti 
Notar ii: Anno a Nativitate Domini millesimo quin gente limo nonag esimo quinto 
Indictione octava secundum Genuae cursum die vero Mer curii nona Novembris 
in Vesperis: presentibus Io. Francisco Lavagnino q. Baptiste et Io. Eieronimo 
Petrarugia filio mei Notarti testibus ad premissa voca/is et rogatis. (Atti del 
Not. Giulio Pietraruggia — Foglinz. 11, 15951. 

Voi,. VI — Scultura. 26 



202 SCULTURA 

di questo artefice. Or questi, e cert'altri che tosto ve- 
duti s' involano agli occhi, non giurerei che contes- 
ser da peregrini le nostre terre : ed è verosimile che 
la natura più ch'altro del lor lavoro nocesse alla loro 
posterità. Quinci il pregio (e per poco non dissi il de- 
bito) che si prosegua nell' indagare fin dove le mie 
notizie non mi conducono , e facciasi istoria di ciò 
che a me basta per ora accennar ne' principj. 

Per dritto di patria e di parentela, quel Pippo che 
già accomiatammo, c'impone memoria d' un suo co- 
gnato, e com'egli da Urbino: cioè di Marcello Spar- 
zio , che aveagli impalmata una sua sorella. E a sua 
volta costui ci ammonisce, che fra le parti della scul- 
tura si lasci alcun luogo alla plastica: e perciò appun- 
to, che meno durevole in sua materia, e di men prezzo 
nell' altrui stima, ha invidiosi i secoli e rea la for- 
tuna. Il Soprani notò lo Sparzio nel suo volume: e 
vi sta solitario per tal magistero , sì come 1' operare 
di stucco (così '1 dicevano infin da quo' giorni) inco- 
minci e finisca con lui. Che con lui principiasse, il 
potremo assentire se stiamo contenti alla statua ; ma 
non così se ci piaccia degnarla d'alcun riguardo al- 
lorché si fa ancella ai pittori ed agli architetti, per 
farne più ricche e più adorne le opere, E veramente, 
dacché Pierino ne pose sì nobili esempj a Fassolo , 
non crederò che gli artisti ad un modo e gli abbienti 
indugiassero a seguitarli. E poiché nelle forme de- 
gli edifìzj prevalse l'austera grandezza di Michelangelo, 



CAPITOLO VII. 203 

pur nondimeno il grazioso de' raffaelleschi , o intor- 
niato o partito da vaghe plastiche, ancor si rimase, 
se non s'accrebbe, a far belli i vestiboli , e ricche le 
scale, e variate le logge de' doviziosi. Il Castello da 
Bergamo intese felicemente a improntarne le forme di 
non so qual gagliardezza che più le coDcilia al no- 
vello stile d'architettura: e s'ordisce da lui quel girar 
di volute o cartelle o mensole , or rotte in frastagli , 
or composte a cornice di scudi o di nicchie , or di- 
sciolte in sé stesse, non infrequenti a vedersi pe' no- 
stri portici. E come a Pierino , per siimi uopo, servi- 
vano già, se crediamo al Vasari , maestri lombardi t 
così è verosimile che in questi durasse quel magiste- 
ro, abbenchò i loro nomi perisser eoa essi. Quel poco 
eh' io chiamo a rivivere per documenti , non che 
smentisca, avvalora siffatta opinione. Ed è buona ven- 
tura che si conforti di saggi bellissimi; il cui valore 
si dee p^r metà all'architetto che porge i disegni e 
divisa le membra, e metà all' industrioso che le rilie- 
va e contorna e modella condegnamente. 

Per questo non negherò che in palazzo Grimaldi T 
ove tanti e sì rari ornamenti vedemmo adunar dal 
patrizio Battista , abbia nome, ancorché secondario, 
un Anton da Lugano , maestro di stucchi, qual e- 
gli s'annunzia nell'atto, pel quale promette di cinger 
la maggior Sala di maschia cornice intagliata a fregi r 
e formare con nuovi intagli, e segnare con nuove sa- 
gome il vasto campo ove Luca CambiasO, nel miglior 



204 O u O li'i O K A 

fiore della sua età , fé' col pennello mirabili prove. 
Ma questa membra, e così le lesene e lunette e ma- 
schere e che so io, che d'intorno abbellivano il vasto 
ricinto , eran tutte disegno del Bergamasco , a cui 
niuno volea disputare di quella stagione il primato di 
tali invenzioni (1). Il Castello attendeva frattanto a 



(lj In nomine Domini amen: Mag. Antonius Luganus Io Petri de Lacu 
Lugani magister stuelli sponte etc. ac omni modo etc. promissit et convenit 
magaif. D. Baptiste de Grimaldis q. magnif. D. Ieronimi presenti stipulanti 
et acceptanti prò so suisque ìieredibus facere et laborare ad coltam Salle (sic) 
magne domui (sic) seu palladi dicti magnif. D. Baptiste sitte lanue in con- 
trada S. Francisci laboreria infrascripta vulgari sermone annotanda ad re- 
quisicionem dicti mag. Antonii prò faciliori intelligentia et sunt ut infra: Et 
primo « Disgrosiare la cornice intorno intorno de la imposta de la volta 
« conforme al disegno picolo sottoscripto per mano di me Notario infra- 
« scripto cioè de grandessa conforme a le sagome fate per mano de mai- 
« stro Baptista de Castello q. Io. Marie pitore che serano sottoscripte si- 
« milmente per mano di me Notario infrascripto quale imposta sia inta- 
« giata et compita de stucho conforme il disegno picolo sopradetto et più 
« farli il frixo de stucho intaliato nel quale disegno picolo non resta al 
« presente designato et doverà essere secondo dirà detto magistro Bap- 
« Usta de Castello presente et aceptante. Ilem far nella deta volta de deta 
« sala in mezo di essa un requadramento de relevo cioè una cornice in- 
« taliata conforme al disegno sopradeto intaliata et compita di stucho 
« qual cornice debia essere de grandessa conforme a una sagoma facta 
« per dito maestro Baptista e sottoscripta per m mo di me infrascribendo 
« Notario. Item ornare li spigoli de li pedi de la volta di stucho et così 
« la circonferenti i de sordeti e ne le punte de le lunete conformi al di- 
« segno picolo sopra nominato. Item de fare nel fondo de li pedi uno pe- 
« destalo de relevo de stucho et così li scartjochi che riceveno la gran- 
« dessa de li ppdi euai le masclrire sopra la punta de le lunete cum la 
« requadratura de li frixi quali se acostano a le cartelle doriche che so- 
« stenta la cornixe de mezo deta de sopra cum le maschare fra essi tute 



o A f I 1 U 1 U Vii. 



condurre poi degno signore quel vivido affresco , che 
all'Annunziata dell'Olivella, o se vuoi di Portoria, ri- 
tenne sì forte e sì a lungo i riguardi del Lanzi: e non 
credo però ch'egli avesse con sé il Luganese a tirar 
di plastica i bei peducci e le svelte decorazioni che 
fan sì leggiadro contesto all'intero sfondo. A tal fatta 



« nel loco designato sopra lo disegno picolo le quale tute cose se intenda 
« sieno de stuello di relevo di largessa altessa secondo sera ordinato da 
« dito maistro Battista e tuto lo laborerio predicto excluso la calsina a- 
« rena mattoni e chiape ohe bizognerano per tal© opera qual speza de 
« dieta calcina arena matoni e chiape conducte in casa de dicto magnif. 
« Sign. Baptista specti et debia provedere e pagare dito magnif. Sign. 
« Baptista del resto de ogni speza de che sorte se volgia così de la ma- 
« nefatura come acomodare li ponti de dita opera polvere chiodi et o- 
« giri altra cossa et farsi acomodare la calsina et suministrare in tuto 
« specte la speza a dito maistro Antonio. Et per precio et mercede de li 
» laboreri predeti così de quello harà da spendere comò de la manifatura 
« esso magnif. Sign. Baptista aceptando le cose predite promesse per 
« dito M. Antonio doverà pagare a dito M. Antonio presente e aceptante 
« et corno esso magnif. Sign. Baptista promete libre quatrocento otanta 
« de Genua nel modo infrascripto cioè ogni fine di setimana libre ven- 
« titre sino in venticinque arbitrio {sic) de dito maistro Baptista Castello 
« sino a tanto durerà detta summa predita però laborando ogni setimana 
« et le setimane lavorerà: e de li denari serano pagati a dito M. Antonio 
« si debia stare a la scriptura farà lo capsero o chi harà cura de detto 
« magnif. Sign. Baptista et a lo libro de dito M. Antonio conforme a 
« quello gè sarà scripto in detto libro (le m. Antonio per mano de dito 
« capsero o altra persona deputata da dito magnif. Sign. Baptista: et se 
« dito M. Antonio non mostrasse deto libro o lo perdesse se debia stare 
« a lo libro solo de lo capsero o persona deputanda per deto magnif. 
« Sign. Baptista et così corno esso M. Antonio se contenta e sia intenuto 
« (sic) ogni contraditione removuta: Il quale M. Antonio sia intenuto sì 
« corno promette a detto magnif. Sign. Baptista presente e aceptante fare et 



206 SCULTURA 

di cose, ove regoli e stampi non calzano , usava un 
migliore; progenie forse di que' valenti che tanto a- 
vean fatto sul marmo a principio del secolo. Chiama- 
vasi Andrea da Carona, e scendea dai D' Aprile; co- 
gnome, onde parte de' Caronesi si posson discernere 
dai della Scala. Niuno meglio di lui soddisfece al 



« compire perfectamente et integramente tutti i laboreri predicti in la o- 
« pera predeta in ogni bellessa e bontà a satisfacione et judicio de dicto 
« magnif. Sign. Baptista et de deto magistro Battista Castello presente e 
« aceptante per intro li vinti de dexembre proximo da venire de lo anno 
« presente et non adimplendo et facendo le cose predete possia et sia li- 
« cito a deto magnif. Sign. Baptista farlo fare et compire a speze e dano 
« e interesse de dito M. Antonio da quelli maistii parerà a detto magnif. 
« Sign. Baptista et di quello soprapiù spendesse la somma promessa stare 
« si debia a simplice parola de deto magnif. Sign. Baptista et deto mai- 
« stro Battista Castello presente e aceptante comò de sopra et per quello 
« tanto dirano se intenda deto M. Antonio obligato in lo presente instru- 
« mento come se fusse expresso la somma et quod de esso se possa e- 
« xequire et essere concesso licentia contra esso per ogni magistrato 
« senza altra solennità né citazione solum notato al Notario quello harà 
« spezo de più comò de sopra et per essa summa essere exequito coma 
« se fusse debito confesso ex mutuo ogni contradictione removuta: et de 
« più in tal caxo incorra esso M. Antonio in pena de scuti dexe d'oro a- 
« plicati de volontà de le parti al magnil. Officio de Poveri de la pre— 
« sente cita de Genua et se intenda essere incorso sempre che esso ma- 
« gnif. così denuncierà a lo Sindaco de detto Officio, et comò consente 
« esso Antonio: senza exceptione. Itera per pacto expresso esso M. Antonio 
« promete a deto magnif. Sign. Baptista presente e aceptante incomen- 
« ciare la opera e laboreri predicti la setimana proxima ventura cioè 
« li 23 del presente et così seguire fino a la fine et questo cum trei nomini 
« in sua compagnia tuti boni maistri experti per lo bisogno et cum più 
« se potrà e tuto a speze de deto M. Antonio come sopra se dito. Item se 
« dichiara che lo disegno de sopra nominato in uno folgio (sic) et così 



CiirnOLO vii. 207 

Castello : e sarebbe temerità il non suppoglierlo 
a 1 fianchi nell'opera della Nunziata. Perciocché, a un 
tempo quasi , cioè nell' agosto del 1566, le filze del 
Not. Carosso mei mostrano, in coppia d' un suo fra- 
tello per nome Battista, a' servizj del Grimaldi, pei 
fregi così delle logge che del prospetto, al suntuoso 
palazzo di villa eh' egli innalzava in Sampierdarena, 
e anche quivi a governo del Bergamasco che ne da- 
va i modelli di mano in mano. Son suoi parimente i 
.bellissimi, che dentro il portico e lungo la loggia del 
palazzo Cataldi in Via Nuova, incorniciano i freschi 
del Bergamasco, o ne varian le Jinee d'architettura; 
partiti e composti con tale armonia, riforbiti e con- 
dotti con tanto garbo, eh' io non posso né allora né 
poi contrapporgli un rivale. Ma tosto il Castello , o 



« i disegni de le sagome che sono doi uno in uno folgio et l'altro in doi 
« folgi atacati restano apreso de dito maistro Baptista de volontà de le 
« parte a ciò se posia sempre bavere ricorso a essi et vedere la verità et 
« sono firmati de mano di meNotaro infrascripto presente deto M. Bapti- 
« sia così confitente haverli corno in verità in presentia di me notaro et 
« testimonj infrascripti ha habuti et promete essi salvarli et custodirli e 
« presentarli ad ogni requesta de detto magnif. Sign. Baptist* ogni con- 
« tradicione removuta: » Renunciantes etc. — Aduni lanue videlicet in cor- 
tllio valacii dicti magni/. D. Baptiste sitto in contrada S. Franasti: Anno 
Domin. Nativ. millesimo quingentesimo sexagesimo quinto Indidione septima 
secundum lanue cursum die vero Mercurii X Villi lullii in Vesperis: presenti- 
bus testibus Iacobo de Levanto Antonii et kntonio de Ceva Maronus (sic) q. 
Franasti servitor didi magni/. D. Baptiste ad premissa vocatis et rogatis. 
(Atti del Not. G. B. Carosso — Fogliaz. 3, 1560-73). 



208 SCULTURA 

per propria incostanza, o bramoso di miglior sorte, 
voltò le spalle alle nostre contrade; né Andrea mi si 
lascia veder molto a lungo, e in quel poco non par 
più quello: tanto vale aver buoni disegni a chi bene 
eseguisce. Il riveggo una volta sola, alla chiesa pre- 
detta dell'Olivella, condotto dal nobil Vincenzo Cicala, 
e per prezzo di lire trecento trenta, a fornire di stuc- 
chi la volta della cappella che Paris Pinello a grandis- 
simo studio faceva costrurre per sé e i suoi gentili (1). 
Lodammo altrove le care bellezze di quell'altare, ove» 
Andrea Semino apparisce sì raffaellesco: lodammo l'an- 
cona del Garibaldo, obediente alla schietta semplicità 



(1) gg MDL W II II die Martis XX Vili Iunii in Vesperis ad banchum mei 
Notarti — Andreas de Aprile de Carona q. Martini promisi! magni/. Dom. 
Vincentio Cigale q. magnif. Baptiste absenli ete. tradere et consigliare pre- 
dicto magnif. Dom. Vince/ilio Capellini inceptam in Ecclesia B. Marie An- 
nientiate presentis civitatis quanto citius fieri poterit completam ut vulgo di- 
citur de stuco exjclusis auro pictura marmore et exclusa ancona ejusdem: et 
hoc prò pretto et nomine veri pretti librarum tricentarum triginta lanue sal- 
vis infrascriptis infra solucionem quarum confilelur habuisse libras nonaginta 
quinque lanue a magni/'. Dom. Fincentio et nob. Georgia fratre et de quibus 
etc. et quod liceat magnif. Dom. Raptiste q. Ieronimi ipsi Andree completo 
dicto opere solvi f'acere prò supraplus libras Digititi lanue et non plus: Sub 
etc. et hoc juxla modelum existens penes dictum Andream: Promiltens etc. 

ì$ì 1569 die Lune X Octobris in Vesperis ad bancum Notarti infrascripti: 
Supradictus Andreas de Aprile sponte confessus fuit habuisse et recepisse a 
prefato magni/. Dom. Vincentio absenU manibus nob. D. Georgii Cicade ejus 
jratris edam absentis et mihi Nolario (sic 1 libras octuaginta unam causa 
boni computi diete Jabrice et sic de eis etc: Testes Stephanus de Ferrariis 
Baptiste et Iohanni (sic) de Camblaxio ac Simon Costa q. Kaionii. [Atti del 
Not. Francesco Bado — Fogliaz. IO, 1569;. 



CAPITOLO VII. 209 

del dipinto. Le plastiche, al paragone, parranno affol- 
late e costrette quasi di cedere all' affrescante , e più 
ancora dovetter sembrare allorché messe ad oro feri- 
vano agli occhi in sì piccolo spazio. E durò questo 
vezzo per anni molti, cred'io dietro l'orme di quel da 
Bergamo, inteso mai sempre ad illeggiadrire, e tal- 
volta anche a far lezioso l'austero del Buonarroti. Né cessò 
affatto perchè le forme d'edificare, passando a maestri 
lombardi, vieppiù si rendessero schive d'ornati; che v'ha 
d,i costoro chi seppe anche usarne opportunamente, e 
ne fece esercizio comune con quel delle linee. Per- 
ch'io mi contenga entro il secolo , a noi basterà la 
Cappella che in S. Matteo sulla dritta all' aitar mag- 
giore fu ordinata nel 1586 da Ottaviano Doria. Matteo 
Canevaro da Lancio fu chiesto agli stucchi del vòlto, 
e rimunerato di lire dugento : e a chi ben riguardi 
lo stil degli ornati e de' partimenti, ritrae delle forme 
addietro , né senza eleganza. Ma il Canevaro sapea 
quel che debba l'ornato all'architettura; architetto e- 
gli stesso, e da tramandarsi con nome onorevole alle 
notizie de' costruttori. (1). 



(1; In nomine Domini Amen: Mag. Matheus Canevarius de villa Lanzo 
Status Mediolani q. Baptiste sponte etc: et anni modo etc: promisit et pro- 
mittìt magni/. D. Octaviano Dorie q. D. lacobi absenti et prò eo Illustri D. 
Cristopkoro de Fumariis presenti et acceptanti et qui prò eo de rato promisit 
alias suo proprio nomine teneri voluit et vult non obstantibus etc. Renuncians 
etc. laborare ut dicitur di stucco Capellam que nomine et prò ditto magni/. 
Oclaoiano conslruitur in Ecclesia divi Mathei et eam bette laboratam perficere 
Vol. VI. — Scultura. 27 



210 SCULTURA 

Do addietro negli anni, e per lungo tratto , e ad 
un luogo che già fu insigne di monumenti: chiamato 
•da un nome che in mezzo a tanti esteri mi rende 
all'orecchio un sentor di Liguria. È un Oberto Pic- 
cardo, maestro egli pure di plastica, e a me cono- 



intra et per tota festa Nalalis proxime ventura et in omnibus juxta modellum 
in presenti instrumento infilsatum ac judicio dicti III. D. Christophori qui co- 
gnoscere habeat an Capella ipsa sit bene laborata et perfecla tei ne juxta cu- 
jus judicium et dictum stare voluit et vult idem mag. Matheus : Qui quidern 
D. Chrislophorus nomine et prò dicto D. Oclaviano prò quo de rato ut supra 
promisit alias etc. promittit solvere dicto mag. Matheo libras ducentum occa- 
sione sue mercedis et laboris in laborerio premisso de biacco in computum et 
seu infra solutionem quarum quidern librarum ducentum fatetur iìem mag. 
Matheus habuisse et recepisse ab eodem magnif. Octaviano libras quadraginta 
quinqve omni et quacurnque exceptione postposita etc. Renuncians etc. Decla- 
rato quod quatenus idem mag. Matheus presens laborerium non bene perflciat 
intra dictum tempus i n omnibus juxta modellum premissum et judicio ipsius 
III. D. Christophori tali caste possit ipse D. Christophorus reducere dictas li- 
bras ducentas que sunt prelium diete mercedis ad eam minorem summam que 
sibi visa fuerit et etiam ad nihilnm et teneatur idem mag. Matheus et prout 
promisit restituere dicto Magnif. Octaviano quicquid imbursasset et exegisset 
in computum diete mercedis necnon et dicto tempore transacto possit et valeat 
idem III. D. Christophorus ne etiam ipse Magnif. Octaviantts laborerium ipsum 
de stucco confici et perfici facere damno expensis et interesse ejusdem Mag: 
Mathei qui ea damna et expensas solvere et exbursare teneatur et prout pro- 
misit de quibus quidern damnis expensis et interesse slire et credere promisit 
simulici dicto rum jurzmeato prèfati III. D. Christophori quod prò piena et 
concludenti probatione habeatur: Quia ita etc. — Actum Geme in Palatio Com- 
munis in Camera III. Procuratorum : Anno Dcmin. Nativ. millesimo quingen- 
tesimo octogesimo sexto Indie (ione XIII secundum Genue cursum die Lune 
septima Iulii in terciis: Teslibus Magnif. Io/redo de Marinis et Francisco Cta- 
varo q. D. Luce et D. Gabriele Pilo Notario ad predicta vocatis et roqatis. 
(Atti del Not. Nicolò Zoagli. Fogliaz. 4, 15S6-87). 



CAPITOLO VII. 211 

sciuto in un'opera sola: ma tale che basti a sua lode. 
La chiesa degli Angioli è il luogo, Adamo Centurione 
l'ordinatore dell' opera, e campo d'emulazione la ricca 
Cappella per lui consacrata al Battista. In sì poco spa- 
zio eran messi a rivaleggiare novelli pittori con vec- 
chi e provetti: da un lato i due Calvi, dall'altro il Se- 
mino e'1 Cambiaso , e già prima di questo anche il 
Terzi da Bergamo; esperimento ove i giovani s'ebber 
vittoria non isperata né forse riconosciuta dal com- 
mittente. Di che può ridirci in più luoghi il Soprani, 
e ancor meglio la polizza che io ne conservo; ma 
questa, e le sorti di tanto lavoro, e quel manco o non 
vero ove falla il biografo, è in serbo per altri volu- 
mi. Lo emendo fin d'ora nell' anno, eh' è il 1551; ed 
aggiungo che a regger l'opera, e a collaudarla, e for- 
s'anche a tracciarne le parti, vegliava Galeazzo A- 
lessio, da circa un biennio chiamato a Genova. Oberto 
Piccardo ebbe a far le cornici entro cui si locassero 
i quadri; o piuttosto che farle (mentr' eran le sagome 
in pronto) fiorarle per ogni banda di bei rilievi, fin- 
ché piacessero a quell'esimio, che quanto parco ad u- 
sare ornamenti , era savio e sagace nell' accordarli 
alle quadrature. E però se autorevole a giudicarne , 
non è chi noi vegga ; di che mi s'accresce valore al- 
I'Oberto, che offerse disegni suoi proprj a Galeazzo 
e a Francesco Grimaldi , che procurava in questi atti 
pel Centurione. A rispetto di tali indizj, per poco non 
fuggono al nostro pensiero gli scudi da venticinque 



212 SCULTURA 

a trenta, pattuiti a ciascuna cornice , e che in altro 
qualsiasi lavoro di si ini l guisa farebbero segno alia 
virtù dell'artista (1). 

Tornando allo Sparzio, sortito come il cognato a 
conterminare l'attuai materia coll'altro secolo, io mi 
figuro che trattosi appena di Roma, ove fu lunga- 
mente da giovane, e poste sue stanze fra noi, vi tro- 
vasse accoglienze amiche, ed inviti a operare al di là 
delle speranze. La plastica, usata in addietro a fregiar 



(1) \%i In nomine Domini Amen : Mag. Obertus Picardus q. Auyustini 
sponte etc. promittil noi. Francisco de Grimaldis q. Raffaelis nomine et vice 
Magni/. Dom. Adae Centurioni prò quo etc. Sub etc. facere in quadris qua- 
tuor existtntibus in Capella dicti D. Adae sitta in Ecclesia S. M. Angelorum 
videlicet ornamenta in die tis quatuor quadris ab omnibus bandis secundum de- 
signum eidem Francisco traditum quod laborerium debeat esse in satisfacione 
dicti Francitci et dicto laborerio promittit ex nunc dare principium et illud 
prosequere ^sic usquequo perfectum fuerit omni exceplione et contradicione re- 
motis\ Benuncians etc. Ex adverso diclus Franciscus sponte promittit dicto 
Oberto presenti dare et solvere videlicet prò quolibet quadro senta viginti 
quinque etusque in triginta judicio dicti Dom. Francisci et magistri Galeacii 
Alexii in quos se remittit et illa senta promittit solvere dietim secundum la- 
borerium prediclum per eum faciendum omni exceptione etc. Renuncians etc. 
Hoc declarato quod casu quo diclus Obertus non fecerit laboreria predicta tali 
casu possit dictus Franciscus illud fieri Jacere damno et interesse et expensis 
Mag. Oberti de qaibus damnis et interesse stari debeat simplici verbo dicti 
Francisci absque aliqua fide seu probacione facienda et que damna promittit 
solvere ad omnem ipsius Francisci hberam voluntatem et simplicem requisicio- 
nem una cum sorte principali: Renuncians etc. — Actum Zanne in loco supra- 
senpto: Anno Domin. Nativ. MDLprimo Indictione nona secundum lame cur- 
sum die Marlis XXIII Octobris in Vesperis: presentibus Francisco de Rochis 
q. Kmbrosii argentario et Nicolao Delfino de Cornilia q. Antonii testibus vo- 
catis et rogatis. [Atti del Kot. Matteo Sivori. — Fogliaz. 5, 1551). 



CAPITOLO VII. 213 

pareti o a ricinger pitture, tentava per lui d'emulare 
la statua e competer co' marmi, dimentica quasi, o 
sdegnosa, della propria fragilità. D'altra parte 1' uma- 
no affetto, più spesso rivolto alle cose presenti e in- 
curioso dell'avvenire, dovette esser preso ad un' arte, 
che in breve tempo e con parco dispendio scusava la 
lunga opera e il prezzo gravissimo degli scalpelli. 
V'aggiungi non so qual genio che s'ebbe Marcello 
al grandioso ed al risentito , né certo educato , qual 
parve al Soprani, alle forme de' Raffaelleschi, più che 
agli esempj di Michelangelo, i quali oramai si tira- 
vano dietro ogni artefice ed ogni scuola. Fatto è che 
i pittori stessi (vo' dire i nostri , o il collegio loro) 
non furono secondi a invaghirne : dacché non trovo 
chi prima di questi il chiamasse a operare. In set- 
tembre del 1579 (la data più antica che il mostri fra 
noi) decorò di figure 1' altare che aveano per lor de- 
vozioni nella chiesa di S. Sabina vicin del Guastato, 
e ne trasse mercede di trenta scudi. Vero è che in 
sì fatte congreghe prevale sovente il giudizio de' doz- 
zinali, che sempre si trovano in maggior, numero; e 
questa volta era appunto Pantaleo Calvi che dava 
allo Sparzio il favore e i disegni all'opera (1). E l'o- 



(1) In nomine Domini Amen; Consules et Consiliarii Artis pictorum sponte 
etc. se convenerunt eum mag. Marcelo de Sparcio occasione costructionis Ca- 
pette predicte Artis ad stuchum per dietim Marcelum falricande et constru- 
ende sub modis pactis conditionibus et promissionibus infrascriptis: Renuncian- 



214 SCULTURA 

pera andò in frantume o pe' morsi del tempo o per 
disgusto de' successori: il che avvenne a più altre, 
perch' io non dica alla parte migliore. Parecchie ne 
restano, ed anche all' aperto cielo; e si scherman da- 
gli anni e dalle intemperie sì virilmente, da farmi 
ricreder quasi che punto nocesse all' autore la debol 
materia , anziché la moda o il volubile gusto degli 
uomini. 



tes etc. Videlicet quia dktus Marcelus promisit et promittìt prefatis Con- 
sulibus et Consiliariis fabricare et seu construere ad stuchum Capettam exi- 
stentem in Ecclexia (àie) S. Sabine Guastati sub nomine Artis pictorum secun- 
dum schisum (sic] et seu modelum factum et tradditum manu D. Pautaleonis 
Calvi quod quidetn laborerium teneatur facere et finire ipse Marcelus intra 
festa Natalia proxime futura et sic intra ebdomadam proxime venturoni dic- 
tum laborerium incepere (sic) teneatur omni exceptione etc: Vice versa predicti 
Consules et Consiliarii solvere teneantur et debeant et ita promittunl prefato 
Marcelo sive legittime persone prò eo occasione predicti laborerii scuta triginta 
auri de libris quatuor singulo ex quibus dederunt et solverunt prefato Marcelo 
presenti scuta decem ex predictis triginta in pecunia numerata in presentia 
mei Notarii et testium et restimi solvere teneantur et ita promittunt semper et 
quando dictus Marcelus in dieta Capella perseverabit in laborando omni ex- 
ceptione etc. Acto quod quatenus dictus Marcelus non observaverit predicta 
per eum promissa sit in ellectione prediclorum Consulum dictum laborerium 
alteri dare ad fabricandum damnis et expensis ac interesse ipsius Marceli prò 
quibus stabil solo (sic) diclo cum juramento ipsorum DD. Consulum et Consi- 
liariorum absque aliqua prebacione ac dare et solvere promittit prefatus Mar- 
celus quia ila etc, — slctum Qenue in Scutaria, videlicet in apotheca Antonii 
de Trento picloris: Anno a Nativitate Domini MDLXXVHII Indictione sep- 
tima secundum Genue citrsum die vero XXIII Septembris in lerciis: presenti- 
bus teslibus Petro de Zanetis q. Georgii et Oratio (sic) Castelino q. Mafhei 
ad hec vocatis et rogatis. (Atti del Not. Battista Campodonico. — Fogliaz. 
3, 1579-83), 



CAPITOLO VII. 215 

I conti domestici di Gio. Andrea Doria compulsati 
dal Merli, han mostrato in Marcello l'autor di quel 
Giove, che sorge gigante (e cotale è chiamato nel 
volgo) in capace nicchia sul primo balzo di Granarolo, 
per ornamento alla villa del Principe, se già non fu 
per alludere al fastigio di quel casato. La somma di 
scudi cinquanta sborsata per tal lavoro, è segnata in 
settembre del 1586. Ciò basta a confondere l'annotator 
del Soprani e la Guida del Ratti che fan del Montorsoli 
il vasto colosso , storpiando il Vasari là ove afferma 
che il Frate u fece un gran Nettuno di stucco, che 
u sopra un piedistallo fu messo nel giardino del Prin- 
u cipe. »? E ragion vuole ch'io emendi me stesso, as- 
sai facile un giorno a fidarmi e del Ratti e delle sue 
chiose : (1) e ringrazj il caso, o anche meglio le cu- 
re del compianto amico, che sparsero luce su questo 
fatto. Che s'altri ondeggiasse ancora per ciò che citai 
del Vasari, vorremmo ammonirlo a non iscambiare la 
villa di Gio. Andrea co' giardini d'Andrea il grande, 
né mettere in luogo d'un Giove un Nettuno, e a sup- 
por finalmente quel ch'è verosimile, che Giovann' An- 
giolo inalberasse di plastica il Dio de mari, laddove, 
o disfatta dai danni del cielo , o sembrando meschina 
la statua per sua materia, fu rinnovata più tardi di 
solidi marmi, e arricchita di molti accessorj per man 
di Giuseppe e Taddeo Carloni. Ma il Giove rimanga 

(1) V. la Guida artistica. Voi. 2. parte 2. a pag. 1303. 



216 SCULTURA 

allo Sparzio; e cospicuo qual è a gran distanza, e ar- 
monioso in sue parti, e di bella apparenza malgrado 
le immani misure, procacci all' autore una lode diffi- 
cilissima a chiunque scolpisce o modella: eh' è il dar 
giusto aspetto ai colossi secondo il luogo che li riceve 
e secondo il punto onde voglion guardarsi. 

Abbiamo tuttavia nella mente , e per poco io non 
dissi sugli occhi, il più faticoso di quanti lavori, per 
nostra saputa, eseguisse Marcello in Genova: ed e- 
ra un contorno di stucchi vastissimo , che in S. Bar- 
tolommeo degli Armeni facea larghi fianchi e più alto 
frontone al modesto altarino e al marmoreo ricetto , 
ov'è riposta gelosamente, e ne' dì della Pentecoste an- 
nualmente venerata da' popoli, la preziosa reliquia del 
S. Sudario. Tutte quante queste opere ordinò a pro- 
prie spese, sul tramontare del secolo, il magnif. Fran- 
cesco De Ferrari per sua devozione alla sacra Imagi- 
ne, ed ebbe per pubblico decreto che rimanesse nella 
sua gente il diritto a guardare una chiave delle pa- 
recchie ond'è chiuso siffatto tesoro. Grandiose figure 
simboliche al basso, e più in su di Profeti, e di putti, 
con panni a composto di tende e festoni , dal suolo 
fin presso alla volta, arricchivano il luogo. A' rettori 
del tempio, due secoli e mezzo più tardi, sembrò (e 
non a torto) che lo ingombrassero : e poco prima del 
1840, se ben ricordo, la grave macchina andò in tan- 
te carra di calcinacci. Ma se soverchia e importuna 
era l'opera, a chi la compose e fornì non fu picciola 



CAPITOLO VII. 217 

cosa il sospendere intorno a un altare cotanta mole, 
e sì saldamente, ch'ella aspettasse per lunga età che 
i picconi ne la smovessero. 

Abbiam nel Soprani (laconico troppo a parlar di 
Marcello Sparzo, com'ei lo travisa alcun poco) che 
a lui soverchiò la fortuna delle opere e de' guadagni; 
ma che condottosi a tarda vecchiezza, e folleggiando 
in misture d' alchimia , gittò per gran parte il suo 
tempo e il suo avere. A noi basti un atto, se alcuno 
ne dubitasse : bench' altri parecchi verrebbero in 
pronto , né pur quest' uno uscirebbe in luce, se ciò 
non fosse, che aggiunge un maestro alle nostre noti- 
zie, e un compagno nell'arte allo Sparzio, e fors' an- 
che un bel nome ai Liguri, dove il casato non ci 
fallisca (1). Dorrà il sapere che uno Stefano Storace. 



(V In nomine Domini Amen : Marcellus Sparsus de Urbino q. Iulii debi- 
tor mag. Stephani Storasii q. Bartholomei de scutis quadringeniis auri in 
auro et ex quinque stampis Qenue approbatis vigore instrumenti rogati per 
q. D. Hieronimum Paxerium Notarium anno 1592 die 16 Augusti seu prò qui- 
lus pecuniis dictus Stephanus carcerari fecerat dictum Marcellum: Sponte 
etc: et omni modo etc. promisit et promittit dicto IStephano citra tamen pre- 
judicium priorum juriwm et hipothecarum et citra aliquam novationem eidem 
dare et solvere senta ducentum auri in auro ex dictis scutis 400 et ad bonum 
compulum ipsorum in modum infrascriptum videlicet scuta centum auri in auro 
perjecto ìaborerio Capette site in Ecclesia S. Bartholomei de Ermeniis (sic) 
Magnif. Francisci de Ferrariis quod dictus Marcellus facit ac facere et per- 
flcere tenetur dicto Magnif. Francisco et alia scuta centum intra annum unum 
proxime futurum omni exceptione remota: Renuncians etc: Et prò dicto Mar- 
cello presente intercessa et fldejussit quantum prò dictis scutis centum solven- 
dis finito dicto ìaborerio dictus Magntf. Franciscus de Ferrariis q. D. Iohan- 
■ Vol. VI. — Scultura. 28 



218 SCULTURA 

valente a trattar gli stucchi, e del tutto ignorato dal 
Soprani, mandasse lo Sparzio al carcere per un suo 
debito di quattrocento scudi; ma dee piacere che a li- 
beramelo, ed anche a compor la bisogna , intervenga 
e mallevi in parte il patrizio sunnominato , e che a 
stringer viemmeglio i novelli patti, s' associno i due 
maestri nell' opera di S. Bartolommeo. Da quell'anno 



nis sub etc: prò allis vero scutis cenlum auri in auro solvendis intra dictum 
annum intercessa et fidejussit D. lulius Bellagamba q. Bartholomei: Sub etc. 
lnsuper dk t us D. Marcellus Sponte etc. promittit dicto tnag. Stephano pre- 
senti ei solvere dieta scuta reliqua ducenta auri in auro intra annos tres citra 
prejudicium et novalionem ut supra omni exceptione remota: Sub etc. et prò 
dicto Marcello presente intercessa et fidejussit in modum tameu in/rascriptum 
M. Lucas Gradis q. D. Francisco Sub etc. que fidejussio ipsius Magni/. Luce 
intelligatur et sii qualenus dictus Marcellus decederet a presenti cioitate Ge- 
nue non satisfacto dicto Stephauo de dictis scutis ducentts auri in auro etc: 
Preterea dicti Marcellus et Stephauus promiserunt sibi ipsis presentilms etc: 
laborare insinui ut dicitur di studio et eorum opera simul locare et non sepa- 
ralim prò eo tempore et sub modis formis pactis et prò ea rata ei portione 
mercedis in omnibus et per onnix et secundum et prout videbitur dicto Ma- 
gni/. Luce Gradis in quem presentem circa predicta se se remiserunt et re- 
mittunl et prò premissis judicio et sentenlie ejus stare promiserunt et illud 
observare et non contraiicere sub pena scutorum centum applicanda observanti 
solvendo, per partem inobservantem cum hac tamen declaratione quod omnes pe- 
cunie provenientes ab eorum mercede et laboreriis per ipsos fackndis tam 
diete Magni/. Francisco de Ferrariis quam cuivis alie persone pervenire de- 
beant in dictum Magni/. Lucam prout pervenire /acere et solcere promiserunt 
et promittunt solenni stipulatione-. Qui Magni f. Lzicas dttractis expensis ne- 
cessari dietin prò victu ipsius Marcelli et Stephani reliquum leneal dictus 
Magni/. Lucas ut promittit sole mai stipulatione solum ita ipsis Marcello et 
Stephano volentibus conseutientibus et mandanlibus Magni/ Vincenlio Leoanlo 
q. D. Nicolai ad conputum capitalis census oliai per dictum Stephanurn ven- 
diti dicto D. Vincentio qui tamen census Juit declaratus per cautelas ititer ip- 



CAPITOLO VII. 219 

in poi (che fu il 1594) crederei che ben poco operas- 
se Marcello senza il consorzio o l'ajuto dell'altro, se 
non allora che veniangli di fuori occasioni a far pro- 
va di sua virtù, come accadde appunto un triennio 
appresso. Già fin dal marzo del 96, là Consorzia del 
S. Rosario istituita in Pavia nella chiesa di S. Tom- 
maso , avea fatto disegno sopra di lui, per far ricco 



sos apparentes spedare ad dictum Marcellum ita tamen quod predicta senta 
sottenda per dictum Lucam in compulum dicti census teneantur et sint ad exo- 
nerationem et prò exoneratione promissionis et fidejussionis facte ut sttpra per 
dictum, Magni/. Franciscum ita ut ex ejs scutis centum solutis censeatur libe- 
ratus dictus Magni/. Franciscus a dieta Jidejussione item et solutis aliis se- 
cundis scutis centum censeatur esse prò exoneratione fidejussionis dicti lulii 
Uiejussoris ut supra ita etiam quod solutis dictis secundis scutis centum cen- 
seatur predictus D. lulius liberatus a dieta fidejussione ut supra: quia ita etc: 
Declarato etiam pacto expresso qtiod prò omnibus pecuniis solvendis dicto D. 
Vincenlio in tompuhim capitalis dicti census tenealur dictus Stephanus et ita 
promiltit solenni stipulatane liberare dictum Marcellum ab obligatione et seu 
solutione obligationis dictorum scutorum quatuor centum auri in atiro prò con- 
currenti quantitate que soluta /ueril : quia ita etc: Renunciantes etc: Item 
acto quod durante dicto anno et loto eo tempore quo simul laboraterint dicti 
Marcellus et Stephanus non possit dictus Stephanus detineri /acere dictum 
Marcellum: quia ita etc: Inswper quia dictus Mnrcellus ultra predicta debet 
dicto Stephano libras quindecim cum dimidia Ianue prò resto computorum de 
vetero inter ipsos ideo dlcUis Marcellus cessit (sic) delegat et mandat ipsi Ste- 
phano quod per dictum Magni/. Franciscum soltantur dicto Stephano diete 
l. 15, IO de quibus supra et ita dictus Magni/. Franciscus promiltit solemni 
stipulatione ex prima mercede debenda dicto Marcello prò laboreriis Capette 
dicti D. Francisco omni eccepitone remota: Renuncians etc: — Actum Ge- 
ìtue in Sala Malapage extra carcerem: Anno a Christo nato 1594 die Martis 
XXII Norembris in Vesperis presenlibus Lczaro Pinceto q. Pinceti et Michaele 
de Amico q. Bernardi testibus ad premissa vocatis et rogatis. 'Atti del Not. 
Lorenzo Pallavagna. — Fogliaz. 13, 1594'. 



220 SCULTURA 

di stucchi il votivo altare, e richiestolo a tal lavorìo 
per ufflzj di ino. Moneglia notaio, che gli die' di pre- 
sente onde andarsene a quella città e accordarsi di tanta 
fattura (1). lo uè parlo non leggermente, guardando 
alla somma pattuita in due mila otto cento e cinquanta 
lire d' imperiali , che tornano a mille novecento cin- 
quanta di genovini: cospicua e ben poco frequente per 
quella stagione. Ove l'opera esista (di che si vorrà 
dubitare ) non sarà ingrato a' Pavesi il sapere che 
tal contratto fu stipulato il 14 marzo dell' anno pre- 
detto negli atti d' Antonio Serrino notaio della lor 
terra. Ma i patti si rinnovarono in Genova poscia a 
otto mesi tra lui e il Moneglia: e in quest'altra scrit- 
tura non paion meno le condizioni che facean dello 
Sparzio un tapino in mezzo a sì grassi guadagni. 



(1) In nomine Domini Amen: D. Marcelus de Spartiis de Urbino q. D. 
lulii Sponte etc. Confessus Juit et confitetur habuisse et recepisse in pecunia 
numerata coram me Notario et testibus i/i/rascriptis a D. loanne Monella No- 
tarti presente etc. Ubras triginta duas Genite que sunt causa accedendi ad ci- 
vitalem Papié prò tractando cum Societate B. Marie de Rosario prò quodam 
opere in dieta civitate per eum /adendo prò expensis dicti vialii ;sic) tara itus 
quam redditus et prout dictus Marcellus presens fatetur: Renuncians etc. et 
qui D. Ioannes asserii dictam solucionem fteisse et Jacere de ordine et in ob- 
servalipne Ulterarum. D. Io. Francisci Borrioni habitatoris diete civitatis: Que 
omnia etc. — Actum Genite in Baucis videlicet ad bancum residentie mei jam 
dicti et infrascripli Notarti: Anno a Nativitate Domini millesimo quingente- 
simo nonagesimo sexto Indictione octava seenndum Genue cursum die vero 
Sabbati nona Mariti in terciis : presentibus Io. Francisco Lavagnino q. Bap- 
tiste et Nicolao Corlero Andree testibus ad premissa vocatis et rogatis. Atti 
del Not. Giulio Pietraruggia — Fogliaz. 12, 1596). 



CAPITOLO VII. 221 

Ohe fin d'allora, già innanzi all'opera e ai pagamenti, 
si destinavano lire quattrocento a Gio. Tommaso Do- 
ria fu Filippino, e altre cento sessanta al cognato Fi- 
lippo di Santacroce, per debiti o vecchi o recenti (1). 



. (1] ifa In nomine Domini Amen: Marcellus de Spartiis q. Iulii de civitate 
Urbini w.ihi Notario bene cognitus sponte etc. et omni modo etc. promissit et 
promittit Nob. Ioanni Monelle Notano presenti et accentanti etc. intra et per 
totum presentem mensem Ianuarii accedere in civitate Papié et ibi de suo o- 
pere stuchi principium dare ad jàbricandum in Ecclesia S. Thome diete Citi- 
tatis ad aliare SS. Rosarii in dieta Ecclesia existentem (sic) altare predictum 
et eum finire juxta formam modelli et in omnibus juxta ipsum et de quo flt 
mentio in instrumento inter ipsum ex una ac Priorem Subpriorem et Consi- 
liarios Societatis prefati SS. Rosarii ex altera scripto manu Io. Antonii Ser- 
rali Baplisle filli Notar ii anno proxime preterito 1596 die XII II Martiihora 
Tesperarum cui habeatur relatio adeo quod omnia per eum in dicto instru- 
mento promissa suum sortiantur effectum etc. Ideo sua parte dictus Mar- 
cellus sponte ut supra confessus juil et confitetur dicto D. Ioanni ut supra 
presenti et acceplanti etc. se ab eo habuisse et recepisse prout revera habuit 
et recepii in peccunia numerata in presentia mei Notarvi et testium infrascrip- 
torum libras centum monete Genue facientes summam librar um centum quin- 
quaginta monete Imperialium et sunt infra soluptionem summe contente in 
predicto instrumento: et de eis etc. Restum vero quod est seu sunt libre mille 
noningente monete Genue facientes monete Imperialium summam librarum duo 
mille octingentis (sic) quinquaginta dictus D. loannes suo proprio nomine et 
quia ita sibi facere placuit et placet etc. Renuncians etc. de ordine et man- 
dato dicti Marcelli presentis et mandantis ac volentis solvere promissit ex causa 
predicta semper et quando ab ipso Marcello per ejus litteras scriptum fuerit 
Magni/. Ioanni Thome de Auria q. Magni/. Philippini libras quattuorcenlum 
monete Genue /acientes libras sexcentas diete monete Imperialium et libras 
centum «essaginta sex (sic) solidos tresdecim et danarios quatluor magistro 
Philippe- Sancta Cruce dicto Maestro Pipo ejus cugnato presenti seu sorori 
ipsius Marcelli facientes libras sexcentum quinquaginta diete monete Imperia- 
lium et que partite ut supra solupte et solvere promissas (sic) ascendentes ad 
summam librarum sexcentum sexaginta sex solidorum tresdecim et denariorum 



222 SCULTURA 

Le filze di Geronimo Oneto , ond'io traggo quest'atto, 
o a dir meglio un biglietto autografo di Marcello, lo 
mostrano inteso al lavoro in Pavia sotto il 5 febbraio 
del 97, e fedele ad isdebitarsi delle promesse. 

Anche a lui lascerò metter piede nel nuovo se- 
colo , e porger filo a chi si proponga , ove piaccia a 
Dio, di seguirne i casi. E m'aggrada il farlo, per 
quanto io posso, col cenno di cose superstiti ai danni 
del tempo e della fortuna; quai sono, per via d'esem- 
pio, i bei putti che reggon ghirlande , e le mensole 
e i telamoni , onde ride la fronte del palazzo Impe- 
riali a chi scende di Scurreria : più pregevoli quanto 
più intatti a scoperto cielo, e ancor netti di quello 
scialbo , onde alcuno ben poco avvisato si consiglia 



quattuor monete Genite et Imperialium mille eidem Marcello presenti et ut 
supra acceptanti serviant in dedu ctionem et seu infra soluptionem summe ei- 
dem per dictos Priorem Subpriorem et Consiliarios debite et de qua instru- 
mento ut supra expresse patet et ad hoc asserit esse olligatum et dictam obli- 
gationem fecil et facit ac firmanti cum requisicione D. Io. Francisci Borrioni 
commorantis in civitate Papié omni exceplione etc. ad restum vero dictus lo- 
annes dicit se notte teneri neque obligatum esse nisi ad supra expressa pre- 
sente et acceptante dicto Marcello. Et prò dicto Marcello in casu inobsenatio- 
nis de ut supra contentis quantum prò dictis libris centtim ut supra de nume- 
rato habitis intercessit et fllejussit mag. Philippus de Sancta Cruce ejus cu- 
gnatus Aie presens etc. — Actum Oenue ad bancum solite mei Notarli infra- 
scripti ressidentie sitte in Palatio Ducali: Anno a Nativitate Domini millesimo ' 
quingentesimo nonagesim» septimo Indictione nona secundum Genue cursum die 
vero Iovis Villi Ianuarii in Vesperis: presentibus Pantaleone de Pareto filio 
Baptiste et lo. Baptista Foliatio Hieronimi ad premissa lestibus vocatis et 
rogalis. (Atti del Not. Geronimo Oneto — Fogliaz. 4, 1596-98J. 



CAPITOLO VII. 223 

talora di ringiovanire le plastiche , e alcun goffo an- 
che i marmi. Ch' ei sian dello Sparzo , me ne assi- 
cura una carticella segnata del 30 luglio 1602, per 
la quale Marcello co afessa parzial ricevuta di lire 
cento al Magnif. Gio. Giacomo Imperiale fìgliuol di 
Vincenzo e successore di lui nel possesso e ne' larghi 
dispendj di quelle case (1). Che quivi eziandio lo 
Storace gli fosse compagno, non consta; ma certo era 
seco, allorquando tre Lomellini, governatori della ele- 
mosina legata dal q. Napoleone della lor gente a' re- 
stauri e alla fabbrica di S. Pier di Banchi, delibera- 
rono che il presbiterio di essa chiesa mostrasse in ri- 
lievo di stucco le geste del Titolare. Eravamo al mar- 
zo del 1603; ma lo Sparzio non venia nuovo in quel 
vago tempietto, ove già da solo, anzi fin dal 1585, 
avea ornata di fregi e figure la cupola , a ciò chia- 
mato da Gioffredo De Marini e da' suoi consorti, or- 



ti) >%< In nomine Domini Amen: Mag. Marcellus Spnrsus stucator q. lulii 
sponte etc. Fatetur kabuisse et recepisse a Magnif. Io. lacobo Imperiale q. D. 
Vincenlii absente me Notario etc. et prout vere et cum effectu habuit et recepii 
videntibus testibus et Notario infrascriptis in peccunia numerata libras centum 
Oenue quas habuit per manus D. Sancii Serre presentis et snnt ad bonum 
computum laboreriorum stuchi factorum et faciendorum per dictum D. Marcel- 
lum dicto D. Io. lacobo: et de eis etc. — Actum Oenue in Bancis ad bancum 
mei dicti Notarii: Anno a Christo nato millesimo sexcentesimo secundo Indic- 
tione XIIll secundum Oenue cursum die Martis XXX lulii in Vesperis: pre- 
sentibus Io. Francisco Priano et Io. Baptista Delfino D. Hieronimi testibus 
ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Lorenzo Pallavagna - Fogliaz. 
31, 1602-03). 



224 SCULTURA 

dinati sull'opera del nuovo edifizio (1). Di questo la- 
voro è svanita ogni traccia; ma duran le istorie del 
coro, affinchè con Marcello rimanga un vestigio al- 
meno del nostro Stefano. Entrambi ebber nome nel 
rogito, e come a socj per giusta metà fu promessa 
mercede di lire quattrocento cinquanta , e d' un so- 
prappiù se gli effetti adeguassero od anche vincessero 
i desiderj (2). Così congiunti operarono a S. M. della 



(1; >J< In nomine Domini Amen: Mag. Marcellus de Urbino scultor q 

a me Notarti cognitus: sponte etc. et omni modo etc. Promissit et promittit 
Magnif. lo/redo de Marinis et sociis deputatis super fabrica Ecclesie S. Pelri 
et appotecarum presentibus stipulantibus etc. facere in lanternino pinaculi seu 
tiburii diete Ecclesie Inmaginem Dei Patris et alia laboreria tu eo necessaria 
et hec stuco et bene et dilliyenter juditio dictorum Magnif. lojredi et sociorum: 
Et contra dicti Magnif. Iojredus et sodi promisserunt eidem D. Marcello pro- 
videre de omnibus ad dictum laboreritim necessariis et ultra solvere eidem D. 
Marcello scuta viginti quinque auri in auro Itlalie omni exceptione etc. — 
Renunciantes etc. — Actum Qenue in dieta Ecclesia divi Petri sita in Bancis 
Anno Domin. Nativ. MDLXXXV Indictione duodecima secundum lanue cv.r- 
sum die Sabbati XX V Mai] in Yesperis: presentibus Angustino Ritio tarchieta 
et Benedicto de Pillo q, Antonii t. p. s. civibus Gentte testibns ad premissA 
vocatis specialiter et rogalis. — ( Atti del Not. Gabriele Pilo — Fogliaz. 2, 
1584-87). 

\2 ^ In nomine Domini Amen: Mag. Marcellus Sparsus de Urbino q. Iidii 
et Stepbanus Storaxius q. Bartholomei et qullibet eorum in solidum sponte 
etc. et omni modo etc. Promiserunl et solemniter convenerunt Magnif. Ambro- 
sio lo. Angustino et Marco Aurelio Lomellinis guberaaloribus eleemosine q. D. 
Neapolionis Lomellini presentibus hinc et intra menses sex proxime venturcs 
in Ecclesia S. Petri de Bancis Qenue videlicet in choro diete Ecclesie facere 
fabricare et conslruere ea laboreria a stuco descripta in uno modello infilsando 
in presenti instrumento et in omnibus juxta jormam dicti modelli bene facta et 
constructa expolita et perjecta et in eis providere de omnibus manifaturis calce 



CAPITOLO VII. 225 

Pace in istucchi che più non esistono , e forse in 
quelle altre statue che veggonsi anch'oggi in S. Hoc- 
co di Granaiolo , e di cui si dà merito al solo Mar- 
cello. S'io il seguitassi più oltre, mi converrebbe far 
nota di nuovi litigi, de' quali mi parlan pel 1607 le 
carte del Pallavagna, e per cui, fatte poi le ragioni 
del compromesso, si trovò debitore al compagno di 
scudi non meno di quattrocento. Cotal fu lo Sparzo, 
che forse si fece inquilino di Genova a conforti del 



et aliis materiis et demum omnibus necessariis usque ad laborem per/ectum et 
que omnia esse deieant ad omnem satisfactionem dictorum magni/. Gubernatorum 
omnì exceptione remota. Et predicta ex causa et prò pretto librarum quadrin- 
gentarum quinquaginta monete Oenue et ultra si laboreria erunt perfecta et 
ad omnem satisfactionem dictorum DD. Gubernatorum cujusque (sic) eisdem 
DD. Gubernatoribus videbitur: ad bonum computum quarum dicti magni/. Gu- 
bernatores promittunt solvere dictis mag. Marcello et Stephano preseniibns 
etc. ad omnem eorum voluntatem libras centum reliqitas vero solvere dietim et 
ebdomadatim secundum quod in dies laborabunt ita ut per/ecto opere perfl- 
ciatur solutio omni exceptione etc. Renunciantes etc. Acto poeto quod dictis 
laboreriis (sic) intra dictum tempus et in omnibus ut supra possint dicti ma- 
gni/. Gubernatores ea laboreria seu non perfecta fieri /acere damnis expensis 
et interesse dictorum mag. Marcelli et Stephani et cujuslibet eorum in soli- 
dum de quibus stetur soli verbo cum juramento dictorum DD. Gubernatorum 
absque aliqua alia fide seu probatione facienda ad que omnia in solidum te- 
neantur ut promittunt secundum dictum instrumentum quia ita etc. — Aduni 
Genue in mediano domus dicti magnif. Ambrosii site in vico Nob. Lomellino- 
rum de Bancis: Anno a Christi Nativitate millesimo sexcentesimo tertio In- 
dictione VI secundum Genue cursum die Mercurii XXVIII Maij in tertiis : 
presentibus Octavio Ocheto q. Bernardi et Ioseph Catella q. D. Sebastiani te- 
stibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Lorenzo Pallavagna — 
Fogliaz. 33, 1603). 

Vol. VI. — Scultura. 29 



226 SCULTURA 

Pippo suo compaesano e congiunto per parentado: il 
perchè li tramando congiuntamente all'istoria avveni- 
re; in ciò sol dispaiati, che mostrano in quasi eguale 
valore diversa misura di senno. 

Ai volumi della Pittura era debito il rinunziar la 
Ceramica al luogo presente: se già non sembrava di 
lor ragione il toccarne per ciò eh' è di tinte, o vuoi 
fregi o figure, sian queste a monocromo o a più co- 
lori. E si stettero a questa legge, e un po' forse ti- 
midamente; (1) lasciando alla plastica alcuna parte 
di lor materia, per più di chiarezza e unità nel det- 
tato. Il presente Capitolo anela al conchiudere; e non- 
dimeno sarà paziente di rannodarsi a. quel filo lonta- 
no, e correr lo spazio segnato da' figulini che si pre- 
starono a tal mestiero. Abbiam detto sui primi tratti, 
che l'arte del formar vasi, per quanto ella è degna 
d' andarsene in coppia non voglio dire, ma quasi pe- 
dissequa alla scultura , ebbe fiore in Liguria , e for- 
s' anche esemplari , per gente venuta di quel paese 
che quasi n' è il nido : vo' dir di Romagna. Or dirò 
più riciso, che il secolo XVI per poco non è occupa- 
to per noi Genovesi da quattro di Pesaro : i quali, 
tacendo il casato , e nominandosi solo dalla lor terra, 
diresti che d'altro non voglian gloriarsi che della o- 
rigine. L'un fu Francesco, il più vecchio: gli tengono 



(1) (V. Voi. 2 della Pittura, da pag. 443 a 450). 



CAPITOLO VII. 227 

appresso un Gio. Francesco, un Tommaso, un Barto- 
lommeo. Per cotal successione ardirei credere più an- 
tico il costoro esercizio tra noi: posciachè ii traffi- 
care di vasellame mi vi si scuopre non pur frequente 
tra cittadini, ma non ingrato a famiglie illustri. Ri- 
sale al 1404 negli atti d'ufficio di Mercanzia una sen- 
tenza, la quale condanna un Matteo Centurione in 
un' oncia e ventisei tareni gigliati verso un Filippo 
de Marini; valor di due giarre piene di vasa spedite 
a Roma. E più in qua d'un secolo avrem conoscenza 
d'un pagamento che fa il nob. Ambrogio Gentile Delia- 
Chiesa, inquilino e mercante in Genova , d' ordine 
d'Anfreone Sauli a negozio in Roma, per nulla meno 
che ventitre casse di nostra stoviglia colà spedite per 
farne rivendita. 

Or come il proposto dell' esser breve, non che la 
qualità del soggetto , m' astringono a starmi contento 
a' maestri certi, dirò che il Francesco da Pesaro ha 
faccia nelle scritture di artefice a lungo vissuto co' 
nostri ; e si dà per vedovo d' una tal Luisina del q. 
Luca de Boni da Lesegno del marchesato di Ceva (1). 



(1) la cert'atto s'annunzia così: Mag. Franciscus de Peizaro magister 
vasellaminum (erre in lanua q. Andree suo proprio et privato nomine et tam- 
quam pater et legitimus administrator Andriete filii sui etatis annorum quin- 
que cum dimidio heredis in solidum q. Loisine filie q. Luce Bonis de Leze- 
gno Marchionatus Ceve etc. etc. E si conchiude: Actum Ianue. in Salta supe- 
riori Palacii Communis vacata Fraschea videlicet ad bancum residentie Nota- 



228 SCULTURA 

Il Tommaso gli è figlio, e prosegue l'industria pater- 
na, e ci porge novelle prove di ciò ch'io affermo, ven- 
dendo sovente, e per consuetudine quasi, al nobii Ge- 
ronimo De Franchi Tonso alberelli e tazze alla Vene- 
ziana di varia capacità , a più centinaia di volta in 
volta (1). Con lui stimerò che operasse pingendo la 



rii iufrascripti: Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo vigesimo nono 
Indictione prima secundum Ianue cursum die Martis vigesimo, quinta Maij in 
tertiis: presentibus Francisco Cenluriono Garnisio q. Iohannii et Baptista de 
Vignago q. lohannù causidico civibus et halitatoribus lamie lestibus ad pre- 
missa vonatis. (Ne' rogiti di Vincenzo Lercaro d'Albara - Fogliaz. 1, 1529). 
(1) In nomine Domini Amen: Thomas de Pezaro figulus sponte etc. Con- 
fessus juit Hieronimo de Franchis Tonso q. Francisci presenti etc. ab eo ha- 
luisse et recepisse et ita vere et effectu habuit et recepii in pecunia numerata 
in presentia mei Nolarii et testium infrascriptorum libras octo et soldos qua- 
tuordecim Ianue et sunt prò integra solutione et complemento pretii quorumvis 
vasorum terre sibi leronimo venditorum et consignatorum usque in presentem 
diem et a dicto pretto attenta solutione sibi facta in pecunia numerata ut fa- 
tetur computatis dictis libris octo et soldis qualuordecim quitavit dictum Iero- 
nimum presentem. Ulterius promissit dicto leronimo presenti etc. eidem trad- 
dere et consigliare infra dies quindecim proxime venturos duodenas viginti 
quinque tatiarum terre ex magnis et duodenas totidem vigintiquìnque tatiarum 
e$ illis que vocanlur mezane laboratarum alla Venetiana bonarum mercantil- 
lium et bene condicionatarum in omni pulcritudine pretio soldorum sexdecim 
prò qualibet duodena tam respectu magnarum quam mezanarum quod pretium 
in consignatione earum dictus Ieronimus solvere promissit dicto Thome pre- 
senti etc. et hoc attento maxime quia in consignatis vasibus dejiciebat numerus 
ipse tatiarum juxta conventa: et in casu consignationis non facte dicto tem- 
pore peracto expresse convenitur quod dictus Ieronimus absque ulla interpella- 
tione dicto Thome facienda possit a se ipso solo emere dictas tatias a quavis 
persona damno et interesse dicti Thome quod damnum et interesse tali in casu 
solvere teneatur et promissit dictus Thomas dicto leronimo presenti : Renun- 
cians etc. — Acium Ianue in contrada Spatarie Veteris in camera camimte 



CAPITOLO VII. 229 

creta quel Benedetto Scotto d' Albisola che già no- 
minai nel volume sovrindicato, e eh' io trovo a testa- 
re, com'uom presso a morte, negli atti di Francesco 
Pagano in gennaio del 1553, fuor di Porta degli Ar- 
chi, là dove parean confinate siffatte officine. Ma 
quanto a Tommaso, spiegò maggior volo lucrando in 
Ispagna, e ponendo sue stanze in Siviglia: non però 
che obliasse la nostra Liguria per 1" uopo degli ope- 
rieri che colorissero od arrotassero i suoi modelli. Ed è 
cosa da farci onore , e in ispecie agli Albisolesi ; de' 
quali un cotal Bernardino Serruto maestro al for- 
mare, e un Battista Ghiraldi al fregiar di tinte, il 
raggiunser colà , con onesto salario pattuito tra loro 
e un Ambrogio Ottone il 6 di novembre del 1572 
per iscritta del Notaio Corrigia. Trascorre un sessenio, 
e per cura del detto Ottone tre altri di quella ridente 
borgata si mettono in nave per Cadice e per Alcan- 
tara , d' onde gli attende Tommaso in Siviglia; e si 
chiaman Tommaso Spirito, Giovanni Zuffo, e un no- 
vello Ghiraldi eh' ha nome di Benedetto. In qual 
parte valesse ciascuno il discerna per me la polizza; 
e s'io la produco, ancorché non breve, s' intenda per 



domus et habitationis mee (sic) Notarli infrascripti: Anno Domin. Nativ. MDLII 
Indictione Villi secundum lanue cursum die Martis XVII Maij in terciis : 
presentibus testibus Dominico de Castello q. Bernardi et Bartolomeo de Moli- 
nariis de Pornasio Io. ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Franco 
Tubino — Fogliaz. 5, 1551-52). 



230 SCULTURA 

questo, che torni in chiaro di quanto importasse an- 
che in terra di Spagna aver braccia ed ingegni cre- 
sciuti in Liguria a cotal lavorio (1). 



(1) In nomine Domini Amen: Thomas Spiritus q. Bernardi et Iohanries 
Suffus q. Io. Baptiste magistri tornatores vasorum terreorum seu vasellaminum 
et Benedictus Girard us Io. Antonii picior ipsorum vasorum omnes de Arbi- 
sola: sponte etc. et omni modo etc. locaverunt et locationis Ululo concesserunt 
N. Ambrosio de Odono q. Nicolai presenti et stipulanti prò mag. Thoma Pei- 
saro Sibille residente operas suas de arte et exercitio ipsorum predicto per 
annos quatuor proxime venturos incipiendos lamen die conscensionis illius navis 
seu triremis prò Cadice seu Alicantera eligcnde per ipsum Ambrosium et ad 

ejus nutum quam primo bono tempore ipsius Ambrosii conscendere promise- 

runt et inde redo tramite quamprimum Sibiliam proficisci ibique ipsi D. Thome 
inservire dicto quadriennio durante de dicto eorum exercitio fideliter assidue et 
soliate die noctuque juxtajussum dicti D. Thome prout similes opìfices diete artis 
faciunt et facere debent ac exercere manufacturando et fabricando dicti Thomas- 
et Iohannes et pingendo dictus Benedictus vassellamina ipsa more solito Arbho- 
lensi in bonis conditionibus dicto Thome Peisari (sic) furtum non facere aut 
committere volenti non consentire quin imo si hoc sciverint revelabunt dicto D. 
Thome ut possit sue indemnitati prospicere et cetera demum facere que probos 
viros et mercenarios decet. Et hec omnia indistinte observare promiserunt ad pe- 
navi scutorum centum prò quolibet eorum in tantum de accordio taxata [sic) prò ' 
insto damno et interesse dicti D. Thome. E conlra dictus D. Ambrosius dicto 
nomine promiltendo de rato prò ipso I). Thoma suo proprio nomine quem pro- 
mise ratificaturum prese ns instrumentum ad omnem petitionem ipsorum Thome 
et sociorum promisit nomine suo proprio donec sequaiur dieta ratificano eisdem 
Thome Iohanni et Benedicto dare et solvere prò sua mercede libras viginti 
quatuor Genue slngulo mense prò quolibet eorum et ex nunc eis dare promittit 
data tamen per eos fidejussione de qua infra libras centum viginti prò quolibet 
eorum ad computum dictorum suorum stipendiorum et in ipsis prediclis salariis 
excusandos necnon eos pascere sanos et infirmos computata eliam pannorum al- 
borum purgatione omnibus expensis dicti D. Thome durante dicto quadriennio 
eisque expensas victus in dicto viagio prebere et naulum solvere usquequo Si- 
biliam appulerint de propria pecunia ipsius Ambrosii dicto nomine absque ulla 



CAPITOLO VII. 231 

Gio. Francesco da Pesaro intese, s'io non m 1 in- 
ganno, ad avvantaggiare la nostra ceramica, in quan- 
to almeno è richiesto a smaltare e a dipingere. Con- 
temporaneo al Tommaso, forniva stoviglie in copia a 
patrizj di chiaro nome , allorché non parea disonesto 
a gentil condizione il mercanteggiare. Di che reco e- 
sempio in un atto : e mi sdebito d' una promessa te- 
sté anticipata al lettore. (1) Ma il costui opifìcio, re- 



repetitione ab ipso Thoma et sociis. Item promisit diclus Ambrosius etiam as- 
securari facete super eorum vita a pirratis (sic) et infldelibus expensis ipsius 
Ambrosii ex hac dottate in Alicantera prò libris quatuorcentum Genue prò 
quolibet qua securitate possint inde se valere si casus dederit quem Deus Ma- 
ximus prohibeat. Item, acto pacto quod quatenus idem D. Thomas presens in- 
strumentum nollet ratificare seu ipse esset in casu ut non possent ei inservire 
eo casu promisit ipse Ambrosius proprio nomine eis solvere dictum eorum sti- 
pendium respectu temporis tunc fiuxi si quod habere debebunt expensasque sibì 
Jacere prò eorum reditu ex Sibilia Oenuam donec Oenue applicuerint. Item 
acto pacto quod ipse Thomas et sodi prò observalitne predictorum omnium 
possint conveniri capi realiter et personaliter arrestari in quavis parte mundi 
Genue Barchinonie Alicantere Sibille et ubique locorum regnorum Hispaniarum 
ibique juri stare quorum locorum judicibus et eorum jurisdictioni se submise- 
runt non obstante etc. etc — Actum Genue in contrada Palee Suxilie in eli- 
minata domus Hospitalis Pammatoni habitationis mei Notarli : Anno Domin. 
Nativ. MDLXXVIH Indidione quinta secundum Genue cursum die Veneris 
XXI Marcii in terciis: presentibus testibus Simone Tonso q. lerònimi et Vin- 
ce/ilio de Zoallo q. Pelegri ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Gio. 
Andrea Monaco — Fogliaz. 12, 1578-79 ). 

(1) >J< In nomine Domini Amen : Iohaanes Franciscus de Peìzero (sic) 
magister vassellamlnum sponte et omni modo etc. Confessus fuit et in ventate 
publica recognovit nob. Ambrosio Gentili de Ecclesia civi et mercatori Ianue 
licet absenti et mihi Notano prò eo stipulanti se Ioh. Franciscum usque de 
anno 1551 die XVI Februarii ab eodem Ambrosio vere et realiter habuisse et 



232 SCULTURA 

moto anch'esso dalla città popolosa, oltre il muro 
dell' ultima cinta e la porta chiamata degli Erchi^ a- 
vea gente condotta a lavoro o dal Veneto o dal To- 
scano o dal Romagnuolo, ove meglio fiorivan le prati- 
che del modellare e del cuocere e dell' abbellire la 
creta a rabeschi o ad istorie. Non posso tenermi ch'io 
non dimostri per prova autentica , com' egli, oltre a 
chiedere od accettare i migliori di quelle bande , cu- 
rasse altresì di spronare a virtù i ben disposti inge- 
gni: siccome fece con un Francesco de' Goracchi da 
Borgo S. Sepolcro in contado d'Urbino, già buon pit- 
tore e disegnator di vasi, quand'ebbe ad intrattenerlo 
per suoi servigi. Il condusse alle stanze di G. B. Ca- 
stello , eccellente maestro in pittura, e a que' giorni 
fortunatissimo (come sappiamo) nella opinione de' Ge- 
novesi , e acconciollo con lui per fattore e discepolo, 
desiderando (così la scritta) eh' egli avanzasse quan- 



recepisse ac sibi solutas Juisse in Cartulariis Sane ti Georgii libras octingen- 
tas quatuordecim et solidos quatuor monete Ianue prò valuta scutorum ducen- 
torum triginta trium auri quas pecunias in effectu dictus Ambrosius solvit de 
ordine Bartholomei de Ecclesia et sunt prò pretio capsiarum viginti trium vas- 
sellaminum venditorum et consignatorum per ipsum Ioh. Franciscum in urie 
Rome nunc q. Anfreono Sauli de Bargalio tunc in dieta urbe negocianti: Re- 
nuncians etc. etc. — Actum extra Portam Hercorum lanue in domo dicti 
Ioh. Francisco Sub anno a Nativitate Domini MDLIIH Indictione undecima 
secundwm lanue cursum die Mercurii XVI Maij in Vesperis : presentibus 
Bernardo de Pareto q. Nicolai de Bavaro et Antonio Seno lacobi testibus ai 
premissa vocatis et rogatis. (Negli atti del Not. Gerolamo Axillo - Fogliaz. 
1, 1536-73). 



CAPITOLO VII. 233 

V era possibile in suo magistero. Il degno e virile 
proposto, se badi al testo, ti suona per bocca del gio- 
vane stesso; ma l'occhio ti corre ben tosto a vedere 
sulle ultime linee anche il nome del Pesarese , che 
assiste non pure all'atto, ma prontamente malleva per 
esso. Io vi leggo la data del 5 settembre 1565, e 
m' incresce a pensar nuovamente il volubile ingegno 
del Bergamasco, che trattosi quindi a non molto lon- 
tano da .Genova, tolse al virtuoso scolaro di compiere 
sotto il suo esempio il triennio pattuito nella scrit- 
tura (1). 



(1) ifr In nomine Domini Amen: Franciscus de Gorachiis de Burgo S. Se- 
pulcri Status Urbini q. Caroli pitor (sic) seu designator vasorum terre cupiens 
ad majora ascendere in arte piture et ad hoc ut ad perjectionem magis curate 
pervenire in arte ipsa possit ideo sponte etcì et omni modo etc. promissit et 
promittit Io. Baptiste de Castello de Bergamo pilori q. Io. Marie presenti 
etc. stare et perseverare cum ipso Io. Baptista ad ipsi inserviendum in arte 
ipsa pitoris per annos tres proxime futuros hodie inchoandos quibus duranti- 
bus bene et fldeliter se se exercebit et inserviet ipsi Francisco (sic) in arte pre- 
dieta ubi necesse erti et prout ipsi lo. Baptiste placuerit omniaque licita et 
Inonesta faciet inhonesta et illicita evitabit nec ab eo recedei tempore predicto 
durante. Vice versa ipse Io. Baptista presens et predicta acceptans sponte etc. 
promissit et promittit dicto Francisco presenti etc. ipsum Franciscum in eju- 
sdem Io. Bapti^le doino tenere ad ejus gubemum calciare et vestire tam sa- 
num quam inflrmum sumptibus propriis et impensis ipsius Io. Baptiste et e- 
tiam ipsi (sic) docere prò posse suo omnia ea que necesse erunt ad ipsam 
artem pitoris ad beneflcium ipsius Francisci et in fine temporis predictorum 
annorum eidem licentiam concedere et dare: Renuncians etc. Et hoc adpenam 
scutorum quinquaginta auri in auro in casu contrafactionis exigendorum ab 
ipso Francisco qui prò eis occasione pene specialiter se obligavil: sub etc. Et 
prò eo Io. Franciscus de Pesaro q. Bartholomei sub etc. — Actum lanue in 
Vol. VI. — Scultura. 30 



234 SCULTURA 

In quest'anno medesimo, un atto del Cainpodonìco 
m'invita ad un'altra lode per Gio. Francesco: d'aver 
propagata la ceramica in terra di Francia, e in Lione 
appunto, siccome Tommaso in Siviglia di Spagna. A- 
vea seco un fratello di nome Cristoforo, al pari va- 
lente nell'arte, e che parvegli acconcio arnese a pian- 
tare officina in quella operosa città d' oltremonti. In 
virtù della carta da me citata , il fratello moveva di 
Genova a quella volta, e con esso due ajuti, il cui 
nome, e ancor più il paese, mi paiono accrescer fiducia 
ai proposti di Gio. Francesco. Era l'uno da Siena, e 
chiamavasi Francesco Pispigliati del fu Benti voglio: 
Veneto l'altro, e si noma per Marcantonio da Trivi - 
sano figliuol di Bartolommeo. Che gli effetti seguis- 
sero alle intenzioni , me ne tranquillano i rogiti del 
Pallavagna, ove scopro due lustri appresso non sol le 
fornaci di Gio. Francesco ancor vive e fumanti in 
Lione , ma Gio. Francesco medesimo intento a gio- 
varsi di chi valesse a tenerle in onore. E m' è grato 
che a' forastieri sottentrino i nostri , dacché mi ritor- 
naao innanzi due d'Albisola, Filippo Saettone buon 



contrada Rosi sive Sancte Fedis videlicet in mediano domus habitationis D. 
Augustini Pisani cingici q. D. Lazari: Anno a Nativilate Domini MDLX.V 
Indicione septima secundum lanue cursum die vero Mercurii V Seplembris in 
Vesperis: presentibus tcstibus prefacto (sic) D. Angustino et Francisco Viglia- 
no, q. Antonii ai hec vocatis et rogatis. (Atti del Not. Battista Campodonico 
— Fogliaz. 1, 1563-71 ). 



CAPITOLO VII. 235 

tornitore, e Scipione Silvano pennello provato in sì 
fatte bisogne. Costoro patteggiavano in Genova il 30 
ottobre del 1575; ed è verosimile che Gio. Francesco 
si fosse già trasmutato a sue fabbriche in Francia, per 
ciò che le convenzioni si veggono fatte in sua vece 
da un Barnaba Usodimare con titol procuratorio. 

Il quarto dei Pesaresi , Bartolommeo, era già sot- 
terra nel 1580 ; ma 1' arte domestica fu continuata 
dalla sua vedova, certa Battina Bona, in comune con 
un suo genero, Gio. Antonio Cagnoli, murate le lo- 
ro fornaci ed aperta bottega all'infuor della Porta sud- 
detta vicino alla chiesa di S. Spirito. E qui converrà 
che s'arrestino i nostri cenni sull'arte fittile: non sen- 
za far voti che alcun ne continui le tracce fin presso 
all'età più moderna che a noi fu argomento per altre 
pagine. Intanto Savona, rivale de' nostri opifi^j, pro- 
seguiva nel gaio esercizio de' suoi laggionì, cambiato 
il titolo in quel di quadretti, ma sempre a smaltar pa- 
vimenti e pareti d' nn invetriato che poco invidiasse 
a' migliori dipinti. Anche a lei debbo un nome che 
annodi 1' antico al novello : e sarà il seniore (per 
quanto io conosco) di que' Salomoni che fecero a lun- 
go pregiati e desiderati in Liguria e fuori i prodotti 
di quella terra. Costui si nomò Battista: e ho ragion 
di credere che le fornaci o da lui costrutte o redate 
da' suoi maggiori , fornissero a Genova i quadri a mi- 
gliaia, di che tuttavia si coprivan gli spazzi di case 
private sul tramontare del Cinquecento. E com' altri 



236 SCULTURA 

per avventura vorrà dubitarne , io farò suggello con 
una scritta segnata in agosto del 1598, per cui il Sa- 
lomone faceva promessa al magnif. Anton iotto Catta- 
neo del q. Stefano da due in quattromila di tali ma- 
ioliche, e ad uso appunto di farne lastrico alle sue 
stanze (1). La polizza accenna a svariate pitture : e 
pei saggi che ancor ne rimangono, abbiam conoscen- 
za de' gai disegni che quinci si componevano. Savo- 
na che trovò 1' arte, o prima o più ch'altri 1' apprese 



(I) In nomine Domini Amen: Baptista Salamonus^'w* Pauli major annis 
vigintiquinque et qui palanti et publice negociatur sciente et non contradicente 
ac patiente patre ut predicta omnia publice cum juramento fatetur sponte etc. 
et omni meliori modo etc. Vendidit magnif. D. Antonioto Cattaneo q. D. Ste- 
phani presenti etc. lateres vulgariter nuncupalos quadretti Savone forme am- 
plioris a duobus millibus usque in quatuor millibus in eie elione dicti magnif. 
Antonioti pictos variis picturis prò astricanda domo ipsius magnif. Antonioti 
in omni bonitale et pulcritudine in satisfactione ejusdem magnif. Antonioti tam 
respectu picture quam bonitatis que (sic) eidem magnif. Antonioto consignare 
promisit in presenti civilate Genue scilicet duo millia per totum mensem Oc- 
tobris et residuum per totum mensem Novembris proxime venturum omni ex- 
ceptione et contradictione remotis: Pro pretio ad rationem librarmi octuaginta 
quinque monete Genue prò singulo milliario uno cum alio computato ex quo 
quidem pretio ex nunc dictus Baptista fatetur habuisse a dicto magnif. Anto- 
nioto ut supra stipulante libras centum quas vere realiter et cum effectu habuit 
et recepii in pecunia numerata in presentia mei Notarli et testium infrascrip- 
torum et de eis etc. — Actum Genue in Bancis ai appotecam loseph Patroni 
q. Anlonii: Anno a Nativitate Domini millesimo quingenlesimo nonagesimo oc- 
tavo Indictione decima secundum Genue morem die Sabbati XX Villi Augusti 
in Vesperis: presentibus dicto loseph Patrono et Petro Dodo q. lacobi januen- 
sibus testibus ad premissa vocatis. (Atti del Not. Iauoceazo Carosso — Fo- 
gliaz. 8, 1598-1600). 



CAPITOLO VII. 237 

e la carezzò , se ne fece ricchissima a buon diritto: 
né tanto fu paga a commetter d'ornati, che non ten- 
tasse e figure ed istorie felicemente. I zelanti di quel- 
la patria ripiangono esempj bellissimi di tal magiste- 
ro, e in ispecie di quel palazzo ove insegnano in bene- 
fìcio de'giovani i RR. Signori della Missione: entro il cui 
vestibolo pareano superbe le mura d'imagini varie di 
Cesari e di guerrieri; sembianze ad un tempo dell'ar- 
te gentile e del maschio spirito che s' annidava in 
que' cittadini. 



N. B. Alla pag. 83, lin. 8, dove erroneamente si legge il 1693, s'ha a 
correggere in 1593: e similmente alla pag. 100, lin. 12, in luogo di 1668 
si legga 1568. 



APPENDICE AL CAPITOLO VII. 



1 



1 pregio e la novità delle cose riguardanti all' intaglio in 
legno , non mi consentono di passar oltre su varj oggetti 
e parecchi artefici, o a me sconosciuti o dimenticati, o tut- 
tora incerti durante il lavoro di questo Capitolo. Io preferi- 
sco d'accoglierli in appendice, anziché di far forza al dettato 
con inframmetterli giù pel contesto : eh' è opera ingrata , e 
di malo effetto , una volta ordinato e composto il dettato. 
Terrommi per altro alla serie de' tempi: e '1 lettore sagace 
provvedere senza danno al difetto , e vorrà scusarlo a chi 
nuota in sì vasto pelago d'antiche e riposte memorie. 

E anzi tutto (vo' dire a ragion d'età) non mi par da ta- 
cere un Raffaele da Recco, che in sullo spirare del secolo 
XV intagliava i banchi, o gli stalli che fossero, ad uso delle 
adunanze Senatorie del nostro Comune; a stimar le quali 
m'ajutan due indizj di molto valore, cioè il consegnarle, che 
egli faceva, a bei tratti e di tempo in tempo come si suole 
di sudati lavori , ed il prezzo eh' io veggo attribuito a ben 
picciola parte di quel fornimento. Una nota eh' io tolgo dai 
razionali della Repubblica, mi fa poi certo che questi banchi 
eran'anche a lavorìo di scalpello, né solo di fregi o cornici, 
ma di figure; onde il nostro da Recco si vendica il nome di 



240 APPENDICE 

intagliatore già innanzi che quello di legnaiuolo (1). E si 
"vuole aver mente alla data, che il fa precursore de' Castel- 
lini , de' Garibaldi, e degli altri ingegneri che non molto 
di poi maneggiaron ferri a sì fatte occorrenze. 

In secondo luogo ci chiama a Taggia, per opere d'arte 
sì nobile e già sì cospicua, un bel Coro o Capitolo ad opera 
d'intaglio, ond'è superba la Collegiata di quella terra. Ed io, 
come seppi di questo suo vanto , ho sentito anche il debito 
di ragionarne non brevemente : ajutato a ciò da un mio gio- 
vane amico , amantissimo e acuto investigatore delle cose 
ligustiche, il signor Francesco Viale , e dall' egregio dottor 
Fornara , che seppe e che volle , siccome inquilino di quel 
Comune, fornirmi il bisogno con pari gentilezza ed alacrità. 
Tal notizia è di tanto più debita e più preziosa, che accre- 
sce una gloria a' Ventimigliesi, ed un nome onesto all'elenco 
de' liguri artisti. 

Il Capitolo adunque, o emiciclo, del Coro di Taggia, com- 
posto (come suol dirsi) in figura di ferro-cavallo, che spazia 
nel massimo largo per metri 7,80, e cammina nel centro per 
7,25, ha in due ordini , 1' un sopra l'altro, trentasette stalli : 
cioè ventitre in quel che sorge, con lor davanzali ed appog- 
giatoi; nel basso non più che quattordici, per le scalette che 
a tratti a tratti apron' adito al superiore, usurpando del luogo 
a' sedili. I dorsali del primo, che volge col muro, son legno 
schietto . fuorché nello specchio di mezzo , ove piacque al- 
l'artista , per segno di dignità , por sui fianchi due imagini 



(1) MCCCCLXXXXVIUI die XVI Decembris: De mandato Illustr. et Ma- 
gnif. Consilii etc. Vos spedati Nicolae Lomeline et Lazare Pichenote massarii: 
solcite Raphaeli de Reeho prò pretio pecii unius bancheriarum figuratarum 
ah ipso Raphaele ewiptarum prò Magni/. Senatu ad ornatum loci Senatorii : 
L. decem et septem. L. XVII. 



APPENDICE 2-11 

d'uomo barbato a far vece di telamoni: né volle^ai bracciuoli 
altro intaglio che ne' due primi, ove fìnse un'aquila e un 
basilisco- Tal nudità non iscema eleganza , e concede agli 
ordini il primo vanto; perchè sull'alto de' primi scanni s'a- 
vanza quant'è il loro sporto, e cammina con essi, un robusto 
attico o cornicione, sorretto da sei colonnette a ineguali di- 
stanze tra sé , ma simmetriche ad ambo i lati. È pur liscia 
cotesta sagoma ov'ella si spiana e s'imposta a' sostegni; ma 
dove è convessa e s'informa a fregio, quivi il maestro sfog- 
giò di leggiadri capricci, sì che ciascuna sganzella ne gode 
un suo proprio: v'han rose e conserti di fronda, v'han genj 
e sirene, non so se a simbolo o per diletto; e con più chia- 
rezza lo stemma di Genova e '1 primo Peccato. E da simili 
fantasie par variato anche il grado inferiore, e con certo ri- 
spetto alla simmetria; però che, o sien figure d'angioli o d'a- 
nimali, per la più parte s'attorcono in giunco e si svolgono 
in foglie. Ma basti per chi non è nuovo alle usate forme di 
tali Capitoli, e non si tardi una breve memoria al valente 
artefice. 

Il nome di lui ci è serbato a caratteri d' oro in un finto 
cartello , scolpito sul destro corno a chi guardi il centro : 
Nic. s Albertus de XX. lu fecit haec sedilia aere publico: 
MDLXXXI. E però Ventimiglia ha buon dritto alla storia del 
nostro intaglio per questo Nicola Alberti che gode chia- 
marlesi figlio, e per questo lavoro che loda del pari la di- 
ligenza dello scultore e l'industria del legnaiuolo. Ai Tabiesi 
compete il vanto (secondo la scritta) d'averlo ordinato a di- 
spendio pubblico, e conservato alla nostra età, che ha con- 
tinua cagione a lagnarsi di tante perdite. Sì veramente che 
parte di gratitudine s' abbia anche in ciò il cardinale Gero- 
lamo Gastaldi , a cui parve poco il rifare la chiesa antica , 
ed ornar riccamente l'avita cappella del santo omonimo, se- 
Vol. VI. — Scultura. 31 



242 APPENDICE 

anche non provvedesse a' restauri delle sganzelle già vec- 
chie d'un secolo appunto. Onde in altro cartello all'estremo 
opposto n' è fatta onorevol menzione con [questi caratteri 
d'oro: Aucta (ed intendo il sedilia) et restaurata aere card. 
Gastaldi - An. MDCLXXXI. Perchè nulla ci resti a deside- 
rare nel fatto di questo Coro, vedrai lungo il fregio o cor- 
nice suddetta anche il nome del buon Milanese a cui il de- 
gno Prelato commise i restauri. Anche Ortensio Simonetta 
abbia luogo ne' nostri cataloghi, e duri la sua memoria nel 
breve e modesto scritto eh' ei ci trasmise : Hort. Simoneta 
Mediolan. refecit. E sia fausto alla nobil Taggia ed al suo 
Capitolo, che fatta l'opera nel 1581, e nel 1681 ringiovanita, 
nell'anno 81 del nostro secolo abbia un segno qualsiasi d'o- 
nesto ricordo. 

E non sia maraviglia, ne mi s'incolpi, se tolto sì grave 
carico e sì disuguale a mie forze qual'è la materia di que- 
sti libri, io mi volga di tratto in tratto a far cenno di gra- 
titudine a' pochi ne' quali 1' amore delle arti patrie conduce 
il gentile studio di farmi più lieve la dura fatica. Fra le o- 
pere del Santacroce , oramai sconosciute fuorché di nome , 
ho notata a pag. 85 la Cassa per lui scolpita nel 1594 a' 
Disciplinanti di S. Ambrogio in Voltri , con brevi parole , e 
svogliate (sarei per dire) siccome ci porta l'animo al dire di 
cose che stimansi preda del tempo. Ora io so ch'ella è vi- 
va, e tenuta in pregio da que' Confratelli, e guardata in un 
tal ricetto del loro Oratorio : e voglio anche saperne grado 
ad un ottimo giovane, il sig. Luigi Augusto Cervetto , che 
molto dimestico a quelle contrade, si tolse la cura di rife- 
rirmene. Intese costui, come acceso ch'egli è delle cose no- 
stre, ed infaticato a seguirle per ogni libro e per ogni luo- 
go , di quanto momento sia un' opera ( ancor che medio- 
cre) quand'ella è unica a far testimonio di nomi e di fatti 



APPENDICE 243 

istorici. Ond' io loderò ad un medesimo tempo il Consorzio 
di Voltri, e non meno singolarmente: che contra il frequen- 
te esempio di chi distrugge o dimentica o vende , abbian 
cura non sol di serbare 1' antica lor Cassa , ma di recarla 
anche in pubblico a lor devozioni; non degeneri eredi de' loro 
antichi. 

All'elenco de' liguri intagliatori è pur giusto eh' io ag- 
giunga quel Paris Acciaio vissuto in Sarzana sua patria, 
di cui nel Soprani è notizia brevissima , attinta dal Landi- 
nelli. Mi sconfortava quel nudo cenno d' autore uso a cre- 
dersi in altri, e raramente sollecito dell'accertarsi; e cresce- 
vano dubbio il trovarlo accoppiato quasi con uno scultore 
che il facil biografo, indotto in error dal Baglioni, fraudò a' 
Savonesi per farne un presente a Sarzana, siccome accadrà 
di provare nell'ultimo Capo. Ora poi, che le attente ricerche 
d'Achille Neri, concittadino di quella terra, han chiarita per 
documenti la verità, mi sarebbe colpa il tacer dell' Acciaio, 
o sconoscer 1' utile che il sig. Neri ha recato con questa e 
con altre notizie nel campo dell'arte ligustica (1). Il Landi- 
nelli produce ad esempio di tal maestro (e il Soprani ne 
replica) un Tabernacolo in legno ad intaglio di buon lavoro, 
già posto all'aitar maggiore di quella Cattedrale. Ma il Neri 
ne scopre 1' origine , ed anche ne dà le cagioni in ciò che 
Mons. Peruzzi vescovo di Sarsina, nella sua visita a questa 
diocesi , volle l'altare fornito di nuovo ciborio che fosse più 
degno e capace; onde a Paris ne venne fatta l'allogazione. 
Siccome il precetto del Vescovo ha 1' anno del 1584 , così 
non diremo altrimenti dell' opera, dacch' ella ben poco potè 



(1) V. l'articolo: Noterete artistiche: inserito nel Giornale Ligustico , an- 
nata 1877. 



"214 APPENDICE 

tardare. Ed importa molto che il Neri ci additi in un ma- 
stro Paolo di Bartolommeo da Milano l'autore delle statuine 
che decorano il Tabernacolo : acciò si conosca che se al 
Sarzanese compete la lode di legnaiuolo od anche d' inta- 
gliatore per quel ch'è d'ornato, non sembra però da conce- 
dergli quella del figurista. Di fatto , non più che scalpello 
da fregi e decorazioni è al tamburo dell'Organo, ch'egli co- 
strusse e intagliò nel 1603 a begl'intrecci di fiori e di frut- 
ta 4 pel Duomo stesso; notato dal Landinelli , e che il Neri 
gli vien confermando , con esso la giunta d' un ricco con- 
fessionale, operato a richiesta di Monsignor Salvago. Que- 
st'ultimo arnese è perito, per fede del Neri, con esso il Ci- 
borio, che già del 1680 ebbe a cedere il luogo ad un nuo- 
vo. La Cassa dell' organo esiste tuttora , ma fuori del posto 
antico, poiché a' tempi nostri la Cattedrale si provvide di 
più ampio strumento chiamando i valenti Serassi da Berga- 
mo. Allora l'antico migrò a S. Andrea , dove anch' oggi si 
vede ; e non tace il Neri com' ei fu dorato ne' detti intagli 
per man di Francesco Fornello, segnato nella Matricola al 
num. 153, colorista ed indoratore mischiato non degnamente 
a' più insigni pennelli della nostra scuola. 

Prosciolto, com'io seppi meglio, da tali maestri, darò non 
ingrata novella agli amanti della ceramica, quasi a suggello 
di questa Appendice, additando loro un dipinto di N. D. in 
maiolica , vasto ben sopra il comune , dacché misura per 
l'alto non meno d'un metro e 62, ed uno con 29 da un lato 
all'altro. E la data del 1529 soscritta al fondo, lo fa- più an- 
tico di molti e molti, e però più pregevole e più curioso a 
chi studia in cotesta ragion di cimelj , sì ghiotti alla età 
presente. Fu già in Finale nelle case dei Del Carretto, on- 
de il trasse il sig. avv. Giuseppe Grillo eh' è lieto di pos- 
sederlo. E siccome egli è pronto per sua gentilezza a far co- 



APPENDICE 245 

pia altrui del vederlo ed esaminarlo , così mi sia lecito il 
farmene interprete appresso ai dotti , e ( se non è troppo ) 
far anche la partì d'invitatore. Né senza alcun lucro per l'o- 
pera mia, che tenendo memoria de' figulini ed is maltatori, o 
sien nati o vissuti in Liguria, non che delle loro officine , 
procaccia con questo rarissimo quadro opportuna credenza 
alle cose narrate. E di più vorrei dirne, se mosso da giusta 
impazienza, già prima d'ora non ne avessi recata diffusa 
notizia nel pubblico sul n. 16 della Gazzetta della Domenica, 
in data 17 aprile dell'anno corrente. 



CAPITOLO Vili. 



^Orefici, Argentieri, Gemmarj, e Maestri di conio, compresi il più spesso nel 
titolo comune di Fdbri — Antichità di queste arti in Genova — In 
qual luogo, da tempo antichissimo, s'accogliessero per loro officine — 
Memorie che ne rimangono, ed opere superstiti in questa città ed in 
Savona — I costoro Statuti, poco dissimili da quelli delle arti sorelle, 
s'accrescon d'alcuni capitoli nel secolo XV — A quest'epoca i gemmar], 
Ossian gioiellieri, fan traffico di lor lavori con altre terre ; Milano in i- 
specie. Lor suppliche a' Signori per le angherie di quel Duca — As- 
sai più che i pittori e gli scultori, i fabri tramandano il lor magistero 
rdi padre in figlio e di secolo in secolo — Quali famiglie si mostrino 
prima, e più a lungo, e con più fortuna, tra i molti, e innumerabili quasi, 
, di tale artifìcio — I Ooani, gli Amandola , i Fatinanti — Loro Cappella 
e lor culto a parecchi Santi — Ciò nondimeno da varj luoghi del 
Distretto affluiscono a Genova i Fabri e v'esercitan l'arte — In sì va- 
sta materia, conviene ordir le notizie delle opere certe e de' loro mae- 
stri, da due monumenti rarissimi: 1' Arca delle Sante Ceneri e 1' Urna 
del Corpusdomini — Notizie di Teramo Daniele da Porto Maurizio fab- 
bricator della prima: sue sorti e famiglia — Se debbasi in tutto od in 
parte attribuirgli quest' opera — Ebbe certo a collaboratore Simone 
Caldera d'Andora: del quale si nota il valore e s' accennano i casi — 
Giovanni di Valerio fa un Piede d'argento alla Croce de' Zaccaria, con 
figure d' angioli : aneddotti che lo riguardano — Tre De Ferrari: Gu- 
glielmo, Domenico e Giuliano: lor'opsre, e specialmente del Capo di S. 
Prospero lavorato pei Camogliesi; rubato nel 1513 e poscia rifatto — Sei 
Della Croce, cioè Ilario, Filippo, Gottardo, Vincenzo, Desiderio ed Anto- 
nio, dai primi iniaj del Cinquecento si stendono fin presso al tramonto 
— Agostino e Gregorio Piota — A metà del secolo han fama ed allo- 
cazioni cospicue due Milanesi, Francesco de" 1 Rocchi e Agostino Groppo 



248 SCULTURA 

— Ambidue successivamente son chiesti a lavoro per l'Urna del Cor- 
pusdomini; entrambi, l'un dopo l'altro, mentiscono alle promesse, e fan 
frode all'opera — Artefici molti , chiamati a operar di cisello o a for- 
nire disegni pel ricco avello d'argento, la cui esecuzione va quasi pe- 
nando per mezzo secolo malgrado le sollecitudini del pubblico — In 
questa età le fatture più nobili d'argenteria sono in mano d'artisti al- 
lemanni o fiamminghi, soldati la maggior parte a stipendio della Re- 
pubblica — Gerolamo Stamburger, Tommaso Opluten , Baldassarre Mar- 
tines — Lavori commessi in Anversa — Unica opera, ma di singolare 
artificio, eseguita per Franco Lercaro da un Antonio di Castro por- 
toghese — Arrigo Fiammingo lavora molte e svariate suppellettili pel 
principe Gio. Andrea Doria ; e con lui si conchiudon le cose degli 0- 
rafi — Alcuni cenni sui Maestri di conio — I Zoagli, gli Amandola, ed 
altri, occupati ad incider sigilli pel nostro Comune e alle Compere, o 
impronte per le monete — Del Qitto : penuria di tali artefici in cose 
figurative — Giova/ini Bologna, chiamato da Luca Grimaldi, s' obbliga 
delle statue e de' bassorilievi in bronzo per la Cappella di questo pa- 
trizio alla chiesa de' Conventuali — Francesco Fanelli — Notizie d'al- 
cuni fonditori di campane , o d'arredi per uso di chiesa — Distinta 
memoria de' gittatori d'artiglieria: specialmente de' Cabotti in Savona, 
e de' Menili e de' Gioardi in Genova. Di questi si conta una lunga 
progenie, non meno di otto; loro officine, lor privilegi, lor opere fatte 
per varj principi — Il genovese Paolo Bosio fonde pel Kremlino di 
Mosca il Tzapusca, ossia Re de' cannoni — Conclusione. 



li uova materia, né facile invero, e però non leggiera 
fatica, mi porgono le arti fanrili, e con esse altresì la 
fusoria: tardandomi ancora il conchiudere della sta- 
tuaria, precipuo argomento di questi volumi. Ma sen- 
za dire che tali industrie han comune l'ingegno con. 
quella , e assomigliansi ad essa nelle sembianze , né 
troppo se ne dilungano fuorché nelle pratiche dell'o- 
perare, con più diritto ci stringono a ragionarne, per 



CAPITOLO Vili. 249 

questo appunto , che in niuno scritto è memoria di 
esse per la Liguria; sì che diresti, pe' tempi antichi, 
o ch'elle vi stessero quasi neglette , o non s'ardissero 
a porvi il piede. Dal quale errore, poniam che taluno 
traesse argomento di spartana severità , si verrebbe a 
scemar d' altra parte la lode, non meno gradevole, 
della coltura e del gusto gentile: ed anzi sarebbe tol- 
ta alla nostra, provincia pei tempi stessi , nei quali 
altre terre, e Toscana fra tutte, se ne fregiarono. Ed 
anche si vuol notare che i sommi artefici, o d'essi la 
miglior parte, incominciaron dall' orafo a farsi eccel- 
lenti, siccome leggiamo per libri non nostri; e cred'io, 
perciocché la finezza e la cura che vuoisi alle cose 
picciole, non che la fatica che deesi a domare i me- 
talli , dispone 1' artefice a quella fermezza e a quel 
grado di perfezione, che rendono eterne le opere di 
chi scolpisce e di chi dipinge. Il perchè s' io tacessi 
pur tuttavia di sì fatti maestri , torrei la mia parte 
di colpa co' secoli andati che sempre ne tacquero, e 
sarebbe frode non pure all' istoria, ma sì ancora alle 
arti maggiori che tanto son loro legate d' affinità. E 
poiché l'istoria ha voluto venirmi sul labbro, non par- 
mi soverchio avvertire, che dal racconto a cui vien 
destinato il presente Capitolo , avrà alcun guadagno 
la conoscenza de' nostri costumi, e la condizione de' 
nostri maggiori, e la sorte de' nostri commerzj, e un 
tal poco, per giunta, anche i casi o funesti o lieti, ma 
sempre gloriosi, del nostro Comune. 

Vol. VI. — Scultura. 32 



250 SCULTURA 

Ancorché i professori delle anzidette facoltà prefe- 
rissero alcuna volta di nominarsi per iscritture dal 
nome della materia o dell'uso di que' lavori ai quali 
più specialmente attendevano, come a dire argentieri 
o gemmarj od orefici o intagliatori o maestri pur an- 
che di grosseria , certo è che non ricusavano però la 
comune appellazione di fabri, attribuita, io mi penso, 
siccome propria a ciascun che trattasse i metalli. E 
con questo titolo s'ebbero i loro statuti , più antichi 
forse d'altri parecchi, siccome d' arte non infrequente 
al servizio de' sacri riti, e più austeri pel pregio stes- 
so delle materie che aveano per mano. Né meno degli 
altri artefici usarono accogliersi quasi in un nido della 
città, come a soccorrersi e invigilare scambievolmente; 
e se d'altri luoghi è perduto il nome , rimane an- 
ch'oggi, ed è in bocca di tutti, quel ch'essi segnava- 
no sempre ad indizio di loro dimora. Già nel 1251 
trovo un Actum in Campeto fabrorum; (1) riveggo tal 
formola nel 1353 in contrata fabrorum Campeòi, e via 
via discendendo negli anni, né s'altera punto, né sca- 
de di consuetudine: il che parrà meglio da' documenti 
che avremo a recar per disteso. Laonde i fabri tenea- 



(1) In Not. Matteo de Predono: Ego Willelmus Aurie vendo Ubi argen- 
tine uxori Alberti de Flisco domos quattitor continuas cum quatluor apothecis 
positas lanue in Canapeto fabrorum quibus coheret antea via retro trexenda 
ab uno falere domus Simonis Aurie ab alio domus lacobi Aurie et Mathei. 
(Sotto il 13 marzo 1251). 



CAPITOLO VI II. 251 

no quel ch'oggi ancora diciamo Campetto, e che tolse 
diminutivo (com'io crederei) dalle stesse sue angustie: 
perciocché dall' un capo , cioè di levante , il terreno 
saliva con lieve pendio alle contrade di S. Matteo, 
sull' opposto scontravasi alle acque di Sosiglia, e sui: 
fianchi era cinto dai balzi di S. Lorenzo e di Domo- 
eulta. Vero è che più tardi, costretto in canali il ru- 
scello, e spianati gli aditi a' nuovi Banchi de' merca- 
tanti , spaziarono gli orafi in là più oltre , ove ancor 
li troviamo cospicui, e raccolti siccome in antico ad 
un quasi consorzio. E però non sarà maraviglia a ve- 
dere i più antichi, inquilini pur sempre de' Doria, le 
cui possessioni dal Duomo e da S. Matteo discendevano 
ad abbracciare quel picciol Campo. E così la famiglia 
de Fabri, se mandi uno sguardo alle prime età, ti si 
mostra co' lor puntoni e co' loro ciselli contermino 
ad altri artisti: ha sul lato mancino e pittori e dora- 
tori e scudai che dan nome alla vecchia Scutaria: 
sulla destra gli Spadai, dal mestiero de' quali la det- 
ta Sosiglia ebbe titolo per alcun tempo di Spaiarla 
vecchia. 

Del loro esercizio sussiston vestigi per quella sta- 
gione in più carte di chiese antiche. Antichissimo e 
un inventario ne' protocolli di Giovanni Veggio, ove 
il 1 gennaio dol 1213, Giovanni Preposito di tf. M. 
di Castello confessa ad un prete Ottaviano, canonico 
e già sacrista di quella chiesa , d' aver ricevute le 
suppellettili a lui confidate: e si contano in quella li- 



252 SCULTURA 

sta ben cinque calici, e due candelabri , e tre croci, 
e un turibolo, e un vaso per l'Ostia sacra, e un bacile, 
e due fogli o maestà, tutte cose d' argento: con altre 
d'avorio o di ferro o di lega (1). Altri oggetti consi- 
mili accenna lo Spotorno nella sua Storia Letteraria 
della Liguria, siccome esistenti del 1272 alla Pieve 
di Voltri, e (aggiungiamo noi) riferiti per inventario 
d'un prete Belmosto canonico eletto novellamente al- 
la cura di essa chiesa. Rechiamo pur l'atto testuale; (2) 
e così d'un altro che a' 22 settembre del 1337 fu fat- 
to alla chiesa di Paravanico : assai più modesto, se- 
condo le condizioni di quella villa che sale alle pri- 
me sorgenti della Polcevera (3). Ma tutti li vince 



(1J Calices quinque argenti: candelabro, duo argenti: Cruces duas argenti, 
tnribulum unum argenti, vas unum argenti prò Corpore Domini deferendo : 
textum argenti, crucem eboris: candelabra sex ferri: candelabro sex cupri: cru- 
cem cupri: bacile unum argenti . . . crucem parvam argenti . . . folium ar- 
genti altaris S. Marie: folium argenti S. Petri etc. 

(2) In primis confiteor (è Belmosto che parla) me in ipsa (ecclesia) inve- 
nisse palium unum argenteum: crucem unam, capseram unam eboris: antifo- 
narium unum diurnum et aliud nocturnum: passionaria duo: premerarium u- 
num et librum unum qui vocatur ordor (sic): paramento duo: quoddam vas ar- 
genteum ad ponendum Corpus Christi: palia orto: piane tam unam: folium u- 
num argenti cum perlis et ornalum immaginibus: psalterium unum : quem- 
dam (sic) Missale votivum etc. (Fogliaz. Notarile — Bibliot. Civica). 

(3) MCCC1XXV/1 XXII Septembris: Inventar ium rerum Ecclesie S. Mar- 
tini de Palavanico: Et primo planetam unam cendati jalni cum armis illorum 
de Scoto: item Crucem unum de ramo: item liber vite S. Martini: ilem remai- 
rolium de bronzo prò ajua benedicta: item liber prò baptizando: item campa- 
nas duas magnas: item calicem de stagno: item calicem argenti unciarum duo- 
decim. (Ut sapra) 



CAPITOLO Vili. 253 

■ d'antichità una confessione di debito che fa V arcive- 
scovo Siro a un Guglielmo arciprete , negli atti di 
Giovanni Scriba, assegnandogli in pegno ogni ogget- 
to di sua pertinenza. Eran venti lire che il degno 
Pastore avea tolto a prestito, e offerte al Comune per 
l'opera del nuovo muro, che incominciato del 1155, 
fu poi con mirabile sforzo de' cittadini ultimato quat- 
tro anni appresso (1). Quest'atto di civil carità, che 
ad onore del buon Prelato vorremmo più illustre ne' 
patrj libri, ci rende notizia d'un calice e d'una coppa 
e di più bacili, d'argento tutti, ch'ei dava , o sponeva 
almeno, al comune pericolo. E s' altro abbisogni , io 
vorrò che il lettore ricerchi in quegli altri inventarj, 
ben più copiosi, ch'io diedi pel S. Lorenzo in princi- 
pio dell' opera, ed anche ricordi 1' ingenuo racconto, 
per noi riprodotto, del notaio Giordano, sui begli ar- 
redi della Cattedral Savonese. E potrebbesi aggiunge- 
re come i fedeli, o per pia liberalità , o per rimedio 
dell'anime loro, donassero spesso di tali preziosità a 
monisteri e chiese; ma basti un esempio che mi si 
mostra ne' rogiti, in data del 5 settembre 1348. 



(1) MDLVlll Vili Id. Septembris. Nos Syrus lanuensis Archiepiscopus ac- 
cepimus a te Archipresbitero Willelmo l. XX lame quas in muro civitalis e- 
rogavimus: et propterea Ubi pignori subjicimus bacilia nostra argentea et cupam 
argenleam et calicem et planetas nostras ac cetera nostra mobilia etc. — Ac- 
tum in Camera ejusdem Archiepiscopi in Palatio Castelli. ( Notularj di Gio- 
-vanni Scriba ). 



254 SCULTURA 

Dico d'un calice, schietto d'argento e dorato per giun- 
ta, di grosso peso (così la scritta) e di forme elette, che 
Giovannina vedova del fu Pezuello, legava per testa- 
mento alle Suore di Lucoli , a patto che mai non a- 
vesse a distrarsi da quel sacrario (1). 

Fin qui di memorie scritte ; nò alle memorie sa- 
ran per mancare gli esempj , che attestano il fiore 
dell' arte fabrile compagna quasi ed assomigliante 
nelle fattezze alle due principali. Men felice di loro 
per questo soltanto, che vòlta ad arredi di sacre fun- 
zioni o di lusso privato , e però men sicura del con- 
servarli, non ebbe modo se non raramente a far noto 
ne' posteri i proprj maestri con esso i lavori. Né pur 
di questi rimane gran copia da' secoli addietro, colpa 
l'avara materia e la facil moda: e però a mille doppj 
saran preziosi , se alcun tuttavia ci è serbato da 
gente assennata e gentile. Non è picciol fatto che i 
Savonesi abbian'onde mostrarci alcun saggio d'orafi o 
d' argentieri nel secolo XV , e insegnarci per pro- 
va siccome quest' arte seguisse di presso le ca- 



(1) MCCCXXXXFIIl V Septembris: loannina uxor q. Ioannis Pezuelli ja- 
cit testamenlum in quo legat quemdam Calicem deauratum et pulcherrimiu 
Monasterio Sane te Cutaline de Ianua in contratti Lucuti cum onere quod in 
dieta Ecclesia semper esse debeat. Successive Abatissa et Moniales dicti Mona- 
sterii acceptant dictum Calicem cum hoc onere: itera promittunt celebrari fa- 
cere omni die in perpetuum Missam unam prò anima diete testatricis. (Fogliaz. 
Notar.) 



capìtolo vili. 255 

ste e leggiadre forme dell'aurea età. D'onde a me 
torna grato il tenerne memoria anziché al mio rac- 
conto sia imposta ordinata serie di tempi e di nomi: 
ben lieto, se le oneste reliquie di quella terra verranno 
in raffronto alle nostre , e daranno argomento a più 
saldi giudizj. 

Chi legge attento, ha notato (cred'io) tra le varie 
liste prodotte pocanzi, alcun cenno di cose in avorio, 
da credersi certo non meno vetuste che sian di me- 
tallo , ed usate forse per cerimonie di minor pompa. 
Savona, ne' ripostigli della sua Cattedrale , può dar- 
cene un saggio, oggimai singolare ed unico a quan- 
to io conosco : ed è un Pastorale , modesto di forma 
ancor più che non sia di materia; che nudo bastone, 
si fa cima in ischietto vincastro qual è de' pastori. 
Riposto in sua teca, su cui con caratteri greci son 
dediche a Dio, ti presenta a contare ben sedici pezzi, 
che V uno entro 1' altro a congegno di viti o spirali 
compongono il tutto. Contrasta a sì fatta umiltà un 
altro Pastorale ricchissimo ed ornatissimo, entro il cui 
ritorto che termina in testa di dragoncello e s'indossa 
ad un angelo alato, campeggia un devoto in preghie- 
ra dinanzi alla Vergine : e ritto in sull' ultimo dorso 
un beato ch'io avrei per S. Pietro. Que' terrazzani lo 
chiaman comunemente di papa Giulto , lor cittadino 
e lor gloria somma ; né vanamente , per chi non è 
uso ad assottigliarsi in cotali ricerche. Conciossiachò 
noi sappiamo da' loro cronisti quant' egli facesse pel 



256 SCULTURA 

loro Duomo, e di quanti arredi gli largheggiasse , e- 
tra le altre cose di sei Apostoli tratti d' argento, e di 
vasellame pregevole a maraviglia. Ciò nondimeno la 
data del 1491, scolpita là dove s'impugna il bellissi- 
mo arnese , mentisce a tal voce ; dacch' egli è certo 
che il Della Rovere già Cardinale , non tenne però 
che un otto anni più tardi l'episcopato di quella ter- 
ra. Conviene piuttosto cercarne il donatore in queL 
Pietro Gara domenicano, che il precedette nell' alto 
ufficio , e che dal 1472 per non meno di ventisette 
anni adoprò ad illustrar la sua chiesa e a dotarla di 
rari ornamenti. E per tal benemerito ha il Gara diffusa 
memoria nel Verzellino, dal cui manoscritto apparisce 
altresì come dono di lui la rarissima Croce d'argento 
ad opera di figure e di fregi a cesello, che vien cu- 
stodita fra gli altri tesori di Masseria. Vorrei pure 
attribuirgli quell'Ostensorio, più raro ancora, che mo- 
stra 1' antica forma piramidale e lo stil bizantino o 
vuoi gotico in ogni parte : dacché nel rovescio mi 
venne letta a non dubbie cifre la data del 1476. Vi- 
di pure tra que' gioielli un rilievo d' argento di tre 
figure che mostran la Fuga in Egitto , ben degne 
d'aggiunger decoro a qualsiasi altarino, e foggiate al- 
la casta semplicità di quell'epoche stesse. Ond'io stommi 
in sospeso, se paima convenga invidiare a Savona la 
liberalità di chi fece al suo Duomo sì fatti presenti, 
o lodare a cielo la cura che pose ella stessa nel cu- 
stodirli, e ancor meglio dirò nel difenderli in tanti 



CAPITOLO Vili. 25ì 

disastri e rovine e tramutarne riti che sopravvennero (1). 
Ed io non so chi ardirà contraddire , se alcun Savo- 
nese, zelante (qual paion tutti) del patrio onore, di- 
nanzi a que' cari cimelj vantasse in Savona, a" bei 



(1) H nobile esempio ebbe poscia di tempo in tempo non men generosi 
seguaci ne' successori; talché l'epis copale Basilica Savonese ebbe tale do- 
vizia d'arredi, da non invidiare le terre più illustri. Sarei men che giusto 
a cotesta gentile città, s'io non m' adoprassi di farne memoria con note 
autentiche, come già feci del Duomo di Genova in sul principio de' miei 
volumi. Al qual uopo mi soccorre opportunamente la cortesia del signor 
Ottavio Varaldo , coltissimo giovi netto savonese, che muove animoso le 
prime orme nel magistero dell'intaglio, e con pari virtù si dispone a il- 
lustrare in iscritto le rare bellezze della sua patria. Io gli debbo saper 
grado di due inventarj, mercè de' quali potrò sdebitarmi al presente bi- 
sogno ; da lui trascritti con cura paziente, ed offerti a me con affetto di 
cittadino e con liberalità d'amico. E compreso il primo, compilato del 
1542, in un manoscritto di Gio. Agostino Abati, che si conserva nella no* 
stra Biblioteca Universitaria, segnato di questo titolo: Memorie varie spet- 
tanti alla cronologia ed alla storia in particolare di Savona, e note ascetiche. 
È da notare che questo Gio. Agostino, cittadin savonese, nato nel 1496 e 
vissuto fin oltre al 1570, era l'uno de' tre Massai che distesero il detto in- 
ventario; di che la scrittura guadagna fede: né parmi inutile il riferir le 
proteste che pone egli stesso in suo semplice stile a pag. 27 del suo vo- 
lume — Al nome de Dio Io Ioani Agostino Aliate cuundam Leonardo l'anno 
del 1570 a li 5 de Dexemlre essendo di età d' anni 75 e 3 mesi non potendo 
più affaticare come era solito; per non stare a Vocio , e per mio diletto , alio 
tra mi ordinato di scrivere in questo mio libro alcune cose de la nostra città, 
e de cittadini de Savona degne di memoria , le quali serano la più parte e 
quasi tutte cose che a miei iorni io le alio vedute con miei occhi, e toccate con 
mie mani, e tutte veraxe, pregando Dio che me dia grazia che io possa scri- 
vere cosa che non sia a danno de persona alcuna, et a laude de Dio. — Sarà 
grato singolarmente discernere i titoli e '1 nome de' donatori nel primo, 
inventario, di cui si produce soltanto la parte più rilevante per un ri- 
guardo alla brevità. 

Vol. VI. — Scultura. 33 



258 SCULTURA 

tempi dell' arte, anche un certo esercizio di' fabri, od 
anche ad alcun cittadino volesse dar pregio delle fat- 
ture testé notate. Basterebbe a scusarlo di temerità 
quel che noi riferimmo nel primo volume della Pit- 



Lo (inventario de la Masaria de lo domo di Suona e lano 1542. « L' ano 
« de 1542 la comunità di Saona al tempo ordinario fece eledone de li 
« suoi masari de lo domo che avevano a ministrare le cose aspetanti ala 
« dita masaria che furono questi sor duo Iuliano teo (?) et d no nicolao 
« taardolla et Io Ioani Agustino Abate. E in lo tempo de lo nostro'oficio.... 
« del mese di mazo ne fu robato in la sacristia dui calici e lo terribile e 
« sua naveta de argento senza che fuse roto ne porta ne sacristia (?) ne 
« barcone ne rauragia ne mai si'ebe noticia chi li avesse presi varo è 

» che alo mureto (?) fu trovato de li tombolo e de medagia de (de) 

« li pedi' de li calici e quale fu trovato lo mizemo in scatoleta in la ma- 

« saria e ne lo intra del nostro oficio ali 6 de frevaro de 1542 li ma- 

« sari vegi ne consignano tute le cose mobile de la masaria per anven- 
« tario de lo quale anventario per mio dileto me ne presi copia come po- 
« terai vedere qui apreso de ponto in pouto e de cosa in cosa. — E pri- 

<i ma la Imagine de la Vergine Maria alta 4 parmi con una — Apreso 

« la Imagine de S. (?) Apostoli de argento alti 3 parmi — E più una cro- 
« ce colo manico de argento alta 12 parmi — E più uno pastorale alto 
« 10 parmi de argento — E più due maze de argento dorato alte 9 parmi 
« con le arme de lo cardinale agustino spinola — E più una rosa de oro 
' « data papa Sisto alta p. 2 1[2 — E più una croce de oro con legno de 

« la croce — E più una croce de argento data lo cardinale Spinola 

« — E più una croce de argento e de cristallo — E più due candelari 

« de argento con le arme dati lo episcopo — E più due candelari 

« de argento dati Iulio de la rovere somo pontefice con le arme de la rov. 
« — E più due candelari de argento — E più 2 candelari de argento e 
« de cristallo con le arme de papa Iulio secondo de la rovere — E più 
« una croce di cristallo — E più. uno tabernaculo grande de argento do- 
« rato dove portano lo santo sacramento in processione — E più uno ta- 

-« bernaculo de argento con le arme de Saona — E più — E più 

« reliquari de argento a numero doze (?) — E più una croce di legno fa- 



capitolo vm. 259 

tura a pag. 284; cioè di due orafi, padre e figliuolo, 
Simone ed Eligio Lancia: valenti ambidue, ed operosi 
in lor patria, e ciò che molto rileva , viventi all' età 
di dette opere. 



« rata de argento — E più una croce piccola tuta de argento — E più 
« 2 ampolete e bacile de argento — E più uno terribile e sua naveta de 
« argento — E più due pase e uno cugaro de argento — E la pace una 

« data Iulio agustino spinola cardinale — E più uno asperge de 

« argento — E più uno crocìfizo de coralo ornato de argento — E più 
« tre pomi da porli per li peviali — E più due mitre una ricca data lo 
« cardinale spinola — E più tre medagie de argento dorato per li peviali 
« — B più una cateneta per lo veste de lotone dorata — E più uno ba- 
« cile grande de argento — E più dui reliquari de lotone — E più uno 
« corporale roso dato lo cardinale spinola. — Lo numero de li paramenti — 
« In lo primo armario è uno peviario d* brocato in seta rosa fodrato de 

« seta verde e una pianeta simile e 2 e uno simile. — In lo se- 

« conio armario — È uno peviario di brocato in seta bianca forato de se- 

«■ ta e una pianeta e 2 e uno palio e uno e una perla 

« simile. — In lo terzo armario — È uno peviario di brocato in cremesi 
« e uno palio da altare simile dato cario de lo carreto Arcivescovo di a— 
« vignone — E una pianeta bianca brocatolata e uno peviario simile dato 
« marco Vegero cardinale — E più una pianeta brocatolata e uno barda- 
« chino di brocato in seta rosa forato de seta verde e uno palio di bro- 
« cato con le arme spinola e tuto dato agustino spinola cardinale — E 
« più uno palio grande de veluto negro con le arme Vegero dato marco 
* Vegero cardinale ». Seguono altri paramenti di diverse sorti. — È un. 
cordoglio il pensare che mentre scriveasi da' zelanti operai la presente 
lista, si maturavano in Genova le demolizioni della vecchia Fortezza sa- 
vonese e gli estremi disastri della Basilica. 

Il secondo inventario, descritto in certa tabella nelle stanze di Masse- 
ria nella detta Cattedrale di Savona, enumera i doni che fece vivendo, o 
legò per sua ultima volontà il benemerito Monsignor Centurione , sia in 
vasi o altri arredi d'argento, o sia in paramenti di gran valore. E cotesto 
è ragione che si dia per intero, rendendone grazie, com*io fo per mio de- 



260 SCULTURA 

Io torno al proposito mio: né mi dolgo che siami 
interrotto, per far di saluto a costumi gentili, o dir 
cose che men calzerebbero ad altro luogo. I capitoli 
(o quanto io ne scerno a frammenti od aggiunte) su 



bito al buon Varaldo che lo trascrisse eoa egual diligenza e longani- 
mità. 

« Poiché è piaciuto alla divina Maestà di chiamar a sé Monsignor Grio. 
« Batta Centurione già Vesc. di questa città, la cui santità di vita, libe- 
« ralità verso i poveri , et dottrina mirabile è notoria in questa città et 
« viverà perpetuamente. Noi Agostino Loda Gio. Batta Crema et France- 
sco Pjdmsini, Tnlerni in questo anno 1590, massari della Chiesa Cat- 
« tedrale a perpetua memoria della liberalità mostrata a questa sua Chie- 
« sa habbiamo quant' è potuto per noi in testimonio di gratitudine fatta 
« la presente taula (sic) nella quale per ordine sono descritti i paramenti 
« suppelletile (sic) che Sua Signoria Rev.ma vivendo donò et morendo 
« l'anno 1588 a 30 di maggio felicemente lasciò alla medesima Chiesa et 

« sono le infrascritte — Donati a l'anno 1585 un Bacile con una Sta- 

« gnara — Bande di argento per la messa pontificale — Lasciati nel te- 
« stamento : Una Croce con due candelieri d' argento — Un Bacile con 

« suo boccale di argento piccoli per lavar le mani nella Messa. privata 

« con Calice de argento dorato — Una Mitria di brocato in seta turchi- 
« na, un'altra di damasco bianco, un' altra di tela nella fodra di corame 
« — Un Pluviale di damasco bianco ornato di brocato simile alla mitria 
« fodrato di tafetà bianco — Una pianeta bianca , una eremesina , una 
« verde, una morella, di damasco, foderate di taffetà con sue stole et ma- 
« nipoli ornate di grisselle di oro et seta. Una di tafetà negro per i Morti 
« et ad ogni una di queste pianete la sua borsa per corporali con veli di- 
« stinti preciosi — Una coperta di missale cossino del missale della me- 
« desima materia et fatura — Un missale con suoi signacoli de tutti i 
« colori — Coperta de paramenti di tutti i colori di taffetà fino — Cin- 
<s que palj di tutti i colori di taffetà con suoi ornamenti di seta — Ca- 
« mici di tela Olanda Cambrai — Una Pace d'argento — Una Crocetta di 
« Reliquie ». 



CAPITOLO Vili. 261 

«cui moderavasi l'Arte, miravano innanzi tutto ad as- 
sicurarle la pubblica fede , e a tenerla in affetto fra- 
terno tra' suoi professori ; di che proveniva maggior 
vigilanza ne' Consoli, e pena più grave a' colpevoli, 
e una guardia più attenta sui forastieri. L' ammetter 
discepoli a scuola, od aiuti a lavoro, era in tutto con- 
forme cogli altri collegj; non monta se fosser nostra- 
ni o venuti da lungi. Un esempio de' primi ho 
negli atti del De Fornari fin del 1263; (1) d'un Gio- 
vanni di Zignago da Chiavari, il quale consegna suo 
figlio Astolfino a bottega del fabro Uguccione da 
Lucca. Degli altri mi piace dar nome ad un Angelo 
da Viterbo, che al titol di fabro congiunge pur quel- 
lo di dipintore, affinchè veggiamo in che stretta ami- 
cizia vivevano entrambe quest' arti. Costui il 20 lu- 
glio del 1345 locava la propria opera ad Ogerino di Goa- 
no e a Guglielmo Arangio, degli orafi più affaccen- 
dati che fossero in Genova a quella età, per salario 
giornale di soldi cinque con sei denari : e promette 
d'usar colori o ceselli o stampe comunque piacesse 
loro, e durare la notte ai lavori secondo portasse il 
costume di casa nostra (2). Ed è questo quel primo 



(1) MCCLXlll XVIII l Februarii: loannes de Sigmigo de Clavaro accor- 
dai Astulfinum ftLivm suum cum Uguezono de Luca fabro qui habitat lanue 
in Campeto fabrorum causa addiscendi ejus artem. (Fogliaz. Notar.) 

(2) In nomine Domini Amen: Magister Angellus (sic) de Viterbo pinctor 
.■et faber q. Oddonis prontisti et conventi Ogerino de Goauo/airo et Gullielmo 



262 SCULTURA 

ch'io m'abbia di gente estranea, fermato in aiuto de r ' 
nostri: benché sia da credere eh' altri lo precedessero 
come altri molti lo seguitarono , fino a comporre fra 
noi non so quale mischianza, curiosa a vedersi, di fa- 
bri liguri e d'avventicci. 

Ma i governanti non veggo che fossero mai spen- 
sierati a vegliare sugli uni e sugli altri, non pure a 
causare i soprusi, ma ad ovviare la minima frode nel 
valor de' metalli: più facile a forastiero, sia che lavori 



Arangio civibus lamie stipulantibus solemniter in civitate lamie ab hodie ad 
unum annuni, proxime venturum prò eis et quolibet eorum in solidum de arte 
et ministerib suo pinlorie et fabrerie laborare de manibus ipsius dicti Angelli 
et smgulo die laborativo per totum dictum tempus etiam in tempore quo ara- 
Jices (sic) de lanua incipiunt in nocte et de nocte laborare secundum comrau- 
nem usura et consuetudinem ipsorum predìctorum etiam ad dictum laborem ad- 
eundo et sic bene et legaliter exercere et facere in opere inmaginibus rebus et 
mercibus per ipsos predictos vel alterum eorum determinandis et prout deter- 
minaverint seti alter eorum determimverit et prò sallario (sic) et mercede in- 
frascripiis: Versa vice predicci Ogerinus et Gullielmus acceptando omnia pre- 
dieta ut scripta sunt supra et infra promisserunt et convenerunt in solidum 
dicto mag. Angello stipulanti solemniter per totum dictum tempus unius anni 
eidem dare esibire et presentare laborerium et res laborandas et eidem dare 
et solvere prò labore opere et fatiga sua cujuslibet jornate sic complete so- 
lidos quinque et denarios sex Ianue et solucionem facere de laborerio ipso sin- 
gula^completa ebdomoda: (sic) Que omnia et singula suprascripta diete partes 
sibi invicem et vicissim promisserunt et convenerunt attèndere compiere et ob~ 
servare et in nullo etc. — Actum lamie in Banchis subtus domum quondam 
Bonifacii de Nigro: Anno ut supra die XX Iulii paulo post Vesperas : Tesles 
Nicollinus filius Peiri speciarii de Clavaro Nicollinus de Conio q. Francisci 
Purixelli et Franciscus Arangius. (Atti del Not. Leonardo di Pietro Spaerio 
— Notulario 1345). 



capitolo vnr. 263 

■ o mercanteggi in città non sua. Vigilavano a loro 
volta i due Consoli: e dove per alcun fattoio per al- 
tra proposta di nuovi ordini, movesser parola alla Si- 
gnoria , costumavasi , innanzi al decreto , mandarne 
l'esame all'ufficio di Quattro che si dicean di Moneta 
de' Banchi: specchiati uomini e sperti di mercatura. 
Seguì per giunta, che sotto il Doge Raffaele Adorno, 
e per legge del 5 febbraio 1443, quattro altri si de- 
putassero, con titolo di Revisori, a scrutare i capitoli 
di ciascun' arte, e correggere od emendare (così il de- 
creto) od aggiungere o menomare, col beneplacito de' 
magistrati. E la prima elezione cadde in Baldassar 
de' Vivaldi, in Gabriele di Persio, in Damiano d'Oli- 
va e in Erasmo di Cavo: e'1 commercio degli orafi en- 
trò nelle prime cure. Vero è che i Consoli , giarda 
dieci anni addietro , avean pòrta supplica al Lampu- 
gnano Ducale Governatore per la sanzione di alcune 
aggiunte da farsi ne 1 loro Statuti; ma vanamente, pei 
casi forse -e le guerre e le mutazioni che sopraggiun- 
sero: a danno altresì delle cose loro, e per fermo de' 
gioiellieri che con essi facevano una famiglia. 
Di che vo' recare un esempio ; né già per accrescer 
materia oziosa, ma per mostrare in qual conto s' aves- 
sero altrove, e in Milano stessa che n' era maestra, i 
lavori de' nostri gemmarj, e qual traffico se ne faces- 
se su quel mercato. A cagione di brevità, manderò il 
lettore a una carta che molti di loro scrivevano al Do- 
ge, com'io eroderei, verso il 1442, e eh' io trovo per 



264 SCULTURA 

mezzo ai fogliazzi della Repubblica. Attingo da essa r 
che ad ogni ricorrere delle Feste Natalizie partivan 
di Genova ed ori e gemme in gran copia, da ven- 
dersi in quella fiera: che il Duca Filippo solea prov- 
vedersene, e certo se ne provvide per l'anno del 1435: 
che, surto indi a poco quel moto fra noi che costo sì 
caro al ducale prefetto Opizzino d' Alzate, Filippo per 
pagar meglio cacciò in duro carcere i venditori : e 
che fatta più tardi la pace , era ancor debitore -ai 
gemmarj di più. che tre mila lire, e che questi ad aver 
pagamento chiedean rappresaglie e ingegnosi partiti , 
non degni a leggersi per un privato non che per un 
principe (1). Ricorrono a questi tempi , e a cotesto 



(1) Illustri et Excelse Dominationi Vestre ac Venerando Consilio Dominorum 
Antianorum reverenter exponitur ac supplicatur prò parte Dominationis ejusdem 
fidelissimorum, Servitorum civium Ianue Oemmariorum qui fuerunt damnificati 
per lllustrissimum D. Ducem Mediolani : Quemadmodmn ipsi alias anno 
MCCCCXXXV instantibus festis Dominice Nativitatis Wansmisserunt iocalia ma- 
gni valoris in Mediolanum ut venderentur prout moris et annuatim in tali so- 
lemnitate et dum Princeps Me emisset pleraque ex iocalibus antedictis superbe- 
nti lanuensis motus et acquistiti libertatis ex quo factores ipsorum detrusi in 
carcerem numquam potuerunt habere precium rerum venditarwm et sic oportuit 
kabere recursum ad tunc regentes in Ianua et in bonis lombardorum fuerunt 
consequuti solutionem de parte sui crediti et restant ad presens crtditores li- 
quidi prelibati Principis de libris tribus millibus januinorum et ultra salvo jure 
calculi. Et dum proximis diébus firmaretur pax cum prelibato Principe actum 
Juit quod eisdem Gemmariis satisfieret de suo credito ex quo dum ambassiato- 
res huis inclite Dominationis et Commnnitatis in Mediolanum accessissent ob- 
tinuerunt assignationem prò dicto suo credito in cabella goaldorum que tamen 
assignatio non habuit effectum de facto quamvis jura eorum sint apertissima et 



CAPITOLO Vili. 265 

tra guerre e paci , i bacili promessi annualmente in 
dono nel 1444 ad Alfonso re d' Aragona per raddol- 
cirlo di sua sconfitta e cattività: d'un de' quali m'ad- 
dita notizia 1' egregio sig. De Simoni nei Literarum 
sotto il 23 luglio del 1455 , non più che con queste 
parole: Bacile aureum construendum : offerendum Regi 
Ar agonie. 

Ora adunque la prima delle clausole aggiunte dai 
Ee visori , e sancite per pubblica autorità, era in ciò , 
che nessun cittadino né forastiero potesse né lavo- 
rare di simil' arte, né seco aver altri che lavoras- 
sero, né anche patirlo in bottega altrui senza pren- 
derne assenso da' Consoli e senza giurar gli Statuti : 
e il divieto non limitavasi alla città, ma correva i 



scripture evidentes tam de assignatione quam de credito ipsorum. Ultimo autem 
loco dwm quidam Morelinus mediolanensis esset cr editor in libro Officii Monete 
de libris mille septingentis sub nomine Nicolai Spinule q. Neapolionis tracta- 
lum fiat quod fieret permutatio de dicto credito videlicet prò concurrenti quoti- 
titate et licet permutatio illa conclusionem non habuerit tamen dictus Morelinus 
ex assignatione ipsorum Gemmariorum habuit libras mille centum Imperialium 
et sic condignum est quod pari modo eisdem supplicantibus assignetur credilum 
Morelini predicti qui in Mediolano facile poterit exigere creditum ipsorum quod 
ipsis esset difflciUimum jam enim miserunt plures nuncios ac maximas expensas 
fecerunt nihil vero Juil obtentum in effectu nisi verba et scripturas. Quaprop- 
ter prò parte de qua supra humiliter supplicatur quatenus dignetur prelibata 
111. Dominatio ac reverentie (sic) decernere ac mandare quod creditum dicti 
Morelini scriptum in persona dicti Nicolai eisdem supplicantibus assignetur qui 
parali sunt tantumdem de suo credito et assignatione ascribere et transferre 
Morélino predicto: Reservato sibi jure prò residuo et sine | prejudicio ejusdem , 
{Archiv. Govem. Diversorum Senatus — Filza 8, 1441-46J- 

Vol. VI — Scultura. 34 



2tì6 SCULTURA 

sobborghi, le tre Potesterie e i luoghi della Repubbli- 
ca oltre apennino: senza dir tutto quanto il Distretto, 
ohe avea suoi confini da Corvo a Monaco e da' Gio- 
ghi al mare (1). Severe ammende lo suggellavano ; 
da dieci fiorini a cento a chi '1 trasgredisse , e una 
terza parte assegnata (con unico esempio) agli accu- 
satori. Tal rigidezza dimostra il timor delle frodi ed 
il pregio dell'impedirle ; né sembra però che bastasse 
al bisogno. Conciossiachè un anno appresso , cioè il 
27 agosto dell'anno 44, provvidero i Deputati a viem- 
meglio gravarne i maestri di fuori , ordinando che a 
nessun patto s'aprisse officina o bottega per alcun di 
costoro o in città o nel distrotto; rigore eccessivo, nò 
so quanto giusto, e però non durevole : indotto forse 
da mala necessità, come pare che insinui il testo (2). 



(1) Quod aliqua persona civis nel estranea non audeat nel presumat laborare 
seu laborari facere seu permittere laborari in domo tei apotheca ipsius vel a- 
lìena in lamia vet suburbiis aut tribus Potestalils aut aliqua parte Districtus 
Iaaue: intelligendo Districtwm a Cono usque Monacum et a Iugo usque mare: 
et etiam in aliis locis Ianuensis Comrmwis de ultra Iugum aliquod argentuta 
vel aurum seu aliud quod pertineat arti fabrorum civitatis lanue et demum 
exercere dictam artem nisi primo licentiam habuerint a Consulibus diete Artis: 
et in ipsorum presentia juraverìni omnia et singula Capitula diete Artis de 
obediendo quibuscumque in eo contentis sub pena a fiorenis decem usque in cen- 
tum cujus pene lercia pars aplicetur Operi Porlus et Moduli tercia accu- 
satori et reliqua tercia Operi Beati Eligii. 

(2; Cognoscentes Artem fabrorum in hac urbe magnifica multimode fructuo- 
sam et ipsi urbi necessariam: que interdum est comperta a personis forensibus 
Jabricantibus vasa aurea et argentea fraudata: Et volentes occurrere tali discri- 



CAPITOLO Vili. 261 

Alle prime giunte appartiene una provvisione che 
mira d' altra parte ad ufficio fraterno : che in giusta 
misura l'un l'altro si soccorressero di quegli schienali 
od ossetti che si sogliono trar dalle seppie e tritare 
in polvere all'uopo di rinettare e forbire i metalli (1). 
Fermava un altra il valore dell'oro condotto ad opera, 
per sicurezza de' compratori ; e poiché i banchieri ed 
altri bottegai, come pare, faceano mercato di tali la- 
vori, metteva gravissime pene a qual ne tenesse di 
minor lega od esposti alla vista de' passeggieri o ne' 
ripostigli (2). Era poi nelle dette riforme, che niuno 



mini statuerunt et ordinaverunt quod non sit aliqua persona forensis vel extr Li- 
nea cujusvis generis que audeat vel presumat regere vel tenere apotecam 
artis fabrorum sive ipsam de per se exercere in civi'ate lanue vel Districtu : 
sub pena a libris vigintiquinque usque in cenlum applicata prò lercia parte 
accusatori et teneatur secretus: alia lercia parte Operi Portus et Moduli et re- 
liqua lercia parte Arti ipsorum fabrorum etc. 

(1) Item teneantur et debeant homines diete Artis et quilibet eorum si et 
quando eos vel aliquem eorum contingerit emere aliquam quantitatem ossarum 
(sic) cepiarwn parvam vel magnani ab aliquo vel aliquibus ipsa ossa dividere 
et partire prò duabus terciis parlibus inter homines ejusdem Artis partem suam 
requirentibus et hoc prò ilio predo vel preciis quibus constilerint dieta ossa 
et pari modo teneantur quicumque diete Artis qui dieta ossa conduci seu ap- 
portati fecerint lanuam de quavis mundi parte que omnia (aie) teneantur tam 
emptores quam conductores notificare Consulibus diete Artis infra dies tres 
incipiendos a die qua dieta ossa venerint vel conduci fecerint ut supra : sub 
pena a soldis quinque usque in centum prò quolibet et qualibet vice. 

(2) Item quod nullus homo diete Artis laboret seu laborari Jaciat aurum 
quod non sit ad minus de caratis XVI II nec addere seu jungere in aliquo 
laborerio auri aurum quod non sit ad ligam predictam: sub pena et banno sol- 
dorum decem januinorum prò singulo carato auri laborati ut supra vel additi 



"^68 SCULTURA 

togliesse ad esercitare o negozio o fabbrica di tali mas- 
serizie , se prima non avea appresa 1' arte in Genova 
a disciplina d'alcun maestro, e pel tempo prefisso da- 
gli statuti: foss 'anche legato di parentela con altro 
artefice, eccetto a' figliuoli che sono col padre una 
cosa stessa. Del quale precetto , siccome comune ad 
altre arti, non farò caso, se non pel dubbio che a' 
tempi addietro non si stanziasse , e cadesse in disuso 
nell'avvenire. 

Toccai, non ha molto, de' gioiellieri ; e quel poco 
bastava per avventura a provar che i gemmarj non 
erano in Genova o troppo minori o men negoziosi degli 
orafi stessi. Ma l'arte dell'ammanire le gemme, e del 
ripararle, e del rabbellirle ed affazzonarle nel miglior 
modo, non era sì antica forse com' altri potrebbe cre- 
dere. Ne dà sospetto, non ch'altro, il favore che usa- 
vano i maestrati anche ad uomini estranei che fossero 
in voce di buoni artefici, e'1 facile ammetterli a Stan- 



doti non fuerit ad ligam predictam et plus in arbitrio Consulum et Consilia- 
riorum diete Artis cujus pene lercia pars sii Operis Portus et Moduli alia 
lercia accusatoris et reliqua tercia Operis S. Eligii. Rem quod omnes bandiera 
tei bancheroti aut alii apotecarii civitaùis Ianue quocumque nomine appellentur 
non andeant vel presumant vendere tei prò vendendo ad sunm bancum tenere 
yiMice vel secrete aliqwi laboreria aurea nova vel velerà aut reparata nisi ad 
ligam predictam sub pena predicta auferenda et applicanda ut supra et ultra, 
licitata sit Consulibus diete Artis frangere seu frangi facere dieta laboreria 
cantra formarti diclorum Capitulorum laborata et fabricata. (Archiv. Govern. 
Decretorum — Voi. 1443-46). 



CAPITOLO Vili. 269 

-za in Genova , ed anzi il graziarli per alcun tempo 
delle avarie, e lodar per iscritto che in casa nostra si 
trattenessero. E questo poc'oltre ai principj del secolo 
XV, siccome potrà mostrare un decreto del 9 marzo 
1408; pel quale il Luogotenente del R. Governatore e 
gli Anziani aderiscono a' desiderj d'un Perugino per 
nome Pstruccio, riparator di diamanti, com'egli stesso 
veniasi qualificando nel tenor delle suppliche. Egli 
ebbe ciò che chiedeva : franchigie per anni due, li- 
bertà sconfinata per far suo mestiero, e l'onore d'am- 
plissimo salvocondotto, e parole magnifiche fuor dei 
consueto (1). A sbirciar queir indulto da un lato, e 



1) MCCCCVllI die Villi Marcii— Spectabilis et Egr egius Miles D. Ugo 
Choleti Locumtenens llluslris et Magnif. D. D. Begii Ianuens. Gubernatoris 
et Magnif. Consilium DD. Duodecimi Sapientium Antianorum in sufficienti et 
legiptimo numero conyregalorum in presentia dicti D. Locumtenentis: et illorwm 
de dicto Consilio qui interfuerunt nomina sunt heo : D. Steffanus Cataneus 
legum doctor Prior: Illarius Ususmaris : Franciscus de Clarilea : Quilicus de 
Tadeis Notarius: Petrus de Flisco: Cristoforus Iudex : Bartkolomeus Spinula 
de Lucuto: Bartkolomeus de Ricobono : Anthonius de Alegro : Michael Scossus 
de Bipparolio et lanotus Gentilis — Considerantes quod urbes ex multiplicato 
citimi et habitatorum numeroso convenlu multum suscipiunt incrementi et quod 
ex grandi incholarum cetu civitalum et oppidorum Reipublicae utililates et com- 
moda subsequuntur : Et annuentes supplicationi exposite coram eis nomine et 
prò parte Petrueii de Perusio preparatoris adamantium dispositi ut asseritur 
habitare civitatem lame et frui amena quiete presentis pacifici status Begii 
sub quo civitas nostra sub recta justicia gubernalur : Omni via jure modo et 
forma quibus melius potuerunt et possunt agentes nomine et vice Communis : 
Statuerunt decreoerunt et ordinaoerunt dicto Patrucio auctoritate presentium 
concedentes quod ipse Petrucius tute libere et secure possit et valeat stare mo- 
lari habitare conversari et residentiam facere in civitate lanue artem suam si 



270 . SCULTURA 

dall'altro l'istoria, è una strana lezione sulla vanità 
degli umani disegni. Anelava Petruccio a ridursi in 
Genova, come in città riposata e tranquilla, e a lor posta 
nel commendavano i detti officiali, esaltando la pace 
ch'ei vi godrebbe; né il Luogotenente (era un Ugo Colletti 
d 1 Alvernia ) sognava che 1' anno appresso , per moto 
di popolo, in fuga alla volta del Castelletto, cadrebbe 
vilmente egli stesso per mano d' un villanzone. Indi 
in poi non mi par maraviglia che i nostri gioielli si 



voluerit esercendo: absque eo quod hinc ad annos duos proxime venturos con- 
tinuos et completos dieta Petrucio imponi possit nel ab eo exigi aliquod mu- 
tuimi estumum avaria ordinaria vel extraordinaria realis personalis vel mixta, 
aut etiam mere realis vel aliqua personalis angaria quocumque nomine appel- 
letur vel quavis ratione vice illam vel illis civibus vel habitatoribus Ianue con- 
tinget imponi foto tempore predicto: nec prò aliquo vel aliquibus mutuis estumis 
vel aliis avariis vel personalibus angariis quovis vocabulo appellentur impositis 
vel imponendis hinc ad annos duos proxime venturos dictus Petrucius vel ejus 
bona possint vel valeant inquetari molestavi conveniri vel aliqualiter agravari 
imo ab eis et eorum et seu eorum singulis habeatur tracletur et reputetur du- 
rante dicto tempore annorum duorum proxime venturorum liberaliter et tota- 
liter exemptus et absolutus: non obstantibus aliquibus statutis decretis ordinibus 
legibus aut aliis constitutionibus quibuscumque aliter forsitam disponentibus 
vel in contrarium editis vel condendis : quibus omnibus in quantum prediclis 
obviarent haberi voluerunt specialiter derogatum. Cui quidem Petrucio de am- 
plioris liberalitatis plenitudine concesserunt et concedunt fidantiam et salvum- 
conductum plenum liberum et securum a quibuscumque laudibus represaliarum 
seu marchiis et licentiis capiendi concessis aut in posterum concedendis per 
Commune lanue aliquibus civibus vel districtualibus aut sudditis regiis et dicti 
Communis per aliquos cives vel Commune seu subditos Communis Perusii vel 
eorum bona dictis annis duobus proximis valiturum et duraturum. ( Manuale 
Decretorum — 1408 ). 



CAPITOLO Vili. 271 

trafficassero e in Genova e fuori, o che Ludovico mar- 
chese di Mantova comprasse una perla da' Giustiniani 
a gran prezzo di mille e cinquecento ducati d'oro di 
conio veneto. Il fatto è in Oberto Foglietta e del 1474: 
la perla del peso di carati 28 e due terzi, e formata 
in mandorla (1). 

Accolgo su questo secolo, e quasi in un solo pro- 
spetto, la somma de' casi addietro quantunque tra lor 
• disparati: perchè da esso, né molto prima che dal suo 
mezzo, convien che s'ordisca la serie delle opere certe 
e de' loro autori. De' molti che precedettero, tanto ri- 
chiede per sé l'istoria, quanto riguardi alla successio- 
ne delle famiglie, alla origine loro, e al partire i mae- 
stri liguri da' forestieri, ed anche tra liguri e provin- 
ciali da' cittadini, né questo per ciò che i primi ne 
sentano scapito : che a star col vero , si debbono ad 
essi appunto le prime lodi dell' urte fabrile tra noi. 
Dico adunque che tre soprannomi rimontan più in 
alto, e risuonan più spesso negli atti antichi: i 
Goani, gli Amandola e i Fatinanti. Per un secolo e 
più si rammentano i primi; un Ranieri, un Marabot- 



(1) MCCCCLXXHH : III. D. D. Ludovicus Marchio Mantue qui hoc anno 
emit a Georgio de Varisìo Lazari et Antonio M. Mainetta q. Bartholomei mar- 
garita™, seu perlam unam grossam et longam in forma amigdale de carattis 

28 et 3/4 pretio ducatorum 1500 auri Venetorum Ibi declaratur quod dieta 

perla vendita fuit per predictos nomine Pauli et Tkome de Iustinianis fra- 
trum et Francisci lustiniani q. Iuliani nepotis dictorum fratrum quibus vere 
spectat in iproprietate dieta perla. ; Fogli iz. Notar.) 



272 SCULTURA 

to, un Bertolino ed un Buonincontro ed un Pietro 
escon fuori a metà del Dugento : un Guglielmo par 
chiudere col secolo vegnente le tradizioni della sua 
schiatta. Costui nel corrente del 1385 vendeva a Lu- 
dovico del Fiesco un suo fondo in Campetto, là do- 
ve il seniore , eh' è Bertolino , o più propriamente 
Bartolommeo, nel 1248 toglieva a pigione due botteghe 
da Guglielmo Doria. Vedresti in questi atti gli esordj 
ed il fine della costoro prosperità; tanto più che Bar- 
tolommeo possedeva in comune con un de Mari una 
terra e un molino su quel di Moneglia, e nel luogo 
appunto di S. Saturnino. Un Corrado che siede a 
principio del secol nuovo , non lascia ricordo di sé 
che gli faccia onore ; ma d' Ogerino è da dire altri- 
menti, dacché lo vedemmo, sulla metà, con queir An- 
gelo da Viterbo, in bisogno d'ajuti pel suo magiste- 
ro: ond'è forse a supporre in lui il maggior fiore del- 
la famiglia. 

Gli Amandola, o Amigdola o Amindola, a legger 
ne' rogiti, giungon più tardi; ma duran più oltre , e 
han pur nome nell'arte del conio. Il seniore è un Ni- 
cola del 1393: gli vien dietro d'un quarant' anni un 
Bartolommeo; seguon poscia un Simone del 1417, un 
Lorenzo del 36, un Emanuele dell' 86, quanto basti 
a mostrar discendenza non interrotta. Ma i Fatinanti 
gareggian con altri qualsiansi d'antichità, e per valore 
e per fasti primeggian fra tutti. Del 1250 un Arman- 
no, ch'è quasi il progenitore, apparisce con sedici altri 



CAPITOLO Vili. 273 

del suo mestiero a giurare sugli Evangeli , che niun 
di loro per anni dieci darebbe a credenza o gioielli 
od oro (1). Assai facil cosa in qualsiasi stagione il 
trovarsi gabbati da' compratori ; non facil sempre che 
tanti maestri d'un'arte convengano in patto fraterno. 
Costui (dico Armanno) negli atti del Veggio testò il 
21 luglio del 1278, destinando sua sepoltura ai Pre- 
dicatori di S. Domenico ; e siccome avea seco i più 
stretti congiunti ad intendere ed approvare un legato 
di 1. 600 a sua moglie Enrichetta , così porta il pre- 
gio che in breve sunto io ne scriva i nomi , già noti 
in parte dall' atto addietro (2). Di questa progenie 
(perch' io taccia gli altri) scendea quel Melchior Fa- 



ti) MCCXXXXVHI XXIV Februarii: Nos Enricus faber de Ast: Obertus 
Grassus faber: Iacobus faber de Ast: Bonencontrus de Godano (sic) faber: 
Bonaiunta faber : Armannus Fatenanti faber: Prepositus faber : Petrus de 
Ast faber: Bertholinus de Goano faber: Baldoinus Fatenanti faber: Enricus 
Grassus faber: Fulco de Sigestro faber : Ioannes q. Anselmi faber: Petrus 
Fatenanti faber: Girardus de Sigestro faber: Martinus de Iarlo faber et Ber- 
nardina faber: omnes juravnus ad sancta Dei Evangelia usque ad annos de- 
certi proximos nos non facturos credentias de auro nel argento perlis gemmis 
vel lapidibus pretiosis. (Notul. di Bartolommeo de Fornari). 

(2) MCCLXXV11I XXI lulii: Testamentum Armanni Fatinanti fàbri : — 
Mandat sepelliri apud Ecclesiam Fr. Predicatorum lanue : ibi Enricetta ejus 
uxor. Ibi Parens ejus frater: ibi Agnesina filia diete uxoris sue: ibi Bertholina 
filia diete uxoris sue: ibi Viridis mater ipsius testatoris: ibi Baldoinus Fati- 
nanti faber ejus consanguineus : ibi Petrus faber fratrer dicli testatoris : ibi 

Ogerius Osbergerius gener dicti testatoris: ibi Petrina filia dicti testatoris 

approbant donationem librarum DC factam diete uxori sue. Heredem inslituit 
Qàbritlem filium suum. ( Fogliaz. Notar.) 

Vol. VI. — Scultura. 35 



274 SCULTURA 

tinanti Proposito a S. M. di Castello, a cui l'Uni- 
versità degli Orefici andò debitrice della votiva Cap- 
pella, che anch'oggi si vede alle Vigne ove poi fu 
canonico. E n' era memoria in lapide a noi traman- 
data dal Piaggio : ond' io , per la data del 1450, mi 
faccio accorto che già da nove anni era uscito di pre- 
vostura, introdotti i Domenicani al governo di detta 
Chiesa. Che se nella epigrafe , che mi par giusto di 
rapportare , s' intitola ancora Proposto , io ne do ca- 
gione al cordoglio eh' ei prese del rinunziarla , e al 
lungo e tenace adoprarsi di mantenerla , osteggiando 
1' entrata di que' religiosi (1). La nuova Cappella a 
sue spese costrutta, e assegnata, quand'ei fosse morto, 
al Collegio degli Orafi , ed anche dotata di certa Cap- 
pellata che dicean dei Diecimila Crocifissi , cambiò 
il vecchio titolo di S. Orsola in quello di S. Eligio 
patrono dell' Arte. E la tela , dipinta a gran pezza 
di poi da Bernardo Castello , e ancor viva a' nostri 
occhi , compendia in una le tre devozioni. 



(1) MCCCCL : Hanc Capellam fundavil seu fabricari fecit Vener. vir D. 
Melchior Patinanti Praeposilus Sanctae Mariae de Castello et canonicus huius 
Ecclesiae quam dotavit in Comperis S. Qeorgii locorum XX.II scriptorum su- 
per Capellaniam Decerti milita Martirum et duarum domorum quarum una est 
in coìitrata S. Ambrosii prò qua solvuntur annualim l. X januinorum et altera 
est in contrata S. Crucis prò qua solvuntur annuatim l. VI. Cujus Capellae 
voluit esse patronos post vitam ipsius Consules Artis Fabrorum ut palet pu- 
blico instrumento manu Andreae de Cario Nolarii : Voluit etiam quod dentur 
Capellino qui serviat dictae Capellae post vitam ipsius l. XV: Residuum loco- 
rum voluit quod muUiplicetur proul in instrumento praeiicto latius continetur. 



CAPITOLO Vili. 275 

In contrario delle arti affini , l'industria de' fa- 
ori registra ben pochi foresi tra molti nostrani. Ci 
venne all' orecchio Uguccìone da Lucca, e a chi 
svolga le antiche carte verrà un Giovannino da Reg- 
gio neir anno stesso del 1263 ; verran pure altri tre 
da Asti tra il 1248 e il 52: un Alberto, un En- 
rico ed un Giacomo. Ma in coppia con essi vedremo 

{ PASSANI, i MOLFINI, i PORRATA, gli STRATA , i 

Monleoni , i Semenza , gli Agnesi , famiglie nostre ; 
e una schiera più numerosa s' ingrossa di verso il 
contado e dalla riviera; San Remo ci dà due Palmari, 
Jacopo e Antonio ; Rapallo un Leonino e un Leo- 
nardo di Costaguta ; Recco tre Assereti , Raffaele, 
Giambattista e Jacopo; un Teramo Voltri. Fra tutti 
è notabile un Bartolommeo Croce da . Camogli , sia 
perchè primo a suonare un cognome che tiene ono- 
revol luogo ne' secoli appresso , e sia perchè uno dei 
tratti a sorte nel 1380 in città e nel distretto, per 
muovere sulle galee del Maruffo in soccorso de' no- 
stri alle sventurate fazioni di Chioggia. Si vegga il 
decreto in calce (1), e s' affrettino i passi a conchiu- 



(1) MCCCLXXX die XVI Maij : De mandato D- Ducis et Constiti: Vos 
Antoni Millonis et olii quimmque exactores debitorum Communis lamie acci- 
piatis et recipiatis a Bartholomeo de Cruce de Camulio fabro dimidiam to- 
tius ejus quod debet prò quibuscumque mutuis extumis et avariis preteritis et 
ab eodem Bartholomeo exigatis idoneam cauptionem (sic) seu idoneum Jidejus- 
sorem de solvendo aliam dimidiam in reditu quem faciet ipse Bartholomeus 
de magio presentium gallearum Communis super quibus galleis presenlialiter 



276 SCULTURA 

der quest' arido elenco , aggiungendogli un Ugo e 
un Andrea da Magnerri, un Giovanni e un Fran- 
cesco da Panesi, ed un da Torriglia nomato Stefano : 
tutti maestri d' oreficeria, tutti noti negli atti tra il 
secolo XIII ed il XV. 

A metà di questo , e in sì fatta frequenza d' arte- 
fici , è forza pigliar le mosse a ordinato racconto ; nò 
si potrebbe con migliori auspicj che d' un lavoro co- 
spicuo per quella età, venerabile e insigne per l'età 
nostra che ancora il possiede e lo guarda gelosamente. 
Ciascun mi precorre co' suoi pensieri a queir Arca 
d'argento, che chiude le sacre Ceneri del Precursore, 
se avvenga o sia lecito il trasportarle a processione 
per la città ; monumento ad un modo e leggiadro e 
ricco , e per sua qualità singolare fra noi. Se 1' uffi- 
cio dell' opera mia riguardasse a descriver- 1' opere 
anziché a render vita agli artisti , avrei molto a ri- 
petere che già fu segnato in più carte ; ma chi de' 
nostri non sa quel gioiello o per vista o per libri? 
E ne' lontani il minuto parlarne che gioverebbe? 
Oltre a che, ragionando di chi la costrusse , accadrà 
di toccarne altresì le memorie ; e per buona caparra 
io vorrò che il lettore abbia questa , non detta eh' io 
sappia in addietro: che il Doge e gli Anziani, assen- 



ni iturus ad offensionem inimicar uni: Et predicta mandanl dictus D. Dux et 
Consilium quia ipse Bartholomeus vadil super dictis galleis ad offensionem 
mimicorum Communis nostri. (Archiv. Govern. — Manuale Decretorum, 1360). 



CAPITOLO Vili. 277 

ziente 1' Ufficio che dicean di Moneta , stanziava la 
somma di lire cinquecento di genovini in soccorso di 
tanto lavoro ; (1) e fu a' 30 di maggio del 1433. Il 
decreto è assai chiaro a mostrarci che 1' Arca , o se 
vuoi tabernacolo (in lor linguaggio) era appena ne' 
voti della Consorzia , alla quale vuol darsene il primo 
merito, al par di tante altre cose che adornano a mara- 
viglia il santuario del loro Patrono. Se l'opera, come 
sappiamo, è segnata in alcun de' suoi fregi dell' an- 
no 38 , e del maggio a' 28 , è da dire eh' ella du- 
rasse cinque anni a comporsi qual' ella si vede ? 

Di ciò ad altro luogo : or e' incalza la giusta va- 
ghezza di rintracciare gli autori; gli autori, dico, 
ancorché la scritta summentovata non dia che un sol 
nome , con quello de' due Priori , e con queste parole: 



(L) MCCCCXXXIII die XXX Malj: Illustr. et Excels. Don. Dux Ianuens. 
et Magnif. Consilium DD. Antianorum in sufficienti et legitimo numero con- 
jjregatorum deliberaverunt quod in fabrica novi Tabemaculi argentei fabricandi 
in honorem Corporis B. Iohannis Baptiste expendantur et errogentur (sic) seu 
expendi et errogari debeant de pecunia Communis libre quingente januinorum 
in remedium et remissionem animarum ipsorum D. Ducis et Consilii: et B. Jo- 
hannes Baptista dirigat agenda Beipublice Ianuensis ad sinceram pacem et be- 
nevolenliam. 

Die XII Decembris : Venerab. Officium Monete Communis in quo septem ex 
eis affuerunt absente duntaxat Hieronimo Murro: Visa deliberatione suprascripta 
et contentis in ea àbsolventes se ad ballotolas albas et nigras receptis ballotolis 
omnibus septem albis afflrmativis et nulla nigra: Annuii et consensit fieri posse 
et debere in omnibus et per omnia prout superius continetur in remedium et 
remissionem ipsorum Officialium et ceterorum civium lanue. (Axchiv. Govern. 
Decretorum, Voi. 1438-39). 



278 SCULTURA 

Eoe opus factum fuit tempore prioratus DD. Lazari de 
Vivaldis et Jo. de Passano : MCCCCXXXVIII die 
XXVIII maji : et Teramus Danielis fabro (sic) fabri- 
cavit. Di questo Teramo , infine- ad oggi , poco altro 
si seppe dal nome infuori ; e se a noi ne dolesse fu 
scritto più fiate altrove. Gli archivj oramai ci po- 
tranno appagare , o far tanto almeno che un tale 
maestro esca fuori di moltitudine e mostri faccia. 
E risponderà volentieri a que' dubbj che più ci pe- 
savan sull' animo : e prima del nome. Poiché , riguar- 
dando alla epigrafe, era egli dritto il chiamarlo fìgliuol 
d' un Daniele , o un Danielli a ragion di casato ? 
Smentisce egli stesso quel primo supposto , chiaman- 
dosi nato d' Egidio ; e di questo nome vedremo ribat- 
tezzato un suo figlio , in memoria dell' avo. Premeva 
il sapere se ligure o forastiero , se Genovese o venuto 
dalla provincia ; ed ecco che prontamente confessa 
sua patria nel Porto Maurizio , sebbene apparisca per 
molti indizj c ^' ei venne da giovane, e più d' una 
volta s' annunzj per cittadino. Argomenti non man- 
cheranno per affermare eh' ei pur vi morì , e dopo 
anni molti , quanti ne conta o ne suol contare metà 
della umana vita. Ma con qual sorte ? Il diranno gli 
indizj di certa agiatezza , e gli onesti possedimenti 
e le degne clientele. Né a lui si vorrà domandare se 
il fatto dell' Arca sia tutto suo proprio. Le carte in 
sua vece ci faran fede , eh' ei non fu solo ; ma il 
titol delle opere suolsi concedere a quei che ne pren- 



CAPITOLO VJII. 279 

dono carico, e danno i disegni, e pattuiscono i prezzi, 
6 rispondon del tutto. 

Io verrò comprovando quel ch'ora accenno, e in- 
tessendo a cotesto fila quel tanto che per sottili ricerche 
ho potuto raggranellare di questo artista , cui basta 
un' opera a uscir quasi principe della sua schiera. 
Non può negarsi che già nel maggio del 1418 ei 
non fosse inquilino di Genova e fabro tra i fabri , e 
v' avesse officina e bottega nel corpo di certa casa 
che aveagli affittata per intero un Gerolamo da Sestri, 
e di cui concedeva egli stesso una parte ad un Pie- 
tro Pasqua altro orefice. Tanto ci consta da un atto 
di contenzioso , o da un brano eh' io ne trascrivo , 
nel quale t' è dato sapere i confini ma non il sito 
di detta casa (1). Da questa data all' estreme notizie 
di lui , che mi fermano al 1453 , non è picciol fatto 



(1) Petrus Pascha faber constitulus in jure et in presentici dominorum 
Thome Arene et Raffaelis de Rochataliata Consulum diete Artis faòrorum: 
Dicit quod ipse conduxit quandam apothecam posilam sub domo que dicitur Ie- 
ronimi de Sigestro cui coheret ab una parte Antonius Noblascus de Sanclo Ro- 
mulo ab alia domus D. Magistri Creberti medici antea carubeus et si qui sunt 
veriores confines a Theramo Danielle etiam fabro diete artis qui eam lotam 
domum cum apotheca a dicto Ieronimo suprascripto domino diete domus con- 
duxerat et quam conductionem fecit dictus Petrus a dicto Theramo sciente pa- 
rtente et volente dicto Ieronimo licei dictus Ieronimus tunc dixeril quod no- 
lebat de pensione habere agere cum Petro predicto ymo voltbat habere agere 
cum dicto Theramo et ita remanserunt partes conlente etc. etc. — Anno Do- 
min. Nativ. MCCCCXVIII Indictione decima secundum cursum lanue die M artis 
decima Maij paulo ante Vesperas etc. 



280 SCULTURA 

il potergli assegnare ben sette lustri di vita e di 
continuo esercizio fra noi. Tanto più , che se alcuna 
bisogna il chiamasse alla terra natale, solea disbri- 
garsene per uffizi d' amici e di compaesani , anche 
all' uopo di ciò eh' è più grave e importante a qual- 
siasi persona. N' è testimonio una carta del 20 di- 
cembre 1422 ne' fogliazzi di Stefano Boccone, me- 
diante la quale istituisce procuratore un Guglielmo 
Testa di Portomaurizio ; né a spaccio di lievi faccen- 
de , ma sì di ragioni sul patrimonio del q. Egidio 
suo padre : laonde è credibile eh' ei gli mancasse in 
quest' anno appunto. Da indi innanzi le sorti di Te- 
ramo acquistano sempre : e per quel che fa a noi , 
si rilevan dagli atti. Undici anni più in qua , voglio 
dire del 33 , non lo veggo abitante di case altrui , 
ma bensì possessore d' una sua propria in contrada di 
Sentano,, e ben fornito a contante per assettarla e 
abbellirla in più degna forma. Si vegga una sua pe- 
tizione del 15 marzo diretta ai Signori , o a dir me- 
glio il costoro decreto , pel quale lo assolvono d'ogni 
gravezza su quel soprappiù di valore che il fondo 
togliesse da' nuovi restauri ; e si noti che tal favore 
gli è giudicato dal maggior lustro , e a tradurre quel 
testo, dal grande ornamento che i luoghi poteano a- 
spettarsene (1). E se da' connubj si voglia desumere 



(1) MCCCCXXXIII die XV Martij : Illustris et Excelsus Doni. Dux et 
Magni/. Consilium Dominor. Antianorum in legittimo numero congregatimi : 



CAPITOLO Vili. 281 

alcuno indÌ2Ìo , non sarà indarno il citare una scritta 
del Garumbero , segnata del 23 gennaio 1439 , in vir- 
tù della quale Giuliana sua moglie si fa creditrice 
di somme sue proprie in S. Giorgio ; e ci s* offre a 
conoscer figliuola d' Antonio di Mulasana , famiglia 
onesta , e non certo oscnra ne' patrj fasti. (1) Una 
proroga o nuovo indulto che a lui fa il Comune sui 
pubblici aggravj nel maggio del 41 , riguarda per 
avventura ai suddetti lavori del 33 ; ci rispondono 
proprio a capello gli otto anni eh' ei dice d' averlo 



lntellecta requisitione coram eis facto, per Theramum Danielem fabrum di- 
centem eum reparari fecisse quamdam ipsius domum posicam latine in contrada 
Scitererie apud domum nobilis Armandi de Nijro in qui reparatione muflas 
pecunias erogavtt: quod opus magno ornamento huic urbi et toti vicinie cedit: 
Suppltcanleque ab ipsis Dominationibus fieri exemptionem diete ejus dorimi prò 
nova fabrica et per tempus unius estimi futuri quemadmodum ceteris civibus 
concedi solitum esl: Non immemores immunitatem que nunc petitur aliis civibus 
esse concessam : Et intelligentes equum esse in causa pari par beneflcium non 
negare: Servantes prius decretum ab se conditum de accipiendis calculis super 
hujusmodi immunitalibus concedendis qui inventi fuere omnes decem albi : Omni 
via jure modo et forma quibus melius et validius potuerunt : Decreverunt ac 
preceperunl quod omnis sumptus omnisque impensa nove reparationis in id 
opus factus et facta sit immunis loto tempore unius futuri estimi: ita quod 
eo perdurante domus ipsa non aliler censeatur aut gravius onus perferat quam 
si novum ediicium factum non fuisset. (Archiv. della Repubbl. Decretorum, 
Voi. 1433-34). 

(1) Anche qui si fa cenno alla casa di Scutaria, se guardiamo alla chiu- 
sa del documento: — Actum lanue in contrata Scutarie videlicet in quadam 
camera domus habitationis dicti Terami: Anno Domin. Nativ. MCCCCXXXV/I/l 
Indictione prima secundum lanue cursum die XXIII Ianuarii hora XXII vel 
circa: presentibus testibus ad hec vocatis et rogatis tulliano de Pinu q. Io- 
hannis et Simone Malavena pelipariis civibus et hdbitatoribus lanue. 

Scultura. — Vol. VI. 36 



282 SCULTURA 

goduto , ed il mese stesso in cui venne a scadere taL 
privilegio (1). Né povero o bisognoso sarà chi '1 so- 
spetti , vedendol sollecito un anno dopo di comprarsi 
una schiava, o condurla per prezzo a' servigi domestici, 
e poco curante di più o meno spesa : maniere e lin- 
guaggio non solito a' disagiati. Né anche si tolse per 
sé questa cura , ma di cercarla e d' eleggerla e pat- 
teggiarne s' abbandonò in un tal fabro della sua terra 
appellato Bartolommeo d' Alba, nell' atto con cui ne 
lo incarica (2). E torna una schiava dieci anni dopo, 



(1) & MCCCCXXXXI die XVI Mai) — Illustris et Excelsus Dom. Dux la- 
nuensium et Maynificum Consilium Dominorum Antianorum in sufficienti et legiti- 
mo numero congregatum: Intelecta (sic) requisitione coram eisfacta parte Therami 
Danielis fabri continente eum alias obtinuisse conventionem cum Magni/. Com- 
muni Ianue per annos quinque qui postea prorogati sunt per alias annos tres 
sub annua solucione librarum quinque januinorum et que prorogano fini pro- 
xima esse videtur requirentis dictam ejus conventionem denuo prorogare man- 
dare per illud tempus et sub illa solucione qite conveniat /acuitati ipsius 
Danielis : Longo precedente examine cum deliberacione matura secuti /ormam 
novi decreti super convencionandis instituii àbsolventes se se ad balotolas alias 
et nigras receptis balis novem albis affirmativis et una nigra negativa : Com- 
misserunt et tenore presentium committunt Tener. Officio Monete Communis 
Ianue quatenus sumpta in/ormacione de facultate dicti Danielis requirentis ei- 
dem proroget et de novo concedat conventionem per illa tempora et sub illis 
pecuniarum solucionibus de quibus ipsi Officio visum /uerit: et re/erat: servata 
tamen/orma decreti. (Archiv. Govern. Diversorum Senatus - Filza 12, 1441-49). 

(2) In nomine Donimi Amen : Theramus Daniel de Portu Mauricio faber 
civis Ianue quondam Egidii omni jure constituit suum certum nuncium et prò- 
curatorem Bartholomeum de Alba de Portu predicto fabrum quondam Lau- 
rentii absentem tanquam presentem ad emendum quindam sclavam prò ilio et 
preciis (sic) de quibus sibi videbilur melius /aciendum nomine ipsius Consti- 
tuentis in dicto loco Portus vel ubi melius dicto Bartholomeo placuerit ai e- 



CAPITOLO Vili. 283 

che Teramo aveva in comune con altri, e per cosa co- 
mune vendette a un Lorenzo Granara per cento ventitre 
lire nell' anno , a cui siamo condotti , del 1452. Ciò 
negli atti del Risso ; e non tacerò che il padron 'per 
mela) della schiava , era un suo consanguineo , cano- 
nico allora nella insigne Cattedral di Savona : Tom- 
maso Daniele o Danielli che vogliam dirlo. Nò que- 
sto sarà maraviglia, nò sfregio ancor meno e all' ar- 
tista ed al prete , per una età nella quale gli schiavi 
d' entrambi i sessi si leggono in vendite e compre e 
legati e permutazioni , non altrimenti che gli altri 
beni e le masserizie più comunali. 

Della Giuliana ebbe un figlio , cui impose , come 
ho già scritto , il paterno nome di Egidio. E sei ten- 
ne a fianco, e lo incamminò nell' arte , e cresciuto 
in essa assentì ch'egli avesse negozj suoi proprj. Così 



mendum vel ad accipiendum wnam sclavam prò salario vel mercede et prò ilio 
predo et tempore aut pactis modis et formis sili (sic) Bartholomeo placuerit 
vel eligerit (sic) /adendo lam in emptione quam in salario ìpsius sclave emende 
seti capiende per ipsttm Bartholomeum nomine ipsius Constituenlis et per il- 
lum tempus vel tempora et de ipsa sclava instrumentum emptionis seu locatio- 
nis aut pactorum faciendum occasione diete sclave et demum ac generaliter ad 
omnia alia faciendum occaxione diete sclave que in predictis fuerint faciendes 
et occurrerint opportuna et que ipse Constituens facere posset si ibidem presens 
foret. — Actum Ianue in contrada Palacii Communis videlicet ad apoihecam 
Crislojori Martexani cartarii: Anno Domin. Nativ. MCCCCXXXXII Indic- 
tione quarta secundum Ianue cursum die Iovis XXVIH lunii hora circa ter- 
cias : presentibus Alberto de Albertis Notario Thoma de Morasana macelario 
q. Bartholomei et dido Cristoforo Marlexano q. mag. Donati testibus ad hec 
xocatis et rogatis. (Atti del Not. Domenico Cavallo — Fogliaz. 1, 1409-42). 



284 SCULTURA 

sotto l'anno del 1451 , già oltre all'età minorenne di 
Egidio , troviamo e figliuolo e padre a compor le ra- 
gioni addietro e partir gì' interessi e la casa , obbli- 
gandosi il figlio d' un rimanente di lire dugento 
quattro, e del rendere un letto con suoi fornimenti 
che gli era imprestato da tempo (1). Argomenti sini- 
stri, per mio sentire; e fors' anche per quanti sanno 



(1) In nomine Domini Amen : Egidius Daniel Jaber civis lame filius Te- 
rami major annis viginti quinque et qui publice negociatur paciente dicto Te- 
ramo patre suo presenti et ut fatenlur ad invicem : Sponte et ex sua certa 
scientia nulloque juris vel facti errore ductus seu modo aliquo circumventus 
confessus fuit et in veritate publica recognovit dicto Teramo patri suo presenti 
et stipulanti prò se et heredibus suis se eidem Teramo patri suo dare et sol- 
vere debere libras ducentas quatuor solidos decem odo et denarios sexjam facta 
diligenter racione et carculo de acordio inter eos de et prò omnibus et singulis 
his que invicem agere habuerunt tam causa et occaxione racionis cwrentis in- 
ter eos quam quaois alia racione occaxione vel causa que modo aliquo vel in- 
carico dici seu excogilari possit cum cartis et scripturis vel sine quandocumque 
et qualitercumque lectum unum fulcilum cum quadam culcidra (sic) piume et 
omnibus aliis spectantibus ad dictum lectum habitum et habitis per ipsum Egi- 
dium ab ipso Teramo patre habuisse mutuo gratis et amore. Quas quidem li- 
bras ducentas quatuor soldos decem odo et denarios sex Ianue et ultra dictum 
lectum cum dieta culcidra et aliis ad ipsum lectum spectantibus et per Unenti- 
bus solvere ac reddere et restituere promissit ipsi Teramo presenti et stipu- 
lanti ut supra seu persone legitime prò eo semper et quandocumque ad liberam 
voluntatem ipsius Terami et cujuscumque persone legitime prò eo. — Actum 
Ianue in Bancis sub domo Angeli de Nigrono et fratris scilicet ad bancum re- 
sidencie mei Notarii infrascripti : Anno Domin. Natio. MOCCOLI Indictione 
XI III secundum Ianue cursum die Mercurii XXIIII Novembris in Vesperis : 
presentibus testibus Petro de Obertis filatore sepie (sic) et Barlholomeo Rido 
Nolario vocatis et rojatis. (Atti del Not. Antonio Fazio seniore — Fogliaz. 
13, 1447-52). 



CAPITOLO Vili. 285 

i diversi affetti che cozzan frequente nelle famiglie. 
L' Egidio mi fugge dagli occhi ; ma Teramo è vivo 
nell'anno seguente, ed agisce in nome della Con- 
sorzia di S. Caterina in contrada dell'Acquasola , com- 
prando per essa, e per prezzo di lire 15, una casi- 
pola mezzo sdruscita , contigua alla loro Casaccia, da 
frate Giovan di Velino procuratore e sindaco degli 
Olivetani di Quarto (1). Anzi è vivo tuttora negli 



(1) In nomine Domini Amen: D. Iohannes de Velino Ordinis Monasterii et 
Conventus Sancii Hieronimi de Villa Quarti Montis Oliveti dlnecesls Ianuen- 
sis Sindicus et Procurator pre/acti (sic) Monasterii et Conventus in piena po- 
testate et bailia ad omnia et singula infrascripla et alia juxta formavi publici 
instrumenti scripti manu Iacobi de Bar gallo Notarli anno pres enti die XXVIII 
Ianuarli vissi et ledi per me Notarlum infrascrlptum: Sponte dlcto sindicato- 
rio et procuratorio nomine et sua certa scientia nulloque jurls vel facti errore 
dtictus seii modo allquo clrcumvenlus vendldlt et tltulo vendicionis dedit cessit 
tradidlt et mandavlt seu quasi Teramo Danieli civi lanue fabro presenti et 
acceptantl emeriti et recipienti nomine et vice Dlsclpllnatorum Domus Sancte 
Calatine in contrada Aquasole lanue quandam domunculam dirruptam sltam 
lanue in dieta contrada Aquasole dlcll Monasterii et Conventus cui coheret 
antea via publica a duabus partibus vlrldarlum diete Domus Dlsclpllnatorum 
et si qui alii sunt seu esse consueverint veriores confines : Et hanc quantum 
prò predo et finito predo llbrarum qulndecim lanue quas proinde dictus D. 
Fr. Iohannes dlcto nomine habult et kabulsse confitelur ab ipso Teramo dlcto 
nomine in cartulario secundo pagarum locorum Sancii Georgll Communis la- 
nue anni presentis de MCCCCLII de r adone Leonardi de Cassanova (sic) et 
de ipsis se bene solulum et contentum vocavlt et vocat — Adum lanue in con- 
trada platee Nobillum de Ususmaris sclllcet in apotheca seatarum (sic) Chri- 
sto/orl de Passano seateril: Anno Domln. Natlv. MCCCCLII Indidlone XIIII 
secundum lanue curswm die XXX Augusti in Vesreris : presentibus tesllbus 
Chrlstojoro de Passano supradlclo et Gaspare de Passano fillo didl Christofori 
et Domlnico de Oliva seaterils civibus lanue vocalis et rogatis. (Atti del Not. 
Antonio Fazio seniore — Fogliaz. 14, 1551-53.) 



286 SCULTURA 

atti del Garumbero in ottobre dell' anno 53 : quando, 
insieme a un Bernardo de' Zerbi , fa parti d' esecu- 
tore testamentario alla successione d' un tale Cristo- 
foro Gambaro d' Agio. Ma dopo que' giorni, silenzio 
e desolazione , e la casa stessa di Scutaria data in 
vendita a maestro Alessandro di Rodingo professor di 
Grammatica. E venditore è Battista di Aponego, co- 
gnato a Cristoforo Daniele d' Egidio , nipote (io mi 
penso) di Teramo ; il che mi traspare dagl' istrumenti- 
di Battista de Cario, come ultima luce o barlume del- 
la famiglia. 

Tal uomo , per quanto ho potuto scoprirne , è il 
Daniele , di cui certamente periva anche il nome , 
senza la scritta che incise egli stesso sull' Arca del 
Precursore. E direi che gli basti (quanf è dell' arte- 
fice) a lode perpetua: quand'anche taluno, o men 
largo o più austero ne' suoi giudizj , stringesse quel 
fabricavit ai primi disegni, e al posar l'ossatura come 
suol dirsi , e aggiustarvi le varie membra. Che , a 
dire il vero , se que' caratteri brevi , e nascosti quasi 
alla vista altrui , han condotto il Daniele alla nostra 
età come autore del tutto, le carte oramai, dissepolte 
dal lungo sonno , o il mettono in forti sospetti o ne 
tolgono a lui molta parte. Da un altro lato ci sfor- 
zano a credere che 1' anno segnato nella cornice 
(dico il 1438) non dia , come suol le più volte , il 
compir del lavoro, ma forse ne accenni gli esordj , e 
fors' anche per volontà dei Priori che il concepirono- 



CAPITOLO Vili. 287 

-o lo promossero. Ad ogni modo sarà nostro debito en- 
trar come giudici in questo fatto , e spiando nelle 
scritture , ridurre a sua giusta misura la lode attri- 
buita per secoli a Teramo, e rendere altrui quel di- 
ritto che gli è fraudato , col nome insieme , dal vol- 
ger di molte generazioni. Abbandono al Daniele il 
complesso dell' Arca , dacché non veggo chi possa ne- 
garglielo, e con più cura mi fo ad indagare le parti 
seconde : le storie , intendo , composte ne' dieci ca- 
pitoli o tabernacoli intorno intorno , e i bei fregi e 
gì' intagli e i trafori che tutta da capo a fondo e da 
un lato all' altro la infiorano e inleggiadriscono. E 
ho detto seconde, a linguaggio di costruttore più che 
d'orefice : al quale sì fatte minuzie e sottili accessorj 
son cura e delizia principalissima. 

È tempo che torni a' nostri occhi una carta del 
1448 , inserita da me nel voi. 1 , a pag. 264 ; ben 
prossima , come ognun vede , voglio anzi dir sincrona, 
alle opere della nostr' Arca. Con quello scritto una 
mano d' orefici , mossi a pietà di Donato de' Bardi 
jpittor pavese, di nobil sangue ma in tutta disgrazia 
della fortuna , il raccomandavano alla indulgenza de' 
magistrati: allegando, per conto lor proprio, 1' inge- 
gno grande e la pratica molta da lui dimostrata in 
diriggere ed aiutare le cose degli orafi. Io chiedo al 
lettore : colui che dipinge , che altro può rendere a 
fabri , fuorché disegni o di belle figure o di belle 
linee o di belle composizioni ? E costui , col fratel 



288 SCULTURA 

Boniforte, fuggiasco di patria pe' tempi torbidi, e già 
stremato de' proprj beni , recava seco quel tanto solo 
che niuna fortuna può togliere : il genio felice e il 
buon gusto dell' arte . E recava certo quel far sì gen- 
tile eh' è proprio ai Lombardi di quella età , e che a 
me par di scorgere non dirò solo nelle istoriette di 
mezzo o di tutto rilievo ne' partimenti , ma nella 
forma (se non è troppo) e ne' primi concetti del mo- 
numento. Domando ancora : di quali servigi doveano 
far caso que' supplicanti , che fosser più noti o di 
più valore , se non pe' bisogni di questo lavoro , che 
ad ogni indizio occupava a que' giorni la mente e 
movea i desiderj del pubblico e de' privati ? 

Fin qui per la via delle congetture , tortuosa e 
fallace , il confesso ; ma sopraggiunge un' amara no- 
vella alla fama del nostro Teramo, e non ambigua, 
non ricusabile. Grata ciò nondimeno alla storia nostra, 
perchè ad un Ligure accoppia un Ligure, e alla no- 
bil terra di Portomaurizio il modesto paese d' Andora. 
Ecco adunque una carta , a trovar la quale , e a fi- 
darla a' tipi, mi precedette quel gentil uomo ed assi- 
duo ricercatore delle patrie cose eh' è il nostro Mar- 
cello Staglieno , a cui cedo ben volentieri il merito 
della scoperta, e do grazie sincere d' avermene fatto 
partecipe (1). Da questo scritto , che (stando al fine) 



(1) Illustri et Excelso Domino Duci lanuensium et spectàbili Consilio Do- 
minorum Antianorum Civitalis Janue devotissime exponitur prò parte Simonis 



CAPITOLO Vili. 289 

non è che 1' usata supplica a scaricarsi delle avarie , 
tu vedrai venir fuori un tesoro di cognizioni , o se 
meglio ti piace , uno sprazzo di luce. Noi siamo nel 
marzo del 1441 , ed abbiamo in Genova un giovane 
fabro che torna di Siena , maestra antica e riputatis- 
sima in simil' arte ; egli è fresco di quella scuola, 



Caldere de Andoria : Quia dum ipse Simon moram f acerei in civitate Sena- 
rum et ibidem exerceret artem intaliandi et straforandi ac demum omnia que 
spectant ad artem fabrilem salis docte atque egregie et quam ut ad pcrjectio- 
nem adisceret discurrit per varia mondi [sic) loca cum magno labore atque pe- 
riculo in quo quidem loco si mansionem firmare conslituisset accepissel ab ho- 
minibus Senarum provisionem magnam multaque alia commoda: sed inclinalus 
precibus nonnullorum civiurn constitutor um super fabrica goarnimenti (sic) Re- 
liquiarum Corporis Beatissimi Iohannis Batiste qui sibi scribi ficerunt varias 
literasper Badasarem (sic) de Anioria propiaquum suum cum magnis promissio- 
nibus Ianuam venit et cognita scientia artis sue tolum opus diete fabrice 
repositum fuit in manibus ejus nam ut cum licenlia loquatur non erat nec est 
Ianue qui scientiam artis sue sciat et intendit Domino concedente ad finem de- 
ducere dictum laborerium laudabiliter ex quo sublili artificio gloria assidue e- 
rit huic patrie. Quare cum dictus Simon venerit Ianuvn spretis provisionibus 
et commodis sibi ut supra oblatis prò perficiendo dictam fabricam et docendo 
artem quam nemo Ianuensis scil: instanter requirit prefactis (sic) Dominatio- 
nibus qualenus considerato ornamento et beneficio percipiendo ex scientia ipsius 
dignentur et velini sibi concedere per vigennium (sic) saltem immunilatem et 
franchixiam avariarmi Communis ut possit in tempore uxorem accipcre et do- 
cere subtile artificium artis sue ne pereat ars tanto labore tantisque periculis 
parta per diversas mondi regiones: alioquin se recessurum protcslatur a Iantta 
et accessurum ad aliquem locorum ubi ingenii sui bonam capiti provisionem 
sicut decet magnificos viros Jacere prò ornamento civitatis. 

& MCCCCXXXXI die XXII II Martii: Illustris et Excelsus D. Dux la- 
nuensium et magnificum Consilium DD. Antianorum in pieno et integro numero 
congregalorum: Intellecta requisitane suprascripta nolentes inducere talem ad 
modum concedendorum immunitatum prò avariis ut supra requisitarum et co- 
gnoscentes presenliam dicli Simonis propter ejus exerciUum in hac urbe muU 
Scultura. — Vol. VI. 37 



290 SCULTURA 

ma quel che più importa , già in fama d" egregio 
artista là dove fioriva un' eletta d' artisti. Ad udirlo , 
ha veduta gran parte di mondo , e imparate di molte 
cose attinenti all' orafo ; e vuol perdonarglisi tale 
giattanza , se la scusarono i Reggitori ponendo a bi- 
lancia la sua virtù. Soprattutto si gloria dell'intaglia- 



tum necessariam commisserunt et presentem lenorem committunt Venerab. Of- 
ficio Impense Ordinarie Communis Ianue quatenus dicto Simoni concedat con- 
ventionem hvem prò annis quindecim ut causam habeat suam mansionem in hac 
urbe firmare: et referat: — Agitata dieta materia ai ballotolas albas et nigras 
receptis ballotolis XlU albis affirmativis et una nigra (Archiv. Govern. Di- 
versorum Senatus — Filza 12, 1441-49,1. 

]ig MCCCCXXXXI die VI Aprilis: Nos Lewntinus dS Levanto Prior laco- 
bus Lomellinus Georgii et Thobias Pinelus tres ex Magnif. Officio Impense 
Ordinarie quibus facta fuit c.ommissio suprascripta visis omnibus conlentis in 
dieta supplicatone et r escripto et de eis sumptis expedieniibus informationibus 
per quas constitit dietim supplicantem esse peritissimum in arte predieta et 
cedere multum in ornamentum civilalis et demum super predictis habita matura 
consideratione: ornai modo et forma quibus melius possumus: Referimus dicto 
supplicanti conventionem conceden lam esse et concedi debere per tempus in re- 
scripto contentum et annuatim solvente usque ad dictum tempus libram unam 
et soldos quinque Ianuinorum vivendo vel non de quibus ydonee cavere leneatur 
pari modo de stando judicio venerandi Officii Monete Communis Ianue. >J« Die 
ea dictus supplicans stare etiam promisit in omnibus et per omnia prout supra 
sub etc. Et prò eo Bartolonuus Berrà faber etc. Rtfael de Ponte notarius. 

>& MCCCCXXXXI die V Maij: Vener. Officium Monete Communis Ianue in 
quo septem ex eis affuerunt absenle Simone de Mulledo: Viso rescripto supra- 
dicto absoloenles se se ad ballotolas albas et nigras receptis ballis sex albis 
affirmativis et una nigra negativa annuii et consensit quod supradielus Simon 
supplicans soloat Communi Ianue nomine conoentionis per annos octo proxime 
venluros libras duas Ianuinorum prò singulo anno : ab aliis autem oneribus 
publicis realibus et personalibus dictus supplicans sii liber et exemptus nec 
posiit molestari recte nec per oblicum (sic) ab aliquibus exactoribus vel officia- 
libus dicti Communis. /'Filza co me sopra). 



CAPITOLO TU. 291 

re e del traforare : arti ignote (dic'egli) o assai rozze 
in Genova , e che fanno gran parte , diremo noi , 
della industria fabrile. Protesta, che standosi in Siena 
godrebbe agiatezza da' suoi lavori e squisita grazia 
da que' cittadini, e minaccia di ritornarsene , quando 
a' Rettori di Genova non fosse a buon grado di con- 
tentarlo. Quest' uomo cosi baldanzoso , così spedito , 
così sicuro, avea nome Simone Caldera. ; egli stesso 
diceasi d' Andora , e per altri riscontri apparisce fi- 
gliuol d' un Antonio. Gli effetti dimostrano eh' ei di- 
cea vero, poniam che altezzosamente; perchè il Con- 
siglio, senz' altra dimora, chiamandolo assai neces- 
sario (così il decreto) alla nostra città , non più tardi 
del 24 di marzo commise all' Ufficio che dicean della 
Spesa Ordinaria, trovasse alcun modo di compiacerlo ; 
e costoro, a lor volta benigni e solleciti, avviaron 
la pratica agli Ufficiali di Moneta, sicché il 5 mag- 
gio dell' anno predetto fu bella e conchiusa. Chiedeva 
Simone vont' anni almeno , e franchigia piena , do- 
manda che non ha esempio; tre lustri gli furono ri- 
messi , con che a ciascun anno pagasse due lire di 
genovini: precetto mitissimo , e timido quasi, più 
tosto a salvar la legge e la civile eguaglianza, che a 
imporre un tributo. Fatto è che il Caldera ne fu 
soddisfatto , e accettò : come uomo che troppo chie- 
dendo , sperasse assai meno forse di ciò che ottenne. 
Ma il pregio maggiore è in cert' altre notizie che 
abbiamo da quella supplica , e tali , che lette si vo- 



292 SCULTURA 

glion rileggere e ripensare. Simone non s' era spic- 
cato di Siena così alla ventura , sibbene a conforto 
d' alcuni de 1 nostri , o più specialmente di chi era 
ordinato sulla faccenda dell' Arca d' argento ; pe' quali 
(tanf era la fama del suo valore) eran corse colà va- 
rie lettere ad invitarlo , spedite da un Baldassare di 
Andora a lui stretto di sangue o di cognazione. Ve- 
devan costoro inceppata l'opera, o men promettente, o 
assai meno adorna e di grosso lavoro, senza l'aiuto 
del buon Caldera; anzi, appena fu giunto, senz' altri 
rispetti , s' abbandonarono in lui d' ogni cosa. Di che 
si conferma che 1' anno del 41 , e gì' intagli e i tra- 
fori e le fregiature e gli ornati bellissimi e sottilissi- 
mi, ond' è specialmente ammirata quest'Arca , non e- 
rano ancora che un desiderio , o a gran pena sul co- 
minciare, e che, tolte sì fatte delizie, poco altro ri- 
mane al Daniele all' infuori della ossatura e dell' im- 
piantato , e di quanto appartiene a tirar di cornici e 
comporre di partimenti. Che s' altri mettesse dubbj (e 
di che non dubita il poco intelletto degli uomini ?) 
in ciò, che Simone o prendesse di fatto tal carico , o 
preso lo dismettesse, o tornasse a cercare altre sorti , 
o in che altro so io , non Mliscon le prove a quie- 
tare i più incerti ; e per me ne torrò volentieri occa- 
sione a spedirmi de' costui casi , ristorandone quanto 
si può la memoria , siccome era debito di rivendicarne 
il valore. 

Simone , anzi tutto, rimane con noi cinque lustri 



CAPITOLO Vili. 293 

almeno : ha bottega e famiglia in Genova , e vi pro- 
paga le belle forme recate da Siena e da varie con- 
trade del mondo , se piaccia il suo fraseggiare. Dicea 
nelle suppliche al Doge e agli Anziani, che dove gli 
fosser graziosi d' indulto , intendea di tòr donna ; e 
impalmò di fatto una tal Marida che il fece padre di 
due figliuoli nomati Paolo e Bartolommeo. Nella pro- 
pria officina, eh' io trovo più volte in Soziglia, ed in 
fondo a una casa di sua proprietà , tien per socio e 
compagno d'arte un fratello di nome Giovanni; d'un 
terzo eh' ha il nome paterno d' Antonio non leggo 
notizia che il ponga tra gli orafi. Ciò eh' io ne af- 
fermo, son cose per me spigolate a non lieve pazien- 
za da due notari : il Bagnara ed il Rizzo. Da Oberto 
Foglietta, e all'uscire del 1468, raccolgo anche in- 
dizj di morte pel nostro Simone : e li debbo a un 
atto, ove un certo Giuliano Caldera suo consanguineo 
si mostra novello tutore de' due figliuoli tuttavia mi- 
norenni , ed assente da Genova fa i debiti uffici per 
lettere a' magistrati. A costui si fidava Simone di 
merci in argento ed oro da vendersi su pe' mercati 
di questa o di quella città, come pur di gioielli e di 
rare gemme ; dacch' egli a virtù d' orefice aggiunse 
pur quella di gioielliere. E a provarlo mi giunge op- 
portuna una nota del Bertolotti , accurato investiga- 
tore degli Archivj di Stato romani : là dove ne' 
conti della papale tesoreria segreta pel 1454 , col no- 
me di Simon Caldera gli venne sott' occhio una 



294 SCULTURA 

somma con questa postilla: « per uno uno zafìro grosso 
« avemo da lui per mettere a la rosa di N. S. » (1). 
Se tu guardi alla data, sedeva tuttora (benché per poco) 
sul soglio di Pietro Nicolò V: onde a un Papa ligure 
è bello che un ligure mandi le gemme da decorarne 
i pontificali. 

La forma dell' opera impone eh' io corra ad altro , 
né mai mi convenne obedire di peggior voglia : sì 
ghiotta materia avevamo per mano. Ma in sul distar- 
cene , avrà Simone una breve aggiunta per cosa che 
appena accennammo; vo' dire d' averci insegnato quel 
far di trafori che tanto piacque e dovette piacere in 
ciascuna ragione d' intaglio. Dall' Arca in poi , quanto 
dura il secolo, e a un tratto per anche del successivo, 
il veggiamo prediletto e in metalli e sui legni e sui 
marmi : ma prima di lui non m' è dato trovarne e- 
sempio eh' io possa dir nostro. Che poi nel Caldera 
si confidassero i più prudenti al bisogno di tali dili- 
catezze , già forse balena in pensiero al lettore , da 
quando per 1' opera d' una Cappella alle Vigne , ha 
veduto 1' orefice sopra vvegliare alle forme dello scul- 
tore , e stimar le fatiche , e tenere i disegni , e fors' 
anche fornirli del proprio. Di che non tacqui nel 



(I) V. Art. Degli artisti Subalpini nei secoli XF, XVI e XVII: Notizie 
e documenti raccolti nell'Archivio di Stato Romano da A. Bertolotti: ne- 
gli Atti della Società d'Archeologii e Belle Arti per la provincia di Torino, 
Voi. 1. fascic. IV. 



CAPITOLO vm. 295 

quarto volume , e v' è autentica testimonianza a pa- 
gina 163. Per guadagno di brevità può giovarmi al- 
tresì l' inventario del nostro Duomo, inserito nel pri- 
mo volume, ove al numero 275 è registrata un' ar- 
gentea figura di S. Sebastiano : cred' io , de 1 fratelli 
Caldera , affinchè non manchi a sì degna officina riè 
pure 1' onor della statua. Né a questa novella lode ci 
fallano i rogiti ; il Rizzo provvede anche a tanto , e ci 
addita in Nicolò Spinola 1' ordinatore , e nella ima- 
gine il culto del santo martire , e nell' argento il 
valore ed il peso della materia (1). Così per Simone 



(1) In nomine Domini Amen: Iohannes Caldera faber civis lanue suo pro- 
prio et privato nomine et nomine ac tanquam procurator et procuratorio no- 
mine Simonis Caldera fratris sui cum piena polestale et baylia ad omnia et 
singula infrascripta et alia juxta formam publici instrumenti scripti manu 
Antonii de Facio Notarti: Sponte etc. Coufessus fuit et in veritate publica 
recognovit Nicolao Spinule q. Iohannis presenti et stipulanti prò se et sociis 
suis in duabus partitis libras centum nonaginta quinque lamie que sunt prò 
predo librarum decem argenti prò Viga unciarum undecim cum dimidia ar- 
genti empti per dietim Nicholaum et socios a dictis Iohanue et Simone ad 
racionem librarum decem novem cum dimidia lanue monete currentis prò sin- 
gula libra et que quanlitas argenti posila fuit in fabrica argenti Jacta ad 
honorem Beali Sebastiani per dictos lohanaem et Simonem seu per dicium 
Simonem computata una partila habita hodie per dictum lohanaem dicto nomine 
ab ipso Nicholao de libris nonaginla sex et soldos quinque lanue in presentia 
mei Notarti — Actum lanue in Bancis sub domo Angeli de Nigro et fratris 
silicet ad bancum residencie Antonii de Facio Notarii: Anno Domin. Naliv. 
MCCCCL VII Indictione II II secundum lanue cursum die Sabati V Marcii in 
terciis: presentibus testibus leronimo Axillo et Pelro de Toyrano Iacobi civibus 
lanue vocatis et rogatis. (Atti del Not. Bartolommeo Rizzo - Fogliaz. 5, 1457-58). 
Trovo negli atti di Bartolommeo Coronata che il 29 Gennaio del 1501 



296 SCULTURA 

(e sia dura sferza all' ingiusto obblio) cominciava ne' 
nostri fabri una scuola, non più circoscritta e pauro- 
sa d' uscir suoi confini, ma dotta, e sagace , e libera, 
ed emula quasi degli scalpelli. 

A sì fatti fiori conviene che seguano i frutti. Ed 
ho un primo esempio, né ignobile al certo , che par 
continuare la successione, e al cessar de' Caldera ci 
porge un cotal ristoro in Giovan di Valerio, e in 
un' opera degna di nota. Che s' ella è unica a trarsi 
in luce, 1' avremo in conto di preziosa ; e vorrem con- 
solarci di ciò, eh' ella porge occasione a toccare di 
storia e di costumanze e d' istituzioni, non ben cono- 
sciute, eppur grate a chi cerca per mezzo alle grandi 
le picciole cose del nostro paese. 

È notissima a tutti la Croce d' argento che chiu- 
de porzione del Santo Legno , distinta di gemme e 
figure e caratteri greci , donata (se credo alle tradi- 
zioni) da Barda Cesare a un Zaccaria, custodita nel 
nostro Duomo , reliquia insigne di stil bizantino. E 
sapranno molti da Monsignor Giustiniani, com'ella a' 
23 luglio del 1242 , da Corrado Concessio in allor 
Podestà di Genova , uom savio e valorosissimo , e- 
stratta dal proprio luogo , e recata sur una del.le cento 



la Consorzia di S. Sebastiano intramise la solita processione, per annuire 
ai desiderj del Senato che aveva chiesto in imprestito l'argentea imagine: 
forse a far pubbliche supplicazioni per sospetti della pestilenza che poi 
sopravvenne, secondo il Giustiniani, nel successivo Novembre. 



CAPITOLO Vili. 297 

galee rifornite a battaglia , movesse com' auspice della 
vittoria a incontrare i ribelli della Repubblica. Ed io 
crederò che ne 1 casi avversi o ne' pubblici risebi o 
in alcuna solennità si mostrasse in pubblico il sacro 
arnese altre ed altre volte ; ma certamente , già del 
1464, era usanza il recarla nella litana del Corpusdo- 
mini, poiché in queir anno ne trovo memoria espres- 
sa ; (1) e m' accorgo altresì che le chiavi del riposti- 
glio si stavano in guardia di quel Consorzio di gio- 
vani nobili e popolani che già più volte ci accadde 
di nominare sotto il dolce titolo di Pace e d'Amore. 
E fu degno pensiero in que' Confratelli erogare una 
somma cospicua in onore di tanta Reliquia , ordinando 
uno zoccolo o pie' d' argento con angeli in orazione , 
affinchè la Croce più rilevata e con più maestà com- 
parisse alla vista del popolo. Il quale concetto non si 
indugiò oltre il 14G6; come consta da un atto d' 0- 
berto Foglietta , e dalla allogazione che fan del la- 
voro al suddetto Valerio , anche in nome de' lor 
compagni , tre delegati : Gioffredo Lomellino , Fran- 
cesco Spinola e Cattaneo de' Cattanei (2). Ma l'opera 



il) MCCCCLXIIll III Iunii: Hodie collocata consistala el reposita futi 
per Dom. Franciscitm Scaliam et Socios clavigeros et custodes Crux preliosis- 
sima Sachariarum (sic) in suo loco solito: que extracta et delala fuit in prò- 
cessione hodie: In Sacristia S. Laureutii — (Negli Atti d' Oberto Foglietta). 

(2) In nomine Domini Amen: Nobiles Iofredus Lomellimis Franciscus Spi- 
ntila et Callaneus de Caltaneis eorum nominibus et nomine et vice Societatis 
Scultura. — Vol. VI. 38 



298 SCULTURA 

andò a rilento; o ne dà sospetto 1' intender da un'al- 
tra nota, che quinci a quattr' anni s' è fatta una 
nuova polizza innanzi al notaio Brignole , e nuova- 
mente col di Valerio. Trascorsi altri quattro, la ricca 
base era bella e compiuta ; ma dopo gì' indugi veni- 
van le. controversie sul pagamento tra' Socj e il Ca- 
pitolo : e forse da ciò , che la nuova base era vòlta 
anche ad uso di regger 1' Eucaristia , come pare che 



eorumdem ex una pirte et magister Iohannes de Valerio faber ex altera: 
sponte etc. peroenerunt ad infrascripta pacta etc. Vidélicel quia ex causa 
diclorum paclorum et compositionis dictus mag. Iohannes promisit et solemni- 
ter se obligavit dictis lofredo et Sociis presentibus et acceptantibus construere 
et laborare pcdem unum Cruci Veraci vurgaliter (sic) nuncupate de Zachariis 
de argento sterlino dauralo (sic) et exrnaldato et cum imaginibus ac modo et forma 
prout conlinetur in designo designato in apapiro tradito diete Socielali exi- 
slente penes dicium Iofredum omni dolo fraude et machinalione postposita et 
hujusmodi làborerium perficere et consigliare diete Societari infra menses sex 
proxime venturos prò mercede diceuda et declaranda per dictum Iofredum 
constructo et fabricato opere: cujus lo/redi declarationi et arbitrio dictus 
mag. Iohannes stare promisit omni contradicione postposita: Et versa vice 
dictus Iofredus et Sodi ex causa predicla promiserunt diefo mag. Iohanni 
presenti et acceptanti dare et solcere eidem mag. Iohanni completo dicto labo- 
rerio prò dieta mercede dicti mtg. Io'mnnis omne il quod dixerit et arbitra- 
lus fuerit diclus Iofredus: Acto quod dicti Socii teneantur dare et tradere 
dicto mag. Iohanni argenlum prò dicto laborerio fabricando etc. prò quo ar- 
gento promisit dictus mij. Iohannes facere et curare cum tffeclu quod prò 
ipso Vincentius Borromeo se obligabit et promittit de restitueione: Sub pena 
ducatorum quhiquaginta tassata prò justo dampno etc. — 83 Die Marti': 
XKVHII Aprilis in Vesperis in Claustro Sacristie Ecclesie majoris Ianuensis: 
Tcstes Paulus de Loreto q. Francisci et Petrus Paulus de Marinis q. Andree. 
(Atti del Not. Obcrto Foglietta giuuiore — Fogliaz. 11, 1466) 



CAPITOLO Vili. 299 

accenni la detta nota che in parte io trascrivo dai 
decreti di Governo (1). Nulla più arduo che intendere 
in carte di piati e discordie domestiche ; e qui basterà 
il sapere che più d' una volta quel Sodalizio mutò 
statuti , e alterò il proprio titolo in pace e concordia, 
e in amore e fraternità , e in fraterna pace , senza 
che pace vi fosse mai , finché in tutto svanì , come 
altrove fu scritto. Il Consorzio de' Nobili si sciolse per 
atto legale a rogito del not. Luca Torre 1' 8 marzo 
del 1491 , come puossi vedere cercando al n. 8 del 
fogliazzo 1. Di esso non rimanevano che sette socj : 
Agostino della Torre di Eaffaele , Tommaso della Torro 
di Guglielmo , Francesco di Vinelli di Battista , Bar- 
tolommeo d' Invrea, Agostino de Ferrari, Damiano 
di Rivarola e Leonardo Parisola. Chi voglia vedero 
qual fosse o intendesse ad essere nel 1492, riformando 
sue leggi , e allargando il suo nome in fraterni a- 



(1) MCCCCLXXIY die XXVI Hnii: Magni/. ac lllustr. D. Ducalis Ianuen- 
sium Vicegubemator et Magni/. Consilium DD. Anlianorum Communis lanuc 
in legittimo numero congregatum: Audito Petro de Vcmalia q. Mag. Venerii 
physici petente nomine Venerabilium DD. lohannis de Serra et Barlholomei 
de Vernacia Canonicorum januensium illos liberari a molestia que illis infer- 
tilir per Venturinum Bonromeum occasione pedts argentei /abricati prò taber- 
nacolo Salatissimi Corporis Christi: et ex adverso audito Iohaime de Va- 
rerio (sic) fabro qui dictum pedem /abricavit dicente conventum fuisse de mer- 
cede sua cum illis de Societate qui dictum laborem construi /ecerunt ut liquet 
publico instrumento confeclo et scripto manu lohannis de Brignolis Notarii 
Anno MCCCCLXX die XX Udii etc. etc. 



300 SCULTURA 

moris et pacìs , ricorra a' fogliazzi del Pastorino , e 
cerchi per entro all' undecimo il 31 marzo. Per 
giunta vi troverà segnata del numero 326 la proposta 
d' un nuovo lavoro da farsi alla Croce, e da non con- 
fondersi al precedente : a rispetto del quale mi basterà 
un picciol brano del memoriale che fu mandato alla 
Signoria il 30 marzo del 1496 per averne la facoltà (1). 
Ma non corse un mese che nuovi litigi assalirono il 
Piede d' argento , svogliati da quattro socj , uno Spi- 
nola , un Grillo , un Pallavicino ed un Fieschi , che 
forse avean fatte le spese per conto comune, e tenuto 
in pegno il lavoro. V entrò di mezzo Agostino Adorno 
ducale Governatore, e sentenziò che tornasse 1' arnese 
al Consorzio , e '1 Consorzio pagasse il prezzo : eran 
mille cento settantacinque lire (2). Altre bizze all'entrar 



(1) Idcirco (espongono) Socictaten ipsam statuisse Sacrarti Crucem novo 
opere et immagi nibus sanclorum Constantini et Relene quorum studio ea mi- 
raculose recognita et recuperata est ita exornare ut si non convenienter: quod 

fieri non potesti pie saltem ornata videatur: Et ob id se humiliter orare Domi- 
nationes Suas ut Societati sue liceat auro argento et aliis exquisilis operibus 
eam Crucem insignire prout eis melius et decentius videbitur et eam singulis 
annis die III Mai] supplicationem solemnem sive ut dicimus processionerà in- 
dicere per urbem juxta aliorum processionum publicarum morem et eam Cru- 
cem de/erre ipsis Sociis Ulani de/erentibus. Il rescritto fu favorevole; ag- 
giunta par altra la clausola: in ceteris de loco et custodia et more solito 
nihil immulantes. 

[2) Dare et solvere dictis Oberto Grillo et Sociis nomine quo supra li* 

bras mille centum septuaginta quinqne quo predo dictum pedem constiiisse 
cognovimus: et ita ex nunc solvi jubemus et mandamus sub hac (amen condi- 



CAPITOLO Vili. 301 

del seguente giugno , anzi il giorno 2 , poco innanzi 
alla processione, e non più tra i Sodali , ma tra due 
parti, di nobili e popolani; dacché s'era latta di 
questi una nuova Consorzia intitolata dalla Vera Croce. 
E di nuovo il prudente Agostino Adorno ha la cura 
del rabbonire; e gli torna fatto, assentendo a questi 
ultimi il reggere le aste del baldacchino per 1' ul- 
tima muta , o per 1' ultima mobba, , siccome parla- 
vano in lingua di popolo (1). Giovi il ripetere che 



tione quod nec dieta Societas nec Oberlus Grilli$s et Sodi nomine quo supra 
disponere possint de ipsa pecunia nisi in operibus publicis vcl piis. 

(I) MCCCCLXXXXVI die II lunii: Cum hodie Jac tenda essel supplicatio 
et seu processio gloriosissimi Corporis Chrisli et de Pede argenteo cum quo 
fieri solita est disputatio orla fuisset tandem agentes nomine Societatis popu~ 
laris Vere Crucis permiserunt et contenti fuernnt accomodare hodie ipsum 
Pedem ad honorandum SS. Corpus Christi: quo intellecto Magni/. Senatus as- 
signavit prò nunc mobam ultimam kasli/erorum: Que omnia videlicet accomo- 
dationis dicti Pedis et assignationis diete mobe facto, intelligantur et sint prò 
ista vice tantum: ila quod post liane diem partes remaneant in gradu pristino 
prout ante hunc diem erant sine ulto earum prejudicio. 

Del resto gli annali del Gius.iniani non isdegnaron far nota di que- 
sti casi , da' quali fu a un nulla che non uscissero nuove discordie fra 
nobili e popolo, e gravi tumulti in città. Veggasi sotto l'anno del 1496; 
né parrà importuno ch'io dessi in luce gli squarci addietro, raccolti nei 
Decretorum del Senato, siccome quelli che in parte illustrano, e in pa rte 
rettificano il nostro annalista. È pur fatta menzione in quest'anno della 
venuta di Massimiliano Imperatore: e anche in questo han lor luogo cose 
attinenti agli artisti. Il ricchissimo pallio od ombracolo col quale si mos- 
sero ad incontrarlo, era nuova fattura di Brancaleon di Piombino, eccel- 
lente ricamatore stanziato in Genova, il quale mi piace per questa occa- 
sione d'aggiungere ai già notati di tal magistero. 



302 SCULTURA 

tali fatti (e sarà chi le chiami inezie) non deono spia- 
cere a chi cerca ne' vecchi costumi ; né a noi sarà 
colpa il dar tregua talvolta alla mente , intrecciando 
alle cose dell'arte uno od altro aneddoto. I più severi 
n' attingano ciò che ha buon pregio pel nostro as- 
sunto : ed è il nome d' un fabro valente , ed il titol 
d' un' opera che poi si rimase a far parte del ricco 
tesoro nel nostro Duomo , per quel che ci attesta il 
ridetto inventario all' articolo 36. E i devoti altresì 
m' avran grado , vedendo qual fosse il recar proces- 
sione la Santa Ostia ne' tempi anteriori a quell'Urna 
insigne che ammiriam' oggi , e che attende non brevi 
notizie nel secolo appresso. 

Al Damele , al Caldera , al Valerio porremo a 
succedere i De Ferrari : maestri venuti d' Albenga, 
per molti indizj e per valide autorità. D' un Gugliel- 
mo , che agli altri precede per ragion d' anni , me ne 
rispondono i rogiti del Duracino , ov' io trovo sotto il 
30 aprile del 1465: Guliermus de Ferrariis fàber civis 
Attingane. Gli è quasi contemporaneo un Giuliano , 
il cui nome in caratteri barbari si legge in quel 
Capo di S. Limbania a lavoro d' argento , notato per 
me in varie carte , alle Suore di S. Sebastiano e nel 
lor monistero testé distrutto. Ha la data del 1473 
in una scritta che corre alla base , e ci afferma 
che certa Giuliana Badessa della lor Regola in San 
Tommaso, e una sua Consorella ordinarono a proprie 
spese quest' opera , per chiudervi più degnamente le 



CAPITOLO Vili. 303 

reliquie della santa Vergine. E voglio dir' opera, se 
ella due volte è chiamata così e dalle due ordinatrici 
e dal fabro medesimo, il quale soscrisse : Opus Juliani 
de Ferrariìs fabri. Del resto ella è rozza fattura , o 
spedita di tutta fretta , e rispetto all'età sì da meno, 
che noi sospettammo di primo tratto in Giuliano un 
restauratore di cosa più antica anziché 1' artefice. Al 
menomarsi e ristringersi de' moQasteri per bolla 
Pontifìcia, mutò sua stanza da S. Tommaso a S. Se- 
bastiano , e la trovo descritta per caput sancte Lim- 
banie munitum argento negl' inventarj delle masserizie 
che aveano ad uscire dal Convento dismesso , rogati 
dal testé menzionato notaio sotto il 20 marzo del 1510. 
Per altro , la lode che menoma al De Ferrari que- 
st' unico avanzo de' suoi ceselli , può forse trovar ri- 
storo nel pregio e ne' committenti e nella qualità di 
altri argenti che debbonsi a lui per memorie autenti- 
che e posteriori. Egli è chiesto nell' anno appresso 
(dico in aprile del 1474) a formare una Croce per 
quei da Voltaggio e per la lor chiesa : e n' esiste 
polizza in atti del Raggi , solenne alle forme , perchè 
patteggiano in nome' di quella Comunità niente meno 
che il loro Proposto D. Stefano Bonaggiunta , e '1 
lor Podestà eh' era un Giacomo Ferrofìno , e tre de- 
putati , del flore di que' terrazzani : un degli Olmi , 
un de' Guidi e uno Scorza (1). Ebbe socio in que- 

(1) gg In nomint Domini Amen : Iulianus de Ferrariis q. Andrioli et 



304 SCULTURA 

st' opera , e forse avea pure a bottega , un Domenico 
Di Gio Antonio Masone , casato non ignobile fra gli 
argentieri di quella età. E da quest'atto mi s'incomin- 
cian notizie più certe sui modi , e sui prezzi e le 



Dominicus Masonus filius Iohannis Antonii ambo fabri et ulerque eorum in 
solidum sponte et ex causa pactorurn et prò mercede et pactis infrascriptis 
promissenmt et se se obligaverunt Venerab. D. Stephano Bonaiuncte Preposito 
Vultabii lacobo Ferru/ìno Potestati dicti loci Vincentio de Olmis de Vultabio 
Iohanni de Guido et Io Baptiste Scorcie super hoc ellecti (sic) et deputati ut 
dicunt presentibus et solemniter st ipulantibus nomine et vice Ecclesie Comuni- 
tatis et loci Vultabii eisdem conslrucre et fabricare Crucem unam argenti mar- 
chati juxta consuetudinem Ianue que sit in pontiere librarum quinque et non 
ultra ejusdem qualitatis et forme et deauracionis de qua dicunt esse concordes 
infra Kalendas mensis Ianuarii prossime venturi : ei hoc omnibus ipsorum 
Iuliani et Dominici sumptibns laboribus et expensis et prò pretto et nomine 
pretii librarum duarum et soldorum octo lanue prò singula untia in pondere 
diete Crucis que sit bene laborata et diligenter completa et deaurata secundum 
judicium Consulum Artis fabrorum Ianue et quatuor horum eligendorum per 
dictos D. Prepositum et socios: Versa vice dicti Venerab. Stephanus Prepositus 
et D. Polestas et Sodi acceptantes predicla promiserunt predictam Crucem 
accipere et eisdem Iuliano et Dominico solvere precium ejus ad rationem pre- 
dictam consignala eisdem dieta Cruce: et ex nunc confessi fuerunt dicti Iulia- 
nus et Dominicus ab eis habuisse et recepisse libras nonaginta Ianue infra 
solucionem predi ejus. Insuper prò dictis Imitano et Dominico et ulroque eo- 
rum in solidum et eorum et utriusque eorum in solidum precibus et mandato 
de predictis intercesserunt et fidejusserunt Io. Antonius Masonus faber pater 
dicti Dominici Nicolaus Carena peliparius filius Antonii et Io Baptista Mo- 
rtnus de Burgo confector q. Laurentii et qmlibet eorum in solidum sub ypo- 
teca etc. — Aclum Ianue in Fossalello ad banchum mei Notarli infrascripti: 
Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXIIII lndiclione sexta secundum morem Ia- 
nue die Martis X Villi Aprillis (sic) in Vesperis: Testes Barnabas Orassus 
peliparius q. Baptiste et Boniforte de Mortario sutor q. Georg li et Franciscus 
Ragius q. Lazari vocati et rogati. (Atti del Not. Nicolò Raggi — Foglia/ . 
6 — 1474). 



CAPITOLO VII!. 305 

condizioni di tal magistero , né solo per ciò che ri- 
guarda alla esecuzione, ma al valore e alla tempra ed 
al titolo ancor del metallo che alcuno fornisse al 
maestro , o alcun altro comprasse da lui. Dalle quali 
cose , non certo curiose a ciascun lettore , torrà cono- 
scenza chi vuole dal testo delle scritture di cui farò 
copia ; avvertendo , che non di rado metteasi un sol 
prezzo tra la materia e '1 lavoro : siccome fu fatto di 
questa Croce , per cui prometteansi due lire e otto 
soldi di Genova per ciascuna oncia d'argento di mar- 
chio, a fattura ultimata. 

Non tacerò d' altra Croce , un tal po' minore , e 
d'argento sterlino , che vollero nel 1.483 i parroc- 
chiani di Rivarolo in Polcevera , o dieci di loro pre- 
senti alla scritta, con esso il Pievano D. Nicola Sai- 
moria. Non già perchè valga il pregio rispetto alla 
novità ; ma pel dubbio assai ragionevole , che due 
De Ferrari omonimi avessero mano ad un tempo in 
faccende d 1 orefice e d' argentiere (1). Un Giuliano è 



(1) In nomine Domini Amen : Cum sit quoti parrochiani Ecclesie seu Pie- 
bis Beate Marie de Riparolio Ianuensis Diwcesis vellint (sic) fieri facete 
Unam decentem Crucem aryenti prò eorum Ecclesia predicta : Igitur D. pre- 
sbiter Nicolaus Sarmoria locumtenans in dieta Ecclesia Anlonius Piccaluja q. 
lacobi Baptista Piccaluga q. Nicolai Franciscus Serriotus q- Raldasaris L<i- 
zarinus de Foo q. Andree Christojforus Piccaluja Antonii Cosmas Morratius 
Pasqual Mocaficus Antonius de Plano lohanaes Anlonius de Castello et Tho- 
mas Cravarinus parrochiani diete Ecclesie sive Plebis ex una parte: et Iu- 
lianus De Ferrariia D. Francisci fzber ex parte altera: sponte perceneruut et 
Scultura. — Vol. VI. 39 



306 SCUL TURA 

bensì che s' accorda per detta Croce eoa que' valli- 
giani ; ma questi è figliuol d' un Francesco eh' è vivo 
e sano, quell'altro d' un Andriolo (so guardi all' atto) 
che da nove anni ha 1' aggiunto del quondam. Laonde 
non vanno confusi : e a noi giova seguire il primo , 
la cui virtù si difende assai meglio col titolo e colla 
dignità delle allogazioni. Dirò di più , che al figliuol 
di Francesco renderei volentieri lo sventurato Reli- 
quiare di S. Limbania, che in sua zotichezza si finge 
più antico, poiché la paternità non segnata col nome 



pervenisse confessi sunt et conjltentur ad infrascripta pacta etc. Renunciantes 
etc. Videlicet quia ex causa dictorum pactorum dictus Iulianus facere et con- 
slruere ac fabricare promissit unam Crucem argenti cum Crucifixo r elevato 
nomine diete Ecclesie S. Marie de Ubris qualuor argenti slerlini tei circa in 
pondere juxta designalionem factam per ipsum lulianum eisdem parrochianis 
tradilam et cum fioronis circumquaque intra f eslum Cor por is Christi proxime 
venturum salvis omnibus infrascriplis. Versa vice dicti parrochiani superius 
nominati ex causa dictorum pactorum promisserunt et promittunt solvere dicto 
Iuliano jabro precium argcnli diete Crucis fabricande secundum cursum lanue: 
et prò ejus mercede solvere promisserunt ti promittunt solidos decem januino- 
rum eidem Iuliano prò singula untia (sic) ratione mercedis sue manifacture: 
et ad confirmacionem promissorum ipse Iulianus sponle confessus fuil et con- 
fiteor Imbuisse et recepisse a diclis parrochianis presentibus libras quadra- 
gitila duas januinorum computato predo untiarum novem cum dimidia argenti 
agogini eidem condgnali: et hoc infra soheionem predi diete Crucis et mer- 
cedis ipsius Iuliaci — Actum lanue videlicet in Bancis sub anno a Nativi- 
tate Domini millesimo quadr ingente* imo octuagesimo tertio Indictione quintade- 
cima secundum lanue cursum die Lune VII Aprilis hora nona vel circa: pre- 
sentibus lacobo de Ripalla de Monella Iohannis et leronimo de Petra q. Anto- 
nii ac Barnaba Aymari cive lanue lestibus ad premissa vocatis specialiter ci 
rogatis. (Atti del Not. Pietro di Ripalta — Fogliaz. 3 — U83-85). 



CAPITOLO Vili. 307 

ci lascia 1' arbitrio del sospettarne. L7 autore di quella 
eca, pàf verità, non poteva esser scelto da gentil So- 
dalizio a gentile fattura , che già parve degna a no- 
tarsi distintamente , e eh' io tornerò a proseguire sa- 
lendo alle origini ed all' artefice. E ancora una volta 
dirò de' Consorti di pace e lV amore, e pe' giorni ne' 
quali lo spirito della pietà non cedeva per anche al 
malefico influsso delle discordie. 

Io m' affido (se non è troppo) alla mente de' miei 
lettori : e presumo non sia loro uscito di mente quel 
gruppo di più statuette , massicce d' argento , e com- 
poste a storiar la Purificazione, bel dono che, sciolto 
il Consorzio , sortì alla Cappella del Precursore , 
compiuto per atto solenne dal Capitolo della Catte- 
drale. Mancava quel tanto che fa più direttamente al 
proposito nostro : 1' autore Or si mostra in cotesto 
Giuliano del fu Andriolo , mercè d' una carta del 
Duracino , ove il fibro assicura del proprio il no- 
taio Martino Brignole che avea mallovato par sé 
verso i Socj (1). Era in maggio del 1485 : affinchè si 



ri) In nomine Domini Amen: lulianus Deferrariis jaber civis lanue q. 
Andrioli sponte et ex certa scientia per se et heredes suos se obligando pro- 
missit et solemniter convenit Martino de Brignolis notarlo cioi lanue q. Io- 
hannis presenti stipulanti et recipienti prò se et heredibus suis ipsum Marti- 
num heredes et bona sua indemnem indemnes et indemnia ac sine damno con- 
servare a quadam intercessione et fidejussione seu promissione et obligalione 
facto, et prestila per dictum Martinum prò ipso Iuliano versus Socielatem 



308 SCULTURA 

vegga che breve spazio è interposto fra le pie cure e 
tra il dismembrarsi del nobil Consorzio, pocanzi nar- 
rato. Due anni appresso il grazioso altarino , già bello 
e ultimato , ebbe luogo in un ripostiglio della Sacri- 
stia , confidato a guardare a' Canonici, e fatto anzi 
suppellettile , a dir così , della chiesa , a patto che 
ciascun anno nel dì votivo , o in qual altro piacesse 
a' Socj , uscisse quel Clero processione per la città , 
celebrando la festa di N. D. alla quale era sacra la 
lor devozione. Serbavan per sé ciascun dritto di pa- 
dronanza , foss' anche di cedere ad altri le tre figure, 
eccettuando il poterle mai smuovere da quel sacrario e 
da quella chiesa. Tai condizioni si stipulavano il 30 
marzo del 1487 , nel chiostro di S. Lorenzo , da tutto 
il Capitolo per una parte, e per l'altra dai Confratelli, 
rappresentati da Domenico de Marini priore, da Agostino 
Cattaneo, un degli otto commessi sopra il lavoro , e 
da uno de' socj in persona di Costantino Gentile (1). 

Pacis et Araoris de et prò certa fabrica cujusdam laborerii certarurn ymagi- 
narum (sic) argentearum fabricandarum per dictum lulianum de et prò libris 
quinquaginla Janue monete currentis vigore instrumenti scripti ut asseritur 
manu Mauricii de Panna Notarti anno proxime preterito etc. — Actum la- 
me in Bancis sub portico, Magni f. Ojtcii Sancti Georgii videlicet ad bancum 
residencie mei Notarti infrascripti: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXV 
Indiclione secunda secundum lanue cursum die Veneris XX Vili Madij in 
Vesperis: presentibus testibus Thoma Narixe q. Iohannis et Baptista Bordino 
Antonii civibus lanue ad hec vocatis et rogatis. (Atti del Not. Tommaso 
Duracino — Fogliaz. 25 — 1484-85). 

(1) In nomine Domini Amen: Venerandim Capitulum Ecclesie lamcensium 
quorum nomina sunl hec: videlicet D. Iohamcs de Serra Magiscola D. Masi- 



CAPITOLO Vili. 909 

Svanita assai presto la pia famiglia , o alterato il ti- 
tolo, e mutata gente, vedemmo le preziose figure 
passarsene in proprietà alla Compagnia del Battista , 
senza punto rimuoversi del lor nascondiglio , e fu 
buono effetto alle convenzioni ; ma il tempo e le ree 
fortune dispersero queste e altre cose, e sia grazia alle 

nus de Flischo D. Barlholomeus de Vernatiti D. Guliermus de Azelio D. le- 
ronimus Buzenga Rev. D. Bernardus de Franchis Burgarus et D. Augustinus 
de Flischo: Capitulariter congregati in Claustro Superiori diete Ecclesie sono 
campanele ut moris est prò infrascriptis peragendis: Sponte et eorum certa 
scientia confessi fuerunt et confitenlur et in ventate publica recognoverunt et 
recognoscunt infrascriptis Sociis Congrega tionis et Societatis Nobilium Pacis 
et Amoris Beate Marie Virginis videlicet Dominico de Marinis q. Dominici 
Priori diete Societatis Angustino Cataneo uni ex odo deputatis ad fabricam 
et operam figurarum de quibus infra et Constantino Gentili q. Stephani uni 
eoe Sociis Societatis predicte presentibus stipulantibus et recipientibus prò se se 
ac nomine et vice aliorum Sociorum diete Societatis qui nunc sunt et prò 
tempore erunt necnon mihi Notario injrascripto tamquam publice persone of- 
ficio publico stipulanti et recipienti nomine et vice aliorum quorumeumque So- 
ciorum diete Societatis qui nunc sunt et prò tempore erunt et per me dictum 
Notarium infrascriplum eisdem Sociis licei absentibus se ipsum Capitulum 
habuisse et recepisse staluas sioe ymagines argenteas et deauratas infrascrip- 
tas: videlicet figuram gloriosissime Virginis Marie cura ymagine D. N. Ihesu 
Christi quam dieta statua sive ymago diete gloriosissime Virqinis Marie in 
manibus tenet et slatuam sive ymago diete gloriosissime Virginis Marie in 
manibus tenet et slatuam sive ymaginem Sancii Simonis (sic) que statue sive 
ymagines sunt ponderis librar um quiaquaginta vel circa cum quadam bena 
(sic) sive capsia Ugni deaurata supra quam est altare inter medium dictarum 
statuarwn sive figurarum ornatum panno serico aureo: quas staluas sive yma- 
gines dictum Venerandum Capitulum sive supraiicti DD: Canonici per se et 
successores suos in dicto Capitulo promiserunt et promittunl diclo Dominico 
et Sociis dictis nominibus presentibus stipulantibus et recipientibus necnon mihi 
Notario injrascripto stipulanti et recipienti ut supra nomine et vice aliorum 
quorumeumque Sociorum diete Societatis qui nunc sunt seu prò tempore erunt 



310 SCULTURA 

carte so la memoria ce n' è rimasta, e con essa anche 
il nome del prode argentiere. 

Ebbe questi un fratello per nome Marco , eh' ei 
pose all' orafo cou un altro De Ferrari chiamato An- 
gelo ; ma tanto il maestro come il discepolo , appena 
veduti mi si nascondono. Ed io per ciò sol li registro, 



et per me dietim Notar ium in/ras criptum eisdem Sociis Ucet abscntibus tenere 
in Sacrastia (sic) majori diete Ecclesie sub fida, et tuta custodia necnon de 
celerò singulo anno videlicet die Purificationis Beate Marie Virgiuis sioe ilio, 
die qua dieta Societas voluerit et ordinavtrit facere solemnem processionem per 
civitatem Ianue omni dicto Capitulo et Capellanis diete Ecclesie: hoc intel- 
letto et declarato inter dietim Capitulum et Dominicum Priorem et Socios 
dictis nominibus conlrahentes predio tos guod possit dieta Societas que nunc 
est et prò tempore erit in quantum voluerit et ellegerit cedere et transferre jura 
sua tam cum premio site mercede quam non in quem seu quos voluerit et el- 
legerit dieta Societas que nunc est et prò tempore erit cum hoc quod diete 
statue sive ymagiacs nullo unquam tempore aliqua etiam permutacene sequenti 
possint Camoveri neque alienari a dieta Ecclesia per dictam Societatem que 
nunc est vel prò tempore erit: hoc etiam intelletto et declarato inter dicium 
Capitulum Dominicum Priorem et Socios dictis nominibus contrahentes pre- 
dictos quod dieta Societas que nunc est et seu prò tempore erit possit et va- 
hat ac ei libere liceat fieri facere in dieta Sacrastia majori armarium seu 
capsiam in quo seu qua possint reponi Statue seu ymagines predicte cum hoc 
quod claves ditti armarii sive capsie stare debeanl penes Societatem predictam 
seu deputatos aut dcpulandos a dieta Societate que nunc est seu prò tempore 
erit. Renunciantes etc. — Actum Ianue in Clauslro superiori diete Ecclesie 
Majoris deputalo in loco Capitulari: Anno Domin. Naliv. 3/CCCCLXXXVIl 
Indictione quarta seenndum Ianue cursum die Veneris XXX Marcij in terciis: 
presenlibus testibus Venerab. D. presb. Francisco de Lacumarcino archipresbi- 
tero Ecclesie S. Io. Baptiste de Recho Venerab. D. Presb. Matheo de Casare- 
gio Capelano Ecclesie Majoris Ianue et Antonio Corso de Boni/alio cive Ia- 
nue q. Mathei ad hec vocatis et rogatis. 'Atti del Not. Tommaso Durncit o 
— Fogliaz. 26 — 1486-87). 



CAPITOLO Vili. 311 

che paioli mostrarci quest' arto comune ed ereditaria 
in prosapia ben numerosa : e chi sa quanti e quali 
ne ha tolti !' oblio. Perciocché di coloro eh' io torno 
in luce , qual altro argomento ci rimaneva , che un 
cenno di carte riposte , e un' informe scritta solcata 
in un busto che mai non si mostra al pubblico? Un 
solo dei De Ferrari , un Domenico , ha nome per li- 
bri notato dal Cottalasso perchè Albinganese, e da 
scriversi a parte per la virtù che ne suonan le tradi- 
zioni , e pei casi e le qualità de' lavori che a lui si 
attribuiscono. In società d' un Gerolamo De Albertis 
die' forma e ornamento al bel Pastorale del vescovo 
Leonardo Marchese, che vantano a dritto quo' littorani, 
siccome di rara eleganza e non povero ad opera di 
cesello. All' opposta banda della Riviera, si mostra 
nella Arcipretura di Camogli una Testa d'argento che 
guarda i preziosi avanzi di S. Prospero patrono del 
luogo, e col nome di lui va per bocca de' nostri e 
de' forastieri per cosa assai rara. Queir indefesso ri- 
cercatore eh' è Santo Varni, ebbe a leggervi scritto 
il 1514 : dalla qual data non discorda la fama , nò 
punto discorderà quel eh' io son per narrare dell' o» 
pera e delle fortune che la produssero. Conciossiachè 
i Camogliesi (sì larghi come sappiamo ne' monumenti 
della loro pietà) non attesero il secolo XVI a fregiar 
di tal guisa la sacra reliquia, né furon così sconsi- 
gliati che distruggessero un altro Capo, d' argento 
anch' esso , che avean per tale uso da tempi più an- 



312 SCULTURA 

tichi. Una carta , del pari curiosa a chi è vago d' a- 
neddoti e a chi fa tesoro di dati artistici , ha quanto 
ci basti a sapere ed il quando e il perchè della nuova 
teca : notizie spiacenti per sé, ma non forse ingrate 
(e onorevoli certo) per que' terrieri , né ripugnanti al 
modesto istituto de' miei volumi. 

Sui greppi di Capodimonte , ove sorge più erta e 
gibbosa dall' oude la costa di Portofino , in un covo 
di romitaggio che prendea nome da S. Erasmo , abi- 
tava un tal Paride napoletano , in tutt' altro contegno 
ed aspetto che quel da Troia. Costui , gran fagnone , 
e dottissimo di santocchieria , colla dura vita, e cogli 
abiti di penitenza, e usando assai spesso, sì come non 
troppo lontano , alla chiesa de' Caraogliesi , era en- 
trato in sì fatta opinione di buon religioso , che i 
luoghi e i ricetti più ascosi, e il sacrario, e quel tanto 
che suole guardarsi più strettamente, pel santo ere* 
mita non avean chiave. Un bel dì (correa il maggio 
od il giugno del 1513) che è, che non è, il Eeli- 
quiario ha pigliate le mosse , e ciascun può pensare 
lo strepito e '1 lamentìo che ne andò pel paese. Quel 
che pensassero a tutta prima del loro santocchio , io 
non so; certo egli era sparito, e si seppe a non molto, 
che trattosi a Genova , aveva con so buon fardello di 
argento in frantume, e eh' ei dava voce d' averlo a 
fidanza da un cotal soldato di Camogli , eh' avealo 
predato in non so qual chiesa di Lombardia, e squa- 
gliatolo poi per recarlo, secondo coscienza, alla chiesa 



CAPITOLO Vili. 313 

medesima. Uscito il rumore del ladroneccio , e im- 
paurito 1' anacoreta , fu agevole il trargliel di mano 
a monsignor Domenico Valdettaro vescovo d' Accia, e 
a que' giorni luogotenente o vicario arcivescovile : 
eran cinque libre e sett 1 oncie e mezza di buono ar- 
gento. Del resto racconti la scritta eh' io tolgo al no- 
taio Molflno (1). È il penultimo giorno d' agosto. Ni- 



(1) In nomine Domini Amen: Cum sicut asseritur mensibus preteritis fu- 
ratum fuerit caput S. Prosperi omatum argento ev Ecclesia seu Archipresbi- 
turatu Sancte Marie de Camulio lanuensis Dioecesis et ut perseoeranter et 
verosimiliter credi potest furtum ipsum commissum et perpetratum fuerit per 
quemdam Paridem Neapolitanum otim heremitam heremilorii Sancii Hera- 
smi de Capi'e Montis ex eo quod eidem Paridi ut asseritur patebat acces- 
sus et additus (sic) standi praticandi et morandi in dieta Ecclesia B. Ma- 
rie de Camulio prò suo libitu voluntate et absque aliqua suspeclione quum 
maxime ab omnibus hominibus dicti loci C amulii habitus tentus et trac- 
tatus fuisset bone fame et conscienlie et etiam ex eo quod dictus Paris duo- 
bus mensibus preteritis cilra porlavit ad ipsam Civitatem lanue certam quan- 
titatem argenti quam apparebat (sic) fuisse ornamentum capitis alicujus reli- 
quie ipsumque argentum conquassatum et combustum quod asserebat sibi fuisse 
consignalum per quemdam stipendiarium de Camulio qui ipsum argentum 
acceperat et depredaverat in quadam Ecclesia. Lumbardie (sic) ad flnem ut 
ipse Paris ipsum argentum diete Ecclesie restilueret et ad mine fìnem et 
effeclum ipsum argentum fundere et liquefieri fecit : De qua rt cum Reo. in 
Carisio Pater D. Dominicus de Valletarij Episcopus Aciensis Locumtenens 
et Vicarius Arckiepiscopalis lanue noticiam habuisset ipsum argentum sic 
fusum et liquefactum quod erat prout est in pondero librarum quinque et 
nnciarum septem cum dimidia ex manibus dicti Paridis accepit et retiti ttit 
animo et intentione dictum argentum danài et consignandi UH vel illis cui 
vel quibus dicium argentum spectaverit et pertinuerit : Cumque comparen- 
tibus coram prefato Beo. D. Dominico Episcopo et Vicario Venerab. viro D. 
Nicolao de Argirofo Archipresbitero diete Ecclesie Camulii et D. Presb. lo- 

SCULTURA. — VOL. VI. 40 



314 SCULTURA 

cola Argiroffo arciprete di S. M. di Camogli, Giovai! 
di Molfino curato , e con loro due massai si presen- 
tano a Monsignore nel chiostro alle Vigne , e dati i 
più chiari indizj e le debite malleverie, si riprendon 
dal degno Prelato 1' argento. Di questo , e chi sa di 
alcun poco di giunta, fu tratta la nuova Testa di S. 
Prospero nella officina di Domenico De Ferrari ; e le 



hanne de Mulflno Curato ac Marco Pellerano Mussarlo et Lazaro de Luiso 
parrocteano diete Ecclesie dicentibus argentum quod erat ad ornamentimi dicti 
Capilis S. Prosperi fuisse furto sublatum et ut creditur per ipsum Paridem 
qui jamdiu ex diclo loco aufugit et requirentlbus dictum argentum eisdem 
dari et consignari nomine et vice diete Ecclesie: Qui Reo. D. Dominicus Epi- 
scopus Locumlenens et Vicarius Archiepiscopalis prefatus annuens requisitio- 
nibus eorutn credens dicium argentum ex causis preiictis diete Ecclesie de Ca- 
mulio spedare et pertinere : Ideo ipsum argentum sicut premitlitur fusum 
et liquefactum et in uno pane redaclum ponderis librarum quinque unciarum 
septem cum dimidia dedit tradidit et consignavit dictis DD. Nicolao Archi- 
presbitero Presb. lohanni Curato Marco Pelerano Massario et Lazaro de Luiso 
presentibus et acceptantibus nomine et vice diete Ecclesie me Notarlo et lestibus 
infrascriptis eliam presentibus: Qui DD. Nicolaus Archipresbiler Presb. Johan- 
nes Curatus Marcus Massarius et Lazarus parrochianus et quilibel eorum 
in solidum promiserunt dicto Reo. D. Dominico Episcopo et Vicario presenti 
et acceptanti ipsum heredes et bona sua iudtmnem indemnes et indemnia 
consertare eximere et releoare occasione dicti argenti ac eidem dare et sol- 
vere omne id et tolum quod contigerit ipsum Reo. D. Dominicum Episcopum 
Vicarium dare solvere et exbursare occaaxione dicti argenti — Actum lanue in 
Claustro superiori Ecclesie Beate Marie de Vintis lanue: Anno a Nativitate 
Domini MDXIII Indictione quintadecima secundum lanue cursum die Lune 
XXVIllI Augusti paulo ante Vesperas : preseutibus lestibus Abraam de Ma- 
tarana fabro et Germano de Monaco fabro q. Guliehni civibus lanue ad pre- 
missa vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Vincenzo Molfino — Kogliaz. 4, 
1513-H ). 



CAPITOLO Vili. 315 

cifre sovra indicate del 1514 mostrano assai chiara- 
mente che gli Operai della Chiesa non furono lenti a 
rifare il danno, e a quietare la giusta impazienza 
de' parrochiani. 

Odinogli ci torna al pensiero dei della Croce , 
ancorché il casato per volger di tempo mettesse ra- 
dici in Genova , e quel eh' è d' orefici , entrasse per 
numero innanzi ad ogni altro. Entro il giro d' un 
mezzo secolo potresti contarne ben sei, né però senza 
pregio e fortuna di commissioni. Il seniore è un 
Ilario di Giambattista , che sul morire del Quattro- 
cento si fa marito ad una Isabella figliuola di Luigi 
da Pentema : (1) e V anno stesso è richiesto al lavoro 
d' un incensiere dai Disciplinanti di S. M. di Castello, 
già tante volte rammemorati nel nostro scritto. Io 
son lieto che il titol de' committenti mi scusi ogni 



(1) gg In nomine Domini Amen: Illarius de Cruce auri faber fllius Bap- 
ptiste sponte: Confessus fuit et in ventate publica recognovit Lodisio de Pen- 
tema causidico presenti stipulanti etc. se a dicto Lciisio habuisse et recepisse 
libras ducentas Ianue in raubis et argento ac auro et perlis prò usu et dolso 
Izabelele filie dicti Lodisii et uxoris dicti Ulani nondum transducte et de et 
prò quibus dictus Loiisius tenebatur et obligatus e rat dicto 1 Ilario vigore 
publici instrumenti scripti die quinta Aprilis ut fatetur : Renuncians etc. 
— Actum Ianue in sala prima Palacii Seravallis Communis ubi jura reddun- 
tur per Egregios DD. Consules Rationis: Anno Domin. Nativ. MCCCCL- 
XKXX. nono [adiclione prima secundum lamie cucsum die Mercurii quarta 
Septembris in Vesperis: presentibus Simone Bigna Notario et Ambrogio de 
Serravalle Quilici testibus ad premissa vocatis specialiterque rogatis. (Atti del 
Not. Nicolò Sclavina Negrone — Fogliaz. 1 — H95-I501). 



316 SCULTURA 

lode a cotesto , direi , primo autore della nuova fami- 
glia : dacché, quali artisti operarono in queir oratorio 
(e non furon pochi) che noi non contiamo tra gli ot- 
timi? Anche la polizza, che ne soscrissero il 5 marzo 
del 1499 , ci mostra di confessarlo con que' riguardi 
che mai non si tengono co' dozzinali ; e in ispecie 
col rimettere in Silvestro Imperiale Priore della Con- 
sorzia , e in due altri , la stima della mercede che al 
fabro si convenisse (1). Il paterno valore, di bene in 
meglio , si travasò in un suo figlio che si chiamò 
Desiderio, e che d' una Violante figliuola di Lorenzo 



(1) >5< In nomine Domini Amen : Illarius de Cruce faber sponte etc. se 
obligando promissit et promttit Sebastiano Traversagno et Pelro de Cavo 
Baptiste presentibus agentibus nomine et vice Domus Disciplina forum Sancte 
Marie de Castello et ad cautellam mihi Notano infrascripto stipulanti et re- 
cipienti nomine et vice diete Domus Disciplinatorum sive hominum diete Do- 
mus facere et construere turibile (sic) unum argenti prò dieta Domo Discipli- 
natorum conveniens et decens dicté^Domui solvendo sibi argentum expositum 
seu exponendum per dictum Illarium in dicto turibile : De manifatura cujus 
seu mercede ipsius Illarii dicti turribilis argenti dictus Illarius ex nunc se 
remissit et remiltit in Silvestrum Imperialem Priorem diete Domus absentem 
ac dictum Sebastianum Subpriorem ejusdem Domus ac dictum Petrum de 
Cavo Sindicum diete Domus presentes et acceptantes quorum judicio et decla- 
racioni prò dictis manifaturis seu mercede ipsius Illarii stare acquiescere pro- 
missit ac eam penitus attendere et observare omni postposita conlradicione — 
Aclum Janue in Bancis videlicet ad bancum mei Notarli infrascripti : Anno 
Domin. Nativ. MCCCCLXXIX nono Indictione prima secundum Januh cur- 
sum die Mariis quinta Marcii in terciis: presentibus Johanne de Passagio cai- 
solario q. Bartolomei et Jicobo de Passano q. Andree civibus Janue testibus 
ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Antonio Pastorino — Fogliaz. 
15 - 1499, n. 1). 



CAPITOLO Vili. 31*7 

Asalto raccolse tre figli , Ilario , Luciano e Giulio. 
Io li chiamo a vista , non già perchè 1' arte acqui- 
stasse per loro 1 , che il primo soltanto v'attese, e assai 
debolmente; ma perchè mi son testimonj alla rara 
virtù eri alla industria del padre , che giunto ad età 
senile , ebbe tempo ed ingegno per innalzar la fami- 
glia a miglior condizione che non soglia un artista. 
lo il raccolgo da ciò , che costoro, accettando il pa- 
terno retaggio nel 1586 e negli atti del not. Tubino, 
han col nome anche il titol di nobiltà. Desiderio 
m' è noto per pochi lavori, ma eletti; un de' quali, 
superstite anch' oggi , e oltremodo pregevole , io ser- 
bo al complesso d' un' opera ond' egli fa parte cospi- 
cua. D' un altro son certo da' rogiti del Lomellino 
Fazio poco oltre a metà del 1558 : ed è un Calice 
fatto a richiesta di D. Lodisio di Villafrados commesso 
sulle galee di S. Giacomo di Spada (1). 



(1) ^ In nomine Domini Amen : Desiderius de Cruce q. Ilarii faber in 
Janna sponte etc. tatetur habuisse et recepisse a D. Lodixio de Vilafrados 
prooisore triremium S Jacobi de Spato, presenti in pecunia numerata libras 
decem septem soldos septem denarios sex Janue : exceptioni non numerate pe- 
cuaie renunciando : videlicet reales viginti prò manifactura unius Calicis li- 
bras sex soldos X V Janue prò caratis ducentum cum dimidio auri in auro 
dicto Calici apposito et seu predicto Calice aurand) et libras quatuor soldum 
unum et denarios sex prò valuta uncie unius quartorum duorum cum dimi- 
dio argenti appositi dicto Calici et de quibus etc. Renuncians etc. — Aclum 
Jcnue per me Augustinum Lomellinum de Facio Notarium in Bancis ad ban- 
cum residentie mei Nolarii: Anno a Nativitate Domini millesimo quingentesi- 
mo quinquagesimo optavo Indictione quinta decima secundum Ianue cursum 



318 SCULTURA 

Ed un terzo , che scende agli estremi quasi della sua 
vita , fu quel d' una Croce pel luogo d' Andora , di 
cui parlan chiaro i fogliazzi del Mongiardino. Delle 
altre già nominate era questa e più adorna e più 
ricca , se guardo al pesar dell' argento e alla somma 
promessa all' artefice. Era questi a bottega vicin di 
Banchi, anzi della piazzetta degli Usodiinare ; quivi , 
il 12 gennaio del 158.2, sottoscrissero ai patti con 
Desiderio il patrizio Andrea Chiavari e Antonio Or- 
done qual sindaco di detta Comunità (1). 



die vero Martis secunda mensis Augusti in terciis: presentibns Io. Angustino 
Parmario q. Stephani el Stephano de Seravale q. Antonii testibus adpremissa 
vocatis et rogatis. (Atti del Not. Agostino Lomellino Fazio — Fogliaz. 7 
1558). 

(1) ^ In nomine Domini Amen: D. Desideriti de Cruce q. D. Hilarii 
jàber argentarius sponte voluntarie etc. et omni modo etc. promisit et pro- 
mittit Magnif. Andree Clavaro et Antonio Ordono q. Ioannis Sindico Commu- 
nitatis et hominum loci Andorie et utrique eorum in solidum presentibus Jacere 
construere et fabricare omni studio bene et diligenter Crucem unam argenti 
ponderis librarum septem in circa eis modis etformis prout continetur et enun- 
tiatur in quodam modello mihi notarlo infrascripto ostenso esistenti penes pre- 
fatum Magnif. Andream et deinde constructam *t factam adformam dicti mo- 
delli eisdem Magnif. Andree et Antonio consignare Une ai menses duos pro- 
xime venturos remota, quavis exceptione: Et prò ejusdem D. Desiderii mercede 
fabricationis diete Crucis promiserunt dare et solvere in consignatione diete 
Crucis scutos vigniti quinque auri in auro Italie et amplius orane supraplus 
declarandum et dicendum per prefalum Magnif. D. Andream et Desiderium 
(sic) et amplius promittunl consignare dicto Desiderio argentum ponendum in 
Jabricatione diete Crucis dietim secundum indigentiam: Et fatetur dictus De- 
siderius habuisse et recepisse a dictis Magnif. Andrea et Antonio in computo 
et in parte dicti argentei (sic) ponendi in dieta Cruce libras nonaginta lamie 
ut vere illas habuit et recepii enumeratas in presentia mei Notarii et testium 



CAPITOLO Vili. 319 

Di progenie più numerosa , e non meno valente , 
fé' onore alla nostra città un altro ceppo dei della 
Croce , un Filippo d' Antonio , del quale in cortissi- 
mo andare di tempo si trovan per gli atti fatture di 
pregio non lieve , e di varia forma. Il Consorzio del 
Corpo di Cristo istituito alla Maddalena , nel 1547 , 
per cura de' suoi massai G. B. Porta e Francesco Tu- 
bino, gli diede incarico d'un Tabernacolo, adorno a 
figure di Santi e di fine lavoro , che dagli esperti , a 
tal uopo prefissi, fa giudicato miglior de' disegni (1). 



infrascriptorum: Que omnia etc. — Actum Oenue in appoteca ditti Desiderii 
sitta juxta plaieam N. Ususmaris prope Forum Mercatorum: Anno a Nati- 
vitate Domini millesimo quingentesimo octuagesimo secundo Indictione nona 
secundum lanue cursum die Veneris XII Ianuarii in Vesperis: preseatibus 
ibidem Gregorio Marzascho q. lo. Baptiste et Cornelio de Corneliis Simonis 
testibus ad premissa vocatis specialiter et rogatis. — (Atti del Not. Giuseppe 
Mongiardino - Fogliaz. 11-1582). 

(1) In nomine Domini Amen: Philippus de Cruce fàber argentarius spon- 
te et omni modo: Promisit Baptiste Porte et Francisco Tubino massariis Ec- 
clesie Sancte Marie Magdalene presentibus facere et fabricare infra menses 
duos proxirne venturos et dictis Massariis infra dictum lempus traddere et 
consignare Tabernaculum unum argenti prò collocando Sacratissimo Corpore 
Domini Nostri Iesu Christi secundum designum et monstram dictis Massariis 
tradditam existentem penes Reo. D: mag. Angelum Booem \ Vice Prepositum 
diete Ecclesie: et in corpore dicti tabernaculi sculpire (sic) de cavo illas figurai 
sanctorum quas maluerint prefati massarii: et ipsum tabernaculum bene fabricare 
et perficere taliter quod sii bene fabricatum et fulcilum judicio et declarationi 
Ambrosii Tubini fabri et prefati Bev. D. Angeli edam respectu designi traditi 
Et in eventu quod infra dictum tempus non fuisset perfectum et consignatum 
tenealur michilominns (àie) et cogi possit ad perfeclionem ejusdem et tali casu 
nomine pene amilat (sic) manifacluram ejusdem quam minime solvere tenean- 
tur dicti massarii aplicata (sic) dictis massariis prò justo damno et interesse in 



3320 SCULTURA 

Quattro anni dopo, mi si rammenta con un collega 
eh' ha nome Francesco Terzero , a lavori di lusso 
domestico , i quali saranno preludio a que' molti che 
avremo via via sotto gli occhi siccome carattere e 
boria cortigianesca di questa età. Il magnif. Gaspare 
Suarez segretario dell' oratore Cesareo , veduta alla 
mensa del principe Andrea una ricca guantiera d' ar- 
gento con tre saliere, e una bella posata a minuti in- 
tagli o cesellature onde il conte Filippino 1' avea pre- 
sentato , invaghì d' aver tosto le eguali , e se ne 
commise in Filippo e in Francesco , eh' io crederò , 
per la più verosimile , artisti ben anche di quelle 



tantum taxato de acordio. Ex adverso prefati Baptista et Franciscus dictis 
nominibus et nomine suo proprio et in solidum sponte prontisermt dicto Phi- 
lippo presenti eidem solvere in receptione dicti taber /iaculi precium argenti eju- 
sdem et prò manifaclura ejusdem scuta quinque auri Italie: et eie nunc infra 
solucionem dederunt et consignaverunt dicto Philippe» presenti et acceptanti in 
presentia mei Notarii et testium infrascriplorum uncias triginta unam in pon- 
dere argenti de marcho quas dictus Philippus accepisse et hibuisse confessus 
est: Renunciantes etc. Acto pacto quod dictum taber/iaculum solum sit ponde- 
ris unciarum triginta duarum in circa argenti aliter amiltal dictus Philippus 
manifacturam ejusdem quani solvere non teneantur dicti massarii applicala 
prout supra. Pacto quod dictus Fhilippus leneatur dicium labernaculum etiam 
deaurate dumodo (sic) dicti massarii sibi dent aurum. Et prò predictis adim- 
plendis et observandis per dictum Philippum prout supra solemniter inter- 
cessa et fidejussit Qregorius de Cruce frater dicti Philippi: Sub etc. Renun- 
cians etc. — Actum Janue in Bancis videlicet ad bancum mei Notarii infra- 
scripti: anno Domin. Natio. MDXXXXVII Indictione quarta secundum Janue 
cursum die Martis prima [unii in terciis: presentibus Sebastiano Ceronio 
Antonii et Jeronimo Lomelino de Clavaro testibus vocalis et rogatis. (Atti del 
Not. Antonio Lomellino Fazio giuniore — Fogliaz. 12. 1541). 



CAPITOLO Vili. 321 

prime. (1) E al Trivulzio marchese di Vigevano 
spedì Filippo nel 1556 una conca e parecchi bacili 
di schietto argento , per patti segnati in notaio Ponte: 
ond' è lecito argomentare che in cose sì fatte di pri- 
vata suppellettile andasse in ischiera co' primi. 



(1) gg In nomine Domini Amen: Filipus de Cruce q. Antonii et Franciscus 
Tersero q. Jeronimi argentava sponte promittunt quilibet eorum in solidiim 
fieri (sic) magni/. D. Qaspari Suares secretarij (sic) D. Oratoris Cesarei pre- 
senti platum unum cum, tribus salerieris juxta formam alterius piati cum tribus 
salerieris quas habet 111. D. Principes (sic) de Auria cum illismet laboreriis 
prout est el demum qui sit pulcritudinis dicti piali cum saleriis prefati III. D. 
Principis ac eliam cocleare cum una fulcina jwcta formam alterius coclearis 
et fulcinee quam habet prefatus D. D. Principes Auria quas eidem D. Prin- 
cipi oblulit III. D. Comes Aurie que dicti Filipus et Franciscus promittunt 
consignare et tradere dicto D. Gaspari intra diem quintam decimam mensis 
lulii proxime venturi perfecta juxta formam illorum III. D. Principis omni 
exceptioìie et contradicione remotis, Renunciantes etc. Ex adverso dictus D. 
Gaspar sponte promittit dictis Filipo et Francisco presentibus dare et solvere 
prò manifatura prediclorum scuta quatluordecim auri Italie et ultra promit- 
tit solvere argentum ponendum in dicto piato et saleriis cocleario et fulcina: 
infra solucionem predictorum dicti Filipus et Franciscus confessi fuerunt ha- 
buisse et recepisse libras quinquaginta duas et soldos quinque lamie que cedant 
dicto Gaspari prò dicto Filipo ad complementum majoris summe debile per 
dictum Filipum dicto Gaspari: et residuum omnium predictorun dictus Gas- 
spar solvere promittit ipsis Filipo et Francisco facta consignatione predicto- 
r wm omni exceptione et contradicione remotis: Renuncians etc. Hoc declarato 
quod casti quo dicti Filipus et Franciscus non consignaverint intra dictum 
terminnm dictum platum cum saleriis cocleari et filicina per fectum juxta for- 
mam alterius dicti D. Principis tali casu teneantur quilibet eorum in solidum 
solvere dicto D. Gaspari predictas libras quinquaginta duas lanue et soldos 
quinque de quibus supra ad omnem ipsius D. Gasparis liberam voluntatem et 
sic eisdem slatutus est terminus per D. Vicarium magni/. D. Potestatis lamie 
et non tenealur ipse Gaspar tali casu ad eapienda predicta: Renunciantes 
Scultura. — Vol. VI. 41 



322 SCULTURA 

A quest' anno mi cessan le sue memorie; ma sono 
maestri . e fiorenti di commissioni, tre figli di lui : 
un Vincenzo , un Gottardo e un Antonio , che il 
nome dell' avo mi sembra additarci per primogenito. 
Dacché in questa mèsse convientni studiar brevità 
più che mai , basterà al costui nome L' aver rifornito 
d' argenti le case di quel Grimaldi ove tanti virtuosi 
avean già adoperato e tuttavia adoperavano , e com- 
piaciuto (se non al Battista) a Pasquale suo figlio di 
brocche e bacili , di tazze e di candelabri. Vincenzo 
vuol rammentarsi alla gente di Nervi nella orientai 
Riviera, per la cui chiesa, sacrata a S. Siro, e non 
sazia mai (come pare alla vista) di begli ornamenti , 
costrusse una Croce , che in peso avanzava ciascuna 
di quante n' ho riferite. Che s' altro vorrà sapersene , 
il rogito mostri in mia vece che questo fu a' tempi 
di G. B. Gironda arciprete , e per cura degli Operai 
Antonio De Lucchi e Ravina Gerolamo , l 1 anno del 
1575. (1) Gottardo è una cosa con questo fratello , 



etc. — Actum Janue in Bancis vldelicet ad banchum mei notarli infrascripti: 
Anno Domin. Natlv. MDLprimo Indictione octava secundum Janue cursum 
die Mercurii XXV UH Aprilis in terciis : presentibus Nicolao de Boaxio 
q. Baptlste et Augustine» de Gropo Benedictl testlbus vocatls el rogatis. (Atti 
del Not. Matteo Sivori — Fogliaz. 5-1551). 

[V, In nomine Domini Amen: Vinceutius de Cruce faber auri et argenti q. 
Philippi cognitus etc. sponte etc. et omni meliori modo etc. promlttlt Etero- 
nimo Ravtne et Antonio de Luca presentibus etc. massarlis Ecclesie S. Siri 
de Nervio jabricare Crucem unam argenti bonitatts et valor is soldorum 54 
slngula micia in pondere de unclts Irtgtnta in circa stne pomo a parte infe- 



CAPITOLO Vili. 323 

e dal loro opificio si veggon prodotte stoviglie in 
gran numero , quali soleano a quel tempo desiderarsi 
a signorili banchetti. L' angustia de' fogli non sia 
che mi tolga il recarne un esempio in alcune di 
molte, che aveane di man di costoro il patrizio Nicola 
Spinola a mezzo il secolo , e eh' egli adoprava negli 
ozj villerecci di Fassolo, e che nottetempo rubate dal 
chiuso di quelle stanze, eran corse a .Milano e ca- 
dute in possesso d' un nobile Archinto. Valeva il pre- 
gio a rivendicarle , siccome io veggio aver fatto , od 
almen procurato , lo Spinola , usando il poter della 
legge, e istituendo a tal uopo in Milano per suo de- 
legato o procuratore il magnif. G. B. Busto. (1) 



riori: et hoc intra menses ditos proxime venturos prò predo seu mercede et 
labore prout judicatum fuerit per Consules Artis fabrorum Genue quorum ju- 
dicio partes stare promitlunt ad bonum computum cujus fatetur habuisse libras 
L in pecunia numerata in presentia mei Notarii et testimi. Casu vero quo 
d'ictus Vincentius intra dictum tempus dictam Crucem argenti bene fabri- 
catam eljulcitam non consignaverit possint dicti Massarii aliam consimilem fi eri 
Jacere a quavis persona damno dicti Vincentii de quibus (sic) stare et credere 
promittit soli verbo cum juramento dictorum Massariorum et Rev. D. presbiteri 
Io. Baptiste Gironde archipresbiteri diete Ecclesie et Ma damna una cum dictis 
libris quinquaginta habitis de quibus supra restituere: Renuncians etc. — Àc- 
tum Genue in Bancis ad bancum mei notarii infrascripti: Anno Domin. Naliv. 
MDLXX V lndictione secunda steundum Genue cursum die Mercurii XX Aprilis 
in terchs: presentibus Baptista Savignono Stephani et Andrea de Laurentio q. 
Io. Bapte testibus vocatis et rogatis [Atti del Not. Giacomo Sivori — Fogliaz. 
6, 1575 - 76.) 

(1) >£ « L'Ulustr. Sign. Nicolo Spinola fu del magnif. Jio. Luca intende 
« far fede come ventiquattro piatti grandi dodici tondi d'argento che sono 



324 SCULTURA 

La scritta , o protesta , o dichiarazione che sia , 
eh' egli fa al notaio , sollecita e frettolosa secondo il 
caso , dà cenno d' un ghiotto bacile , ove il ricco di 
bei risalti e cesellature vinceva a buon dato il valore 
della materia. Io non oso attribuirlo a que' due fra- 
telli , né ad altro de' fabri fin qui registrati : sì forte 
è 1' indizio che il magistero dello storiare o fiorir 
di rilievo sì fatti arredi , sia lode dovuta , in gran 
parte almeno, a maestri non nostri. E il discreto let- 
tore vorrà ben credere eh' io non mi stessi con gli 
occhi chiusi a spiar questo fatto ne' documenti; di 
che m' invogliava non pure la gloria dell' arte che 
ne torrebbe la patria nostra, ma insieme la vista , 
quanto può dirsi deliziosissima, d' alcuni pochi o ca- 
tini o piatti , sfuggiti a' capricci della fortuna o al 



« stati rubbati di notte in casa nella quale villeggia in la villa di Fassiolo 
« trasportati a Milano et pervenuti poi in mauo dell'Illustr. Sig. Giuseppe 
« Archinto come per lettere di S. Signoria sono di esso Sig. Nicolo et 
« per lei (sic) si sono fatti fabricare in maggior numero in questa città 
« da Vicenzo (sic) et Gottardo Croce argentarii con la presente marca 
« N P S et che uno bacile pur d'argento tutto a lavori di rilevo di gran 
« fattura tutto dorato et con il fondo dell'armi Spinola e Doria parimente 
« è di Sua Signoria stato visto nettato et polito dalli detti argentieri più 
« di una fiata: Et che di detto furto ne fu subitamente fatta notizia alli 
« Consoli della detta Arte et successivamente a tutti li maestri di detta 
« Arte acciochè e in tutto o in parte fussero pervenuti alle mani di al- 
« cuno di loro fossero retenuti come cose rubbate: Et questa è la mera 
« e pura verità - ►$< 1551 in dì de Domenica 12 di Novembre nella porta 
« della casa di me Notaro » (Negli atti del Not. Antonio Vernazza — Fo- 
gliaz. 1. 1546- 77.) 



CAPITOLO Vili. 325 

venale talento de' possessori. Cresceva curiosità non 
so quale riflesso de' nostri pittori nell' atteggiare e 
comporre ed esprimere di quelle istorie; talché, s'elle 
fossero molte, sì come oggimai son pochissime, avresti 
in arredi di mensa o in riposte d' armadio un' ima- 
gine quasi de' nobili affreschi onde vanno superbi 
in Genova le sale che furono di tanti principi. Il che 
basterebbe a indicare siccome i più dotti e fecondi 
pittori che avesse la nostra scuola , fornissero spesso 
al cesello i disegni , così ad istoriare com' anche a 
ideare e fregiare quel vasellame , se gli atti medesimi 
non sovvenissero a dimostrarlo. E però, concedendo 
altrui la finezza dell' eseguire , terremo per nostro 
quel eh' è d' invenzione : e sarà non meno grata a 
vedere sì fatta amicizia tra due magisteri , ove il 
genio della pittura s' associa all'industria de' fabri , 
e accomuna i Liguri cogli avventicci di più paesi. 
A toccar di costoro, io proposi fin dagli esordj d'ac- 
coglierli intorno ad un' opera pubblica , e nota alla 
città nostra, e solenne per sue qualità; nondimeno, 
e già prima eli' io muova ad essa, e di poi, com' io 
l'abbia descritta, in' è debito il trarre in disparte pa- 
recchi argentieri che in quella non ebber mano, o se 
1' ebbero, è picciola cosa rispetto alla lode che deono 
aspettarsi dal nostro scritto. 

E per vero , a me paro nell' arte suddetta doversi 
tenere per eccellente un Antonio di Castro , venuto 
di Portogallo , e a più indizj rimasto buon tempo con 



326 SCULTURA 

noi ; perciocché , sebbene la sua virtù non si mostri 
che in un lavoro , egli è tale per altro, e talmente 
palese nelle sue forme , da farci attribuire in gran 
parte a suo merito i rari ceselli superstiti infi.no a' 
dì nostri. Incomincio da questo : che ad ordinarlo ab- 
biam Franco Lercaro , quel desso a cui tanto piacque 
d' avere 1' Alessio a' disegni del suo palazzo , e il 
Cambiaso col Bergamasco ad ornar di dipinti la pro- 
pria Cappella nel Duomo. Del 1565 , o in quel torno, 
fervevano 1' una e 1' altra opera , e appunto in que- 
st' anno il valente patrizio chiedeva a cotesto straniero 
un bacile con sua stagnata , ove i tondi e i risalti , 
d' ornato in parte , ed in parte di cose storiate, reca- 
van per premio all' artefice scudi dugento d' oro : 
eh' è maraviglia per quella età e per queir arte. L'ar- 
gento vernagli fornito a buon peso di sedici libre , e 
allungato il tempo a quattordici mesi , siccome a la- 
voro sudato e tardo anche ad uomo operoso. E i mo- 
delli o disegni venian dal Lercaro ; e che fossero 
mano o del nostro Luchetto o di quel da Bergamo , 
il crederemo e alla fama e agli scritti che fan l'uno 
e 1' altro graziosi singolarmente e domestici a quel 
gentile. Il secondo era poi felicissimo a compartire 
entro vaghe cornici o volute o cartelle i soggetti delle 
ligure, e a comporli con giusta misura tra gli orna- 
menti : e sappiam dal contratto che in questo bacile 
giravano in tondo ben undici istorie, che Franco di- 
rebbe (a sua scelta) per altri disegni non ancor fatti 



CAPITOLO Vili. 327 

e da farsi a parte. E più oltre non ne dirò ; ma il 
già detto io confido che basti a tentar la fortuna , se 
pure tra quel che ci avanza di tali delizie, vorrà con- 
sentire che alcuno ritrovi cotesta , e la possa discer- 
nere a qualche indizio, poniamo allo stile de' fregi, 
o al numero de' partimenti , o anche meglio al sog- 
getto delle invenzioni eh' io voglio supporre ispirate 
alle glorie della famiglia. (1) 



(1) >J< In nomine Domini Amen: D. Franchia Lercarius ex una et Àntonius 
de Castro Lusilanus faber argentarius ex altera sponte etc. et omni meliori 
modo etc. pervenerv.nl ai infrascriptam conventionem pacta et alia de quibus 
infra solemnibus stipulationibus Mnc inde intervenientibus: Videlicet quia dictus 
Àntonius prOmissit et promittit dicto D. Francho stipulanti ut supra conflcere 
bacile et stagnar iam argenti laboralum et laboratam ut vulgo dicitur a rilevo 
juxla modelum seu formam per dictum D. Franchum traditum dicto Antonio 
subscriptum per me Notarium prò confeclione cujus bacilis et stagnane ipse 
Àntonius fatetur liabuisse et recepisse realiter et cam effectu ab ipso D. Franco 
libras sexdecim argenti in pondere et dictum bacile et stagnariam confectum 
et fabricatum ac confectam et fabricatam juxta dicium modelum et in omni 
pulchritudine traddere et consegnare eidem D. Francho seu legitime persone 
prò eo intra menses qualuordecim proxime venluros. Ex adverso ipse D. Fran- 
chus dare et solvere promissit eidem Antonio stipulanti ut supra prò mani/a- 
tura ipsorum bacilis et stagnarle scula ducenta de soldis sexaginta octo sin- 
gulo sento dietim secundum laborerium fiendum per dictum Antoni nm in con- 
fectione ipsorum bacilis et stagnane etc. omni [exceptione remota: Acto etc. 
quod ipse Àntonius teneatur dictum bacile et stagnariam conflcere in omni 
pulchritudine et in contentamento ipsius D. Franci et ipso confecto in 
contentamento ipsius D. Franci eo casu teneatur ipse D. Franchus solvere 
dicto Antonio dieta scuta ducenta auri in auro Ittalie et casu quo non 
esset in contentamento ipsius D. Franci quod eo casu manifactura ipsa 
solvi debeat secundum et prout judicatum fuerit per Lazarum Scorciam 
auriflcem et ipso Lazaro deficiente au t cbsente per alium quemvis perùum 



328 SCULTURA 

Ecco un altro bacile con suo mesciroba nelle cre- 
denziere di Battista Grimaldo : men ricco , m e n grave 
del precedente, ma pur lavorato a figure, ed' argen- 
to oltremodo finissimo. Ne accenno 1' autore in un 
Pietro Costen, ch'io metto a capo di più Fiammin- 
ghi e Alemanni e Svizzeri : gente ingegnosa , che 
tolti a stipendio dalla Repubblica , alternavano all'uso 
dell' armi i punzoni e le ciappole dell' argentiere. 
Verranno costoro secondo che porta la narrazione , or 
mischiati co' nostri , or con altri italiani , or da soli ; 
ma sempre in faccende onorevoli. Un solo verrà dis- 
giunto , e sul chiuder di questa materia ; che sde- 
gnerebbe confondersi a molti. Del Costen sia detto 
abbastanza ; che bene il difendono i patti segnati 
nella scrittura , e '1 giudicio (non uso a ingannarsi) 
del committente. (1) Egli è tempo oramai eh' io dia 



quem elegerii ipse D. Franchus in quos tali casu se se remisserunt et remil- 
tunt: Item acto etc. quod historie undecim que iutrant infabrica ipsius bacilis 
2>rout ex dicto modello seu forma apparet fieri débeant per dictum Antonium 
e x illis historiis secundum et prout ipse D. Franchus voluerit et ipsi Antonio 
ordinaverit et sic etiamjiat et servetur respectu confectionis stagnarle: quia 
ita etc. — Actum lanue in Bancis ad banchum solitum mei Notarli infrascri- 
pti: Anno Domiti. Nativ. millesimo quingentesimo sexagesimo quinto Indictione 
VII secundum lanue cursum die Mercurii lì Maij in tertiis: presentibus Io. 
Baptista Crovaria Sebastiani et Benedicto Matto q. Pauli lanuensibus testibus 
ad premissa vocatis specialiter et rogatis. (Atti del Not. Agostino Cibo Pei- 
rano — Fogliaz. 7 - 1565J. 

(1) >ì< In nomine Domini Amen: Magister Petrus Costen q- Ioannis Flamen- 
gus sponle etc. et omni meliori modo etc. Confessus fuit et confitelur nob. Ba- 
ptiste de Grimaldis q. D. Hieronimi licet absenti et Luce Picembono presenti 



CAPITOLO Vili. 329 

luogo al maggior lavoro che conti il secolo, e in- 
trecci le mie notizie co' molti egregi che v'ebbero 
parte. Vo' dire alla Cassa del Corjpusdomini , insigne 
testimonianza alla generosa pietà de' nostri avi , e 
compendio di ciò che volesse il pubblico, e di quel 
che potessero in Genova 1' arti fabrili a illustrarne il 
culto e le pompe solenni. 

Da quasi tre lustri è alle stampe una breve , ma 
quanto può dirsi accurata , notizia di tal monumento, 



stipulanti etc. se mag. Petrum habuisse et recepisse et sibi consignatas fuisse 
libras decem in pontiere argenti fini ab unciis undecim cum dimidia projabri- 
cando bacile uno et stagnarla una cum flguris et aliis de quibus sunt concor- 
des dicti Nob. Baptista et mag. Petrus in contentamento dicti Nob. Baptiste 
quod bacile et stagnariam sic ut supra fabricatam dictus Mag. Petrus eidem 
Nob. Baptiste traddere et consigliare promisit et promittit intra menses qua- 
tuor proxime venluros infra solutionem mercedis cujus Mag. Petri que est de 
scutis quinquaginta auri Italie in auro dictus mag. Petrus conjessus fuil et 
confltetur nob. Baptiste licei absenti et dicto Luce et mihi notano presentibus 
etc. habuisse et recepisse prout habuit et recepit in pecunia numerata in presenzia 
mea Notarii et testium infrascriptorum scuta odo auri Italie in auro et de ip- 
sis etc. Renunciantes etc. Et prò dicto mag. Petro prò dicto argento seu ba- 
cile et stagnaria ac prò dictis scutis odo de quibus supra erga dietimi Nob. 
Baptistam abscntem et dicium Lucam et me Notarium solemniter intercessa 
et jtdejussil 1). Hieronimus P alidori Amelongi de Placentia Secretarius III. 
Domini Plumbini Me presens. Sub etc. — Adum Oenue in contrada Valorie 
in domo habitationis dicti Mag. Petri : Anno Domin: Nativ. MDLVUI ludi- 
ctione prima secundum Genue cursum die Sabbati XV Odobris in Vesperis: 
presentibus Angustino Galiano q. Secondini de Vintimilio et Antonio de Cruce 
Philippi Jabro argentario civibus Genue testibus ad predicta vocatis et specia- 
liter rogatis. (Atti del Not. Antonio Giustiniani Roccatagliuta - Fogliaz. 1. 
1556-59.) 

Scultura. — Vol. VI. 42 



330 SCULTURA 

dettata dal nostro Varai , che a rompere un indegno 
silenzio di più che tre secoli , e a cessare gli errori 
in quel nulla che i libri o le tradizioni ne bisbiglia- 
vano , entrò risoluto a cercar nelle carte municipali , 
o di quell'Ufficio che diceasi in antico de' Padri del 
Comune. A costoro era stata in gran parte commessa 
la cura dell' opera ; quivi giacevano i cartafasci de' 
loro decreti , degli estimi e delle spese , e le mini- 
me note o postille, e con esse anche il nome de' 
fabri ordinati a' maggiori o minori servizj , aspettan- 
do che alcuno con animo di cittadino e con affetto 
d' artista venisse ad interrogarli. Troppo più liberal- 
mente usò il Varni : e recata la falce in quell' ampia 
mèsse , ne corredò il breve scritto di forma , che 
paziente lettore ha nel testo una scorta , e ne' 
documenti un vastissimo campo da rifrustare. (1) Io 
sarei sconoscente alle cure del dotto amico , e invi- 
dioso al mio stesso lavoro , s' io non traessi di quel- 
1' opuscolo il maggior prò' che per me si possa: ol- 
treché in tanta copia di convenzioni e di cifre e d'or- 
dini , quanta ne ha messo in luce, potrò scusarmi di 
più scritture che a me incomberebbe di riprodurre , 
mandando a que' fogli qualunque ne fosse vago. La 



(1) Della Cassa per la processione del Corpusdomini, e di alcuni altri la- 
vori a cesello per la Cattedrale di Genova — Appunti corredati di docu- 
menti del Prof. Santo Varni. — Genova, Tipografia dei fratelli Pagano, 
MDCCCLXVI1. 



CAPITOLO Vili. 331 

quale civanza e di tempo e di carte io porrò ad al- 
tro lucro non meno gradevole ; dico aggiungendo a 
siffatta materia quel che non era , né potea essere , 
ne' zibaldoni de 1 Padri ; e in ispecie riguardo agli 
artefici , le cui fortune in niun luogo appariscono 
meglio che in istil di notaio e in private contrat- 
tazioni. (1) 



(1) Fino alla metà del secolo XVI (esordisce il benemerito Varni) l'Ostia 
« sagrata recavasi nella processione del Corpus Domini sopra una cassa di 
« legno dorato tanto mal convenevole a esso misterio et a la Republica nostra 
« quanto dir si fossa. — Sicché nell'anno 1553 fu deliberato di impren- 
« derne una tutta d'argento, d'ogni bellezza e da stare al paragone di qual- 
« sivoglia altra ». Perchè da cotali parole (testuali in gran parte, come 
ognun vede) d'alcun Magistrato, non torni per avventura più scapito che 
non convenga alla religione del nostro popolo, non tacerò ch'oltre a un secolo 
prima, anzi in giugno del 1440, un' eletta di gente patrizia (non meno che 
quarantasette) aveano mandato in presente all'arcivescovo Giacomo Impe- 
riale de eorum pecunia, Vas quoddam Corporis Christi, tàbernaculum nuncu- 
patum, de cristallo argento et auro cvm dulsis (sic) laboreriis copiose muni- 
tum. Quel dulsis (o dolsis ch'io trovo sovente negli atti) ersn forse i dossi 
od ispranghe per chi lo indossasse. Di questo mi danno contezza le filze 
dei Diversorum per l'anno suddetto, egualmente credibili, come parola di 
Reggitori; e s'aggiunge, che al dono era posta la condizione, che l'urnn, 
ossia tabernacolo, uscisse in pubblico a pompa solenne nel Corpusdomini. 
Il Doge e il Consiglio, plaudendo alla pia liberalità, decretavano che in 
ciascun anno in perpetuo due de' quarantasette potessero associarsi a co- 
loro che reggevano le aste del baldacchino, e andare in coppia co' Magi- 
strati durante la processione. Abbiamo dunque un' Urna più antica, ne 
solo decente, ma degna e magnifica, s'ella avea un chiuso di tersi cri- 
stalli commessi d'argento e d'oro, e potea pur vantarsi di ricchi lavori. Vero 
« per altro che un andar d'anni cento e tredici ha ben potuto o distrug- 
gerla o difformarla. Nel detto opuscolo non è taciuto d'un pallio od om- 
bracolo, (fatto ad un tempo quasi) da regger sull'aste scortando ad onore 



332 SCULTURA 

All' età che fa lieta di sì cospicuo lavoro , o a 
dir meglio dello stanziarlo e del porne i principj , 
due fabri parean primeggiare tra noi , se non forse 
per sottigliezza di mano , ma certamente por vario 
ingegno a ideare e comporre e diriggere , e usare 
quelle avvertenze che ad opera di tanto rilievo si 
convenivano. Chiamavasi l'uno Francesco de' Rocchi 
del q. Ambrogio , milanese di patria : era 1' altro A- 
gostino Groppo di Benedetto , di nazion Veneto ad 
ogni apparenza. Dobbiamo a quel primo 1' aver co- 
minciata , al secondo condotta a buon termina l'Urna; 
ma in tanta vicenda di casi , e doppiezza d' animo , 
e con tal succedersi d' altri maestri o da lor trattenuti 
o chiamati in sussidio da' Padri , che i loro nomi son 
quasi per ismarrirsi fra tanta turba , pel lungo in- 
tervallo di più che vent' anni. Ma come a una prima 



1' augusto Mistero. Non parmi superfluo l'aggiungere, che a tal lavoro diede 
ordine un decreto della Signoria, che ha la data del 20 maggio 1442, e 
che accenna abbastanza quai drappi a tal uso si domandassero, delibe- 
rando ut in Dei laudem ematur impensa publica tantum panni aurei et serici 
quantum sit satis ad faciendum novum umbraculum Corpori Jesu Christi 
D. N. tunc cum singulis annis per uròem gestatur. Più giorni appresso sem- 
brarono scarse le lire 600 stanziate all'uopo, e uscì nuovo decreto di que- 
sto tenore: MVCCCXLIl die Dominico XXVII Maij - 111. et Exc.D.DuxJa- 
nuens. et Magnif. Consilium DD. Antianorum in legittimo numero congrega- 
timi: Subdubitantes ne UBre sexcente que decrete sunt posse impendi in um- 
braculum Corporis Christi comparandum sud satis, priori déliberationi adden- 
tes statuerunt in id opus erogari posse si expedire videbitur usque ad libras 
DCCC exigendas tamen a oeteribus debitoribus ut primum dee return. 



CAPITOLO Vili. 833 

sguardata si mostran valenti sugli altri , a buon di- 
ritto si lagna il Varni che in nessun libro di cose 
d' arte sia fatto pur cenno o dell' uno o dell' altro ; 
eh' è quanto di più sinistro si possa aspettare a' più 
dozzinali. E col Varni dorremei anche noi , conoscen- 
do a quest' altro esempio la colpa che grava sui no- 
stri scrittori : 1' obblìo delle patrie arti. Conciossiachè 
(e qui m' è dolce il soccorrere in parte all' egregio 
amico) né il Rocco né il Groppo poteansi a que' 
tempi cercare all' infuori di Genova stessa, ove avean 
parimente officina, e occasione d' onesti lucri, e fa- 
vor di fortuna , tanto solo cho a bontà di costume 
non men che di magistero , ne fossero degni. Sembrò 
fatale che appena cessate a' Moderatori le noie del 
coro e delle sganzelle, sopravvenissero nuove molestie 
per questo ornamento insigne del nostro Duomo , e 
novellamente per due maestri, de' quali non trove- 
resti una coppia più somigliante così pel valor dell'in- 
gegno come per 1' incostanza e la slealtà del proce- 
dere. Ma ciò sarà parte al racconto dell' opera: io 
debbo per ora, benché brevemente, mostrare in Genova 
i due forestieri assai prima dell' opera stessa , sì che 
non entrino al tutto nuovi nelle memorie che la ri- 
guardano. 

Il Rocco (che tale era detto comunemente, e sarà 
pur da noi quind' innanzi) era certo de' nostri nel 
1542, vale a dire undici anni già innanzi al lavoro 
dell'Urna, s'io credo al notaio Gregorio Bonvino; anzi 



334 SCULTURA 

a udir le costui parole , Francesco in novembre di 
detto unno toglieasi di socio con altro fabro, Giovanni 
di Monteverde ; ond' è giusto il supporre che già 
da tempo abitasse la nostra città. Noterò che que- 
st'atto è rogato nella officina di Gio: Giacomo dalla 
Porta presso il ponte de' Cattanei; non senza ca- 
gioni che poi verran chiare a chi legge. Nò molto 
m'indugia il Groppo; che in fin di maggio del 1543, 
per iscritta del not. Tubino , ha congedo da certa 
bottega che aveagli affittata Gerolamo Lomellino sul 
largo di Banchi, e il perchè non è grato a contarsi; 
eran mesi ben diciassette dacché il padrone facea va- 
namente esercizio di santa pazienza aspettando il suo 
credito. Ma i cartularj della Eepubblica ci danno a- 
nimo ad anticipare il costui soggiorno di parecchi 
anni; per una nota di pagamento che fin dagli esor- 
dj del 39 lo mostra a trar d' oro e scolpir di cesello 
quel fregio di cui circondavasi il tòcco o berretto del 
Doge (1). Ch'ei fosse anche sporto di conio , e per 
tal lavorio molto in grado del pubblico , appare al- 
tresì da più tarde scritturazioni. Fornì più sigilli alla 
Cancelleria di Palazzo tra il 1540 e'1 44, e del 51 
meritò di formare i cavi o matrici per improntarne i 



(1) >%< MD1XXIX die XXXI lanuarii: Augustinus de Groppo habens cu- 
rarti faciendi circulum auri prò Urreto Illustr. Ducis: prò M. Dom. Franco 
de Vivaldis de Axereto de quibus reddat rationem prò M. Dom. Iaeobo mas- 
sario — CUV li. (Cartul. 1539). 



CAPITOLO Vili. 335 

ducati d'oro (1). Direi che giovasse ad entrambi l'in- 
gegno d' un cotal lavorante da Roma , che noma- 
vasi Ascanio Martelli , passando dall' una bottega 
all'altra, e non senza litigi, e ultimamente, nel 1547, 
acconciatosi con Agostino in società di guadagni nella 
officina ch'aveva in contrada di Lucoli. Il Rocco a 
sua volta , di questi tempi , avea tolto con sé per 
compagno un Tommaso d' Utpluxen d' Anversa , che 
noi troveremo ai lavori dell'Urna, e a più altri: stor- 
piato nel nome per varie guise, da renderci poco si- 
curi a seguir questa o quella in sì strano linguaggio. 
A costui si fidava di buona voglia, o accadesse spedir 
commissioni eh' avea di suo proprio, o partirsi di Ge- 
nova per alcun fatto che il più sovente lo chiamava 
alla sua Milano. E il Fiammingo parea soddisfare non 
meno agli altrui desiderj; e n'ho in pronto argomenti 
in due carte ch'io produrrò volentieri e per questa e 
per altre occasioni , siccome prossime , e poirei dire 
contemporanee, alla commissione del Tabernacolo. È 
l'una del 1, e l'altra del 26 luglio 1552: 1' una e 
l'altra rogate presente I'Utpluxen in cambio del Rocco 
lontano da Genova. In questa seconda ei confessa a 
Nicola Grimaldi del fu Agostino, e per so e pel col- 
lega, d'aver ricevuto buon peso d'argento non che di 



(1) >£ MDLI die XX Marcij: Auguitinus de Gropo prò Augustitio Lo- 
mellino Porro capserio ad computum ejus mercedis cuneorurn seu impressionum 
prò cudendis ducatis auri mandato M. D. Leonardi etc. (Cartul. 1551). 



336 SCULTURA 

moneta da rendersi in varj arredi a servizio dome- 
stico (1): in quella prima dà fede ad Oberto Spinala 

(1) gg I n nomine Domini Amen: Magister Thomas de Utpluxen fla- 
mingus de Anversa q. Tetri sponte confessus juit et confltetur Nob. 
D. Nicolao de Grimaldis q. D. Augustini licet absenti ac losepho Pe- 
lisono q. Philippi prò eo accipienti et ad cautellam milti Notano publico in- 
jrascripto stipulantibus et recipientibus prò dicto Nicolao se ipsum Mag: Tho- 
mam a dicto Nicolao in societate Mag. Francisci Rocho Mediolanensis ha- 
buisse et recepisse libras quadraginta sex uncias sex denarios viginti et granos 
quatuor in pondere argenti lonitatìs unciarum undecim cum dimidia prò di- 
versis vasibns faciendis prò ipso Nicolao nec non habuisse et recepisse ab 111. 
D. Marco A ntonio de Auria seu ab ejus agerdibus nomine dicti Nicolai in 
duabus vicibìis libras sex uncias duas cum dimidia in pondere argenti ejusdem 
bonitatis in tot monttis argenteis presentialiter a dicto losepho prò dicto [Ni- 
colao et ultra libras quadraginta sex et solidos decem Ianue infra solucionem 
mercedis ipsius Thornasii (sic) et dicti mag. Francisci dictorum vasium fabri- 
candorum: Renuncians e te. Que quidem argentea fabricare ac reddere et resti- 
tuere promissit et promittit dicto Nicolao sive persone legittime prò eo in in- 
jrascriptis vasibus per dictum Franti se um et ipsum Thomam fabricandis vi- 
delicet in uno bacile et una stagnaria duabus taciis (sic) et mio coffanetto cum 
suis fulcimentis et mocarolo uno argenti: Que vasa diclus Ioseph nomine dicti 
Nicolai et prò quo de rato proprio nomine promittit sub etc. confessus fuit et 
confiletur Ma habuisse et recepisse a dicto Thoma et ultra predicla etiam di- 
ctus Thomasius fabricare et consigliare promissit et promittit ex supradictis 
argenlis dicto Nicolao duo scaldavivande unam laciam quatuor riguerias seu 
stagnarias prò acqua*[sic) et unam conjetteriam bene laboratas et jabricatas 
ad omnem voluntatem ipsius Nicolai omni posiposita contradictione. Versa vice 
dictus Ioseph dicto nomine promissit et promittit dicto Thomasio eidem Tho- 
masio prò sua mercede omne id et totum quod et quantum per ipsum Nico- 
laum et dictum mag. Fianciscum Juerit declaralum consignatis dictis vasibus 
argenteis: Que omnia etc. De quibus omnibus etc. - Aclum Ianue in Logia 
Nobilium de Nigro: Anno a Naiivitate Domini millesimo quingentesimo quinqua- 
gesimo secundo Indictione nona secundum Ianue cursum die Martis XXVI Iulii 
in Vesperis: presenlibus ibidem Bartolomeo de Pareto q. Dominici et Franci- 
scus Satellus (sic) Mathei teslibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del 
Mot. Tommaso Vivaldi Costa - Fogliaz. 2, 1539 - 67;. 



CAPITOLO Vili. 337 

del q. Paolo, che in capo a parecchi giorni darebbe 
ultimati due candelieri, pe' quali Francesco avea già 
buona somma alle mani. (1) Notizie che andrebbero in 
fascio con altre non poche ; ma in questa polizza ho 
due contrassegni , de' quali io vorrei provveduto il 
giudizio nostro e tenace la mente, per le faccende che 
seguiranno. Uno è in ciò, che a testimoniare inter- 
viene Gio. Giacomo, e quasi diresti a inculcarci co- 
m'ei si porgesse grazioso e amichevole in' ogni biso- 
gno del suo compatriotto; ed un altro, nel dichiarare 
che fa il notaio l'assenza del Rocco per essersi tratto 



(1) ►$< In nomine Domini Amen: Cum sit quod nob. Obertus Spintila q. D. 
Pauli dederit et solverit mag. Francisco de Rochis Mediolanensi usque die 
XXI Oclobris proxime preteriti libras centum quinque soldos duos et denarios 
undecim Ianiie in pecunia numerata ad hoc ut dictiis mag. Franciscus fabri- 
caret ipsi Oberto candeleria duo argenti et cum dicttis Franciscus accesserit 
Mediolanum et non potuit (sic) perflcere dieta duo candeleria et dimisserit (sic) 
argentum in ejus apoteca prò corificiendis dictis candeleriis in societate infra- 
scripti Thome: Hinc est quod Thomas de Opreiten (sic) de loco Anterse q. 
Petri et laborator dicli Francisci sponte etc. in primis faletur omnia et sin- 
gula superius narrata esse vera et sic successive ac consequenter sponte pro- 
millit dicto Oberto presenti et acceptanti per totam ebdomodam (sic) proxime 
venluram dare tradere et consigliare dicto D. Oberto presenti et acceptanti 
predicia duo candeleria argenti perfecta vel solvere predictas libras cen- 
tum quinque soldos duos et denarios undecim lamie de quibus supra et tradere 
tot argentum prò dieta stimma omni exceptione et contradicione remota. Renun- 
cians etc. — Actum lanue in balalorio domus habitacionis dicti D. Oberli: 
Anno Domin. Nativ. MDL1I Indictione nona secundum lanue cursum die 
Veneris prima Iulii in Vesperis: presentibus Mag. Io. Iacobo de la Porta q. 
Bartolomei scultore et Philipo de Chà de Sturla Stefani testibus vocatis et 
rogatis. (Atti del Not. Matteo Sivori - Fogliaz. 6-1553). 

Scultura. — Vol. VI. 43 



338 SCULTURA 

pocanzi a Milano. Ma basti per ora il conoscer ne* 
due forastieri qual sorte corressero in Genova: certo 
non tale , che Genova avesse a dolersi di loro. Tar- 
darono per anni ed anni i disgusti a cagion di 
Francesco, ma furon gravi e con poco rimedio ; de' 
suoi si rifece Agostino , ma furon presti nell' anno 
ch'io scrivo, e non senza vergogna. Però che scompi- 
gliato di debiti, e prima cercando uno od altro na- 
scondiglio, e sfidato di mettersi in pace co' suoi cre- 
ditori, da ultimo prese la fuga; e non par che tor- 
nasse se non chiamato , e più vecchio di quasi tre 
lustri. Ben so che si suol compatire (e oggi più che 
mai) a cotali diffalte; ma vienmi tra mani un curioso 
foglietto diretto alla Signoria, eh' io non so quanto 
inviti a misericordia. (1) 



(1) Ill. mo et Magri. " — « El povero forastero prete Ambrogio Mante- 
« gasso de Milano è venuto in la pres.te cita con certe soe cosse perte- 
« nenti a l'arte de giocalista e per sua mala sorte come ignaro de la 
« qnalità di artefici ha dato dette sue cosse ad Angustino Groppo aurefice 
« qual a la soa botega gli le vendi al più utile e li dia el pretio. E il 
« quale Angustino si è occultato già sono giorni 14 e epso supplicante 
« a pena ha da mangiare il quale con lacrime genibus Hexis a piedi 
«de V. Ill.me S-ria supplicando che si degnano haverli compassione e 
« usar tal modo corno soleno far quando voleno trovare un delinquente 
« latitante, che si trovi detto Angustino acciò se possi provedere a tal 
« assassinamento maxime che è a la terra e celatamente va segondo 
« ha inteso esso supplicante acordando qualcheduno suo creditore. Al- 
« tramente resta maltractato esso povero prette el quale humilemente 
« s'acomanda che Iddio le preservi in felicità ». — (Archiv. della Sepubbl. 
— Fogliaz. Inutilium — 1552). 



CAPITOLO Vili. 339 

La stampa del Varni produce i primi atti de' Padri 
per l'opera del sacro Vase, segnati appunto del 1553; 
né perdona alle cose minime, né agli èstimi pure, 
che varj fabri, sia in Genova o fuori, offerivan per 
prezzo dell'eseguirlo. Ma questi computi stavano a un 
sol modello, tradotto a più copie in disegno, e spe- 
dito a più fabri in Firenze e in Milano; e'1 modello 
era cosa ideata e costrutta dal Rocco, non troppo dis- 
simile a quella che anch' oggi ammiriamo nell'opera. 
Il Varni, che ha piena la mente di quanto ha l'Italia 
più eletto in siffatte composizioni, vi scorge un rifles- 
so dell'urna insigne che fece il Bambaia alle ceneri 
di Gastone di Foix, de' cui disegni va ricca tuttavia 
l'Ambrosiana: e al suo acuto giudizio par quasi difesa 
il trovarlo che ho fatto tra' suoi Milanesi nell' an- 
no o ne' mesi che precedettero a tal commissione; o 
sia eh' egli intendesse di conformare a quel capola- 
voro una Cassa ove il pregio della materia cedesse a 
rispetto della eleganza, od accomodarla al pietoso uf- 
ficio, osservando altri esempj che abbondano in quella 
metropoli. E ciò mi fa fede del quanto fidassero i Pa- 
dri nel Rocco a ideare il suntuoso lavoro; dacché non 
si trova pur cenno d'altri o modelli o disegni, ancor- 
ché più artisti venissero in competenza dell'eseguirlo. 
Ma come tra' varj prezzi stimati all'opera non era di- 
vario che soverchiasse, così fu da savj commettere il 
Tabernacolo a quell'ingegnoso ch'aveane trovate le li- 
nee e le forme. È segnata del 20 dicembre 1553 la 



340 SCULTUR A 

polizza, per la quale, a rogito di Nicolò Spinola di 
Signorio, l'Ufficio de' Padri in persona di Pietro Spi- 
nola Piaggia, di Leonardo Cibo Clavarezza e di Nicolò 
de' Grimaldi, raccoltosi in casa del primo, vicin del 
Duomo, sulla piazzetta eh' era già quivi nomata da 
S. Genesio , pattuirono col Milanese una somma da 
scudi ottocento a mille dugento d' Italia , per prezzo 
d'un quarto di tutto il lavoro, del quale dovesse spe- 
dirsi entro nove mesi. La scritta è assai lunga, né 
però men preziosa: e per 1' uno e per l'altro riguardo 
io la lascio al Varni che 1' ha scoperta e recata in 
mezzo; non senza esortare che tanti la leggano, quanti 
hanno a cuore le cose di quel monumento. 

Dirò cosa strana, incredibile anzi, se i documenti 
non l'accertassero: ed è, che un sessennio appresso, o 
un tal meno, la quarta parte del lavorio che testé s'è 
accennata, era ancora ne' desiderj. Un'eletta di quat- 
tro patrizj, ordinati in contratto a sopravvegliare di 
tempo in tempo a bottega del Hocco, e a stimar ciò 
che andasse operando, o svogliati di tale indugio, o 
del fabro, o del carico preso, se ne mostravano così 
negligenti , che il Magistrato, a metà del 59, revocò 
la lor cura, e pensò a provvedere per sé medesimo. 
A leggere gli atti del loro Ufficio, ben poca colpa ver- 
rebbe per avventura all'artefice: e non è cosa rara in 
sì fatti negozj che la pazienza de' committenti sia 
scusa ne' posteri all' altrui lentezza. Ma pesan sul 
Rocco altri indizj, e i soprusi di lui, che a ben poco 



CAPITOLO Vili. 341 

si seguitarono. Il non. potere gli è scarsa difesa; se 
per questi anni che volsero pigri per l'Urna, il veg- 
giamo operoso a' comandi altrui, comechè litigioso 
sempre, e avidissimo al chiudersi delle ragioni. A Gio. 
Pietro de Franchi, (1) che chiese da lui nel 1556 certa 
confettiera d'argento, e un bacile con sua stagnata, e 
parecchi alberelli, convenne, per tòrsi di briga, chia- 
mare il giudizio de' Consoli : né altrimenti incolse 
il seguente anno a Giovanni Spinola per minor cose 
a servigio di mensa. (2) Fan cenno le carte del Bon- 



(1) ^« MDLFI die Lune Vili lutiti in Vesperis in Capello, Artis fàbrorum 
in Ecclesia S. Marie de Vineis: BB. Consules et Consiliarii Artis fàbrorum 
presentis Civitatis Ianue in pieno numero congregati : Audita differentia ver- 
tenti inter Noi. Io. Pelrum de Franchiti de Franciscisetmag. Franciscum Ro- 
chum fabrum occasione manifacture infrascriptorum scilicet respectu dum- 
taxat mercedis prò manifaclura infrascriptorum factorum et consignatorum per 
dicium magi Franciscum B. Io. Petro videlicet tatiarum (sic) quinque confe- 
ctere unius cum septcm planetis in ea existentibus bacilli (sic) unius cum sta- 
gnaria et suche unius (sic) que omnia sunt de argento: Et vissis dictis operi- 
bus ac illis ostensis pluribus magistris diete artis et eorum judicio intellecto 
et auditis omnibus his que diete partes dicere voluerunt que tandem dixerunt 
ut prefati BD. Consules et Consiliarii prelium apponerent prediclis occasione 
mercedis manifacture dictimag. Francisci: Omni modo etc. Dixerunt merce- 
dem dicti mag. Francisci prò manifaciura dumtaxat predictorum esse de scu~ 
tis centum sexdecim auri et in auro Italie et ipsi opera in lantam summam 
prò mercede manifacture dicti Francisci extimaverunt. (Atti del Not. Fran- 
cesco Tubino - Fogliaz. 8, 1556). 

(2 ^ MBL VII die Fili Novembris: BD. Consules Artis fabrorum: Visis tribus 
salerolis speciarolis duobus bacile uno et aiguera (sic) una argenti que omnia 
fuerunt fabricata per Franciscum de Rocbis fabrum argenlarium ad usum 
magnif. Ioannis Spinule et habito colloquio cum nonnullis magistris diete ar- 



342 SCULTURA 

vino a certi altri argenti forniti dal Rocco ad un capi- 
tano Boniforte Garofolo da Tortona, e nell'anno stesso: 
sì che la frequenza de' suoi lavori fa strano contra- 
sto negli atti alle angustie che lo stringevano, e ai 
troppi debiti e vecchi e nuovi che gli toglieano ogni 
pace. Tai sorti si mostrano già del 1555, spirato ap- 
pena Gio. Giacomo dalla Porta, il cui successore, 
Giuseppe, s'adopra (e chi sa con che effetto) a ripeter 
da lui le ragioni del morto. E rompono al tutto in di- 
sdoro di lui sul finir del 59, o sul primo albeg- 
giar del 60 : e mei dice una carta di salvocondotto, 
di ch'ei supplicava consenzienti i suoi creditori, non 
meno di ventiquattro: sperava con essa, o in sua fu- 
ga o in suo nascondiglio, di trovar grazia presso i 
Signori, e mostrar faccia in città e nel distretto, al 
sicuro di qualsiasi molestia. Poi sparve del tutto : e 
tornò straniero alla nostra città, siccome conviene che 
sia quinc' innanzi alle nostre carte , le quali ne pèr- 
dono affatto la traccia. E in sua logica aveva le mille 
ragioni, perchè, senza dire i diritti altrui, gli correva 
un debito d'un nulla meno che di 1. cinquecento verso 



tis: Ontfni modo etc. Iudicaverunt et judicavit debita esse dicto Francisco prò 
sua, mercede fabricandi predicta senta viginti septem auri et in auro Italie 
videlicet prò diclis trlbus salerolis senta decem cum dimidio prò dictis speda- 
rolis senta quinque cum dimidio prò dicto bacile senta tria et prò dieta ai- 
guera senta octo: Et hoc etc. — Per me Franciscum Tubinum Notarium 
(Atti del Not. Francesco Tubino - Fogliaz. 9-1557}. 



CAPITOLO Vili. 343 

il Comune, valore d'argento onde in copia lo avean 
rifornito, a spedire cotanto lavoro; e si tenne per mi- 
nor male il poterne comechessia ristorare l'erario, 
mettendo le mani su quel ch'ei lasciava in Genova a 
suo malincuore. Era certa sua casa in contrada della 
Maddalena, già tolta a livello da 1 Cavalieri di S. Gio- 
vanni ; la quale, ancorché non prima del 13 novem- 
bre 1563 , l 1 Ufficio de 1 Padri ebbe incamerata ; così 
rinnovando l'esempio di quel Fornari che aveali fro- 
dati nell'opera delle sganzelle. 

Ritorno al 60 in sul finir dell'aprile, e m'incontro 
ne' Padri che chiaman più fabri a stimare quel tanto 
di fregi o cesellature , che il Rocco avea loro penate 
per un settennio; eran forme d'Apostoli e d'Angeli, e 
piccioli mostri, e cornici, e fogliame alla spicciolata : 
miscuglio, da cui gioverà trar fnori, al proposito no- 
stro , tre istorie della Passione : una quarta parte di 
quelle che veggonsi intorno intorno del sacro Avello. 
Mi piace che il Varni ne citi i soggetti e ne giudi- 
chi il merito ; e a dire il vero , degli altri nove non 
può dubitarsi , che portan negli atti 1' autore ad un 
tempo col tema. Or sarebbero queste , il Cenacolo , e 
Cristo mostrato al popolo, e terza la Sepoltura: impron- 
tate (quel ch'è invenzione) d'un fare tra il Bergama- 
sco e il Cambiaso, al secondo de' quali le uote di pa- 
gamento rendon ferma testimonianza d'alcun disegno 
ammanito all'oreQce. E il dotto censore, s'io leggo be- 
ne, fa in questi quadretti da meno il Rocco , che in 



344 SCULTURA 

altre membra di quella Cassa eseguite di gitto, eh' è 
quanto un dirlo più sperto in fondere che in cesel- 
lare: e in ispecie a virtù di disegni, non di modelli, 
onde accade all' orafo il dar conveniente risalto alle 
lamine, e coglier l'innanzi e l'indietro secondo l'idea 
che il pittore, e a maggior ragion chi disegna, può 
a pena accennare per computi d'ombra e di luce. 

Vero è che sì fatti ceselli, o nel tutto od in parte, 
potrebbonsi dare all' Opluten , e a ben poco sta che 
non n' entri in sospetto anche il Varni , là dove lo 
scopre, ad un tempo col Rocco, occupato nell'Urna, e 
là dove ad un modo stesso lo nota, per altre sue sto- 
rie, di mal digradato e di minuzioso. A scemare i dubbj 
è opportuno il sapere, che questo Fiandrese, soldato ai 
servigi di Palazzo , era socio di questi giorni a bot- 
tega del Rocco : né parmi lontano dal verosimile il 
dir che costui , ritenendo per so la faccenda del fon- 
dere e del riquadrare, lasciasse al suo ajuto e collega 
il trattare le punte e i martelli , esercizio gradito a' 
Fiamminghi. Ne' conti che seguono alle diffalte del 
Milanese, I'Opluten va innanzi ad ogni altro del suo 
mestiere e de' suoi paesi : dacché, per promuover l'o- 
pera, od era o sembrò buon partito il commettersi in 
questa gente, che all'uso assai raro (io mi penso) del- 
l'armi, alternava scalpelli ed ancudini. A lui son do- 
vute per titolo certo due Istorie, cioè il Bacio di Giuda, 
e Gesù coronato di spine; e son quelle accennate po- 
canzi, né troppo lodate dal Varni, de' cui giudizj mi 



CAPITOLO Vili. 345 

valgo sicuramente. E a lui si fa tosto compagno nei 
libri delle ragioni un Ranieri Fox, oppur Fochs, co- 
me quivi sta scritto , per altri scomparti , non meno 
di tre, dove è Cristo a' flagelli, e dov'è crocifisso, e do- 
v'è deposto dal santo Legno. Veduto dinanzi al lavoro, 
noi vince, né forse 1' agguaglia : inesperto egli pure 
d' alzare e" di premere le parti secondo i piani , e a 
sua volta confuso e minuto. Avean metodi simili , e 
simil gusto; sì che , ad avvisarli , diresti eh' ei fosser 
socj , quali io li trovo di fatto nel 1565 in faccenda 
clie loro commise un Battista de' Gradi. (1) 



(1) gg In nomine Domini Amen: Thomas Ophusen (sic) Flamingus 
q. retri et Rainerius Fox Flamingus fllius q: loannis Albes (sic) argenterà 
et milites Platee Palata Germe et quilibet eorum in solidum sponte etc. et 
omni nodo etc. confessi fuerunl recepisse a Magni/. D. Baptisla de Gradis 
q. Hieronimi licet absente et me Notano etc. dimidiam partem unius vasis 
vulgo stagnara argentea de marcilo de unciis undecim et charalorum dtiode- 
cim mdelicet a parte dimidia supra laboratam et insculptam prò illa fabri- 
canda et finienda bene et diligenter necnon habuisse et recepisse uncias decem 
odo argenti de marcho ejusdem qualitatis videlicet de unciis undecim et denariis 
duobus: Renuncianles etc. Et proplerea promisserunl dictam stagneram finitam 
reslittiere et consignare dicto D. Baptiste quam citius fieri polerit et eidem 
reddere rationem cmn reliquatus solutione de ipso argento et quod dictus Bap- 
tisla solvere habeat prò factura diete stagnerà quidquid fuerit justum et Jio- 
neslum in discretione dicti D. Baptiste: Renunciantes etc. — Actum Genue 
in Bancis ad bancum solite residentie mei Notarli ìnfrascripti: Anno a Na- 
tivitate Domini millesimo quingentesimo sexagesimo quinto Indictione octava 
secundum Genue morem die lovis XXVII Septembris in terciis: presentibus 
Petro Beliamo q. D. Ambrosii et Io. Maria Gallo D. Hieronimi Genuensibns 
testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Leonardo Chiavari - 
Fogliaz. 10, 1556, n. 2). 

Scultura. — Vol. VI. 44 



346 SCULTURA 

Va innanzi a costoro per buone pratiche un terzo 
Fiammingo, non so se da scriversi cogli altri due fra 
gli stipendiar) della Repubblica ; al quale per certa 
carta in notaio Ponte è assegnata per patria Liegi. 
Diceasi Baldassare Martines; né prima ni'è noto che 
a questi giorni, ma durano indizj di lui per due lu- 
stri, fino al 1572. Come prode argentiere, e indefesso 
a operare, lo veggo richiesto da gente patrizia ad ar- 
redi domestici , in quella che i Padri lo aggiungono 
a' precedenti per 1' uopo del Tabernacolo : e gli atti 
mi rendono fede com'ei si spedisse da tutti onorevol- 
mente. Compiacque nel 1563 di più fiaschi od anfore 
a Cesare Pallavicino , tirate e adorne di schietto ar- 
gento, il cui peso chiedea cento scudi d'oro. (1) E più 



(1) Cum sit quod nob. Cesar Pallavicinus q. D. Thome velit fabricare fa- 
cere a Baldasare Martino flamengo argenterio qmtuor fiaschos argenti prò 
quibus dictus Baldasar requisioit a dicto Cesare scutos cenlum auri et in 
auro Italie prò emendo argento prò fabricandis diclis fiaschis qui Cesar juit 
contentus dictos scutos centum ipsi Baldasari tradere dummodo prius et ante 
omnia prestet ipsi Cesari fidejussores in ejus contentamento quod ipse Bal- 
dasar fabricabit et consignabit ipsi Cesari intra menses duos proxime ven- 
turos dictos fiaschos Illl bene juste ac fideliter et in ejus contentamento diiter 
solvere et restituere dictos scutos cenlum auri et iu auro omni exceptione re- 
mola: Ea propter volens ipse Bai ìasar erga dictum Cesarem bonam fidem 
agnoscere et facere ea que juris sunt et honestati conveniunt ad hoc ut veri- 
tati semper sii locus etc. Omni meliori modo etc. Habitis prius a dicto Ce- 
sare diclis scutis centum auri ex nunc prout ex lune etc. promisit et promit- 
tit dicto Cesari licei absenti et prò eo mihì Notarlo etc. eidem seu legittime 
persone prò eo fabricare bene recte et fideliter ac realiter intra dictos menses 
duos consigliare dieta Illl fiascha (sic) argenti que si non fecerit solvere et 



CAPITOLO Vili. 347 

saldo argomento di lode gli vien da un bacile , che. 
rozzo ed informe gli diede a scolpire Battista Grimaldi;- 
quel ricco e benefico amico agli artisti , che sì fre- 
quente, e con mia maraviglia, è citato per questi fo- 
gli. Conciossiachè, se quel piatto, non bene compiuto 
in suo lavorìo, si consegna al cesello di lui per con- 
durlo a perfetto, e si danno per tal diligenza (secondo 
che scrive il notaio) lire centodieci, io non voglio né 
posso contare il Martines tra i dozzinali , o stimar 
meno accorto il Grimaldi a presceglierlo. (1) Abbiam 



restituere dictos scutos centum auri et in auro Italie boni argenti et justi pon- 
deriti omni exceplione remota : Renuncians etc. — Presentibus testibus nob 
Alexandre Cattaneo magni/. D. Silvestri et Simone de Facto Lazari civibus 
ad hec vocalis et rogatis. (Atti del Not. Pantaleo Lomellino - Fogliaz. 19], 
1562-63). 

(1) ►£< In nomine Domini Amen: Baldassar Martines fiamingus faber ar- 
gentario sponte etc. et omni modo etc. Confessus fuit et confitetur Magnif. 
D. Baptiste de Grimaldis q. Hectoris licet absenti et mihi Notano sti- 
pulanti se ab eodem magni/. D. Baptista per manus tamen Luce Picemboni 
ejus juvenis et factoris habuisse et recepisse bacile unum argenti adirne in- 
forme et nondum perjectum ad unguem in pondere librarum sex et unciarum 
odo cum dimidia ponderis Communis Ianue quod dictus Lucas dixit esse ar- 
genti de marco quod quidem, bacile dictus Baldassar promisit et promittit per- 
ficere et finire ac etiam pullire (sic) omnia laboreria in eo existentia et que 
apponi et fieri debeant juxta illud modum (sic! quod ipse bacile exigit et pre- 
dieta facere bene et diliyenter et ea forma qua decet et hoc intra menses 
quatuor proxime venturos salvo justo impedimento: et hoc prò pretto et nomine 
pretii librarum centum decem Ianue exquibus dictus Baldassar confessus fuit 
et confitetur habuisse et recepisse scuta quatuor auri in auro Italie — Renun- 
cians etc. Et residuum sibi solvere debeai dietim secundum quod dictus Bal- 
dassar laborabit et prò diclis omnibus pecuniis solulis stetur libro dicii magnif. 



348 SCULTURA 

di costui, fra le storie dell'Urna, Gesù tratto innanzi 
ad Anna Pontefice , e quando è tradotto a Caifas , e 
quando Pilato il condanna a morte. E fra tutte pre- 
vale la prima, ove sembra al Varni di scorger ne' volti 
una tal deferenza alle scuole lombarde , e in alcuna 
figura i concetti di Alberto Duro. E anche più si rac- 
costano al suo magistero le doti che il Varni stesso 
commenda ne' tre scompartì: prudenza molta del bas- 
sorilievo, armonia nelle parti, giustezza di proporzio- 
ni, finezza d'esecutore, e non lieve perizia di prospet- 
tivo. Le due rimanenti, la Gita al Calvario e '1 Get- 
semani, han dispari merito, e degli autori si tacciono 
a un modo le carte. 

D'un David Scaglia, segnato nel detto opuscolo, 
e anch'egli di Fiandra, e occupato cogli altri in que- 
st'opera, mancan vestigi per altre scritture. Bensì dalle 
note di pagamento apprendiamo cu' egli ebbe parte ne' 
sedici spazj che in sulle prime venian destinati alla 



D. Baptiste quia ita etc. Paolo tamen etc: quod qmtenus dictus Baldassar 
non perfecerU dictum bacile ut supra quod liceat diclo magnif. D. Baptiste 
lapso diclo termino illud bacile fieri facere ab alio quovis fabro quovis pretio 
damnis expensis et interesse ipsius B ildnssaris de quìBus debeat slari dicto 
dicti magnif, D. Baptiste quia ita etc. Renuncians etc. — Actum Genue in 
Bancis ad bancum solite residentie mei Notarti infrascritti: Anno a, Nativi- 
tate Domini millesimo quingentesimo sexagesimo tercio Indictione sexta sectm- 
dum Genue morem die Veneris XV Octobris in, tcrciis : presentibns Paulo 
Baptista Lomelino D. Ambrosii et Io. Maria Gallo fllio D. leronimi tesHbus 
ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Leonardo Chiavari - Fogliaz. 
6, 1563, a. 2,. 



CAPITOLO Vili. 34 9 

Cassa, e che poi (com'è forza supporre) cedettero il 
luogo alle dodici storie della Passione. Quel molto di 
figurato che sopraccresce alle già descritte, fu compar- 
tito a ciascuno di questa schiera : e son putti e Pro- 
feti e Sibille ed angeli, sparsi qua e là o soprapposti 
al quadrato; de' quali né giova né può dilettare ch'io 
parli distintamente. Eran dunque in pronto le mille 
membra ch'aveano a comporro il gran corpo; ma niu- 
no di tanti cesellatori avea forse nò ingegno né uso 
a sì fatto mestiere, in cui può sovra tutti il quadra- 
turista, per l'uopo di trarre cornici, e formare moda- 
nature e trovare ornamenti che rompano a luogo a 
luogo le nude linee , e faccian ricchezza non confu- 
sione. Il pensiero de' Padri tornò ad Agostino Groppo, 
da quasi tre lustri fuggiasco (siccome ho narrato) da 
Genova, e a quel che pare acconciatosi poscia in Ve- 
nezia , città fìorentissima in tali studj. Il ricordo de' 
mali traffici, e la vii fuga, e '1 dispregio dell'uomo, 
poterono meno che il desiderio di metter 1' opera in 
buono assetto, e l'alta stima (vuol'anche aggiungersi) 
in che si teneva V orefice e in Genova e fuori. Dirò 
a questo luogo, che tal cognome non suona un fabro, 
ma quasi un casato di fabri; né tacerò d'altri consan- 
guinei, che in parto riescono onorevoli ad Agostino, 
e che in parte ne seguono i mali andamenti. Di que- 
sti secondi è un Antonio , che vive e lavora tra noi 
per l'età che corriamo, e che fugge a sua volta , la- 
sciando ogni sua masserizia a un Francesco figliuol 



350 SCULTURA 

di fratello: onde accadde al notaio Ceronio dettare in- 
ventar]' e proteste ingrate. (1) Degli altri in appresso; 
or ci tarda di riferire siccome Agostino fu richiamato: 
e di dove e in qual anno , è da chiederne al Varni , 
che d'entro al confuso de' notularj snidò una memoria 
ch'io do testualmente : 4566 , die £9 Iulii. Scriver a 
Venetia ad Angustino Groppo, per la cassia di argento. 
E Agostino era qui certamente nell'anno appresso; 
e avea tratto seco due figli già adulti negli anni , e 
provati nell'arte, e da nominarsi più volte per Cesare 
e Giulio. Le spese che prima appaiono in suo paga- 
mento nelle ragioni del 1567, son forme, o a dir me- 
glie stampe di bronzo, per fare a lavoro di balzo an- 
gioletti e cartelle e puttini e nicchie e altri fregi: poi 
sagome tratte a martello, e a bei pezzi cornici- d' ar- 
gento , e altre cose occorrenti a comporre e accordar 



(1) ^ In nomine Domini Amen: Cum sit quod Autonius de Gropo faber 
argenti aufugerit sitque etiam verum quod, in suo discessu reliqiterit in /ipo- 
teca Franciscum Gropum filium lacobi Jratris ipsius Antonii eius garsonum 
cui etiam Francisco reliquit capsiam argenti ejusdem Antonii quam capsiam 
juit latom (sic) in domum D. Francisci Grosi q. Laurentii cui sunt bona so- 
cietatis : quibus attentis dictus Franciscus garsonus in presentia mei Notarii 
et testium injrascriptorum cum clave sibi dimissa aperuit dictam capsiam et 
in ea reperiuntur bona de quibus infra etc. (Segue l'inventario/'— Ada sunt 
predicta omnia Qenue in mediano domus dicti Francisci Grosi site in con- 
trada Campeti: Anno de MDLX. primo die Mercurii octava lanuarii in Ve- 
speris hora quinta noctis accensis luminibus : presentibus Matheo Balbo nota- 
rio et Antonio Iusto Augustini faber (sic'; argenti testibus ad premissa vo— 
catis fAtti del Not. Sebastiano Ceroni o — Fogliaz. 2, 1559-61). v 



CAPITOLO Vili. 351 

tante parti in un tutto ; a far quello ( per dir breve- 
mente ) che al Rocco era imposto da bel principio. 
Avea seco in ajuto i due tigli, e a giornata un Gu- 
glielmo Sestelle Veneto , e quel Francesco del suo 
casato, del quale è notizia più linee addietro. Ma qui 
non restano i suoi lavori , o potremmo dir meglio di 
questa schiera: e chi vide la Cassa, ha in memoria i 
Profeti (non meno di dodici) e le Sibille indossate ai 
capitoli della Passione; e in ispecie i primi, che mal 
ne' registri son detti Apostoli : belle figure , non pur 
di concetto, sì ancora per molto garbo e virtù di ce- 
sellatore. Accadrà fra non molto un novello richiamo 
a Raffaello Soprani, perchè di più Rocchi che abbiam 
già notati non seppe che un solo: ed è il Cesare. E 
nondimeno , da questa o sventura o trascuratezza del 
nostro biografo , ardisco una congettura : cioè che la 
fama del maggior figlio nell' arte del cesellare oscu- 
rasse il padre più dedito forse a operare di quadro , 
e '1 fratello Giulio, minore d'età e d'ingegno, ed ac- 
costumato a' servizj d'entrambi. L'età che trascorse da 
tutti costoro al Soprani, non basta all'obblio d'un va- 
lente; ma forse è già troppo a tòr via dallo menti un 
mediocre, e a smarrire per via le fatiche che poco si 
mostrano o poco si pensano ad opera fatta. 

E sia detto questo, poniam che Agostino, anziché 
i suoi compagni , mettesse a buon termine il ricco 
arnese. Di che si potrà dubitare, al vederlo non punto 
riconosciuto de' vezzi antichi , anzi avvolto di debiti 



352 SCULTURA 

un'altra fiata, e, ch'è peggio, a cagione dell'Urna, ed 
inverso il Comune che aveal rifornito di buono argen- 
to. Sui primi giorni del 1570, le carte del Varni cel 
mostrano incarcerato, finché risponda d'un cinquecento 
ottanta lire che gli erano anticipate; ancorché que- 
sta volta i figliuoli, e '1 Sestelle medesimo, e in- 
nanzi a tutti un Tommaso de Marini, mallevando per 
lui, ne lo liberassero. Ond' è che la Cassa potè final- 
mente, o per lui o pe' suoi, prender forma ed assetto 
come che fosse; non però con minor fatica che d' un 
triennio. D'allora in poi non mi torna a vista veruno 
di questa famiglia; ond'io stimo, ed ho quasi per cer- 
to, ch'ei si tornassero ond'eran venuti. Il Soprani, ove 
scrive del nostro Roccatagliata, argentiere e scultore 
egregio, lo pone fanciullo a bottega di Cesare Grop- 
po: ch'è quanto a dir di quell'unico ch'egli conobbe, 
e a cui die' tutto il vanto d' aver decorata la Cassa. 
È buon pregio dell'opera il raddrizzare la verità dove 
il nostro biografo fìdavasi a incerte e fuggevoli tra- 
dizioni, contento di starsene in sull' incirca , siccome 
tanti altri scrittori di Vite. (1) Se Nicolino Roccata- 



(1) i$? In nomine Domini Amen: Nicolinus Roccataliata q. Baptiste spon- 
te etc. promissit Augustino de Groppo (Mirifici presenti etc. cum eo stare in 
ejus domo et apoiheca prò ejus famulo et discipulo causa cum eo adiscendi et 
faciendi artem aur{ficum annis novcm proxime venturis hodie incipiendis qui- 
bus durantibus ab eo non recedei furlum non committet sermtia faciet bene et 
diligente)- serviet. Versa vice dictus Augustinus presens et predicta acceptans 
sponte etc. promissit dicto Nicolino ejus famulo presenti etc. et mihi Nota- 



CAPITOLO Vili. 353 

gliata, già privo del padre, che fu un Battista, trovò 
in costoro accoglienza affettuosa e buon frutto di disci- 
plina, io ne rendo il merito ad Agostino , dacché mi 
vien chiaro per documenti com' ei sei toglieva in di- 
scepolo e fattorino addì 7 appunto di novembre del 
1571, rogando la scritta il notaio Tubino. Già adulto 
nell'arte, il Soprani lo addita in Venezia, non altri- 
menti che in patria adottiva; or chi mai non direbbe 
che i Rocchi il traessero seco alle antiche officine 
che avean disertate per noi da più anni, posciachò 
nelle nostre contrade si tace all'intutto di loro? Tornò 
lo scolaro, maestro fatto, e desiderato a cospicui lavori, 
e com'io suppongo, in età virile, spronato anzi dal 
Veneziano, scultore in legno a noi noto, che non dal- 
l'affetto suo proprio o da speranza d'acquisti maggiori. 
Del resto risponde la Vita, per quanto ella vale: che 
il Roccatagliata, sì tosto discende al Seicento, esce 
fuori del mio confine. 

Era dunque in acconcio la Cassa del Corpusdo- 
mini l'anno ventesimo dacch'essa avea tolto principio, 
dico nel 1573. Ma siccome avviene delle cose più 



rio etc. dictum Nicolinum in ejus domo et apotecha tenere et eum gubernare 
et calciare et vestire santini et infirmum ac docere artem et in fine etc. Ke- 
nunciantes etc. — Actum lame in prima Sala Palata Communis vocata Fra- 
scea (sic].- Anno Domin. Nativitat- MDLXXprimo Indictione XI III secundum 
Ianue cursum die Mercurii VII Novembris in Yesperis: presentibtis teslibus 
Gotardo Fenogio q. Malhei et Baptisla de Bracellis Nicolai ad premissa vo- 
catis et rogatis. (Atti del Not. Stefano Tubino — Fogliaz. 10, 1510-71). 
Scultura. — Vol. VI. 45 



354 SCULTURA 

predilette, che uom non si sazia di riguardarle e ranno- 
bilirle, così d'anno in anno, e di cura in cura, eran 
sempre i Padri in sul chiedere a' miglior fabri altre 
aggiunte, o sul volgere in meglio una od altra parte 
del Tabernacolo, quasi temendo che niuna ricchezza 
bastasse a mostrarlo degno di tanto uffìzio. Io mi 
passo di quattro statue (gli Evangelisti) locate ai 
quattro angoli, e cesellate in Anversa per mano d'ec- 
cellente maestro, tra il 1565 ed il 68, sopra modelli 
spediti di Genova: come di cose straniere alle nostre 
officine, e di cui si può legger nel Varni distesamente, 
e con fede di più e più atti. Né starò a dire le cose 
minime, e le riforme o le migliorie che seguiron di 
tempo in tempo, e che poco varrebbero al nostro as- 
sunto. Ma grave ingiuria sarebbe ad un fabro de' 
nostri, il tacere della Custodia, o tempietto più pro- 
priamente, per l'Ostia Santa, che Desiderio Croce, già 
noto e lodato pe' fogli addietro, ebbe carico di sosti- 
tuire ad un più modesto e di men valore che i Groppi 
avean fatto; di che s'invogliarono i Padri a mezzo il 
1575, poiché com'io penso, e pur dianzi ho accennato, 
cotesta famiglia d'artisti avea prèso commiato da Ge- 
nova. E a dirla com'io la sento , costui fé' solenne 
pruova, che a fingere d'argento bellissimi aspetti, e a 
tirar di quadro o scolpir di figura e di fregi, non 
era bisogno per avventura di volgersi a forastieri ; e 
dirò per giunta, che fido ai patti, e puntuale ai ter- 
mini, quale ei ci pare dagli atti, fa il Croce più 



CAPITOLO Vili. 355 

onore alla nostra Liguria che non Agostino alla sua 
Lombardia. Se il magnifico adornamento, che vince 
il peso di libre trentacinque, non si vedesse all'insù 
dell'Urna a sfoggiar di sue molte bellezze, le varie 
scritture scoperte e recate alla luce dal Varni, verreb- 
bero in pronto a chiarirci di quanta soddisfazione 
tornasse il lavoro a chi avealo commesso. Impariamo 
da queste, che i Padri, non che diligente e conforme 
ai patti, sei tennero in conto di cosa perfetta e al di- 
sopra delle speranze, e che a ricambiamelo in alcun 
modo, gli crebber d' alquanto le lire 600 pattuite in 
contratto. Impariamo per altra parte, che il Cristo Ri- 
sorto, elegante statuetta che sorge a far cima, vuol 
togliersi a Desiderio e rendersi ad Agostino, siccome 
reliquia del primo tempietto, per cui ricevette mercede 
di lire 68. Ma debbo, a mal grado mio, richiamarmi 
al Varni di cosa ch'io pongo ad errore, e che, ammessa, 
farebbe contro al concetto nostro, già espresso a pag. 
317, in riguardo a quel figlio di Desiderio che col 
nome dell'avo chiamavasi Ilario, e che noi giudi- 
cammo per dozzinale. Ora a carte 10 di detto opuscolo, 
il Varni cel dà nulla meno che per autore del taber- 
nacolo, e ciò non ostanti i contratti e le note de' pa- 
gamenti che recano il nome paterno. La quale con- 
tradizione, siccome gravissima a danno di Desiderio, 
ci piacque indagare più sottilmente; e ci venne per- 
suaso com'ella nascesse in pensiero all'egregio scrit- 
tore per un trascorrere sopra cert' atto con meno 



356 SCULTURA 

prudenza che il caso non domandasse. Né ad emen- 
darla per nostra difesa, e per debito ufficio alla verità, 
prenderò maggior cura che d'invitare il solerte lettore 
all'esame di quella carta, o a dir meglio, del mezzo 
periodo, entro il quale s'asconde l'insidia. (1) 

Operavano successivamente a maggior decoro del- 
l'Urna altri fabri o stranieri o nostrani, che il Varni 
non tace : e anzi tutti un tedesco, Nicolosio Olestar, 
che del 1584 scolpi gli angioletti che mostran sui 
quattro lati gli emblemi della Passione. L'autor del 
libercolo assai lo commenda per buon cesello; e ancor 
più un Luca Vigne, che del 1611 fornì molte aggiunte 
o acconcimi alla Cassa , e in ispecie le teste do' che- 
rubini che quasi fan dado agli angoli , in ogni lor 
tratto bellissimi ; ond' è che a costui si potrebbe con 



(ì) Die Mercuri i 30 Maij in Vesperis : Magni/. Cfficium DD. PP. Com- 
munis: Audito Desiderio Cruce fabro argentario super fabricationem taberna- 
culi facti capsie argentee per Ilarium^tóm dicti Desidera presentati coram 
prefato Magnif. Officio perfecti in opere juxta convenium etc. etc. Se le scrit- 
ture di quella età si tenessero a virgole e interpunzioni, la nota presente 
non avrebbe recato equivoci, scritta così: Audito Desiderio Cruce fabro ar- 
gentario super fabricationem tabernaculi facti capsie argentee, per Ilarium 
filium dicti Deciderli presentati coram prefato Magnif. Officio, perfecti in 
opere juxta convenium etc. etc. E agevolmente si tradurrebbe: « Inteso 
« Desiderio Croce fabro argentiere in proposito alla fabbricazione del ta- 
« bernacolo fatto alla Cassa d'argento, presentato d'innanzi al prefato 
« magnif. Uffizio da Ilario figlio di detto Desiderio, condotto a termine 
« di lavoro secondo le convenzioni etc. etc. » E si vedrebbe che Ilario 
non era altrimenti l'artefice, ma nulla pia che il presentatore dell'opera 
sì degnamente eseguita dal padre. 



CAPITOLO Vili. 357 

verità consentire anche il vanto d'averla ultimata, se 
non badiamo a cert' altre fatiche , vuoi di dorare o di 
ripulire, ch'han poco diritto all'istoria. E così, a com- 
putar drittamente, penò il lavoro ben dodici lustri, e 
costò gran valsente , che uscì non pure da quei del 
Comune e dal pubblico erario, ma dalle offerte citta- 
dinesche, e da varie Consorzie, e da più colette di Ge- 
novesi stanziati in Ispagna ed altrove. Ma il comun 
voto fu soddisfatto : ed è facile imaginare se i citta- 
dini facessero loro delizia un devoto e prezioso arnese, 
che noi dopo più che tre secoli, guardiani tuttavia con 
affetto maraviglioso. Né sol processione per la città , 
ma il godeano talora locato a vista del popolo in al- 
tre solennità ; com' io trovo , ad esempio , il Giovedì 
Santo del 1620 aver fatto il Senato , per render più 
degno l'aspetto e la cerimonia del santo Sepolcro. (1) 
Nel congedarmi da sì grand' opera, a dir della quale 
avrò forse nota di troppo breve, io dovrei seguitar le 
notizie di questi o flandresi o tedeschi , che molti di 
numero , avean nondimeno onde esercitarsi nell' arte , 
richiesti e favoreggiati da cento famiglie di principi. 
Se non che quel poco che dianzi ebbi a dire dei Croce, 



(1) 31 D C XX VI Aprilis — Prestantiss. Patres Communis commodent 
Arcam argenteam Magnif. Prioribus Societatis SS. Corporis Christi in Ec- 
clesia Cattedrali prò ornatu SS. Sepulcri in die lovis majoris hebdomade pro- 
mime: facta per DD. M. Priores promissione de illa restituenda — Per Sere- 
niss. Senatum ad calculos. (Nel Manuale dei Decreti del Senato — 1620). 



358 SCULTURA 

prosapia nostra, mi chiama a finir la memoria di due 
fratelli, nostrani anch'essi, che male ho disgiunti, ob- 
bediendo all' avvicendarsi del mio racconto , che sde- 
gna di tratto in tratto le timide vie del cronista. Il 
Gregorio Piola che già vedemmo nel 1548, d'età 
minorenne per sua maggior lode , prescelto a diffidi 
lavoro per la cappella del Precursore, ci lascia in dub- 
bio di morte immatura, o d'esiglio spontaneo a diver- 
so cielo, dacché non ne udiamo novella da quel mo- 
mento. Ma vive lunghi anni quell' Agostino che gli 
è fratello, e maggiore d'età, e mallevadore nel detto 
contratto: ed abita certa sua casa in un vicoletto che 
dicean del Sambuco, sovr' esso la piazza di S. Ambro- 
gio. Egli aveva altri beni su quel di S. Beino , e ad 
un tal Giannettino Palmario di quella terra sposò una 
sua figlia; ond'io quasi m'impensierisco che que' lito- 
rani non escano a vendicarsi 1' origine d' un sopran- 
nome che mise più tardi cotanta luce sull' arte ligu- 
stica. Né d'AGOSTiNO è a pensare così vilmente, se in 
Genova , piena di tanti valenti , e gravato di molta 
famiglia, potè farsi vecchio in onesta fortuna, qual io 
mei riveggo a distanza di ventisei anni., benché mo- 
ribondo. 11 costui testamento ha il 28 gennaio del 
1574, (1) e mancò poco stante , legando per parti la 



(1) Àugustinus Piola auri faber Bartholomei sanus etc. licei sit corpore 
egrotus... Corpus suum sepeliri jussit in Ecclesia parrockiali S. Aniree Ge- 
nite... Legavit Carni Ile ejus Mie legitime et naturali ex q. Baptina ejus uxore 



CAPITOLO Vili. 359 

proprietà della detta casa alle tre sue figlie, Camilla, 
Lauretta ed Angelica, frutto di prime nozze. Una quarta 
avea nome Ginetta , impalmata col Sanremasco ; e a 
costui si sdebitò della dote coli' usofrutto per un set- 
tennio di ciò ch'egli aveva su quel territorio. Barto- 
lommeo, maschio unico, nominò per erede universale, 
ed usufruttuaria la nuova sua moglie, che fu Mariet- 
tina del q. Vincenzo Dariano , oltre un tanto di sala 
e cucina pel suo bisogno, quand'ella durasse in fami- 
glia e vestisse a lutto. Ma come son vani gli umani 
proposti , io la trovo più anni appresso negli atti del 



et uxori Hiermimi Turrlcelle solarium tertium in ascendendo cum camera 
esistente subtus coquinam dicti solarii domus ipsius testatoris site Genue 
supra plateau S. Ambrosii in carrubeo Sambuci et canepetum existentem sub- 
tus primam scalam occasione dotium et patrimonii diete Camille... Itera legavit 
Laurete etiam filie legitime et naturali ipsius testatoris ex dieta q. Baptina 
innupte medianum cum caraeris et canepelis dicti mediani predicte domus et 
seu in electione diete Laurete solarium superiorem diete domus cum camera 
existenli subtus lerraliam que habet ostium a Intere sinistro eundo sursum et 
cum solarolio existenti supra dictam cameram... Item legami Angelice etiam 
ejus filie legitime et naturali ex dieta q. Baptina allerum ex dictis medianis 
cum cameris et canepetis et seu solario superiore cum camera etc... Item 
legavit Ioanetino Palmareo de Sancto Romulo genero ipsius testatoris gaudi- 
tam et usumjructum omnium bonorum ipsius testatoris sitorum in dicto loco 
Sancii Romuli per annos septem proxime venturos a die mortis ipsius testa- 
toris... prò integra solutione et satisfactione ejus quod habere restai ab ipso 
testatore occasione dotium Oinete uxoris dicti Ioanetini et filie ipsius testato- 
ris... Item leganit et legai Marietine ejus uxori et filie q. Vincentii Dariani 
gaudilam et usumfructum omnium et singulorum bonorum mobilium et imno- 
bilium ipsius testatoris exclusa dieta gaudila legata dicto Ioanetino et solario 
legalo diete Camille... stante et habitante dieta Marietina in habitu viduali cum 



360 SCULTURA 

Ferro congiunta a un Antonio Costa, e '1 solaio ceduto 
all'Angelica già vedovata d'un Marco Delpino. 

Tornando agli oltramontani, e con più concisione, 
trarrò in aperto un Girolamo Stambuger venuto di 
Lamagna , che nel 1572 insieme ad un Sebastiano 
De maestri (direi Savonose) operò certi arredi a Mons. 
Carlo Cicala Vescovo Albinganese, per interposizione 
d'un prete Roland! di quella città. (1) Lo Stambuger 



Uliabus et filio ipsius testatoris saltem donec diete Mie innupte respective fue- 
rinl nupte et casu quo dieta Marietina non possel stare nec habitare cum 
dictis filiabus et filio ipsius testatoris ut supra tali iti casu eidem legavit et 
legat in ejus vita stante et habilanle in habitu viduali caminatam cum cameris 
et coquina diete caminate domus etc. ut supra. Reliquorum vero omnium suo- 
rum bonorum mobilium et immobilium jurium et rationum ad ipsum teslatorem 
spectaniium et pertinentium et undecumque descendentium heredem suum in- 
slituit et esse voluit et ore suo nominavit et nominai Barlholomeum ejus fi- 
lium legitimum et naturalem ex dieta q. Baptina — Actum Genue in camera 
cambiate diete domus dicli Augustini in dicto carrubeo Sambuci: Anno a Nati- 
vitate Domini MDLXXIIII Indictione prima secundum Genue cursum die 
lovis vigesima octava Ianuarii in Vesperis: presentibus Petro Frigeo taberna- 
rio q. Bartholomei Georgia Conforto q. Nicolai molinario Sabadino Luxardo 
q Martini Iacobo Granello q. Antonii ambobus texitoribus (sic) pannorum sete 

et Iacobo Cazaregio q testibus ad premissa vocalis et rogatis. (Negli atti 

del Not. Giambattista Ferro — Fogliaz. 3, 1574). 

(1) In nomine Domini Amen: Sebastianus de Maestria Marci et Ieroni- 
mus Stambuger Alamanus: sponte conUtentur habuisse et recepisse a Rev. D. 
P. Iacobo de Rolandis procuratore Rev. D. Caroli Cicade Episcopi Albinga- 
nensis prout habuerunl et receperunt in presentia mei notarii et testinm in- 
frascriptorum doblonos sex de scutis duobus singulo et scuta quindecim auri 
in auro Ittalie et sunt ad complementum eorum mercedis argentorum fabricato- 
rum et consignatorum prefato Rev. D. Carolo etc. et de quibus etc. — Actum 
Genue in Foro Mercalorio cidelicet in scriptorio suo sub domo Magni/. D. 



CAPITOLO Vili. 361 

si mostra di nuovo un sessennio appresso ne' rogiti 
del Conforto, compagno a un fiammingo eh' ha nome 
Tommaso Ofifio, per un lavoro di minor lena, ma più 
gradito per avventura, siccome commesso dall'Arte 
stessa, e pel loro altare che aveano alle Vigne , tra' 
cui titolari era pure S. Orsola. E perchè 1' Università 
de' Fabrì credea possederne il teschio, fu fatta scolpi- 
re a costoro d' argento una testa a- servizio di teca , 
che figurasse la santa martire , e contenesse la sacra 
reliquia. (1) D'un altro alemanno, Melchiore Suez, è 



Ambrosii de Nigro: Anno a Nativitate Domini millesimo quingenlesimo sep- 
tuagesimo secando Jndictione quartadecima secundum Genue curswm die vero 
Sabati duodecima mensis lulii in Vesperis: presetitibus Panlaleone de Cruce 
q. Francisci et Iacobo de Cumo q. Lazari testibus ad premissa vocatis et ro- 
galis. (Atti del Not. Agostino Lomellino Fazio — Fogliaz. 15, 1570-72). 

(1) 33 In nomine Domini Amen: Thomas Oiinus Jlamengus ^Hieroniuius 
Strabuger (sic) germamis mayislri aurifici (sic) in solidum sponte etc. et orimi 
modo etc. Confessi fuerunt et confltentur Paulo de Campi Sindico et Io. retro 
Moronexio Priori suo et nomine Vincentii Monlobii sodi hahdsse et recepisse 
in pecunia numerata libras centum nonaginta sex solidos sex et denarios 
septem lamie computatis Itbris sepluaginta in presentia mei Notarii et testium 
infrascriptorum habitas et promiserunt construere Caput et Faciem argenti 
juxta modellum prò ponendo capite S. Ursule et hoc intra et per totam quin- 
tamdecimam Novembris proxime venturam anni presentis et sic facta consi- 
gnatione dictus Prior suo et nomine sotii et dictus Siudkus promiserunt sol- 
vere ressiduum si quod erit facta estimacione tam respectu argenti quam ma- 
nifaiure: et quatenus intra dictvm tempus non consignaverinl perfectum pos- 
sint dicti Priores et Sindicus eam (sic) accipere et iteri facete damnis expensis 
et interesse dictorum Tliome et Ieronimi in solidum et dicti Priores et Sin- 
dicus promiserunt dictis sotiis dare scutum unum in singulis ebdomodis (sic) 
si fueril necesse qui serviat ad bonum computum: Renunciantes etc. — Actum 
Genue in mediano domus mei Notarti infrascripli site in contrada SS. Cosme 
Scultura. — Vol. VI. 46 



362 SCULTURA 

menzione ed amplissima lode nel Varni, pel ricco pal- 
lio ch'anch'oggi vediamo ne' dì solenni all'aitar mag- 
giore di S. Lorenzo; e da' documenti per lui prodotti 
ci è dato a sapere che quasto gli venne ordinato da' 
Padri il 28 maggio del 1599 , e com'egli si spedì di 
tanta opera a mezzo dell'anno vegnente. Ed io il ten- 
go per un sol uomo con certo Melchiore Sorza, che 
può rinvenirsi negli atti del Romairone sotto il 3 gen- 
naio del 1603 : ben sapendo per quante forme si bi- 
strattassero tali cognomi per man di Notai , e ancor 
peggio italianizzandoli. A questi giorni Melchiore a- 
vea mano in copiosi argenti per commissione d'Andrea 
Poria marchese di Torriglia e figliuolo del principe 
Gio. Andrea ; destinati forse alla chiesa de' suoi gen- 
tili in Loano, se non m'illude il trovarvi non pur me- 
scolato , ma poco meno che donno ed arbitro , un P. 
Ferdinando da S. Maria de' Carmelitani Scalzi. 

Un Arrigo Fiammingo , che il Varni ci nomÌDa a 
pena, e per lievi fatiche d'indoratore, farà conclusione 
alla serie degli argentieri , mostrandosi a tale altezza 
ed in tale fortuna , da starsene pressoché solitario al 
di sopra di tanti maestri. E però mando innanzi pa- 
recchi che ancor mi rimangono o a rinfrescare nella 



et Damiani: Anno Bombi. Natio, millesimo quingentesimo septuagesimo odano 
Jtidictione quinta secundum Ianue cursum die Sabbati XXX. Augusti in 
Vesperis: presentibus Luca de Prato q. Defendini et Francisco Boraxino q. 
Petri testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Domenico Con- 
forto — Fogliaz. 32, 1578). 



CAPITOLO Vili. 363 

memoria, o a produrre in luce; né tutti stranieri, né 
fuor di Liguria. De' primi è quel Burro, scultor Mi- 
lanese, che già vedemmo a plasmar di cera minute 
invenzioni di favola ; artifìcio, siccome per sé sottile, 
così molto accosto ed amico all'orefice. E tal ci ritor- 
na dinanzi Gio. Stefano Burro, e con tal fattura, e 
sì largamente rimunerata, che il mostra non meno 
pregiato se tratta i martelli o se volge lo stecco. Fu 
questa una Pace o Agnusdei, che richiese da lui il 
magnif. Giovanni Celesia nel 1588: oro schietto a tre 
oncie in peso; e a costui fa onore, che le figure, non 
che il composto del sacro gioiello, eran suo disegno, 
laddove i fabri, quantunque valenti, eseguivano il 
più. delle volte i modelli altrui. Basterà questo esempio 
per creder costui fioritissimo artefice in cose piccole 
e bisognose di tutta cura; il direbbe senz'altro la 
somma di lire cento ch'io veggo esser posta al lavo- 
ro. (1) Contemporaneo, e segnato anzi dell'anno stesso 



(1) >$« In nomine Domini Amen: lo. Stephanus Burrus filius lo. Bapliste 
scultor et aurijex major etc. ut jurat: sponte et orniti modo etc. promittit ma- 
gni/, lo. Celexia q. Antonii presenti etc. ei construere et Jabricare unum 
Agnuodei auri scuti juxta modellum factum, consignatum et ostensum diclo 
loanni ad suam satisfactionem, et sic constructum et fabricatum beneque et 
diligenter perfectum dicto magnif. loanni consigliare intra menses Ires cum 
dimidio proxime venturos, et prò dieta fabricatione et constructione hacienda, 
confitetur habuisse et recepisse a dicto D. Ioanne ut vere realiter et cum ej- 
feclu ab eo habuil et recepit in presentia mei Notarli et infrascriptorum te- 
stium tres untias auri scuti minus quindecim caratis de quibus se bene con- 
tentum et satisfactum vocat, et illud in dicto Agnusdei ponere promittit deque 



364 SCULTURA 

mi porgono gli atti un Giacomo Roccatagliata, ch'io 
voglio aggiungere al ruolo de' nostri, né senza accen- 



do auro dicto loanni reddere bonam veratri et leg alerti rationem prò solutione 
et satisfacilone reliquatus in consignatione dirti Agnusdei omni exceptione 
remota etc. Et quatenus illud intra dictuni tempus non consignet fàbricalum 
et constructum ut supra casu ipso possit et valeat dictus D. Ioannes et sibi 
liceat illud fabricari facere a quibusvis aliis damnis et expensis et interesse 
ejusdem Io. Stephaui de quibus stare et credere vult soli et simplici verbo cum 
juramento ejusdem loannis absque aliqua alia fide probatione seu verificatione 
et promiltil solvere dicto loanni presenti etc. id quod juraverit expendidisse 
Sub etc. Renmciaas etc. Et versa vice dictus Ioannes promittit solvere dicto 
Io. Stepha.no presenti etc. libras centum monete Ianue infra quarum solutionem 
dictus Io. Stephanus confitetur Imbuisse et recepisse in pecunia numerata 
libras vigiliti et soldos tresdecim ut vere realiter et cum ejfectu illas habuit et 
recepii in presentia mei Notarli et testium infrascriptorum et de quibus se 
bene contentum et satisfactum vocat et ab illis etc. Ressiduum promittit sol- 
vere dictus D. Ioannes dicto Io. Stephano presenti videlicet libras tres et sol- 
dos septem intra et per totani diem decimam quintam instanlis et alias viginti 
qualuor quando dictum Agousdei erit sùjillatum et ressiduum eo finito et per- 
fecto et m illius consignatione omni exceptione remo'.a: Sub etc. Et quia dictus 
Io. Siephanu.s habuit a dicto D. Ioanne in pecunia numerata jam sunt menses 
alias Ubras sexlecim monete Ianue ad compulum mercedis allerius Agnusdoi 
quod dictus Ioannes fabricari facere volebat et jam construxerat dictus Io. 
tìtephanus modellum ideo conoenerunt et conveniunt quod dictus Io. Stephanus 
debeat dictas libras sexdecim compensare et facere bonus ipsi loanni in mer- 
cede aliorum laboreriorum sibi consignandorum per dictum D. Ioannem dum- 
modo dieta laboreria scilicet merces illorum ascendat ad minus ad scutos tri- 
ginta quia sic etc. Renuncianles etc. — Aclum Genue in una camera carni- 
nate domus kabilationis dirti D. loannis in contrada S. Anlonii: Anno a Na- 
t/citate Domini millesimo quingenlesimo ocltiagesimo octavo Indictione quinta- 
decima secundum fanne cursum die Ioois duodecimi Miij in Vesperis: pre- 
sentibus Magni/. Melchione de Nigrono et Luca Capriata q. Laurentii ad pre- 
dieta vocatis et rogatis. (Atti del Not. u-erolano Bargom — Fogliaz. 18, 
153S - n. 2.) 



CAPITOLO Vili. 365 

nare all'onesto titolo di nobiltà che precede al suo 
nome. Ch'ei sia consanguineo del Nicolino, me ne 
dissuade il tenore dell'unica scritta ch'io porrò in 
mezzo; oltreché, più che all'arte dell'orafo, ha sem- 
bianza costui d'applicare alle gemme. Però nel pre- 
detto anno del 1588, senza punto sconciarsi del proprio 
opificio, potè accomodare un cotal Sebastiano Coch, 
proveniente d'Augusta, d'un suo ricetto fornito di 
tutto il bisogno a operar ne' diamanti: (1) artifizio 
ch'io trovo a que' giorni, e ben molto addietro, fio- 
rente in Genova, e proprio egualmente a nostrani e 



(l) ►!< In nomine Domini Amen: Nob. Jacobus Itoccataliata aurijex et 
gemmarius q. D. Nicolai sponte etc. Locavit D. Sebastiano Coch de cintate 
Auguste Germanie D. Pauli /ilio majori et qui palam et publice negotialur 
sciente patre et non contraddente ut ipse cum juramento fatetur presenti et 
consententi laborerium ab adagiando petras adamantis in quo adsunt libre 
centum tresdecim plumbi: item paria decem tenaliarum: item rote due alsalis 
(sic) cum suis fuzellis et cum uno molendino et rota Ugni cum omnibus suis 
appiratibus necessariis item capsia Ugni et bancum positum apud quamdara 
fenestram possessionem quorum bonorum ad utendum titulo diete locationis die- 
tus D. Sebastianus Jatetur habuisse a dicto Nob. Iacobo presenti ut supra 
ai habendum per annos tres proxime venturos et ultra in beneplacito ambarnm 
partium: prò pensione et nomine pensionis librar um viginti monete Genite sin- 
gulo anno dandarum et solvendarum et quas diclus D. Sebastianus dare et 
solvere promissit ipsi D. Iacobo in fine cujuslibet sexti mensis dimidiam pen- 
sionem cujusvis anni per debitum confessimi etc. — Actum Genite in Bancis 
videlicet in scriptorio residentie Notarti in/ras cripti: Anno a Natio itale Do- 
mini millesimo quingentesimo octuagesimo octavo Indictione XV de Germe more 
die vero Martis XXYHl lumi in tertiis: presentibus Io. Francisco Folieljt q. 
Franci et Sebastiano Rato q. Philippi testibus ad premissa vocatis et rogatis. 
(Atti del Not. Giulio Romiiroae — Fogliaz. 10, 1538, n. 1.) 



366 SCULTURA 

a stranieri. Dacché (perch'io mandi uno sguardo ancora 
a quest'arte, malgrado la brevità che m'incalza) se 
dalle Fiandre avea origine Enrico d'Egra, gemmiere 
del secolo XV, gli sta di fronte quel nostro Caldera 
che prende non poco spazio di questo Capitolo. (1) 
E similmente co' nostri del XVI operava in ' credito 
di valentissimo un Gualtiero Winkelman da Bruggia, 
e accettava discepoli or nostri or de' proprj paesi. Io 
lo veggo (se basti un caso) entro il corso d'un anno 
ad accomiatare con buoni suffragi un Giovanni Hille- 
prandt, e a ricevere in sua bottega un novello sugli 
undici anni, Bartolommeo da San Cristoforo, il quale 
par ligure a suon di cognome. (2) 



(1) A maggior lode di Simone Caldera d'Andora, mi piace aggiungere 
cosa che vien riferita in un articolo del Sign. Minieri Riccio, inserito 
■a&W Archivio storico per le provincie Napoletane (anno VI, fascic. 3) col ti- 
tolo: Alcuni fatti d'Alfonso I. d'Aragona. Ivi, sotto il 26 luglio del 1456, 
si racconta, come Alfonso « compra dal negoziante Genovese Simone Cal- 
« der per ducati 1800 due bolassi (balasci) chiamati della vena vecchia, 
« tagliati a forma di tavola ossia quadri, molto belli, ed incastrati in 
« due montature di oro fino, che fa riporre nella sua guardarobba. » — 
E di seguito: « Dall'altro negoziante Genovese Alacchese (?) Spinola per 
« dueati 3000 un bsl diamante a forma di tomba incastrato in oro fino a 
« mezze lune, che mostra così 24 facce. » 

(2) In nomine Domini Amen: Bartholomeus de Sancto Christojforo ftlius 
Leonis sponte promisit et promitlit Gualterio Vinchelman de Bruges Jla- 
mingo fabro gemmario presenti etc. quod Lecnus de Sancto Christofforo 

jilius ipsius Bartholomei presens et consentiens etatis annorum undecim stabit 
et perseverabit prò famulo cum dicto Gualterio per annos novem proxime 
tenturos prò et occasione discendi artem fabbri gemmar ii et aurificis e':c. etc. 



CAPITOLO Vili. SQTt 

Arrigo adunque, o Tedesco che fosse, o Fiammin- 
go (che tale alle volte si nomina) anch' egli era a 
soldo della Repubblica , e tra le guardie al Palazzo 
di Signoria; ma in istile d'atti il diresti considerato 
al di sopra degli altri, o per suo valore com'orafo in- 
sieme e argentiere, o pel grande delle opere, o per 
la sorte de' committenti. Due potentissimi e doviziosi 
di quella stagione, ed un corto volar di quattro anni, 
son tutto il costui fiorire, per Genova almeno; ma 
tanto gli basta per sorgere a' primi sguardi, e parere 
insigne. Han principio le sue notizie con un Braciere 
di grosso peso e di molta fattura, di che lo richiese 
Ferrante Gonzaga principe di Molfetta, notissimo a' 
Genovesi, né grato altrettanto; che allora a soggiorno 
fra noi (dico il 1. febbraio del 1591) gli die' di pre- 
sente per l'opera un cento di libre di buono argento: 
e non come derrata che a tanto bastasse , ma quasi 
per provvigione ad incominciare. E valeva il pregio 
che un altro artefice, Bastiano de Macchi, venisse a 
prometter per esso, e a costui s'aggiungesse uà Gio- 
vanni Talmar, di nazione tedesco, che avea disposata 



— Actum Ianue in Bancis ad bancum solite residentie mei Notarti infra- 
scripti: Anno a Nativitate Domini millesimo quingentesimo sexagesimo quarto 
Indiciione sexta secundum Oenue morem die Sabbati XXII Ianuarii in Ve- 
speris: presenlibus Dominico Poncello architecto et Io. Baptista Lomelino 
filio D. Ambrosii testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Noi. Leo- 
nardo Chiavari — Fogliaz. 7, 1564, n. 1.) 



168 SCULTURA 

ad Arrigo una figlia. (1) Non veggo clausola in questa 
polizza, d'onde non escano indixj di grave faccenda; 
e mi basterebbero il termine di mesi dieci, e le lire 
non meno che settecento accordate a siffatto lavoro. 
Né i dieci mesi lo videro compiuto, né pare che ciò 
sperassero i contraenti , chi legga sottile nel rogito. 
In quella vece, per undici mesi di giunta vedrai so- 
praccrescere l'uopo di "nuovo argento, e con esso la 
mole del ricco Braciere: del quale si dava pensiero 
quell'orgoglioso, non pur tra le oscure faccende che in 
Genova il travagliavano, ma pur ne 1 suoi ozj di Man- 
tova, o tristi recessi ch'io debba dirmi, ove usava 
recarsi di tratto in tratto. In sua assenza faceva per lui 
un Antonio Lomellino, fornendo del proprio o moneta 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Magister Enricus Flamengus auri faber 
in Palacio Sereniss. Dominacionis Gènve, sponte et ex ejus certa scientia 
nulloque juris nel farti errore ductus seu modo aliquo circonventus (sic): Con- 
fessus Juit et in veniate publica ncognovit et recognoscil Excell. Dom. Dom. 
Ferratiti Gonzaga principe (sic) etc. absenti et raihi Notario injrascripto prò 
Sua Excelentia et heredibus suis stipulanti se a Sua Excelentia habuisse et rece- 
pisse ante confectionem presentis instrumenti libras septuaginta quinque in 
pondere argenti manifaturati que una cum alio argento in diem tradendo 
proni necesse erti ipse Enricus promissit et promitlit prejato Excelenlissimo 
Domino fabricare bene et diligenter Braxeriam unam argenti intra et per 
totam diem quintam decimam mensis Octobris proxime venturi et tam sic Jabri- 
calam intra dicium tempus dare et consignare promittil prefato Excelentiss. 
Domino absenti ut supra et mihi dicto Notario prò Sua Excelentia ut supra 
stipulanti omni exceptione et contradicione remotis i Renuncians etc. Et prò 
dicto Enrico erga prefatum Excelent. D. prò dicto argento tradito et alio in 
diem tradendo prò jabricatione diete Braxerie intercesserunt et fidejusserunt 



CAPITOLO Vili. 369 

o metallo, sol che per lettere ne avesse cenno. Di 
che è testimonio una carta, per cui cinquecento pezzi 



Ioannes Talmar theutonicus socer dicli Enrici et Bastiarius de Machis q. 
Marci faber argentarti (sic) presentes et quilibet ipsorum in solidum unica 
soluzione suficiente sub hipoteca et obligacione persone eorum et honorum suorum 
presentìum et futurorum mobilimi et immobilium etc. etc. — Actum Genue 
in Capella Venerandi Collegii Notariorum ad bancum meum: Anno Domin. 
Natio, millesimo quingentesimo nonagesimo primo Indicione prima secundum 
Genue cursum die Veneris prima Februarii in Vesperis: presenlibus lestibus 
Magni/. lacobo de Ferrariis q. D. Desidera et Nob. Cipriano Savignono q. 
D. Mathei civibus Janue vocalis et rogatis. 

►J< Die ea paulo post in Camera caminate domus M. D. Danielis Spinule 
respiciente in Carubeo Recto: Supradictus Enricus sponte etc. confltetur diete 
Excele?itie D. Ferranti presenti et acceptanti se a Sua Excelentia ante con- 
fectionem presenlis instrumenti habuisse et recepisse ultra supradictas libras 
septuaginta quinque in pondere argenti de quibus in suprascriplo instru- 
mento paulo ante celebrato libras viginti quinque in pondere argenti que cum 
alio argento tradito et in diem tradendo per Suam Excelenliam sive agentem 
prò sua Excelentia secundum quod necesse erit prò Jalricatione diete Bra- 
xerie argenti fabricande prout in suprascripto instrumento continetur quod 
prefatus Excelent. Dominus consigliare promittit dicto Enrico in diem se- 
cundum quod fuerit requisilum et ultra predicta prejatus Excelent. D. dare 
et solvere promitit dicto Enrico presenti in consignacione diete Braxerie libras 
septingentas Genue prò ejus mercede et labore fabricationis ipsius omni excep- 
tione et contradicione remotis: Benuncianles etc. Pacto expresso inter ipsos 
Excelent. ex una et dictum Enncum ex altera quod si dictus Enricus intra 
dicium lempus quintedecime Oclobris venturi non consignaverit dictam Braxe- 
riam Jabricalam dicto Excelent. Domino quod solum leneatur Sua Excelentia 
solvere libras quingentas Genue quia ita conventum Juit: Declarato quod si 
culpa Sue Excelentie in consigliando argenlum ad requisitionem dicti Enrici 
ita quod non posset finire dictam Braxeriam intra tempus predictum eo easu 
teneatur Sua Excelentia et ita promitit finita dieta Braxeria et in consigna- 
cione ipsius solvere dictas libras septingentas non obstante quod esset elapsum 
te mpus predictum quia sic etc. — Testes dictus M. Jacobus de Ferrariis et 
Vol. VI. — Scultura. 47 



370 SCULTURA 

di conio spagauolo aggiungevano al primo argento un 
peso di libre quarantatre. (1) 

Ma il valente Alemanno avea già entratura in pa- 
lazzo Doria , ove il principe Gio. Andrea , nipote di 
sangue, e direi pur anche di liberalità, all' Andrea il 



Nob. Benedictus de Philippis q. D. Iacobi. (Atti del Not. Agostino Campa- 
nella — Fogliaz. 7 — 1591-93, 1 . 

fi) >ì< In nomine Domini Amen: D. Henricus Flamingus fàber argenta- 
rio sponte etc. Confessus fuit et confitetur se habuisse et recepisse prout 
vere' realiter et cum effectu habuit et recepii a magnif. Antonio Lomellino q. 
Magni/. Melchionis presente etc. petios quingentos de ratione librarum orto 
singulo petio bone stampe Hispanie per predictum Magnif. Antonium dicto D. 
Heurico dattos (sic) tradiitos et solutos ac numeralos in presentia mei Notarii 
et testium infrascriptorum de pecuniis propriis prefati Magnif. Antonii ut 
dictus Magnif. D. Antonius fatetur et in observatione ordmationum III. et 
Excell. Domini Ferdinandi Gonzaghe Principis Mulfiti prefato Magnif. Anto- 
nio dirrectarum datarum Mantue die de quo in eis et quibus etc. Et qui petit 
sunt ponderis librarum quadraginta trium et quartorum duorum witie et pon- 
derati in seca monetarum ut prefatus Magnif. Antonius et dictus D. Henri- 
cus fatentur et eidem D. Henrico solutos causa fabricandi seu complendì fìra- 
xeriam inceptam per dictum D. Hinricum prò usu prefati III. et Excell. D. 
Ferdinandi et quam reducere ad perfectionem promittit dicto Magnif. Antonio 
presenti seu prefato III. et Excell. D. Ferdinando absen'i et mihi Notario 
quam citius poterit omni exceptione etc. Et propterea prejatum III. et Excell. 
D. Ferdinandum absentem in ea vero vice et ad cautellam prefatunt Magnif. 
Antonium presentem et acceptantem quitat liberal et absolvit a dictis pelili 
quingentis de libris orto singulo faciens etc. — Actum lanue in Bancis et ad 
bancum mei Notarii infrascripti: Anno a Natioitale Domini millesimo quin- 
gentesimo nonagesimo secundo Indictione quarta secundum lanue cursum die 
Martis XV Septembris in Vesperis: presentibus Benedicto Odono D. Andree 
et Franco Poliasca Notarlo testibus vocatis et rogatis. (Atti del Not. Pelle- 
grò Poliasca — Fogliaz. 17 — 1591-92;. 



capitolo vm. 371 

Grande , si destreggiava tra parsimonia e tra lusso 
domestico ; tardo a conoscere il meglio , e avidissimo 
pure del molto. In Arrigo ebbe tale maestro da com- 
piacerlo in faccenda di masserizie e piacenti e ricche, 
alle quali non trovo esempio in memorie addietro; più 
tosto acconce a mostrar vaghezza di gentiluomo in 
elette brigate , che austera magnificenza di principe. 
E pongo innanzi, per ragion d'anni, due deschi o buf- 
fetti, variati a storiette d' argento in cisello di basso- 
rilievo: in misura eguali, di cinque e mezzo quant'e- 
ran lunghi, e pel largo tre palmi e mezzo; e rispetto 
a' soggetti delle lastrelle, non men simiglianti di quello 
che sembri un' imagine alla realtà. Lo splendore del 
primo Andrea rifletteva sui successori ; e l'accrescerlo 
e '1 dimostrarlo giovava ad un modo e all'onore e alla 
vanità de' nipoti. A quest' ora gli emblemi di Giove 
che atterra i giganti, e del Dio de' mari che domina 
i flutti,, parevano al guardo degli ospiti in mezzo allo 
sfondo di quelle sale e tra il verde di que' giardini; 
e nella chiesa di que' gentili, i cevoti poteano scon- 
trarsi cogli occhi nelle aquile armate di fulmini , o 
ne' tridenti del Dio marino , e scorgervi a un tempo 
le fantasie mitologiche e la potenza della famiglia. 
Restava per terzo Alcide, e nell' atto che doma i mo- 
stri : e di ciò si die' cura Gio. Andrea , commettendo 
ad Arrigo le piastre del primo buffetto , per atto del 
13 aprile del 1590, rogato vicin del Molo là ove se- 
devano i Magistrati dell' Abbondanza. E però le Fa- 



372 SCULTURA 

tiche d'Ercole aveano a dar numero ed argomento a' 
risalti istoriati; e '1 valor del metallo non che del ci- 
seilo dovea sfoggiare anche al basso ne' quattro piedi 
massicci e scolpiti di fine argento. La multa di cento 
cinquanta scudi , e la grassa mercede di seicentocin- 
quanta , non diedero al buon Tedesco né tanta lena 
né tanto affanno, che il desco giugnesse a fine entro 
i dodici mesi pattuiti ; nò il Principe fu tal generoso 
che della pena si smemorasse. Vero è, che venendosi 
a contrattare dell'altro buffetto, il 9 novembre dell'an- 
no appresso, gli usò non so che di larghezza con is- 
gravarnelo : sì veramente che il nuovo lavoro non a- 
spettasse a metà l'ottobre del 92. (1) 



(1) In nome del Signore sia: Henrico Fiamengo argenterò al presente 
« soldato nella piazza di questa città di Genova spontaneamente et per 
« ogni miglior modo che ha potuto et può ha promesso et promette al- 
« l'Illustrissimo et Eccell. signor Gio. Andrea Doria principe di Melphi 
« etc. benché sia absente et per sua Eccellenza al magn. Gio. Pietro Ri- 
« cardi presente e accettante et a cautella ancora a me Notaro infra- 
« scritto il quale come persona pubblica per l'uffizio pubblico che tengo 
« acetto a nome del detto Eccell. Signor Principe Gio. Andrea di far et 
» lavorar bene et perfettamente con ogni studio et diligenza tutte le lame 
« o sia chiape di argento buono et fino che saranno neccessarie per fa- 
« sciare di sotto et di sopra un bufetto di lunghezza di palmi cinque e 
« mezo et di larghezza di palmi tre et due terzi di un altro palmo con 
« suoi piedi del medemo argento lavorato esso bufetto dalla parte di 
« sopra a mezo rilevo con li piedi a rilievo intiero istoriato delli fatti 
« dell'Eceell. Signor Principe Andrea Doria di felice memoria conforme 
« al disegno che li sarà dato sottoscritto per mano del detto Magnif. 
« Gio. Pietro, in satisfatione e contentamento del detto Eccell. Signor 



CAPITOLO V][I 373 

Di questo io do in luce la scritta , del primo io 
vorrò scusarmene , imperocché a legger V una , è un 
averle entrambe; cotanto somigliaao. Il solo divario è 



« Princips Gio. Andrea et consigliarlo fatto come sopra a sua Eccellenza 
« tra qui et tutto il giorno delli quatordici di Ottobre prossimo di avve- 
« nire del 1592 senza alcuna contradicione salvo però sempre giusto im- 
« pedimento e questo per mercede o sia manifatura di scuti trecento tre- 
« dici da L. 4 l'uno li quali il detto Magnif. Gio. Pietro a nome del detto 
» Eccell. Signor Principe Gio. Andrea Doria promette di darli et pagarli 
« al detto Henrico in la consignatione del detto bufetto con soi piedi 
« senza alcuna contraditione come in appresso si dirà: Et a conto de l'ar- 
« gento che si deve mettere in detto bufetto con piedi o sia dette piastre 
« o chiape che come si è detto si devono lavorare, il detto Henrico con- 
« fessa haver havuto et ricevuto dal detto Eccell. Signor Principe Gio. 
« Andrea absente acettando il detto Magnif. Gio. Pietro et io Notaro co- 
« me sopra libre due milla ottocento di Genova nel banco di Città in 
« tanti reali Castigliani s raggione di soldi cinquantanove et denari tre 
« per ogni reale da otto et delle quali libre due milla ottocento il detto 
« Henrico si dà per contento et satisfatto a tutta sua volontà renuntiando 
« la exceptione delli denari non numerati et non visti: Il resto sino alla 
« somma necessaria per il detto effetto il detto Magnif. Gio. Pietro a 
« detto nome promette darlo al detto Henrico stipulante etc. giornalmente 
« secondo che egli anderà lavorando il detto bufetto con piedi in tanti 
« reali Castigliani raggionati al medemo prezzo detto di sopra di s. 59, 3 
« per ogni pezzo da reali otto et caso che li reali calassero di prezzo et 
« valessero meno delli detti s. 59, 3 per ogni pezzo da reali otto sia non- 
« dimeno obligato il detto Henrico come si obliga di ricevere essi reali 
« da sua Eccellenza o da altri in suo nome al detto prezzo di soldi cin- 
« quantanove et denari tre per ogni pezzo da reali otto: Si diehiara che 
« se il detto Henrico non darà il detto bufetto con piedi lavorato a sati- 
« sfatione di Sua Eccellenza sia obligato il detto Henrico et così promette 
« restituire a Sua Eccellenza o a persona per lui legitima le dette libre 
« due milla ottocento et tutti li altri danari che di più egli havessi ha- 



374 SCULTURA 

ne' temi da cesellarsi, che il Principe tenne dapprima 
segreti, e che poscia propose al maestro, con dar begli 
e fatti i disegni. Alle imprese d'Ercole allora risposero 



vuto a conto del detto lavoro et parimente se non lo darà finito come 
si è detto fra il detto tempo si contenta se gli debbino lerare dalla 
detta sua mercede o sia fattura scuti cento cinquanta simili li quali 
già lui haveva perso nel obligo di un altro bufetto che ha fatto a Sua 
Eccellenza la qual pena il detto Magmf. Gio. Pietro a detto nome si 
contenta perdonarla al detto Henrico sempre che darà il sudetto bufetto 
fatto come sopra fra il detto tempo et di più quando non lo sia per 
tutto il giorno delli venti di Novembre del detto anno 1592 possa Sua 
Eccellenza passato il detto tempo pigliarsi il lavoro che troverà fatto 
principiato del detto bufetto a peso solo di argento obligandosi detto 
Henrico come in tal caso si obliga di restituire a Sua Eccellenza in 
tanto argento o denaro il di più che mancherà fino al compimento di 
tutto l'argento o denaro che haverà havuto di che si debba stare alla 
rellatione del detto Magnif. Gio. Pietro con polisa del detto Henrico 
et inoltre di pagare a Sua Eccellenza o a persona per lui legitima li 
detti scudi cento cinquanta che di pena havea già perso per il detto 
primo bufetto che il detto Henrico ha fatto: et quando il detto Henrico 
dia il detto bufetto a satisfatene di Sua Eccellenza et al tempo delli 
detti quattordeci di Ottobre se li debbino dare per la sua fattura li 
detti scudi trecento tredeci da L. 4 I'udo et anche perdonarli la pena 
de li detti scudi cento cinquanta incorsa per il primo bufetto: Renun- 
tiando le dette parti etc. — (Seguono promesse di due fidejussori per 
detto Enrico) — Fatto nella città di Genova nella casa che habita il 
detto Magnif. Gio. Pietro Ricardi posta nella contrata di Lucoli: l'anno 
« dalla Natività di N. S. Gesù Cristo mille cinquecento novanta uno cor- 
« rendo la Inditi one quarta secondo il corso di Genova giorno di Sabbato 
nove del mese di Novembre a hora di Vespero stando ivi presenti per 
« testimoni li Magnif. Francesco Roberto et Ricardo Petriciolo del q, 
« Giulio alle cose predette chiamati et pregati » — (Atti del Not. Dome- 
nico Tinello — Fogllaz. 16 - 1590-91). 



CAPITOLO Vili. 375 

i gesti del grande Andrea ; e le glorie recenti del- 
l'Ammiraglio si pareggiarono alle fanfastiche idee della 
favola. Il resto s'attinga dall'atto, se v'ha chi ne curi 
i minuti particolari. Io m' arìretto a dar nota d' altro, 
imitando il Principe , in cui s' affrettavano i desiderj 
di nuove pompe. E qual altro nome vorrem noi dare 
ad un seggio o cattedra, argento anch'essa; e a qual 
altro supporre ch'ella servisse, dai Principe in fuori ? 
E la volle di mano d' Arrigo , non anco trascorso il 
tempo al secondo buffetto, è non dnndo al lavoro più 
lungo spazio che dal 1 giugno al 5 settembre. Lavoro, 
cred'io, più di mano che non d' ingegno , e di sfarzo 
superbo anziché di sottile artifizio , se parve bastante 
un trimestre a condurlo, e novanta scudi a ricompen- 
sarlo ; ogni cosa scarseggia in queir atto , fuorché il 
metallo , che viene fornito a bei sacchi di scudi sul 
banco di Gio. Pietro Riccardi , domestico al Princi- 
pe. (1) Il che non iscema punto alla stima di prode 



[1) In nomine Domini Amen: Mag. Heiiriciu Flamengus miles cohortis 
Germanorum Sereniss. Reipublice Genuensis mihi Notario cognitus: sponte etc. 
promissit et promittit lllustr. et Excell. D. Io. Andree Boria principi Melphie 
etc. licet absenti et prò co Magnif. D. Francisco Roberto presenti etc. fabvi- 
care et conslruere bette et diligenter Catredam imam argenti juxta modellum 
existens penes dictum Henricuoi eamque bene et diligenter constructam et fa- 
bricatam dare et consignare prefato Magnif. D. Francisco sive persone prò eo 
legitime intra diem guintam mensis Seplembris proxime venturi omni exceptione 
etc. Et hoc prò mercede seu manifatura scutorum nonaginta de libris qualtuor 
monete Genite singulo sento que dicttis Magni]. Fraaciscus dicto nomine sol- 
vere promissit dicto Henrico stipulanti etc. Acto quod nisi dictus Henrieus 



376 SCULTURA 

'< 

e dilicato che noi vogliam fare di tal maestro , alle 
cui difese se non valessero le squisitezze surriferite , 
uscirebbero in mezzo altre ed altre, e più. d'orafo che 
d'argentiere. Le mense e gli armadj e le credenziere 
di Gio. Andrea non desiderarono certo fatture d'ARRi- 
go; e n'ho indizio in un ricco bacile con sua stagnata 
da mescer acqua, o piuttosto da render fede che i don- 



dlclam Caìredam perflceret et consignaret ui supra intra dictum tempus cadat 
ipso jure et ipso facto et cecidisse intelligatur in penam scutorum quinquagin- 
ta de l. 4 singulo prò justo damno et interesse prefati lllustr. D. Io. Andree 
ita taxato et convento etc. verum si dictus Henricus intra dictum tempus fe- 
cisset medietalem diete Catrede tali casu non teneatur ad solutionem diete pene 
sed tantummodo cadat in amissionem sue manijature illius partis diete Catre- 
de que perfecta esset intra dictum tempus quam partem ut supra perfectam 
teneatur dictus Henricus dare dicto Excell. D. lo. Andree prelio quo valet ar- 
gentimi froxtum in computo et in deductione argenti seti pecuniarum quas ha- 
buisset a prefato Excell. D. Io. Andrea seu ejus agentibus prò ipsis conver- 
teadis in argenteo /sic) prò dieta Catreda et si opus diete Catrede perfectum 
intra dictum tempus non ascenderei ad medietatem diete Catrede teneatur di- 
ctus Henricus ad solutionem diete pene dictorum scutorum qxrìnquaginta et ad 
restilutionem pecuniarum quarumeumque quas habuisset prò construenda elfa- 
Iricanda dieta Catreda : quia sic etc. hisuper prò solutione premissa dictus 
Henricus Jatetur habuisse a prejato Fxcell. D. Io. Andrea licet absente me 
Notario etc. sciita sexcenlum de l. 4 singulo in banco cotenumularii de ratione 
Magni/. Io Petri de Ricardis ad computum argenti expendendi in dieta Ca- 
treda et de ipsis etc — Actum Ianue in Palatio Comperarum S. -Georgii vi- 
delicet in Cancelleria ressidentie mei Notarti: Anno a Nativitale Domini mil- 
lesimo quingentesimo nonagesimo secundo Indictione quarta secundum Ianue 
cursum die vero Lune prima mensis Iunii in tertiis: presentibus ibidem Bar- 
tholomeo Lacumarcino Gabrielis et Andrea de Mavchetis tabernario q. Petri 
lestibus ad premissa vocalis specialiter et rogatis. (Atti del Not. Domenico 
Tinello - Fogliaz. 17, 1592-93). 



capitolo vii). 377 

zelli del principe di Melfi poteano versarla da vasi 
d'oro. Oro schietto, stagnata e bacile ; ma questo per 
giunta dovea primeggiare per voghi risalti non so se 
di fregi o di storie, e dovean l'uno e l'altro aver peso 
né più né meno di quel che valessero i mille scudi. 
Del resto altre multe e minacce, e più fretta che mai; 
convenendo all'artista spedirsi di quella fatica dal 9" 
aprile al dì 10 d'agosto del 1593, se volea centoventi 
scudi dell' opera sua , non dimezzati per dritto di 
pena. (1) 



(1) In nomine Domini Amen: Mag. Henricus Flamengus/aier argentarius 
et mihi Notano cognitus: sponte etc. Promissit et promittit lllustr. et Excel- 
lent. D. Io Andree Dorie principi Melphie etc. licet absenti et prò eo Magnif. 
lo. Petro de Ricardis presenti etc. mihique Notario etc. fabricare et constru- 

ere bacile unum et stagnariam unam auri predi valoris exstimalionis intra, 
tempus et sub pactis ptnis ihodis Jbrmis et condiiionibus injerius dicendis : 
Videlicet. « Si obliga di dar finito un bocale d' oro conforme di lavori a 
« uno di argento dorato che se li è mostrato et che sia cosi ben finito 
« come il sudetto di argento et anche un bacile d'oro lavorato di rilievo 
« come parerà meglio a detto maestro Henrico li quali l'uno et l'altro 
« hanno da pesare scuti mille d'oro in oro e se pesassero più che non sia 
« obligato Sua Eccellenza a pagarli il soprapiù che pesassero: li quali 

« bacile et bocale hanno da essere ben finiti come si è detto per li diece 
« di agosto prossimo che viene: e questo per mercede e manifatura di 
« scuti cento venti da libre quattro di Genova 1' uno quali il detto ma- 

« gnif. Gio. Pietro a nome di sua Eccellenza promette che saranno pagati 
« al detto maestro Arrigo presente et acceptante in la consegnatione del 

« detto bocale et bacile salve però le cose infrascritte cioè che quando li 
« detti bocale et bacile il detto Arrigo non li dia finiti per il detto tempo 

« sia obligato et così si contenta il detto Arrigo di perdere in tal caso 

« scuti sessanta della detta manifattura e quando per li venti del mese di 

« agosto il detto Arrigo non consegni finiti come sopra li detti bocale et 

Vol. VI. — Scultura. 48 



378 SCULTURA 

È pur lecito argomentare che questo ingegnoso , 
tra gli ozj lunghi che a lui consentiva il servizio del- 
l' armi , fornisse altri argenti per uso privato e per 
culto di chiese: una volta salito in grido per ciò eh' 
avea fatto a richiesta d' un paio di principi , e di tal 
sorte. Io noi seguo più in qua del 95, per manco di 



« bacile possa Sua Eccellenza farli levar di mano detti bacile et bocale 
« senza pagarli cosa alcuna della detta fattura et farli Maire da cui meglio 
« parerà a Sua Eccellenza a danni spese et interesse del detto Arrigo: I- 
« noltre si è convenuto per patto espresso che se per tutta la fine del 
« mese di maggio prossimo che viene non si vederà che il lavoro camini 
« {sic) in essere da finirsi detta opera per il detto tempo sii obligato il 
« detto Arrigo et cosi promette di restituire a Sua Eccellenza a ogni sua 
« voluntà li detti mille scudi che adesso se li son dati come in appresso 
« si dirà et che Sua Eccellenza possa in tal caso far finire li detti bocale 
« et bacile a danni spese e interessi del detto maestro Arrigo il quale 
« confessa di haver havuto da Sua Eccellenza benché absente accettando 
« il detto magnif. Gio. Pietro a detto nome etc. li detti scuti mille d'oro 
« in oro per l'effetto sudetto per mano di Pietro Serra et di essi etc. 
« Inoltre il detto Magnif. Gio Pietro a detto nome promette far buono a 
« detto Arrigo presente e accettante caratti quattro di mancamento per 
« ogni oncia che peserano li detti bocale et bacile perchè] così è per 
« patto etc. — Et prò dicto mag. Henrico quantum prò ratione redenia (sic) 
ac solution et satis/actione dictorum scutorum mille auri in auro ut supra 
solulonim dicto Hinri^o tantum intercessa et fiiejussit Andreas Pedemonte 
faber argentarius q. Baptiste hic presens: sub hypolheca etc. — Actum lanue 
in sala domus habitalionis dicti Magni/. Io. Petri de Ricardis posile in con- 
trata Lucuti: Anno a Natioitale Domini millesimo quingentesimo nonagesimo 
tertio Indictione quinta secundum lanue cursum die vero Iovis vigesima nona 
mensis Aprilis in tertiis: presentibus ibidem Io. Baptista Monelia loannis et 
Qotardo Menilo q. Stephani testibus ad premissa vocatis specialiler et rogatis. 
(Atti del Not. Domenico Tinello — Fogliaz. 17, 1592-93). 



CAPITOLO Vili. 3*79 

atti '. o sia eh' egli cessasse alla vita , o congedatosi 
dagli stipendj tornasse alle patrie contrade. Ma di 
quest'anni avea già lavorati due candelabri a' Gesuiti 
di S. Ambrogio, venuti pocanzi al governo di questa 
chiesa ; e l'estrema memoria ci racconta di due altri, 
che volle da lui sullo stesso disegno un Fra Tommaso 
Grasso cavaliere di Malta. (1) E con questo Arrigo io 
torrei licenza dagli orafi, senza timore d'averne o sce- 
mato il pregio o negletta la storia: se non chiedesse- 
ro un cenno almeno cert' altri art.fizj che andavan 
compagni a quest' arte, e che fanno onore a parecchi 
nomi, perch' io non dica a parecchie famiglie d' arte- 
fici nostri. 



(1) ►£ 1595 die XXIII Ianuarii in tertiis ab bancum mei Noiarii in/ra- 

scriyti silura in Palatio Novo Sereniss. Dominationis lanue Indie t ione settima 

— In nomine Domini Amen: D. Enricus teutonicus faber argentarmi super 

plateam Sereniss. Senatus Palata sponte etc. promissit et promittit Magni/. 

Fratri Thome Grasso equiti insule Malte licei absenti et prò eo mihi Notario 

etc. facere et diligenter ejtts industria perficere et Jabricare candelabro, duo 

argenti in pontiere valute librarum quingenlarum sub modo etjorma ac faclura 

prout fecit alia duo M. Rev. DD. Fratribus Ecclexie S. Ainbroxii et hoc intra 

et per totam- dimidiam Quadragesime proxime venture absque aliqua exceptione 

et seu contradiclione: Et ipse Enrichus fatetur dicto Magni/. Rev- Fratri 

Thome absenti ut supra ab eo et seu ab aliis prò eo habuisse et sibi soluta 

esse et exbursata scuta centum auri in auro Itlalie in/ra solutionem pretii di- 

ctorum candelabrorwni et facture illorum sic ut supra fabricandorum intra ter- 

minum predictum, quod si non /ecerit tali casu teneatùr dictus D. Enrichus 

et ita promittit ad restituendum prefalo Magni/. Fratri Thome licei absenti 

et prò eo mihi jam dicto Notario dieta scuta centum auri in auro Ittalie sic 

ut supra habita occasione predicta absque contradiclione: Renuncians etc. — 

Testes lulius Paulus Caffarotus q. Philippi et Io. Paulus Comparetus Oeorgii 

— (A tti del Not. Battista Campodonico — Fogliaz. 1, 1594-96). 



380 SCULTURA 

Mercè i dotti stadj .d'a'cuni amatori d'intagli e di 
numismatica, abbiamo onde accogliere in breve cenno 
i più chiari maestri di conio per le monete, e d' im- 
pronta pei varj sigilli del pubblico : a questi farò d' 
aggiungere quel che ne porgon gli archivj , o dar 
luce a taluni ne' quali sì fatto magistero parrà poco 
mei o che ereditario. La Zecca di Genova fìn dal tra- 
monto del secolo XIV rammenta alle stampe de' suoi 
fiorini un Corrado Carbone, e a' servigi del fondere 
e del riforbire una schiera del suo casato: borghesi di 
Sturla ne' suburbani della città. Pe' primi anni del 
secolo appresso ha in memoria un Costanzo Ave- 
nante, ch'io trovo più tardi a scolpire d' argento un 
suggello per gli Ufficiali delle Compere , (1) e che 
nelle carte vien detto or maestro di conj , ora fabro , 
ora intagliatore di ferri. Gli Amigdola o Amandola, 
gente cittadinesca, ci appaiono prima a servire la Si- 
gnoria che a lavori di Zecca: e del 1444 un Giovan- 
ni avea già formata un' impronta al Prior degli An- 
ziani. (2) E più tardi un Manuello fu chiesto a ri- 



(1) \% MCCCCXVl die VI lunik Expense et aoarie Ofjicii DD. Protectorum 
et Procuratorum Cornperarum Sancii Georgii : Cenere debitorum dicti Qfficii 
debent nobis prò Coustantio Avetiante : et sunt prò uno Sigillo parvo dicti 
Officii videlicet prò argento et mercede sui laboris debet prò Cutaneo Spinulla 
(sic) et sociis bancheriis: L. IH — (Cirtul. OrBcii S. Georgii — 1416.) 

(2) MCCCCXLIUl die V Augusti : Parte III. et Exc. D . Ducis lanuens. 
et Magni/. Consilii DD. Antianorum Communis lanue: Vos spectabile Officium 



CAPITOLO Vili. 381 

fare il sigillo o perduto o furato agli uffizj di Go- 
verno: (1) e coevi a quest'ultimo il solerte Belgrano 
ci ha fatti conoscere un Gaspare e un Giacobo, in- 
tesi (benché con ingegno dispari) a coniare i grosso- 
ni, moneta di quella età. Non oscuro tra i fabri è il 
casato de' Mantica , usciti di Teglia in Polcevera ; e 
un Benedetto , già innanzi a metà del quattrocento, 
incidea con onore gli stozzi in quel popol gentile e 
di gusto forbito che sono i Sanesi. Ma niun cognome 
durò nell' arte e nella grazia de' magistrati, quanto i 
Zoagli ; il seniore de' quali , nomato Iacopo , incise 
nel 1487 il sigillo de' PP. del Comune; (2) e gli 
tengono dietro a intervalli di tempo pressoché eguali, 
un Pellegro e un Vincenzo , adoprati per simil bi- 
sogno da que' di S. Giorgio, l'uno nel 1527, e l'altro 
nel 1561. (3) Al Pellegro s'accresce un merito ed una 



Monete Communis solvete Iohanni de Amigdala prò predo Sigilli nomine 
Prioris ipsorum DD. Antianorum ab ipso Iohanne nuper fabbricati: L. 3 sive 
L. Ili (Decretor. Senatus, 1444). 

(1) ^ 1486 die ùltima Augusti: De mandato ~etc. Vos spectatum Offlcium 
Monete solvile Manueli de Amigdola fabro prò conjiciendo Sigillo Communis 
deperdito infra solutiomm florenos quattuor sive L. V, 4. (Manuale dell' Of- 
ficio di Moneta, 1482 ed oltre'. 

(2) ►£ MCCCCLXXXVII die quarta Mii: Vos spectatum Offlcium Monete 
solvile Iacobo de Zoalio fabro qui fabricavit et sculpsit Sigillimi Patrum Com- 
munis ad complementum totius ejus quod habere debet prò dicto Sigillo: Libras 
sex januinorum: sive L. VI. (Manuale come sopivi^. 

3 ►£< MD1XVII die VII Decembris: Pro Peregro de Zoalio fabro prò ejus 
mercede Sigilli magni et parvi bronzi prò Cancellarlo Ieronimo et etiam prò 



382 SCULTURA 

memoria : d' aver coniata in argento col ritratto e la 
scritta del Doge una medaglia, la quale fu posta nelle 
fondamenta del castello di Gavi, se non rifatto, accre- 
sciuto almeno ed ammigliorato nel 1540. (1) 

Di due Genovesi vissuti (com'è verosimile) fuor di 
Liguria, io registro il nome sull'altrui fede. L'illustre 
Domenico Promis recò a conoscenza della nostra So- 
cietà Ligure di Storia -paMa una medaglia di bronzo, 
coniata del 1480 in onore di David Scaglia , e im- 
prontata del costui busto, la quale è parte della ricca 
collezione che n' ha la R. Biblioteca in Torino. Uno 
scritto sovr'essa ne dà l'autore in Battista Elia col- 
l'aggiunto de Janua: ed è opera degna quel volto in 
profilo che vi si vede, con lunga capigliatura e ber- 
retto in capo. Abbiam poi dal Vernazza, nel suo Di- 
zionario de' tipografi , il nome d' un Iacopo Preve 
intagliatore , che a' 12 giugno del 1561 , col titolo 
stesso di Genovese, fu tolto in Piemonte a servizio di 



alio Sigillo minori cutn alio magis minori prò Offlcialibus mittendis extra Ia- 
nuam omnibus computatisi L. XV. (Cartul. Offieii S. Georgii 1527). 

►£< 1561 die II Inlii: Expense Magnif. Offieii: Pro Vincentio de Zoalio 
prò ejus mercede aptandi Sigillum Cancellane Io. Angustino de FrancMs Can- 
cellarti quod erat vetustate corrosum et in eo impressit denuo imaginem Divi 
Georgii juxta solitum: et hoc mandato Spect. Offieii Corsice: L. XI s. 8. ('Ma- 
nuale Offieii S. Georgii 1561). 

(1) MDXXXX die XX Septembris: Pro Pelle^ro de Zoalio aurifice prò 
consteo Numismi (.sic) cum imagine et superscriptione III. D. Dttcis argenti 
positi in Jundamentis reparacionis Castri Gavii anno presenti facte: L. VII 
s. V. (Cartularium Reipublicae 1540). 



CAPITOLO Vili. 383 

monetiere; e non negherò un'onorata menzione a quel 
Giacomo Tagliacàrne, che il Soprani ci dà per finis- 
simo intagliatore sugli anni primi del Cinquecento : 
ancorché ne accenni assai vagamente , e ne faccia 
maestro di gemme anziché di metalli. Quest'ultim'arte 
ha penuria di nomi in Genova ; a che negarlo ? Né 
sembra bastante ristoro, a gentil giudizio, che d'altro 
lato abbondassero e vòlte e fornaci a squagliare i bronzi 
per uso di guerra. Obecliamo alla verità, e consegnia- 
mo alla storia quel tanto che ci appartiene; che sarà 
poco ne'gitti di tutto o di basso rilievo, ma molto, e 
anche troppo per avventura, nel fatto di quegli stru- 
menti che l'arte trova, ed avanza, e s'ingegna a per- 
fezionare quand'ella è nimica di pace. 

Il Seicento non è così povero a gitti di bronzo , 
che non possa mostrarci con opere insigni un G. B. 
Bianco nel Duomo , e un Alessandro Algardi in S. 
Carlo a' Carmelitani Scalzi, e un Massimiliano Sol- 
dani nella Basilica di Carignano. Ma il secolo in cui 
s'appuntano i nostri riguardi , convien che s'appaghi 
d'un solo, e lo aspetti per lunga pezza; vero è ch'egli 
è tale da spander luce su tutto un popolo e tutta una 
età. Non dee quindi tardarmi alcan'orma eh' io trovo 
di questo artificio a metà del secolo, come ad esempio 
in un Veneziano , Francesco Santi , maestro egual- 
mente di gitto e di marmi a commesso: del quale si 
giovò l'Opera del S. Lorenzo e per l'uno e per l'altro 
mestiero; dico a fiorire il pavimento di varie pietre e 



384 SCULTURA 

di varia tinta , e ad ornarsi di due candelabri. (1) 
Ancor meno m'indugia un Marco Portigiani Fioren- 
tino, detto di Pagno, che stanio a bottega in contra- 
da della Maddalena, fornì di consimili arredi non pu- 
re il Duomo, ma più e più altre chiese delle più in- 
signi; e degli atti che a lui riguardano basti il più 
breve (non forse discaro a' terrieri di Porto Maurizio) 
che par sufficiente a svelarci 1' uomo e le forme de' 
suoi lavori. (2) Dinanzi alla fama di Giovanni Bologna, 



(1) ►£< HDL die XIII Oclobris: Mag. Franciscus Santi Venelus lapicida 
debet prò Angustino Lomdlino Porro capserio ad bonum compulum sue mer- 
cedis incidendorum et poliendorum lapidum: L. XXXII1I — Ad bonum coni- 
putum pretii Candelabrorum duorum: L. L XXXII 11. 

yfa MDLII die V. lulii: Ratio lapidum prò pavimento Ecclesie debet prò 
mag. Francisco de Sanctis Veneto prò pretio diversorum lapidum porfidi et 
serpentini ac mixti et aliarum qualitatum computala manifactura per eum 
facta: L. CXXXXVIl s. X d. 11. 

gg MDLUI die XXX Marcii: Candelabra duo aenea debent prò Bastiano 
Bacigalupo ratione Loti prò solutis per eum de ordine magnificorum Dtputa- 
torum Ba-rtholomeo Arlogio Bononìensi creditori mag. Francisci Santi prò 
ejus credito cui condemnata fuerunt dieta Candelabra: L. LXXXX. Da un 
Cartulario della Fabbrica di S. Lorenzo — Archivj di Stato). 

(2) In nomine Domini amen: Marcus Portexani Florentinus q. Zanobii 
habens apothecam in contrada Magdalene Genue sponte etc. Promissit etpro- 
mittit patrono Bastiano Vassalo q. Benedica de Portu Mauritio Priori Domus 
Disciplinalorum et Socielatis Sauctiss. Thnitatis et S Canarine de dicto loco 
presenti etc. Jabricare bene et diligenter lampadas duas latoni juxlamodellum 
illius Lampade (sic) existentis contra aram Beate Marie Monaslerii S. M. de 
Castello Genue apud aram Crucis magnitudinis illius existentis ad aram Cru- 
cis S. M. de Vineis Genue et magis tres ditus (sic) prò utraque parte de no- 
vem baleustris anafissis quadris (sic) prò singula et demum fulcitam prout est 
dieta de Castello et quam consigliare promittit dictus Marcus dicto patrono 



CAPITOLO Vili. 385 

e in cospetto de' bronzi che ancora ci durano, è giu- 
sto che taccia ogni nome , e che ogni altro maestro 
gli faccia luogo. 

u Circa l'anno 1580 fu Gio. Bologna chiamato a 
et Genova da Luca Grimaldi per adornare con sue o- 
« pere una sua nobil Cappella, ch'egli in onore della 
u Santissima Croce aveva edificata nella chiesa di S. 



Bastiano dicto nomine sive alti prò eo presenti etc. intra mensem unum prò— 
xime venlurum prò pretto quarum dictus Bastianus promittit dare et solvere 
dicto Miirco presenti etc. libras triginia quinque monete Oenue in actu con— 
signationis earum infra solutionem cujus pretti dictus Marcus jatetiir habuisse 
et recepisse a dicto Bastiano presenti libras novcm monete Genue proni eas 
ìiabuit et recepit in barile uno vini venditi et consignati per dicium D. Ha- 
stianum ipsi Marco in sua satisfactione et contentamento prout idem Mnrcus 
presens fatetur: Renuncians etc. Acto paclo quod si dictus Marcus dictas lam- 
padas intra dicium tempus sic ut supra fulcitas et perjectas non consignaverit 
eo casu liceat dicto Bastiano sive alie persone que veniel ad accipiendas lam- 
padas alias duas similes emere seu fabricari facere a quavis alia persona et 
personis damnis expensis et interesse dicti Marci de quibus eo casu stelur et 
credalur soli et simplici verbo cum Muramento ipsius patroni Bastiani vel per- 
sone prò eo legitime seu diete persone que venerit ad eas accipiendas ut su- 
pra et nil ultra desiderari possit: Item acto etc. quod si diete lampade non 
erunt in satisf lettone dicti patroni Bastiani stve illius qui venerit ad eas ac- 
cipiendas eo casu tencatur dictus Marcus ei restitwre dictas libras novem et 
liceat dicto casu dicto patrono Bastiano sive persone que venerit ut supra re- 
cedere a contentis in presenti instrumento quia sic etc. Renunciardes etc. — 
Aclum Genue in contrada et parochia S. Siri videlicet in scriptorio domus 
habitalionis mei jam dicti et infrascripti hotarii; Anno a Nativitate Domini 
millesimo quing entesimo octuagesimo octavo Indiclione XV de Genue more die 
vero Feneris quinta Februarii in tertiis: presentibus Paulo Grila q. Quilici et 
Gregorio Grosso q. Ioannis testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del 
Not. Giulio Romairone — Fogliaz. 10, 1588, n. 1.) 

Vol. VI. — Scultura. 49 



386 SCULTURA 

ci Francesco ; portossi egli adunque a quella città , e 
« seco condusse il suo ben valoroso discepolo Pietro 
u Francavilla, al quale con suo modello ed assistenza 
u fece scolpire sei figure di tondo rilievo , grandi 
« quanto il naturale , con certe storiette di basso ri- 
a lievo , e sei putti in atto di sedere sopra alcune 
a cornici , e nelle storie espresse i principali Misteri 
te della Passione del Signore, il tutto di metallo: par- 
te che, vaglia il vero, in ciò che al getto apparteneva, 
ee egli nel suo tempo ebbe pochi eguali. >j Così il 
Baldinucci ne' suoi Decennali, spiacevolmente strin- 
gato a rispetto di tanto e di tal lavoro; ch'è sorte fre- 
quente alle cose di Genova, ove alcun forastiero s'in- 
contri a recarle in iscritto. È hen vero che queste i- 
magini, poste da tempo (e non so nò il perchè né il 
come) nella grand'aula del nostro Ateneo, si difendono 
per sé medesime , tanto son nobili al loro sembiante, 
ed elaborate per chi le consideri attentamente ; ma 
quello che basta per avventura a guidare il curioso , 
non par sufficiente a dottrina storica, la quale nei gran- 
di artisti e nelle opere eccellentissime gode a sapere 
le cose minime, e fa sua delizia di ciò ch'altri ignora 
o non mostra curare. Ed è appunto in ciò l'istituto 
de' nostri volumi: laonde non verrem meno al presente 
soggetto, poiché, rifrustando le vecchie carte, ci venne 
fatto d' avere tra mani la scritta con che il commit- 
tente per una parte, e per l'altra 1' artefice , apparec- 
chiarono a Genova nostra un tesoro singolarissimo, e 



CAPITOLO Vili. 387 

a sé un argomento di lode e di giusta riconoscenza 
ne' posteri. E come que'rari bronzi, ancorché degna- 
mente albergati , non sono però meno sparsi e scom- 
posti, se pensi l'ufficio ed il luogo a cui furon sortiti, 
e in cui stettero più che due secoli , infino alla di- 
struzione del tempio che li chiudeva, io farò per giunta 
d'i maginare, e quasi di ricostrurre, sull'orme di quel 
e ontratto, le forme della cappella onde furono tolti : 
facendo voti che patrio amore , ed affetto alle arti , e 
cristiana pietà, si congiurino quandochessia di tornarli 
ad ufficio sacro , ed in tale santuario , ove possan ri- 
prendere i loro atti, e rispondersi in bella vicenda, ed 
intendersi ed essere intesi. 

Il patrizio Luca Grimaldi del q. Francesco , abi- 
tante in quel tempo in Pellicceria, liberale non meno 
né forse men dovizioso di quel Battista che tanto ci 
è noto a quest'ora , non prima die' mano a costrursi 
un suo altare in onore del Crocifìsso a' Conventuali 
di Castelletto , che a farne pur bello e adorno il ri- 
cinto , chiamò in gara onesta ciascuna delle arti de- 
corative. Quel eh' è di pittura e di partimenti , non 
dee tórre spazio all'attuale materia: oltreché vuol ser- 
barsi a speciale volume di biografia , se di tanto mi 
regga la vita. Per fermo , al dipingere e al costrurre 
avea in patria di che contentarsi; ma il gitto era cosa 
nuova, e fors'anche siccome nuova e magnifica e ric- 
ca, piaceva al gentile e pio uomo. Ebbe dunque a sé 
il più famoso di quella età, Gio. Bologna: né l'averlo 



388 SCULTURA 

dovette esser facile , mentre il virtuoso scultore, ma- 
turo già d'undici lustri, e assediato in Firenze di com- 
missioni, era pure legato da lunga mano a servire il 
Granduca Francesco, ond'avea pur da giovane e prov- 
visione e continue richieste a operare. Fatto è , che 
sul vespro del 24 luglio 1579 , il Bologna era qui 
con noi , nelle camere anzi del buon patrizio , e con 
lui il Ligalupo notaio: e a far parte di testimonio (e 
direi degna coppia aU' artista) Luchetto Cambiaso, il 
più grande de' nostri pittori. Ivi adunque si scrissero 
i patti , e da questi verrà tanta luce che basti a co- 
noscere il tutto, e a discernere le singole parti dell'o- 
pera, e a rifiutare quel ch'altri le volle aggiungere : 
o sia un Crocifisso che l'atto medesimo esclude, o un 
palliotto di cui non v'ha cenno, e s'impronta visibil- 
mente d'un altro stile. Soggiungerò , contra un falso 
giudizio che forse può nuocer del pari a chi legga il 
Soprani ed il Baldinucci, che Gio. Bologna non mo- 
dellò né tampoco fé' i gitti in Genova, né forse ebbe 
seco alla prima venuta il discepolo. Vegga il lettore 
le due condizioni volute dal prode maestro, e segnate 
nella scrittura; che il tutto sia fatto in Firenze e col 
beneplacito del proprio signore , in difetto del quale 
tornassero a vuoto le convenzioni. (1) 



(1) In nomine Domini Amen: D. Ioannei Bologna scultor Sereniss. Ma- 
gni Ducis Etrurie: sponte etc. et omni modo etc. Promissil et promittit Ma- 
gni/. D. Luce de Grimaldis Ulio quondam D. Franasti presenti et acceptanti 



CAPITOLO Vili. 389 

E primieramente , secondo che parla il rogito , si 
stipulava per sei figure di tutto rilievo in misura di 
palmi sette, fermando così gli argomenti com'oggi si 
danno a vedere, cioè delle tre teologali Virtù, e delle 
Cardinali salvochè della Temperanza ; e assegnando a 
ciascuna il valore di scudi trecento cinquanta di Ge- 
nova, e in complesso di scudi duemila cento. Le quali 
statue, eleganti (non so qual più) in lor fattezze, e con- 
dotte finissimamente, doveano occupare altrettante nic- 
chie a' due lati della cappella , e signoreggiare agli 



etc. facere construere et lubricare in civitate Florentie infrascritta, laboreria 
prò diclo Magni,/ . Luca et ejus nomine videlicet sex statuas aencas scilicet 
Fidei, Spei, Caritatis, Iusticie, FortitvÀinis et Prudentie, que statue esse de- 
beant altitudinis palmorum septem prò qualibet statua et habeant in qualibet 
parte sua debitam proporlionem prò pretio scutorum tricentorum quinquaginta 
de libris quatuor monete Genue singulo sculo prò qualibet statua et in summa 
prò pretio scutorum duoru.n millium centum de libris quatuor singulo scuto. 
Item sex tabulas aeneas super quibus sit impressa Passio D. N. Iesu Christi 
figuris quas appellant di b.tsso rilievo repartita hoc modo videlicet in una 
quando ductus fuit ad Pilatum, in alia quando fuit Jlagellatus ad collumnam 
(sic) in alia quando imposuerunt ei coronam spineam, in alia quando presen— 
taverunt eum populo, dicendo Ecce homo, in alio (sic) quando Pilatus lavil 
manus coram populo, et in alio quando D. N. portabat Crucem: que sex ta- 
bule sint et esse debeant altiludmis palmorum duorum cum dimidio et latilu- 
dinis palmorum trium et ipsas sex tabulas pretio scutorum centum octuaginta 
singula tabula et in summa scutorum mille octuaginta de libris quatuor sin- 
gulo scuto. Item sex statuas aeneas Angelorum nuiorum cum eorum alis prò 
illis apponendis super frontispicio trium labullarum (sic) pìclure que esse de- 
beant altitudinis palmorum quatuor incirca prò pretio scutorum centum sexa- 
ginla. Item tra Epilaphios aeneos cum eorum ornamentis prout melius diclo 
D. Ioanni videbitur prò illis apponendis sub Icona et sub duobus quadris pie- 



390 SCULTURA 

sguardi altrui ; consentendo , ciascuna al disotto di 
sé , giusto spazio ad un numero ' eguale di mezzo- 
rilievi, che più presso alla vista invitassero a contem- 
plare i Misteri della Passione. Le lor dimensioni, tre 
palmi pel largo e due e mezzo in altezza, rispondono 
in tutto al contratto; e rispondono pure le istorie, che 
sono : Gesù trascinato al Pretorio , battuto a sangue , 
trafitto di spine, mostrato al popolo, e poi condannato 
a morire di croce, e gravato del duro legno. E non 
si può dire con quanta eccellenza ne' loro piani e ne' 



ture ab zitroque latere altaris prò pretto sculorum viginti singulo et in summa 
scutorum sexaginta similium. Et ipso, omnia laboreria statuarum tabnlarum 
angelorum et aliorum predictorum facere de illa pulchriori qualilate aeris co- 
loris aurei et illiusmet qualitatis cujut ed statua aenea raptus mulieris Sabine 
quam dictus D. Ioannes transmissit Sereniss. Duci Parme et Placenlie et om- 
nia qtridem expolita et diligenter quam fieri possunt et in ipsis adhibn-e om- 
nem ejus scientiam artem curam studium et diligentiam et ea facere finire et 
perjicere intra annos quinque proxime venturos salvo lamen jtisto et legitimo 
impedimento quatenus a prefato Sereniss. Magno Duce Etrurie sibi non man- 
daretur iu contrarimi. Et que omnia pretta omnium predictorum laboreriorum 
que in totum ascendunt ad summam scutorum quatuor millium ducentum de 
libris quatuor monete Genue singulo scuto dictus Magnif. D. Lucas solvere 
pronnssit et promittit dicto Ioanni in hunc modum videlicet scutos sexcentum 
similes semper et quando dictus Ioannes appulerit in civitatem Florentie ad 
omuem ejusdem D. Ioaunis voluntatem et simplicem requisitionem ad hoc ut 
ex eis possit dictus D. Iomnes emere aes et alia necessaria prò f adendo dicto 
opere. Residuum vero dicli pretii dictus Magnif. D. Lucas solvere promittit 
in dies ad ratam laboreriorum per eum jaciendorum judicio Magnif. Barto- 
lomei de Furnariis nunc existentis Florentie vel alter ius nominandi per dic- 
ium, Magnif. D. Lucam omni exceptione etc. Declarato tamen quod ante ex- 
bursallonem alicujus vartis dictorum pretiorum seu in aclu ipsius exbursatio- 



CAPITOLO Vili. * 391 

loro risalti e ne' loro sfuggimenti si mostrino imagi- 
nate, e con qual forbitezza eseguite nel gitto , e con 
che varietà d'invenzioni e d'affetti ideate; sì che ti 
parrà sotto al merito il prezzo di scudi cento ottanta 
attribuito a ciascuno di questi gioielli, e la somma di 
mille ottanta per tutti insieme. Ove poi la cappella 
pareva di fronte, l'altare avea pinto in icone il suo 
titolo; ed altre due tele faceano decoro sui fianchi , 
fregiate a lor volta di vaga cornice e di frontespizio; 
talché rimaneva e capevol luogo e opportunità ad al- 



nis teneatur dictus Ioarmes prestare fidejussionem seu Jiiejussiones in sati- 
sfaclione ipsius D. Luce vel dirti Magnif. D. Bartholomei seu allerius nomi— 
nandi seu eligendi a dicto Magnif. D. Luca prò summa seu summis que eidem 
Ioanni solventur ad computimi dicti pretii qui Jiiejussores se se obligent prò 
observatione presentis conlractus quantum prò summa prò qua sibi solvelur: 
quia ila e te. Acto parto eto. quod postquam erunt finita diete statue tabule et 
alia predicta et quodlibet predictorum dictus Ioannes teneatur ea consigliare 
Florentie cui mandabit dictus D. Lucas ceterum omnes expense que (sic) fieri 
continget tam in apponendis dictis laboreriis in capsiis quam in illis expe- 
diendis et transmittendis sint oneri dirti Magnif. D. Luce ita ut dictus D. Io- 
aunes ad aliud non teneatur preter ad consignationem ipsam in dieta civilate 
Florentie ad ordinem ut supra: intellecto semper quod omnia dieta laboreria 
consignentur bene finiti perfecta et expolita o.nni adhibila diligentia ut supra: 
quia ita etc. Que omnia ete. De quibus omnibus età Per me lacobum Ligalu- 
pum Nolarium — Aclum Genue in una ex cameris Sale domus habitationis 
dicti Magnif. D. Luce site in contrata Peliparie: Anno a Na'.ivitate Domini 
millesimo quingentesimo septuagesimo nono Iniiclione sexta secundum Genue 
morem die Veneris XXIIII Iulii in Vesperis: presentibus D. Luca Cambiario 
piclore et Baliassare Morovilla q- D. Martini cioè Leodiense et Lucense te- 
stibus ad premissa vocatis specialiter et rogatis. (Atti del Not. Giacomo Li- 
galupo — Fogliaz. 14 - 1579 n. 2.) 



392 SCULTURA 

tri bronzi così di figura che d' ornamento. Però Gio. 
Bologna ebbe commissione di sei angioli nudi ed a- 
lati in altezza di quattro palmi , da porsi in tre cop- 
pie sugli angoli a ciascun timpano od attico d' esse 
cornici : in iscambio de' quali troviamo al presente 
altrettanti putti o angioletti seduti , di minor mole ; 
cred'io perchè quelli, a più maturo giudizio, sembras- 
sero o troppo distesi rispetto ali 1 altezza di quel pre- 
cinto, o pesanti e soverchi alle nicchie ed ai fronte- 
spizj. Sull'infima parte eran quadri o cartelle di bron- 
zo per tre epigrafi; cose accessorie che andaron per- 
dute se non trafugate al disfarsi di quella chiesa; pur 
nondimeno rimunerate ciascuna di venti scudi : onde 
l'opera intera sommava ai quattro mila dugento, e a 
contarli per lire di Genova, a sedici mila e ottocento. 
S' io andassi più oltre in lodare coteste fatture di 
tal valentuomo, avrei nota di vanità , dacché tanti le 
esaltano quanti le veggono, e '1 nome stesso del gran 
Fiammingo è bastevol lode ; così ce le serbi e le ri- 
componga una buona ventura , com' elle son tali che 
qualsivoglia più nobil città se ne tenga onorata. A 
finire il mio debito restano ornai poche cose di giunta, 
le quali, non utili forse a rammemorarsi per uom doz- 
zinale, si fanno desiderabili , e acquistan valore in sì 
fatto maestro. Cinque anni eran posti per termine a 
tanta fatica, e pur sempre colla riserva che nuovi la- 
vori da farsi al Granduca non lo sturbassero. Appena 
il Bologna tornasse a veder Firenze, doveano contar- 



CAPITOLÒ Vili. 393 

glisi scudi seicento alla prima richiesta, perch'ei si 
fornisse di buon metallo; quanto agli altri, n'avrebbe 
di tempo in tempo, e in misura che i gitti avanzas- 
sero; al quale giudizio, e alla qual somministrazione, 
venisse deputato il magnif. Bartolommeo De Fornari 
abitante di quella terra. Ogni spesa, vuoi d'incassare 
o rimuovere, o porre in nave e spedire a Genova un 
sì gran peso, cadea sul Grimaldi : bastava all'artefice 
il consegnarli , e non fuori della officina. 11 gentile 
cavaliere non dava altra cura al Bologna che del far 
bene; e non penso che ciò bisognasse. E volea per di 
più che il metallo mostrasse finissima tempra lucendo 
com'oro, e non meno d' un gruppo in bronzo che lo 
scultore avea già spedito a richiesta del Duca di Par- 
ma e Piacenza; (1) ritratto del marmo che sotto la 
Loggia de'Lanzi, ha per titolo il Ratto d'una Sabina, 
e ricorda la nuova età e i giovanili sforzi e le pri- 
me glorie di questo straniero di patria , ma figlio a- 
dottivo ed alunno affettuoso alla nostra Italia. 



(1) Il Farnese ebbe caro il Bologna e i suoi gitti, e più volte da lui 
fu ritratto sul bronzo. Che un busto, fra gli altri, esistesse in Genova, è 
eh iaro da un brano di testamento del nob. Ludovico Pallavicino di Fran- 
cesco M. ricevuto dal Not. Aurelio M. Bargone addì 4 Ottobre del 1706 
— « La bentà singolare e partialità con le quali il sign. Ab. Francesco 
« I omellino figlio del sign. Agostino mi ha sempre favorito in vita, mi 
« diedero l'animo di farne tanto capitale in morte e doppo morte quanto 
« si è i! mettere sotto il di lui religiosissimo et autorevolissimo patroci- 
« nio l'esecutione e manutentione delle più importanti dispositioni come 

Vol. VI. — Scultura. 50 



394 SCULTURA 

Non consta ch'ei ritornasse, compiuto il lavoro; ma 
venne per certo e si tenne alcun tempo in Genova il 
Franca villa suo ajuto e scolaro: del quale cadrà me- 
moria nell'ultimo Capo della Scultura, siccome fra noi 
trattenuto a fatture di marmo. E por tutto quel secolo 
cessan gli esempj dell'arte fusoria, e sull'alba del suc- 
cessivo dan picciolo segno di vita in Francesco Fa- 
nelli: in quel desso che già nominammo con molta 
lode fra gli scultori del legno. Com'egli trattasse il 
bronzo ne fanno fede due putti alle Vigne nella cap- 
pella di N. D. , venuti alla nostra età (non so come) 
distinti del nome di lui. Nondimeno , a giudizio di 
stile, più volte ho creduto che a questo Fiorentino, cre- 
sciuto per avventura alla scuola o agli esempj di Gio. 
Bologna, si debbano in tutto od in parte non poche 
statuine di gitto che trovansi in chiese o in ricetti 
privati, e in ispecie di Crocifìssi che rare volte han 
maggiore lunghezza che un palmo de' nostri. E di 
tal misura fu appunto quell'uno ch'io reco in prova; 



« supra, e mi lusingo che non debba ricusare l'incomodo che gliene ri- 
« sulterà tanto per eondescendere al pristino suo genio quanto per fare 
« cosa grata a me che con la maggiore riverenza et efficacia ne lo sup- 
« plico, come altresì di gradire la confidenza che mi piglio di porgerle 
« un picciolo ma cordiale contrassegno delle obligationi che le professo 
« e della stima che tengo del suo grande merito con il legato quale in 
« virtù, di questa mia dispositione le faccio d'una statua di bronzo ossia 
« busto al naturale rappresentante l'effigie dell'invitto e glorioso Alessan- 
« dro Farnese Duca di Parma, opera del famoso Giovanni Bologna. » 



CAPITOLO Vili. 395 

di cui soddisfece nel 1610 a quel Gio. Domenico Spi- 
nola, il quale già possedeva del suo scalpello il Gesù 
morente che tanto ammirammo in S. Luca. Ma questo 
di bronzo, figura d'un palmo, dove» trarsi in alto non 
meno che ai tre, per l'aggiunta, e anche meglio direi 
per un corpo di zoccolo in forma di monte da cui si 
rizzasse la Croce; nel dentro vuoto, e capace a guar- 
darvi di cose gelose, e però con sua toppa e serrarne 
di saldo metallo. Io non so se cotali proporzioni en- 
trerebbiro in grado a un artista ; ben credo che tai 
ripostigli o secreti gradissero ai maggiorenti di quella 
stagione, e non sempre a proposti pietosi. Il Fanelli 
o piacessero o non piacessero, n'ebbe mercede di lire 
■cento. (1) 



(1) 3jj In nomine Domini Amen: Franciscus Faneli florentinus q. Virgilii 
Sponte etc. promittit et se obligat Magni/, io Dominico Spinule q. Magnif. 
Dominici presenti et acceptanti hinc ad diem vigesimam Martii proxime ven- 
turam fabricare seti Jabricari facere Montem cum Cruce altitudinis compre- 
henso Monte palmorum trium in circa et Inmaginem D. N. Iesu Christi in 
dieta Cruce palmi univs in circa cum sua morte et inscriptione super Crucem 
et cum comodo aperiendi et claudendi dictum Montem modo clavature et hec 
omnia bene ad ordinem et bene fabricaia in satisfatione dicti Magnif. lo. Do- 
minici et hec omnia debeant esse bronzii et retro dictum montem debeat esse 
reductu (sic) seu restrictu. Et hoc prò pretio et nomine pretii librarum centum 
Genue infra solutionem quarum librarum centum Genue de quibus swpra dic- 
tus Franciscus fatetur habuisse et recepisse a dieta Magnif. D. Io. Dominico 
presente etc. in pecunia numerata in presentia mea Notarii et testium vnfra- 
scriptorum sechinos quinque auri in auro in presentia mea Notarii et testium 
infrascriptorum prout diclus Franciscus presens fatetur: Renuncians etc. 
Jiestum dictarum librarum centum prò pretio dictorum laboreriorum dictus 



396 SCULTURA 

Del resto l'industria ( se dir non vuoi V arte ) del 
fondere , e sempre visse e fiorì tra noi ; comeche di 
campane o d'altri arnesi, sì come di minor conto , io 
dicessi così sparsamente, e piuttosto per occasione, ora 
ad uno ora ad altro luogo. Né a questo pure io vorrei 
ritenermene affatto : se non per riguardo a' maestri , 
per rendere almeno alcun cenno a' santuarj. Qual 
frode farò a brevità, s'io ricordi di volo che un Fran- 
cesco Sommariva. del 1599, provvide di due a' Con- 
ventuali di Levanto ? E che un Battista Dogliotti , 
un otto anni appresso, ne fuse una picciola alle Tur- 



Magnif. Io. Dominicus eidem Francisco presenti dare et solvere promissit et 
promittit in consignatione dktorum laboreriorum: ormi etc. Acto etc. quod 
quatenus dieta laboreria fuerint estimata a pictore seu pictoribus minoris pre- 
tii dictarum librarum centum quod eo casu dictus Magnif. Io. Dominicus noti 
tencatur solvere itisi id quod fuerint eslimata a dictis libris centum infra quia 
ita convenerunt de accordio: Quia ita etc. Acto etiam quod in defectu consi- 
gnationis dictorum laboreriorum modo quo supra quod teneatur eo casu dictus 
Franciscus eidem Maynif. Io. Dominico presenti ut supra dare et solvere 
cechinos (sic) quinque prò justo damno et interesse dicti Magnif. Io. Dominici 
ita tassato de accordio: Quia ita etc. necnon etiam solvere promittit dicto Ma- 
gnif. Io. Dominico alios sechinos quinque ut supra exbursatos que sic^ in 
totum erunt decem et hoc per debilum confessum in juiicio M. D. Auditorum 
Rote executive Genue et multum M. D. Pretoris Genue et quemlibet (sic 1 eo- 
rum: Omni etc. Renunciantes etc. — Actum Genue in platea S. Luce vide- 
licet in mediano domus dicti Magni/. Io. Dominici: Anno a Nativitate Domini 
millesimo sexcentesimo decimo Indictione seplima secundum Genue cursum die 
vero Iovis undecima Februarii in terciis: presentibus magnif. Io. Baptista Ga- 
leano q. D. Hospicii et D. Aurelio Bondi q. D. Dominici testibus ai pre- 
missa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Giulio Pietrai-uggia — Fogliaz. 25, 
1609-10.) 



CAPITOLO Vili. 397 

chine di Castelletto, a richiesta d'Agostino Centurione 
sì caldo a promuover la nuova Regola? E l'anno stes- 
so, ch'è il 1607, un Battista Pippo compiacque di 
un'altra a un Marcello Petrocchi abitante nell'isola d'El- 
ba, per certa chiesa intitolata a S. Giacomo. Aggiun- 
gi che il nome di questa gente , ch'avea sue fornaci 
raccolte in contrada del Molo , mi trae difilato alle 
artiglierie, colle quali ho proposto di metter fine al 
presente Capitolo ; dico per rapidi cenni, qual si con- 
viene a materia non certo straniera, ma né prossima- 
na né troppo amica al sereno consorzio delle arti belle. 
Che tutti costoro col gitto delle campane alternas- 
sero i bronzi di guerra, ciascuno il direbbe a sé stes- 
so, se già noi dicessero i documenti. E pel secolo XV 
(poiché le carte non mi soccorrono a età più lontana) 
esca primo a testimoniarne il Francesco Bianco com- 
preso in addietro fra i campanai : che del 1452 fab- 
bricava bombarde per Famagosta insidiata dalle armi 
turchesche , per commissione di quei delle Compere ; 
ond'è che un Antonio Coccio, valente fabro, incideva 
gli stemmi con entro S. Giorgio, a segnar quegli ar- 
nesi. (1) Testé ho detto bronzi ; ma convien credere 
che il più di sì fatti tormenti a que' dì si temprasse- 



(1) MCCCCLIf die VII Febrmrii : Franciscus Blancus fabricator bom- 
barde mlttende Famagustam debel prò Antonio Cocio Jabro prò designo ejigiei 
S. Georgii designato in piombo et dicti prò Petro de Frevante: l. 11, 6. JCar- 
tul. di S. Giorgi), 1451). 



398 SCULTURA 

to in ferro od in altra lega : a veder nelle carte i 
maestri di tal mestiero or chiamati stagnai, or ferrai, 
indistintamente. Più tardi il medesimo Bianco forniva 
al Comune consimili ordigni ; e le date ci stringono 
a rimembrare l'assedio del Castelletto , entro il quale 
i presidj di Francia, a cansare le furie del popolo, si 
eran ridotti con esso il Governatore. (1) Ci avvisano 
anche delle difese che s'apprestavano contra gli assalti 
di fuori, e ci danno il nome d'un Gaspare d' Ovada, 
maestro d'ascia, ordinato sopra il lavoro di certe ber- 
tesche è di mantelletti alla rocca del Castellacelo e 
alla torre di S. Tommaso. (2) E le bocche per avven- 
tura, in gran parte almeno, lanciavano pietre o mar- 
morei globi: de' quali, per centinaia, si veggono fatte 
allogazioni ne' piccapietra. Ond' io credo altresì che 
negli anni suddetti, dall'uso antico del lanciar pesi, 
durasse tuttora per certe bombarde quel titol di bric- 
cole accomunato in addietro con mangani e catapulte; 
e mi giovi un esempio eh' io trovo in un Domenico 



[1] MCCCCLXl III Iunii: Vos luliane (Marrufe) solvile Francisco Bianco 
infra solulionem predi unius bombarde ab eo fabricande : libras quinquaginta 
site l. L. [Decretorum, Voi. 8, 1461). 

[2j MCCCCLXl die XXVI Iunii: Vos luliane etc. SWw'teG sspari de U- 
vada magistro ascie prò mantelletis et bertescis factis in Castellaci et turri 
S. Thome libras triginta et quatuor: ex quibus diminuantur libre decem sibi 
persolute a Baptista de Oliva et sic rimanent libre viginti et quatuor, sive 
l. XXIV. (Decretorum, come sopra). 



CAPITOLO Vili. 399 

di Ronco da Levanto, adoperato al suddetto bisogno. (1) 
Ma sopra costoro primeggia un Bartolommeo da Par- 
ma, il cui nome è frequente negli atti , e più degni 
i lavori: dacché non ci lascia dubbio rispetto al trat- 
tare il bronzo, e in misure a que' tempi non ordina- 
rie- Produco più. tarde memorie, ma pur relative ai 
medesimi casi del Castelletto , pe' quali il Governo 
della Repubblica si provvide da lui d'una grossa bom- 
barda di quel metallo. (2) E sì '1 tenne per uomo va- 
lente e assennato anche in cose di pubblici uffizj ; 
e '1 mostrò nominandol degli Otto di Balìa nel settem- 
bre del 1467. (3) 

Né vorrò tener dietro a tanti altri che a varie oc- 



(1) MCCCCLXI die li lunii: Vos luliane etc. Solette Domiaico de Ron- 
cho de Levanto deputato ab fabricationem unius bricole libras centum de qui- 
bus reddet rationem, site l. C. (Decretorum, come sopra). 

(2) *& MCCCCLX.VI die XIII lanuarii: Magnif. et 111. D. Ducalis in la- 
tina Locumtenens el Gubernator et Magnif. Consilium DD. Anlianorum in suf- 
ficienti et legitimo numero congregatum : Cum audissent Bartholomeum de 
Parma stagnarium petenlem satisfieri sibi de libris mille quinquaginta quas 
habere debet prò bombarda una grossa enea data Communi Ianue tempore quo 
expugnabatur Castelelum, quod Galli tunc occupabant, sicuti constai ex instru- 
mento secum contracto manu Iacobi de Bracellis Cancellava etc. etc. (Decre- 
torum, Voi. 95, 1466-68). 

(3) gg MCCCCLXVII die III Septembris: Magnif. et III. D. Ducalis in Ia- 
nua Vicegubemator et Magnif. Consilium DD. Antianorum Communis Ianue 
in legitimo numero congregatum : Intelligentes lacobum de Axereto unum ex 
odo Offlcialibus Balie ab urbe abesse : et Gotifredum de Albano loco ipsius 
Iacobi s'ibrogatum aliis negociis esse ormpatum : subrogaverunt loco ipsius 
Bartholomeum de Parma stagnarium (Decretorum, Voi 96, 1466-69). 



400 SCULTURA 

casioni prestavansi al pubblico od a' privati: qual fu 
un Sommariva di nome Paolo antenato del campanaio, 
che a Luca Spinola fondeva due sagri nel 1533, e 
un Francesco d'Asti che fin del 1480 fornivano al- 
cuno in ferro a Battista Grimaldi, e un Francesco 
da Rapallo, che l'anno innanzi allestiva bombarde a 
munir Bonifazio, e un Bernardo Bosio , a' servigi 
delle Compere intorno a metà del secolo. Più lunga 
memoria dovrebbesi a un Paolo di questo casato, che 
a computo d' anni potremmo far prole del detto Ber- 
nardo. Ma prima che noi , e con migliori inchiostri , 
provvide a tal debito il Serra ne' suoi Discorsi con- 
giunti all'Istoria, ove narra che Paolo, tra i fonditori 
più esperti e più noti in Genova, ebbe tal rinomanza, 
-che del 1488, o in quel torno, fu chiesto da Iwan 
Basiliovitch vincitore de' Tartari a Mosca, pel gitto di 
più cannoni, e d'un sagro, tra gli altri, di tal gros- 
sezza, che fu tenuto per maraviglia, e chiamato nel 
volgo il Tsar-Puska, o Ylmperator de' cannoni. (1) Sì 



(1) V. Storia dell'antica Liguria e di Genova — Discorso 4, Voi. 4, pag. 
244, edizione eli Capolago, 1835 — Un volarne stampato in Roma, non 
ha molti anni, da Ignazio Ciampi col titolo di Demetrio e l'Agrippina del 
Nord, fa cenno del nostro Bosio fra i molti egregi che illustrarono il nome 
italiano nelle opere della nuova cittadella del Kremlino. « Ognua sa (così 
leggo in quel dotto Racconto) che Aristotele Fioravanti Bolognese vi mi- 
« gliorò (intende a Mosca) il conio delle monete, e vi fabbricò la chiesa 
« dell'Assunzione, dimentico delle patrie eleganze e ispirato ai monu- 
« menti del Basso Impero; cLn Pietro d'Antonio Solaro vi fece due for- 
« tezze, come testimoniava ancora al tempo del Possevino un'iscrizione 



CAPITOLO VJII, 401 

fatti progressi nell'arte fusoria sul declinare di que'sto 
secolo, assegnano a Genova un certo primato, che to- 
glie conferma dal volgersi che fece alla nostra Re- 
pubblica Alfonso d'Aragona re di Napoli, in fiera con- 
tesa con Carlo di Francia, per buoni maestri di gitto, 
al bisogno di due passavolanti, con che disegnava di- 
fendere il proprio dominio ed offendere il campo ni- 
mico. Di che troviam fede, con data del 30 luglio 
1495, tra le lettere del cancelliere Stefano Bracelli ; 
con questo di più, che i fratelli Adorni, Agostino e 
Giovanni, il Governatore e '1 Capitano delle armi, gli 
furono graziosi di due provatissimi artefici: e chi giu- 
rerebbe che il Bosio non fosse di questi ? 

Non dolga al discreto lettore eh' io chiami anche 
in parte di queste lodi la industre ed altera Savona, 
assuefatta oramai per le nostre carte a partire colla 
Metropoli il vanto e 1' onore delle arti. I Cabutti t 
progenie di quella terra, maestri valenti ed accetti al 
Comune, han già grido e officine operose all'età ch'io 
discorro, e gli Archivj mi danno un Abramo, che nel 
1485 teneasi a bottega lunghesso il muro onde s'esce al 
mare. (1) Precedon notizie d'un Giacomo, stando alla 



« sopra la porta della Rocca; che il Bosio (perchè non ne dire, la patria?) 
« vi fuse il Re dei cannoni; che l'Alevisio col figlio vi lavorarono, che 
« nella torre del Cremelino è manifesto lo stile dell'architettura Lom- 
« barda. » 

(1) g< MCCCCLXXXV die XV Octobris: Mag. Abramus Cabutus ferra- 
r ws evi locata fuil apotheca una Commtmis Saone sita ad maritimam apud 
Vol. VI. — Scultura. 51 



402 SCULTURA 

fede del Santi, che attinse all' Abati , di fede degnis- 
simo , avendo a sua volta cercato ne' patrj archivj. 
Ond'è certo che questo Giacomo, il 7 gennaio del 1478, 
negli atti del Not. Corsaro obbligò suoi lavori al Co- 
mune per sedici bocche da fuoco, e per due bombar- 
de da lanciar pietre a distanza d' un miglio , e pel 
doppio altre due. Crederei discendenza o d' Abramo o 
di Giacomo un Sebastiano , che in sui primordj dei 
Cinquecento avanzava, non che continuasse, tal ma- 
gistero di fuor dalla porta di piazza d'Erbe, (1) e un 
Bernardo, che gli si accoppia molti anni dopo in fac- 
cende di più rilievo. Le carte di quella Comunità mi 
confortano a dar notizia d'un altro cognome, cioè de' 
Fioriti, il più vecchio de' quali, Bartolommeo , nel- 
l'età predetta esce innanzi con egual titolo a varj ser- 
vizj del pubblico. E buon testimonio al costoro valore 
è l'Abati stesso , cronista contemporaneo , che per far 
nota.de' fonditori, presceglie come ottimi i due Ca- 
butti , 6 un Fiorito per nome Domenico , successore 
(cred'io) del Bartolommeo. Tantoché per costoro, o per 
loro esempio , o per loro scuola , potè Savona aver 



menia prò annis nove-m inceptis die primo Iulii anni de MCCCCLXXXIV 
ad rationeim, librarum decem odo singulo anno et prò quo intercessa Antonius 
Bonvicinus: L. X, 14. (Archiv. Comun. di Savona). 

(1) £g MDII die X Novembris: Bastianus Cabutus ferrarius conductor 
unius apotece Communis Saone existentis extra menia portarum platee Her- 
barum apud ipsos muros: debet ipsi Communi... L. CCXXXXIV, VI. (Archiv. 
di Savona — Contabilità 1502.) 



CAPITOLO Vili. 403 

pronte a ciascun bisogno le proprie difese; poiché non 
più tardi del 1528 fu in piedi una fonderia ben for- 
nita e capace vicino al castello che dicean lo Spero- 
ne : (1) là dove a bei gitti di bronzo (prosegue l'Abati) 



(1) Il Castello dello Sperone fu eretto da' fondamenti in Savona del 1227 
nel luogo più alto e più forte della terra, d'ordine del Comune di Genova, 
per contenere que' cittadini , che insieme agli Albinganesi e a più altri 
paesi della Riviera , e a conforti de' march, del Carretto e del Duca 
di Savoia eran fatti ribelli alla nostra Repubblica. Poiché i Savonesi si 
resero a discrezione, agramente battuti dal Podestà di Genova Lazzaro de' 
Ghirardini da Lucca, uomo prode e deliberato in faccende di guerra, fu- 
rono anche colmate le fosse che cingevano quella città, atterrate le porte, 
e distrutto il Molo che dava ricetto alle navi. (V. gli Annali di Mom-ign. 
Giustiniani sotto il predetto anno) —Del 1444, durando la guerra tra Ge- 
nova e Alfonso re d'Aragona, e convenendo far nerbo d'armati , toglien- 
done a que' presidj che meno importassero all' uopo presente , dal Doge 
Raffaello Adorno e dal Consiglio degli Anziani , con decreto del 21 Feb- 
braio, fu fatta commissione nell'Ufficio di Moneta di radere al suolo il Ca- 
stello dello Sperone , siccome quello che scarso d' utilità , cagionava non 
lieve dispendio a guardarlo. Intervennero a tale giudizio i ventiquattro 
cittadini ordinati sulle faccende della guerra aragonese, e parecchi ufficiali 
di Momta e di Provvisione, fino al numero di quaranta: trovandosi scritto 
tra le Regole del Comune che senza il consiglio di tanta assemblea non 
potessero i Governanti ordinare la distruzione d' alcun fortilizio o difesa 
pubblica. Co->ì nel decreto ch'io riferisco letteralmente. — MCCCCXLIIlt 
die XXI Februarii — Illustr. et Excels. D. Raphael Adurnus Dei grada la- 
nuens. Dux et Magnif. Consiliurn DD. Antianorum Communis Ianue inlégiii- 
mo numero congregatum: Scientes in volitatine Regularum Communis Ianue esse 
Regulam unam que jubeat in demolitione arcium et fortiliciorum Communis Ia- 
nue convocari Consiliurn quadraginta civium sin e quibus non liceat ulla forti- 
licia everti: ludicantes arcem Speroni civitatis Saone parum admodum utilem 
esse et tamen gravi sumptu custodiri: Vocatis plerisque officialibus Provisionis 
et officialibus Monete et preter eos vocato officio civium viginti quatuor materie 



404 scult rjRA 

faceansi cannoni d' intero o di mezzo fusto , e altresì 
basilischi da tirar lungi, e falconetti da spacciar fossi, 
e altre simili artiglierie, quante gli usi di guerra po- 
tean domandarne. 

Se non che (perch'io torni alle cose di Genova) o 
fossero i tempi calamitosi per tutta Italia , o il biso- 
gno de' principi involti in atroci guerre, o il miglior 
guadagno ch'aveano i maestri a recarsi altrove , fatto 
è che la nostra città, sì disposta a fornirne altrui, pe- 
nuriava do ultimo , e andava spiando occasione per 
provvedere con più saldezza alle proprie necessità. E 
come tosto le si profferse, il Governo fu presto ad ac- 
coglierla, e per sé stesso liberamente v'aggiunse pro- 
messe cortesi. Incomincia con un Gregorio la serie 
di più Gioardi (casato nostro) i quali riempion di sé 
tutto un secolo ; e non però s' incomincia con esso il 
cognome nelle scritture. Un Antonio Gioardo sopra- 
stante alla Zecca, del 1412 , essendo capitano in Ge- 
nova Teodoro Paleologo marchese di Monferrato, n'an- 
dò castellano a Capriata ridotta a obedienza della Re- 
pubblica; ed un altro Antonio del fu Luchino gli fu 
surrogato nel detto ufficio di monetiere. (I) Altri ed 



aragonensi prepositorum ut sic ea Regula seroarelur : Sanxeruat omues simul 
nullo discrepante et decreverunt arcem ipsam Speroni prorsus et omnino ever- 
tendam esse ejusque demolitionent delegaverunt Spectabili Officio Monete Com- 
munis. 

(lì MCCCCXU die Villi Maij: lllnstris Dominus Marchio Montis ferrati 
Ianue Capitaneus etc. Considerato quod Antonius Ioardus Castellanus noviter 



CAPITOLO Vili. 405 

altri si leggon chiamati ad oneste cariche; onde a noi 
si presenta cotesto Gregorio siccome un artefice in- 
dustre in famiglia già chiara d'antiche benemerenze. 
Or costui meditava di por sue fornaci in Genova , e 
credo che in tanto difetto ch'aveane la patria , se ne 
accendesse in maggior desiderio ; ma più era ne' cit- 
tadini e ne' reggitori il sospetto che alcun potentato 
o in Italia o fuori il tirasse a tutt' altre contrade con 
larghi stipendj: e frattanto le nostre navi, a sol muo- 
vere fuori de! porto, doveano impaurire alla vista de' 
legni altrui, già forniti da tempo d'artiglierie validis- 
sime e ben costrutte a mestiero d'offendere. Il che non 
suppongo , ma leggo espresso in un decreto del 26 
aprile 1498 , ove il Luogotenente Agostino Adorno e 
gli Anziani si mostran solleciti a trovar modo onde il 
nostro Gregorio s'accontentasse di rimanere : al qual 
fine era buon argomento l'accomodarlo di sito oppor- 
tuno a piantarci un'acconcia officina, senz'altro dovere 
o di fìtto o di pagamento. E siccome i parlari citta- 
dineschi, e '1 consiglio de' più interessati , precorrono 
sempre, e preparano alcuna volta le pubbliche deli- 
berazioni, così i più zelanti ed accorti, e in ispecie i 
padroni di nave , additavano un tratto di suolo che 



electus Capriate mutuavit Commini certam quantilatem pecunie prò muniendo 
Castrum ipsius: deliberanti quod ad superstantiam Ceche foco ejus possit sur- 
rogare Autoniwm Ioardum q. Luchini prò tempore quo ai officium superstan- 
tie ipsius futi electus. ^Manuale decretami» — 1411-12) 



406 SCULTURA . 

presso alla Loggia de' Greci, vicin del Molo, (1) di- 
serto e negletto, parea che attendesse di darsi a qual- 
che utile impresa : oltreché la contrada disgiunta dal 
folto degli abitanti , e impostata al mare , ed avvezza 
da lunga mano al frastuono di tali officine, parea so- 
vra tutte opportuna a quell'uso, Però i magistrati non 
istettero troppo in sul consigliarsi; ma come interpreti 
del voto comune , commisero ai Padri , che ad ogni 
patto il valente giovane avesse suo prò' del restarsene 
in patria: vedessero il luogo, pensassero il come fon- 
darvi la fabbrica , e il come vietarne la vendita a 
lungo termine ; e ad ogni modo togliesser la cosa in 



(1) Questa Loggia con Torre annessa ebbe origine l'anno del 1346, a 
comuDi spese degli abitanti delia Conestagia di S. Marco, ai quali ne fu 
donata l'area dall'Uffizio dei Protettori delle Compere del Comune. Così 
dichiarava in antico una scritta murata sopra la finestra della Loggia, la 
quale io trascrivo appuntino da un codice in pergamena con giunta di 
fogli cartacei, a me comunicato per gentilezza del cav. Belgrano — >J« 
MCCC'XXXXVI: OJficium Proctetorum (sic) Comperarum Capituli Communis 
fanne donavit perpetuo hominibus Conestagie Sancti Marci de Modulo istud 
terraticum liberum db omni censu prò una Logia fienda unde homines predicti 
suis propriis expcnsis istam Logiam perpetuarli sibi communem Jecerunt fir- 
mari et fieri ad honorem Dei et augwmenti ipsorum populi jelicitalem — In- 
nanzi a metà del secolo XVI la Torre parea minacciare rovina: onde 
uscì decreto di ristorarla, così concepito: 1535, XIV Maij: lllustr. Domi- 
natio una cum Magni/. DD. Procuratoribus etc: Dignis mola rationibus de- 
creverunt sub calculorum judicio instaurare seu reliei et fortìUcari debere Lo- 
giam quae appellata est Graecorum in Modulo quae minatur ruinam: nihil 
obstante etc. Di tale appellativo non trovo ragione né in libri né in do- 
cumenti. 



CAPITOLO Vili. 407 

lor proprio arbitrio, senz'altra cura di consultarsi o di 
riferire. (1) 

Non volse un anno, che già dalla fonderia di Gre- 
gorio al Molo venian tanti bronzi da rifornire il ca- 
ste! di Sarzana e di Sarzanello. E così, per poco men 



(1) MCCCCLIXXXVI1I die XX ri Aprilis — lllustris et Excelsus Don. 
Augustìnus Adurnus Ducalis Ianuens Gubernator et Locumlenens et Magni/. 
Consilium DD. Antianorum Communis lamie in legitimo numero congregatimi 
— Cum expositum fitisset paucos aut fere nullos in hac urbe inveniri qui 
conflandis construendisque bombardis et simìlibus bellicis instrumentis apti 
sint unde navibus precipue nostris magna pericula oriunlur quoniam multe 
externorum naves hujusmodi arteliariis adeo instructe navigant ut maynum 
metum in/erre pissint etiam maioribus navibus: que talibus instrumentis recte 
preparari non possunt deficiente us in hac urbe magistris ad tales machinas et 
talia opera idoneis: Nunc autem, ìiic esse Gregoriuru Ioardum. genuensem qui 
ad similia aptissimus esse credilur qui quoniam ab aliquo principe vocari et 
magno stipendio conduci posset utile esse ut is juvenis aliqua munificentia re- 
tineatur: et cum prope Logiam que Grecorum dicitur situs sit ad nullum usum 
accommodatus, ideo utile videri ut idem sittis dicto Gregorio concedatur in quo 
edificare ojicinam et apothecam possil ad hujusmodi opera convenientem, et ob 
id aliquol esse navium patro>tos qui ita fieri laudent et a Dominationibus Suis 
concedi rogent: Re examinata intelligentes hanc pelitionem publicam esse et pu- 
blicam utilitatem concernere : Commiserunt et virtute presentis rescripti com- 
mittunt Spect. DD. Patribus Communis ut ipsum Gregorium vel agentes prò 
eo audient et auditis audiendis visisque videndis et adhibito secum uno ex Sin- 
dicis Communis situm et locum qui petilur oculis inspiciant et ipsi Gregorio 
concedant si eis videbitur et tantum quantum eis videbitur: Commemorantes ta- 
men eisdem DD. Patribus Communis ut ipsum Gregoriani ex cioitate et pa- 
tria sua non recedere stringant vel eum situm et ediUcium in eo construendum 
per aliquod longum tempus vendi non posse declarent: hec tamen ad commemo- 
rationem non ad necessitatem dieta esse intelligantur quoniam arbitrio ipsorum 
DD. Patrum Communis hec causa remittitur ut provideant et faciant prout 
eis videbitur. (Archiv. della Repubblica — Decretorumì. 



408 SCULTURA 

di veni' anni , ci chiama negli atti pubblici il nome 
di questo Gioardo , pel quale la nostra città s* ebbe 
prima un sicuro spediente alle proprie difese; benché 
per costui memoria mi basta il citare alcun fatto o 
più accosto all' istoria de' tempi , o più acconcio alla 
lode di lui. Quanta fede mettesse il Governo ne 1 suoi 
servigi, si mostri da un brano di lettera a lui spedita 
nel marzo del 1507, in quel mentre che Genova tutta 
si scommoveva tra i pazzi furori delle Cappotte e le 
bieche minacce delle armi francesi. (I) Un basilisco 
(o cannone di grossa portata) che fece Gregorio nel 
1510 a* Maonesi di Scio, fu richiesto a prestanza dal 
Eegio Capitano del Mare per Francia, obbligandosi gli 
Ufficiali di Balia che sarebbe reso, o sborsate per esso 
2674 lire , valore del gitto. Ed altre armi di minor 
conto tempravansi pure nelle sue stanze a' bisogni 
della milizia , per quel che apparisce dai conti della 
Signoria. (2) 



(1) 1507 undici Marzo — Consilium Antianorum : Egregio viro Gregorio 
Ioardo concivi nobis amantissimo. — Egregie concivis noster amantissime. — 
« Noi habbiaui deliberato scrivervi la presente lettera et farvi grandissi- 
« ma instantia che quanto più presto podete accelerate di finire la arte- 
« laria quale havete a fare: perchè noi se trovemo solicitati da lo Castel- 

« lan de Oastelleto et è necessario che voi vi dimostrate bon genuese 

« et fate officio bono e presto da vero genuese etc. » Manuale Littera- 

rum — Archiv. Govern. 1507-08). 

(2j MD die XII Martii : Pro Gregorio Ioardo prò predo archibuxiorum 
Irium metalli consignalorum in Palacio libras decem et novem et solidos lotidem, 
site l. XVII 11 s. XV II II. 



CAPITOLO Vili. 409 

Venne a morte il degno uomo nel 1518, lasciando 
un sol figlio , Vincenzo , a succeder nell' arte e nel 
censo domestico. Fra i tre esecutori del testamento è 
un Pantaleo Merello , progenitore di bombardieri e 
di fonditori, non altrimenti che fosse Gregorio , ben- 
ché con minore fortuna e più corta posterità. Peroc- 
ché di costui non accade il parlare distesamente, dirò 
a questo luogo che fin dal 1508 mei trovo in sugli 
occhi occupato a formare un cannone e due falconetti 
per Luca Spinola signore di Pieve del Teco ; e tra- 
scrivo le condizioni , acciocché per un atto almeno si 
veggano i prezzi e le usanze di tal lavorìo. (1) Ma 



(1) ►£< In nomine Domìni Amen: Magnif. Dom. Lucas Spintila dominus Pie- 
bis Teici Eques Regius parie una et Pantaleo Merellus bombarderius filius 
Andree presentis et consentientis et ad cautelam auctoritatem suam prestantis 
dicto Pantaleoni omnibus et singulis in presenti instrumento contenlis parte 
altera: Sponte pervenerunt ad infrascriptam compositionem promissionem et o- 
bligationem et alia de quibus infra : Videlicet quod dictus Pantaleo ex causa 
premisse compositionis et aliorum de quibus supra et infra promissit et prò- 
mittil prefato Magnif. D. Luce presenti et acceptanti ac stipulanti et reci- 
pienti jacere fabricare et construere pecia tria arlegeriarum bronzii videlicet 
canonum unum bronzii ponderis cantariorum decem et odo in rigore boni bron- 
zii et probati optimi et condecentis risico et periculo dicti Pantaleonis et qui 
emittat lapidem pender is librarum quadraginla in circa et reliqua duo pecia 
dieta fai cones ponderis cantariorum quinque in circa singulum eorum infra et 
per totum mensem Aprilis proxime venturum ad rationem librarum viginti u- 
nius cum dimidia singulo canlario et eos tres tradere et consigliare dirto Ma- 
gnif. D. Luce infra et per totum dictum mensem Aprilis proximum ut supra : 
infra solutionem prelii quorum trium peciorum videlicet canoni et farconorum 
dictus Magnif. D. Lucas dedit et tradidit et seu solvit dicto Pantaleoni libras 
cenlum septuaginta tres januinorum in predo et valore cantariorum undecim et 
Vol. VI. — Scultura. 52 



410 SCULTURA 

quanto a Vincenzo "Gioardo , non prima fu spento il 
padre, che mossesi un consanguineo a contendergli il 
dritto non che 1' esercizio della officina costrutta al 
Molo e già stante da quattro lustri : vo' dire un Am- 
beogio suo zio paterno , da tempo stanziato in Roma. 
Io vel trovo , mercè le felici ricerche del Bertolotti , 
fin del 1500 a fornir di moschetti il presidio in Castel 



librarmi viginti sex in circa bronzii per ipsum Pantaleonem habiti et recepii 
a prefato Magni/. D. Luca necnon libras nonaginta septem januinorum monete 
currentis in peccunia numerata in summa sunt libre ducente septuaginta ja- 
nuinorum infra solutionem ut supra: Et ex adverso prefatus Magnif. D. Lucas 
causa et occasione premìsse compositionis prediclorum trium peciorum bronzii 
videlicet canoni et farconorum duorum e! aliorum de quibus supra et infra 
promissit et promittit dare et solvere dicto Pantaleoni presenti et stipulanti 
prò se et suis heredibus precium dictorum trium peciorum bronzii ad rationem 
dictarum Ubrarum viginti unius cum dimidia januinorum monete currentis sin- 
gulo cantano et eoe acceptare quum primum facti et constructi erunt dicti tres 
videlicet canonus et farconi duo bronzii et infra solutionem predi eorum die- 
tus Magnif. D. Lucas dedit et solvit dicto Pantaleoni diclas libras nonaginta 
septem januinorum in presenzia mei Notarci et testium infrascriptorum in tot 
scutis auri de Sole ad complementum dictarum Ubrarum ducentarum septua- 
ginta januinorum computatis dictis cantariis undecim et libris viginti sex bron- 
zii habitis et receptis per eum a prefato Magnif. D. Luca et proul ipse Pan- 
taleo fatetur : Renunciantes etc. Et prò dicto Pantaleone et ejus precibus et 
mandato prò predictis omnibus et singulis attendendis intercessa et fidejuss it 
dictus Andreas Merellus pater dicti Pantaleonis qui de predictis etc. fnsuper 
prefatus D. Lucas promissit et promittit dicto Pantaleoni presenti et stipulanti 
ipsum Pantaleonem et ejus bona relevare et conservare sine damno ab Illustr. 
D. Gubernatore et agentibus prò Sacra Regia Majestate Francorum respectu 
fabricationis et constructionis dictorum trium, peciorum artegeriarum videlicet 
canoni unius et farconorum duorum faciendorum per eos (sic) prefato Magnif. 
D. Luce etiamque et ab omni molestia lite et questione eidem inferenda et que 



CAPITOLO Vili. 411 

Sant'Angelo; (1) e quando il Borbone (tanti anni ap- 
presso) portò quel nefando saccheggio che tutti sanno 
alla eterna città , provvedeva alle polveri ed agli ar- 
nesi per contrastare a sì fiero nemico. E altra volta 
vel troveremo ; ma stando alle note che sparsamente 
ne accennano, aveva costui l'un de 1 piedi in Genova 
e l'altro in Roma, sollecito sempre, e non sempre mo- 
desto, a tentar la fortuna. Ho per certo eh' egli era 
con noi del 1506 , messo a capo di venticinque ope- 
rieri a governo d'artiglierie, quando a senno di plebe 
si diede mano alla sventurata impresa di Monaco. (2) 
E la sua venuta non gli fa onore, s'è ombra di verità 
nelle suppliche indirizzate alla Signoria dagli esecu- 



in futurum inferri possit causa et occasione dictorum trium peciorum artege- 
riarum necnon et eidem Pantaleoni presenti et stipulanti ut supra dare et sol- 
vere ete. — Actum Ianue in contrada nobilium de Spinulis videlìcet in scrip- 
torio domus prefati Majnif. D. Luce: Anno Domin. Nativ. MD octavo Indic- 
tione decima secundum Ianue cursum die lovis decima sexta Marcii in Vespe- 
ris : presentibns Lazaro de Costa q. Ichannis et Vincentio de M aiolo seaterio 
Bartholomei civibus Ianue teslibus ad premissa vocatis et royatis. ( Atti del 
Not. Antonio Pastorino — Fogliaz. 27, 1508). 

(1) Nei Registri di spese Papaline: Solvi faciatis Mag. Ambrosio Ianuensi 
ducala 330 de carlinis X prò ducato prò pretio XV moschettorum artiliariarum 
S. Angeli de Urbe ponderis e. 3, 464, quos etc. — Datwm Rome 8 Febr. 1500. 
(Nell'opera già citata del Bertolotti]. 

(2) g<< MD VI die XX Villi Novembris: De mandato Spectator. D. Baptiste 
de Cavo et Sociorum prepositorum rebus Monaci Communis Ianue : Vos edam 
Lodisi de Burney solvile Mag. Ambrosio Ioardo bombarderà prò bombarderiis 
vigintiquinque ad ducatos sex prò singulo in mense videlicet prò mense uno et 
dimidio ducatos ducentos viginti quinque ad rationem librarum trium singulo , 
site l. DCLXXV. ('Diversorum Reip. - Fogliaz. 1506-1523;. 



412 SCULTURA 

tori sumnientovati al cessar di Gregorio ; affinchè al 
pupillo Vincenzo, già sopra degli anni diciotto, si con- 
cedesse di dir sue ragioni dinanzi a' giudici , contra 
i soprusi dell' avido zio. Quivi è scritto fra le altre 
querele, che Ambrogio, venuto di Roma (siccome ve- 
demmo) nel 1506, nottetempo avea poi trafugate quan- 
t'erano artiglierie nelle stanze del Molo, e ripresa con 
esse la strada di Roina: tornando del tutto in vano e 
i richiami che tosto n'avea mosso Gregorio, e le giu- 
ste condanne de' magistrati. (1) Così portavano i tempi 



(I) III. et Excelse Domine Regie Genuensium Gubernator et Magni f. Con- 
silium DD. Antianorum Exc. Communis lame: Defunctus est proximis diebus 
Gregoi ius Ioardus servitor devotissimus DD. VV. relieto Vincenti© ejus unico 
filio legitimo et naturali et herede universali institulo in. testamento in quo 
constttuit fideicommissarios et executores Franciscum Rubeum Simonem Bionum 
Notar ium et Pantaleonem Merdlum et prout melius testamento continelur : 
Verum quia Ambrosius Ioardus frater dicti q. Gregorii indebite pretendens 
se juisse spoliatum fundaria et domo sita in Modulo prope Logietam Grecorum 
ita appellatam per dictum Gregorium qui principaliter ad benefteium Reipu- 
blice ad construendam arteliariam melali (sic) oblinuit a precessoribus DD. VV. 
seu a Spect. Officio DD. PP. Communis lanue delegalo ab hoc excelso Senatu 
ipsi Gregorio concedi in enfiteosim sittum (sic) seu solum in quo constructa est 
dieta fundaria cum domo per dictum Gregorium et seu ejus impensa et qui in- 
struxit dictam fuadariam omnibus instrumentis necessariis debitis et opportu- 
nis et in Ma continue exercuit dictam artem usque ad ejus obitum postea* per- 
severami et perseverai in Ma et in dicto exercitio dictus Vincentius ejus fi- 
lius et quam quidem fundariam dictus Ambroxius tempore nocturno anno de 
MDVll spoliavit omnibus arteliariis et Mas evportavit Romam [ mancano al- 
cune parole) dicto Gregorio qui eum condempnari fecerat propter dictum spo- 
lium numquam rediit: nunc autem cognita morte dicti Gregorii reoersus est 
in patriam, sperans confavoribus 'sic) posse opprimere et suffocare dictum Vin- 
centium ejus nepotem in jure suo vendicare ad sui favorem contra predictum 



CAPITOLO Vili. 413 

torbidi ; ed io non trovo che il giovinetto durasse in 
possesso della officina: anzi a spazio lunghissimo d'an- 
ni v'ha piede e invidiabil fortuna e frequenza d' opere 
quel Luchino citato altresì nelle suppliche , e a cui 
favore (credendo al lor testo) mischiavasi 'Ambrogio in 
sì fatte brighe. 

E però con Luchino Gioardo ci converrà tener 



Vincentium [uchino ejus fratre et Seraphino ejus nepote ex alio fratre om- 
nibus conspirantibus ad privandum dictum Vincentium dieta fundaria: Et ideo 
vacati ad prebendum consensum dictus Luchinus et Seraphinus dicto Vincen- 
tio. volenti consegui veniam ut possit legitime palemam hereditalem adire et seu 
defendere adversus dictos quoniam tamen conspirant et presertim et principa- 
liter dicium. Ambroxium (sic) temptantem curatorem dari bonis et hereditati 
tamquam jacenti dicti q. Gregorii. Et propterea ad obviandum collusioni dicti 
curatoris et ut possit dictus Vincentius per se ipsum se et bona sua lueri et 
ad obviandum dolts et jraudibus quibuscum machinatur: cum sit etatis legitime 
annorum decem et odo et ultra et postea quam possel sine lite id obtinere ad- 
versariis paratis ad opponendum et litigandum: supplicai humililer DD. VV. 
que semper debent et consueverunt in hujusmodi causis se intromiltere dictus 
Vincentius devotissimus servitor lllarum quatenus DD. VV. digneatur ad cau- 
tellam et de plenitudine potestatis concedere veniam etatis ipsi Vincentio et 
seu eumdem Vincentium habilitare ad comparendum in judicio active et passi- 
ve, et quod heredum et alia quecumque faciendum per inde ac si esset major 
viginti quinque annis non obstantibus quibuscumque legibus statutis decretis et 
aliis obstantibus quibuscumqw si talia forent de quibus opporteret specialem 
menlionem facere que hic prò expressis et inserlis et de verbo ad verbum ha- 
beantur captis si placuerit informationibus de qualitate ipsius Vincentii ab a- 
Uis suis propinquis quam a prediclis adoersariis vel de alio sibi in predictis 
provideri opportuno remedio per DD. VV. Quibus se humililer et devote co- 
mendat (sic) et quas Deus Optimus perpetuo Jelicitet. (Archiv. della Repubbli- 
ca. — Diversorum, Fogliaz. 1518-19;. 



414 SCULTURA 

dietro all'ordine de' maestri ed ai casi dell' arte loro; 
ma piacerai prima il dar occhio a' Gioardi in Roma, 
e spedirmi di lor notizie : non senza mia maraviglia 
a scontrarmi ch'io faccio in Vincenzo stesso, o sia che 
egli tentasse la sorte ove il suo consanguineo 1' avea 
tanto amica , o acconciatosi forse con esso de' proprj 
diritti, venisse a divider la sua fortuna e a prestarglisi 
quasi per successore. Di che debbo grazie alle note 
del Bertolotti, sebbene (per vizio non so se di stampa 
o di copia) il paterno nome si legga alterato in Gior- 
gio. Del resto, ne' razionali del 1533 (e così poco più 
che trentenne s' hai mente alle cose addietro ) egli è 
già menzionato siccome maestro e fabbricatore d'arti- 
glierie per servizio di S. S. e della Camera Apostolica: 
e un anno non volse intero , che di suo gitto s' ap- 
pese una campana in Castel Sant'Angelo. E ch'ei me- 
ritasse de' suoi signori, vien chiaro da ciò , che cin- 
que anni appresso ebbe grado di capitano fra gli arti- 
glieri, pur mantenendosi in suo mestiero: costume or- 
dinario a que' tempi; laonde ci vien tuttavia sotto gli 
occhi nel 1541 a cagion d'una colubrina spedita alla 
Rocca d'Ostia. Ma qui si fa punto alle sue notizie e , 
sottentrano a reggere 1' onor del casato due figli , un 
de' quali si chiama Gregorio dal nome dell' avo , e 
Battista l'altro ; e per terzo si nomina un Serafino, 
quel desso, che nelle suppliche è detto nipote d' Am- 
brogio per linea d'un terzo fratello. Costoro ci atten- 
dono al 1545, già morto il Vincenzo; ma tutti in as- 



CAPITOLO Vili. 415 

sise di capitani , e con titol di fonditori. (1) Battista. 
e Gregorio venian riscotendo in quell'anno dalla Ca- 
mera Apostolica il rimanente di più che tremila du- 
cati, per bronzi de' quali fu rifornita la Cittadella di 
Perugia, iniziati già da Vincenzo, e per loro condotti 
a buon termine: e come di loro, né anche del Sera- 
fino , apparisce vestigio in Genova, è verosimile che 
rimanessero a quegli stipendj , ed avesser poi sempre 
in Roma onde starsene paghi del lor magistero. 

Richiamo il lettore alle cose nostre, e anzi tutto mi 
scuso, rispetto a Luchino, del riferire di chi nascesse, 
e in qual anno, e per quali eventi occupasse la casa 
e la Loggia e la fonderia presso al Molo. Le carte non 
ne dan cenno, e a gran pena io vel cerco in ottobre 
del 1531 e in aprile del 32, e '1 discopro per pratiche 
altrui ; però che in vicinanza della officina spaziava 
uno scalo al bisogno del costrur navi mediante un in- 
dulto de' Padri, e da ciò mi vien prima il suo nome 
così alla ventura. (2) Indi in poi non saremo per is- 



ti) Spectabilibus viris Serafino et Gregorio de Ioardis januensibus Capi- 
taneis et fundiioribus tormentorum seu arhliarie S. D: N. et S. R. C. — Nu- 
merari faciatis M. Gregorio Iouardo captiamo et funditori ete. ducat. 922 
prò residuo ducat. 3.240 occasione fabrejacture diversorum petiorum artellarie 
tam per quondam maq. Vincentium ejus patrem quam postmodum per ipsum... 
et Baptistam ejus fratrem ad usurn arcis Perusie. — (Ne' citati volumi del 
Bertolotti). 

(2! 1531 die XIX Oclobris — « Si proibisse a ciascheduno che in lo 
« advenire non puossi né li sia lecito discarricare o mettere saorra alchuna 



416 SCULTURA 

inarrirlo. La fonderia, fabbricata a Gregorio, siccome 
abbiam detto, sul fine del secolo addietro , dovea mi- 
nacciare rovina, o mostrarsi in cattivo arnese; il per- 
chè i Procuratori della Repubblica quindi a non molto 
diedero ordine a ricostrurla imponendo a Luchino un 
esiguo censo di soldi dieci per ciascun anno. (1) Da 
tal provvisione , e dalle altre recate in calce è palese 
il favore del pubblico ad un opificio, nel quale parean 
confidarsi le patrie difese; anzi è da credere che in quel 
nuovo ricetto tante opere si maturassero , quante ac- 



« in detto Sotto Molo uè etiandio apresso a la fonderia di Lichino (sic) 
« loardo senza licentia in scriptis di esso Spectato Officio sotto dutta pena 
« (ducati 10) la quale irremissibilmente da ciascuno contrafaciente se ri- 
« scoterà et intervenendoli accusatore li sarà dacto la sua parte et sarà 
« tenuto secreto » — Bandito dal Cintraco — (Liber Regularum Spectab. 
Officii DD. PP. Cornmunis — in pergamena ). 

15:<2, 23 Aprilis in Vesperis ad Canterani: Magni/. Offlcium absente D. 
Vincendo Santi dedit licentiam Benedicto de Potestate quod possit fabrichari 
facete in settario apud jondariam Luchini Ioardi vasum unum de salmis 800 
intra ntenses quatuor incirca perjtciendum et intra quos sii et seu esse debeat 
factum et quod teuealur illnd facere ad unum ex lateribus dicti scharii ila 
quod in alio latere possint poni temones et alia lignamina navium. ( Archiv. 
Civico, Notulario 1532;. 

(1) 1536 die 4 Augusti — Luehinus Ioardus prò annuo censu seu terra- 
neo terratiae seu Logietae sitae juxta domum 'cum fundaria juxta Modulum 
nuper reaediflcata per Magnif. DD. Procuratores Excelsae Reipublicae Oenu- 
ensium prò quo censu tenetur solvere annualim Camerae Spect. Officii DD. PP. 
Cornmunis lanuae solidos decem, ut contineri dicitur in instrumento manu 
Hieronymi Centurioni Notarli relatione ipsius Hieronymi, videlket prò primo 
anno incapto prima [antiarti 1535 et finito prima lanuarii 1536 prò introitu 
pensionum : s. 10. (Archiv. Civico — Pratiche pubbliche — Fogliaz. 1439- 
1598J. 



CAPITOLO Vili. 417 

cadeva al Comune di provvederne o d' adoperarne ; e 
n'abbiamo indizj ne' libri delle ragioni. La grossa cam- 
pana di Palazzo avea rotto in più parti : ed è quella 
per certo di cui fa memoria il Partenopeo , sostituita 
all'antica allorché la Torre fu alzata a buon tratto di 
laterizio. Ora il bronzo fu dato a Luchino nel 1542 , 
che mescendovi rame secondo il bisogno, vedesse di 
trarne ben quattro sagri, che uscirono in peso di pres- 
so a cinquanta cantari. (I) Con più di fretta (io mi 
penso) allestì i cannoni, che tratti con molta pena al 
Castel di Montobbio , stremarono al tutto l'ardire de' 
Fieschi ribelli ; e sì che parecchi n' andarono rotti o 
sfiancati in quel tramestìo, tantoché dopo il fatto, de' 
guasti o sconciati gittò Luchino altri quattro novelli 
ed interi. (2) Egli aveva seco maestri ed ajuti alla 
impresa : e suppongo tra questi un Gioardo che so- 
prarriva, chiamato Alessandro , che a questi giorni , 
anche in nome proprio, fondeva metalli per la Repub- 



(1) ^ 1542 die V Iulii: Artiliarla fabricata ex campana magna Palacii si- 
mili cum adicione ramorum (sic): prò Luchino Ioardo fonditore: prò ejus mer- 
cede et manifactitra de sagris qunttuor fabricatis in pondere cantar. XXXXVIII 
rot. Xlllll.... L. CLXXXIII. [Cartul. Reipubl. 1542). 

(2) Ikesus: MDXXXXVI1II die XVI II lanuarii — Impensa occasione ex- 
pugnationis cum exercitu Castri Montobii etc. — Die I Februarii : prò Lu- 
chino Ioardo et sociis magistris tortnentorum seu artiliariarum prò pretto de 
canonis quattuor fabricatorum (sic 1 ex aliis peciis ruptis in dieta expugnatione 
in pondere cantar. COVI rot. LX XXI III consignatorum et ponderatorum in 
Palacio ad l. IIll cantano prò magisterio: Pro Angustino Lomelino Porro — 
L. DCCCXXV1I. Cartul. Reipubl. 1549). 

Vol. VI. — Scultura. 53 



418 SCULTURA 

blica. E s'altri Gioardi bisognano ancora a saziarci di 
tal parentela , vien fuori a sua volta un cotale Ago- 
stino , che anch' egli avea casa e accendeva fornaci 
colà di presso; e '1 conosco da ciò, che nel 1553, già 
fornita la bella porta che matte sai Molo, e que' ma- 
schj baluardi che la fiancheggiano, e casa e officina , 
con altre officine e case convenne che andassero a ter- 
ra per la faccenda del nuovo muro. (1) 

Rimase la fonderia di Luchino, che ancora viveva 
intorno al 1560 ; e coni' egli mancò , fu locata a un 
Antonio Serra valle, sebbene operasse nell'arte , e in 
età già provetta, un figliuolo di lui jiominato Dor.no. 
Costui, in nome proprio, ed in parte del padre, e con 
altre fornaci, adempieva a richieste di grande rilievo; 
e nel 1557 ebbe caro di stringersi in società di la- 
vori con due de' Merelli, Battista ed Iacopo , 'figli 
ed eredi di Pantaleo, primo ceppo ad un'altra proge- 
nie di fonditori. S' aggiunse per quarto due anni ap- 
presso un Gregorio Gioardo del fu Vincenzo, abbon- 
dando, e direi soverchiando il lavoro , dacché il Bat- 
tista avea tolto carico verso la R. Camera di Milano 
del rifornire d'artiglierie l'edifizio del nuovo Castello. 
E ne nacque tal confusione, che finalmente s'accorda- 



li) 1553: Extima farla dioersarum domorum exlstentium ad Modulum et que 
rumavi debent propter fabricam meniuin de proximo constrmndam. — Ivi in 
capo di lista: Augustino Ioardus: Domus cum fondarla: L. 3400 — (Da un 
fogliaz. del Senato, con data del 1553". 



CAPITOLO Vili. 419 

ron tra di loro lasciar l'impresa a chi s' offerisse, per 
polizze segrete, a eseguirla per minor prezzo, parten- 
do egualmente quel più che venia dalla Corte secondo 
il contratto: di che può vedersi negli atti di Domeni- 
co Conforto sotto il 31 gennaio del 1559. A biglietti 
scoperti prevalse Dorino; ed io seguo con esso le sorti 
di tal mesti ero, guardando più specialmente al servi- 
zio pubblico. Imperciocché i Procuratori della Repub- 
blica, alzando a comuni spese que' fondachi al Molo, 
miravano a ciò, che di buone armi e di fidi maestri 
non fosse penuria ad alcun bisogno. Mei dice espresso 
una scritta de' Padri, mercè della quale Dorino occu- 
pò per affìtto l'avita officina nel luglio del 1567, a 
lungo termine di nove anni. (1) 

Così dai Gioardi s'inizia, e con lor si confina per 



(1) hi nomine Domini Amen: Magnif. Officium DD. PP. Communis Ianue 
in pieno numero congregatum, quorum nomina sunt: Magni] '. D. Battista Im- 
perialis q. D. Simonis , Franciscus Lercarius q. D. Pelìegri et lo. Petrus de 
Vivaldis q. D. Laurentii etc. Locavit et til ulo et ex caura loealionis dedit et 
concessit ac locat dat et conceda Dorino Ioardo q. Luchini praesenti ctc-fon- 
dariam seu ferrariam ipsius Magnif. Officii sitam in Scario Moli adhaesam 
fondar iae seu ferrariae locatae Thotxiae Bianco et est Ma quae locata erat 
Antonio Serravalle, quam Magnif. DD. Procuratore voluerunt et volunt prò 
usu publico et ea occasione locetur dicto Dorino liberarti etc. Ad habendum etc. 
prò annis novem proxime venturis incipiendis die prima lulii proxime venturi 
Uniendis prima lulii 1576 proxime venturi prò et sub annua pensione et no- 
mine annuae pensionis librarum septuaginta in anno dandarum et solvendarum 
per dicium Dorinum ipso (sic) Magnif. Officio seu personae prò to de quatuor^. 
mensibus in quatuor menses tertiam partem omni exceptione remota. ( Archiv. 
Civico — Fogliaz. Pratiche pubbliche, dal 1439 al 1598). 



420 SCULTURA 

me il magistero del fondere artiglierie , posciachè le 
notizie m'han tratto oggimai sullo scorcio del secolo. 
E s'altri prendesse a distender più in qua il mio la- 
voro, io non so fin dove si condurrebbe con questa 
famiglia di gittatori: dacché la propaggine, ad occhio 
veggente , non che perduri , indi innanzi si radica e 
si moltiplica. Avrebbe assai presto sui passi un Cle- 
mente ed un Giambattista, propinqui ed ajuti a Do- 
rino , e due figli del fu Vincenzo , Gregorio e Ste- 
fano. E di quest' ultimo avrebbe a dire che nel no- 
vembre del 1560 provvide il Comune di Taggia di 
otto piccioli bronzi, chiamati smerigli, eh' è quanto a 
ridir falconetti, e tre anni dopo l'Università di S. Remo 
d'un pezzo maggiore, pesante di trenta cantari. (1) E 
come la nostra Liguria non fosse bastante spazio a 
cotanta schiera, vedrebbe un Vincenzo giuniore a sti- 
pendio in Lucca, dal 1591 al 1613, benemerito di quella 
Comunità per le maschie difese di Garfagnana durante 
la guerra col duca di Modena. Innanzi di lui, dal 79 
all'84, i Lucchesi avean resa già fede al valore de' 
nostri artiglieri, tenendo a servigio un Battista Gan- 
dolfo, del quale non dolga a chi legge che almeno 
io registri il nome. 

(1) I contratti relativi a queste opere posson vedersi, il primo ne' ro- 
giti di Battista Arezerio sotto il 19 novembre 1560, e il secondo di Mat- 
teo Sivori alla data del 5 aprile 1563. 

FINE 



INDICE DELLE MATERIE 
CONTENUTE IN QUESTO VOLUME 



CAP. VII. De' generi affini al magistero de' marmi 
fin qui trattato — E prima della statuaria 
e dell'intaglio in legno — Un Tedesco e 
un Lombardo professano quest'arte in Ge- 
nova sulla metà del secolo XV — D'una 
pala con istorie della Passione, esistente 
a Testana su quel di Liguria, e d'un trit- 
tico , d'analogo soggetto , in Saluzzo — 
Preziosi intagli in Savona ai Disciplinanti 
del Cristo Ri-sorto — Sullo scorcio del se- 
colo fioriscono in tal magistero i Delfini, 
Francesco , Giovanni e Domenico , e più 
tardi un Giacomo, e sui primordj del Cin- 
quecento Benedetto Borzone già noverato 
fra i dipintori — Fatture del maggior Del- 
fino alla Certosa in Polcevera , di Gio- 
vanni ai patrizj Gropalli e Cattanei; e de- 
gli altri per luoghi diversi — Damiano 
Lercaro — Sopravvengono un tal più tardi 
i Garibaldi, famiglia di legoainoli, valenti 
sopra tutto in lavorìo d'altari, secondo le 



422 INDICE 

forme dello stile moderno — Sulle prime 
decadi del secolo XVI le processioni dei 
Disciplinanti preparano spesso occasioni 
a statuarj e legnaiuoli, nonché a doratori 
e coloritori — Giovanni Fiammingo la- 
vora per chiese e per privati; e così un 
nostro, cognominato Maraccio, e un Franr 
cesco Tarabosco pavese — A mezzo il se- 
colo esordiscono in opera di legnaiuoli 
e di scultori due bravi Lucchesi Giuseppe 
e Gaspare di Frediano Forlani — Po- 
chezza del Soprani anche solo ad accen- 
nar di costoro — Rimangono entrambi in 
Genova fino alla morte, operando per uno 
spazio di dieci lustri, Giuseppe più spe- 
cialmente in mobili d'uso domestico o di 
pubblici apparati, e Gaspare in cose di 
chiese ed imagini sacre — Contempora- 
nei, o poco meno, a costoro, si veggono 
tre Castellini, Matteo, Bartolomeo ed Ora- 
zio, tre Sambuceti, Gio. Maria, Leonardo 
e Gerolamo : e i Da Passano , Giberto e 
Marco , e Giuseppe Fracchia maestri li- 
guri, e tutti occupati in lavori consimili 
— Frammisto a costoro ed egregio di 
valore è Filippo Santacroce urbinate, so- 
pranominato il Pippo , che lungamente 
vissuto in Genova , vi cresce una prole 
d'intagliatori — Si tocca da luogo a luogo 
de' varj oggetti ai quali applicavan la 
mano gli artisti fin qui notati — Memo- 
ria d'alcuni Frati de' Zoccolanti, periti di 



INDICE 423 

intaglio — Dell' arte plasticatoria ; suoi 
primi saggi fra noi, e del rapido suo pro- 
pagarsi — Primeggia tra i professori di 
questa Marcello Sparzo da Urbino, occu- 
pato in Genova per anni molti ; ma non 
mancan de' nostri, un Gandolfo, un Pie- 
cardo} un Canevaro, uno Storace; e v'han 
pur de' Lombardi — Dello Sparzo si no- 
tano i fatti precipui e per palazzi e per 
chiese — Si torna alquanto alla industria 
delle maioliche, esercitata fra noi special- 
mente da tre Pesaresi, Francesco , Tom- 
maso e Bartolommeo — Albissola e Sa- 
vona non vengono meno però a quest'arte 
e si prova per begli esempj — Ultima- 
mente della Vetraria — Plinio Veneto , 
con privilegio de' magistrati , ne pone 
cospicua officina tra noi a metà del Cin- 
quecento o poco oltre .... pag. 5 
CAP. Vili. Orefici, Argentieri, Gemmar/' , e Maestri 
di conio, compresi il più spesso nel titolo 
comune di Fàbri — Antichità di queste 
arti in Genova — In qual luog*o, da tempo 
antichissimo, s'accogliessero per loro of- 
ficine — Memorie che ne rimangono, ed 
opere superstiti in questa città ed in Sa- 
vona — I costoro Statuti, poco dissimili 
da quelli delle arti sorelle, s'accrescon di 
alcuni capitoli nel secolo XV — A que- 
st'epoca i gemmarj, Ossian gioiellieri, fan 
traffico di lor lavori con altre terre; Mi- 
lano in ispecie. Lor suppliche a' Signori 



424 INDICE 

per le angherie di quel Duca — Assai 
più che i pittori e gli scultori , i fabri 
tramandano il lor magistero di padre in 
figlio e di secolo in secolo — Quali fa- 
miglie si mostrino prima, e più a lungo, 
e con più fortuna, tra i molti, e innume- 
rabili quasi, di tale artificio — I Goani, 
gli Amandola, i Fatinanli — Loro Cap- 
pella e lor culto a parecchi Santi — Ciò 
nondimeno da vari luoghi del Distretto 
affluiscono a Genova i Fabri e v'esercitan 
l'arte — In si vasta materia, conviene 
ordir le notizie delle opere certe e de' 
loro maestri, da due monumenti raris- 
simi: l'Arca delle Sante ceneri e 1' Urna 
del Corpusdomini — Notizie di Teramo 
Daniele da Porto Maurizio fabbricator 
della prima: sue sorti e famiglia — Se 
debbasi in tutto od in parte attribuirgli 
quest'opera — Ebbe certo a collaboratore 
Simone Caldera d'Andora: del quale si 
nota il valore e s'accennano i casi — 
Giovanni di Valerio fa un Piede d' ar- 
gento alla Croce de' Zaccaria, con figure 
d'angioli: aneddotti che lo riguardano — 
Tre De Ferrari: Guglielmo, Domenico e 
Giuliano: lor'opere , e specialmente del 
Capo di S. Prospero, lavorato pei Camo- 
gliesi; rubato nel 1513 e poscia rifatto 
— Sei Della Croce, cioè Ilario, Filippo.,* 
Goliardo, Vincenzo, Desiderio ed Antonio 
dai primi inizj del Cinquecento si sten- 



INDICE 425 

dono fin presso al tramonto — Agostino 
e Gregorio Piota — A metà del secolo 
han fama ed allogazioni cospicue due 
Milanesi, Francesco de Rocchi e Agostino 
Groppo — Ambidue successivamente son 
chiesti a lavoro per l'Urna del Corpus- 
domini; entrambi, l'un dopo l'altro, men- 
tiscono alle promesse, e fan frode all'o- 
pera — Artefici molti, chiamati a operar 
di cisello o a fornire disegni pel ricco 
avello d' argento, la cui esecuzione va 
quasi penando per mezzo secolo malgrado 
le sollecitudini del pubblico — In questa 
età le fatture più nobili d'argenteria sono 
in mano d'artisti allemanni o fiamminghi, 
soldati la maggior parte a stipendio della 
Repubblica — Gerolamo Stamburger, Tom- 
maso Opluten , Baldassare Martiìies — 
Lavori commessi in Anversa — Unica 
opera, ma di singolare artificio, eseguita 
per Franco Lercaro da un Antonio di 
Castro portoghese — Arrigo Fiammingo 
lavora molte e svariate suppellettili pel 
principe Gio. Andrea Doria; e con lui si 
conchiudon le cose degli Orafi — Alcuni 
cenni sui Maestri di conio — I Zoagli, 
gli Amandola, ed altri, occupati ad inci- 
der sigilli pel nostro Comune e alle Com- 
pere, o impronte per le monete — Del - 
Gitto: penuria di tali artefici in cose fi- 
gurative — Giovanni Bologna, chiamato 
da Luca Grimaldi, s'obbliga delle statue 
Vol. VI. — Scultura. 54 



426 INDICE 

e de' bassorilievi in bronzo -per la Ca- 
pella di questo patrizio alla chiesa de' 
Conventuali — Francesco Fanelli — No- 
tizie d'alcuni fonditori di campane, o di 
arredi per uso di chiesa. — Distinta me- 
moria de' gettatori d'artiglieria: special- 
mente de' Oabotti in Savona, e de' Me- 
relli e de' Gioardi in Genova. Di questi 
si conta una lunga progenie, non meno 
di otto; loro officine , lor privilegi, lor 
opere fatte per vari principi — Il geno- 
vese Paolo Bosio fonde pel Kremlino di 
Mosca il Trapusca, ossia Se de' cannoni, pag. 247 



O40 



NOTIZIE 



DEI 



IN LIGURIA 

DALLE ORIGINI AL SECOLO XVI 

Opera del Cav. Avv. 

FEDERIGO ALIZERI 

DEDICATA . 

A N. M. 

II, RE. D'ITALIA 

Premiata dal Ministero della Pubblica Is tm/.rpn 



VOL. VI. 
SCULTURA 



GENOVA 

TIPOGRAFIA DI LUIGI SAMBOLINO 

MDCCCLXXXII. 



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UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA 




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